Che succede se prendi una multa in una città dove non sei mai stato?

A diversi automobilisti è successo di ricevere la notifica di un verbale per un’infrazione riferita a un’automobile con la stessa targa ma rilevata in una città dove non erano mai stati. Sembra impossibile ma può accadere, spesso a causa di un semplice errore di rilevamento della targa oppure all’errata trascrizione di chi ha compilato il verbale.
A volte, però, può trattarsi anche di una vettura con una targa clonata, magari modificata utilizzando del nastro isolante oppure del bianchetto. Sono diversi i “furbetti” che attraverso questo stratagemma riescono a evitare multe, passando indenni a grande velocità davanti agli autovelox. Tale condotta, ovviamente considerata illecita dal Codice della Strada, può provare diverse spiacevoli sorprese ai malcapitati, i reali intestatari della vettura. Ecco come comportarsi di fronte a una situazione del genere.
Multa in una città dove non si è stati: cosa fare
Se arriva una multa comminata in una città o in un luogo dove non si è stati, lo strumento a cui ricorrere è il ricorso in autotutela: questo va presentato al comando che ha elevato la contravvenzione, chiedendo l’annullamento dell’atto in quanto illegittimo o infondato. Così facendo si chiede all’ente che ha emanato l’atto di riesaminarlo al fine di revocarlo oppure annullarlo in maniera definitiva.
L’autotutela consente di ottenere l’annullamento della multa senza affrontare le spese legali di un processo, perché può essere presentato in prima persona dal contribuente proprietario della vettura senza la necessità di rivolgersi a un avvocato. Per il ricorso in autotutela, però, bisogna avere elementi di prova certi e inconfutabili: chi lo presenta deve dimostrare che nel momento in cui è stata commessa l’infrazione, la sua auto non poteva in alcun modo trovarsi in quel luogo.
Per dimostrarlo si può allegare la fattura di un’officina se l’auto si trovava dal meccanico, l‘estratto conto del Telepass oppure il biglietto del parcheggio nel caso in cui il mezzo fosse in sosta magari nei pressi dell’ufficio dove si lavora. Nel presentare il ricorso, inoltre, è sempre bene allegare una copia del verbale di contravvenzione ricevuto e la copia di un documento di identità come la carta d’identità e il passaporto, oppure quella patente di guida del proprietario della vettura.
A chi presentare il ricorso in autotutela
Il ricorso in autotutela dopo aver ricevuto una multa per un’infrazione commessa in una città dove non si è stati, va presentato allo stesso comando di Polizia Municipale, Carabinieri o Polizia Stradale che ha emesso la contravvenzione. Allo stesso modo, bisogna inviare la domanda anche alla Prefettura, in quanto organo accertatore che può disporre l’archiviazione degli atti che non sono ancora usciti dalla propria sfera, come il preavviso di fermo compilato per errore.
Nel ricorso bisogna dichiarare che la multa è frutto di un errore materiale, oppure che in circolazione c’è un’automobile con una targa clonata o falsificata. Con il ricorso in autotutela si presenta domanda per archiviare il verbale.
Alternativa al ricorso in autotutela
La pratica di presentare il ricorso in autotutela non sospende automaticamente i termini per proporre ricorso al Prefetto o al Giudice di pace e nemmeno quelli per effettuare il pagamento. Se non si riceve risposta, bisogna trovare un’alternativa. Si hanno a disposizione 30 giorni dalla contestazione o dalla notifica del verbale per proporre il ricorso al Giudice di pace. Sono 60, invece, i giorni a disposizione a partire dalla contestazione o dalla notifica per proporre il ricorso al prefetto.
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F1 2021: Hamilton torna re a Silverstone

Il Mondiale F1 2021 è ufficialmente riaperto: come da noi previsto Lewis Hamilton si è aggiudicato il GP di Gran Bretagna con la Mercedes davanti a Charles Leclerc (Ferrari) e a Valtteri Bottas. Il tutto nonostante una penalità di 10 secondi per aver causato al primo giro l’incidente – piuttosto brutto, fortunatamente senza conseguenze – del rivale Verstappen.
Una gara anomala, quella di Silverstone: le qualifiche del venerdì (che hanno visto Hamilton ottenere il miglior tempo) hanno determinato la griglia della Sprint Race del sabato, una corsa di 100 km che oltre a stabilire la griglia dell’evento di oggi ha anche assegnato punti bonus ai primi tre classificati (3 a Verstappen, 2 a Hamilton e 1 a Bottas).
Nel Gran Premio di Gran Bretagna abbiamo inoltre visto la migliore Ferrari della stagione: oltre al secondo posto di Leclerc (al comando fino a tre giri dalla fine) segnaliamo il sesto posto di Carlos Sainz Jr., penalizzato da un pit-stop troppo lungo.
Mondiale F1 2021 – GP Gran Bretagna: le pagelle

Lewis Hamilton (Mercedes)
Un GP di Gran Bretagna ricco di alti e bassi quello di Lewis Hamilton: nella corsa di casa il sette volte campione del mondo F1 ha ottenuto il miglior tempo nelle qualifiche del venerdì ma è arrivato secondo nella Sprint Race perdendo contro Verstappen. Oggi al via ha faticato a superare il rivale olandese e alla Copse ha provocato l’incidente che ha messo fine alla gara del leader del Mondiale 2021: dopo la ripartenza in seguito alla bandiera rossa dietro a Leclerc, ha scontato i dieci secondi di penalità e dopo un’eccezionale rimonta nel finale si è preso il primo posto al 50° giro.
Un successo meritato arrivato dopo oltre due mesi di digiuno: 24 punti soffiati a Verstappen e un distacco nella graduatoria iridata che è ora di soli otto punti.

Charles Leclerc (Ferrari)
Charles Leclerc – velocissimo per tutto il weekend del GP di Gran Bretagna – è scattato quarto a Silverstone ma è riuscito a superare Hamilton dopo l’incidente di Verstappen e, di conseguenza, a ripartire davanti a tutti dopo la bandiera rossa.
Il driver monegasco – al primo, meritatissimo, podio stagionale – è riuscito a rimanere in testa fino a tre giri dalla fine grazie a una gestione eccezionale delle gomme e a una guida pulita. Nel finale, però, ha potuto fare poco contro un Hamilton così veloce.

Valtteri Bottas (Mercedes)
Terzo nelle qualifiche del venerdì, terzo nella Sprint Race di ieri, terzo al traguardo: il pilota finlandese a Silverstone ha portato a casa il terzo podio consecutivo e ha regalato alla Mercedes 16 punti utilissimi per il Mondiale Costruttori.
Valtteri Bottas ha faticato nella ripartenza post-bandiera rossa ed è riuscito a rientrare in “top 3” grazie anche alla lentezza dei meccanici Ferrari e McLaren nel cambiare le gomme a Sainz Jr. e Norris.

Max Verstappen (Red Bull)
Max Verstappen – secondo in qualifica – ha conquistato la Sprint Race (e di conseguenza la pole position e tre punti) di Silverstone grazie a un’ottima partenza. Oggi è scattato di nuovo alla grandissima riuscendo a difendersi dagli attacchi di Hamilton ma è finito contro le barriere a una velocità molto elevata dopo un contatto con il rivale britannico (per lui dieci secondi di penalità).
Una corsa da dimenticare in un Mondiale F1 2021 improvvisamente riaperto.

Mercedes
Dopo cinque GP a secco di successi la Mercedes è tornata a trionfare e a dominare.
Nel Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone le monoposto della Stella hanno conquistato (grazie al primo e al terzo posto e ai punti bonus delle qualifiche sprint di ieri) 43 punti contro i tre della Red Bull. Risultati che hanno permesso di riaprire il Mondiale F1 2021 Piloti e anche quello riservato ai Costruttori.
Mondiale F1 2021 – I risultati del GP di Gran Bretagna
Prove libere 1
1 Max Verstappen (Red Bull) 1:27.035
2 Lando Norris (McLaren) 1:27.814
3 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:27.815
4 Charles Leclerc (Ferrari) 1:27.828
5 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:27.897
Qualifiche
1 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:26.134
2 Max Verstappen (Red Bull) 1:26.209
3 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:26.328
4 Charles Leclerc (Ferrari) 1:26.828
5 Sergio Pérez (Red Bull) 1:26.844
Prove libere 2
1 Max Verstappen (Red Bull) 1:29.902
2 Charles Leclerc (Ferrari) 1:30.277
3 Carlos Sainz Jr. (Ferrari) 1:30.507
4 Esteban Ocon (Alpine) 1:30.707
5 Sergio Pérez (Red Bull) 1:30.800
Qualifiche sprint
1 Max Verstappen (Red Bull) 25:38.426
2 Lewis Hamilton (Mercedes) + 1,4 s
3 Valtteri Bottas (Mercedes) + 7,5 s
4 Charles Leclerc (Ferrari) + 11,3 s
5 Lando Norris (McLaren) + 24,1 s
Le classifiche
La classifica del GP di Gran Bretagna 2021
| Lewis Hamilton (Mercedes) | 1h58:23.284 |
| Charles Leclerc (Ferrari) | + 3,9 s |
| Valtteri Bottas (Mercedes) | + 11,1 s |
| Lando Norris (McLaren) | + 28,6 s |
| Daniel Ricciardo (McLaren) | + 42,6 s |
Classifica Mondiale Piloti
| Max Verstappen (Red Bull) | 185 punti |
| Lewis Hamilton (Mercedes) | 177 punti |
| Lando Norris (McLaren) | 113 punti |
| Valtteri Bottas (Mercedes) | 108 punti |
| Sergio Pérez (Red Bull) | 104 punti |
Classifica Mondiale Costruttori
| Red Bull-Honda | 289 punti |
| Mercedes | 285 punti |
| McLaren-Mercedes | 163 punti |
| Ferrari | 148 punti |
| AlphaTauri-Honda | 49 punti |
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In quali casi trainare un’auto può portare a una multa?

Trainare la propria auto in avaria è sempre una spiacevole situazione: significa dover affrontare un problema alla vettura e attivarsi per spostarla da un punto all’altro. Non sempre è necessario chiamare il carro attrezzi per trainarla: si può fare anche con l’aiuto di un amico, attraverso mezzi di fortuna come una fune, una corda, dei cavi elastici oppure una catena.
Questo tipo di operazione, oltre a non essere semplice da effettuare, spesso e volentieri può non essere nemmeno lecita. Il Codice della Strada il più delle volte vieta trainare un’auto in maniera autonoma, senza rivolgersi al carro attrezzi. Facciamo chiarezza su cosa prevede la legge in merito al traino di veicoli in avaria.
Trainare un veicolo in avaria: quando si rischia la multa
L’articolo del Codice della Strada che parla del traino di un veicolo in avaria è il numero 165 e prevede che in caso incombente di situazione di emergenza, il traino di un veicolo da parte di un altro deve avvenire attraverso un solido collegamento tra i veicoli stessi. Il traino deve effettuarsi mediante aggancio con fune, catena, cavo, barra rigida o attrezzo analogo, purché idoneamente segnalati in modo tale da essere avvistati e risultare chiaramente percepibili da parte degli altri utenti della strada.
Nel corso delle operazioni di traino, il veicolo trainato deve inoltre mantenere attivato il dispositivo luminoso a luce intermittente. In mancanza di questa segnalazione, bisogna mantenere esposto sul lato rivolto alla circolazione il segnale di mobilità.
L’articolo 165 del Codice della Strada specifica che Il veicolo trainante, ove ne sia munito, deve mantenere attivato l’apposito dispositivo a luce gialla prescritto dal regolamento per i veicoli di soccorso stradale. Violare le disposizioni significa andare incontro a una sanzione amministrativa che va da un minimo di 85 euro a un massimo di 338 euro.
Auto da trainare: le modalità del traino
Del traino di una vettura si occupa anche l’articolo 63 del Codice della Strada secondo cui “Nessun veicolo può trainare o essere trainato da più di un veicolo, salvo ciò risulti necessario per l’effettuazione di trasporti eccezionali”.
Nell’articolo viene specificato, inoltre, che un autoveicolo può trainare un veicolo che non sia rimorchio se questo non è più atto a circolare per avaria o per mancanza di organi essenziali. La solidità dell’attacco, le modalità del traino, la condotta e le cautele di guida devono rispondere alle esigenze di sicurezza della circolazione. Anche in questo caso, per chi non rispetta la legge, la contravvenzione minima è di 85 euro, mentre si sale fino a 338 euro per la sanzione amministrativa massima.
Come comportarsi per trainare un’auto in panne
In definitiva, stando a quanto riferito negli articoli numero 165 e numero 63 del Codice della Strada, trainare una vettura senza ricorrere all’intervento di un carro attrezzi non è consentito, tranne nella situazione in cui il veicolo è in panne.
Nel caso in cui la vettura in panne debba essere trainata, bisogna fare attenzione con molta cura al collegamento con l’altra auto che fa da traino. I collegamenti devono essere estremamente solidi e mai improvvisati: per questo si tratta di un’operazione tutt’altra che semplice da effettuare. Molto importante, inoltre, provvedere a segnalare adeguatamente il veicolo da trainare a tutti gli altre utenti della strada, attraverso le luci intermittenti oppure il segnale mobile. Trainare un veicolo in avaria, infine, è consentito su tutte le strade, eccezion fatta per le autostrade e per le strade extraurbane.
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Quali sono e in cosa consistono i costi fissi di un’automobile?

Prima di comprare un’auto nuova, qualsiasi modello esso sia, è importante valutare sin da subito quali saranno i costi di manutenzione del veicolo da affrontare. Non basta infatti considerare solo il prezzo d’acquisto del mezzo, ma anche tutte le spese che poi incideranno sul proprio budget durante il ciclo di vita dell’auto.
Ci sono dei costi fissi e degli altri variabili, in questo articolo cerchiamo di spiegare quali sono gli aspetti più importanti a cui fare attenzione.
Costi di manutenzione dell’auto: quali sono
I costi di manutenzione dell’auto si dividono in fissi e di esercizio. I costi fissi ovviamente possiamo calcolarli prima, quelli variabili no, ma possiamo fare delle stime. Intanto possiamo fare un elenco di alcuni dei principali costi da considerare per la manutenzione di un veicolo:
- costi fissi, prezzo di listino dell’automobile, costi di manutenzione (revisione, tagliando e altri);
- ammortamento, ogni giorno che passa qualsiasi mezzo perde valore, man mano. In genere l’ammortamento che si considera su un veicolo è di circa il 10% all’anno. Per le vetture più datate chiaramente la percentuale è più bassa, mentre ovviamente per i veicoli nuovi più elevata, infatti la maggior perdita di valore del mezzo si registra nei primi anni di vita;
- ci sono anche da considerare i costi di un eventuale leasing, si pagano le rate mensili in questo caso;
- la revisione è un costo da affrontare ogni due anni (la prima deve essere fatta dopo 4 anni dall’immatricolazione);
- il bollo auto, si paga ogni anno;
- il tagliando;
- le cure regolari tra cui cambio olio, lavaggio, ecc;
- il costo dell’assicurazione, di norma si paga un premio annuale Rc Auto;
- costi di esercizio, carburante (che dipende se si tratta di gasolio, benzina, gpl, metano o auto elettrica) e manutenzione, in base a quanto si viaggia e si usa l’automobile;
- cambio gomme, in genere gli pneumatici dovrebbero essere sostituiti ogni 30.000 chilometri di percorrenza, è necessario considerare anche il cambio gomme estive/invernali e eventuali costi di deposito del treno di pneumatici non utilizzati;
- servizi di assistenza per il veicolo e eventuali riparazioni, chiaramente non possono essere preventivati eventuali problemi e/o danni al mezzo e nemmeno le spese necessarie per ripristinare l’esatto funzionamento dell’auto.
Attenzione: ovviamente i costi di manutenzione di un veicolo, come anche il prezzo di listino, cambiano anche di molto a seconda del modello di vettura che si intende comprare. Come abbiamo detto infatti, prima di comprare la macchina nuova, non bisogna fare il calcolo della spesa solo considerando il costo di acquisto, ma anche le spese per la manutenzione dell’auto stessa.
Non dimenticate oltretutto che anche la cifra che si paga per il bollo auto, il tagliando e la revisione dipende dal modello di auto in possesso, e non solo. Le variabili da tenere in considerazione quindi prima di cambiare macchina e comprarne una nuova sono davvero molte. È fondamentale fare un calcolo che comprende il costo di acquisto, le spese obbligatorie per legge, e quindi revisione e bollo auto, oltre al cambio gomme e all’assicurazione, senza le quali si rischia una multa molto alta, oltre alla perdita dei punti della patente e, in alcuni casi, anche il fermo del veicolo.
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Quali sono le regole per guidare bene in una rotonda?

Le rotatorie sono state realizzate per rendere il traffico stradale più sicuro e per eliminare molti semafori (dove possibile), i più odiati dagli automobilisti. L’unico problema è che il funzionamento delle rotonde non è proprio chiaro a tutti, vediamo di spiegare come bisognerebbe affrontarle in sicurezza.
L’utilità delle rotatorie su strada
Il fattore primario per cui sono state create le rotonde è senza alcun dubbio la sostituzione dei semafori agli incroci, l’utilità delle rotonde è per questo motivo innegabile. La rotatoria infatti permette di affrontare con maggiore velocità alcuni incroci, consente allo Stato di risparmiare nelle spese di manutenzione e energia e soprattutto è pratica per gli automobilisti e tutti gli utenti della strada, che non devono stare ad aspettare che scatti il verde.
Come funzionano le rotatorie in Italia
La maggior parte dei patentati in Italia oggi è rappresentata da automobilisti che hanno conseguito la loro patente di guida nel momento in cui ancora nel nostro Paese non erano così tanto diffuse le rotonde, per questo erano trascurate quando si studiava a scuola guida e quindi non è chiaro a tutti il loro funzionamento. Anche il Codice della Strada infatti, in realtà, ancora oggi non prevede una normativa specifica a riguardo.
Prima cosa da sapere, vi sono due tipologie di rotatorie:
- quelle cosiddette all’italiana, in cui la precedenza è di chi viene da destra e quindi le auto all’interno della rotonda devono darla a coloro che vi si immettono (sono quelle anticipate semplicemente dal segnale stradale che indica la rotatoria);
- le rotonde all’europea, in queste invece la precedenza è di coloro che stanno già percorrendo la rotatoria e quindi vi si trovano all’interno. Questo significa quindi che tutti gli altri utenti che si devono immettere devono rallentare oppure fermarsi, se la rotonda non è sgombra. Come si riconoscono? Oltre al segnale di rotatoria è presente in questo caso anche quello che indica l’obbligo di dare la precedenza.
Come usare gli indicatori di direzione
Secondo quanto chiarito dal Ministero dei Trasporti, è necessario usare la freccia a sinistra quando ci si immette nella rotatoria mentre quella a destra per uscire dalla rotonda stessa. Mentre si percorre la rotonda invece non bisogna utilizzare gli indicatori di direzione, in genere la freccia va messa una volta superata l’uscita precedente a quella che ci interessa e per cambiare eventualmente corsia nelle rotatorie più grandi, che ne prevedono più di una.
Come percorrere le rotatorie con più di una corsia
Quando gli automobilisti affrontano le rotonde con più di una corsia, allora la questione può diventare più complicata. La cosa più difficile da capire è quale corsia impegnare e come spostarsi. La regola dice che bisogna occupare la corsia più a destra, ma quando le corsie sono due o più e si esce dalla rotatoria a una delle ultime uscite, allora è possibile anche tenere occupata nel frattempo una delle corsie centrali o anche quella più a sinistra.
Per uscire dalla rotonda, lo spostamento verso la corsia più esterna deve avvenire in modo graduale, in sicurezza e soprattutto deve essere segnalato con anticipo usando le frecce. È chiaro che per ogni tipo di manovra che viene effettuata nella rotonda bisogna usare la massima cautela e attenzione, per non tagliare la strada a nessun altro utente e veicolo e segnalando gli spostamenti con anticipo.
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Auto e inquinamento acustico: tutte le regole del Codice della Strada

I rumori provocati dai veicoli che viaggiano su strada sono responsabili di quello che possiamo definire inquinamento acustico. Il Codice della Strada, all’articolo 155, prescrive le norme per la limitazione dei rumori.
Limitazione dei rumori: cosa dice la legge
Secondo quanto scritto nel Codice della Strada, i veicoli, durante la loro circolazione, dovrebbero evitare di emettere qualsiasi tipologia di rumore molesto, che può essere causato sia dal modo di guidare i veicoli stessi, soprattutto per quanto riguarda chiaramente i mezzi a motore, sia dal modo in cui viene per esempio sistemato un eventuale carico, ma anche da altri atti connessi con la circolazione stessa.
Quando viene prescritto per legge il dispositivo silenziatore, il veicolo lo deve possedere e il possessore deve prestare attenzione al fatto che sia sempre tenuto in buone condizioni di efficienza e non deve mai essere alterato. Se a bordo di un’auto o altro veicolo si usano apparecchi di riproduzione sonora oppure strumenti radiofonici, è importante che non vengano mai superati i limiti sonori massimi di accettabilità che sono fissati dal regolamento.
Secondo quanto prescritto dalla normativa vigente, tutti i dispositivi di allarme acustico antifurto installati sui veicoli “devono limitare l’emissione sonora ai tempi massimi previsti dal regolamento e, in ogni caso, non devono superare i limiti massimi di esposizione al rumore fissati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991”. Se un soggetto viola le disposizioni dell’articolo 155 del Codice della Strada in ambito di limitazioni dei rumori, allora rischia la sanzione amministrativa del pagamento di una multa che va da un minimo di 42 a un massimo di 173 euro.
Quali sono i disturbi più comuni dovuti all’inquinamento acustico
Secondo alcune ricerche recenti, molti disturbi del sonno sono collegati all’inquinamento acustico e quindi più frequenti nelle persone che vivono in città molto rumorose, lo stesso vale per ipertensione, ictus, infarti e altre malattie.
I volumi molto alti infatti possono incidere sulla salute dell’uomo, sul benessere fisico, mentale e sociale. Si possono verificare danni fisici uditivi ed extrauditivi. I primi portano una diminuzione dell’udito causata dal rumore, irreversibile e con vari sintomi, i secondi invece si manifestano nel nostro organismo, come pressione alta, frequenza respiratoria, disturbi all’apparato, alterazioni al sistema nervoso, stress, accelerazione del ritmo cardiaco, ecc.
Inquinamento acustico: il traffico su strada
Il rumore può provenire da varie sorgenti, tra cui anche il traffico stradale, ferroviario e aereo, che è sicuramente la principale forma di disagio per i cittadini, coinvolge infatti la maggior parte della popolazione. Tra i rumori più acuti ci sono le segnalazioni acustiche, l’attrito degli pneumatici sulla strada o delle ruote dei tram sulle rotaie, il rombo del motore, le azioni dinamiche tra carrozzeria e aria.
Inquinamento acustico: come si misura
È possibile misurare l’inquinamento acustico si attraverso i fonometri, strumenti in grado di rilevare il livello di pressione sonora alle varie frequenze, andando a ricavare un valore che considera la diversa sensibilità dell’orecchio umano a queste ultime. Un indicatore che descrive questo problema ambientale è dato dalla popolazione esposta al rumore. All’interno di questa categoria rientra la fascia di popolazione che è costretta a sopportare continui livelli equivalenti di rumore che superano i 65 decibel nel periodo diurno, e i 55 decibel invece durante il periodo notturno.
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Revisione scaduta e coronavirus: tutte le proroghe

Come si concilia la revisione scaduta con l’emergenza coronavirus? Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato un elenco con tutte le proroghe per le diverse categorie di veicoli immatricolati in Italia previste dalle ultime norme nazionali e dall’Unione Europea. Scopriamolo insieme.
Revisione scaduta e coronavirus: le proroghe per i veicoli di categoria M, N, O3 e O4
I veicoli di categoria M sono quelli con almeno quattro ruote riservati al trasporto persone (automobili, autocaravan, autobus, etc…).
I veicoli di categoria N sono quelli con almeno quattro ruote riservati al trasporto merci (camion, autoarticolati, etc…).
I veicoli di categoria O3 e O4 sono i rimorchi con massa massima superiore a 3,5 t.
Questi veicoli se hanno la revisione scaduta nel mese di settembre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 luglio 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di ottobre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 agosto 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di novembre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 30 settembre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di dicembre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 ottobre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di gennaio 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 30 novembre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di febbraio 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 dicembre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di marzo 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 gennaio 2022.
Se la revisione è scaduta nel mese di aprile 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 28 febbraio 2022.
Se la revisione è scaduta nel mese di maggio 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 marzo 2022.
Se la revisione è scaduta nel mese di giugno 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 30 aprile 2022.
Revisione scaduta e coronavirus: le proroghe per i veicoli di categoria L, O1 e O2
I veicoli di categoria L sono le moto, i ciclomotori e le minicar.
I veicoli di categoria O1 e O2 sono i rimorchi con massa massima inferiore a 3,5 t.
Per i veicoli immatricolati in Italia appartenenti a queste categorie non ci sono proroghe applicabili perché quelle previste dalle precedenti norme nazionali sono scadute.
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Fiat Panda: modelli, prezzi, dotazioni e foto

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla: recitava così la pubblicità della Fiat Panda di qualche anno fa. Oggi la terza generazione della citycar torinese – nata nel 2011, sottoposta a un restyling nel 2020 e disponibile a trazione anteriore o integrale – è cresciuta nelle dimensioni, nel numero di porte e nelle immatricolazioni ed è diventata l’auto più amata dagli italiani.
In questa guida all’acquisto della Fiat Panda vi mostreremo nel dettaglio tutte le versioni presenti in listino della “segmento A” piemontese sviluppata sullo stesso pianale della 500: prezzi, motori, accessori, prestazioni, pregi, difetti e chi più ne ha più ne metta.
Le foto della Fiat Panda
Fiat Panda: le caratteristiche principali
La terza serie della Fiat Panda è una citycar che presenta alti e bassi alla voce praticità: se è vero che i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione delle spalle e della testa è altrettanto vero che lo spazio nella zona delle gambe non è molto.
La “segmento A” torinese è inoltre omologata solo quattro posti (i cinque posti sono optional tranne che sulla variante a GPL) e diverse rivali offrono un bagagliaio più capiente.

Fiat Panda: gli allestimenti
Gli allestimenti della terza generazione della Fiat Panda sono sei: “base”, City Life, Wild, Sport, City Cross e Cross.
Fiat Panda
La dotazione di serie della Fiat Panda “base” comprende:
- Telecomando
- Predisposizione radio no dab
- Luce vano bagagli
- Clima manuale
- Airbag frontali/laterali protezione testa
- Appoggiatesta anteriori anticolpo di frusta
- ESC con Hill Holder
- Volante guida regolabile
- Servosterzo elettrico DualDrive
- Alzacristalli anteriori elettrici
- Chiusura centralizzata
- Paraurti in tinta
- Sensore temperatura esterna
- Sensore pressione pneumatici
Fiat Panda City Life
La Fiat Panda City Life – un po’ cara – costa 950 euro più della “base” a parità di motore e aggiunge:
- Cerchi in lamiera da 15″ bicolore
- Fasce laterali
- Look specifico (paraurti, codolini e minigonne)
- Barre portatutto longitudinali
- Radio Uconnect Mobile DAB
- Comandi al volante
Fiat Panda Wild
La Fiat Panda Wild – disponibile esclusivamente 4×4 – aggiunge alla dotazione della City Life:
- Paraurti con Skid plate
- Cerchi in acciaio nero da 15″
- Trazione 4×4 (ESC + ASR/MSR, HBA + Hill Holder + blocco differenziale ELD)
- Appoggiatesta posteriori
Fiat Panda Sport
La Fiat Panda Sport – conveniente ma povera – è l’allestimento che ci sentiamo di consigliare. Costa 800 euro più della City Life a parità di motore e aggiunge:
- Cerchi in lega da 16″ dedicati
- Radio 7″ Touchscreen con Apple CarPlay e Android Auto
- Esterni specifici (logo Sport, fanali neri)
- Interni specifici (fascia plancia titanio, dettagli rossi sellerie, imperiale nero)
- Retrovisori in tinta carrozzeria
- Maniglie porta in tinta carrozzeria
Mancano però le fasce laterali e le barre portatutto longitudinali.
Fiat Panda City Cross
La Fiat Panda City Cross, povera ma con un prezzo interessante, costa 1.600 euro più della City Life a parità di motore e aggiunge:
- Climatizzatore automatico
- Radio 7″ Touchscreen con Apple CarPlay e Android Auto
- Esterni Cross look (skid plate e fasce con logo Cross)
- Interni specifici (fascia plancia argento e sellerie con inserti in soft touch e cuciture silver)
- Fendinebbia
- Luci diurne LED
- Mobiletto attrezzato tunnel centrale (solo per 4×4)
- Trazione 4×4 (solo per 4×4)
- Drive Mode Selector (Hill descent control) solo per 4×4
- Airbag anteriori laterali (solo per 4×4)
- Appoggiatesta posteriori (solo per 4×4)
Fiat Panda Cross
La Fiat Panda Cross – ricca ma cara – costa 800 euro più della City Cross a parità di motore e aggiunge:
- Esterni specifici (finitura silver per Skid plates, barre longitudinali e modanature laterali e ganci traino rossi)
- Interni specifici (plancia “Woody” e sellerie in ecofilato)
- Sensori parcheggio posteriori
- Retrovisori in tinta carrozzeria
- Specchi esterni elettrici e sbrinabili
- Volante in soft touch
- Sedile guida regolabile in altezza

Fiat Panda: modelli e prezzi di listino
Di seguito troverete tutte le caratteristiche delle versioni della Fiat Panda. La gamma motori della terza generazione della citycar torinese è composta da quattro unità:
- un 0.9 turbo bicilindrico benzina TwinAir da 85 CV
- un 1.2 a GPL da 69 CV
- un 0.9 turbo bicilindrico metano TwinAir Natural Power da 70 CV
- un 1.0 tre cilindri mild hybrid benzina da 70 CV
Fiat Panda TwinAir Turbo (da 17.500 euro)
La Fiat Panda TwinAir Turbo (prezzi fino a 19.900 euro) – disponibile esclusivamente a trazione integrale – è la versione a benzina della “segmento A” piemontese. L’agilità nelle curve non è il suo punto di forza.
Fiat Panda EasyPower (da 15.000 euro)
La Fiat Panda EasyPower (prezzi fino a 18.350 euro) – variante a GPL dell’auto più amata dagli italiani – è una citycar comoda, potente (69 CV), ricca di coppia (102 Nm) e in grado di regalare una buona spinta ai bassi regimi. Il motore 1.2 ha una cilindrata elevata rispetto alla concorrenza – non una buona notizia per chi intende risparmiare sull’assicurazione RC Auto – e non brilla alla voce “consumi” ma si riscatta con uno scatto interessante: da 0 a 100 km/h in 14,5 secondi.
Fiat Panda Natural Power (da 17.200 euro)
La Fiat Panda Natural Power (prezzi fino a 19.600 euro) è la variante a metano della “segmento A” leader del mercato e ospita sotto il cofano un motore 0.9 turbo bicilindrico TwinAir a metano da 70 CV e 135 Nm di coppia.
Fiat Panda Hybrid (da 13.900 euro)
La Fiat Panda Hybrid (prezzi fino a 17.250 euro) – versione mild hybrid benzina della citycar regina delle immatricolazioni – monta un motore 1.0 tre cilindri mild hybrid benzina da 70 CV e 92 Nm di coppia.

Fiat Panda: gli optional
La dotazione di serie della terza generazione della Fiat Panda andrebbe a nostro avviso arricchita con la vernice metallizzata (600 euro). Sulle versioni “base”, City Life e Sport aggiungeremmo i fendinebbia (275 euro) e il Pack Comfort (220 euro: sedile guida regolabile in altezza, maniglie appiglio post. e ant. lato passeggero, portaocchiali lato guida e cinture regolabili in altezza).
Sulla Wild ci vorrebbero i fendinebbia e la frenata automatica (260 euro). Quest’ultimo accessorio starebbe bene anche sulla City Cross insieme al Pack Comfort e sulla Cross in abbinamento al Pack Style (450 euro: ruote in lega 15″ opaca e vetri privacy).
Fiat Panda 4×4
La Fiat Panda 4×4 – variante a trazione integrale della terza serie della citycar torinese – è disponibile esclusivamente a benzina ed è spinta da un motore 0.9 turbo bicilindrico TwinAir da 85 CV. Tre gli allestimenti: Wild, City Cross e Cross.
Fiat Panda usata
La terza serie della Fiat Panda è facilissima da trovare di seconda mano: stiamo d’altronde parlando dell’auto più venduta in Italia. Per una Natural Power Easy a metano del 2012 bastano meno di 4.500 euro.
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Che cosa serve per omologare un gancio di traino per roulotte?

Il gancio da traino è uno strumento molto utile, un accessorio auto che può servire nel caso in cui il veicolo malauguratamente si guasti e lasci l’automobilista a piedi. Quando, per qualsiasi motivo, non si ha intenzione di chiamare il carro attrezzi o non si ha la possibilità di contattare amici o parenti vicini, allora il gancio da traino può essere davvero una salvezza. Grazie a questo accessorio infatti è possibile chiedere ad un altro conducente di aiutarci a portare il veicolo guasto dove si desidera.
Sono tanti i possessori di auto che decidono di montare sulla propria vettura un gancio traino, anche (e forse soprattutto) per potervi attaccare una roulotte o un carrello per il trasporto merci. Ci sono Case auto che includono questo particolare accessorio tra gli optional disponibili da aggiungere, anche se in realtà è più conveniente installarlo in un secondo momento e fare la richiesta di omologazione, costa meno. Vediamo tutto quello che bisogna sapere.
Gancio da traino: come si installa
Una cosa importantissima da sapere e tenere presente è che il gancio da traino non è un accessorio qualsiasi, che può essere installato da chiunque sul proprio veicolo, senza l’aiuto di un esperto. Serve che il lavoro sia eseguito da un professionista, visto che serve per trasportare rimorchi in strada, il compito è molto delicato, quindi l’installazione del gancio non può essere fatta autonomamente. È fondamentale che vi lavori un team di esperti, per certificarne sicurezza e robustezza.
Il Dipartimento dei Trasporti Terrestri (tramite la Motorizzazione Civile) procede al collaudo e all’omologazione del gancio da traino; per non avere problemi è meglio comprare sempre ganci nuovi, evitando accessori di seconda mano. Meglio ancora se si decide di acquistare un gancio realizzato da un’azienda specializzata nel settore e rinomata.
Le tipologie di gancio da traino tra le quali scegliere sono:
- fisso, elemento sempre visibile quando non c’è il rimorchio;
- estraibile, quando non serve può essere smontata la parte esterna, diventando invisibile.
Omologazione del gancio da traino: cosa dice la legge
Per poter usare il gancio da traino in auto è necessario che lo stesso sia collaudato e omologato; per far richiesta al Dipartimento Trasporti Terrestri bisogna presentare:
- modello TT2119 (che si trova presso gli appositi sportelli della Motorizzazione);
- dichiarazione di montaggio conforme alla normativa rilasciata dall’installatore;
- scheda tecnica del gancio fornita dall’azienda costruttrice;
- fotocopia della carta di circolazione;
- versamenti per gli oneri di pratica: uno da 25 euro e l’altro da 14,62 euro.
L’installazione del gancio da traino deve essere regolarmente riportata sul libretto di circolazione.
Dopo aver presentato tutti i documenti, allora si può prenotare il collaudo alla Motorizzazione, che serve per ricevere il tagliando adesivo da applicare obbligatoriamente sul libretto di circolazione. Se il gancio è quello previsto dalla Casa auto, serve comunque consegnare tutti i documenti, ma non è necessario il collaudo. Anche la compagnia assicurativa deve essere informata dell’aggiunta del gancio da traino all’auto, in alcuni casi infatti cambia il premio annuale.
Attenzione: è fondamentale far installare il gancio da traino da esperti di settore, fare il collaudo e l’omologazione. Innanzitutto perché in caso di controllo da parte delle Forze dell’Ordine o durante la revisione del rimorchio la sanzione altrimenti è molto alta; non dimenticare poi che il gancio montato male può danneggiare cose e persone, risultando pericoloso.
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Automobili, consumano più durante l’estate o durante l’inverno?

Spesso ci si chiede quali sono i consumi reali delle auto in estate e in inverno, che cambiano infatti a seconda delle diverse condizioni di clima. Per questo motivo, di recente sono stati effettuati dei test, che hanno appunto misurato i consumi e le emissioni delle vetture diesel in differenti condizioni di guida, tenendo conto anche dell’utilizzo dell’aria condizionata e del riscaldamento.
Facciamo un focus sulle auto diesel, che oggi sono sempre sotto attacco, soprattutto a causa dell’inquinamento e quindi per ragioni legate all’ambiente e alla sostenibilità. Ci sono però degli automobilisti legati al gasolio, a cui non rinunciano, soprattutto per i costi del carburante, ridotti rispetto a quelli della benzina (che oltretutto in Italia è in continuo aumento). Il diesel non è solo più economico rispetto alla benzina, ma consuma anche meno. In ogni caso, quando si valutano i consumi di un’auto, è bene tenere presente anche le condizioni climatiche.
Quali sono i consumi reali delle vetture diesel
Ci sono degli studi che sono stati effettuati di recente da università e esperti del settore auto, svolti in particolare per poter misurare i consumi reali e le emissioni delle vetture diesel in differenti condizioni di guida e anche tenendo conto di quanto influiscono il riscaldamento e l’aria condizionata, confrontando poi i dati raccolti con quelli di altre auto alimentate a benzina o elettriche.
Le auto sono state analizzate inizialmente sui tragitti percorsi a una temperatura ambiente di 20 gradi col riscaldamento e con il climatizzatore spenti. Sono state prese in considerazione anche le differenti condizioni di marcia tra ciclo urbano, misto e autostrada, velocità costanti e Stop&Go. Per i veicoli diesel oggetto della sperimentazione le emissioni di anidride carbonica, con guida a 20°, senza riscaldamento e nemmeno climatizzatore, sono state di 102 g/km di media; le auto elettriche invece hanno visto emissioni inquinanti decisamente più basse, fino a solo 8 grammi per ogni chilometro percorso dal veicolo. Una cosa che appare molto evidente da questi test è che l’utilizzo del climatizzatore e del riscaldamento in macchina impattano in maniera molto negativa sull’autonomia del mezzo.
Ma quanto limitano l’autonomia (almeno nei modelli che sono stati testati)? Il risultato è significativo, per i motori elettrici l’autonomia si riduce del 15% se si viaggia quando la temperatura esterna è di 30° e con l’aria condizionata accesa. Se la temperatura scende a 10 gradi, l’autonomia delle auto elettriche diminuisce comunque del 15% a causa del riscaldamento acceso.
Cosa possiamo dire per quanto riguarda i prezzi delle auto elettriche
Oltre ai consumi e alle emissioni, che variano a seconda della temperatura esterna al veicolo e al conseguente utilizzo del riscaldamento in macchina oppure dell’aria condizionata, c’è anche un altro fattore da considerare, una variabile che viene messa in evidenza dai vari studi effettuati negli anni dagli esperti del settore. Ci riferiamo al costo d’acquisto di un’auto elettrica che ancora oggi, come ben sappiamo (nonostante la grande diffusione di veicoli di questo tipo) è decisamente più alto rispetto a quello dello stesso modello di veicolo, ma con motorizzazione tradizionale diesel.
C’è da dire chiaramente che ogni variante elettrica di qualsiasi tipologia di auto è ovviamente di gran lunga più ecologica. Attenzione: se si vuole comprare una macchina a zero emissioni è bene quindi considerare il listino, e anche il tempo maggiore che serve per ricaricare la batteria rispetto a quello necessario per fare il pieno di benzina o diesel, oltre alla scarsità di colonnine di ricarica.
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