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MotoGP 2019, Barcellona: gli orari TV di Sky e TV8

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Il circus della MotoGP 2019 sbarca in Spagna, dove sul circuito di Barcellona andrà in scena la settima tappa del motomondiale. Che vedrà tutti i big impegnati a riprendersi la scena che il buon Petrucci ha rubato andando a vincere pochi giorni fa il GP del Mugello.

Sarà sempre Marc Marquez il principale favorito della giornata. Il campione del mondo in carica ha ottenuto 3 vittorie (come Jorge Lorenzo) su questo tracciato e farà il possibile per vedere questa cifra aumentare.

Sono invece sette i successi conquistati da Valentino Rossi a Barcellona, ma la sensazione è che quest’anno – almeno stando alle sue dichiarazioni – ci sarà un po’ da faticare. Riflettori puntati ovviamente anche sulle due Ducati di Dovizioso e Petrucci. Come di consueto la MotoGP 2019 andrà in onda in chiaro su Sky Sport MotoGP e su TV8.

MotoGP 2019, Barcellona: gli orari tv su SKY e su TV8

Sabato
08:55 FP3 Moto3
09:50 FP3 MotoGP
10:50 FP3 Moto2
12:30 QP Moto3 (anche TV8)
13:30 FP4 MotoGP
14:05 QP MotoGP (anche TV8)
15:00 QP Moto2 (anche TV8)

Domenica
08:40 WUP Moto3, Moto2 e MotoGP
11:00 Gara Moto3 (anche TV8)
12:20 Gara Moto2 (anche TV8)
14:00 Gara MotoGP (anche TV8)

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BMW serie 3 Touring: le versioni, i prezzi e le rivali

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La nuova BMW serie 3 Touring – variante station wagon della settima generazione della berlina bavarese è ufficialmente in listino.

La familiare “premium” teutonica è disponibile a trazione posteriore o integrale con cinque allestimenti (“base”, Business Advantage, Sport, Luxury e MSport) e tre motori turbo: un 2.0 a benzina da 258 CV e due diesel (2.0 da 190 CV e 3.0 a sei cilindri in linea da 265 CV).

Di seguito troverete tutti i dettagli sulla nuova BMW serie 3 Touring: versioni, prezzi, rivali e chi più ne ha più ne metta.

BMW serie 3 Touring: le versioni

BMW serie 3 Touring

La dotazione di serie della BMW serie Touring comprende, tra le altre cose: barre portatutto in nero opaco, cerchi in lega da 17”, climatizzatore automatico monozona, cruise control con funzione freno, fari anteriori Bi-LED, radio DAB, sensore pioggia, sistema di carico passante con schienale del sedile posteriore abbattibile 40:20:40

BMW serie 3 Touring Business Advantage

La BMW serie 3 Touring Business Advantage costa 2.950 euro più della “base” a parità di motore e aggiunge: BMW Connected Package Plus, BMW Live Cockpit Plus, climatizzatore automatico trizona, pacchetto portaoggetti, pacchetto retrovisori interno ed esterni autoanabbaglianti e richiudibili elettricamente, sensori di parcheggio anteriori e posteriori e specchietto retrovisore interno con funzione anabbagliante automatica.

BMW serie 3 Touring Sport

La BMW serie 3 Touring Sport costa 3.100 euro più della Business Advantage a parità di motore e aggiunge: contenuti estetici Sport (Air Curtain in Black High gloss, battitacco anteriori in alluminio con denominazione BMW, chiave vettura con design specifico, montante B in Black High Gloss, paraurti anteriore con elementi di design specifici in Black High Gloss, paraurti posteriore con elementi di design specifici in Black High Gloss e specchietti retrovisori esterni con calotta verniciata in tinta carrozzeria e base in Black High Gloss), Ambient Light, barre portatutto BMW Individual nero lucido, BMW Connected Package Professional, BMW Live Cockpit Professional, cerchi in lega da 17”, fendinebbia a LED, impianto HiFi amplificato, modanature interne in Black High Gloss con profili in Pearl Chrome, Parking Assistant, sedili in stoffa/Sensatec Black, sedili sportivi, Shadow Line BMW Individual in Black High Gloss e supporto lombare elettrico.

BMW serie 3 Touring Luxury

La BMW serie 3 Touring Luxury costa 4.800 euro più della Business Advantage a parità di motore e aggiunge: contenuti estetici Luxury (Air Curtain cromate, battitacco anteriori in alluminio con denominazione BMW, calandra a doppio rene BMW con 8 listelli e cornice cromata, chiave vettura con design specifico, cornici dei finestrini cromate, montante B in Black High Gloss, paraurti anteriore con elementi di design specifici in tinta carrozzeria e Black High Gloss e specchietti retrovisori esterni con calotta verniciata in tinta carrozzeria e base in Black High Gloss), Ambient Light, barre portatutto in alluminio satinato, BMW Connected Package Professional, BMW Live Cockpit Professional, cerchi in lega da 17”, fendinebbia a LED, impianto HiFi amplificato, modanature interne in Ash Grey Brown High Gloss, Parking Assistant, plancia rivestita in Sensatec, sedili in pelle Vernasca Black con cuciture decorative e supporto lombare elettrico.

BMW serie 3 Touring Msport

La BMW serie 3 Touring Msport costa 6.100 euro più della Business Advantage a parità di motore e aggiunge: contenuti estetici Msport (badge laterale M, battitacco anteriori M, chiave vettura con design specifico M, pacchetto aerodinamico M, paraurti posteriore con inserto in Dark Shadow Metallic, pedaliera specifica M, selettore cambio con designazione specifica M (solo cambio manuale), strumentazione con display M, tapptini specifici M, terminali di scarico cromati e vernice carrozzeria Alpine White pastello), Ambient Light, assetto sportivo M ribassato di 10 mm, barre portatutto BMW Individual nero lucido, BMW Connected Package Professional, BMW Live Cockpit Professional, cerchi in lega da 18”, fendinebbia a LED, impianto HiFi amplificato, impianto frenante sportivo M, modanature interne in alluminio Tetragon con profili in Pearl Chrome, Parking Assistant, rivestimento interno del padiglione in colore antracite BMW Individual, sedili in Alcantara/Sensatec Black con cuciture a contrasto Blue, sedili sportivi, Shadow Line BMW Individual in Black High Gloss, supporto lombare elettrico, Variable sport steering e volante sportivo M con comandi multifunzione.

BMW serie 3 Touring: i prezzi e le rivali

BENZINA

BMW 330i Touring 52.700 euro

BMW 330i Touring Business Advantage 55.650 euro

BMW 330i Touring Sport 58.750 euro

BMW 330i Touring Luxury 60.450 euro

BMW 330i Touring Msport 61.750 euro

BMW 330i xDrive Touring 55.300 euro
Volvo V60 T5 AWD R-design 52.700 euro
Volvo V60 Cross Country T5 Pro 53.950 euro

BMW 330i xDrive Touring Business Advantage 58.250 euro
Volvo V60 T5 AWD R-design 52.700 euro
Volvo V60 Cross Country T5 Pro 53.950 euro

BMW 330i xDrive Touring Sport 61.350 euro

BMW 330i xDrive Touring Luxury 63.050 euro

BMW 330i xDrive Touring Msport 64.350 euro

DIESEL

BMW 320d Touring 43.450 euro

BMW 320d Touring Business Advantage 46.400 euro

BMW 320d Touring Business Advantage aut. 48.600 euro
Mercedes C 220 d S.W. Sport 48.817 euro

BMW 320d Touring Sport 49.500 euro

BMW 320d Touring Luxury 51.200 euro

BMW 320d Touring Msport 52.500 euro

BMW 320d xDrive Touring 48.450 euro
Audi A4 Avant 40 TDI quattro Sport 49.000 euro
Audi A4 allroad TDI 49.700 euro
Volkswagen Passat Variant 2.0 TDI 190 4MOTION 44.950 euro
Volvo V60 D4 AWD Business Plus 49.000 euro

BMW 320d xDrive Touring Business Advantage 51.400 euro
Audi A4 Avant 40 TDI quattro edition 51.550 euro
Audi A4 allroad TDI Business 51.200 euro
Volvo V60 D4 AWD Inscription 52.450 euro
Volvo V60 Cross Country D4 Business Plus 50.700 euro

BMW 320d xDrive Touring Sport 54.500 euro
Audi A4 Avant 40 TDI quattro edition 51.550 euro
Audi A4 allroad TDI Business 51.200 euro
Volvo V60 D4 AWD R-design 53.000 euro
Volvo V60 Cross Country D4 Pro 53.550 euro

BMW 320d xDrive Touring Luxury 56.200 euro
Audi A4 Avant 40 TDI quattro edition 51.550 euro
Audi A4 allroad TDI Business 51.200 euro
Volvo V60 D4 AWD R-design 53.000 euro
Volvo V60 Cross Country D4 Pro 53.550 euro

BMW 320d xDrive Touring Msport 57.500 euro
Audi A4 Avant 40 TDI quattro edition 51.550 euro
Volvo V60 D4 AWD R-design 53.000 euro
Volvo V60 Cross Country D4 Pro 53.550 euro

BMW 330d xDrive Touring 55.600 euro
Audi A4 Avant 50 TDI Sport 55.550 euro

BMW 330d xDrive Touring Business Advantage 58.550 euro
Audi A4 Avant 50 TDI quattro edition 58.100 euro

BMW 330d xDrive Touring Sport 61.650 euro
Audi A4 Avant 50 TDI quattro edition 58.100 euro

BMW 330d xDrive Touring Luxury 63.350 euro
Audi A4 Avant 50 TDI quattro edition 58.100 euro

BMW 330d xDrive Touring Msport 64.650 euro
Audi A4 Avant 50 TDI quattro edition 58.100 euro

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Jaguar F-Type

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La Jaguar F-Type – nata nel 2013 e sottoposta a un restyling nel 2017 – è una supercar britannica disponibile a trazione posteriore o integrale.

Jaguar F-Type: gli esterni

La Jaguar F-Type è una seducente coupé caratterizzata da un cofano lungo (impreziosito da un frontale aggressivo) e da una coda corta.

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Jaguar F-Type: gli interni

Due posti secchi, un ampio bagagliaio e una plancia rifinita con cura che presenta una bocchetta d’aerazione centrale a scomparsa che si ritira dopo l’uso: sono queste le caratteristiche principali degli interni della Jaguar F-Type.

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Jaguar F-Type: i motori

La gamma motori della Jaguar F-Type è composta da cinque unità sovralimentate a benzina:

  • un 2.0 turbo benzina da 300 CV
  • un 3.0 V6 a benzina con compressore volumetrico da 340 CV
  • un 3.0 V6 a benzina con compressore volumetrico da 380 CV
  • un 5.0 V8 a benzina con compressore volumetrico da 551 CV
  • un 5.0 V8 a benzina con compressore volumetrico da 575 CV

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Jaguar F-Type: gli allestimenti

Gli allestimenti della Jaguar F-Type sono cinque: “base”, R-Dynamic, Chequered Flag, R e SVR.

Jaguar F-Type

La dotazione di serie della Jaguar F-Type comprende: scarichi sportivi attivi, modalità Dynamic, frenata d’emergenza, spoiler posteriore estraibile su bagagliaio, fari allo xeno con luci a LED caratteristiche, luci di coda a LED, parabrezza anti-infrarossi, sedili Sport con rivestimenti in pelle e tessuto scamosciato, sedili elettrici anteriori a 6 regolazioni, volante in pelle a tre razze con levette di selezione marce argento (solo cambio automatico), console centrale in alluminio zigrinato, touch screen da 10” impianto audio Meridian Sound System, Navigation Pro, sensori di parcheggio anteriori e posteriori e telecamera posteriore. Le varianti da 300 CV e 340 CV hanno anche le sospensioni passive, il differenziale aperto con Torque Vectoring, i cerchi in lega da 18” e i freni anteriori da 355 mm e posteriori da 325 mm con pinze dei freni argento. Sulla versione da 380 CV troviamo invece l’Adaptive Dynamics, il differenziale a slittamento limitato con Torque Vectoring, i cerchi in lega da 19, i freni anteriori da 380 mm e posteriori da 325 mm con pinze dei freni nere e la trazione integrale (optional).

Jaguar F-Type R-Dynamic

La Jaguar F-Type R-Dynamic costa 4.920 euro più della “base” a parità di motore e aggiunge: scarichi sportivi attivi, Design Pack in Gloss Black, fari a LED con luci diurne caratteristiche, console centrale in alluminio Delta e soglie d’ingresso R-Dynamic. Senza dimenticare in cerchi in lega da 19” sulle versioni da 300 e 340 CV e da 20” su quelle da 380 CV.

Jaguar F-Type Chequered Flag

La Jaguar F-Type Chequered Flag costa 9.390 più della R-Dynamic a parità di motore e offre: Exterior Black Design Pack con minigonne laterali estese, tetto a contrasto Black, cerchi da 20” Style 6003 a 6 razze doppie con finitura Gloss Black, pinze dei freni rosse, badge anteriore e posteriore “Chequered Flag”, interni in pelle Windsor Ebony con cuciture Pimento Red o Cirrus, rivestimento del padiglione in tessuto scamosciato Ebony, sedili Performance con logo “Chequered Flag” a rilievo, cinture di sicurezza rosse, volante riscaldato con logo “Chequered Flag” e contrassegno rosso al centro in alto, tappetinio con logo “Chequered Flag” ricamato, finitura della console in alluminio Black Brushed e soglie d’ingresso in metallo illuminate a luce rossa.

Jaguar F-Type R

La dotazione di serie della Jaguar F-Type R comprende: trazione integrale, freni anteriori da 380 mm e posteriori da 376 mm con pinze dei freni rosse, differenziale attivo a controllo elettronico con Torque Vectoring, modalità Configurable Dynamics, cerchi in lega da 20”, pedali in metallo lucidato, interni in pelle Windsor, sedili R Performance, sedili elettrici anteriori a 12 regolazioni con funzione memoria, volante in pelle a tre razze con logo R e levette di selezione marce Silver, console centrale in alluminio Linear Vee con logo R e illuminazione interna d’ambiente configurabile.

Jaguar F-Type SVR

La Jaguar F-Type SVR offre in più rispetto alla R: terminali di scarico leggeri in titanio e Inconel, cerchi in lega forgiati da 20” aerodinamica riprogettata, spoiler posteriore aerodinamico in fibra di carbonio, sedili SVR Performance, rivestimento del padiglione in tessuto scamosciato, volante in pelle riscaldabile con logo SVR e levette di selezione marce in alluminio e console centrale in alluminio Dark Brushed con logo SVR.

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Jaguar F-Type: gli optional

La dotazione di serie della Jaguar F-Type andrebbe a nostro avviso arricchita con il Blind Spot Monitor con monitoraggio posteriore del traffico (461 euro). Sulle versioni “base” e R-Dynamic aggiungeremmo anche gli specchietti retrovisori riscaldabili e ripiegabili elettricamente (240 euro) e la vernice metallizzata (1.155 euro.

I retrovisori ripiegabili starebbero bene anche sulla Chequered Flag insieme al tetto panoramico (1.217 euro), accessorio che andrebbe acquistato anche sulle varianti R (con la tinta metallizzata) e SVR (con il Park assist: 306 euro).

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Jaguar F-Type: i prezzi

Motori a benzina

  • Jaguar F-Type 2.o 64.450 euro
  • Jaguar F-Type 2.o R-Dynamic 69.370 euro
  • Jaguar F-Type 2.o Chequered Flag 78.760 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 73.680 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 R-Dynamic 78.600 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 aut. 76.240 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 aut. R-Dynamic 81.160 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 Chequered Flag 90.550 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV 88.240 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV R-Dynamic 93.160 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV aut. 90.800 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV aut. R-Dynamic 95.720 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV aut. Chequered Flag 103.700 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV AWD 96.950 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV AWD R-Dynamic 101.870 euro
  • Jaguar F-Type 3.0 V6 380 CV AWD Chequered Flag 109.850 euro
  • Jaguar F-Type R 124.940 euro
  • Jaguar F-Type SVR 148.530 euro

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F1 GP Monaco 2001: l’ultima vittoria di Schumacher a Monte Carlo

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Il GP di Monaco del 2001 è stato l’ultimo Gran Premio di F1 vinto da Michael Schumacher a Monte Carlo. Scopriamo insieme la storia di questa corsa, una gara che ha visto anche l’ultima pole position di David Coulthard e il primo podio della Jaguar.

F1 – GP Monaco 2001: la storia dell’ultima vittoria di Schumacher a Monte Carlo

Giovedì 24 maggio 2001

Durante le prove libere del GP di Monaco 2001 due team esagerano più degli altri nel proporre soluzioni aerodinamiche originali: la Arrows piazza una gigantesca ala sul muso mentre la Jordan mette uno spoiler davanti al guidatore (una specie di Halo ante litteram). Entrambe le proposte vengono vietate in qualifica e in gara.

Sabato 26 maggio 2001

Coulthard disputa le qualifiche della vita con la McLaren e ottiene l’ultima pole position della sua carriera davanti a Schumacher (Ferrari) e al finlandese Mika Häkkinen (McLaren).

Domenica 27 maggio 2001

Nonostante la pole position ottenuta il giorno prima Coulthard è costretto a partire dal fondo dopo che la sua McLaren rimane ferma in griglia durante il giro di ricognizione. All’ottavo giro si ritrova 18° dietro a Enrique Bernoldi (Arrows) e riesce a superare il pilota brasiliano solo nella 42° tornata compromettendo così la propria gara.

Schumacher conquista la testa della corsa e la mantiene fino alla bandiera a scacchi (se si escludono due giri con il compagno brasiliano Rubens Barrichello – secondo al traguardo – davanti a tutti per motivi di pit-stop). Decisamente più intensa la lotta per la terza piazza: Häkkinen (secondo fino al 13° giro) è costretto al ritiro per un problema alle sospensioni e al 57° giro il tedesco Ralf Schumacher (terzo fino a quel momento con la Williams) regala l’ultimo gradino del podio al britannico Eddie Irvine (Jaguar) a causa di un problema al motore. Si tratta del primo piazzamento in “top 3” della storia per il team inglese.

Il successo di Michael Schumacher nel GP di Monaco 2001 arriva in un periodo felicissimo per la Ferrari ma bisognerà aspettare sedici anni (Sebastian Vettel nel 2017) per vedere un’altra monoposto del Cavallino trionfare nel Principato.

La classifica del GP di Monaco 2001
Michael Schumacher (Ferrari) 1h47:22.561
Rubens Barrichello (Ferrari) + 0,4 s
Eddie Irvine (Jaguar) + 30,7 s
Jacques Villeneuve (BAR) + 32,5 s
David Coulthard (McLaren) + 1 giro

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Seat Leon Cupra VS Volkswagen Golf GTI TCR: Icon Wheels FACEOFF

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La Seat Leon Cupra e la Volkswagen Golf TCR hanno davvero tantissimo in comune: stesso telaio, stesso motore, stesso cambio. Entrambe fanno parte della schiera di sportive compatte a trazione anteriore, e con circa 300 CV e 5 porte sono pratiche e velocissime.

Vediamo il confronto dei dati delle due hot hatches nel nostro FACE-OFF.

In breve
Volkswagen Golf GTI TCR
Potenza 290 CV
Coppia 380 Nm
Peso 1410 kg
Prezzo 39.900 euro
Seat Leon Cupra
Potenza 290 CV
Coppia 380 Nm
Peso 1431 kg
Prezzo 37.400

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Dimensioni

La Volkswagen Golf GTI TCR è la più compatta e la più alta delle due, anche se di poco. Con 427 cm di lunghezza, 148 di altezza e 179 di larghezza è rispettivamente 1 cm più corta, 3 più stretta e 4 più alta della Seat Leon Cupra.

Anche il passo è leggermente più corto: 262 cm contro i 264 di quello della Seat Leon Cupra.

Con 1410 kg di peso, poi, la tedesca risulta più leggera di 21 kg rispetto alla cugina spagnola.

Il bagagliaio di 380 litri, invece, risulta identico per entrambe.
Insomma la Volkswagen risulta più compatta e più leggera, con un passo più corto che le conferisce maggiore agilità.

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Potenza

Il motore che pulsa sotto il cofano di queste due auto è il medesimo quattro cilindri 2984 cc turbo TSI da 290 CV. La potenza però viene erogata a 5.400 giri nel caso della Spagnola e a 4.700 giri nel caso della tedesca. La coppia di 380 Nm, invece, viene erogata da entrambe a 1.900 giri.
Entrambe poi utilizzano una trasmissione doppia frizione a 7 rapporti.

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Prestazioni

Grazie al peso inferiore la Volkswagen Golf GTI TCR scatta da 0 a 100 km/h in 5,6 secondi, mentre la Seat Leon Cupra ne impiega 6 netti. La velocità massima è limitata a 250 km/h elettronicamente per entrambe.

La Seat, però, nonostante il peso maggiore, riesce a consumare meno della Volkswagen: nel misto il consumo medio della spagnola è di 6,5 l/100 km, mentre la tedesca ne fa 6,7.

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McLaren, la storia

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Per raccontare la storia della McLaren bisogna necessariamente partire dalla scuderia di F1, fondata all’inizio degli anni ’60 da un giovane pilota 26enne e diventata la seconda più vincente (per numero di GP) del Circus dietro solo alla Ferrari.

La McLaren, però, è molto di più della Formula 1: la Casa britannica ha infatti vinto in quasi tutte le categorie del motorsport e negli ultimi 25 anni ha realizzato capolavori di serie. Scopriamo insieme la storia di questo marchio.

2014 – McLaren MP4-29

Credits: Bahrain International Circuit, Sakhir, Bahrain.
Friday 4 April 2014.
World Copyright: Alastair Staley/LAT Photographic.
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2018 Hungarian GP

Credits: HUNGARORING, HUNGARY – JULY 27: Fernando Alonso, McLaren MCL33 Renault during the Hungarian GP at Hungaroring on July 27, 2018 in Hungaroring, Hungary. (Photo by Steven Tee / LAT Images)

McLaren: la storia

La McLaren nasce ufficialmente nel 1963 come scuderia grazie al giovane pilota (26 anni) neozelandese Bruce McLaren. Il team debutta in F1 nel 1966 – con una monoposto guidata da Bruce – con un ritiro a Monte Carlo e conquista i primi punti grazie a un sesto posto in Gran Bretagna.

Le prime vittorie: F1 e Can-Am

La McLaren inizia a farsi notare nelle corse grazie ai cinque successi consecutivi nel campionato Can-Am tra il 1967 e il 1971 (due con Bruce, due con il neozelandese Denny Hulme e uno con lo statunitense Peter Revson) mentre le prime soddisfazioni in F1 arrivano nel 1968: primo podio (Bruce secondo in Spagna), prima vittoria (sempre con Bruce in Belgio) e altri due successi con Hulme in Italia e in Canada.

I successi e la tragedia

Nel 1969 Hulme conquista il GP del Messico e la McLaren realizza la sua prima auto stradale: la M6GT, derivata dalla M6A dominatrice due anni prima del campionato Can-Am e dotata di un motore 5.7 V8 Chevrolet.

La vettura viene realizzata in un solo esemplare e il progetto di costruirne 250 si interrompe in seguito alla morte di Bruce McLaren, scomparso il 2 giugno 1970 sul circuito di Goodwood (Regno Unito) durante un test.

La risalita

La McLaren torna a vincere in F1 nel 1972 grazie a Hulme (primo in Sudafrica) e nello stesso anno lo statunitense Mark Donohue si aggiudica la 500 Miglia di Indianapolis. Altre tre vittorie nel Circus arrivano nel 1973 grazie a Revson (Gran Bretagna e Canada) e a Hulme (Svezia).

I primi Mondiali

Il 1974 è l’anno in cui la McLaren si aggiudica per la prima volta il Mondiale F1: il brasiliano Emerson Fittipaldi si laurea campione del mondo tra i piloti con tre successi (Brasile, Belgio e Canada) e Hulme contribuisce al primo titolo Costruttori vincendo in Argentina. Nello stesso anno arriva anche il secondo trionfo a Indianapolis grazie allo statunitense Johnny Rutherford (che bissa il successo nel 1976).

Il britannico James Hunt conquista il Mondiale F1 1976 (una stagione raccontata nel film “Rush”) grazie a sei vittorie: Spagna, Francia, Germania, Olanda, Canada e USA Est.

Arriva Ron Dennis

La svolta per la McLaren arriva nel 1981 con l’ingresso di Ron Dennis come team principal: nasce la MP4/1 – la prima monoposto di F1 di sempre con telaio in fibra di carbonio – e la scuderia torna a vincere dopo quattro anni di digiuno grazie al britannico John Watson primo in Gran Bretagna.

Lauda e Prost

Nel 1982 viene ingaggiato l’austriaco Niki Lauda (due GP vinti – USA Ovest e Gran Bretagna – che si aggiungono ai due conquistati da Watson: Belgio e USA Est). Watson sale sul gradino più alto del podio anche nel GP degli USA Est nel 1983.

Lauda diventa campione del mondo F1 nel 1984 con cinque vittorie (Sudafrica, Francia, Gran Bretagna, Austria e Italia) con mezzo punto di vantaggio sul compagno francese Alain Prost (sette volte primo: Brasile, San Marino, Monte Carlo, Germania, Olanda, Europa e Portogallo). I due regalano alla McLaren, dopo dieci anni, il titolo Costruttori.

Nel 1985 arriva un’altra doppietta iridata, questa volta con Prost che si laurea campione del mondo con cinque successi (Brasile, Monte Carlo, Gran Bretagna, Austria e Italia) e con Lauda vincitore in Olanda mentre l’anno seguente Prost è ancora una volta campione iridato con quattro trionfi (San Marino, Monte Carlo, Austria e Australia).

Gli anni d’oro

Tra il 1988 e il 1991 la McLaren domina il Mondiale F1 con otto Mondiali (quattro Piloti e quattro Costruttori). Nel 1988 la scuderia inglese ottiene 15 successi in 16 gare – otto con il campione del mondo, il brasiliano Ayrton Senna (San Marino, Canada, USA, Gran Bretagna, Germania, Ungheria, Belgio e Giappone) e sette con Prost (Brasile, Monte Carlo, Messico, Francia, Portogallo, Spagna e Australia) – mentre l’anno successivo si deve “accontentare” di dieci vittorie: quattro con l’iridato Prost (USA, Francia, Gran Bretagna e Italia) e sei con Senna (San Marino, Monte Carlo, Messico, Germania, Belgio e Spagna).

Nel 1990 Senna bissa il titolo iridato (vincitore di sei Gran Premi: USA, Monte Carlo, Canada, Germania, Belgio e Italia) e si ripete nel 1991 con sette successi (USA, Brasile, San Marino, Monte Carlo, Ungheria, Belgio e Australia, più il trionfo dell’austriaco Gerhard Berger in Giappone).

La McLaren F1

Nel 1992 nasce la McLaren F1, la vettura stradale più famosa di sempre della Casa britannica ma soprattutto una delle auto più evolute del XX secolo. Sviluppata da Gordon Murray (13 Mondiali Formula 1 come progettista per Brabham e Williams) e prodotta in 106 esemplari (di cui 72 destinati a uso stradale), è la prima automobile di sempre con scocca in fibra di carbonio.

Motore 6.1 V12 aspirato di origine BMW da 627 CV (680 per le versioni LM), abitacolo con tre sedili (e quello centrale destinato al guidatore) e tre bagagliai (uno anteriore e due laterali ricavati nella zona davanti alle ruote posteriori): queste le caratteristiche principali della supercar inglese, capace di aggiudicarsi nel 1995 (con la variante GTR guidata dal francese Yannick Dalmas, dal finlandese JJ Lehto e dal giapponese Masanori Sekiya) nientepopodimeno che la 24 Ore di Le Mans.

L’era Häkkinen

La McLaren torna a vincere dei GP nel 1997 dopo quattro anni di digiuno grazie al britannico David Coulthard (primo in Australia e in Italia) e al finlandese Mika Häkkinen (Europa). Il driver scandinavo si laurea campione del mondo l’anno seguente con otto successi (Australia, Brasile, Spagna, Monte Carlo, Austria, Germania, Lussemburgo e Giappone) e regala alla scuderia britannica l’ultimo titolo Costruttori della sua storia grazie anche alla prima piazza rimediata da Coulthard a San Marino.

Häkkinen porta a casa anche il Mondiale 1999 salendo sul gradino più alto del podio in cinque occasioni: Brasile, Spagna, Canada, Ungheria e Giappone.

L’ultimo Mondiale

Il terzo millennio della McLaren si apre con lo sviluppo della supercar Mercedes SLR, lanciata nel 2003. Risale invece al 2008 l’ultimo Mondiale F1 conquistato dal team britannico: merito dell’inglese Lewis Hamilton, campione del mondo Piloti con cinque vittorie (Australia, Monte Carlo, Gran Bretagna, Germania e Cina). L’anno seguente Ron Dennis lascia il Circus per concentrarsi sulle auto di serie.

Le auto di serie

Gli anni ’10 del XX secolo vedono la McLaren impegnata più nella produzione di serie che in F1 (l’ultimo GP vinto risale al 2012 con il britannico Jenson Button in Brasile).

Nel 2011 vede la luce la MP4-12C (la prima McLaren stradale di sempre progettata, disegnata e costruita in casa) dotata di un motore 3.8 V8 biturbo da 600 CV mentre risale al 2013 il lancio della P1, una supercar ibrida con tecnologia derivata dalla Formula 1 prodotta in 375 esemplari e in grado di generare una potenza totale di 916 CV.

L’ultima sportiva di rilievo realizzata dal brand inglese è la Senna del 2018: destinata agli amanti del piacere di guida e prodotta in 500 esemplari, monta un motore 4.0 V8 biturbo da 800 CV.

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Fonte

Venturi 300 Atlantique: la sportiva francese anni ’90

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Venturi oggi è un brand impegnato nella salvaguardia dell’ambiente: auto elettriche, Formula E, veicoli innovativi; ma negli anni ’90 produceva sportive che bruciavano benzina verde senza piombo.

La più famosa tra le Venturi è la 300 Atlantique, una coupé a due posti compatta lunga 4,2 metri e larga 1,84. Presentata al Salone di Parigi nel 1995, l’auto montava un motore V6 3,0 litri 24 valvole da 210 CV di potenza, ma nella versione turbo raggiungeva i 281 CV.

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Una potenza sufficiente a toccare i 280 km/h di velocità massima, un risultato abbastanza impressionante. Ma non era la velocità il problema, bensì la ripresa. La turbina singola impiegava parecchio tempo a “gonfiarsi”, così il turbo-lag assumeva dimensioni esasperate.

La macchina però era (ed è ancora) bellissima: un po’ Ferrari 456 e un po’ Lotus Esprit; elegante, sportiva, con interni curati e una buona agilità in curva.

Vennero prodotte solo 57 vetture, tra le versioni aspirate e quelle turbo, anche perché il proprietario della Casa automobilistica Hubert O’Neill era più concentrato sulle versioni da competizione che su quelle stradali.

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L’azienda poi venne acquistata nel 1996 da una società tailandese, che decise di migliorare l’Atlantique per renderla più competitiva nei confronti delle rivali Porsche e Ferrari.

Il motore venne dotato di due turbine, così la potenza aumentò a 310 CV e il turbo lag diminuì notevolmente. La crisi economica però finì con intralciare i piani di produzione, così vennero prodotti solo 13 esemplari della Venturi Atlantique biturbo.

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Nuova Audi A6 allroad: le foto e i dati

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Audi ha svelato le foto e i dati della nuova A6 allroad: la quarta generazione dell’elegante station wagon tedesca che strizza l’occhio al mondo delle SUV arriverà nelle concessionarie italiane nel terzo trimestre 2019. I prezzi? Non ancora comunicati.

Audi A6 allroad: cosa cambia nel look rispetto alla A6 Avant

Facile distinguere esteticamente un’Audi A6 allroad da una “semplice” Avant: single frame con lamelle verticali in alluminio, mancorrenti al tetto specifici, modanature alle cornici dei finestrini, protezioni sottoscocca, inserti in corrispondenza dell’estrattore, fascia nera o in look alluminio che collega visivamente i gruppi ottici posteriori e modanature ai passaruota grigie (optional in tinta carrozzeria o nere lucide). I cerchi in lega standard sono da 18” ma le dimensioni possono salire fino a 21”.

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Audi A6 allroad: i motori

La gamma motori della nuova Audi A6 allroad è composta da tre unità 3.0 mild hybrid 48V turbodiesel V6 TDI da 231, 286 e 349 CV. Tutte abbinate a un cambio automatico tiptronic a 8 rapporti.

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Audi A6 allroad: i contenuti off-road

La quarta serie dell’Audi A6 allroad può vantare una capacità di traino di 2,5 tonnellate, la possibilità di tenere sotto controllo mediante il monitor MMI l’inclinazione longitudinale e trasversale della vettura e l’assistente alla discesa che limita automaticamente la velocità in un range compreso tra 2 e 30 km/h.

La dotazione di serie comprende anche, tra le altre cose, le sospensioni pneumatiche adattive (altezza da terra variabile in funzione della velocità e del programma di marcia: in “auto” e “comfort” l’assetto è a 13,9 cm dal suolo, oltre i 120 km/h viene ribassato di 1,5 cm, con il programma “allroad” la luce da terra aumenta di 3 cm fino a 80 km/h e di 4,5 cm fino a 35 km/h con la modalità “offroad/lift”).

Per quanto riguarda gli optional segnaliamo invece il differenziale posteriore sportivo e lo sterzo integrale dinamico. Quest’ultimo consiste in uno sterzo dinamico con rapporto di trasmissione variabile tra 9,5:1 e 16,5:1 sull’assale anteriore abbinato a un sistema di sterzatura posteriore (fino a 60 km/h le ruote posteriori sterzano in controfase rispetto alle anteriori fino a un massimo di cinque gradi, oltre i 60 km/h sterzano nella stessa direzione delle anteriori fino a un massimo di due gradi).

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Mercedes-Benz CLA35 AMG 4Matic Shooting Brake

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La nuova generazione della Mercedes-Benz CLA Shooting Brake, la variante familiare della gamma, era stata presentata lo scorso mese di marzo al Salone di Ginevra 2019. Oggi la Casa della Stella ha svelato la sua declinazione sportiva che prende il nome di 35 4Matic Shooting Brake.

Segni di riconoscimento

 

La nuova Mercedes-Benz CLA 35 4Matic Shooting Brake si distingue esteticamente per la griglia specifica, lo splitter anteriore, le appendici aerodinamiche, i cerchi in lega con design specifico da 18 pollici (in optional da 19 pollici), l’imponente diffusore posteriore e diversi pacchetti opzionali per darle un carattere ancora più sportivo.

Gli interni sono caratterizzati per i sedili sportivi in pelle sintetica e microfilma Dinamica, cuciture a contrasto in rosso, pedaliera in acciaio inossidabile, tappetini AMG neri, battitacco in acciaio, quadro strumenti digitale e sistema multimediale MBUX con due schermi uniti da un’unica cornice.

Strumentazione da vera sportiva

 

Il quadro della strumentazione offre inoltre tre diversi stili: Classic, Sport e Supersport. Oltre ad aggiungere nuovi menu specifici come quello della posizione del cambio, la temperatura dell’olio del motore e della trasmissione, il cronometro, la Forza G e altri dati del motore (potenza, coppia, etc.). Anche il volante è di nuova generazione , con rivestimenti in pelle e con la parte inferiore schiacciata.

0-100 In meno di 5 secondi

 

Per quanto riguarda la meccanica, la nuova Mercedes-AMG CLA 35 4Matic Shooting Brake si affida al quattro cilindri 2.0 turbo (M260), con 306 CV di potenza a 5.800 giri e una coppia massima di 400 Nm disponibile tra i 3.000 e i 4.000 giri. A questa unità è abbinata la trasmissione automatica a doppia frizione e sette rapporti DCT-7 con funzione Race Start e il sistema di trazione integrale AMG Performance 4 Matic con la distribuzione della coppia tra i due assi variabile e in grado di arrivare a scaricare il 50% della potenza all’asse posteriore. Con questo powertrain la familiare compatta della Stella promette uno sprint da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi e una velocità di punta di 250 km/h.

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FACE-OFF: BMW Z4 M40i VS Toyota Supra GR

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Il fatto che la BMW Z4 M40i e la nuova Toyota Supra condividano così tanto ha suscitato parecchio di scalpore. In realtà le auto sono diverse, sia nello stile che nel temperamento, e se la BMW è un’ottima coupé-cabriolet, la Supra è più una sportiva da spremere.

Tuttavia sulla carta sono davvero simili, nel peso, nelle dimensioni e nelle prestazioni.
Vediamo insieme le piccole differenze tra la BMW Z4 M40i e la Toyota Supra.

In breve
Toyota Supra
Dimensioni 438 – 185 -129
Potenza 340 CV
Coppia 500 Nm
Peso 1570 kg
Prezzo 67.900 euro
BMW Z4 M40i
Dimensioni 432 – 186 -130
Potenza 340 CV
Coppia 500 Nm
Peso 1610 kg
Prezzo 66.800 euro

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Dimensioni

Vista la base in comune, le dimensioni della Toyota Supra e della BMW Z4 M40i son quasi identiche. La Toyota tuttavia è più lunga di 6 cm rispetto alla BMW (438 contro 432) ed è più bassa e stretta di 1 cm (per un totale di 129 e 185 cm).
Il passo di 247 cm è uguale per entrambe, mentre il bagagliaio è leggermente più capiente sulla Supra (290 litri contro i 281 litri della Z4).

Il peso, per via del meccanismo della capote, è maggiore sulla tedesca. La BMW Z4 M40i pesa 1610 kg, mentre la Toyota ferma l’ago della bilancia a 1570 kg.

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Motore

Il motore della Toyota Supra e della BMW Z4 M40i è identico, così come il cambio automatico a 8 rapporti ZF. L’unità è un 6 cilindri in linea turbo da 2998 cc capace di 340 Cv a 6.000 giri e 500 Nm di coppia a 1.600 giri. Tuttavia la Supra utilizza un differenziale autobloccante meccanico a 2 vie controllato elettricamente, mentre la BMW utilizza un differenziale – sempre a controllo elettronico – ma con un pacco frizioni.

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Prestazioni

Entrambe le auto si “piantano” a 250 km/h per via del limitatore elettronico, ma la Toyota Supra, per via del peso inferiore, la spunta nello scatto da 0 a 100 km/h, fermando il cronometro dopo 4,3 secondi, mentre la BMW impiega 4,6 secondi.

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