F1 2020 – Hamilton vince anche in Ungheria, dominio Mercedes

Indovinate chi ha vinto il GP d’Ungheria all’Hungaroring? Esatto, Lewis Hamilton. Il pilota britannico della Mercedes ha dominato la terza tappa del Mondiale F1 2020 tagliando il traguardo davanti a Max Verstappen (Red Bull) e a Valtteri Bottas (Mercedes).
Una corsa disastrosa per la Ferrari: Sebastian Vettel sesto, Charles Leclerc undicesimo ed entrambe le monoposto del Cavallino doppiate.
Mondiale F1 2020 – GP Ungheria: le pagelle

Lewis Hamilton (Mercedes)
Pole position, vittoria e giro veloce: Lewis Hamilton ha monopolizzato il GP d’Ungheria portando a casa l’hat trick e ha mancato il grand chelem solo perché ha perso la vetta per breve tempo durante una sosta ai box.
Per il sei volte campione del mondo si tratta del secondo successo stagionale e del terzo trionfo nelle ultime quattro corse disputate.

Valtteri Bottas (Mercedes)
Una partenza pessima di Valtteri Bottas ha impedito alla Mercedes di centrare un’altra doppietta all’Hungaroring.
Il driver finlandese – al terzo podio in tre gare – ha perso la vetta del Mondiale F1 2020 ma resta vicino al compagno di scuderia.

Lance Stroll (Racing Point)
L’ottimo quarto posto di Lance Stroll nel GP d’Ungheria vale molto di più del podio fortunoso ottenuto tre anni fa a Baku.
Oggi – per la prima volta in carriera – il pilota canadese ha dimostrato di essere all’altezza della propria monoposto.

Max Verstappen (Red Bull)
Un GP d’Ungheria in crescendo per Max Verstappen: settimo in griglia, si è schiantato nel giro di formazione ma è riuscito a prendere parte alla gara grazie all’eccellente lavoro dei meccanici Red Bull che gli hanno rimesso a posto la vettura in un nanosecondo.
Il risultato finale? Secondo tra le due Mercedes. Il driver olandese ha portato a casa il quinto piazzamento in “top 3” negli ultimi sei GP disputati.

Mercedes
Nel GP d’Ungheria è arrivata la quarta vittoria consecutiva per la Mercedes.
La scuderia tedesca – regina assoluta del Mondiale F1 2020 – ha dominato la gara dell’Hungaroring con Hamilton e ha portato due monoposto sul podio nonostante la partenza orribile di Bottas.
Mondiale F1 2020 – I risultati del GP d’Ungheria
Prove libere 1
1 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:16.003
2 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:16.089
3 Sergio Pérez (Racing Point) 1:16.530
4 Lance Stroll (Racing Point) 1:16.967
5 Daniel Ricciardo (Renault) 1:17.200
Prove libere 2
1 Sebastian Vettel (Ferrari) 1:40.464
2 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:40.736
3 Carlos Sainz Jr. (McLaren) 1:41.784
4 Lance Stroll (Racing Point) 1:42.380
5 Sergio Pérez (Racing Point) 1:42.470
Prove libere 3
1 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:15.437
2 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:15.479
3 Sergio Pérez (Racing Point) 1:15.598
4 Charles Leclerc (Ferrari) 1:15.781
5 Lance Stroll (Racing Point) 1:16.033
Qualifiche
1 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:13.447
2 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:13.554
3 Lance Stroll (Racing Point) 1:14.377
4 Sergio Pérez (Racing Point) 1:14.545
5 Sebastian Vettel (Ferrari) 1:14.774
Le classifiche
La classifica del GP d’Ungheria 2020
| Lewis Hamilton (Mercedes) | 1h36:12.473 |
| Max Verstappen (Red Bull) | + 8,7 s |
| Valtteri Bottas (Mercedes) | + 9,5 s |
| Lance Stroll (Racing Point) | + 57,6 s |
| Alexander Albon (Red Bull) | + 1:18,3 s |
Classifica Mondiale Piloti
| Lewis Hamilton (Mercedes) | 63 punti |
| Valtteri Bottas (Mercedes) | 58 punti |
| Max Verstappen (Red Bull) | 33 punti |
| Lando Norris (McLaren) | 26 punti |
| Alexander Albon (Red Bull) | 22 punti |
Classifica Mondiale Costruttori
| Mercedes | 121 punti |
| Red Bull-Honda | 55 punti |
| McLaren-Renault | 41 punti |
| Racing Point-BWT Mercedes | 40 punti |
| Ferrari | 27 punti |
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MotoGP 2020 – Quartararo re per la prima volta, doppietta Yamaha in Spagna

Fabio Quartararo ha vinto il GP di Spagna a Jerez – prima tappa della MotoGP 2020 – con la Yamaha: per il pilota francese del team Petronas si tratta del primo successo in carriera nella classe regina.
Dietro il centauro transalpino troviamo Maverick Viñales (Yamaha) e Andrea Dovizioso (Ducati). Marc Márquez ha chiuso a zero punti dopo un brutto incidente (frattura dell’omero destro) mentre Valentino Rossi è stato costretto al ritiro per problemi tecnici.
MotoGP 2020 – GP Spagna: le pagelle

Fabio Quartararo (Yamaha)
Dopo 21 anni (Laconi Valencia 1999) un pilota francese è tornato sul gradino più alto del podio in una corsa valida per la classe regina del Motomondiale.
Fabio Quartararo a Jerez è stato semplicemente perfetto: prima vittoria in carriera (corredata dalla pole position) e primato nella MotoGP 2020.

Maverick Viñales (Yamaha)
Maverick Viñales ha conquistato un secondo posto importante in ottica iridata ma ha perso il confronto diretto con Quartararo, suo prossimo compagno di scuderia nel 2021.
Il pilota spagnolo è riuscito a salire sul podio nonostante la scelta sbagliata di montare la gomma anteriore soft.

Marc Márquez (Honda)
Un GP di Spagna da dimenticare per Marc Márquez: dopo essere finito nella ghiaia al quinto giro ha realizzato una clamorosa rimonta che lo ha portato dal 18° al 3° posto.
Avrebbe potuto accontentarsi di un podio ma ha preferito strafare. Il risultato? Un brutto incidente (frattura dell’omero destro e stagione rovinata) e un ritiro che mancava da aprile 2019…

Franco Morbidelli (Yamaha)
Franco Morbidelli ha tagliato il traguardo di Jerez in quinta posizione tornando in “top 5” dopo un digiuno lungo sei gare.
Il pilota romano avrebbe potuto ottenere un piazzamento ancora più importante se solo avesse evitato il contatto con Miller.

Yamaha
La Yamaha ha dominato il GP di Spagna: doppietta (evento che non si verificava da tre anni) e tre moto in “top 5”.
Una grande prova di forza per la Casa dei tre diapason in una stagione che – complice l’incidente di Márquez – potrebbe regalare molte sorprese.
MotoGP 2020 – I risultati del GP di Spagna
Prove libere 1
1 Marc Márquez (Honda) 1:37.350
2 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.374
3 Cal Crutchlow (Honda) 1:37.438
4 Andrea Dovizioso (Ducati) 1:37.471
5 Joan Mir (Suzuki) 1:37.481
Prove libere 2
1 Franco Morbidelli (Yamaha) 1:38.125
2 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:38.152
3 Brad Binder (KTM) 1:38.250
4 Marc Marquez (Honda) 1:38.369
5 Pol Espargaró (KTM) 1:38.372
Prove libere 3
1 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:36.806
2 Jack Miller (Ducati) 1:36.858
3 Joan Mir (Suzuki) 1:36.908
4 Marc Márquez (Honda) 1:37.029
5 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.046
Prove libere 4
1 Marc Márquez (Honda) 1:37.837
2 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.838
3 Joan Mir (Suzuki) 1:38.020
4 Jack Miller (Ducati) 1:38.189
5 Alex Rins (Suzuki) 1:38.212
Qualifiche
1 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:36.705
2 Maverick Viñales (Yamaha) 1:36.844
3 Marc Márquez (Honda) 1:36.862
4 Francesco Bagnaia (Ducati) 1:36.955
5 Jack Miller (Ducati) 1:37.453
Warm up
1 Marc Márquez (Honda) 1:37.883
2 Franco Morbidelli (Yamaha) 1:37.934
3 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.959
4 Takaaki Nakagami (Honda) 1:38.087
5 Danilo Petrucci (Ducati) 1:38.223
Le classifiche
La classifica del GP di Spagna 2020
| Fabio Quartararo (Yamaha) | 41:23.796 |
| Maverick Viñales (Yamaha) | + 4,6 s |
| Andrea Dovizioso (Ducati) | + 5,9 s |
| Jack Miller (Ducati) | + 6,7 s |
| Franco Morbidelli (Yamaha) | + 6,8 s |
Classifica Mondiale Piloti
| Fabio Quartararo (Yamaha) | 25 punti |
| Maverick Viñales (Yamaha) | 20 punti |
| Andrea Dovizioso (Ducati) | 16 punti |
| Jack Miller (Ducati) | 13 punti |
| Franco Morbidelli (Yamaha) | 11 punti |
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Cura dell’auto d’estate: accorgimenti e trucchi per mantenerla al meglio

In estate ci sono degli accorgimenti da seguire per mantenere al meglio la propria vettura, bisogna stare attenti a eventuali danni alla vernice, alle parti in plastica o al disco. Vediamo i migliori consigli.
Pulizia e manutenzione auto in estate: che prodotti usare
I negozi specializzati vendono prodotti utili per la cura dell’auto nella stagione estiva, come il liquido giusto per i tergicristalli, un prodotto apposito per pulire i cerchi, la schiuma per le gomme, i prodotti di protezione per la plastica, la vaselina per ammorbidire la gomma, spugne e spazzole più morbide.
Parabrezza, vernice, pneumatici e cerchioni sono particolarmente colpiti in estate, a causa della polvere, del polline e degli insetti che lasciano residui che si seccano a causa del caldo e vanno a causare dei danni che possono diventare irreparabili.
Vernice auto in estate, come prevenire i danni
Pollini, polvere, escrementi di uccelli e resina possono danneggiare l’auto, creando delle crepe oppure opacizzando la vernice. Per questo motivo è fondamentale rimuovere lo sporco immediatamente, aiutandosi con acqua e sapone. Per la polvere esistono dei detergenti appositi in commercio, per il polline e altri residui organici invece serve un lavaggio più accurato con acqua bollente, per evitare graffi e crepe alla vernice. Alla fine è consigliato passare la cera per ripristinare la lucentezza.
Il parabrezza sporco ha un brutto aspetto, ma la cosa peggiore è che ostacola ovviamente la visione nitida da parte del guidatore. In estate serve un liquido per tergicristalli con additivi speciali, che contiene dei prodotti in grado di rimuovere gli insetti e eliminare lo sporco incrostato senza creare strisce e aloni sul vetro.
Infine, per eliminare lo sporco da freni, cerchi e pneumatici, bisogna usare un detergente apposito e la schiuma per le gomme, senza acidi. Basta applicare i prodotti e attendere il tempo di posa, per poi risciacquare con una spugna morbida.
Interni auto, come curarli al meglio in estate
Anche le parti in plastica interne, le guarnizioni in gomma e i rivestimenti risentono del calore delle giornate estive. Le plastiche possono perdere colore e vigore e rimanere danneggiate. Per evitarlo, è meglio usare un parasole per auto da fissare sul parabrezza e sui finestrini. In commercio ci sono anche dei prodotti che proteggono il cruscotto e i rivestimenti. Per mantenere le guarnizioni in gomma delle portiere morbide ed elastiche, spalma della vaselina.
Serbatoio auto, come evitare i danni in estate
Oltre alla manutenzione e alla cura delle parti interne e esterne dell’auto in estate, è bene anche evitare i danni causati dal calore nel periodo estivo, quindi è meglio cercare di parcheggiare in zone più ombreggiate e soprattutto si consiglia di non riempire mai il serbatoio completamente.
Quando si fa il pieno in estate, infatti, è importante sapere che il diesel e la benzina, con il caldo, tendono ad espandersi. Quando fa molto caldo quindi si può rischiare il trabocco del serbatoio, molto pericoloso, visto che aumenta il rischio di incendio. Oltretutto, quando il carburante esce e si versa sull’auto, può anche danneggiare la vernice. È bene evitare di parcheggiare sotto il sole diretto, si rovinano infatti la carrozzeria, gli interni e l’impianto elettrico. I prati secchi e i campi asciutti durante il periodo estivo sarebbero da tenere alla larga, infatti il rischio di incendi aumenta, a causa del sistema di scarico riscaldato e del catalizzatore.
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Auto ibride plug-in, in cosa consiste questa tecnologia

Ormai, si tratta di una locuzione entrata a far parte, o quasi, del nostro vocabolario quotidiano. Al crescere dell’offerta commerciale, infatti, è diventato sempre più “normale” parlare di auto ibride, anche tra amici. Non tutti, però, sanno cosa significa auto ibride plug-in e quali siano le differenze tra questa tecnologia e le altre tipologie di auto ibride oggi in circolazione. Si tratta di dettagli tecnici apparentemente poco significativi e che, invece, incidono in maniera decisiva sull’autonomia elettrica del veicolo, sui consumi e sulle emissioni del veicolo.
Cosa sono le auto ibride plug-in
Per molti, le auto ibride plug in rappresentano il futuro a breve e medio termine del mondo automobilistico. Una sorta di passaggio intermedio nel processo di transizione elettrica, necessario sino a quando i veicoli a trazione completamente elettrica non avranno un’autonomia paragonabile a quella delle auto a motore termico (e, su questo fronte, ci siamo quasi) e tempi di ricarica di qualche minuto al massimo. Insomma, fino a quando le auto full electric non somiglieranno sempre più a quelle a benzina.
Le auto ibride plug-in, come accennato, sono un anello di congiunzione tra i due mondi, quello elettrico e quello a motore endotermico. Chiamati anche PHEV (acronimo di Plug-in Hybrid Electric Vehicle), questi veicoli sono dotati sia di motore termico (e relativo serbatoio capiente decine di litri) sia di un piccolo motore elettrico in grado di far muovere l’automobile per decine e decine di chilometri (solitamente tra i 50 e i 70 chilometri, ma alcuni modelli raggiungono anche i 100 chilometri).
In questo modo sarà possibile, ad esempio, muoversi in città a emissioni 0 e con consumi di benzina azzerati. Se, invece, si programma un viaggio a lunga percorrenza, si potrà fare affidamento sull’autonomia garantita dal serbatoio del carburante (benzina o diesel). I consumi medi, comunque, saranno sempre piuttosto limitati: diversi modelli riescono a percorrere 100 chilometri consumando meno di 3 litri ogni 100 chilometri.
Differenze tra ibride plug-in e full hybrid
La differenza tra le ibride plug-in e altri sistemi di alimentazione ibrida – come le full hybrid – sta nella possibilità di poter ricaricare la batteria dei PHEV. Come dice anche il nome, le plug-in possono essere collegate a una presa dell’elettricità, così da ricaricare la batteria mentre siamo fermi in una stazione di sosta o addirittura a casa, collegandola a una wall box o a una normale presa della corrente. Ovviamente, il sistema di batterie che alimenta l’auto si ricaricherà anche mentre siamo in marcia, recuperando l’energia che altrimenti andrebbe dispersa in frenata.
Differente, invece, il caso delle full hybrid. Le batterie, solitamente più piccole, possono essere ricaricate solo mentre il veicolo è in movimento, recuperando l’energia della frenata oppure utilizzando in parte l’energia prodotta dal motore termico. Questo vuol dire che anche l’autonomia sarà inferiore rispetto alle plug-in e non raggiungono le stesse velocità di punta. Insomma, una versione “ridotta” sia nelle prestazioni sia nella distanza che è possibile percorrere con la sola alimentazione elettrica.
Auto hybrid plug-in, a chi convengono?
Complice una tecnologia in continua evoluzione, i prezzi delle auto ad alimentazione ibrida continuano a diminuire e, nonostante siano ancora più alti rispetto a quelli delle auto a motore termico, diventano così sempre più convenienti. Date le loro caratteristiche, però, le auto ibride plug-in sembrano essere cucite su misura per chi utilizza l’auto quotidianamente per andare a lavoro.
Nel traffico cittadino, infatti, le ibride “a spina” rendono al meglio, consentendo di muoversi tra semafori e ingorghi senza consumare carburante o, comunque, con un consumo quasi completamente azzerato. Un vantaggio per il portafogli, ma anche per l’ambiente: le emissioni, ovviamente, saranno commisurate ai consumi e quindi pari a 0 (o quasi)
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Noleggio auto a lungo termine, cosa bisogna sapere

Il noleggio auto a lungo termine è una speciale formula contrattuale con cui un soggetto affitta un’auto per un periodo di tempo (solitamente dai 2 ai 4 anni) e per una percorrenza chilometrica prefissata. Ovviamente sussiste l’obbligo di pagamento di una rata mensile, con un importo variabile in base a differenti fattori: modello, Casa produttrice, chilometraggio concordato in sede di contratto.
Si tratta di una formula nata per i professionisti con partita IVA e per le aziende, che possono dedurre i costi per l’Irpef e la detrazione IVA. Nel corso degli anni le Case auto e le società di noleggio però hanno esteso la possibilità di usufruire di questo contratto anche ai privati, il noleggio a lungo termine può essere infatti un’alternativa all’acquisto ottimale anche per chi non può godere di particolari agevolazioni fiscali.
Noleggio auto a lungo termine: come funziona?
Si sottoscrive il contratto includendo differenti servizi nella rata mensile, come l’assistenza stradale, la manutenzione ordinaria e straordinaria, la possibilità di avere l’auto sostitutiva in caso di guasto. Si concordano i km percorribili e la durata del contratto, e infine si può portare a casa la vettura. Allo scadere del contratto, il contraente riconsegna la macchina alla società di noleggio, non vi è alcuna possibilità di riscatto.
Noleggio auto a lungo termine: quali i costi?
Nel canone mensile non rientra solo l’utilizzo dell’auto, ma anche le varie spese come assicurazione, cambio gomme, bollo, assistenza stradale, manutenzione. Non si riesce a dare una risposta fissa a chi chiede il costo del noleggio auto a lungo termine, la rata mensile infatti dipende da troppi fattori differenti. Solo consultando i siti di noleggio auto a lungo termine ci si può fare un’idea dei prezzi, chiedendo dei preventivi gratuiti online.
I vantaggi del noleggio
Ci sono differenti vantaggi legati al noleggio auto a lungo termine, vediamoli insieme:
- semplificazione della vita quotidiana, per chi non si ricorda delle scadenze dell’assicurazione o del bollo;
- soluzione per il privato che vuole avere i costi di gestione del veicolo ben chiari già dal momento della sottoscrizione del contratto (escluso il carburante);
- considerando il numero di chilometri che si percorrono, se si tratta di più di 15.000 km in un anno, allora il noleggio auto a lungo termine è conveniente, visto che alla scadenza del contratto si può restituire l’auto;
- se solitamente si mantiene un’auto nuova per un periodo di tempo importante, allora il noleggio auto a lungo termine non è la soluzione giusta. Se si preferisce invece cambiare macchina spesso, è la soluzione ideale;
- è conveniente inoltre per i possessori di partita IVA, che godono delle detrazioni fiscali. La deducibilità comprende spese di noleggio e accessorie come (manutenzione ordinaria e straordinaria, assicurazione…);
- detrazione IVA al 100% senza soglie di spesa massima.
Noleggio a lungo termine sulle vetture usate
Nella formula contrattuale del noleggio a lungo termine non rientrano solo le auto nuove, ma anche l’usato. Aumentano sempre più negli ultimi tempi le società che propongono soluzioni di noleggio a lungo termine di veicoli usati. Chiaramente, per rientrare nei circuiti di noleggio, le auto usate devono rispettare determinati requisiti tra cui la manutenzione in regola, l’assenza di danni e un chilometraggio minimo. Solitamente scegliendo di prendere una macchina usata a noleggio invece di una nuova, si può risparmiare circa il 20% sulla rata mensile.
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Patente D: cosa si può guidare

La patente D permette di guidare autoveicoli per trasporto persone con più di otto posti oltre al conducente.
Attenzione, però: per guidare autobus e scuolabus bisogna necessariamente conseguire la CQC persone.
Per entrare in possesso della patente D bisogna avere almeno 24 anni e possedere già la patente B: l’età scende a 21 anni se si consegue la CQC persone o se si intende prendere la patente D1.

Patente D: i veicoli ammessi
La patente D consente di guidare tutti gli autoveicoli destinati al trasporto di più di 8 persone oltre al conducente e trainanti un rimorchio di massa massima autorizzata non superiore a 750 kg.

Patente D1: i veicoli ammessi
La patente D1 consente di guidare tutti gli autoveicoli destinati al trasporto di più di 8 persone oltre al conducente e aventi lunghezza non superiore a 8 metri e trainanti un rimorchio di massa massima autorizzata non superiore a 750 kg.

Patente DE: i veicoli ammessi
La patente DE consente di guidare autosnodati e altri complessi adibiti al trasporto di persone, composti da un autobus con più di 16 + 1 posti a sedere, aventi lunghezza di oltre 8 metri con rimorchio di massa massima di oltre 750 kg.

Patente D1E: i veicoli ammessi
La patente D1E consente di guidare autosnodati e altri complessi adibiti al trasporto di persone, composti da un autobus fino a 16 + 1 posti a sedere, aventi lunghezza fino a 8 metri con un rimorchio di massa massima di oltre 750 kg.
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Rottamazione auto, i nuovi Bonus 2020

I nuovi ecoincentivi per auto e moto in Italia sono previsti dalla Legge di conversione del Decreto Rilancio 2020 e partiranno dal primo agosto. Al momento però possiamo già dire cosa sta per accadere: innanzitutto vengono potenziati i bonus per le auto elettriche e ibride, che possono raggiungere 10.000 euro di importo massimo, in caso di rottamazione di un vecchio veicolo inquinante. Vedremo inoltre nuovi incentivi anche per chi comprerà un modello Euro 6 e per l’acquisto di moto sono previsti 4.000 euro con rottamazione.
Nuovi incentivi auto 2020
I bonus auto previsti a partire dal 1° agosto 2020 aumentano l’importo dello sconto rispetto a quelli già in vigore oggi e saranno attivi fino 31 dicembre 2020. Da cosa dipende la misura del bonus? Dall’eventuale rottamazione di un vecchio mezzo inquinante e dalle emissioni del veicolo nuovo. Il bonus cambia anche in base al concessionario che decide di applicare l’ulteriore sconto di 2.000 euro sull’acquisto.
Nel dettaglio, per le auto con emissioni da 0 a 20 g/km e prezzo massimo di 50.000 euro il contributo è di 2.000 euro con rottamazione oppure 1.000 senza. Si somma allo sconto di 2.000 euro (o 1.000 euro) applicato dal concessionario e al precedente bonus di 6.000 euro con rottamazione o 4.000 senza. In tutto si possono risparmiare fino a 10.000 euro con rottamazione, 6.000 euro senza.
Per le auto con emissioni di CO2 da 21 a 60 g/km e prezzo massimo di 50.000 euro il contributo statale è lo stesso, e anche quello del concessionario. Si somma ai 2.500 o 1500 euro precedente previsti (con o senza rottamazione). Lo sconto totale quindi è di 6.500 euro con rottamazione, 3.500 euro senza rottamazione.
Per le auto Euro 6, con emissioni da 61 a 110 g/km e costo massimo di 40.000 euro il contributo statale è di di 1500 euro con rottamazione e 750 euro senza rottamazione, più 2.000 o 1.00 dal concessionario. Questa categoria non prevedeva alcun incentivo prima, quindi si risparmiano 3.500 euro con rottamazione e 1750 euro senza.
Il provvedimento in approvazione è volto a incentivare la demolizione di auto con almeno dieci anni e quindi promuove lo svecchiamento del parco auto italiano. Bisogna chiaramente attendere i decreti attuativi.
Bonus auto 2020, sconto fiscale sull’usato
Chi rottama un veicolo usato da Euro 0 a Euro 3 tra il primo luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, acquistando un nuovo mezzo omologato fino a Euro 6 o con emissioni di CO2 inferiori o uguali a 60 g/km, paga il 60% degli oneri fiscali sul trasferimento di proprietà.
Esiste anche un altro incentivo in caso di rottamazione di un secondo veicolo (categoria M1) intestato da almeno 12 mesi allo stesso soggetto intestatario del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi: parliamo di 750 euro, da sommare ai 1.500 euro già attribuiti al primo veicolo oppure utilizzabili anche come credito di imposta entro tre annualità per l’acquisto di monopattini elettrici, biciclette o e-bike, abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di mobilità elettrica.
Bonus moto 2020
Anche gli incentivi per quanto riguarda l’acquisto di moto o scooter vengono potenziati; chi immatricola in Italia una moto elettrica o ibrida di categoria L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e e rottama un vecchio veicolo, allora può ottenere un contributo del 40% sul prezzo di acquisto, che può arrivare all’importo massimo di 4.000 euro.
Si deve però rottamare un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3, oppure oggetto di ritargatura obbligatoria e si deve essere proprietari o intestatari da almeno 12 mesi (lo stesso intestatario o un familiare convivente).
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Gomme moto, quando vanno sostituite

Gli pneumatici sono fra gli alleati più importanti dei motociclisti: le gomme rappresentano l’unico punto di contatto fra la moto e la strada. Per questo, diventa fondamentale saper riconoscere quando arriva il momento di dover cambiare pneumatici per non mettere a repentaglio la sicurezza alla guida.
Ogni motociclista che si rispetti deve tenere a mente delle semplici regole che aiutano a sapere, per tempo, quando è arrivata l’ora di dover passare dal gommista di fiducia per una sostituzione delle gomme.
Come controllare il consumo
La regola principale per avere sempre sotto controllo lo stato delle proprie gomme è quella di controllare il consumo del battistrada. Una regola che, seppur abbastanza ovvia, non viene quasi mai rispettata. In Italia il limite legale del consumo del battistrada è di 1 mm per le moto e per gli scooter e scende a 0,5 mm per i ciclomotori. Seguendo il buon senso, dunque, sarebbe bene cambiare le gomme prima del raggiungimento di questo limite.
Come riconoscere lo stato di consumo degli pneumatici? Basta basarsi sugli indicatori di usura rintracciabili tra le scanalature delle gomme: questi indicano con molta chiarezza quando è stato raggiunto il limite di consumo.
Verificare l’invecchiamento delle gomme della moto
Il tempo passa per tutti, anche per gli pneumatici e per i materiali di cui sono composti, che perdono elasticità peggiorando visibilmente le prestazioni. Bisogna dedicare sempre il giusto tempo per verificare lo stato delle proprie gomme: analizzarle con attenzione al fine di individuare eventuali deformazioni o screpolature, magari sui fianchi o sul battistrada.
I segni di usura sulle gomme solo il primo campanello di allarme che avverte quando si sta avvicinando il momento di cambiare pneumatici. Sono diversi i fattori che possono influire sulla durata di una gomma: si va dalle condizioni climatiche all’utilizzo, passando per lo stato di manutenzione.
Tenere d’occhio i danni agli pneumatici
Alla guida di una moto possono essere diversi gli inconvenienti in grado di danneggiare gli pneumatici: urtare contro un marciapiede o anche prendere una buca a forte velocità. Anche il contatto diretto con olio, carburante o liquidi e grassi corrosivi mettono a repentaglio lo stato degli pneumatici.
In alcune situazioni una gomma danneggiata può essere riparata, mentre nella maggior parte dei casi deve essere cambiata. In caso di tagli, profonde screpolature o perforazioni, bisogna recarsi dal proprio gommista di fiducia per procedere con una sostituzione.
Controllare regolarmente la pressione
Quella di controllare almeno una volta al mese la pressione delle gomme può sembrare una regola banale, ma vale sempre la pena ricordarla. Solo un controllo costante permette di conoscere lo stato di salute dei propri pneumatici. Così facendo, sarà più semplice accorgersi di un consumo irregolare, dovuto a una pressione scorretta, agli ammortizzatori oppure a problemi di trasmissione.
Da non sottovalutare anche l’equilibratura: perdere anche solo uno dei piccoli pesi fissati sul cerchio della moto può compromettere tanto se non tutto. Per questo, almeno una volta l’anno, è bene far controllare l’equilibratura delle ruote.
Gomme moto forate, come comportarsi
Le forature sono il più grande incubo di ogni amante delle due ruote. Nel malaugurato caso di una foratura, ai motociclisti non restano troppe alternative: bisogna recarsi dal proprio gommista di fiducia e sperare di non essere stati troppo sfortunati.
Solamente un professionista potrà dire con esattezza se la gomma forata può essere riparata oppure no. Per fortuna le forature sono episodi che si verificano poco frequentemente. Nonostante ciò, sono diversi i fattori che possono causarle: le gomme sono più esposte alle forature se sono gonfiate al di sotto o al di sopra della pressione prescritta, o se sono consumate più del dovuto. La regola, dunque, è sempre la stessa: bisogna controllare costantemente lo stato di salute degli pneumatici. Solo avendo bene in mente in che situazione versano le gomme si possono evitare spiacevoli inconvenienti alla guida.
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La sostenibilità è alla base della ripresa, secondo Volvo Italia

Un’idea innovativa, in linea con il tema di cui si va a parlare. Martedì 14 luglio alla BAM, lo spazio verde chiamato Biblioteca degli alberi, alle spalle di piazza Gae Aulenti a Milano, un piccolo palco, quattro sedie, cuscini a terra per chi voleva seguire e via al dibattito su che cosa è davvero la sostenibilità oggi. Hanno detto la loro Michele Crisci, ad di Volvo Italia, Kelly Russell Catella, Chairman Sustainability Committee di COIMA e Direttore Generale della Fondazione Riccardo Catella, Francesca Colombo, Direttore generale culturale di BAM, moderati da Fabio Orecchini, direttore del Care, Centre of automative research and evolution dell’Università La Sapienza di Roma.
Due i concetti forti: il primo è che la sostenibilità non è soltanto un valore morale rinforzato dal terremoto del Covid, ma “una conditio sine qua non in funzione della ripresa delle attività e della costruzione di un business duraturo a lungo termine. Ovvero ricorso a tecnologie d’avanguardia, a materiali il cui utilizzo non comporti l’impoverimento del pianeta e a soluzioni innovative nel rapporto fra cliente e prodotto” , come ha detto Crisci. Che ha alle spalle Volvo, azienda svedese, una delle Case automobilistiche più impegnate nella sicurezza e nel rispetto dell’ambiente, con un forte sviluppo dell’auto elettrica e autonoma.
E poi perché si è capito che la sostenibilità, come ha ribadito Fabio Orecchini, “è un mezzo per creare nuovo sviluppo, benessere e crescita socio-economica nel rispetto dell’ambiente. La sostenibilità non consuma risorse, ma le usa e riusa”.
Il secondo concetto forte, espresso da Kelly Russel Catella, è che anche le persone devono far propria l’idea di sostenibilità, a cominciare dagli atteggiamenti di tutti i giorni: eliminare la plastica, usare i cestini per far la spesa, non sprecare l’acqua, lavare i vestiti quando sono davvero sporchi per ridurre i detersivi. Chiudendo con un invito: va bene bici e monopattini elettrici, ripensiamo la mobilità, ma ricordiamoci che abbiamo anche i piedi per camminare.
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Sensori pioggia e luce in auto, come funzionano

Oggi nella dotazione standard delle auto troviamo sempre più spesso i sensori luce e pioggia, nuovi dispositivi che aumentano il livello di sicurezza e di comfort a bordo della propria vettura. È fondamentale sapere come funzionano e non confondere quindi eventuali situazioni di guasto con normalissime logiche di utilizzo.
L’evoluzione del sensore pioggia in auto
Innanzitutto si tratta di uno dei sistemi di assistenza alla guida introdotto a metà degli anni Novanta, da allora diventato sempre più una delle migliori componenti sulle vetture. Inizialmente il sistema azionava automaticamente solo l’impianto dei tergicristalli in caso di pioggia, poi si è aggiunta anche la funzione di attivazione automatica dei fari, associata alla crepuscolare, che ha quindi permesso la nascita del sensore luci-pioggia integrato.
Inizialmente il sensore veniva installato alla base dello specchietto retrovisore, oggi invece viene inserito nella parte interna del parabrezza, al di fuori del campo visivo. Chiaramente, per funzionare, è in grado di captare la pioggia all’interno dell’area del sensore e quindi controlla l’elettronica di comando del tergicristallo. Oltre a comandarne l’accensione, ne regola l’intensità. Il sensore pioggia funziona grazie a misurazioni optoelettroniche.
Come è in grado di leggere la pioggia il sensore dell’auto?
Il sensore pioggia è formato da differenti diodi luminosi, da un fotodiodo e da un prisma. Un raggio di luce generato dai diodi, durante il funzionamento del sistema, attraversa il prisma fino a raggiungere il parabrezza. Lo stesso viene riflesso diverse volte dalla superficie esterna del vetro e rimbalza sul fotodiodo. Cosa succede quindi se sul parabrezza è presente dell’acqua? In questo caso le gocce catturano una parte di radiazione luminosa e la rifrangono verso l’esterno. La quantità di radiazione più bassa che torna al diodo viene interpretata con un’intensità di pioggia tanto maggiore quanto minore è l’irradiamento.
Come funziona il sensore luce in auto?
Il sensore della luce è molto simile, anche se con una logica di funzionamento differente. Innanzitutto è in grado di attivare l’accensione automatica dei fari, captando la luce ambientale attorno all’auto. Grazie all’algoritmo messo a punto, il sistema riesce a distinguere la luce diurna, notturna e crepuscolare, e in automatico accende o spegne i fari anabbaglianti.
Sensori luci e pioggia in auto, le funzioni più evolute del sistema
La sicurezza di guida e l’assistenza al conducente aumentano anche grazie a nuovi sistemi evoluti associati ai due sensori di cui abbiamo appena parlato. Un esempio è la funzione che disabilita il sensore pioggia nei momenti in cui il parabrezza è ghiacciato. In effetti il ghiaccio e la pioggia non sono differenti per i fotodiodi che li captano e quindi la funzionalità automatica dei tergicristalli viene disattivata nel caso in cui la temperatura sia molto bassa, per evitare di danneggiarli.
Ulteriore evoluzione del sensore crepuscolare invece è quella associata al climatizzatore dell’auto. il sistema cattura l’irraggiamento del sole e così regola in automatico la temperatura dell’abitacolo. Anche la regolazione automatica dell’head up display è legata alla luce che arriva al sensore, maggiore è la sua quantità più alto è il contrasto dello schermo, che si regola in automatico, per leggere meglio le informazioni. Oltretutto il sistema, oggi molto evoluto, è in grado di applicare dei filtri che evitano una lettura distorta a causa della condensa o di eventuali graffi sul parabrezza. Probabilmente presto vedremo i sensori a luce infrarossa, la prossima evoluzione del sistema.
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