Mazda CX-5 2.2L Skyactiv-D: la prova della 150 CV

| Appeal | Perfetta per chi ama l’understatement e la sostanza. |
| Contenuti tecnologici | ADAS a profusione ma anche un motore diesel sotto il cofano poco amato dalla politica. |
| Piacere di guida | Un sapiente mix di divertimento e comfort. Peccato solo per la risposta ai bassi regimi non eccezionale. |
| Stile | Ancora sexy nonostante sia sul mercato da cinque anni. La nuova vernice Zircon Sand, però, le toglie molta personalità. |
La CX-5 è una Mazda “anomala”: la seconda generazione della SUV media giapponese – nata nel 2017 e sottoposta a un restyling nel 2021 – è l’unica auto del marchio di Hiroshima ad essere ancora disponibile con un motore diesel sotto il cofano.
Nella nostra prova su strada abbiamo testato la Mazda CX-5 2.2L Skyactiv-D 150 CV nell’allestimento Newground con l’aggiunta del cambio automatico – convertitore di coppia – a 6 rapporti (optional a 2.000 euro): scopriamo insieme i pregi e i difetti della Sport Utility nipponica a trazione anteriore.
Cosa è cambiato con il restyling
Il lifting dello scorso anno ha portato alla seconda serie della Mazda CX-5 un frontale più possente (calandra e design delle ali maggiormente tridimensionali) impreziosito da gruppi ottici ridisegnati e una nuova tinta Zircon Sand presente sull’esemplare del nostro test. Per quanto riguarda gli interni segnaliamo invece la base di ricarica wireless per lo smartphone, l’eliminazione della differenza di altezza tra il ripiano in due pezzi del vano bagagli e la soglia del portellone (che facilita il carico e lo scarico degli oggetti pesanti) e il selettore di modalità di guida Mi-Drive (solo per le versioni automatiche a benzina).
Ultimi, ma non meno importanti, i miglioramenti apportati alla scocca, alle sospensioni e ai sedili per migliorare il comfort e ridurre l’affaticamento, gli sviluppi alla trasmissione automatica e alla risposta dell’acceleratore e l’introduzione del sistema CTS (supporto alla marcia in colonna) che assiste il conducente con acceleratore, freno e sterzata quando è coinvolto negli ingorghi.

Mazda CX-5 2.2L Skyactiv-D 150 CV: poco personalizzabile
La Mazda CX-5 2.2L Skyactiv-D 150 CV Newground protagonista della nostra prova su strada ha un prezzo un po’ alto (40.100 euro per la variante manuale, 42.100 per quella con cambio automatico) abbinato a una dotazione di serie poco personalizzabile (l’unico optional è la vernice).
Esterni
- Retrovisori esterni Nero Lucido regolabili, riscald. e ripieg. elettricamente e automaticamente
- Cerchi in lega da 19″ con inserti Black
- Fari anteriori e posteriori a LED adattivi + Signature Mazda
- Vetri posteriori scuri
- Griglia anteriore con finiture Green
- Finiture inferiori paraurti e sottoporta Satin Silver
Interni
- Interni in pelle/tessuto scamosciato con finiture e cuciture Yellow/Green
- Sedile guidatore riscaldabile e regolabile elettricamente
- Illuminazione abitacolo con luci a LED
- Sedile posteriore reclinabile e abbattibile 40/20/40
- Volante multifunzione e pomello cambio rivestiti in pelle
- Specchietti di cortesia illuminati
Comfort
- Doppi cristalli laterali anteriori “Silence”
- Luci diurne con funzione Leaving/Coming home
- Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori
- Chiusura centralizzata con telecomando e chiusura automatica in movimento (ADL)
- Mazda Push Button per avviamento/spegnimento motore
- Radio digitale DAB con comandi al volante, presa Aux-in e 4xUSB (2 ant. e 2 post.), 6 altoparlanti
- MZD Connect con display centrale a grafica TFT a colori da 10,25″, Bluetooth
- In car Wifi – Connected Service
- Navigatore satellitare integrato in plancia
- Interfacce Apple CarPlay – Android Auto
- HMI Commander
- Ricarica wireless per smartphone
- Climatizzatore automatico bi-zona con bocchette aria posteriori e sensore umidità
- Cruise Control con limitatore di velocità
- Sensori luce/pioggia
- Retrovisore interno fotocromatico
- Sensori parcheggio anteriori e posteriori
- Smart Key
- Strumentazione con grafica centrale TFT da 7″
- Head Up Display – proiezione informazioni sul parabrezza
- Videocamera posteriore di ausilio al parcheggio
- Monitor 360°
- Sistema antifurto con sensore anti intrusione
Tecnologia & sicurezza
- SKYACTIV Technology
- ABS, EBD, EBA, DSC, TCS, ESS
- G-Vectoring Control Plus (GVC-Plus)
- Freno di stazionamento elettrico con autoinserimento (Auto hold)
- Airbag frontali e laterali (guidatore e passeggero)
- Airbag a tendina anteriori e posteriori
- Sistema di assistenza alla partenza in salita (HHL)
- Sensori pressione pneumatici (TPMS)
- Attacchi Isofix per i sedili posteriori (2)
- Sistema intelligente frenata in città (SCBS) con rilevamento pedoni diurna e notturna (Night Vision)
- Sistema di monitoraggio angoli ciechi (BSM) con sistema di rilevaz. pericolo uscita parcheggio (RCTA)
- Sistema di mantenimento della carreggiata (Lane-keep Assist System)
- Sistema di controllo automatico fari abbaglianti (HBC)
- Sistema intelligente frenata in città anche posteriore (Rear SCBS)
- Sistema riconoscimento segnali stradali (TSR)
- Sistema rilevazione stanchezza guidatore (DAA)
- Kit Riparazione Pneumatici
- 3 anni di garanzia (o 100.000 km)

A chi si rivolge
L’allestimento Newground della Mazda CX-5 2.2L Skyactiv-D protagonista della nostra prova su strada è rivolto a chi ama andare all’avventura: interni resistenti allo sporco, ripiano del vano bagagli reversibile e idrorepellente, tocchi di color argento per la parte inferiore dei paraurti e delle finiture delle porte, specchietti retrovisori neri, accenti verde lime sulla calandra e cerchi in lega da 19″ con intagli neri. Senza dimenticare i rivestimenti scamosciati a trama esagonale con cuciture e bocchette del climatizzatore verde lime.

Alla guida: primo impatto
Nonostante l’età avanzata la Mazda CX-5 è ancora una delle SUV medie più sexy in circolazione: la nuova tinta esterna Zircon Sand e gli inserti interni color lime aiutano a svecchiarla ma al tempo stesso la rendono meno “premium”. L’abitacolo presenta – come la versione pre-lifting – finiture molto curate e presenta alti e bassi alla voce “praticità”: se è vero che chi si accomoda dietro ha molti centimetri a disposizione delle spalle e della testa è altrettanto vero che molte concorrenti sono più generose nella zona delle gambe. Il bagagliaio (550 litri che diventano 1.620 quando si abbattono i sedili posteriori) soddisfa le esigenze di una famiglia ma il vano ha una forma irregolare.
Una volta seduti a bordo si rimane colpiti positivamente dalla posizione di guida altissima e dalla buona visibilità (in manovra comunque si può contare sui sensori di parcheggio anteriori e posteriori, sulla retrocamera e sul monitor 360°) ma bisogna fare i conti anche con dei comandi scomodi (quelli del climatizzatore, posizionati troppo in basso) e – soprattutto – con l’assenza del touchscreen. Le funzioni presenti sul display centrale vanno gestite attraverso una scomoda rotella/joystick.
Si accende il motore e si nota una certa flemma ai bassi regimi, compensata da un eccellente allungo. Nei primi chilometri è impossibile non apprezzare l’ottima insonorizzazione dell’abitacolo e le sospensioni dalla taratura tendente al soffice perfette per chi cerca il comfort.

Alla guida: valutazione finale
In un mondo in cui le SUV medie o sono comode o sono divertenti da guidare la Mazda CX-5 ha saputo trovare un compromesso tra queste due anime riuscendo a garantire un ottimo livello di comfort e una grande agilità nelle curve nonostante il baricentro alto. Un pianale riuscito che meriterebbe uno sterzo più diretto e un impianto frenante con più mordente.
Il motore più pimpante (“0-100” in 9,9 secondi per la variante con cambio manuale, 10,7 per l’automatica protagonista della nostra prova su strada) che elastico ha bisogno di essere “tirato” più del necessario e questo incide negativamente sui consumi di gasolio: guidando in modo normale è molto difficile stare sopra quota 15 km/l.

Cosa dice di te
Cerchi una SUV diesel e non sei soggetto a blocchi del traffico, preferisci la sostanza all’apparenza e vuoi un mezzo spazioso ma non troppo ingombrante (4,58 metri di lunghezza non sono molti in questo segmento) che sia al tempo stesso comodo e piacevole da guidare. Non ti spaventa la cilindrata elevata del motore 2.2 a gasolio.
Scheda tecnica
| Motore | turbodiesel, 4 cilindri in linea, 2.191 cc |
| Potenza | 110 kW (150 CV) a 4.500 giri |
| Coppia | 380 Nm a 1.800 giri |
| Emissioni CO2 | 160 g/km |
| Velocità max | 200 km/h |
| Acc. 0-100 km/h | 10,7 s |
| Lunghezza/larghezza/altezza | 4,58/1,85/1,69 m |
| Capacità bagagliaio | 550/1.620 litri |
| Peso a vuoto senza conducente | 1.628 kg |
| Prezzo | 42.100 euro |
Le concorrenti
| Alfa Romeo Stelvio 2.2 Turbodiesel 160CV Super Business | La versione base della SUV media del Biscione può vantare la trazione posteriore e un comportamento stradale da 10 e lode. Costa però molto di più della CX-5. |
| DS 7 Crossback BlueHDi Business | Il massimo del lusso unito a consumi bassissimi. I cavalli sono solo 131. |
| Seat Tarraco 2.0 TDI Business | La rivale più agguerrita della CX-5 è ingombrante ma spaziosa (7 posti optional) e monta un motore elastico che si accontenta di poco gasolio. Il cambio automatico è optional e costa 2.350 euro. |
| Skoda Kodiaq 2.0 TDI Ambition | La “cugina” della Tarraco (motore, cambio e pianale identici) offre il cambio automatico di serie e un abitacolo più elegante. |
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Cos’è e a cosa serve lo Sportello Telematico dell’Automobilista

Quando parliamo di STA intendiamo il noto Sportello Telematico dell’Automobilista e, in particolare, quel servizio che viene offerto al cittadino e che permette di ottenere differenti informazioni e dati sui veicoli. Tramite lo STA infatti è possibile ricevere il Documento Unico di Circolazione e di Proprietà del Veicolo (il DU) di un mezzo specifico e le sue targhe, senza che ci si debba rivolgere obbligatoriamente agli uffici delle unità territoriali dell’ACI – PRA e della Motorizzazione Civile.
A quale sportello bisogna rivolgersi
Quando si ha bisogno di chiedere informazioni e dati a uno STA, è possibile farlo presso qualsiasi ufficio, anche in quelli ubicati in una provincia differente rispetto a quella della propria residenza o in cui il mezzo a cui si è interessati è iscritto.
Dove si trovano gli STA? Sono ubicati su tutto il territorio nazionale e nello specifico:
- presso le unità territoriali dell’ACI – PRA. Non sai quali sono le operazioni, i servizi e i dati che è possibile richiedere allo STA? Puoi verificarlo consultando la pagina dedicata al servizio di prenotazione (serve infatti avere un appuntamento per recarsi allo Sportello Telematico dell’Automobilista);
- gli uffici provinciali della Motorizzazione Civile (UMC);
- le delegazioni degli Automobile Club;
- gli studi di consulenza automobilistica (le famose agenzie di pratiche auto) che sono abilitati al servizio, questo lo si può sapere grazie al logo specifico viene esposto al pubblico.
Quali richieste si possono fare presso lo STA
Chi si reca presso uno di questi sportelli può richiedere l’immatricolazione e l’iscrizione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi (di massa pari o superiore a 3,5 tonnellate) nuovi o usati al Pubblico Registro Automobilistico – PRA.
Sono esclusi da quest’operazione:
- i veicoli nuovi che provengono da Stati differenti da quelli membri dell’Unione Europea o che aderiscono allo Spazio Economico Europeo (Liechtenstein, Norvegia e Islanda), che vengono importati tramite canali non ufficiali (quello che conosciamo come mercato parallelo) e che quindi non hanno il codice di antifalsificazione o di omologazione nazionale;
- i mezzi che hanno bisogno di particolari titoli autorizzativi, del certificato di approvazione o ancora del collaudo – di questa categoria fanno parte, per esempio, gli autocarri per trasporto merci per conto proprio o conto terzi, i taxi, veicoli per uso noleggio con conducente.
Si può richiedere anche la reimmatricolazione o il rinnovo di iscrizione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi (di massa pari o superiore a 3,5 tonnellate).
Con esclusione di:
- mezzi veicoli che hanno bisogno di particolari titoli autorizzativi, di collaudo o di certificato di approvazione, come già visto in precedenza.
E infine è bene sapere che presso le Unità Territoriali dell’ACI – PRA si possono fare richieste solo di pratiche di rinnovo di iscrizione tramite lo sportello virtuale per i veicoli uso proprio o privato, che possiedono già la carta di circolazione e le targhe – rilasciati dalla Motorizzazione Civile.
Allo STA è possibile infine chiedere:
- il passaggio di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi (di massa pari o superiore a 3,5 tonnellate);
- la radiazione per demolizione e per esportazione definitiva all’estero degli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi;
- l’autenticazione della firma del venditore per i passaggi di proprietà dei veicoli.
Quali sono i costi previsti dalla legge italiana
Per lo svolgimento della richiesta, ci sono chiaramente dei costi da sostenere. Rivolgendosi allo STA di una delegazione dell’Automobile Club o di una delle agenzie di pratiche auto presenti sul territorio, è necessario pagare ovviamente i costi previsti dalla legge, ma anche la tariffa che corrisponde al servizio di intermediazione (che ogni ente sceglie, in regime di libero mercato).
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Come funziona l’ABS della moto: che cosa bisogna sapere

Il sistema Antilock Braking System è quello che comunemente chiamiamo ABS e si tratta del sistema di antibloccaggio delle ruote della moto, che controlla in maniera costante la loro velocità attraverso i sensori che sono presenti appunto sulle ruote stesse. Se durante la fase di frenata una ruota tende a bloccarsi in maniera pericolosa, allora il sistema ABS regola la pressione in modo da riuscire ad assicurare al pilota una frenata ottimale e priva di rischi e pericoli per la sua sicurezza. Con un buon funzionamento dell’ABS infatti si riducono sia la distanza di frenata che il rischio di caduta. Vediamo come funziona.
Gli incidenti in moto
Secondo studi e statistiche, circa un decesso su sei che si verifica in Europa e in Brasile vede purtroppo come protagonista un motociclista. In rischio che un pilota in sella alla sua moto abbia un incidente mortale, secondo lo European Transport Safety Council (ETSC), è 20 volte più alto rispetto a quello che corre un automobilista sulla stessa identica strada.
Incidenti e ABS: a che cosa serve
Il pericolo di incidenti mortali, secondo diversi studi scientifici, può diminuire parecchio grazie alla presenza dell’ABS sulla moto. il sistema antibloccaggio infatti è in grado di prevenire fino al 38% degli incidenti che provocano lesioni fisiche e il 48% degli incidenti mortali e gravi. Il Parlamento Europeo ha introdotto nel 2016 delle norme che hanno reso tutti i mezzi a motore a due o tre ruote più sicuri.
In queste normative c’è anche l’obbligo per le motociclette con almeno 125 cc di cilindrata di avere il sistema anti bloccaggio delle ruote (ABS). Le moto meno potenti, inferiori ai 125 cc, possono invece avere l’ABS o un sistema di frenata integrale (CBS) – anche gli scooter. Secondo alcuni studi che sono stati effettuati da parte della Commissione Europea, con l’ABS obbligatorio su tutte le moto, potrebbe essere possibile salvare anche più di 5.000 vite in un decennio.
Come frenare la moto con l’ABS
La prima cosa da fare è frenare come se l’ABS non ci fosse, quindi iniziare usando il pedale del freno posteriore e poi tirare velocemente la leva del freno davanti, senza movimenti bruschi, ma devono essere decisi. Aumentare poi man mano rapidamente la pressione di frenata.
In generale è bene seguire queste regole:
- durante una frenata a piena potenza, esercitare la massima pressione sia sulla leva che sul pedale del freno. È possibile notare, a seconda dell’ABS specifico montato, che il sistema entra in funzione avvertendo una leggera pulsazione della leva e del pedale del freno insieme anche a un ticchettio dei dischi dei freni;
- la leva della frizione deve essere tirata insieme a quella del freno e al pedale, se si vuole eseguire una frenata alla massima potenza;
- non dimenticate mai che il sistema ABS non si comporta sempre nello stesso modo, anzi. Il suo comportamento cambia sia in base alle circostanze che a seconda del tipo di motociclo e del sistema stesso. Questo è dovuto sia alle differenze all’interno del sistema antibloccaggio, sia al modo in cui la motocicletta è progettata dalla Casa madre;
- provare a esercitare una frenata con intervento dell’ABS regolarmente può essere molto utile per tenersi in “allenamento” e fare esperienza con la propria moto. Questo permette inoltre di usare il sistema in tutto il suo potenziale.
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Pneumatici: che cos’è la resistenza al rotolamento

Quando parliamo di gomme auto sappiamo bene che è fondamentale tenere sempre presente che sono uno degli elementi principali per viaggiare in sicurezza. Gli pneumatici devono essere sempre gonfi alla pressione corretta e soprattutto devono essere in buone condizioni, mai eccessivamente consumati, come prescrive anche la legge. Vediamo oggi che cosa intendiamo quando parliamo di resistenza al rotolamento e che cosa dobbiamo sapere a riguardo.
Gomme auto e resistenza al rotolamento
Si tratta nello specifico di una forza che agisce nella direzione opposta rispetto al moto, durante il rotolamento della gomma stessa. Lo pneumatico dell’auto infatti si deforma a causa del peso del mezzo, si modifica nella zona di contatto con la superficie stradale. Inizia quel processo che possiamo definire di deformazione della gomma, che provoca delle perdite interne di energia; per intenderci, è la stessa cosa che succede a un pallone di gomma quando cade e non torna mai alla stessa altezza da cui è stato lanciato.
Per compensare la resistenza al rotolamento, il motore dell’auto deve fornire una forza specifica. Questo però aumenta, insieme anche ad altri fattori, come il consumo di carburante, ed è un aspetto non di certo indifferente per gli automobilisti, soprattutto oggi che i prezzi alla pompa sono uno dei problemi più gravi nel nostro Paese. Per parlare di numeri, possiamo dire che secondo gli esperti ridurre la resistenza al rotolamento di circa il 6% può diminuire il consumo della benzina fino all’1%.
I consumi di carburante
Come già accennato e come già sappiamo, chiaramente sono tanti i fattori che influiscono sul consumo di carburante di una vettura. Tra questi, i principali sono senza dubbio il peso del mezzo, la tipologia di motore, l’aerodinamica dell’auto, lo stile di guida, la pendenza della strada percorsa, la presenza di sistemi che hanno bisogno di energia (come il condizionatore), le condizioni del traffico in cui si guida, le accelerazioni brusche il livello di pressione delle gomme dell’auto.
Che cos’è la resistenza al rotolamento
La resistenza al rotolamento di una gomma può essere espressa come una forza o come un coefficiente, nel primo caso in Newton, nel secondo RRC.
Nello specifico, per poter ottenere il coefficiente di resistenza al rotolamento si divide la forza di rotolamento (N) per il carico della gomma (kN), a seconda delle condizioni di prova. Usare questo coefficiente ha un grande vantaggio, perché consente di confrontare con maggiore facilità gli pneumatici progettati per essere montati su auto differenti.
Quello che bisogna comprendere è che maggiore è la resistenza al rotolamento prodotta dalle gomme dell’auto, più alta è l’energia che serve per mantenere una velocità costante del veicolo. Ed è proprio questo che porta ad avere una minore efficienza del carburante e quindi costi di gestione più alti, oltre a un fattore ambientale da non sottovalutare, quindi un aumento delle emissioni inquinanti di CO2 sui veicoli che hanno un motore a combustione.
Questa tipologia di problema può essere affrontata anche grazie al design dello pneumatico. Generalmente le gomme dell’auto caratterizzate da una bassa resistenza al rotolamento vengono chiamate “energy saver” oppure “a basso consumo di carburante” o ancora “ad alta efficienza energetica”. E quindi possiamo concludere dicendo che la resistenza al rotolamento degli pneumatici ha un impatto sulle altre caratteristiche delle gomme. Quelle a bassa resistenza al rotolamento sono infatti le migliori in termini di efficienza del carburante e di risparmio dei costi di gestione nel tempo, come abbiamo visto.
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DS e Focal: una partnership all’insegna dell’eccellenza

DS (nel campo dell’automotive) e Focal (per il mondo dell’audio) sono due eccellenze francesi: aziende “premium” che condividono gli stessi valori e la stessa idea di lusso. Una visione basata sullo spirito “haute couture” e sulla realizzazione di prodotti eccezionali in grado di combinare tecnologia ed eleganza.
Il marchio DS – creato nel 2015 dal Gruppo PSA e ora parte di Stellantis – è specializzato in auto raffinate e all’avanguardia e può vantare una gamma composta da cinque modelli ibridi plug-in benzina, benzina, diesel ed elettrici: l’ammiraglia DS 9, le piccole SUV DS 3 Crossback e DS 3 Crossback E-Tense, la compatta DS4 e la SUV media DS 7 Crossback.
La storia di Focal inizia invece nel 1979 a Saint-Étienne quando Jacques Mahul – appassionato di hi-fi – crea nell’azienda di famiglia, specializzata in meccanica di precisione, un piccolo atelier per la produzione di altoparlanti alto di gamma. La società cresce sempre di più grazie a una gamma di prodotti apprezzatissimi dagli audiofili più esigenti e nel 2002 – con la creazione del dipartimento Focal Professional – entra nel mondo dell’audio professionale (studi di registrazione). Nel 2012 inizia la produzione di cuffie mentre quattro anni più tardi comincia l’avventura negli impianti di primo equipaggiamento automobilistico con un sistema ad alta fedeltà proposto optional sulle Peugeot 3008 e 5008.
La partnership tra DS e Focal è iniziata nel 2016 con un impianto audio realizzato per la concept E-Tense e prosegue ancora oggi. Un legame forte all’insegna della qualità, come abbiamo avuto modo di vedere la scorsa settimana durante una visita al quartier generale di Focal in Francia.
Di seguito troverete tutti i dettagli degli impianti audio Focal montati sulla gamma DS. Scopriamoli insieme.

DS 9 e Focal
L’impianto Focal Electra della DS 9 è optional (1.050 euro) ed è composto da 14 altoparlanti (tra cui un subwoofer) e da un amplificatore con una potenza combinata di 515 Watt. Entrando maggiormente nel dettaglio troviamo:
- altoparlante centrale/altoparlanti satellite medi con tecnologia Polyglass: immersione nel suono e spazializzazione
- woofer/altoparlanti medi con tecnologia Polyglass ad alta escursione: bilanciamento, dinamica e precisione del suono
- tweeter a cupola invertita TNF in alluminio: diffusione del suono ottimale, alte frequenze dettagliate
- amplificazione attiva a 12 vie: tecnologia ibrida Classe AB/Classe D da 515 W: ampiezza e finezza dei segnali alle alte frequenze, oltre a una reale potenza nei bassi
- subwoofer con tecnologia a bobina tripla Power Flower ad alta escursione: riproduzione profonda e controllata delle basse frequenze

DS 3 Crossback e Focal
L’impianto Focal Electra della DS 3 Crossback è optional (800 euro), comporta l’eliminazione della ruota di scorta e comprende 12 altoparlanti (incluso un subwoofer) e un amplificatore con una potenza combinata di 515 Watt. Entrando maggiormente nel dettaglio troviamo:
- altoparlante centrale/altoparlanti satelliti con tecnologia Polyglass: immersione nel suono e spazializzazione
- woofer/altoparlanti medi con tecnologia Polyglass ad alta escursione: bilanciamento, dinamica e precisione del suono
- tweeter a cupola invertita TNF in alluminio: diffusione del suono ottimale, alte frequenze dettagliate
- amplificazione attiva a 12 vie – tecnologia ibrida Classe AB/Classe D da 515 W: ampiezza e finezza dei segnali alle alte frequenze, oltre a una reale potenza nei bassi
- subwoofer con tecnologia a bobina tripla Power Flower ad alta escursione: riproduzione profonda e controllata delle basse frequenze

DS 4 e Focal
L’impianto Focal Electra della DS 4 (optional a 1.000 euro, non disponibile sulla versione “base” Business) include anche i vetri stratificati e oscurati e i finestrini posteriori oscurati ed è probabilmente il sistema hi-fi più pregiato tra quelli offerti sulle auto della Casa “premium” francese: 14 altoparlanti (compreso un subwoofer) e un amplificatore con una potenza combinata di 690 Watt. Entrando maggiormente nel dettaglio troviamo:
- altoparlante centrale/altoparlanti posteriori con tecnologia Polyglass: immersione nel suono e spazializzazione
- woofer/altoparlanti medi con tecnologia Polyglass ad alta escursione: bilanciamento, dinamica e precisione del suono
- tweeter a cupola invertita TNF in alluminio: diffusione del suono ottimale, alte frequenze dettagliate
- amplificazione attiva completa a 16 canali – tecnologia Booster Classe D da 690 W: potenza audio notevole, disponibile in ogni momento nonostante il basso consumo energetico
- subwoofer con tecnologia a bobina tripla Power Flower ad alta escursione: riproduzione profonda e controllata delle basse frequenze

DS 7 Crossback e Focal
L’impianto Focal Electra della DS 7 Crossback è optional (1.050 euro) ed è composto da 14 altoparlanti (compreso un subwoofer) e un amplificatore con una potenza cumulativa di 515 Watt. Entrando maggiormente nel dettaglio troviamo:
- altoparlante centrale/altoparlanti satellite medi con tecnologia Polyglass: immersione nel suono e spazializzazione
- woofer/altoparlanti medi con tecnologia Polyglass ad alta escursione: bilanciamento, dinamica e precisione del suono
- tweeter a cupola invertita TNF in alluminio: diffusione del suono ottimale, alte frequenze dettagliate
- amplificazione attiva a 12 canali – tecnologia ibrida Classe AB/Classe D da 515 W: ampiezza e finezza dei segnali alle alte frequenze, oltre a una reale potenza nei bassi
- subwoofer con tecnologia a bobina tripla Power Flower ad alta escursione: riproduzione profonda e controllata delle basse frequenze

DS 3 Crossback E-Tense
La DS 3 Crossback E-Tense – variante elettrica della piccola SUV “premium” francese – è l’unica auto della Casa transalpina che non prevede nel listino degli optional un impianto audio Focal.
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Blocco camion giugno 2022: il calendario e le date

L’elenco dei giorni di giugno 2022 nei quali i camion e i mezzi pesanti oltre le 7,5 tonnellate non potranno circolare (salvo deroghe) fuori dai centri abitati è stato stabilito da un decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.
Conoscere le date in cui non circolano i camion e i TIR è importante, soprattutto in un mese come questo caratterizzato dalle scuole chiuse e dall’inizio dell’estate.
Di seguito troverete il calendario completo del divieto di circolazione per i mezzi pesanti disposto dal Ministero e relativo a giugno 2022. Come potete vedere dall’elenco questo mese i blocchi interesseranno cinque date, tutte le domeniche più il 2 giugno.
Giugno 2022: i giorni di divieto per i TIR
- Giovedì 2 giugno 2022 dalle 07:00 alle 22:00
- Domenica 5 giugno 2022 dalle 07:00 alle 22:00
- Domenica 12 giugno 2022 dalle 07:00 alle 22:00
- Domenica 19 giugno 2022 dalle 07:00 alle 22:00
- Domenica 26 giugno 2022 dalle 07:00 alle 22:00
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Cos’è, a che serve e quando si rilascia il foglio di via auto

Quando si acquista un’auto o una moto – nuova o usata che sia – è necessario procedere con l’immatricolazione del veicolo, in modo da poter circolare immediatamente senza correre alcun rischio. Non sempre, però, è possibile procedere immediatamente con questa operazione: in casi come questi, è necessario richiedere e ottenere l’emissione di un foglio di via che permetterà di circolare con una coppia di targhe provvisorie.
Esattamente, però, cos’è il foglio di via auto e come si ottengono le targhe provvisorie? Cerchiamo di capirlo insieme.
Che cos’è il foglio di via per le auto e a cosa serve
Il foglio di via per le auto – da non confondere con il foglio di via che la Questura emette nei confronti delle persone che abbiano compiuto specifiche tipologie di reati – è un documento che consente la circolazione di veicoli a motore anche se il processo di immatricolazione non è stato ancora completato.
Come specificato nell’articolo 99 del Codice della Strada, il foglio di via viene rilasciato ad auto, moto e rimorchi che non sono ancora provvisti di targhe definitive. Nello specifico, è possibile richiedere l’emissione del foglio – e delle relative targhe provvisorie – nei seguenti casi:
- Se il mezzo che si è acquistato deve essere sottoposto alle operazioni di accertamento e idoneità tecnica. Ad esempio, l’auto o la modo devono essere collaudate presso un centro autorizzato;
- Veicoli destinati all’esportazione verso stato estero;
- Veicoli nuovi o usati in viaggio verso mostre e fiere autorizzate per i quali non è stata più pagata la tassa di circolazione
Nel foglio di via deve essere specificato chiaramente il percorso che l’auto, la moto o il rimorchio dovranno compiere; la durata ed eventuali prescrizioni tecniche da rispettare. La durata del foglio di via per auto non può comunque eccedere i 60 giorni. Ovviamente, per poter circolare con le targhe provvisorie sarà necessario sottoscrivere una polizza RCA che protegga in caso si resti coinvolti in un incidente. A differenza dell’assicurazione auto “canonica”, la RCA per targa provvisoria ha una durata molto limitata nel tempo – da una manciata di giorni a qualche settimana.
Chi rilascia il foglio di via per le auto
Il foglio di via e le targhe provvisorie vengono rilasciate, in base a quanto previsto dal già citato articolo 99 del Codice della Strada e della più recente circolare n. 7518 del 3 marzo 2021 del Ministero delle Infrastrutture, da un ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri.
Nello specifico, il foglio e le targhe possono essere richieste a un ufficio della Motorizzazione civile o in una sede ACI locale.
Foglio di via auto e targa provvisoria: quali documenti presentare
Il rilascio delle targhe provvisorie e del documento di via è subordinato alla compilazione e presentazione presso gli uffici preposti di una lunga serie di documenti.
Se si deve ottenere una carta provvisoria di circolazione per recarsi presso un centro di collaudo è necessario presentare i documenti del veicolo e i documenti di identità del proprietario.
Se, invece, si richiede la targa provvisoria per esportazione si devono presentare la carta di circolazione annullata, il documento di radiazione e i documenti del nuovo intestatario del mezzo.
Quanto costa la targa provvisoria
L’emissione del foglio di via per l’auto è soggetto al pagamento di diritti di segreteria per un totale di poco inferiore ai 30 euro. Nello specifico, si dovrà effettuare un versamento di 10,20 euro sul c/c 9001 e un versamento di 16,00 euro sul c/c 4028. Entrambi i pagamenti dovranno essere fatti tramite bollettino postale rilasciati dalla Motorizzazione Civile, dall’ACI o richiedibili in un qualunque ufficio postale.
Sanzioni foglio di via auto e targhe provvisorie: cosa prevede il Codice della Strada
Secondo il comma 3 e il comma 4 dell’articolo 99 del CdS, nel caso in cui si circoli senza foglio di via o senza targa provvisoria si è soggetti a sanzione amministrativa che varia da 26 a 102 euro. Nel caso in cui si viaggi senza seguire il percorso dichiarato, invece, la multa va da un minimo di 42 euro a un massimo di 173 euro.
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Come e perché viene radiata una moto

Ci sono differenti motivi per cui è possibile che una moto venga radiata, ovvero eliminata definitivamente dal Pubblico Registro Automobilistico, meglio conosciuto come PRA, e anche dall’Archivio Nazionale dei Veicoli della Motorizzazione Civile. La prima cosa importante da sapere è che una moto radiata dal PRA non può assolutamente più circolare su strada. Vediamo tutto quello che dovremmo sapere si questa tematica.
Quando una moto viene radiata
I possibili casi in cui una motocicletta viene radiata sono i seguenti:
- demolizione del mezzo;
- esportazione della moto all’estero;
- distruzione della moto;
- incendio del veicolo;
- cancellazione d’ufficio.
Radiazione della moto per esportazione
Nel caso in cui il motociclista si trasferisce con la sua due ruote in un Paese estero, allora è obbligatorio radiare la moto, che viene cancellata quindi da ogni tipo di archivio in Italia e deve essere reimmatricolata nel nuovo stato. La moto deve anche passare la revisione e, in Italia, vengono ritirati anche il libretto di circolazione e la sua targa.
La richiesta di radiazione per esportazione della moto all’estero, secondo il Codice della Strada, deve essere fatta prima del trasferimento all’estero e mai dopo. Il motociclista deve presentare la sua domanda presso lo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA).
Cancellazione d’ufficio e radiazione della moto
Una cosa fondamentale da ricordare, come avviene anche per le auto – e lo abbiamo visto parecchie volte – è non dimenticare mai di pagare il bollo annuale. Cosa succede altrimenti? Se per 3 anni di seguito non paghi il tributo dovuto alla tua Regione, allora rischi la radiazione d’ufficio del veicolo (secondo l’articolo 96 del Codice della Strada).
Se l’ente impositore accerta il mancato pagamento delle tasse per almeno tre anni consecutivi, invia al proprietario la notifica che avverte dell’avvio del procedimento. E così si procede al ritiro del libretto di circolazione e della targa da parte della Polizia, su mandato del PRA. Chi circola ugualmente dopo la cancellazione, rischia la sanzione amministrativa che va da un minimo di 431 a un massimo di 1.734 euro, oltre alla confisca della moto.
Radiazione della moto per demolizione
Quando un motociclista decide di rottamare la sua due ruote, allora chiaramente non possiamo far altro che parlare della conseguente radiazione del veicolo stesso. Nessun soggetto può procedere autonomamente ma se ne deve occupare:
- il concessionario in cui il motociclista decide di comprare eventualmente la moto nuova;
- oppure il centro di raccolta autorizzato per la demolizione.
Carta di circolazione, certificato di proprietà e targhe devono essere consegnati insieme alla moto, e gli incaricati procedono a radiare la moto: lo devono fare entro 30 giorni e consegnare di seguito il certificato di rottamazione al proprietario del mezzo, che viene quindi liberato da ogni responsabilità civile, penale e amministrativa.
Distruzione o incendio moto: come procedere alla radiazione
Se la moto è distrutta a seguito di un sinistro o di atti vandalici, allora è possibile farla radiare. È necessario che:
- l’intestatario del mezzo;
- il centro demolizioni;
- le agenzie di pratiche auto
presentino istanza al PRA.
Cosa bisogna consegnare insieme alla domanda:
- carta di circolazione;
- certificato di proprietà;
- targa;
- verbale che attesta la distruzione della moto.
Quanto costa radiare la moto
I costi della pratica di radiazione della moto sono i seguenti:
- si pagano 32 euro di imposta di bollo;
- 13,50 euro di compensi ACI;
- 10,20 euro di diritti DTT (solo per esportazione della moto).
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Come dovrebbe essere montato il parabrezza dell’auto

Quando un automobilista deve cambiare il parabrezza del suo veicolo, molto spesso si mette erroneamente alla ricerca del prodotto più economico, proposto al prezzo più conveniente sul mercato. Non c’è cosa più sbagliata, visto che il parabrezza è un elemento fondamentale dell’auto e che garantisce la sicurezza a bordo (abbiamo di recente visto tutti i simboli che possiamo trovare sul vetro e le regole per l’omologazione di questa componente auto).
Sono troppi gli errori e le leggerezze diffusi e pericolosi che purtroppo è possibile commettere quando si procede nella riparazione di un parabrezza. Per questo motivo è assolutamente fondamentale sapere che il soggetto che si occupa del montaggio del parabrezza della propria auto sia un professionista serio e affermato, che non commetta sbagli gravi durante l’intervento. Vediamo tutto quello che bisogna sapere a riguardo, prima di inserire un nuovo parabrezza, elemento indispensabile per la sicurezza del mezzo.
Sicurezza del parabrezza: cosa sapere
È fondamentale che i tecnici specializzati nel montaggio del parabrezza seguano dei corsi di formazione specifici per svolgere questa professione, ma come in tutti i campi, non basta. È indispensabile anche l’abilità dell’autoriparatore. Ricordiamo che il professionista generico non si occupa del montaggio del parabrezza come i centri specializzati in cristalli, che li montano seguendo una procedura standard e che usano gli stessi materiali che vengono utilizzati anche durante il primo impianto da parte delle Case automobilistiche. I principali errori che vengono effettuati nell’installazione di un parabrezza possono avere delle conseguenze anche molto gravi sul comfort e sulla sicurezza dei passeggeri.
Montaggio del vetro: gli errori da evitare
Prima di tutto devono essere effettuati dei test sulla qualità dei vetri, e vengono eseguiti durante tutte le fasi di montaggio, partendo innanzitutto dalla decontaminazione dei residui di produzione. Quando il professionista si è accertato che il parabrezza è quello giusto, allora è possibile passare allo smontaggio del parabrezza rotto con gli attrezzi adeguati. A proposito di questi ultimi, è importante che vengano usati strumenti di ultima generazione, e non utensili ormai superati: purtroppo infatti alcuni montatori che non si occupano spesso di questo servizio sono soliti usare il coltello manuale per tagliare il collante vecchio, ma è pericoloso, perché può andare a rovinare la vernice protettiva sulla scocca e favorire la formazione di ruggine nel tempo.
Il parabrezza vecchio dall’auto non può essere smontato e poi rimontato quando si preferisce, è necessario rispettare determinati tempi specifici. Ci sono infatti delle fasi temporali limite oltre le quali la colla più vecchia presente sul telaio non è più in grado di fornire un’adesione ottimale al nuovo collante.
E come si procede? Le fasi:
- si applica il nuovo collante poliuretanico, un materiale simile al silicone acetico per il fai da te, che però è caratterizzato da un modulo di elasticità molto più alto, che consente di non rompersi in caso di incidente e urto;
- l’applicazione non può essere effettuata solo seguendo la traccia del collante precedente sul telaio, infatti ogni Casa automobilistica indica quanto deve essere largo e alto il sigillante e si devono usare dei becchi specifici da inserire sulla pistola.
Attenzione: deve essere applicata la giusta quantità di colla, se è troppa infatti il vetro del parabrezza potrebbe sporgere dalla carrozzeria e creare rumori e fruscii fastidiosi, soprattutto durante i viaggi sulle strade ad elevata percorrenza, come le autostrade. Ma non è tutto, anche applicare poca colla può essere dannoso, il vetro potrebbe non aderire perfettamente e provocare degli spifferi e punti di infiltrazione di aria e acqua, potrebbe addirittura staccarsi.
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Come si regolano le sospensioni della moto

Non è facile regolare le sospensioni della propria moto, ma gli appassionati di motociclismo amano dedicarsi a questo tipo di intervento autonomamente. Si tratta comunque di un lavoro molto delicato, con alcuni consigli utili da parte degli esperti è possibile riuscire a ottenere un buon risultato finale. Vediamo come procedere.
A che cosa servono le sospensioni della moto
Innanzitutto introduciamo il discorso spiegando che cosa sono le sospensioni: si tratta di elementi costituiti da due forcelle anteriori e un ammortizzatore; sono nello specifico composte da:
- un sistema idraulico che smorza le oscillazioni prodotte dalle variazioni della posizione della molla;
- una molla che serve a sostenere il peso.
Alcune moto non hanno forcelle ma un sistema di leveraggio con ammortizzatore anteriore, altre hanno un doppio ammortizzatore posteriore e non singolo. La regolazione delle sospensioni serve per rendere la molla più rigida o anche per velocizzare o rallentare il sistema idraulico che lavora nella compressione della molla.
Come regolare la forcella della moto
Prima di tutto bisogna accordare il funzionamento tra la sospensione anteriore e posteriore, per evitare – o almeno limitare – gli scompensi di equilibrio della moto, che si possono percepire a causa delle irregolarità del fondo stradale. Si potrebbero altrimenti rischiare delle reazioni anomale della moto in caso di sollecitazioni esterne, che possono essere pericolose e determinare la perdita di controllo del mezzo.
In seguito è bene verificare che l’ammortizzatore e la molla siano in armonia. Se precarichi la molla troppo poco o freni troppo l’idraulica, la sospensione affonda in maniera eccessiva quando incontra le irregolarità del terreno e fa fatica a distendersi nuovamente. Attenzione: non sottovalutate la pressione di gonfiaggio delle gomme, se è errata infatti non serve a nulla andare a regolare le sospensioni.
Sospensioni moto: regolazione statica
Si può procedere con la regolazione statica, che riguarda l’assetto della moto, e quindi l’altezza di base che dà il giusto assetto in condizioni di marcia. I passaggi per regolare il precarico:
- prima di tutto aprire l’idraulica del freno in compressione ed estensione del mono-ammortizzatore e della forcella,
- sollevare le ruote da terra;
- misurare la distanza tra il perno delle ruote e un punto fisso del telaio;
- appoggiare la ruota a terra e ripetere la misurazione fatta in precedenza, per ottenere quella differenza che viene definita abbassamento statico, che dovrebbe essere al 5-10% sul posteriore e al 20-30% all’anteriore, per le moto medie e maxi sportive;
- fare nuovamente la misurazione precedente ma solo al retrotreno con pilota a bordo, con la benzina e anche un eventuale passeggero. L’abbassamento posteriore dovrà essere del 20-25% per un uso su pista e del 20-30% per un uso su strada.
Come regolare l’idraulica:
- tirare la leva del freno anteriore;
- comprimi ed estendi la forcella anteriore ripetutamente;
- fai distendere la forcella senza il carico, con la leva del freno tirata;
- una volta stesa deve comprimersi di poco, ed è qui che capisci: se non affonda, la compressione è troppa, se oscilla, è poca;
- regolare il freno anteriore comprimendolo e lasciandolo stendere.
Sospensioni moto: regolazione dinamica
Questa tipologia di regolazione ha l’obiettivo di migliorare il comportamento della moto, tenendo conto del pilota e del suo stile di guida:
- se la moto sobbalza sul terreno sconnesso ed è rigida sui rettilinei, allora precarico in compressione e freno sono troppo alti;
- se in curva il mezzo ondeggia bisogna aumentare freno in compressione e precarico;
- se le ruote non seguono buche e conformazione del manto stradale, allora il precarico delle molle è troppo alto;
- quando la moto, in fase di frenata, sbanda con la ruota dietro e si abbassa troppo in avanti, allora bisogna regolare la forcella, perché è troppo basso il freno in compressione e anche le molle della forcella stessa sono precaricate poco.
Andando a modificare il precarico della moto – che ne regola l’altezza e il funzionamento delle sospensioni – si modifica anche il comportamento dello stesso mezzo in curva. I freni in estensione o compressione, invece, vanno a regolare la velocità con cui si comprimono e si estendono le sospensioni.
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