Monthly Archives: febbraio 2017

BMW M240i by AC Schnitzer

Anche se la compatta sportiva per eccellenza della gamma BMW è la nuova M2, oggi la protagonista è la M240i, un passo indietro alla M totale ma che, nel caso di questa preparazione firmata AC Schnitzer, non ha nulla a che invidiare alla piccola coupé bavarese.E infatti il tuner tedesco ha messo mano alla meccanica ricavando dal propulsore sei cilindri a benzina ben 400 CV (+60 CV) e 600 Nm di coppia massima (+100 Nm).L’aumento di potenza è stato ottenuto grazie ad una riprogrammazione della centralina e a un nuovo sistema di scarico. Anche dal punto di vista telaistico la M240i di AC Schnizer presenta delle novità, come le nuove sospensioni interamente regolabili.Esteticamente si distingue dalla versione originale per il body kit aerodinamico composto da un nuovo splitter frontale, nuove minigonne più pronunciate, passaruota maggiorati, nuovi specchietti retrovisori e due alettoni posteriori a scelta, uno dei quali evidentemente ispirato alla M4 GTS. Inediti anche i cerchi da 19 pollici. All’interno sono stati montati dei nuovi sedili Recaro, un nuovo volante, pedali in alluminio e una nuova impugnatura del freno a mano. Il prezzo complessivo di questo tuning ammonta a 35.899 euro. 
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Seat al Mobile World Congress guarda al futuro

Previsioni del traffico in tempo reale, raccomandazioni lungo il percorso (ristoranti, negozi, servizi, ecc.) e suggerimenti in funzione di cambiamenti nella propria agenda sono solo alcune delle prestazioni parte dell’ecosistema digitale che la Seat presenta al Mobile World Congress (MWC).Il marchio spagnolo guarda al futuro annunciando che le vetture saranno in grado di offrire queste innovazioni tra il 2018 e il 2019. Delle tre megatendenze nel futuro del settore automobilistico (elettrificazione, guida autonoma e auto connessa), Seat sta spingendo sulla connettività per posizionarsi di fronte alle sfide degli anni a venire.Con l’obiettivo di convertirsi in apripista per la connettività dell’auto, Seat sta sviluppando un ecosistema digitale, a cui si accede attraverso il Seat ID, che ha l’obiettivo di personalizzare e potenziare l’esperienza dell’utente.“L’obiettivo della SEAT è poter fare passi in avanti e diventare leader nelle tecnologie che ci permettono di offrire un’esperienza facile, connessa e personalizzata. Tecnologie come quelle che oggi presentiamo al MWC, e che prevediamo di offrire nelle nostre auto a partire dal 2018-2019.In media, passiamo oltre 2,5 anni della nostra vita al volante. In orario di punta, inoltre, il tempo alla guida a Barcellona può aumentare fino a un 50%. La navigazione predittiva può aiutare a risolvere il problema, ma i sistemi di navigazione non lo sanno ancora”, ha annunciato Luca de Meo, presidente Seat.Uno dei nuovi spazi in cui Seat lavorerà sulla ricerca e mobilità sarà il Metropolis:Lab Barcelona, il sesto laboratorio del Gruppo Volkswagen, dove gli specialisti potranno contare su una flotta di vetture con cui Seat farà partire il progetto di car-sharing a Barcellona. La flotta includerà 10 eMii, il prototipo elettrico che oggi si presenta al MWC.
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Brawn GP, la F1 regina del 2009

La storia della Brawn GP in F1 non è molto lunga. La scuderia britannica corse infatti solo nel Mondiale 2009 portando a casa due titoli iridati (Piloti con Jenson Button e Costruttori) grazie ad una soluzione tecnica rivoluzionaria: il doppio diffusore. Scopriamo insieme la storia dell’ultimo team inglese iridato nel Circus.Brawn GP: la storiaLa storia della Brawn GP inizia nel dicembre 2008 quando la Honda – a causa della crisi economica – decide di ritirarsi dalla F1 dopo tre stagioni sotto le aspettative.Il 6 marzo 2009 la scuderia giapponese viene acquistata dal suo team principal Ross Brawn (artefice dei successi iridati di Michael Schumacher con la Benetton e con la Ferrari) e cambia nome in Brawn GP mantenendo gli stessi due piloti: il britannico Jenson Button e il brasiliano Rubens Barrichello.Nello stesso giorno viene svelata la monoposto: la BGP 001, progettata da ingegneri Honda ma adattata per ospitare motori Mercedes, presenta una verniciatura bianca e gialla (omaggio alla banana, cibo preferito di Ross Brawn) e un doppio diffusore. Una trovata tecnica rivoluzionaria che sfrutta una falla nel regolamento e che permette alla vettura “british” di avere un carico aerodinamico nettamente superiore a quello delle rivali.Doppietta al debuttoDopo aver brillato nei test la Brawn GP sorprende tutti anche al debutto nel Mondiale F1 2009 con una doppietta nel GP d’Australia (1° Button, secondo Barrichello). Ferrari, Red Bull e Renault protestano contro la soluzione del doppio diffusore adottata anche da Toyota e Williams ma la Federazione non riscontra violazioni al regolamento.La scuderia britannica vince ancora in Malesia con Button (che porta al team inglese il primo giro veloce della sua storia) in un GP interrotto dalla pioggia e si ripete in Bahrein, in Spagna (2° Barrichello), a Monte Carlo (2° Barrichello) e in Turchia.Segnali di crisiIl 21 giugno Button per la prima volta non sale sul podio (nel GP di Gran Bretagna Barrichello chiude in terza posizione) mentre in Germania nessuna delle due Brawn GP riesce a chiudere in “top 3”. La situazione si ripete dopo due settimane in Ungheria.Il riscatto di BarrichelloBarrichello porta a casa la prima vittoria al volante della Brawn GP a Valencia e si ripete a Monza con l’ultima doppietta (nonché l’ultimo successo) per la scuderia britannica.Due Mondiali in un annoLa Brawn GP comincia ad essere meno performante delle concorrenti ma gli ottimi risultati ottenuti nella prima parte della stagione permettono alla scuderia inglese di amministrare il vantaggio. In Brasile Button diventa campione del mondo grazie al quinto posto a Interlagos e il team britannico si aggiudica il titolo Costruttori regalando al Regno Unito un Mondiale “marche” che mancava da undici anni.La sorprendente scuderia creata da Ross Brawn chiude la stagione (e l’attività) con un terzo posto di Button.Fine dei giochiQuindici giorni dopo l’ultimo Gran Premio iridato Ross Brawn vende la Brawn GP alla Mercedes e al fondo Aabar di Abu Dhabi. Nasce la scuderia Mercedes di F1, destinata a grandi cose. Ma questa è un’altra storia…
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Mercedes S63 AMG 4Matic by Fotstla

Il preparatore tedesco Fostla, con sede ad Hannover, presenta una spettacolare elaborazione della super coupé della Stella, la Mercedes S 63 AMG 4Matic: 5 metri di coupé, spinta dal poderoso V8 biturbo da 5.461 cc di cilindrata capace di 585 CV. Niente è impossibile per Dario Wallat, amministratore delegato Fostla, la cui filosofia è esaudire qualsiasi richiesta dei suoi clienti, come in questo caso.Livrea blu-cromoInnanzitutto per migliorare esteticamente l’ammiraglia a due porte di Casa Mercedes Fostla sceglie una livrea a dir poco appariscente in blu-cromo satinato che si sposa perfettamente con i cerchi cromati da 22 pollici firmati Prior Design e gommati con pneumatici da 265/30-22 all’anteriore e da 305/25-22 al posteriore.Upgrade meccanico esageratoSotto il cofano l’elaborazione meccanica eseguita in collaborazione con PP-Performance ha dell’incredibile. Dopo l’intervento il V8 della Mercedes S63 AMG 4Matic by Fotstla dichiara la bellezza di 740 CV (come la F12 Berlinetta) e una coppia motrice massima di 1.200 Nm. In pratica questo si traduce con uno scatto da 0 a100 km/h in 3,5 secondi, 4 decimi di secondo in meno rispetto alla S 63 AMG di serie. Il prezzo di questo tuning è di 25.000 euro.
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Auto economiche con cambio automatico: 10 proposte nuove sotto i 16.000 euro

Le auto con cambio automatico sono sempre più richieste in Italia e sono sempre di più le proposte economiche presenti in listino prive del pedale della frizione.In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte che costano meno di 16.000 euro.L’elenco delle dieci auto economiche con cambio automatico più interessanti che costano meno di 16.000 euro è composto da citycar e piccole e da vetture provenienti soprattutto dalla Germania, anche se non mancano mezzi di altre nazioni. Di seguito troverete una breve descrizione e i prezzi di questi veicoli.Citroën C1 Airscape 68 ETG 3p. Feel      13.100 euroLa Citroën C1 Airscape 68 ETG 3p. Feel (gemella delle citycar Peugeot 108 e Toyota Aygo) monta un cambio robotizzato a 5 rapporti e uno sfizioso tetto apribile in tela (che però ruba spazio alla testa dei passeggeri posteriori più alti).Il motore 1.0 tre cilindri a benzina da 69 CV offre il meglio quando si tirano le marce.Dacia Sandero 0.9 TCe Easy-R        11.150 euroLa Dacia Sandero 0.9 TCe Easy-R  – dotata di un cambio robotizzato a cinque rapporti e di un motore turbo tre cilindri a benzina da 90 CV – ha tanti punti di forza da non sottovalutare: tanto spazio per le spalle e le gambe dei passeggeri posteriori (merito delle dimensioni esterne ingombranti: oltre quattro metri di lunghezza) e un bagagliaio immenso.Senza dimenticare il prezzo incredibilmente basso unito ad una dotazione di serie completa che comprende – tra le altre cose – l’autoradio CD MP3 Aux USB Bluetooth e i fendinebbia.Ford Fiesta 1.0 EcoBoost 100 CV Powershift 3p. Plus 15.000 euroLa Ford Fiesta 1.0 EcoBoost 100 CV Powershift 3p. Plus è perfetta per chi vuole un’auto con cambio automatico (un valido doppia frizione a sei rapporti) ma non vuole rinunciare al piacere di guida.Il silenzioso motore turbo tre cilindri a benzina dell’Ovale Blu è un piccolo gioiello ricco di cavalli (100) e di coppia (170 Nm) in grado di regalare prestazioni molto interessanti (“0-100” in 10,8 secondi).Hyundai i10 1.0 A/T Comfort        13.100 euroLa Hyundai i10 1.0 A/T Comfort monta un cambio automatico piuttosto obsoleto.Una trasmissione a convertitore di coppia con soli quattro rapporti che incide negativamente sulle prestazioni e sui consumi di benzina del motore tre cilindri a benzina da 66 CV.Lancia Ypsilon 0.9 TwinAir Silver      15.900 euroLa Lancia Ypsilon 0.9 TwinAir Silver è l’auto più costosa tra quelle presenti nella nostra guida all’acquisto e oltretutto ha una dotazione di serie piuttosto povera: l’autoradio e i fendinebbia, ad esempio, sono optional.Dotata di un cambio robotizzato a 5 rapporti abbinato ad un motore bicilindrico (un po’ rumorosetto) dalla cubatura ridotta con 85 CV di potenza, ha ottenuto solo due stelle nei crash test Euro NCAP.Opel Karl 1.0 aut. Advance         12.800 euroLa Opel Karl 1.0 aut. Advance è una citycar caratterizzata da un divano posteriore un po’ stretto e da un motore non molto pronto ai bassi regimi.Il cambio automatico adottato dalla “baby” tedesca è un robotizzato a cinque rapporti mentre il propulsore tre cilindri genera una potenza di 75 CV.Renault Twingo SCe EDC Zen         13.300 euroLa Renault Twingo SCe EDC Zen – “cugina” della Smart forfour – monta un valido cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti abbinato ad un motore 1.0 tre cilindri a benzina da 69 CV.La trazione posteriore e il motore posteriore rubano però spazio al bagagliaio e l’abitacolo presenta qualche imprecisione di troppo alla voce “finiture”.Seat Mii 1.0 ASG 3p. Style         11.400 euroLa Seat Mii 1.0 ASG 3p. Style è la gemella della Skoda Citigo e della Volkswagen up!.La citycar spagnola è dotata di un cambio robotizzato a cinque rapporti e di un motore tre cilindri a benzina da 60 CV.Smart fortwo 70 twinamic          15.605 euroLa Smart fortwo 70 twinamic – come la Renault Twingo – monta un ottimo cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti e un motore 1.0 a tre cilindri da 71 CV poco assetato di benzina.Agile nel traffico grazie alle dimensioni “mignon” (2,70 metri di lunghezza), può accogliere solo due persone (ma l’abitacolo – progettato con cura – offre tanto spazio nella zona della testa). Trazione posteriore, motore posteriore e un bagagliaio – ovviamente – poco adatto ai grandi carichi.Volkswagen up! 1.0 ASG 3p.         12.900 euroLa Volkswagen up! 1.0 ASG 3p. è, a nostro avviso, la scelta migliore per chi cerca un’auto economica dotata di cambio automatico.La gemella della Seat Mii e della Skoda Citigo monta un motore tre cilindri a benzina da 60 CV abbinato ad un cambio robotizzato a cinque rapporti e offre tanto spazio senza essere troppo ingombrante.
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Toyota e il Mondiale Rally: la storia

Toyota e il WRC: un rapporto di amore/odio che ha portato alla Casa giapponese tante soddisfazioni – quattro Mondiali Rally Piloti con la Celica (1990 e 1992 con lo spagnolo Carlos Sainz, 1993 con il finlandese Juha Kankkunen e 1994 con il francese Didier Auriol) e tre titoli Costruttori (1993 e 1994 con la Celica e 1999 con la Corolla) – e qualche delusione (la squalifica del 1995).Scopriamo insieme la storia iridata del marchio nipponico, il brand non europeo più vincente del WRC insieme a Subaru.Toyota e il Mondiale Rally: la storiaLa storia di Toyota nei rally inizia nel 1972 quando la Casa del Sol Levante decide di affidare una Celica al pilota svedese Ove Andersson per correre nel RAC (9° al traguardo).Inizialmente si pensa di creare un team con base in Giappone ma per motivi logistici dovuti alla considerevole presenza di gare europee nel calendario iridato viene deciso di affidarsi alla scuderia di Andersson con sede a Uppsala, in Svezia. Poco dopo il quartier generale viene trasferito a Bruxelles, in Belgio.La prima vittoriaLa prima vittoria Toyota nel WRC arriva nel 1973 grazie, però, ad un pilota privato: il canadese Walter Boyce al volante di una Corolla Levin porta a casa la corsa statunitense Press-on Regardless.Nasce il TTENel 1975 vede la luce il TTE (Toyota Team Europe) e nello stesso anno è la volta del primo trionfo ufficiale grazie ad una Corolla Levin guidata dal finlandese Hannu Mikkola. Due anni più tardi la Casa nipponica porta a casa il terzo posto nel Mondiale Costruttori mentre risale al 1979 – anno di debutto della Celica Turbo – il trasferimento della squadra a Colonia. Ancora oggi la città tedesca ospita il reparto motorsport del marchio asiatico.Regina d’AfricaGli anni ’80 si aprono per Toyota con la vittoria dello svedese Björn Waldegård nel Rally di Nuova Zelanda al volante della Celica 2000 GT.La svolta arriva nel 1983 con la Toyota Celica Twincam Turbo, una coupé particolarmente adatta alle gare in Africa visto che sale sul gradino più alto del podio solo in Costa d’Avorio (1983 e 1986 con Waldegård e 1985 con Kankkunen) e al Safari (1984 e 1986 con Waldegård e 1985 con Kankkunen).La Celica GT-FourLa Celica GT-Four – la prima auto da rally a trazione integrale del brand del Sol Levante – vede la luce nel 1988 e l’anno successivo (grazie al successo di Kankkunen in Australia e all’arrivo del talento spagnolo Sainz) il marchio giapponese conquista il secondo posto iridato tra i Costruttori.Sei Mondiali in cinque anniNel 1990 la Toyota conquista il suo primo Mondiale Rally WRC grazie a Sainz, primo tra i Piloti con quattro successi (Acropoli, Nuova Zelanda, 1000 Laghi e RAC). Il trionfo di Waldegård al Safari non è sufficiente, invece, per portare a casa il titolo Costruttori. L’anno successivo arrivano sei successi (Sainz a Monte Carlo, in Portogallo, al Tour de Corse, in Nuova Zelanda e in Argentina e il tedesco Armin Schwarz primo al Catalunya).Il debutto della Celica ST 185 nel 1992 coincide con il secondo Mondiale Piloti per Sainz (primo al Safari, in Nuova Zelanda, al Catalunya e al RAC) ma neanche in questa stagione – nonostante il gradino più alto del podio rimediato in Svezia dal driver locale Mats Jonsson – la Casa giapponese riesce a trionfare tra le Marche.La svolta arriva nel 1993 quando la Toyota acquista Toyota Team Europe e le cambia nome in Toyota Motorsport. Kankkunen trionfa tra i Piloti grazie a cinque vittorie (Safari, Argentina, 1000 Laghi, Australia e RAC) e grazie ad altri due successi (Auriol a Monte Carlo e Jonsson in Svezia) la Casa del Sol Levante diventa il primo brand asiatico a laurearsi campione del mondo Rally tra i Costruttori.Il dominio continua l’anno successivo con Auriol campione del mondo Piloti (primo al Tour de Corse, in Argentina e a Sanremo) e con il secondo Mondiale Costruttori grazie ai trionfi di Kankkunen in Portogallo e del keniota Ian Duncan al Safari.La squalifica del 1995Il 1995 è un anno da dimenticare per la Toyota: la Casa asiatica porta a casa una sola vittoria con Auriol al Tour de Corse ma viene esclusa dalla classifica del Mondiale Rally e squalificata dal WRC per 12 mesi dopo essere stata pizzicata nella penultima prova stagionale (Catalunya) con un motore modificato per violare il regolamento.Il declino e la rinascitaLe Celica GT-Four private ottengono cinque podi in due anni. Per il ritorno della Casa del Sol Levante come “ufficiale” bisogna attendere la fine della stagione 1997 e la Corolla WRC.La compatta asiatica porta a casa tre vittorie nel 1998 (Sainz a Monte Carlo e in Nuova Zelanda e Auriol al Tour de Corse) e l’anno successivo regala alla Toyota il terzo – e per il momento ultimo – Mondiale WRC Costruttori con un solo successo (Auriol in Cina). Al termine della stagione il brand asiatico abbandona il Mondiale Rally per concentrarsi sulla F1.Il ritorno con la YarisNel 2017 – dopo 18 anni di assenza – Toyota torna nel Mondiale Rally WRC con una Yaris affidata a due piloti finlandesi: Jari-Matti Latvala e Juho Hänninen.La piccola giapponese sorprende tutti nelle prime due gare stagionali grazie a Latvala, secondo a Monte Carlo e addirittura sul gradino più alto del podio in Svezia.
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Le berline Cadillac del secondo dopoguerra: eleganti e appariscenti

Le berline Cadillac prodotte dal 1946 al 1952 sono mezzi ideali per chi ama le auto d’epoca. Le due generazioni di Series 61 e 62 realizzate in quel periodo sono infatti eleganti, appariscenti e facili da trovare. Il tutto a cifre alla portata di molte tasche (poco più di 10.000 euro).Le berline Cadillac del secondo dopoguerra: le caratteristiche principaliNel 1946 la Cadillac è reduce – come tutte le altre Case statunitensi – dalla Seconda Guerra Mondiale e per questa ragione si deve accontentare di riproporre sul mercato varianti aggiornate di vetture realizzate prima del conflitto.La terza generazione della Series 61, ad esempio, risale al 1942: lunga quasi cinque metri e mezzo (5,46, per la precisione) e spaziosissima (merito del passo di 3,20 metri), monta un cambio manuale a tre marce.La seconda serie della Cadillac Series 62, anch’essa del 1942, è invece la prima auto del marchio americano ad essere prodotta dopo la fine del conflitto: ancora più ingombrante (lunga 5,57 metri), è disponibile anche con un cambio automatico a quattro rapporti.Nel 1948 arrivano in contemporanea la quarta generazione della Series 61 e la terza evoluzione della Series 62, realizzate sullo stesso pianale e molto simili esteticamente. La seconda ha un aspetto più lussuoso per via della maggiore presenza di cromature. L’anno seguente la “61” guadagna un bagagliaio più capiente.Il 1950 è l’anno in cui la meno prestigiosa Cadillac Series 61 passa ad un pianale più compatto che la costringe ad avere un design più massiccio e meno filante. Nel 1951 si assiste ad un restyling che porta freni più potenti.La Series 62 risponde con un cofano più lungo e con elementi ancora più lussuosi: nel 1951 arrivano vistosi inserti cromati sulle portiere mentre l’anno successivo è la volta di scritte in oro per celebrare il mezzo secolo di attività della Casa statunitense. Il portellone diventa più alto per aumentare lo spazio destinato ai bagagli ed entrano nella dotazione di serie le luci di retromarcia e i doppi scarichi.La tecnicaLa gamma motori delle berline Cadillac del secondo dopoguerra è inizialmente composta da due unità V8 a benzina: un 5.4 a valvole in testa e un 5.7 a valvole laterali. Il nostro consiglio è quello di acquistare i modelli dal 1949 al 1952 dotati di un nuovo 5.4 V8 da 160 CV a valvole in testa.Le quotazioniLa cifra necessaria per portarsi a casa le Series 61 e 62 prodotte dal 1946 al 1952 si aggira intorno agli 11.000 euro. In questo periodo di crisi – nel quale le auto che consumano tanto non sono molto apprezzate – è possibile però fare l’affare e ottenere il modello desiderato anche a meno di 10.000 euro. Trovarle in Italia non è difficile, i ricambi sono abbastanza comuni ma vanno ordinati soprattutto negli USA.
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10 anni garanzia Nissan Qashqai: mancano 7 giorni alla fine della promozione

Mancano solo 7 giorni alla fine delle promozioni Nissan che regalano 10 anni di garanzia a tutti gli italiani che acquistano una Qashqai. L’offerta, attiva nei mesi di gennaio e febbraio 2017 per festeggiare i 10 anni della SUV giapponese, non potrà essere prorogata ulteriormente.L’offerta di 10 anni di garanzia in omaggio sulla Nissan Qashqai ha riscosso un grande successo: a gennaio 2017 è stato infatti registrato il record di preventivi e contratti della seconda generazione della crossover nipponica.La seconda serie della Nissan Qashqai – disponibile a trazione anteriore o integrale – è commercializzata in Italia dal 2014 e ha una gamma motori composta da quattro unità turbo: due DIG-T a benzina (1.2 da 116 CV e 1.6 da 163 CV) e due diesel dCi (1.5 da 110 CV e 1.6 da 131 CV). Prezzi da 20.830 euro.
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Nuova Nissan Micra, arriva il configuratore on line

In attesa di portare nelle concessionarie (entro la metà di marzo) la nuova Nissan Micra, il marchio nipponico lancia sul suo sito italiano www.nissan.it il nuovo configuratore che permette di visualizzare in tempo reale la vettura costruita passo passo dal cliente.Il risultato è un’immagine della vettura in 3D che può essere ruotata per una visione più completa. Inoltre, con un semplice clic, si può passare dagli esterni all’abitacolo, anche questo apprezzabile con visone a 360°.Nuova Micra, nata per rivoluzionare, portare scompiglio e stabilire nuovi standard di riferimento, con le sue 3 motorizzazioni, i suoi 5 allestimenti, i 10 colori esterni e le 110 combinazioni di personalizzazioni per esterni e interni ha dato filo da torcere agli sviluppatori informatici.Gli specialisti che hanno lavorato al progetto hanno dovuto mettere assieme e organizzare un’enorme mole di dati, per dare luogo alle oltre 5.000 differenti configurazioni della vettura. Accessibile da PC, tablet e smartphone il nuovo configuratore è in grado di replicare le innumerevoli soluzioni di tecnologia e stile offerte da Nuova Micra, che permettono ai clienti di esprimere al meglio la propria personalità.Dallo scorso dicembre la vettura è ordinabile presso tutte le concessionarie della Rete Nissan, con prezzi a partire da 12.600€ per la versione Visia, equipaggiata con motore tre cilindri benzina, da 1.0 litri e 73 CV di potenza.Disponibile anche nelle versioni Visia + a partire da 13.800€, Acenta a partire da 14.800€, N-Connecta a partire da 16.700€ e Tekna a partire da 17.700€.Le motorizzazioni disponibili sono: 3 cilindri benzina 0.9 L turbo IG-T da 90CV, 3 cilindri benzina 1.0 L aspirato da 73 CV e 4 cilindri diesel 1.5 L dCi da 90CV. 
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Aston Martin Vantage Red Bull Racing Edition

La futura AM-RB 001 disegnata da Adrian Newey non sarà l’unico frutto dello sposalizio tra Aston Martin e Red Bull. Dalla collaborazione tra i due marchi nasce un’edizione speciale dedicata alle Aston Martin Vantage con motore V8 e V12 e rinominata Red Bull Racing Edition. Personalizzata dalla divisione speciale ‘Q’ di Gaydon sfoggia una carrozzeria in Blu Marina con dettagli a contrasto in rosso e pinze dei freni in giallo, una tonalità simile a quella delle monoposto Red Bull. Ma sarà disponibile anche in grigio metallizzato. Queste edizioni speciali della Aston Martin Vantage e Vantage S Red Bull Racing Edition porteranno anche le firme d’eccellenza dei piloti del team di Formula 1, Daniel Ricciardo e Max Verstappen e sfoggeranno interni con logo Red Bull Racing in bella vista, placche sui battitacco e volante in Alcantara. Tra gli altri dettagli ci sono anche gli splitters, la griglia frontale e il diffusore posteriore in fibra di carbonio. 
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