Nuova Audi RS6 Avant: fotografie e informazioni ufficiali

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La nuova Audi RS6 Avant 2020 è una delle sei novità RS che la Casa di Ingolstadt porterà quest’anno al Salone di Francoforte 2019. Una valanga di novità sportive con cui il marchio dei Quattro Anelli festeggia i 25 anni della divisione sportiva. La familiare arrabbiata, tutta rinnovata rispetto al modello precedente, arriverà in concessionaria nei primi mesi del 2020.

Look più maturo

 

Esteticamente diventa più matura con elementi inediti e specifici, come il lungo cofano pieno di nervature che mostrano i muscoli e i passaruota allargati che la fanno crescere di 8 cm (in larghezza) rispetto alla A6 standard. Ridisegnati per la nuova RS6 Avant anche i gruppi ottici anteriori (su richiesta Matrix LED). Il paraurti posteriore sfoggia nuove linee più aggressive e nuovi terminali di scarico ovali, neri nel caso del sistema sportivo. Il contatto con l’asfalto avviane attraverso i cerchi da 21 pollici (da 22 in optional), con due diverse possibilità per l’impianto frenante: in acciaio con dischi anteriori da 420 mm o in carboceramica, più leggero di 34 kg, con dischi da 440 mm. In entrambi i casi i dischi posteriori sono da 340 mm. Rispetto al telaio, volendo si potrà richiedere anche il sistema delle 4 quattro ruote sterzanti.

Interni

 

All’interno la novità più stuzzicante è il nuovo tasto RS posizionato sulla razza destra del volante e attraverso cui il guidatore può accedere alle informazioni fondamentali dell’Audi RS6 Avant come la taratura delle sospensioni, del motore e della trasmissione, la regolazione dello sterzo delle sospensioni e del differenziale, oltre al sound del motore. Lo schema delle sospensioni prevede, al retrotreno, sospensioni adattive ad aria e su richiesta si può richiedere anche il Dynamic Ride Control. La trazione è integrale con il sistema di ripartizione della coppia che arriva a distribuire la potenza fino all’85% solo al posteriore.

Oltre 300 all’ora…

Tornando al cofano, sotto il portellone anteriore dell’Audi RS6 Avant 2020, si nasconde il V8 biturbo da 4.0 litri in grado di sprigionare fino a 600 CV e 800 Nm di coppia erogata tra i 2.050 e i 4.500 giri. Sulla carta dichiara uno sprint da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi e una velocità massima, limitata, di 250 km/h. I più esigenti potranno però installare il Dynamic Package Plus che sblocca la velocità e permette alla RS6 Avant di volare fino a 305 km/h.

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Bugatti EB110: la Nuova Era con il Tricolore nel sangue

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Alla fine degli anni ’80, la visione dell’imprenditore italiano Romano Artioli iniziò a trasformare in realtà il suo grande sogno: creare una nuova Bugatti, la prima dal 1956. Seguendo lo spirito di Ettore, Artioli non mise limiti al ritorno del marchio con un modello tanto estremo quanto lussuoso.

Campogalliano: il tempio della rinascita

La Bugatti EB110 venne così creata da zero, senza antenate alle spalle. Tutto era nuovo, dalla centralina elettronica del V12, la trasmissione e la trazione integrale, passando per la monoscocca in fibra di carbonio. Il tutto assemblato con l’ampio uso di materiali speciali e tecniche sofisticate.

Modellata dai migliori designer e ingegneri dell’epoca, la nuova supercar italiana – venne prodotta nel nuovo modernissimo quartier generale trasferito da Molsheim a Campogalliano (MO) – presentava tecnologie all’avanguardia che sono ancora oggi innovative, quasi tre decenni dopo. In effetti, molti dei componenti tecnologici della Bugatti EB110 si trovano ancora anche nella Bugatti Veyron e nella stessa Chiron.

Tecnologia moderna

La monoscocca in fibra di carbonio, la prima del suo tipo per un’auto di produzione, pesava solo 125 chilogrammi. Il design nasceva dalla matita prestigiosa di Marcello Gandini, uno dei designer di auto più talentuosi e prestigiosi di tutti i tempi.

Il motore era semplicemente eccezionale: con soli 3,5 litri e con l’assistenza di quattro turbocompressori compatti, erogava 560 CV nella versione GT (550 milioni di lire) e 611 CV (670 milioni di lire)  nella variante Super Sport. Il sofisticato sistema di trazione integrale – con una ripartizione della coppia di 28/72 – le dava un grip senza fine, contribuendo sia alle prestazioni che alla sicurezza.

Tra l’altro la Bugatti EB110 SS ha battuto diversi record di velocità mondiale, raggiungendo i 351 km/h, ancora oggi un valore invidiabile. Lo sprint da 0 a 100 km/h  lo copriva in 3,26 secondi ed era in grado di percorrere 1.000 metri in 21,3 secondi, un altro mondo rispetto alle concorrenti contemporanee.

Un triste epilogo

Con la creazione dell’EB110, Bugatti si catapultava ai vertici del mondo automobilistico, esattamente dove Romano Artioli ed Ettore Bugatti avevano sempre visto il marchio. Peccato che questa avventura non ebbe la fortuna che si meritava. Rimase in commercio solo 4 anni, dal ’91 al ’95 per poi uscire di scena con ancora molti ordini non accontentati. Saranno state le spese eccessive per la sua creazione o, come sostenne Romano Artioli, il complotto occulto di una Casa concorrente, fatto sta che l’ambizioso progetto fin’ male e qualche anno dopo la Bugatti venne rilevata dal Gruppo Volkswagen.


Anteprime

Bugatti Centodieci, un omaggio all’antenata di Campogalliano

Svelata a Pebble Beach la nuova esclusiva serie limitata basata sulla Chiron. 1.600 CV e 8 milioni di euro…

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Mercedes classe C, la storia del design

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La Mercedes classe C è una berlina premium molto apprezzata: quando è nata era il modello più accessibile della Casa tedesca mentre oggi rappresenta la scelta ideale per i macinatori di chilometri che cercano un mezzo raffinato e non vogliono uno stile troppo “urlato”.

Scopriamo insieme la storia del design della Mercedes classe C, l’evoluzione delle forme delle quattro serie della “segmento D” di Stoccarda.

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Mercedes classe C prima generazione W202 (1993)

La prima generazione della Mercedes classe C è meno spigolosa dell’antenata 190 e può vantare elementi stilistici presi in prestito dalle sorelle maggiori classe E e classe S e un posteriore originale impreziosito da gruppi ottici a sviluppo verticale.

Nel 1996 vede la luce la station wagon, caratterizzata da una gradevole coda tondeggiante, mentre l’anno seguente è la volta di un leggero restyling.

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Mercedes classe C seconda generazione W203 (2000)

La seconda generazione della Mercedes classe C – nata nel 2000 – rappresenta una rivoluzione stilistica rispetto al passato: linee filanti e aerodinamiche ricche di curve, zona posteriore con gruppi ottici triangolari e un frontale con doppi fari ovali uniti.

Alle varianti berlina e station wagon si aggiunge la SportCoupé: una sportiva versatile (ha il portellone posteriore) con una coda molto originale – lunotto in due pezzi separato da uno spoiler – e un frontale con la stella integrata nella mascherina. Il restyling del 2004 porta lievi modifiche estetiche.

Mercedes classe C terza generazione W204 (2007)

In occasione della terza generazione della Mercedes classe C del 2007 tornano gli spigoli (nuovamente trendy nella seconda metà dello scorso decennio). Sparisce la versione SportCoupé (l’erede CLC, nient’altro che un profondo restyling, non è più considerata parte della famiglia) mentre la station wagon si presenta con una coda più verticale per aumentare il volume del bagagliaio.

Lo stile si fa più aggressivo: arriva la stella al centro della calandra anche su alcune versioni delle varianti a quattro porte e station wagon mentre dentro il cruscotto con tre strumenti circolari regala un tocco di sportività.

Il restyling del 2011 della terza serie della Mercedes classe C porta cambiamenti importanti al frontale (gruppi ottici e paraurti modificati) e nello stesso anno debutta la variante Coupé a due porte piuttosto tradizionale nelle forme.

Mercedes classe C quarta generazione W205 (2014)

Con la quarta generazione della Mercedes classe C – svelata nel 2014 – si torna alle linee tonde e filanti con un design che ricorda molto (troppo?) quello della sorella maggiore classe E. Per quanto riguarda gli interni segnaliamo la consolle centrale impreziosita da tre bocchette d’aerazione e da un ampio tablet (non touchscreen) che sovrasta la plancia.

Grandi novità per la station wagon, per la prima volta con gruppi ottici a sviluppo orizzontale integrati in parte nel portellone (soluzione adottata da tempo da molte concorrenti tedesche). Nel 2015 arriva la Coupé – molto seducente e con uno stile che riprende in piccolo quello della classe S Coupé – mentre l’anno seguente debutta l’elegante variante Cabriolet con una capote in tessuto. Il restyling del 2018 non porta grandi cambiamenti estetici.

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Lotus Esprit S4 e S4S (1993): 4 cilindri, tanto divertimento

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Le Lotus Esprit S4 e S4S – vendute intorno alla metà degli anni ’90 – non sono le ultime varianti a quattro cilindri della supercar britannica (privilegio che spetta alla GT3) ma sono a nostro avviso le più equilibrate.

Lotus Esprit S4 e S4S (1993): le caratteristiche principali

La Lotus Esprit S4 viene presentata nel 1993 e si distingue dalla serie precedente X180 per un design più moderno e per il servosterzo di serie.

La più vistosa S4Salettone posteriore e cerchi OZ – vede invece la luce nel 1995. Entrambe le vetture – caratterizzate da prestazioni eccellenti, da uno sterzo preciso e da un impianto frenante potente ma anche da un posto guida angusto per i più alti e da un bagagliaio praticamente inesistente – abbandonano le scene nel 1997.

Lotus Esprit S4 e S4 S (1993): la tecnica

La Lotus Esprit S4 monta un motore 2.0 turbo da 243 CV che le permette di raggiungere una velocità massima di 263 km/h e di accelerare da 0 a 100 chilometri orari in 5,4 secondi.

La variante S4S risponde con un 2.2 turbo da 305 CV (commercializzato per breve tempo e introvabile nel nostro Paese), rimpiazzato nel 1996 dal due litri “normale”.

Lotus Esprit S4 e S4S (1993): le quotazioni

Non fatevi ingannare dalle quotazioni che parlano di cifre di poco superiori ai 30.000 euro: in Italia per una Lotus Esprit S4 ci vogliono circa 45.000 euro, oltre 50.000 per una S4S 2.0.

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Lamborghini: a Monterey due serie speciali per Aventador e Huracan

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Approfittando della settimana grande dell’automobile in California, la Monterey Car Week, Lamborghini ha presentato due proposte speciali basate sulle due sportivissime della gamma. Una è la Aventador decappottabile più esclusiva della famiglia, l’altra è la sorella minore Huracan EVO GT Celebration, un omaggio alle vittorie nel Motorsport.

Lamborghini Aventador SVJ 63 Roadster

 

La prima è stata battezzata Lamborghini Aventador SVJ 63 Roadster ed’è un’edizione speciale limitata a 63 esemplari, numero che commemora l’anno della fondazione del marchio, il ’63. Tutte le unità sono già vendute e le prime consegne ai clienti inizieranno a patire dal 2020.

Questa SVJ Roadster speciale è stata creata dal dipartimento Centro Stile di Lamborghini insieme alla divisione Ad Personam, che si incarica delle creazioni speciali su richiesta dei clienti. Vanta otto combinazioni di colori per gli esterni e gli interni ed esteticamente si contraddistingue per gli elementi in fibra di carbonio lucido, come il tetto, il coperchio del motore, le prese d’aria e gli specchietti retrovisori. Spiccano anche i cerchi ‘Leirion’ in titanio opaco e id dettagli in arancione Dryope, così come l’immancabile stemma con il numero della serie.

Dentro predomina il design a tre colori, abbinato alle tappezzerie in Alcantara e a molti elementi ancora in carbonio, come per esempio la console centrale.

A livello tecnico è identica alla Super Veloce Jota Roadster, monta infatti il V12 aspirato da 770 CV a 8.500 giri e 720 Nm a 6.750 giri (con un rapporto peso potenza di 2,05 kg/ CV) che le permette di volare da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi e di superare abbondantemente i 350 km/h.

Huracán EVO GT Celebration

 

Altra novità svelata in California da Lamborghini è una Huracan speciale, anch’essa a tiratura limitata, in questo caso di soli 36 esemplari. Rende omaggio alle vittorie del modello nelle competizioni endurance, come la 24 Ore di Daytona 2018 e 20198 e la 12 Ore di Sebring.

Questa nuova Lamborghini Huracan EVO GT Celebration è un tributo alla Huracan GT3 EVO e sfoggia una decorazione che ricorda quella del GRT Grasser Racing Team, in verde e arancione. Per i clienti verranno offerti tre colori per la carrozzeria e altri tre colori per i dettaglia contrasto, per un totale di 9 combinazioni.

Oltre ai cerchi monodado da 20 pollici, sfoggia anche il dorsale numeri 11 e una placca in carbonio sul secondo montante con il numero della serie. I clienti avranno inoltre la possibilità di aggiungere una decorazione con il logo Lamborghini Squadra Corse, le bandiere dell’Italia e degli Stati Uniti e corone di alloro sul paraurti posteriore. Gli interni, infine, sono tappezzati con Alcantara con cuciture a contrasto nella stessa tonalità della carrozzeria.

Sotto pelle mantiene l’originale V10 aspirato da 5,2 litri della EVO, con i suoi 640 CV e 600 Nm. Sarà disponibile solo in Nordamerica e anche per lei le prime consegne sono previste per l’inizio del 2020.

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Mercedes: Classe A e Classe B EQ Power

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Il 2020 è la deadline che Mercedes-Benz si è imposta per raggiungere le 20 proposte di modelli ibridi plug-in in gamma. Queste attraverseranno trasversalmente tutta la famiglia Mercedes, dalle SUV (GLC e GLE EQ Power), passando per le ammiraglie e, finalmente, anche le più piccole della gamma: la Mercedes Classe A e la Classe B EQ Power. Le prime ad arrivare saranno, nei prossimi mesi, la Classe A 250 e, disponibile in versione hatchback e quattro porte, rispettivamente con prezzi da 36.944 euro e 37.301 euro, e la Mercedes Classe B 250 e con prezzi da 37.644 euro.

 

Il powertrain delle nuove Mercedes Classe A 250 e e Classe B 250 e è composto dal quattro cilindri a benzina da 1,3 litri da 160 CV e 250 Nm, abbinato a un motore elettrico da 102 CV e 300 Nm, montato all’interno della trasmissione a doppia frizione 8F-Dct. Nel complesso la potenza totale è di 218 CV e 450 Nm, 28 CV in più della 2.0 turbo

Ad alimentare il sistema ibrido delle Mercedes Classe A e B 250 e ci pensa una batteria agli ioni di litio da 15,6 kWh – che pesa 150 kg ed è posizionata sotto al piano del portabagagli -, grazie alla quale è possibile percorrere fino a 75 km in modalità elettrica (ciclo Nedc) con una velocità massima di 140 km/h. I consumi, a seconda della carrozzeria scelta, oscillano tra i 1,4 e 1,6 litri per 100 km, con emissioni di Co2 comprese tra i 32 e i 36 g per chilometro.

In quanto a prestazioni la più veloce delle tre varianti è la Classe A 250 che scatta da 0 a 100 km/h in 6,6 secondi. La berlina e la monovolume ci impiegano rispettivamente 6,7 e 6,8 secondi.

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Tesla Model S Performance (2019): pregi e difetti dell’ammiraglia elettrica statunitense

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La Tesla Model S Performance è la variante più cattiva dell’ammiraglia elettrica statunitense: fare affari sperando di trovare una km zero o un’aziendale del 2019 è impossibile, meglio acquistarla nuova (anche per avere la certezza di una batteria al massimo dell’efficienza). Scopriamo insieme i pregi e difetti dell’ecologica “berlinona” a trazione integrale californiana.

I pregi della Tesla Model S Performance del 2019

Abitabilità

Difficile stare scomodi su un’ammiraglia lunga quasi cinque metri.

Finitura

Materiali curati, assemblaggi migliorabili.

Dotazione di serie

Molto ricca: autoradio Bluetooth MP3 USB con lettore MP4, cerchi in lega, climatizzatore, cruise control adattivo, fari full LED con abbaglianti assistiti, fendinebbia, interni in pelle, navigatore, portellone ad apertura automatica, retrovisori ripiegabili elettricamente, sedili anteriori regolabili elettricamente e riscaldabili (con memoria lato guida), sensore luci, sensore pioggia, sensori di parcheggio anteriori con telecamera e assistente al parcheggio, sospensioni attive e tetto panoramico.

Capacità bagagliaio

La Tesla Model S può vantare due vani: uno piccolo anteriore e uno posteriore immenso (745 litri che diventano 1.645 quando si abbattono i sedili dietro).

Posto guida

Il sedile è comodo ma tutti i comandi sono concentrati su un display gigantesco poco intuitivo nella gestione.

Climatizzazione

Impianto molto potente, bocchette un po’ troppo piccole.

Sospensioni

Gli ammortizzatori rispondono in maniera adeguata sulle sconnessioni pronunciate.

Rumorosità

La Tesla Model S è silenziosissima come tutte le elettriche.

Motori

I due propulsori elettrici della Tesla Model S Performance generano una potenza complessiva pazzesca: 613 CV. Tutti disponibili fin da subito…

Sterzo

Un comando preciso ma non molto sensibile che predilige le andature rilassate.

Prestazioni

Da urlo: 250 km/h di velocità massima e 3,2 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari. Un valore che può scendere addirittura a 2,6 secondi sugli esemplari dotati del pacchetto Ludicrous.

Dotazione di sicurezza

Completissima: airbag frontali, laterali e a tendina, frenata automatica, mantenimento di corsia, monitoraggio angolo cieco e riconoscimento segnali stradali. Il tutto abbinato alle cinque stelle conquistate nei crash test Euro NCAP.

Tenuta di strada

La Tesla Model S può vantare un comportamento tanto coinvolgente quanto rassicurante nelle curve.

Autonomia

La Casa californiana dichiara una percorrenza di 590 km con una carica.

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I difetti della Tesla Model S Performance del 2019

Visibilità

Migliorabile: per fortuna ci sono i sensori di parcheggio anteriori e posteriori con telecamera.

Freni

L’impianto potrebbe essere più incisivo.

Prezzo

La Tesla Model S Performance nuova costa parecchio – 102.680 euro – ed è impossibile risparmiare con le km zero, le aziendali o le vetture in pronta consegna visto che si trovano solo le “vecchie” varianti 75D.

Tenuta del valore

Le auto elettriche non sono richieste sul mercato dell’usato: i (pochi) clienti delle vetture a emissioni zero cercano mezzi con batterie efficienti e si rivolgono quindi al nuovo.

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Dieci SUV turbo benzina a trazione anteriore con cambio automatico

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Le SUV turbo benzina a trazione anteriore con cambio automatico sono un’ottima scelta – in questi tempi di demonizzazione del diesel – per chi non percorre molti chilometri e cerca un mezzo versatile e non troppo ingombrante.

In questa guida all’acquisto troverete dieci SUV turbo benzina a trazione anteriore con cambio automatico lunghe meno di quattro metri e mezzo e con un prezzo inferiore ai 40.000 euro. L’elenco è composto soprattutto da vetture tedesche e da Sport Utility compatte anche se non mancano crossover piccole e mezzi provenienti da altre nazioni.

Dieci SUV turbo benzina a trazione anteriore con cambio automatico

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Audi Q3 35 TFSI – 36.400 euro

L’Audi Q3 35 TFSI è la variante più accessibile della seconda generazione della SUV compatta di Ingolstadt e monta un motore 1.5 turbo benzina da 150 CV abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a sette rapporti.

Una crossover “premium” – realizzata sullo stesso pianale della Skoda Octavia e della Volkswagen Tiguan – perfetta per chi cerca il massimo comfort: il propulsore è silenzioso e l’abitacolo è ottimamente insonorizzato.

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Jeep Renegade 1.3 T4 S – 31.700 euro

La Jeep Renegade 1.3 T4 S è la proposta più compatta tra quelle analizzate nella nostra guida all’acquisto: i 4,24 metri di lunghezza la rendono adatta al traffico cittadino ma lo spazio per le gambe dei passeggeri posteriori e per i bagagli latita.

La piccola SUV statunitense – realizzata sullo stesso pianale della Fiat 500X – ospita sotto il cofano un motore 1.3 turbo benzina da 150 CV abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti e nelle curve potrebbe anche divertire se solo il baricentro non fosse così alto.

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Mini Countryman Cooper Business Aut. – 31.700 euro

La Mini Countryman Cooper Business Aut. è una piccola SUV britannica che non offre molti centimetri alla testa dei passeggeri posteriori più alti.

La seconda generazione della crossover inglese – realizzata sullo stesso pianale della Clubman – monta un motore 1.5 turbo benzina tre cilindri da 136 CV (abbinato a un cambio automaticoconvertitore di coppia – a 8 rapporti) capace di regalare una spinta corposa ai bassi regimi.

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Mitsubishi Eclipse Cross 1.5 turbo 2WD aut. Diamond SDA – 34.950 euro

La Mitsubishi Eclipse Cross 1.5 turbo 2WD aut. Diamond SDA è una SUV compatta giapponese realizzata sullo stesso pianale della ASX e della Outlander caratterizzata da una dotazione di serie ricchissima. Qualche esempio? Cruise control adattivo, interni in pelle, monitoraggio angolo cieco, retrovisori ripiegabili elettricamente, sedile guidatore regolabile elettricamente e tetto apribile.

L’unica vettura analizzata nella nostra guida all’acquisto costretta a pagare l’ecotassa (1.100 euro) a causa delle emissioni alte non brilla alla voce “consumi” (il motore 1.5 turbo benzina da 163 CV abbinato a un cambio automatico CVT a variazione continua con otto rapporti prefissati beve parecchio). La particolare forma della coda toglie spazio al bagagliaio in configurazione a due posti ma i passeggeri più alti hanno tanti centimetri a disposizione della testa.

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Nissan Qashqai 1.3 DIG-T 160 CV DCT Tekna – 35.305 euro

La Nissan Qashqai 1.3 DIG-T 160 CV DCT Tekna monta un motore 1.3 turbo benzina da 159 CV abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a sette rapporti.

La seconda generazione della SUV compatta nipponica – realizzata sullo stesso pianale della Renault Kadjar – presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture.

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Opel Grandland X 1.2 T aut. Ultimate – 35.250 euro

La Opel Grandland X 1.2 T aut. Ultimate è una SUV compatta tedesca realizzata sullo stesso pianale della Peugeot 3008.

La crossover teutonica ospita sotto il cofano un motore 1.2 turbo benzina tre cilindri da 131 CV abbinato a un cambio automatico (convertitore di coppia) a otto rapporti.

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Peugeot 3008 PureTech Turbo 130 EAT8 GT Line – 34.080 euro

La Peugeot 3008 PureTech Turbo 130 EAT8 GT Line è una SUV compatta francese perfetta per chi vuole consumare poco.

La seconda generazione della crossover transalpina – realizzata sullo stesso pianale della Opel Grandland X e dotata di un motore 1.2 turbo benzina tre cilindri da 131 CV abbinato a un cambio automatico (convertitore di coppia) a 8 rapporti non molto vivace – presenta qualche fruscio aerodinamico di troppo alle alte velocità.

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Skoda Karoq 1.5 TSI SportLine – 31.600 euro

La Skoda Karoq 1.5 TSI SportLine è, secondo noi, una delle migliori SUV turbo benzina a trazione anteriore con cambio automatico in circolazione. La crossover ceca – realizzata sullo stesso pianale di numerosi altri modelli del Gruppo Volkswagen (Audi A3, Cupra Ateca, Seat Ateca e Volkswagen Golf) – convince non solo per il prezzo basso ma anche per i contenuti.

Il motore 1.5 turbo benzina da 150 CV abbinato a una trasmissione automatica a doppia frizione a sette rapporti è un piccolo gioiello molto vivace: solo 9 secondi per scattare da 0 a 100 km/h.

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Volkswagen Tiguan 1.5 TSI 150 CV Sport – 35.450 euro

La Volkswagen Tiguan 1.5 TSI 150 CV Sport è una SUV compatta tedesca ideale per le famiglie: ingombrante fuori (4,49 metri di lunghezza) e con un bagagliaio immenso (615 litri che diventano 1.655 quando si abbattono i sedili posteriori).

La seconda generazione della Sport Utility di Wolfsburg – realizzata sullo stesso pianale dell’Audi Q3 e della Skoda Octavia – punta più sul comfort che sul piacere di guida: il 1.5 turbo benzina da 150 CV (abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a sette rapporti) fatica più del previsto a gestire il peso elevato e nel misto stretto esistono concorrenti più coinvolgenti.

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Volvo XC40 T3 Geartronic Momentum – 36.700 euro

La Volvo XC40 T3 Geartronic Momentum è una SUV compatta svedese spaziosa – soprattutto per le gambe dei passeggeri posteriori – e costruita con grande cura (difficile trovare nel segmento finiture più curate).

Penalizzata da un prezzo molto alto, monta un motore 1.5 turbo benzina tre cilindri da 163 CV abbinato a un cambio automatico (convertitore di coppia) a otto rapporti.

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Lexus RX

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La quarta generazione della Lexus RX – nata nel 2015 – è una grande SUV premium ibrida a trazione integrale.

Lexus RX: gli esterni

La quarta serie della Lexus RX è disponibile in due varianti: “normale” o L (più lunga di 11 cm e in grado di accogliere sette passeggeri, costa 3.500 euro in più a parità di allestimento).

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Lexus RX: gli interni

L’abitacolo della Lexus RX è costruito con grande cura: l’assemblaggio della vettura avviene in speciali camere senza polvere e gli addetti alla verniciatura passano attraverso due camere sottovuoto per rimuovere la polvere dalle tute e dai capelli.

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Lexus RX: il motore

Il motore della Lexus RX è un V6 ibrido benzina:

  • un 3.5 V6 ibrido benzina da 313 CV

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Lexus RX: gli allestimenti

Gli allestimenti della quarta generazione della Lexus RX sono tre: Executive, F Sport e Luxury.

Lexus RX Executive

La Lexus RX Executive offre, tra le altre cose: impianto audio con lettore CD e 12 altoparlanti con subwoofer, Lexus Premium Navigation con Display LCD a colori di 12,3” azionato da Remote touch, rivestimenti in pelle liscia traforata, proiettori a LED (AHB) e cerchi in lega da 20” con pneumatici 235/55 R20.

Lexus RX F Sport

La Lexus RX F Sport costa 5.000 euro più della Executive e aggiunge, tra le altre cose: modalità di guida Eco/Normal/Sport S/Sport+, tendine parasole posteriori avvolgibili manualmente, pedali in alluminio e battitacco esclusivo F Sport, volante in pelle F Sport con palette del cambio e cerchi in lega da 20” con pneumatici 235/55 R20 design F Sport.

Lexus RX Luxury

La Lexus RX Luxury costa 7.000 euro più della Executive e aggiunge, tra le altre cose: impianto audio Mark Levinson (15 altoparlanti con subwoofer e tecnologia Clari-Fi e Green Edge), portellone elettrico con apertura a sfioramento, tetto panoramico ad apertura elettrica (barre al tetto non disponibili), proiettori a LED (AHS) e cerchi in lega da 20” con pneumatici 235/55 R20 design Luxury.

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Lexus RX: gli optional

La dotazione di serie della Lexus RX andrebbe a nostro avviso arricchita con la vernice metallizzata (1.250 euro). Sulla versione Executive aggiungeremmo il tetto panoramico apribile elettricamente (1.650 euro) mentre sulle varianti F Sport e Luxury ci vorrebbe il Premium Pack (2.850 euro: head-up display a colori da 10” e rilevatore angoli ciechi).

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Lexus RX: i prezzi

Motore ibrido benzina

  • Lexus RX Executive 71.350 euro
  • Lexus RX F Sport 76.350 euro
  • Lexus RX Luxury 78.350 euro
  • Lexus RX L Executive 74.850 euro
  • Lexus RX L Luxury 81.850 euro

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Bugatti Centodieci, un omaggio all’antenata di Campogalliano

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La nuova Bugatti Centodieci è un’edizione limitata a solo 10 unità che rende omaggio alla EB110, embrione del rinascimento della Casa francese, prodotta dal ’91 al ’95 durante la sua gestione italiana negli stabilimenti di Campogalliano.

Gran parte della base di questa nuova limited edition è la Bugatti Chiron, ma a questa aggiunge un kit carrozzeria più aggressivo ed esclusivo e con un design che ricorda la sua antenata visionaria, da cui prende anche il nome. Il prezzo parte da 8 milioni di euro (tasse escluse) e le 10 unità sono già tutte vendute.

 

Il capo del design di Bugatti ha spiegato le scelte stilistiche della Centodieci dichiarando:

“La sfida era non rimanere troppo legati all’auto storica e lavorare solo in retrospettiva, ma creare un’interpretazione moderna della forma e della tecnologia di quei tempi”. In questo senso la nuova arrivata ha ricercato ancora più sportività rispetto alla Divo, lanciata la scorza estate.“

Sotto la veste, che strizza l’occhio al passato, la nuova Buhgatti Centodieci monta lo stesso W16 della Chiron, ma in questo caso è in grado di erogare 1.600 CV – 100 CV in più – a 7.000 giri al minuto e 1.600 Nm di coppia. Sulla carta dichiara uno sprint da 0 a 100 km/h in 2,4 secondi, da 0 a 200 in 6,1 secondo e 13,1 secondi per raggiungere, da ferma i 300 km/h. La velocità massima supererebbe di gran lunga i 400 km/h ma gli ingegneri francesi hanno optato per limitarla elettronicamente a 380 km/h. Il peso complessivo scende di 20 km rispetto alla Chiron, raggiungendo così un rapporto di 1,13 kg per CV.


Anteprime

Chiron Divo: la Bugatti dei record

Sarà svelata il 24 agosto al Concorso d’Eleganza di Pebble Beach

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