Monthly Archives: aprile 2016

BMW Mini AutoVanti: una nuova concessionaria a Milano

La nuova concessionaria BMW Mini AutoVanti di Milano in Viale del Ghisallo 20 appartenente a Penske Automotive Group si affianca al servizio assistenza attivo nel capoluogo lombardo in Via Guglielmo Silva 8 e si aggiunge ad altre quattro strutture presenti in provincia di Monza (a Desio in Viale Milano 33 e a Monza in Viale Sicilia 130) e di Bologna (a Casalecchio di Reno in Via G. Rossa 8 e a Quarto Inferiore in Via del Lavoro 1).La sezione vendita di BMW Mini AutoVanti Milano in Viale del Ghisallo 20 è composta da un moderno showroom di 1.200 mq e da un’area esterna di 1.800 mq dedicata all’usato. Nel 2015 il gruppo AutoVanti ha consegnato ai propri clienti 2.400 BMW nuove, 1.200 Mini e oltre 4.400 vetture usate con un volume d’affari che ha raggiunto i 205 milioni di euro.Roger Penske, amministratore delegato di Penske Automotive Group, ha commentato: «BMW/Mini è il nostro più grande partner Automotive, e sono orgoglioso di estendere ulteriormente la collaborazione con BMW e Mini che abbiamo sviluppato nel mercato italiano. Guiidati dal nostro partner locale Andrea Mantellini, con l’apertura di AutoVanti Milano siamo fieri di compiere un ulteriore ed importante passo della nostra strategia di crescita in Italia, affiancando BMW e Mini nella riorganizzazione della rete del mercato di Milano».Secondo Massimo Senatore, direttore vendite BMW Italia, «AutoVanti Milano è l’ultimo esempio degli ottimi risultati ottenuti dalla collaborazione tra BMW Group Italia e Penske Automotive Group, uno dei player più importanti al mondo nel settore automotive, grazie alla quale si è dato vita ad una delle migliori realtà commerciali BMW e Mini operanti nel nostro Paese. Tutte le sedi di AutoVanti sono strutture dotate dei migliori standard, in grado di soddisfare pienamente le elevate aspettative dl BMW Group, e sono caratterizzate da processi organizzativi e qualità manageriali divenuti un autentico benchmark nella rete di vendita e assistenza di BMW Group in Italia».Così si è espresso invece l’amministratore delegato di Penske Automotive Group Italia Andrea Mantellini: «In circa 4 anni dalla costituzione della joint venture con Penske Automotive siamo riusciti a portare a sei il numero delle sedi di AutoVanti in Italia: grazie ad un team professionale di ben 290 collaboratori, vero e proprio patrimonio del Gruppo, oggi siamo in grado di gestire e soddisfare nel migliore dei modi le esigenze della clientela, raggiungendo livelli di eccellenza assoluta, come comprovato dal riconoscimento ufficiale recentemente tributato da BMW Group Italia con ben 12 premi totali sulla qualità dei servizi offerti in assistenza BMW e Mini dalle nostre concessionarie di Monza, Desio, Milano e Bologna».
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BMW M4 GTS Safety Car DTM

Nel campionato DTM 2016 la BMW M4 Coupé, che negli ultimi anni è stata l’auto di sicurezza in gara, lascerà il posto alla sua evoluzione ancora più radicale, la nuova BMW M4 GTS DTM Safety Car 2016. L’auto, pilotata da Jürgen Kastenholz (pilota ufficiale della Safety Car del DTM dal 2010), avrà a disposizione quel surplus di potenza ed esclusività della serie speciale limitata a soltanto 700 unità. La BMW M4 GTS Safety Car DTM farà il suo debutto ufficiale in gara il prossimo 6 maggio sul circuito di Hockenheim, in occasione del primo appuntamento nel calendario del campionato DTM. Grazie al motore a sei cilindri in linea, da 3.0 litri Twin Power Turbo, dotato dell’innovativo sistema di iniezione ad acqua, la coupé pronto pista bavarese dispone di ben 500 CV e di una coppia motrice di 600 Nm. Più che sufficienti a reggere il ritmo di gara dei piloti della DTM. Con un peso di 1.585 Kg, la M4 GTS è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi, mentre la velocità massima è di 305 km/h. I cerchi in lega da 19 pollici all’anteriore e 20 pollici al posteriore sono gommati con pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2. Tra le altre caratteristiche della M4 GTS DTM Safety Car troviamo un rollbar di sicurezza all’interno dell’abitacolo, cinture di sicurezza a sei punti, sedili sportivi e un estintore
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Nuova Audi A4 allroad quattro: in ogni situazione la compagna di viaggio perfetta

(Informazione pubblicitaria)La nuova Audi A4 allroad quattro colpisce grazie al suo look deciso e alla sua attitudine off-road.Esteticamente spiccano i passaruota pronunciati e i paraurti posteriori color grigio opaco oppure verniciati nello stesso colore della carrozzeria. Ne sottolineano la forte personalità il frontale sportivo con i proiettori dal caratteristico dente sul bordo inferiore, l’imponente paraurti e le caratteristiche prese d’aria.Il single frame è impreziosito da lamelle verticali cromate, mentre su parafanghi anteriori e portellone è presente il logo “allroad”. I mancorrenti al tetto rialzati completano il tutto.Audi A4 allroad quattro è la perfetta compagna di viaggio in ogni situazione grazie alla trazione quattro di serie abbinata alle potenti ed efficienti motorizzazioni TFSI e TDI.Su strada vanta prestazioni migliori, in confronto al modello precedente, a fronte di una maggiore efficienza. Il TFSI e i cinque motori TDI sviluppano livelli di potenza compresi tra 150 e 272 CV (fino a 27 CV in più).Le emissioni di CO2, invece, sono inferiori fino a 21 g/km.La trasmissione è affidata a un cambio manuale a sei rapporti, al nuovo S tronic a sette rapporti oppure al tiptronic a otto rapporti. La trazione integrale quattro è parte integrante della dotazione di serie. Entrambi i cambi automatici sono di ultima generazione e si distinguono per l’ampia spaziatura dei rapporti. Le marce inferiori sono corte per offrire una reazione sportiva, mentre quelle superiori sono lunghe per favorire la riduzione dei consumi e del numero di giri. Il conducente può scegliere tra le modalità D, S ed E e innestare manualmente i rapporti utilizzando in qualsiasi momento la leva del cambio o in alternativa i bilancieri al volante, presenti di serie.Nonostante la nuova Audi A4 allroad quattro sia più grande, a vuoto pesa fino a 90 kg in meno rispetto al modello precedente (nella versione con motore 2.0 TFSI pesa solo 1.580 kg, escludendo il conducente). 15 kg sono stati risparmiati dalla carrozzeria, grazie alla costruzione con materiali leggeri e a un intelligente mix di questi.La vettura sarà disponibile nelle Concessionarie dall’estate 2016 con un equipaggiamento di serie ancora più ricco rispetto al modello precedente, comprendente tra l’altro proiettori Xeno, interfaccia Bluetooth, Audi drive select e display a colori MMI da 7 pollici.La nuova Audi A4 allroad quattro è un’auto unica nel segmento grazie all’elevato comfort di marcia, le capacità off-road, la trazione quattro e la maggiore altezza libera dal suolo che le permettono di proseguire la marcia anche quando la strada asfaltata finisce.
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BMW M4 Cabrio by G-Power

Spremere a fondo il nuovo sei cilindri in linea della BMW M4, è questo ciò che ha fatto G-Power nell’ultimo suo lavoro dedicato alla coupé sportiva bavarese.Tralasciando qualsiasi tipo di modifica estetica, il preparatore è andato al sodo mettendo mano alla meccanica e al telaio della variante scoperta della gamma, la M4 Cabrio.Grazie ad un nuovo sistema di scarico, ad un nuovo turbo e a modifiche all’elettronica, il 3.0 litri cresce smisuratamente in potenza raggiungendo quota 600 CV (+169 CV) e 700 Nm di coppia.L’intervento di G-Power al sei cilindri della M4 Cabrio era ovviamente rivolto ad un sostanziale miglioramento delle prestazioni, e così è stato. Ora la BMW M4 Cabrio firmata G-Power scatta da 0 a 100 km/h in 3,7 secondi (4,1 sec. per la versione di serie) e raggiunge i 280 km/h di velocità massima.All’aumento di potenza corrisponde anche un ottimizzazione del telaio con l’introduzione di una nuova sospensione regolabile e cerchi da 21 pollici.Il prezzo di questo tuning, tutto compreso, è di 22.300 euro. 
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Volkswagen: Muller parla del futuro del marchio

Lo si immaginava e oggi si è avuta la conferma. Il 2016 per il gruppo Volkswagen non sarà semplice. Lo ha dichiarato senza giri di parole Matthias Muller, alla annuale conferenza di bilancio, nella sede centrale di Volkswagen a Wolfsburg. Archiviato il 2015 con una vendita di 9,9 milioni di auto (-2% sul 2014) e con una perdita a bilancio di 4,1 miliardi di euro a causa di accantonamenti vertiginosi per sostenere gli effetti del dieselgate pari a 16,2 miliardi di euro, Muller ha precisato che transizione è un concetto positivo, perché servirà a porre le basi per una nuova Volkswagen, più snella e dinamica. Dopo essersi ulteriormente scusato perché il gruppo ha infranto le regole e i limiti etici ai quali un costruttore deve sottostare e che VW sta mettendo il massimo impegno per riconquistare la fiducia dei clienti, Muller ha poi insistito e molto sul fatto che l’azienda è in salute (lo provano i 24,5 miliardi di liquidità), è forte e vuole giocare un ruolo di primo piano nelle sfide che attendono il mondo della mobilità.«Il 2016 sarà un anno fondamentale, nel quale VW accelererà i processi di trasformazione», ha dichiarato il Ceo: «So che molti si aspettavano già oggi i risultati del primo trimestre 2016, ma non possiamo ancora darli nel dettaglio, lo faremo alla prossima conferenza, il 31 maggio. Posso dire che siamo abbastanza soddisfatti: abbiamo venduto 2,508 milioni di auto in tre mesi, con un piccolo incremento dello 0,8 per cento. Tutti i nostri brand vanno bene, registriamo solo una flessione dell’1,3% di auto Volkswagen». Per quanto riguarda i risultati economici attesi per il 2016, l’ipotesi del vertice tedesco è una stabilizzazione delle vendite sui dieci milioni di auto, una piccola contrazione del fatturato intorno al 5 per cento, ma, ciononostante, la certezza di riportare in utile il gruppo, riducendo i costi e migliorando le sinergie tra i marchi.Muller, sempre pacato, si è anche tolto un sassolino dalla scarpa, dichiarando che è finita l’epoca della caccia ai record di vendite degli anni passati (tipica della gestione del suo predecessore, Martin Winterkorn, costretto poi a lasciare l’azienda dopo lo scandalo dei motori diesel negli USA). La priorità, ora, per il gruppo Volkswagen è far crescere la fiducia e la credibilità nell’azienda e di garantire un futuro ai 610 mila dipendenti in tutto il mondo.«Questo non significa sopprimere le nostre ambizioni», ha precisato Muller: «non ci tiriamo indietro. Sta per partire una decisa offensiva di novità di prodotto, dai Suv più piccoli fino all’auto elettrica e alle cosiddette budget car, nuovi modelli più economici per i mercati emergenti, come la Cina. La budget car sarà un nuovo marchio».In Volkswagen sono convinti che ci saranno cambiamenti radicali nella mobilità individuale: l’auto sarà sempre più intelligente (guida autonoma), confortevole, tecnologica e sicura. E che cambierà anche il modo di usarla e possederla (car sharing, rent a car diffusi). Per restare tra i leader sono necessari investimenti rilevanti (che VW non ha infatti intenzione di tagliare) e nuove partnership, anche con aziende che non c’entrano nulla con l’automotive. A questo riguardo Muller ha smentito decisamente che siano in corso trattative con Apple e Google, come pure si diceva da tempo. Ha annunciato che presto verranno comunicate e ha aggiunto che la strada della cooperazione tra industrie sarà sempre più importante. Un esempio? La produzione delle batterie per le auto elettriche. «Se si continua a pensare di saper fare tutto da soli, si sbaglia», ha detto Muller: «Abbiamo già in corso partneship con aziende digitali per soluzioni innovative, abbiamo costituito tre centri di ricerca dove collaborano designer e esperti di digitalizzazione a Belmont in Usa, a Postdam in Germania e a Pechino. Il futuro sarà la mobilità elettrica e ci arriveremo ben preparati».In questo ambito, oltre al marchio per vetture a basso costo, i tedeschi stanno pensando di crearne uno specifico per le auto elettriche, mettendo insieme le conoscenze tecnologiche di Porsche e Audi, i due marchi di Volkswagen Group che più stanno lavorando in questo settore.Insomma, in Volkswagen non nascondono che la gestione della crisi del dieselgate sarà onerosa e complessa, ma sono anche determinati nel trasmettere ai mercati fiducia nelle proprie capacità e nella solidità dell’azienda. Tanto che alla domanda se il gruppo stia considerando di vendere qualche marchio per far cassa (ricordiamo che oltre a VW, controlla Audi, Porsche, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Ducati, Man, Scania), Muller è stato superdeciso nello smentire: «I marchi sono la nostra forza!».Nonostante le domande a mitraglia sull’accordo annunciato con le autorità americane per la soluzione del dieselgate, Muller è rimasto impassibile (non posso entrare nei dettagli, non mi è concesso) fino a quando non gli è stato chiesto di raccontare com’era andato l’incontro con Barack Obama, a margine del vertice con il cancelliere Angela Merkel, la settimana scorsa. Gli è scappato un sorriso ironico: «Avevo due minuti di tempo! Così mi sono scusato personalmente per quanto successo negli Usa, gli ho confermato la nostra intenzione di risolvere al meglio il problema, l’ho ringraziato per la collaborazione tra l’amministrazione americana e la Volkswagen. Una stretta di mano».Resta i fatto che proprio sul mercato americano VW sta giocando una partita decisiva: i tempi della soluzione tecnica delle centraline che modificavano la risposta dei motori diesel in fase di test sono lunghi (la soluzione arriverà entro fine anno) e saranno costosi, anche perché la Casa tedesca si è impegnata in una campagna di riacquisto delle vetture non in regola. E non è detto che i miliardi accantonati risultino sufficienti.
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Porsche: la storia e la prova dei modelli Transaxle

Per molti Porsche è sinonimo di 911. I cambiamenti, talvolta, sono percepiti come un’eresia. E non tutte le evoluzioni nella storia di Porsche sono state accolte con entusiasmo dai suoi fan. Il passaggio dal raffreddamento ad aria al raffreddamento a liquido introdotto sulla 996, tanto per restare nel mondo 911, è stato oggetto di forti critiche a suo tempo, come pure l’arrivo in gamma di una SUV nel 2003, e, pochi anni dopo, l’introduzione di un motore Diesel, prima sulla Cayenne e poi sulla Panamera. Prima di tutto questo ad essere sotto attacco furono i modelli con schema Transaxle. Che in qualche caso si sono rivelati un vero e proprio successo. Soprattutto agli esordi.Lo schema TransaxleIl cambiamento avvenne nel 1976, anno di lancio della Porsche 924, la prima del marchio ad adottare lo schema Transaxle. Una sportiva che ha portato delle grandi novità in Casa Porsche, a cominciare dall’architettura del gruppo cambio-differenziale: il motore è sotto il cofano anteriore mentre il cambio si trova sull’asse posteriore. Uno schema che equilibra perfettamente la distribuzione dei pesi tra i due assi, dato che il gruppo cambio-differenziale, dopo il motore, è la componente che ha il peso maggiore.Allo stesso tempo si ottiene un albero di trasmissione più leggero, perché viene sollecitato di meno: la coppia massima che deve trasmettere è quella del motore e non quella in uscita dal cambio. Alcune vetture Transaxle hanno avuto problemi di manovrabilità del cambio, ma non è il caso delle vetture appartenenti alla collezione del Porsche Museum che ho avuto l’onore di guidare.Porsche 924La Porsche 924, lanciata nel 1976, fu la prima ad avere lo schema Transaxle e il raffreddamento a liquido. Venne criticata non poco per avere alcune parti in comune con vetture del gruppo Volkswagen, per il suo design insolito e per le prestazioni non all’altezza del marchio (il suo 4 cilindri erogava 122 CV). Insomma, la 924 sembrava segnata già in partenza, un po’ come fu con la 914.La baby Porsche, invece, si rivelò un modello di grande successo, tanto che diventò un bestseller. Un modello d’ingresso di conquista, per appassionati che molto probabilmente non si sarebbero potuti permettere la 911. La 924 era un’auto pratica, con dimensioni compatte e un bagagliaio discretamente spazioso; aveva un bilanciamento dei pesi perfetto – al contrario della 911 – e una guidabilità interessante. Non ultimo, aveva un prezzo competitivo: in Germania costava poco più di 23.000 marchi. La produzione della prima Porsche con motore anteriore raffreddato a liquido e schema Transaxle finì nel 1988 con la 924 S, ma la versione più speciale – che ho guidato – è la 924 Carrera GT, di cui furono realizzati solo 406 esemplari.La 924 Carrera GT arriva direttamente dal Porsche Museum. Si tratta di un modello del 1980, ha un aspetto mascolino e sfacciato che si manifesta in primis con la presa d’aria sul cofano, e il suo motore 2.5 4 cilindri eroga 210 CV. L’assenza del servosterzo regala un grande feeling ai polpastrelli delle dita, ma nelle curve più strette richiede braccia robuste. Anche la frizione è pesante, così come richiede un certo sforzo il cambio con prima in basso a sinistra. Il turbo della Carrera GT sonnecchia fino a circa 3.000 giri, poi all’improvviso si risveglia con una prorompenza tipica dei turbo degli anni Ottanta capace di incollarti al sedile. È impegnativa, l’avrete capito, ma ha un fascino incredibile. Anche quando è ferma.Porsche 944Nel 1981 venne lanciata la 944, che rispetto alla 924 riuscì a farsi considerare una vera Porsche, anche per la potenza del suo 4 cilindri aspirato di 163 CV. Il successo arrivò in fretta (ne furono prodotte più di 163 mila), e la Casa estese la gamma: arrivarono la 944 Cabrio, la 944 S, la 944 S2 e la 944 Turbo.La 944 Turbo S del 1987 ha 210 CV proprio come la 924 Carrera GT, ma il suo carattere è diverso, mitigato dal progresso. Gli interni hanno fatto grandi passi avanti, c’è il servosterzo, il cambio è nettamente più morbido e i rapporti entrano facilmente, con il giusto contrasto. Più facile e più confortevole della 924, la 944 Turbo è paciosa finché il manometro della sovralimentazione segna 2 bar, situazione che si verifica dopo aver superato i 3.000 giri, come tipico dei “vecchi” turbo. Guidandola a bassa velocità sa essere una buona compagna di viaggio, comoda e maneggevole.Porsche 968La Porsche 968 rappresenta il canto del cigno dell’era Transaxle. Prodotta tra il 1991 e il 1995, monta un 4 cilindri di 3.0 litri, che con i suoi 240 CV e 305 Nm era il più potente motore 4 cilindri aspirato al mondo. In sostanza si tratta dell’evoluzione della 944, con tanta tecnologia in più – dalle quattro valvole per cilindro al sistema Variocam di controllo di fasatura delle valvole – ma un prezzo pericolosamente vicino alla osannata sorella, ovvero la 911. Forse è proprio per questo che ne sono state vendute poco più di 11 mila unità.Alla guida si sentono i benefici dell’evoluzione: la Porsche 968 è maneggevole, veloce, con un handling sopraffino – il “nostro” esemplare è dotato di un differenziale autobloccante – e una frenata potente. Te la senti cucita addosso, infonde sicurezza e allo stesso tempo trasmette emozioni. Il cambio, lo sterzo, i freni, tutti i comandi fondamentali della guida sono semplicemente di un altro livello. Tanto che se dovessi scegliere un modello Transaxle da mettermi in garage non avrei dubbi: sarebbe proprio lei, la 968 3.0 4 cilindri da 240 CV.Porsche 928Questo modello nacque per sostituire la 911. Come ben sappiamo le cose andarono diversamente,  ma la Porsche 928 rimase in produzione dal 1977 a 1995. In 18 anni ne vennero prodotte poco più di 61 mila. La 928 non è una sportiva dura e pura bensì una gran turismo: spaziosa, lussuosa, con interni curati e un poderoso V8 sotto il cofano da 4.5 litri. Anche facile e intuitiva da guidare, infonde una grande fiducia tra le curve nonostante la mole imponente e un assetto votato al comfort. La 928 era l’auto giusta per i grandi viaggi in compagnia, poco stancante e allo stesso tempo in grado di soddisfare le velleità corsaiole del suo fortunato proprietario. Il poderoso V8 da 300 CV della 928 S messa a disposizione dal Porsche Museum è capace di riprendere in quinta già dai 1.200 giri senza battere ciglio, con un suono pieno ma vellutato che riempie le orecchie in modo gentile. È solerte ad ogni pressione del gas e ha un range d’utilizzo invidiabile, ma non aspettatevi una spinta rabbiosa, il V8 non diventa mai aggressivo. Per chi ama i calci nella schiena esistono i 4 cilindri turbo.Nota dolente, un cambio poco preciso, e soprattutto con una corsa che definire lunga è un’eufemismo. Gran ferro, la 928. L’unica gran turismo nonché l’unica Porsche ad avere vinto il premio “Auto dell’Anno” – correva l’anno 1978.  Ma quello che conta davvero è l’apprezzamento del pubblico, e chi entrava nelle concessionarie Porsche preferiva quasi sempre l’iconica 911. Che evidentemente non era affatto da sostituire.
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Buick Skylark (1954): un mito per l’estate

La Buick Skylark del 1954 è una delle cabriolet statunitensi più esclusive di sempre: per averla bisogna sborsare almeno 100.000 euro (e recarsi negli USA perché qui è introvabile).Buick Skylark (1954): le caratteristiche principaliLa Buick Skylark del 1954 rappresenta un netto passo indietro rispetto alla versione del 1953: la base tecnica, infatti, non è più condivisa con la Roadmaster e la Super ma è la stessa delle meno pregiate Century e Special. Il risultato? Dimensioni esterne più compatte e un peso ridotto che migliorano il comportamento stradale ma anche un abitacolo (in grado di ospitare quattro persone) più angusto.Il design – più semplice nella zona anteriore – presenta una coda più elaborata impreziosita da voluminose pinne cromate. Il pubblico non l’apprezza (colpa dei prezzi alti e della piattaforma meno nobile) e la produzione viene interrotta dopo solo un anno.Buick Skylark (1954): la tecnicaIl motore della Buick Skylark del 1954 è identico a quello della variante del 1953: un 5.3 V8 con potenze comprese tra 145 e 190 CV.Buick Skylark (1954): le quotazioniLe quotazioni della Buick Skylark del 1954 sono alte (130.000 euro) ma in realtà per portarsi a casa un esemplare ben tenuto – abbastanza semplice da trovare negli USA – “sono sufficienti” 100.000 euro. Tra tutte le Skylark realizzate in questi anni solo la prima serie del 1953 vale di più.
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Pneumatici per auto d’epoca: tanta scelta per le Porsche

Trovare gli pneumatici adatti ad un’auto d’epoca non è semplice, a meno che non si possegga una “storica” firmata Porsche. Esistono infatti ben 2.200 raccomandazioni (qui l’elenco completo) per tutti i tipi di gomme Classic omologate dalla Casa tedesca e destinate alle sportive Oldtimer e Youngtimer del marchio di Zuffenhausen. Non tutti sanno che circa il 70% di tutte le vetture costruite finora dal brand di Stoccarda è ancora in circolazione.Porsche ha sviluppato, testato e approvato numerosi pneumatici contraddistinti dall’indice di specifica N che attesta l’omologazione del marchio teutonico. Non si tratta di riedizioni di modelli storici ma di gomme moderne con un design che strizza l’occhio al passato. La composizione del materiale ne garantisce le migliori proprietà in termini di trazione e resistenza, la struttura portante corrisponde a quella delle carcasse delle gomme attuali e anche per la mescola si sfruttano gli additivi utilizzati nella tecnologia degli pneumatici di oggi. In sintesi i nuovi pneumatici Classic uniscono un’ottima aderenza ad un buon valore di resistenza al rotolamento e soddisfano tutti i criteri di omologazione delle attuali normative UE.Nella messa a punto degli pneumatici Classic Porsche i collaudatori della Casa tedesca hanno collaborato con il pilota tedesco Walter Röhrl (due volte campione del mondo rally nel 1980 e nel 1982). Nell’attuale serie di test oltre agli pneumatici Pirelli CN36 erano disponibili anche i Pirelli P7 e P Zero Rosso. Oltre alle gomme per vetture Oldtimer e Youngtimer adatte al normale impiego su strada Porsche ha anche sviluppato coperture speciali per le auto storiche da corsa come i P Zero Trofeo R (concepite come semi slick e proposte in dimensioni che variano dai 16 ai 18 pollici).
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SUV diesel economiche: 10 proposte nuove sotto i 21.000 euro

Le SUV sono sempre più amate dagli italiani: oggi chi cerca un’auto nuova sceglie generalmente le trendy e pratiche crossover a scapito delle più tradizionali piccole e compatte.In questa guida all’acquisto abbiamo trovato dieci Sport Utility diesel nuove economiche che si acquistano con meno di 21.000 euro: una cifra alla portata di molte famiglie.L’elenco delle SUV turbodiesel meno care è composto soprattutto da modelli francesi ma non mancano proposte di altre nazioni. Di seguito troverete una breve descrizione e i prezzi di queste vetture.Citroën C4 Cactus BlueHDi Live   18.500 euroLa Citroën C4 Cactus BlueHDi Live ha molte frecce al proprio arco: il peso contenuto rende la comoda SUV transalpina scattante (10,7 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h), divertente e poco assetata di carburante (32,3 km/l dichiarati).Le note negative riguardano la versatilità: in tre dietro si sta strettini e i passeggeri posteriori più alti non hanno molti centimetri a disposizione della testa.Dacia Duster 1.5 dCi 90 CV Ambiance 12.900 euroLa Dacia Duster 1.5 dCi 90 CV Ambiance è la SUV diesel più economica del listino e può vantare oltretutto una dotazione di serie arricchibile senza problemi attingendo al ricco listino degli optional.Caratterizzata da finiture poco curate e da un propulsore non particolarmente brillante (“0-100” in quasi 15 secondi), non è il massimo della silenziosità.Fiat 500X 1.3 MultiJet Pop     19.250 euroLa Fiat 500X 1.3 MultiJet Pop è la variante a gasolio più accessibile della SUV più amata dagli italiani.Il motore turbodiesel da 95 CV ha una cilindrata contenuta che consente di risparmiare al momento di stipulare una polizza RC Auto.Ford EcoSport 1.5 TDCi Plus    19.750 euroGrazie all’eliminazione della ruota di scorta sporgente (ora optional) la Ford EcoSport 1.5 TDCi Plus può vantare ora dimensioni esterne molto contenute: è infatti lunga solo 4,01 metri.Gli ingombri ridotti aiutano nelle manovre di parcheggio ma lo spazio per le gambe di chi si accomoda dietro continua a non convincere.Mahindra XUV500 FWD W6    19.427 euroSette posti, un abitacolo spaziosissimo e un motore potente (140 CV) a meno di 20.000 euro: cosa chiedere di più alla Mahindra XUV500 W6?La robusta e ingombrante (4,59 metri di lunghezza) SUV indiana non è molto agile nelle curve e il propulsore 2.2, oltre ad avere una cilindrata elevata, beve parecchio per via della mole considerevole del corpo vettura: 15,4 km/l.Nissan Juke 1.5 dCi Visia     19.050 euroLa Nissan Juke 1.5 dCi Visia è l’unica crossover a gasolio della Casa giapponese acquistabile con meno di 20.000 euro.Realizzata sullo stesso pianale della Cube (ve la ricordate?), punta – come la cugina ormai sparita dai nostri listini – sul design originale per conquistare il pubblico.Peugeot 2008 BlueHDi 75 Access  17.460 euroLa Peugeot 2008 BlueHDi 75 Access beneficerà presto di un lifting estetico e questo consentirà di acquistare con un forte sconto i modelli pre-restyling.Il motore 1.6 turbodiesel da 75 CV – pur essendo il meno potente del lotto – riesce a spingere senza problemi la piccola crossover del Leone.Renault Captur dCi 90 CV Life    18.850 euroLa Renault Captur dCi 90 CV Life è una piccola SUV realizzata sulla stessa base della Clio molto apprezzata nel nostro Paese (e non solo).I suoi punti di forza? Lo stile e la praticità: l’utile divano posteriore scorrevole è di serie su tutta la gamma.Ssangyong Tivoli 1.6d Start    17.750 euroLa Ssangyong Tivoli è, a nostro avviso, un’ottima scelta per chi vuole una SUV diesel economica.Dotata di un motore elastico e di un abitacolo spazioso, ha un design gradevole e un assetto tendente al rigido che penalizza il comfort aumentando però il piacere di guida.Suzuki S-Cross 1.6 DDiS Fun    20.900 euroLa Suzuki S-Cross 1.6 DDiS Fun è l’unica proposta della nostra guida all’acquisto che supera i 20.000 euro.Rispetto alla “cugina” Vitara ha un design meno originale ma è più spaziosa, meno cara e presenta finiture più curate.
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Porsche Cayenne Platinum Edition

Come da tradizione anche per la nuova Porsche Cayenne ritorna l’edizione esclusiva Platinum Edition.Disponibile con le motorizzazioni V6 Diesel da 250 CV e S E-Hybrid da 420 CV, la Porsche Cayenen Platinum Edition viene offerta con prezzi rispettivamente di 77.836 Euro e 93.971 Euro. Gli ordini sono già partiti mentre le prime consegne sono previste a giugno.Segni di riconoscimento esteticiEsteticamente la serie speciale Platinum Edition della Porsche Cayenne si riconosce per i passaruota maggiorati che ospitano cerchi, di serie, da 20 pollici RS Spyder Design. La carrozzeria viene proposta in colore nero o bianco, ma come optional sono disponibili anche le colorazioni metallizzateNero Jet, Purpurite, Mogano, Bianco Carrara o Argento Rodio.All’interno dell’abitacolo troviamo i sedili sportivi in pelle con regolazione elettrica a otto vie, la fascia centrale in Alcantara e lo stemma Porsche sui poggiatesta.Equipaggiamento di serieI modelli Cayenne della Platinum Edition dispongono, di serie, di un ricco equipaggiamento con: fari principali Bi-Xenon con Porsche Dynamic Light System (PDLS), servosterzo Plus, ParkAssistant anteriore e posteriore, dispositivo antiabbagliante automatico per specchi retrovisori esterni e interno, cristalli Privacy, listelli sottoporta Platinum Edition e climatizzazione dell’abitacolo a vettura ferma.Non mancano, poi, tutti gli accessori high-tech della gamma come il Porsche Communication Management (PCM) di ultima generazione con navigazione online, modulo Connect Plus e BOSE® Surround Sound-System. 
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