Nuova Hyundai i10: com’è e come va la spaziosissima citycar coreana

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La nuova Hyundai i10citycar coreana giunta alla terza generazione – ha tutte le carte in regola per diventare (come le antenate) una delle “segmento A” più apprezzate in Italia e in Europa.

Di seguito troverete una guida completa alla Hyundai i10 (vettura che abbiamo avuto modo di guidare): com’è, come va, quanto costa e quali sono le sue rivali. Tutto quello che c’è da sapere (compresi i prezzi di listino) sulla “cittadina” asiatica che pensa in grande.

Hyundai i10: regina dello spazio

Difficile trovare in commercio una citycar più spaziosa della Hyundai i10: la terza generazione della “baby” coreana è lunga esattamente come l’antenata (3,67 metri) ma è più larga di 2 cm e ha un passo più lungo di 4 centimetri.

Il risultato? Un abitacolo omologato 5 posti (solo la versione “base” Ecopack ne offre quattro) ricco di spazio per le gambe e le spalle dei passeggeri posteriori. Senza dimenticare l’ampio bagagliaio (252 litri – come prima – che diventano 1.050 quando si abbattono i sedili dietro).

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Hyundai i10: il motore

Per il momento la terza serie della Hyundai i10 è disponibile con un solo motore: un 1.0 tre cilindri a benzina da 67 CV che offre prestazioni (156 km/h di velocità massima e 14,8 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari) e consumi – tra i 18,2 e i 20 km/l dichiarati, tra i 15 e i 20 km/l rilevati a seconda dello stile di guida – in linea con quanto offerto dalla concorrenza.

Fra un paio di mesi debutterà la variante a GPL mentre nell’estate 2020 arriverà la versione sportiva N-Line offerta con due motori a benzina: un 1.2 aspirato da 84 CV e un 1.0 turbo tre cilindri T-GDI da 100 CV.

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Hyundai i10: come va

Alla guida la Hyundai i10 si conferma una citycar matura come l’antenata: una “segmento A” con un comportamento stradale simile a quello di una vettura di categoria superiore.

Una “baby” rassicurante nelle curve contraddistinta da un assetto non esageratamente morbido e da un ottimo cambio manuale a cinque marce. Il pacchetto sterzo/freni convince mentre per quanto riguarda il comfort acustico avremmo gradito un propulsore leggermente più silenzioso nelle fasi di accelerazione.

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Hyundai i10: design italiano

La terza generazione della Hyundai i10 è indubbiamente una delle citycar più sexy in commercio: il design esterno – realizzato dall’italiano Davide Varenna – è caratterizzato da un frontale aggressivo (mascherina anteriore sportiva con luci diurne tonde a LED integrate) e da un profilo slanciato impreziosito dal montante posteriore a X.

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Hyundai i10: le versioni

Hyundai i10 Advanced

La dotazione di serie della Hyundai i10 Advanced comprende:

Sicurezza

  • 6 airbag (anteriori, laterali, a tendina)
  • Antifurto con radiocomando a distanza e immobilizer
  • Freni a disco anteriori
  • Sistema di controllo della stabilità (ESP)
  • Sistema di frenata antibloccaggio (ABS)
  • Sistema di monitoraggio pressione gomme (TPMS)
  • Hyundai SmartSense (sistema di assistenza anti-collisione frontale con riconoscimento veicoli e pedoni FCA, sistema di avviso di ripartenza LVDA, sistema di mantenimento attivo della corsia LKA, sistema di gestione automatica dei fari abbaglianti HBA, sistema di rilevamento della stanchezza del conducente DAW)

Meccanica

  • Ecopack: ottimizzazione del motore per riduzione consumi (solo con 4 posti)
  • Sistema ISG “Idle Stop&Go System”

Cerchi e pneumatici

  • Cerchi in acciaio da 14″ con pneumatici 175/65 R14
  • Kit gonfiaggio pneumatici

Esterni

  • Luci diurne e di posizione
  • Paraurti in tinta carrozzeria

Interni e comfort

  • 4 posti (solo con Ecopack)
  • 5 posti
  • Alzacristalli elettrici anteriori
  • Attacchi Isofix
  • Climatizzatore manuale
  • Computer di bordo
  • Cruise control
  • Presa ausiliaria 12V
  • Sedile guidatore regolabile in altezza
  • Sedile posteriore abbattibile con modulo 60:40
  • Sedili rivestiti in tessuto
  • Sensore crepuscolare
  • Servosterzo elettrico
  • Volante regolabile in altezza

Audio/telematica

  • eCall

Hyundai i10 Tech

La Hyundai i10 Tech costa 1.450 euro più della Advanced e aggiunge:

Sicurezza

  • Sistema di assistenza alla partenza in salita HAC

Cerchi e pneumatici

  • Cerchi in lega leggera da 15″ con pneumatici 185/55 R15

Esterni

  • Fendinebbia anteriori
  • Indicatori di direzione integrati negli specchietti
  • Luci diurne e di posizione a LED
  • Maniglie esterne e specchietti retrovisori in tinta con la carrozzeria
  • Specchietti retrovisori riscaldabili e regolabili elettricamente

Interni e comfort

  • Volante e pomello del cambio rivestiti in pelle

Audio/telematica

  • Bluetooth
  • Altoparlanti anteriori (2)
  • Comandi audio al volante
  • Radio MP3 con display da 3,8″, ricezione DAB e presa USB

Hyundai i10 Prime

La Hyundai i10 Prime costa 2.300 euro più della Tech e aggiunge:

Sicurezza

  • Sistema di riconoscimento dei limiti di velocità (ISLW)

Cerchi e pneumatici

  • Cerchi in lega da 16″ con pneumatici 195/45 R16

Esterni

  • Fari alogeni con illuminazione statica degli angoli
  • Vetri posteriori oscurati

Interni e comfort

  • Alzacristalli elettrici posteriori
  • Scompartimento vano bagagli
  • Retrocamera
  • Sensori di parcheggio posteriori

Audio/telematica

  • Altoparlanti posteriori (2)
  • Bluetooth con riconoscimento vocale
  • Caricatore wireless per smartphone
  • Sistema di navigazione con display touchscreen da 8″ con connettività Apple CarPlay e Android Auto
  • Servizi telematici Bluelink

 

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Hyundai i10: i prezzi e le rivali

Hyundai i10 Ecopack Advanced 12.900 euro
Fiat Panda 1.2 Easy 12.550 euro
Kia Picanto 1.0 Cool 13.250 euro
Toyota Aygo 5p. x-cool 12.500 euro
Volkswagen up! 1.0 5p. move up! 14.000 euro

Hyundai i10 Advanced 13.050 euro
Fiat Panda 1.2 Easy 12.550 euro
Kia Picanto 1.0 Cool 13.250 euro
Toyota Aygo 5p. x-cool 12.500 euro
Volkswagen up! 1.0 5p. move up! 14.000 euro

Hyundai i10 Tech 14.500 euro
Fiat Panda 1.2 Connected by Wind 14.550 euro
Kia Picanto 1.0 GT Line 13.850 euro
Toyota Aygo 5p. x-fun 14.550 euro
Volkswagen up! 1.0 5p. move up! 14.000 euro

Hyundai i10 Prime 16.800 euro
Citroën C1 Airscape 5p. Urban Ride 14.850 euro
Fiat Panda 1.2 Trussardi 16.550 euro
Toyota Aygo 5p. x-wave orange 16.150 euro
Volkswagen up! 1.0 5p. sport up! 16.500 euro

Hyundai i10 AT Tech 15.500 euro

Hyundai i10 AT Prime 17.800 euro

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Bentley Flying Spur, capolavoro artigianale: tutti i segreti dell’abitacolo

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La terza generazione della gran turismo di lusso di Casa Bentley, la nuova Flying Spur, sarà ricordata nella storia del marchio di Crewe come la più lussuosa e raffinata di sempre. L’ammiraglia inglese si rinnova e alza gli standard di qualità, già di per sé lussuosi, adottando soluzioni artigianali uniche nel loro genere e abbinandole a tecnologie di ultimissima generazione. Sofisticata come non mai, insomma, e secondo Bentley “la più lussuosa al mondo”. Per apprezzare  profondamente la nuova Bentley Flying Spur bisogna conoscerne tutti i dettagli, soprattutto quelli che riguardano l’abitacolo. Una vera e propria opera d’arte.

Non solo semplice pelle… 3 km di filo per le cuciture

I 350 pezzi di pelle che rivestono l’abitacolo sono ornati con 60 componenti realizzati su misura e creati con ben 3 chilometri di filo, tessuto e lavorati a mano da 141 artigiani Bentley. Questi ultimi sono stati formati appositamente dalla Casa inglese per questo progetto con cinque mesi di Master Training per garantire il massimo livello di professionalità nella lavorazione. Bentley ci tiene inoltre a precisare che ogni tipo di pelle, accuratamente selezionato, utilizzato per l’abitacolo della nuova Flying Spur proviene dall’industria sostenibile del settore alimentare del Nord Europa. 14 sono invece le colorazioni proposte per tingere il cuoio, abbinabili a 24 diverse tonalità per le cuciture a contrasto.

Il volante, fiore all’occhiello dell’abitacolo

Proprio il volante della Flying Spur è l’elemento più sofisticato artigianalmente parlando, visto che il punto croce attraverso cui è stato rivestito, prevede l’utilizzo di ben 5 metri di filo che passa attraverso 352 fori ottenendo così 168 punti croce distintivi. Per creare, rigorosamente a mano, un solo volante gli artigiani Bentley impiegano 3 ore e mezza di lavoro. I rivestimenti della cabina, inoltre, vengono assemblati con 5 diversi tipi di macchine da cucire che tessono fili di diversi spessori. Nelle zone attorno agli airbag, ad esempio, vengono usati fili più sottili per garantire il massimo della sicurezza.

12 ore di lavoro solo per un sedile

Secondo Bentley, ineguagliabili per il loro comfort, i quattro sedili della Flying Spur richiedono un totale di 12 ore per essere assemblati a mano e il dettaglio che li distingue, ovvero i poggiatesta con i loro ricami, è composto da 5.103 punti… Gli inserti per i pannelli elle portiere in pelle trapuntata a diamante tridimensionale, infine, si ispirano alla concept car EXP 10 Speed 6.

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Jeep Renegade e Compass 4xe: le prime ibride plug-in a trazione integrale

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Anche il marchio nordamericano del Gruppo FCA fa il suo passo importante verso l’elettrificazione. In Italia arrivano le prime due Jeep ibride, la Renegade e la Compass denominate ‘4xe’.

PHEV a trazione integrale

Tanto la fuoristrada compatta come la sua sorella maggiore montano lo stesso powertrain ibrido plug-in composto dal quattro cilindri 1.3 turbo a benzina abbinato a un motore elettrico. In totale la potenza complessiva è di 240 CV e il motore termico da impulso alle ruote anteriori, mentre quello elettrico spinge l’asse posteriore, dando vita a un sistema di trazione integrale sulle 4 ruote e un’autonomia in modalità elettrica di 50 km (con una velocità massima limitata a 130 km/h). 

Ricarica

In quanto a tempi di ricarica utilizzando la Wallbox Hybrid da 3 kW offerta da Jeep le batterie si ricaricano in tre 3,5 ore, mentre sfruttando i più potenti sistemi da 7,4 kW i tempi si riducono a 100 minuti. Per i consumi Jeep dichiara 2,01 l/100 km e 1,97 l/100 km rispettivamente per la Jeep Renegade 4xe e la Jeep Compass 4xe.

Jeep Renegade e Compass 4xe First Edition

Per il lancio commerciale in Italia Jeep proporrà le First Edition, pre-ordinabili online, solo fino al 9 marzo, con un acconto di 500 euro. Sia per la Jeep Renegade 4xe che per la Jeep Comppass 4xe, le versioni First Edition potranno essere ordinate con l’allestimento Urban o Off-Road, il primo più elegante e sportivo, con cerchi da 19 pollici, il secondo più rivolto all’uso in fuoristrada e con cerchi da 17 pollici. 5 sono invece le colorazioni disponibili per la carrozzeria: Carbon Black, Alpine White, Granite Crystal, Blue Shade e Sting Grey. Per entrambe, infine, la dotazione di serie per tutte le First Edition comprende la retrocamera, i sensori di parcheggio, il sistema Park Assist, sistema Keyless e l’infotainment Uconnect Nav con schermo da 8,4 pollici.

I Prezzi

Le prime due versioni ibride plug-in Jeep Renehgade 4xe e Jeep Compass 4xe sono vendute con prezzi a partire, rispettivamente, da 40.900 euro e 45.900 euro.

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Jorge Lorenzo e Max Biaggi diventano nel 2020 MotoGP Legend

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Nel 2020 Jorge Lorenzo e Max Biaggi entreranno a far parte del MotoGP Legend. I due piloti, tra l’altro anche grandi amici, riceveranno dunque questo importante riconoscimento, insieme ad un altro pilota, Hugh Anderson, neozelandese con quattro titoli mondiali in bacheca. Il maiorchino entrerà a far parte della Hall of Fame a Jerez, il Corsaro al Mugello e il neozelandese a Phillip Island.

Jorge Lorenzo

Lorenzo è uno dei piloti più vincenti di tutti i tempi, vinse la sua prima gara nel 2003 per arrivare a quota 68 nel 2018. Diventato campione in 250cc per due anni consecutivi (2006 e 2007) ottenendo la prima pole in occasione del suo Gran Premio d’esordio in MotoGP™ si è laureato campione del mondo nella massima categoria in tre occasioni in sella alla Yamaha (2010, 2012 e 2015). Con la casa di Iwata, il maiorchino ha ottenuto 44 vittorie prima di passare al box Ducati nel 2017, moto con cui firmò tre vittorie. Dopo due anni col costruttore di Borgo Panigale, Lorenzo ha cambiato di nuovo scuderia diventando pilota Honda, squadra con la quale ha affrontato una sola stagione, al termine della quale annunciò il suo addio alle competizioni col concludersi del campionato 2019. “Essere nominato MotoGP™ Legend mi rende estremamente felice. Devo dire che quando ho iniziato a frequentare questo mondo il massimo a cui aspiravo era partecipare al Campionato del mondo. Poi sono riuscito a vincere delle gare e poi cinque titoli, ed è stato qualcosa al di sopra delle mie aspettative. Ora, diventare leggenda del MotoGP™ è un traguardo ancora più difficile da raggiungere. Ricevere questo riconoscimento significa che, a parte i titoli, hai lasciato qualcosa alla gente e alla storia di questo sport. Ringrazio Dorna e la FIM per tutto il loro sostegno nel corso di questi anni e per avermi scelto per entrare a far parte di questo gruppo così selettivo di piloti”, ha dichiarato Jorge.

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Max Biaggi

Max Biaggi esordì nel mondiale 250cc nel 1991, il pilota romano firmò la sua prima vittoria una stagione più tardi. Due anni dopo diventò campione del mondo per la prima volta e un anno dopo si confermò campione nella categoria intermedia per quattro anni consecutivi (1994, 1995, 1996 e 1997). Dopo di ché fece il salto in classe regina dove vinse la sua prima gara durante la stagione d’esordio, concludendo il campionato col secondo posto della classifica generale. Dal suo debutto nel 1998 in 500cc fino al 2005, Biaggi vinse 13 gare e divenne vice campione del mondo in tre occasioni. Dopo aver lasciato il MotoGP™, il Corsaro approdò al WorldSBK dove vinse il campionato nel 2010 e nel 2012. Dopo il suo ritiro dal mondo delle competizioni, ha avviato il Sterilgarda Max Racing. “Mi onora diventare una leggenda del MotoGP™ e sapere che il mio nome sarà lì per sempre insieme a quello di altri piloti importanti come Agostini, Aspar, Nieto, Sheene… Sono molto felice di sapere che il mio nome sarà sempre ricordato ed è un onore ricevere questo riconoscimento dopo tanti anni di duro lavoro. Mi piacerebbe ringraziare tutti coloro che hanno deciso di onorami con questo riconoscimento”, ha detto il corsaro.

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Ducati Panigale V4 MY 2020: inizia la commercializzazione

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Inizia la commercializzazione della nuova Ducati Panigale V4 MY 2020. Sono già circa 450 le moto consegnate ai concessionari europei e statunitensi, e nelle prossime settimane la nuova supersportiva raggiungerà anche gli altri mercati del mondo nei quali Ducati è presente. La nuova supersportiva di Borgo Panigale viene proposta con prezzi a partire da 23.490 euro.
La Panigale V4 è spinta dal Desmosedici Stradale di 1.103 cm³: un V4 di 90° a distribuzione Desmodromica di derivazione MotoGP, unico nel suo genere per l’albero motore controrotante e l’ordine degli scoppi “Twin Pulse”. Il motore è capace di erogare una potenza di 214 CV a 13.000 giri/minuto, ed una coppia di 12,6 Kgm a 10.000 giri/minuto, che lo rende assolutamente godibile anche nell’impiego stradale. È inoltre ora equipaggiata con contenuti ereditati dalla V4 R, a partire dal pacchetto aerodinamico (profili alari, plexiglas, cupolino e carenature laterali di maggiori dimensioni, più efficienti estrattori laterali per l’aria in uscita dai radiatori) che migliora la protezione all’aria del pilota in carena e la stabilità globale del veicolo infondendo sicurezza.
Completa l’aggiornamento il telaio “Front Frame” con rigidezze modificate, per offrire un maggiore feeling dell’anteriore ai massimi angoli di piega. Il Ducati Traction Control (DTC) EVO 2, grazie alla nuova strategia di controllo “predittiva”, migliora sensibilmente la gestione della potenza in uscita di curva, mentre il Ducati Quick Shift up/down (DQS) EVO 2 riduce i tempi di taglio in “up shift”, consentendo cambiate più sportive oltre i 10.000 giri/minuto, aumentandone la stabilità in forte accelerazione a moto piegata. È stata anche sviluppata una nuova mappatura del sistema Ride by Wire che prevede diverse logiche di gestione della coppia erogata.
Per confermare il successo già ottenuto da questo gioiello di stile e tecnologia, a Borgo Panigale sono stati raccolti e analizzati i feedback e i dati provenienti dai clienti e dalla stampa specializzata. Questo ha permesso a Ducati di realizzare una Panigale V4 più facile, meno affaticante e più intuitiva, ottenendo una moto ancora più veloce al cronometro, con un miglioramento tanto più evidente quanto minore è l’esperienza del pilota. In poche parole una moto ancora più performante e godibile per un amatore che, in pista, può avvicinare la sua prestazione a quella di un rider professionista.

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MV Agusta: 75 anni di storia e di successi

MV Agusta festeggia nel 2020 75 anni di storia e di successi. Tutto infatti cominciò il 19 gennaio del 1945, con la nascita della Meccanica Verghera Srl a Cascina Costa, a pochi passi dall’attuale aeroporto internazionale di Malpensa. La famiglia Agusta, protagonista dell’industria aeronautica, non potendo più fabbricare aeroplani nell’immediato dopoguerra, decise di esprimere la propria passione per la velocità e per la tecnologia costruendo motociclette. Pensate che il primo modello, una 98 cc di cilindrata, pare dovesse chiamarsi “Vespa”, ma il nome era già stato preso, così passò alla storia semplicemente come MV98.

I migliori piloti per MV

Gli Agusta sapevano come convertire con successo i loro modelli da corsa in moto stradali per il crescente pubblico di appassionati, cominciando proprio da una versione di lusso della 98 che fece furore alla fiera di Milano del 1947. Il Conte Domenico Agusta aveva grande fiuto nello scegliere sempre i migliori piloti, molti dei quali sono diventati leggende del motociclismo: Franco Bertoni, il primo pilota MV, seguito da Arcisio Artesiani, Carlo Ubbiali “il cinese volante”, Leslie Graham, Cecil Sandford, Fortunato Libanori, John Surtees, Mike Hailwood, Gianfranco Bonera, Giacomo Agostini e Phil Read. Nei trent’anni dell’era Agusta, la storia delle loro vittorie si intreccia con quella di altrettanto leggendari modelli MV Agusta di serie. Quello tra MV Agusta e Giacomo Agostini fu il binomio più celebre della storia del motociclismo: nella sua carriera, “Ago” vinse 13 titoli mondiali, 18 campionati italiani e 10 Tourist Trophy.

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Castiglioni acquistò MV nel 1992

Venuto a mancare il conte Domenico nel 1971, e dopo l’ultima vittoria di Agostini al Nürburgring nel 1976, il destino dell’azienda sembrava segnato, quando la famiglia Castiglioni decise di cambiarne le sorti. Nel 1992 la Cagiva di Claudio Castiglioni acquisì il marchio MV Agusta e ne trasferì la produzione nei propri stabilimenti della Schiranna, sul lago di Varese, dove si trova tuttora. Sotto la guida visionaria di Claudio Castiglioni il marchio non ha mai smesso di rappresentare la migliore tradizione motociclistica italiana, acquisendo ulteriore fama e prestigio. Castiglioni rivoluzionò l’intero comparto industriale, investendo pesantemente in ricerca e sviluppo e rinforzando la produzione. La F4, una quattro cilindri da 750 cc, fu la prima moto della nuova era, e anche la prima superbike. A tutt’oggi è considerata “la moto più bella di sempre”. Claudio inventò anche il concetto di “naked”, una novità assoluta nel mondo delle moto.

Nel 2011 toccò a Giovanni Castiglioni

Scomparso prematuramente nel 2011, fu suo figlio Giovanni a succedergli alla guida dell’azienda e a raccogliere la sfida della continua innovazione. Giovanni sviluppò attivamente e con successo legami con eccellenze mondiali come Pirelli ed il campione di Formula1 Lewis Hamilton, creando sinergie che allargassero gli orizzonti dell’azienda. Fu sempre Giovanni ad ispirare la creazione della “Brutale” e della F3, dotata del mitico 3 cilindri in linea. La F3 fu la prima a montare un albero contro-rotante, oltre a presentare molte altre innovazioni tecniche. Sotto la guida di Giovanni Castiglioni furono sviluppati altri modelli di notevole rilievo, come la Dragster e la Turismo Veloce, che segnò l’ingresso del marchio in un segmento fino ad allora inesplorato, oltre alle successive evoluzioni della F4 e della F3, sempre accolte molto favorevolmente da critica ed appassionati.

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Superveloce 800 Serie Oro Eccellenza del Design Lombardo

Nel 2017 l’azienda era pronta a compiere il passo successivo e crescere ulteriormente, con l’ingresso di nuovi capitali apportati dalla lussemburghese ComSar Invest, di proprietà di una famiglia di imprenditori animati da un forte spirito pionieristico e dalla passione per i motori, alla stregua degli Agusta e dei Castiglioni. Dopo un iniziale periodo di prova, nel 2019 la famiglia Sardarov acquisiva il 100% del pacchetto azionario di MV Agusta e Timur Sardarov, attuale CEO dell’azienda, ne prendeva le redini. Nuovi modelli, come le produzioni limitate delle serie “Oro” della Brutale 1000 RR e della Superveloce 800, un omaggio alla tradizione di velocità, design e alta ingegneria del marchio, sono stati accolti con grande entusiasmo e riconosciuti come degni rappresentanti dello spirito MV Agusta. Nel 2019 la Superveloce 800 Serie Oro è valsa all’azienda il riconoscimento di “Eccellenza del Design Lombardo”, a testimonianza del suo DNA inconfondibilmente MV Agusta.

20 nuovi modelli nei prossimi 5 anni

Il piano quinquennale recentemente presentato punta ad una crescita sia organica sia strutturale, con l’obiettivo di portare i volumi annuali di vendita a 25,000 unità nei prossimi cinque anni con oltre 20 nuovi modelli. L’apertura a nuovi segmenti, in particolare quello di un pubblico più giovane, è previsto anche attraverso il lancio di una nuova gamma entry-level, così come il ritorno a cilindrate più piccole, come la 350 cc, per la conquista di nuovi mercati, come quello asiatico. A tale scopo è stato recentemente siglato un importante accordo col colosso cinese Loncin per la produzione e la distribuzione di questi nuovi modelli di gamma media. Ricerca e sviluppo si confermano pilastri fondamentali della strategia del marchio.

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Katana 7584, una special che richiama il passato

In occasione del Motor Bike Expo 2020 di Verona Suzuki ha svelato una nuova edizione speciale della Katana. Si tratta, per il momento, di una versione one-off, un esemplare unico, ma nulla nega che non possa diventare, in futuro, una serie limitata. Il nome scelto per la moto è Katana 7584, si legge “settecinqueottoquattro”, e rappresenta un chiaro riferimento al concept che ha dato origine a questa special. Lo spunto stilistico infatti risiede in una delle moto più innovative e stravolgenti mai lanciate sul mercato: la Katana 750 m.y. 1984.

Per rendere omaggio alla “Katana Shark” del 1984, Suzuki ha lavorato in particolar modo sulla livrea. Il Grigio lucido del modello standard lascia il posto ad un peculiare grigio mat a cui è stata accostata una veste grafica che segue le forme uniche della Katana, tingendole di Cosmic Blue, Lipstick Red e Metal Gold. Il logo Suzuki tradizionale lascia il posto ad una moderna “Big label” che riprende lo stile tipico delle moderne Suzuki GSX-RR del Team Ecstar MotoGP. I più attenti potranno notare come anche le forme siano state modificate, I fianchetti perdono le prese d’aria presenti subito sopra il logo Katana, risultando così più puliti. Il logo stesso vede il Kanji Katana in Metallic Gold. Parlando di equipaggiamento, invece, ritroviamo: il cupolino maggiorato, la sella bicolore rosso/nero ed il parafango anteriore realizzato interamente in carbonio. Tutti questi accessori fanno parte del catalogo Genuine Parts che Suzuki dedica al suo iconico modello. Per finire, si è lavorato sulle prestazioni e sul sound di scarico con l’adozione di uno scarico completo Yoshimura, dotato di collettori in acciaio e terminale R-11, sempre in acciaio satin finished, con fondello in carbonio.

Non cambia nulla invece dal punto di vista tecnico. Confermato il quattro cilindri da 150 CV, così come la ciclistica non subisce variazioni. Il telaio è in alluminio rigido e davanti c’è una forcella upside-down KYB da 43 mm. L’impianto frenante sfrutta pinze freno anteriori ad attacco radiale Brembo e un sistema antibloccaggio ABS Bosch, mentre il pacchetto elettronico prevede il controllo elettronico della trazione, e facilita l’avviamento e le partenze con i sistemi Suzuki Easy Start System e Low RPM Assist.

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Volkswagen Golf 8 2020: i numeri delle GTI, R, GTE e GTD

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La Volkswagen Golf 8 non ha più segreti, o quasi. La compatta più famosa in Europa si è già svelata nelle sue versioni ‘convenzionali’. Ma ha ancora degli assi nascosti nella manica: le versioni più ‘hot’, sportive. Di queste, in anticipo sugli unveiling, già conosciamo le prime informazioni.

Volkswagen Golf GTI 2020

La prima versione pepata della segmento C di Wolfsburg ad arrivare sul mercato sarà la Volkswagen Golf GTI 2020. L’iconica versione sportiva della Casa tedesca debutterà in anteprima mondiale, a marzo, al Salone di Ginevra, per poi arrivare nelle concessionarie nella seconda metà del 2020. Al look più sportivo e all’assetto più dinamico gli ingegneri Volkswagen abbineranno un motore da 4 cilindri, 2.0 litri turbo, da 245 CV di potenza. Sarebbe a dire, la stessa potenza dell’attuale Golf GTI Performance. Ma la nuova Volkswagen Golf 8 GTI non arriverà da sola…

Volkswagen Golf GTI TCR 2020

Nella seconda metà del 2020 vedremo infatti anche un’ulteriore declinazione denominata GTI TCR che monterà lo stesso duemila turbo spremuto però fino alla soglia dei 300 CV. In questo caso 10 CV in più rispetto all’omonima versione della generazione precedente. Il tutto condito da una carrozzeria ancora più radicale.

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Volkswagen Golf R 2020

Proseguendo con la saga delle Volkswagen Golf sportive, il capitolo più eccitante, come sempre, sarà interpretato dalla mitica Golf R, che tornerà ad avere spazio anche nell’ottava gamma della compatta tedesca. Tutto però sembra indicare che non raggiungerà la potenza che in molti ci aspettavamo. La stampa tedesca aveva insinuato infatti un tetto di 400 CV per la più radicale delle Golf, ma sembrerebbe, in ultima istanza, che dovrà ‘accontentarsi’ di 333 CV. Niente male, comunque, rispetto ai 300 CV dell’attuale ‘R’.  Manterrà la trazione integrale e potrà godere di un assetto ancora più radicale. Probabilmente verrà svelata nella seconda parte del 2020.

Volkswagen Golf GTE e GTD 2020

Oltre alle Golf sportive a benzina, Wolfsburg proporrà anche le versioni dinamiche diesel e ibride. La prima sarà la Volkswagen Golf GTD 2020, con 200 CV sotto al cofano. La GTE sarà invece la versione elettrificata, ibrida plug-in che monterà il 1.4 TSI affiancato da un motore elettrico alimentato da una batteria da 13 kWh, per una potenza complessiva di 245 CV (+41 CV rispetto all’attuale Golf GTE).


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Volkswagen Golf: versioni, prezzi e rivali

Le versioni, i prezzi e le rivali della nuova Volkswagen Golf, l’ottava generazione della compatta più amata dagli italiani

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TVR Tuscan (1999): l’indomabile

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La seconda generazione della TVR Tuscan – nata nel 1999 e importata ufficialmente in Italia dal 2004 al 2006 – è una supercar britannica scorbutica e inaffidabile adatta solo a piloti molto esperti. Un mezzo ricco di fascino e privo di elettronica destinato a chi cerca il massimo piacere di guida. Le versioni con guida a sinistra oggi sono introvabili mentre ci vogliono più di 40.000 euro per portarsi a casa una S con guida a destra.

TVR Tuscan (1999): le caratteristiche principali

La TVR Tuscan sbarca in Italia nel 2004 in due versioni: Speed Six e S. Caratterizzata da un design sexy e da un comportamento stradale tanto coinvolgente quanto arduo da gestire, sa essere una sportiva raffinata e pura al tempo stesso. Decisamente migliorabili, infine, il comfort e l’affidabilità.

La coupé inglese (anche se sarebbe meglio considerarla una “targa” visto che ha il tetto e il lunotto removibili) viene aggiornata nel 2005: la MK2 si distingue esteticamente per uno stile più “normale” (due gruppi ottici anteriori carenati anziché tre scoperti, mascherina priva di buchi, coda con fari più alti e impreziosita da uno spoiler e interni più curati con una plancia ridisegnata) e per un comportamento stradale – lievemente – più intuitivo. Senza dimenticare l’esordio della variante scoperta Roadster.

TVR Tuscan (1999): la tecnica

La TVR Tuscan viene lanciata nel nostro Paese con due motori a sei cilindri in linea: un 3.6 da 355 CV montato dalla Speed Six e un 4.0 da 365 CV adottato dalla S. Entrambi i propulsori sono abbinati a un cambio manuale a cinque marce.

TVR Tuscan (1999): le quotazioni

Non fatevi ingannare dalle quotazioni che parlano di cifre leggermente superiori ai 30.000 euro: le TVR Tuscan con guida a sinistra sono introvabili mentre le S con guida a destra si trovano abbastanza facilmente (anche se bisogna mettere in conto una spesa di oltre 40.000 euro).

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Ferrari F1 2020: presentazione l’11 febbraio a Reggio Emilia

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La presentazione ufficiale della nuova monoposto Ferrari che correrà nel Mondiale F1 2020 si terrà martedì 11 febbraio alle 18:30 al Teatro Valli di Reggio Emilia. Il capoluogo emiliano è stato scelto in quanto proprio a Reggio – nel 1797 – è nato il tricolore, poi adottato come bandiera dall’Italia nel 1861. I tifosi della Rossa potranno seguire l’evento in streaming sulla pagina Facebook della Scuderia di Maranello.

La nuova Ferrari F1 per il 2020 non porterà grosse rivoluzioni rispetto alla vettura dello scorso anno (i veri cambiamenti arriveranno – grazie ai nuovi regolamenti – nel 2021) e sarà guidata, come nel 2019, dal tedesco Sebastian Vettel (quattro Mondiali Formula 1 consecutivi conquistati tra il 2010 e il 2013) e dal monegasco Charles Leclerc (4° nel Mondiale 2019).

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