Monthly Archives: Luglio 2020

Cura dell’auto d’estate: accorgimenti e trucchi per mantenerla al meglio

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In estate ci sono degli accorgimenti da seguire per mantenere al meglio la propria vettura, bisogna stare attenti a eventuali danni alla vernice, alle parti in plastica o al disco. Vediamo i migliori consigli.

Pulizia e manutenzione auto in estate: che prodotti usare

I negozi specializzati vendono prodotti utili per la cura dell’auto nella stagione estiva, come il liquido giusto per i tergicristalli, un prodotto apposito per pulire i cerchi, la schiuma per le gomme, i prodotti di protezione per la plastica, la vaselina per ammorbidire la gomma, spugne e spazzole più morbide.

Parabrezza, vernice, pneumatici e cerchioni sono particolarmente colpiti in estate, a causa della polvere, del polline e degli insetti che lasciano residui che si seccano a causa del caldo e vanno a causare dei danni che possono diventare irreparabili.

Vernice auto in estate, come prevenire i danni

Pollini, polvere, escrementi di uccelli e resina possono danneggiare l’auto, creando delle crepe oppure opacizzando la vernice. Per questo motivo è fondamentale rimuovere lo sporco immediatamente, aiutandosi con acqua e sapone. Per la polvere esistono dei detergenti appositi in commercio, per il polline e altri residui organici invece serve un lavaggio più accurato con acqua bollente, per evitare graffi e crepe alla vernice. Alla fine è consigliato passare la cera per ripristinare la lucentezza.

Il parabrezza sporco ha un brutto aspetto, ma la cosa peggiore è che ostacola ovviamente la visione nitida da parte del guidatore. In estate serve un liquido per tergicristalli con additivi speciali, che contiene dei prodotti in grado di rimuovere gli insetti e eliminare lo sporco incrostato senza creare strisce e aloni sul vetro.

Infine, per eliminare lo sporco da freni, cerchi e pneumatici, bisogna usare un detergente apposito e la schiuma per le gomme, senza acidi. Basta applicare i prodotti e attendere il tempo di posa, per poi risciacquare con una spugna morbida.

Interni auto, come curarli al meglio in estate

Anche le parti in plastica interne, le guarnizioni in gomma e i rivestimenti risentono del calore delle giornate estive. Le plastiche possono perdere colore e vigore e rimanere danneggiate. Per evitarlo, è meglio usare un parasole per auto da fissare sul parabrezza e sui finestrini. In commercio ci sono anche dei prodotti che proteggono il cruscotto e i rivestimenti. Per mantenere le guarnizioni in gomma delle portiere morbide ed elastiche, spalma della vaselina.

Serbatoio auto, come evitare i danni in estate

Oltre alla manutenzione e alla cura delle parti interne e esterne dell’auto in estate, è bene anche evitare i danni causati dal calore nel periodo estivo, quindi è meglio cercare di parcheggiare in zone più ombreggiate e soprattutto si consiglia di non riempire mai il serbatoio completamente.

Quando si fa il pieno in estate, infatti, è importante sapere che il diesel e la benzina, con il caldo, tendono ad espandersi. Quando fa molto caldo quindi si può rischiare il trabocco del serbatoio, molto pericoloso, visto che aumenta il rischio di incendio. Oltretutto, quando il carburante esce e si versa sull’auto, può anche danneggiare la vernice. È bene evitare di parcheggiare sotto il sole diretto, si rovinano infatti la carrozzeria, gli interni e l’impianto elettrico. I prati secchi e i campi asciutti durante il periodo estivo sarebbero da tenere alla larga, infatti il rischio di incendi aumenta, a causa del sistema di scarico riscaldato e del catalizzatore.

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Auto ibride plug-in, in cosa consiste questa tecnologia

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Ormai, si tratta di una locuzione entrata a far parte, o quasi, del nostro vocabolario quotidiano. Al crescere dell’offerta commerciale, infatti, è diventato sempre più “normale” parlare di auto ibride, anche tra amici. Non tutti, però, sanno cosa significa auto ibride plug-in e quali siano le differenze tra questa tecnologia e le altre tipologie di auto ibride oggi in circolazione. Si tratta di dettagli tecnici apparentemente poco significativi e che, invece, incidono in maniera decisiva sull’autonomia elettrica del veicolo, sui consumi e sulle emissioni del veicolo.

Cosa sono le auto ibride plug-in

Per molti, le auto ibride plug in rappresentano il futuro a breve e medio termine del mondo automobilistico. Una sorta di passaggio intermedio nel processo di transizione elettrica, necessario sino a quando i veicoli a trazione completamente elettrica non avranno un’autonomia paragonabile a quella delle auto a motore termico (e, su questo fronte, ci siamo quasi) e tempi di ricarica di qualche minuto al massimo. Insomma, fino a quando le auto full electric non somiglieranno sempre più a quelle a benzina.

Le auto ibride plug-in, come accennato, sono un anello di congiunzione tra i due mondi, quello elettrico e quello a motore endotermico. Chiamati anche PHEV (acronimo di Plug-in Hybrid Electric Vehicle), questi veicoli sono dotati sia di motore termico (e relativo serbatoio capiente decine di litri) sia di un piccolo motore elettrico in grado di far muovere l’automobile per decine e decine di chilometri (solitamente tra i 50 e i 70 chilometri, ma alcuni modelli raggiungono anche i 100 chilometri).

In questo modo sarà possibile, ad esempio, muoversi in città a emissioni 0 e con consumi di benzina azzerati. Se, invece, si programma un viaggio a lunga percorrenza, si potrà fare affidamento sull’autonomia garantita dal serbatoio del carburante (benzina o diesel). I consumi medi, comunque, saranno sempre piuttosto limitati: diversi modelli riescono a percorrere 100 chilometri consumando meno di 3 litri ogni 100 chilometri.

Differenze tra ibride plug-in e full hybrid

La differenza tra le ibride plug-in e altri sistemi di alimentazione ibrida – come le full hybrid – sta nella possibilità di poter ricaricare la batteria dei PHEV. Come dice anche il nome, le plug-in possono essere collegate a una presa dell’elettricità, così da ricaricare la batteria mentre siamo fermi in una stazione di sosta o addirittura a casa, collegandola a una wall box o a una normale presa della corrente. Ovviamente, il sistema di batterie che alimenta l’auto si ricaricherà anche mentre siamo in marcia, recuperando l’energia che altrimenti andrebbe dispersa in frenata.

Differente, invece, il caso delle full hybrid. Le batterie, solitamente più piccole, possono essere ricaricate solo mentre il veicolo è in movimento, recuperando l’energia della frenata oppure utilizzando in parte l’energia prodotta dal motore termico. Questo vuol dire che anche l’autonomia sarà inferiore rispetto alle plug-in e non raggiungono le stesse velocità di punta. Insomma, una versione “ridotta” sia nelle prestazioni sia nella distanza che è possibile percorrere con la sola alimentazione elettrica.

Auto hybrid plug-in, a chi convengono?

Complice una tecnologia in continua evoluzione, i prezzi delle auto ad alimentazione ibrida continuano a diminuire e, nonostante siano ancora più alti rispetto a quelli delle auto a motore termico, diventano così sempre più convenienti. Date le loro caratteristiche, però, le auto ibride plug-in sembrano essere cucite su misura per chi utilizza l’auto quotidianamente per andare a lavoro.

Nel traffico cittadino, infatti, le ibride “a spina” rendono al meglio, consentendo di muoversi tra semafori e ingorghi senza consumare carburante o, comunque, con un consumo quasi completamente azzerato. Un vantaggio per il portafogli, ma anche per l’ambiente: le emissioni, ovviamente, saranno commisurate ai consumi e quindi pari a 0 (o quasi)

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Noleggio auto a lungo termine, cosa bisogna sapere

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Il noleggio auto a lungo termine è una speciale formula contrattuale con cui un soggetto affitta un’auto per un periodo di tempo (solitamente dai 2 ai 4 anni) e per una percorrenza chilometrica prefissata. Ovviamente sussiste l’obbligo di pagamento di una rata mensile, con un importo variabile in base a differenti fattori: modello, Casa produttrice, chilometraggio concordato in sede di contratto.

Si tratta di una formula nata per i professionisti con partita IVA e per le aziende, che possono dedurre i costi per l’Irpef e la detrazione IVA. Nel corso degli anni le Case auto e le società di noleggio però hanno esteso la possibilità di usufruire di questo contratto anche ai privati, il noleggio a lungo termine può essere infatti un’alternativa all’acquisto ottimale anche per chi non può godere di particolari agevolazioni fiscali.

Noleggio auto a lungo termine: come funziona?

Si sottoscrive il contratto includendo differenti servizi nella rata mensile, come l’assistenza stradale, la manutenzione ordinaria e straordinaria, la possibilità di avere l’auto sostitutiva in caso di guasto. Si concordano i km percorribili e la durata del contratto, e infine si può portare a casa la vettura. Allo scadere del contratto, il contraente riconsegna la macchina alla società di noleggio, non vi è alcuna possibilità di riscatto.

Noleggio auto a lungo termine: quali i costi?

Nel canone mensile non rientra solo l’utilizzo dell’auto, ma anche le varie spese come assicurazione, cambio gomme, bollo, assistenza stradale, manutenzione. Non si riesce a dare una risposta fissa a chi chiede il costo del noleggio auto a lungo termine, la rata mensile infatti dipende da troppi fattori differenti. Solo consultando i siti di noleggio auto a lungo termine ci si può fare un’idea dei prezzi, chiedendo dei preventivi gratuiti online.

I vantaggi del noleggio

Ci sono differenti vantaggi legati al noleggio auto a lungo termine, vediamoli insieme:

  • semplificazione della vita quotidiana, per chi non si ricorda delle scadenze dell’assicurazione o del bollo;
  • soluzione per il privato che vuole avere i costi di gestione del veicolo ben chiari già dal momento della sottoscrizione del contratto (escluso il carburante);
  • considerando il numero di chilometri che si percorrono, se si tratta di più di 15.000 km in un anno, allora il noleggio auto a lungo termine è conveniente, visto che alla scadenza del contratto si può restituire l’auto;
  • se solitamente si mantiene un’auto nuova per un periodo di tempo importante, allora il noleggio auto a lungo termine non è la soluzione giusta. Se si preferisce invece cambiare macchina spesso, è la soluzione ideale;
  • è conveniente inoltre per i possessori di partita IVA, che godono delle detrazioni fiscali. La deducibilità comprende spese di noleggio e accessorie come (manutenzione ordinaria e straordinaria, assicurazione…);
  • detrazione IVA al 100% senza soglie di spesa massima.

Noleggio a lungo termine sulle vetture usate

Nella formula contrattuale del noleggio a lungo termine non rientrano solo le auto nuove, ma anche l’usato. Aumentano sempre più negli ultimi tempi le società che propongono soluzioni di noleggio a lungo termine di veicoli usati. Chiaramente, per rientrare nei circuiti di noleggio, le auto usate devono rispettare determinati requisiti tra cui la manutenzione in regola, l’assenza di danni e un chilometraggio minimo. Solitamente scegliendo di prendere una macchina usata a noleggio invece di una nuova, si può risparmiare circa il 20% sulla rata mensile.

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Patente D: cosa si può guidare

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La patente D permette di guidare autoveicoli per trasporto persone con più di otto posti oltre al conducente.

Attenzione, però: per guidare autobus e scuolabus bisogna necessariamente conseguire la CQC persone.

Per entrare in possesso della patente D bisogna avere almeno 24 anni e possedere già la patente B: l’età scende a 21 anni se si consegue la CQC persone o se si intende prendere la patente D1.

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Patente D: i veicoli ammessi

La patente D consente di guidare tutti gli autoveicoli destinati al trasporto di più di 8 persone oltre al conducente e trainanti un rimorchio di massa massima autorizzata non superiore a 750 kg.

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Patente D1: i veicoli ammessi

La patente D1 consente di guidare tutti gli autoveicoli destinati al trasporto di più di 8 persone oltre al conducente e aventi lunghezza non superiore a 8 metri e trainanti un rimorchio di massa massima autorizzata non superiore a 750 kg.

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Patente DE: i veicoli ammessi

La patente DE consente di guidare autosnodati e altri complessi adibiti al trasporto di persone, composti da un autobus con più di 16 + 1 posti a sedere, aventi lunghezza di oltre 8 metri con rimorchio di massa massima di oltre 750 kg.

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Patente D1E: i veicoli ammessi

La patente D1E consente di guidare autosnodati e altri complessi adibiti al trasporto di persone, composti da un autobus fino a 16 + 1 posti a sedere, aventi lunghezza fino a 8 metri con un rimorchio di massa massima di oltre 750 kg.

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Rottamazione auto, i nuovi Bonus 2020

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I nuovi ecoincentivi per auto e moto in Italia sono previsti dalla Legge di conversione del Decreto Rilancio 2020 e partiranno dal primo agosto. Al momento però possiamo già dire cosa sta per accadere: innanzitutto vengono potenziati i bonus per le auto elettriche e ibride, che possono raggiungere 10.000 euro di importo massimo, in caso di rottamazione di un vecchio veicolo inquinante. Vedremo inoltre nuovi incentivi anche per chi comprerà un modello Euro 6 e per l’acquisto di moto sono previsti 4.000 euro con rottamazione.

Nuovi incentivi auto 2020

I bonus auto previsti a partire dal 1° agosto 2020 aumentano l’importo dello sconto rispetto a quelli già in vigore oggi e saranno attivi fino 31 dicembre 2020. Da cosa dipende la misura del bonus? Dall’eventuale rottamazione di un vecchio mezzo inquinante e dalle emissioni del veicolo nuovo. Il bonus cambia anche in base al concessionario che decide di applicare l’ulteriore sconto di 2.000 euro sull’acquisto.

Nel dettaglio, per le auto con emissioni da 0 a 20 g/km e prezzo massimo di 50.000 euro il contributo è di 2.000 euro con rottamazione oppure 1.000 senza. Si somma allo sconto di 2.000 euro (o 1.000 euro) applicato dal concessionario e al precedente bonus di 6.000 euro con rottamazione o 4.000 senza. In tutto si possono risparmiare fino a 10.000 euro con rottamazione, 6.000 euro senza.

Per le auto con emissioni di CO2 da 21 a 60 g/km e prezzo massimo di 50.000 euro il contributo statale è lo stesso, e anche quello del concessionario. Si somma ai 2.500 o 1500 euro precedente previsti (con o senza rottamazione). Lo sconto totale quindi è di 6.500 euro con rottamazione, 3.500 euro senza rottamazione.

Per le auto Euro 6, con emissioni da 61 a 110 g/km e costo massimo di 40.000 euro il contributo statale è di di 1500 euro con rottamazione e 750 euro senza rottamazione, più 2.000 o 1.00 dal concessionario. Questa categoria non prevedeva alcun incentivo prima, quindi si risparmiano 3.500 euro con rottamazione e 1750 euro senza.

Il provvedimento in approvazione è volto a incentivare la demolizione di auto con almeno dieci anni e quindi promuove lo svecchiamento del parco auto italiano. Bisogna chiaramente attendere i decreti attuativi.

Bonus auto 2020, sconto fiscale sull’usato

Chi rottama un veicolo usato da Euro 0 a Euro 3 tra il primo luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, acquistando un nuovo mezzo omologato fino a Euro 6 o con emissioni di CO2 inferiori o uguali a 60 g/km, paga il 60% degli oneri fiscali sul trasferimento di proprietà.

Esiste anche un altro incentivo in caso di rottamazione di un secondo veicolo (categoria M1) intestato da almeno 12 mesi allo stesso soggetto intestatario del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi: parliamo di 750 euro, da sommare ai 1.500 euro già attribuiti al primo veicolo oppure utilizzabili anche come credito di imposta entro tre annualità per l’acquisto di monopattini elettrici, biciclette o e-bike, abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di mobilità elettrica.

Bonus moto 2020

Anche gli incentivi per quanto riguarda l’acquisto di moto o scooter vengono potenziati; chi immatricola in Italia una moto elettrica o ibrida di categoria L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e e rottama un vecchio veicolo, allora può ottenere un contributo del 40% sul prezzo di acquisto, che può arrivare all’importo massimo di 4.000 euro.

Si deve però rottamare un veicolo Euro 0, 1, 2 o 3, oppure oggetto di ritargatura obbligatoria e si deve essere proprietari o intestatari da almeno 12 mesi (lo stesso intestatario o un familiare convivente).

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Gomme moto, quando vanno sostituite

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Gli pneumatici sono fra gli alleati più importanti dei motociclisti: le gomme rappresentano l’unico punto di contatto fra la moto e la strada. Per questo, diventa fondamentale saper riconoscere quando arriva il momento di dover cambiare pneumatici per non mettere a repentaglio la sicurezza alla guida.

Ogni motociclista che si rispetti deve tenere a mente delle semplici regole che aiutano a sapere, per tempo, quando è arrivata l’ora di dover passare dal gommista di fiducia per una sostituzione delle gomme.

Come controllare il consumo

La regola principale per avere sempre sotto controllo lo stato delle proprie gomme è quella di controllare il consumo del battistrada. Una regola che, seppur abbastanza ovvia, non viene quasi mai rispettata. In Italia il limite legale del consumo del battistrada è di 1 mm per le moto e per gli scooter e scende a 0,5 mm per i ciclomotori. Seguendo il buon senso, dunque, sarebbe bene cambiare le gomme prima del raggiungimento di questo limite.

Come riconoscere lo stato di consumo degli pneumatici? Basta basarsi sugli indicatori di usura rintracciabili tra le scanalature delle gomme: questi indicano con molta chiarezza quando è stato raggiunto il limite di consumo.

Verificare l’invecchiamento delle gomme della moto

Il tempo passa per tutti, anche per gli pneumatici e per i materiali di cui sono composti, che perdono elasticità peggiorando visibilmente le prestazioni. Bisogna dedicare sempre il giusto tempo per verificare lo stato delle proprie gomme: analizzarle con attenzione al fine di individuare eventuali deformazioni o screpolature, magari sui fianchi o sul battistrada.

I segni di usura sulle gomme solo il primo campanello di allarme che avverte quando si sta avvicinando il momento di cambiare pneumatici. Sono diversi i fattori che possono influire sulla durata di una gomma: si va dalle condizioni climatiche all’utilizzo, passando per lo stato di manutenzione.

Tenere d’occhio i danni agli pneumatici

Alla guida di una moto possono essere diversi gli inconvenienti in grado di danneggiare gli pneumatici: urtare contro un marciapiede o anche prendere una buca a forte velocità. Anche il contatto diretto con olio, carburante o liquidi e grassi corrosivi mettono a repentaglio lo stato degli pneumatici.

In alcune situazioni una gomma danneggiata può essere riparata, mentre nella maggior parte dei casi deve essere cambiata. In caso di tagli, profonde screpolature o perforazioni, bisogna recarsi dal proprio gommista di fiducia per procedere con una sostituzione.

Controllare regolarmente la pressione

Quella di controllare almeno una volta al mese la pressione delle gomme può sembrare una regola banale, ma vale sempre la pena ricordarla. Solo un controllo costante permette di conoscere lo stato di salute dei propri pneumatici. Così facendo, sarà più semplice accorgersi di un consumo irregolare, dovuto a una pressione scorretta, agli ammortizzatori oppure a problemi di trasmissione.

Da non sottovalutare anche l’equilibratura: perdere anche solo uno dei piccoli pesi fissati sul cerchio della moto può compromettere tanto se non tutto. Per questo, almeno una volta l’anno, è bene far controllare l’equilibratura delle ruote.

Gomme moto forate, come comportarsi

Le forature sono il più grande incubo di ogni amante delle due ruote. Nel malaugurato caso di una foratura, ai motociclisti non restano troppe alternative: bisogna recarsi dal proprio gommista di fiducia e sperare di non essere stati troppo sfortunati.

Solamente un professionista potrà dire con esattezza se la gomma forata può essere riparata oppure no. Per fortuna le forature sono episodi che si verificano poco frequentemente. Nonostante ciò, sono diversi i fattori che possono causarle: le gomme sono più esposte alle forature se sono gonfiate al di sotto o al di sopra della pressione prescritta, o se sono consumate più del dovuto. La regola, dunque, è sempre la stessa: bisogna controllare costantemente lo stato di salute degli pneumatici. Solo avendo bene in mente in che situazione versano le gomme si possono evitare spiacevoli inconvenienti alla guida.

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La sostenibilità è alla base della ripresa, secondo Volvo Italia

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Credits: Volvo Car Italia – BAM Talk Milano 2020

Un’idea innovativa, in linea con il tema di cui si va a parlare. Martedì 14 luglio alla BAM, lo spazio verde chiamato Biblioteca degli alberi, alle spalle di piazza Gae Aulenti a Milano, un piccolo palco, quattro sedie, cuscini a terra per chi voleva seguire e via al dibattito su che cosa è davvero la sostenibilità oggi. Hanno detto la loro Michele Crisci, ad di Volvo Italia, Kelly Russell Catella, Chairman Sustainability Committee di COIMA e Direttore Generale della Fondazione Riccardo Catella, Francesca Colombo, Direttore generale culturale di BAM, moderati da Fabio Orecchini, direttore del Care, Centre of automative research and evolution dell’Università La Sapienza di Roma.

Due i concetti forti: il primo è che la sostenibilità non è soltanto un valore morale rinforzato dal terremoto del Covid, ma “una conditio sine qua non in funzione della ripresa delle attività e della costruzione di un business duraturo a lungo termine. Ovvero ricorso a tecnologie d’avanguardia, a materiali il cui utilizzo non comporti l’impoverimento del pianeta e a soluzioni innovative nel rapporto fra cliente e prodotto” , come ha detto Crisci. Che ha alle spalle Volvo, azienda svedese, una delle Case automobilistiche più impegnate nella sicurezza e nel rispetto dell’ambiente, con un forte sviluppo dell’auto elettrica e autonoma.

E poi perché si è capito che la sostenibilità, come ha ribadito Fabio Orecchini, “è un mezzo per creare nuovo sviluppo, benessere e crescita socio-economica nel rispetto dell’ambiente. La sostenibilità non consuma risorse, ma le usa e riusa”.

Il secondo concetto forte, espresso da Kelly Russel Catella, è che anche le persone devono far propria l’idea di sostenibilità, a cominciare dagli atteggiamenti di tutti i giorni: eliminare la plastica, usare i cestini per far la spesa, non sprecare l’acqua, lavare i vestiti quando sono davvero sporchi per ridurre i detersivi. Chiudendo con un invito: va bene bici e monopattini elettrici, ripensiamo la mobilità, ma ricordiamoci che abbiamo anche i piedi per camminare.

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Sensori pioggia e luce in auto, come funzionano

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Oggi nella dotazione standard delle auto troviamo sempre più spesso i sensori luce e pioggia, nuovi dispositivi che aumentano il livello di sicurezza e di comfort a bordo della propria vettura. È fondamentale sapere come funzionano e non confondere quindi eventuali situazioni di guasto con normalissime logiche di utilizzo.

L’evoluzione del sensore pioggia in auto

Innanzitutto si tratta di uno dei sistemi di assistenza alla guida introdotto a metà degli anni Novanta, da allora diventato sempre più una delle migliori componenti sulle vetture. Inizialmente il sistema azionava automaticamente solo l’impianto dei tergicristalli in caso di pioggia, poi si è aggiunta anche la funzione di attivazione automatica dei fari, associata alla crepuscolare, che ha quindi permesso la nascita del sensore luci-pioggia integrato.

Inizialmente il sensore veniva installato alla base dello specchietto retrovisore, oggi invece viene inserito nella parte interna del parabrezza, al di fuori del campo visivo. Chiaramente, per funzionare, è in grado di captare la pioggia all’interno dell’area del sensore e quindi controlla l’elettronica di comando del tergicristallo. Oltre a comandarne l’accensione, ne regola l’intensità. Il sensore pioggia funziona grazie a misurazioni optoelettroniche.

Come è in grado di leggere la pioggia il sensore dell’auto?

Il sensore pioggia è formato da differenti diodi luminosi, da un fotodiodo e da un prisma. Un raggio di luce generato dai diodi, durante il funzionamento del sistema, attraversa il prisma fino a raggiungere il parabrezza. Lo stesso viene riflesso diverse volte dalla superficie esterna del vetro e rimbalza sul fotodiodo. Cosa succede quindi se sul parabrezza è presente dell’acqua? In questo caso le gocce catturano una parte di radiazione luminosa e la rifrangono verso l’esterno. La quantità di radiazione più bassa che torna al diodo viene interpretata con un’intensità di pioggia tanto maggiore quanto minore è l’irradiamento.

Come funziona il sensore luce in auto?

Il sensore della luce è molto simile, anche se con una logica di funzionamento differente. Innanzitutto è in grado di attivare l’accensione automatica dei fari, captando la luce ambientale attorno all’auto. Grazie all’algoritmo messo a punto, il sistema riesce a distinguere la luce diurna, notturna e crepuscolare, e in automatico accende o spegne i fari anabbaglianti.

Sensori luci e pioggia in auto, le funzioni più evolute del sistema

La sicurezza di guida e l’assistenza al conducente aumentano anche grazie a nuovi sistemi evoluti associati ai due sensori di cui abbiamo appena parlato. Un esempio è la funzione che disabilita il sensore pioggia nei momenti in cui il parabrezza è ghiacciato. In effetti il ghiaccio e la pioggia non sono differenti per i fotodiodi che li captano e quindi la funzionalità automatica dei tergicristalli viene disattivata nel caso in cui la temperatura sia molto bassa, per evitare di danneggiarli.

Ulteriore evoluzione del sensore crepuscolare invece è quella associata al climatizzatore dell’auto. il sistema cattura l’irraggiamento del sole e così regola in automatico la temperatura dell’abitacolo. Anche la regolazione automatica dell’head up display è legata alla luce che arriva al sensore, maggiore è la sua quantità più alto è il contrasto dello schermo, che si regola in automatico, per leggere meglio le informazioni. Oltretutto il sistema, oggi molto evoluto, è in grado di applicare dei filtri che evitano una lettura distorta a causa della condensa o di eventuali graffi sul parabrezza. Probabilmente presto vedremo i sensori a luce infrarossa, la prossima evoluzione del sistema.

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Climatizzatore auto, gli accorgimenti per un utilizzo ottimale

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Credits: man hand turning on car air conditioning system

Molti credono che sia sufficiente ruotare la manopola della temperatura, poi quella della potenza e premere il pulsante per attivare il compressore. Eppure, usare il climatizzatore auto non è affatto così semplice: tanto d’estate quanto d’inverno è necessario seguire dei semplici accorgimenti che aiuteranno a migliorare il comfort all’interno dell’abitacolo e, cosa da non sottovalutare, ottimizzare i maggiori consumi di carburante derivanti dal suo utilizzo.

Si tratta, come detto, di regole e suggerimenti molto semplici, ma che garantiranno un utilizzo ottimale dell’aria condizionata quando si viaggia con la propria automobile.

Non azionare subito il climatizzatore auto

Chi non ha mai avuto la tentazione, specialmente nelle calde giornate estive, di azionare l’aria condizionata del proprio veicolo non appena vi sale? Si crede, in questo modo, di riuscire ad abbassare la temperatura dell’abitacolo nel minor tempo possibile, e migliorare così il comfort di guida. Niente di più sbagliato: non solo non si riuscirà nel proprio intento (abbassare velocemente la temperatura), ma si rischia di stressare inutilmente il compressore dell’aria condizionata e altre componenti meccaniche del veicolo.

In casi come questi, invece, è consigliabile mettersi in marcia con i finestrini abbassati per qualche minuto. Questo aiuterà a espellere l’aria bollente presente all’interno dell’abitacolo e “normalizzare” la situazione. Il climatizzatore andrà dunque attivato solamente dopo una manciata di minuti dall’accensione dell’auto, così da evitare inutili sprechi di carburante.

Direzionare i flussi in maniera corretta

Altrettanto importante è direzionare i flussi delle bocchette d’aria in maniera corretta. L’istinto suggerirebbe di indirizzarli verso il corpo o, addirittura, verso la testa, così da ottenere un sollievo immediato. Niente di più errato: così facendo, infatti, si rischia di subire un contraccolpo fisico non indifferente: a causa del flusso d’aria “glaciale”, infatti, si possono rischiare cefalee, colpi di tosse e addirittura raffreddori.

Per ottenere i migliori risultati, ed evitare di ritrovarsi malati, il consiglio è direzionare le bocchette verso l’alto, così da favorire una circolazione dell’aria che sia quanto più possibile naturale. Come è noto, infatti, l’aria fredda tende a scendere verso il basso, mentre l’aria calda fa il percorso inverso. Si attiva così una circolazione “forzata” all’interno dell’abitacolo che permetterà di abbassare la temperatura all’interno in maniera uniforme e quanto più possibile naturale.

Stop al ricircolo

Un altro “punto dolente” riguarda l’utilizzo della funzione ricircolo dell’aria. Si crede, infatti, che attivandola si riuscirà ad abbassare più velocemente la temperatura interna dell’abitacolo, ottenendo così un comfort immediato. Un beneficio, però, che dura pochi minuti e che può portare con sé molti altri problemi. Ad esempio, nel giro di qualche minuto l’aria diventerà viziata e insalubre e, in caso si soffra di allergie, potrebbe causare anche qualche problema di respirazione.

Il consiglio, dunque, è di utilizzare il ricircolo solamente per qualche minuto, non appena si sarà attivato il climatizzatore dell’auto. Poi si potrà disattivare e lasciare che il compressore dell’auto “peschi” anche aria dall’esterno.

Manutenzione ordinaria e straordinaria

Infine, è di fondamentale importanza effettuare una regolare manutenzione dell’impianto di climatizzazione, così da evitare che i filtri si intasino e ci siano dei problemi di funzionamento generali. Ogni anno (oppure ogni 20 mila chilometri) sarà necessario cambiare il filtro antipolline ed evitare, così, che si accumulino detriti e impurità alla “fonte”. Questo permetterà di eliminare più facilmente pollini e altre particelle presenti nell’aria, migliorando la qualità di quella che circola all’interno dell’abitacolo.

Inoltre, nel caso si noti qualche che il climatizzatore “perda qualche colpo”, sarà necessario provvedere alla ricarica del fluido refrigerante. Un’operazione veloce e tutto sommato economica, che permetterà però di avere un sistema di climatizzazione sempre perfettamente funzionante.

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MotoGP 2020 – I dieci piloti da seguire nel Motomondiale

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Credits: Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images

La MotoGP 2020 non vedrà grosse novità per quanto riguarda i piloti di vertice: tutti i “big” sono infatti rimasti con gli stessi team dello scorso anno.

Di seguito troverete brevi biografie (complete di palmarès e moto) dei dieci piloti da seguire nella MotoGP 2020, quelli che a nostro avviso hanno le maggiori possibilità di aggiudicarsi il Motomondiale.

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

DAZN 1st Anniversary In Spain

Credits: Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

MotoGP Tests

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F1 Winter Testing in Barcelona – Day Three

Credits: Joan Valls/Urbanandsport /NurPhoto

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

MotoGP Tests

Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images

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MotoGP 2020 – I 10 piloti da seguire nel Motomondiale

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Cal Crutchlow (Regno Unito) (Honda)

Nato il 29 ottobre 1985 a Coventry (Regno Unito)

MOTO: Honda
TEAM: LCR Honda Castrol

DEBUTTO IN MOTOGP: 2011
GARE IN MOTOGP: 157
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 3 (Yamaha, Ducati, Honda)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 5° (2013)
VITTORIE IN MOTOGP: 3
PODI IN MOTOGP: 19

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione britannico Supersport (2006), campione del mondo Supersport (2009)

title

Andrea Dovizioso (Italia) (Ducati)

Nato il 23 marzo 1986 a Forlimpopoli (Italia)

MOTO: Ducati
TEAM: Mission Winnow Ducati Team

DEBUTTO IN MOTOGP: 2008
GARE IN MOTOGP: 215
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 3 (Honda, Yamaha, Ducati)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 2° (2017-2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 14
PODI IN MOTOGP: 60

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione europeo 125 (2001), campione del mondo 125 (2004)

title

Marc Márquez (Spagna) (Honda)

Nato il 17 febbraio 1993 a Cervera (Spagna)

MOTO: Honda
TEAM: Repsol Honda Team

DEBUTTO IN MOTOGP: 2013
GARE IN MOTOGP: 127
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 1 (Honda)

MONDIALI MOTOGP VINTI: 6 (2013, 2014, 2016-2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 56
PODI IN MOTOGP: 95

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione del mondo 125 (2010), campione del mondo Moto2 (2012)

title

Jack Miller (Australia) (Ducati)

Nato il 18 gennaio 1995 a Townsville (Australia)

MOTO: Ducati
TEAM: Pramac Racing

DEBUTTO IN MOTOGP: 2015
GARE IN MOTOGP: 85
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 2 (Honda, Ducati)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 8° (2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 1
PODI IN MOTOGP: 6

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione tedesco 125 (2011)

title

Franco Morbidelli (Italia) (Yamaha)

Nato il 4 dicembre 1994 a Roma (Italia)

MOTO: Yamaha
TEAM: Petronas Yamaha SRT

DEBUTTO IN MOTOGP: 2018
GARE IN MOTOGP: 35
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 2 (Honda, Yamaha)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 10° (2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 0
PODI IN MOTOGP: 0

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione europeo Superstock 600 (2013), campione del mondo Moto2 (2017)

title

Danilo Petrucci (Italia) (Ducati)

Nato il 24 ottobre 1990 a Terni (Italia)

MOTO: Ducati
TEAM: Mission Winnow Ducati Team

DEBUTTO IN MOTOGP: 2012
GARE IN MOTOGP: 137
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 4 (Ioda, Ioda-Suter, ART, Ducati)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 6° (2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 1
PODI IN MOTOGP: 9

title

Fabio Quartararo (Francia) (Yamaha)

Nato il 20 aprile 1999 a Nizza (Francia)

MOTO: Yamaha
TEAM: Petronas Yamaha SRT

DEBUTTO IN MOTOGP: 2019
GARE IN MOTOGP: 19
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 1 (Yamaha)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 5° (2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 0
PODI IN MOTOGP: 7

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: 2 campionati spagnoli Moto3 (2013, 2014)

title

Álex Rins (Spagna) (Suzuki)

Nato l’8 dicembre 1995 a Barcellona (Spagna)

MOTO: Suzuki
TEAM: Team Suzuki Ecstar

DEBUTTO IN MOTOGP: 2017
GARE IN MOTOGP: 50
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 1 (Suzuki)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 4° (2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 2
PODI IN MOTOGP: 8

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione spagnolo 125 (2011)

title

Valentino Rossi (Italia) (Yamaha)

Nato il 16 febbraio 1979 a Urbino (Italia)

MOTO: Yamaha
TEAM: Monster Energy Yamaha MotoGP

DEBUTTO IN MOTOGP/500: 2000
GARE IN MOTOGP/500: 342
MOTO GUIDATE IN MOTOGP/500: 3 (Honda, Yamaha, Ducati)

MONDIALI MOTOGP/500 VINTI: 7 (2001-2005, 2008, 2009)
VITTORIE IN MOTOGP/500: 89
PODI IN MOTOGP/500: 198

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione italiano 125 (1995), campione del mondo 125 (1997), campione del mondo 250 (1999), 8 Ore di Suzuka (2001)

title

Maverick Viñales (Spagna) (Yamaha)

Nato il 12 gennaio 1995 a Figueres (Spagna)

MOTO: Yamaha
TEAM: Monster Energy Yamaha MotoGP

DEBUTTO IN MOTOGP: 2015
GARE IN MOTOGP: 91
MOTO GUIDATE IN MOTOGP: 2 (Suzuki, Yamaha)

MIGLIOR PIAZZAMENTO IN MOTOGP: 3° (2017, 2019)
VITTORIE IN MOTOGP: 7
PODI IN MOTOGP: 23

PALMARÈS EXTRA MOTOGP: campione spagnolo 125 (2010), campione europeo 125 (2010), campione del mondo Moto3 (2013)

L’articolo MotoGP 2020 – I dieci piloti da seguire nel Motomondiale proviene da Icon Wheels.

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