Nissan LEAF si noleggia con Avis
A partire da 23 maggio Avis renderà disponibile a tutti i suoi clienti la nuova Nissan LEAF, berlina 100% elettrica più venduta al mondo.Dal 23 maggio si potrà noleggiare la Nissan LEAFNissan LEAF sarà disponibile per tutti i clienti Avis degli uffici di noleggio di Roma Termini, Roma Via Sardegna e Milano Piazza Diaz e potrà essere prenotata direttamente, tramite telefono o via web. Nissan LEAF sarà inoltre inclusa nel programma Select Series come modello garantito dell’ufficio di Roma Via Sardegna.Grazie alla tecnologia a zero emissioni, Nissan LEAF è la soluzione completamente sostenibile per gli automobilisti attenti all’ambiente perché, oltre ad eliminare qualsiasi preoccupazione di rifornimento, darà la possibilità di circolare liberamente nei centri città, accedere alle ZTL e parcheggiare sulle strisce blu cittadine senza costi aggiuntivi.“Siamo particolarmente orgogliosi di poter offrire ai nostri clienti la disponibilità di Nissan LEAF – afferma Angelo Brienza, Head of Marketing di Avis Italia. “Si tratta di un’auto che abbina tecnologia all’avanguardia alle emissioni zero e che, oltre a regalare un’esperienza di guida unica, si candida ad essere la soluzione ideale per sollevarsi dallo stress del traffico in città. Vediamo questa operazione come l’occasione per ribadire l’impegno di un player importante come Avis nel sostenere modelli di mobilità sostenibile”.“Nissan è leader mondiale dal 2010 nei veicoli elettrici e nelle soluzioni tecnologiche per un futuro più sicuro, connesso e sostenibile e siamo particolarmente orgogliosi che un player importante come Avis abbia scelto la nostra Leaf per contribuire allo sviluppo della mobilità elettrica nel settore del noleggio a breve termine nelle città di Roma e Milano”, ha dichiarato Bruno Mattucci, Amministratore Delegato di Nissan Italia.“L’adozione di veicoli 100% elettrici è oggi l’unica risposta concreta per una drastica riduzione delle emissioni di CO2 con benefici evidenti per il benessere delle persone soprattutto se si pensa a quelle che vivono nelle aree metropolitane”.
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Seat Musicathon 2016: un nuovo sound per raccontare lo spirito spagnolo
In un mondo come quello dell’automotive, dove si susseguono spesso appuntamenti troppo simili fra loro – presentazioni, prove su strada, poi nuove presentazioni, poi ancora prove su strada – si vive una certa divertita emozione quando si assiste a un evento che riesce a parlare di un brand senza citare quasi per nulla di una specifica auto.È esattamente quello che è successo con il SEATmusicathon, questo weekend a Berlino: un evento che di auto aveva pochissimo – a parte una Seat Ibiza Connect posizionata sul terrazzo del nHow Hotel, futuristico albergo di design (chissà se sarebbe piaciuto ai nostri “cugini” di Icon Design) sulle rive dello Sprea – ma che allo stesso tempo raccontava come pochi altri la visione che SEAT ha per il suo brand, e lo spirito che guida l’azienda spagnola.Frizzante, creativa, moderna, giovane (giovane di spirito, più che nell’età – come hanno spesso sottolineato in SEAT). Sono queste le parole chiave che – a giudicare da quest’evento berlinese – caratterizzano di più il marchio spagnolo. E non sono parole che per noi italiani risultano nuove, visto che storicamente, anche e soprattutto grazie al successo dell’Ibiza, SEAT ha suscitato nei giovani italiani fascinazioni da vacanza estiva, roadtrip e musica ad alto volume andando verso il mare.Un “carefree spirit” che abbiamo ritrovato anche al SEATmusicathon, fra jam session e processi creativi.SEATmusicathon: 14 artisti per costruire la futura immagine sonora del marchioL’esperienza era, per i 14 concorrenti provenienti da 7 nazioni, anche una grande occasione di realizzazione professionale: i 3 vincitori del musicathon lavoreranno infatti a stretto contatto con SEAT, per realizzare il nuovo sound branding del marchio (per intenderci, il jingle che accompagnava la comparsa del logo di SEAT ai tempi di “Autoemocion” e “Technology to enjoy”), e saranno protagonisti di un percorso che li vedrà prima visitare Barcellona per vivere lo spirito della “casa madre” di SEAT e poi spostarsi a Los Angeles, uno dei più importanti centri di produzione musicale al mondo.Per raggiungere la vittoria, i 14 ragazzi e ragazze (di ogni età) hanno ricevuto un compito decisamente impegnativo: costruire una colonna sonora da zero, in sole 36 ore, per accompagnare un video di 30 secondi già montato con scene e immagini della città e immagini della lineup di vetture SEAT. Il tutto trasformando in suoni lo spirito di Barcellona. E no, non è qualcosa di così facile da fare.Il risultato è stato, dal punto di vista creativo, incredibile: molte produzioni estremamente valide, ognuna con la propria personalità, molte idee e tanto confronto. Il tutto facilitato da una good vibe che ha accompagnato l’intero weekend, e che ha visto persone provenienti da background geografici molto diversi – Messico, Spagna, Francia, Germania, Italia, Inghilterra, Olanda – collaborare fra loro, suonare insieme, aiutarsi l’un l’altro nonostante la natura competitiva del progetto. È proprio vero che la musica unisce.A uscirne vincitori 2 ragazzi e 1 ragazza: Ariadna dalla Spagna, Tedesco Sconosciuto dalla Germania e – tenendo alta la bandiera del Bel Paese – Tomm Zeskel dall’Italia. Orgoglio tricolore: un italiano fra i vincitoriNon fatevi ingannare dal nome (d’arte): Tomm è italianissimo, un giovane 22enne di Como di nome Simone con lo sguardo e l’aspetto un po’ timido e arruffato di chi è appena uscito dall’adolescenza ma con la tranquillità e la sicurezza di chi ha ben chiaro dove andare a parare.Insieme a lui, a rappresentare l’Italia, il 26enne Federico Sapia, novarese che porta avanti la tradizione italiana dei ragazzi estroversi ma timidi allo stesso tempo. Un ragazzo con esperienza nella musica (ha fatto dell’essere musicista e produttore una professione), che a Berlino è arrivato con un motivetto pop che ti entra nelle orecchie e che ha conquistato anche i rappresentanti stranieri.Se entrambi hanno rubato uno spazio nel cuore dei partecipanti al SEATmusicathon suonando per ore, in ogni momento libero, a convincere la giuria composta – fra gli altri – dal Global Marketing Director (Susanne Franz) e dal Global Communication Director (Christian Stein) di SEAT è stato Tomm, con un pezzo elettronico e con la sua grande cultura musicale.Il futuro di SEAT passa dal suonoA Tomm/Simone adesso spetterà un compito impegnativo e strategico: costruire la nuova immagine sonora del marchio SEAT.Una immagine che dovrà rappresentare i valori del marchio – la tecnologia, lo spirito giovane, il legame con la Spagna – e che ci accompagnerà in tutti gli spot dei modelli SEAT nei prossimi anni. A questo si affiancheranno tutte le altre iniziative che SEAT promette di portare avanti anno dopo anno, pienamente soddisfatta dei risultati di quanto ottenuto finora.Iniziative, come ci ha spiegato Christian Stein, “fatte per il brand”. Rispondendo anche a qualche critica: “Questo genere di operazioni costa molto di più che chiedere a una agenzia specializzata di creare un sound branding per noi”. Stein ha ragione: sono iniziative come queste – ispirate agli Hackaton di oltreoceano, “maratone di codice” che spopolano nel mondo tecnologico – a dirci più di SEAT e delle intenzioni di SEAT di quanto non possa fare un comunicato stampa o uno spot pubblicitario. I modelli, quelli, poi si dovranno allineare a questo nuovo spirito.
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Audi RS6 Avant by Prior Design
Prior Design presenta una nuova elaborazione della familiare sportiva più potente dei Quattro Anelli, l’Audi RS6 Avant. La station wagon sportiva tedesca subisce un restyling estetico e un consistente upgrade meccanico.Il kit aerodinamico destinato alla carrozzeria esalta i muscoli di questa RS6 speciale, allargata di 80 mm all’anteriore e di 100 mm al posteriore.Tra le varie appendici, realizzate in fibra di vetro e Duraflex, troviamo i nuovi paraurti anteriore e posteriore, uno splitter frontale, minigonne laterali, diffusore posteriore, un alettone e passaruota allargati.Completano il quadro estetico i grandi cerchi in ferro forgiato da 21 pollici Vossen VPS-310 e l’assetto ribassato che schiaccia a terra la RS6.Upgrade meccanico, anche per la A6 Avant 3.0 TDIA livello meccanico Prior Design aumenta la potenza del 4.0 TFSI di 110 CV e 130 Nm per un totale di 607 CV e 830 Nm di coppia massima.Disponibile, infine, un upgrade anche per la variante diesel della A6 Avant, il cui 3.0 TDI viene potenziato fino a 411 CV e 807 Nm di coppia.
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Bosch, fino al 31 luglio con Usato Smile, Garanzia di rete e non solo
Bosch – partner ufficiale del Giro d’Italia 2016 – tiene sempre a cuore la sicurezza degli automobilisti (e non solo) e a poche settimane dall’inizio dell’estate lancia interessanti promozioni: sconti su controlli e riparazioni, servizio “Usato Smile” e 24 mesi di garanzia su tutti gli interventi effettuati. 29 controlli sicurezzaDall’1 maggio al 31 luglio la rete di officine Bosch Car Service, propone un check up di 29 controlli sicurezza, oltre alla sostituzione delle pastiglie freni anteriori a prezzo agevolato e a uno sconto consigliato del 25% sulla sostituzione dei dischi freno.Infine, è possibile ricevere un buono sconto di 50 Euro a fronte di un intervento di manutenzione o riparazione del valore minimo di 250 euro.Si potrà beneficiare della promozione attraverso i coupon disponibili su www.boschcarservice.it e distribuiti al Giro nello stand dedicato Bosch Car Service.Il servizio “Usato Smile”, per compravendite più sicureFino al 31 luglio, inoltre, tutti coloro che avranno intenzione di acquistare (o vendere) un’auto usata potranno ricorrere al comodo servizio “Usato Smile” (59,90 euro): un certificato di qualità redatto da autoriparatori professionisti della rete di officine Bosch Car Service che attesta le reali condizioni dell’auto al momento della compravendita.Tale certificato, che prevede oltre 200 accertamenti, darà un responso completo e sicuro sulla vettura testata (incluse visure per fermi amministrativi, ipoteche, incidenti, km non reali e così via) e potrà essere emesso dalle oltre 870 officine Bosch Car Service presenti sul territorio.Collegandosi al sito www.usatosmile.it e inserendo il numero certificato presentato dal venditore e la targa dell’auto sarà possibile verificare le reali condizioni del veicolo.Garanzia di reteInfine, su tutti gli interventi effettuati presso un punto Bosch Car Service sarà applicata una garanzia della durata di 24 mesi, sfruttabile presso qualsiasi officina ufficiale della rete; sono oltre 1.300 le officine multimarca e multispecializzate che compongono il network.Il numero verde Bosch Car Service (800.980.291) permetterà a chiunque avesse bisogno di avere informazioni sull’officina più vicina; la quale effettuerà la riparazione del guasto senza costi aggiuntivi, qualora venga riscontrato un difetto dovuto all’intervento del Bosch Car Service originario.(la Garanzia di rete copre sia i ricambi sia la manodopera, quindi l’intera prestazione dell’officina ad esclusione degli interventi relativi a pneumatici e lamierati di carrozzeria).
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Cisitalia 204A, l’ultima vittoria di Nuvolari
La Cisitalia 204A è un’auto da corsa nata alla fine degli anni ’40 e realizzata in soli sette esemplari frutto del lavoro di alcuni personaggi che hanno fatto la storia dell’automobilismo: progettata da Carlo Abarth e dotata di un motore di origine Fiat, monta sospensioni anteriori Porsche e un ponte rigido posteriore ideato da Dante Giacosa.Ma non è tutto: questa spider è infatti entrata nella storia per essere stata l’ultima auto guidata da Tazio Nuvolari, che al volante di questa sportiva piemontese conquistò l’ultimo trionfo della sua lunga carriera. Scopriamo insieme la storia di questa piccola belva.Cisitalia 204A: la storiaIl progetto della Cisitalia 204A inizia nell’estate del 1947 quando la Casa torinese pensa ad un’auto da corsa più semplice e meno costosa della 202. Giovanni Savonuzzi (direttore tecnico del marchio piemontese) sviluppa un telaio essenziale – ispirato a quello adottato dalle mostruose Auto Union degli anni ’30 – abbinato ad una carrozzeria aerodinamica (senza fari anteriori per le gare diurne o con gruppi ottici anteriori integrati per le prove endurance) in alluminio che consente di limitare il peso dell’intera vettura a soli 510 kg.Per quanto riguarda lo schema delle sospensioni viene lasciato al posteriore il ponte rigido della 202 (progettato nel 1946 da Dante Giacosa) mentre all’anteriore arrivano le innovative barre di torsione brevettate dalla Porsche che consentono di ottenere un eccellente comportamento stradale.Il motore della Cisitalia 204A merita un approfondimento: derivato da quello della Fiat 1100, ha però una potenza decisamente superiore (da 32 a 75 CV). Merito di parecche modifiche: testata in lega di alluminio, lubrificazione a carter secco con doppia pompa, albero motore specifico, aste bilancieri più corte, bronzine maggiorate, bielle alleggerite, valvole di diametro più grande (con quelle di scarico al sodio), accensione con magnete Marelli e diverso rapporto di compressione (da 6:1 a 9,5:1 e poi a 9,8:1).Il cambiamento più rilevante sotto il cofano riguarda però il collettore di aspirazione specifico abbinato ad un carburatore Zenith, rimpiazzato in seguito da un Weber e poi da due carburatori accoppiati. Grazie a Carlo Abarth, tecnico austriaco sbarcato in Cisitalia per costruire la F1 progettata dallo Studio Porsche e venduta al fondatore della Casa torinese Piero Dusio), la potenza del propulsore arriva a sfiorare gli 80 CV: merito del rapporto di compressione portato a 12,5:1 e di una miscela formata per il 50% da un carburante usato per …gli aerei a reazione. In alcuni casi la sportiva piemontese scende in pista con un 1.2 da oltre 80 CV ma i successi più importanti arrivano con il “millecento”.Il debutto in garaLa Cisitalia 204A, adatta ai percorsi tortuosi in quanto molto agile ma poco veloce, debutta in gara il 9 maggio 1948 a Vercelli con Ugo Macchieraldo, che ottiene il primo successo con questa vettura a giugno a Mantova. Guido Scagliarini conquista la Biella-Oropa e la Aosta-Gran San Bernardo laureandosi campione italiano Sport nella classe 1100 mentre Piero Taruffi chiude la stagione salendo sul gradino più alto del podio a Senigallia.La crisi CisitaliaAll’inizio del 1949 i numerosi creditori Cisitalia chiedono il fallimento dell’azienda e nel mese di febbraio il tribunale dà il via ad un periodo di amministrazione controllata e nomina un commissario.Piero Dusio – fondatore della Casa piemontese – riesce a liquidare tutti i creditori tagliando la produzione della 204A e rinunciando ad altri progetti mentre il 31 marzo Carlo Abarth, nel tentativo di salvare il marchio per cui lavora come direttore tecnico, fonda la Abarth e acquisisce l’intero reparto corse Cisitalia.Nel 1949 la Cisitalia 204A – per motivi legali – corre ancora con il vecchio stemma e permette a Scagliarini (vincitore a Reggio Emilia, alla Susa-Moncenisio, alla Aosta-Gran San Bernardo, alla Pontedecimo-Giovi e alla Biella-Oropa) di laurearsi per la seconda volta campione italiano Sport 1100.Abarth e NuvolariNel 1950 – anno in cui nasce la Società d’Esercizio Cisitalia (gestita da Carlo Dusio, figlio di Piero, e operante fino al 1963) – la 204A può gareggiare con lo stemma Abarth.Il 10 aprile arriva la prima vittoria per lo Scorpione grazie a Tazio Nuvolari, primo di classe nella Palermo-Monte Pellegrino (ultima corsa in assoluto del “Mantovano Volante”), mentre l’11 giugno è la volta del primo successo all’estero con Manlio Duberti primo alla Vue des Alpes in Svizzera. A giugno Emilio Romano porta a casa due trionfi in Portogallo (Oporto e Villareal) e ad agosto tocca a Luigi Valenzano salire sul gradino più alto del podio a Pergusa.Gli ultimi anniLa Cisitalia 204A riesce ad ottenere altri successi nella prima metà degli anni ’50: nel 1951 Romano porta a casa la vittoria di classe alla Targa Florio, nel 1952 Carlo Bartocelli trionfa alla Palermo-Monte Pellegrino, nel 1954 Giuseppe Balestra conquista la Coppa Pasubio e l’anno seguente ottiene l’ultimo successo per la sportiva torinese alla Trieste-Opicina.
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Nino Vaccarella, il principe della Targa Florio
Nino Vaccarella è, insieme a Umberto Maglioli e al belga Olivier Gendebien, l’unico uomo al mondo ad aver vinto tre edizioni della Targa Florio. Il nome del pilota siciliano è strettamente legato alla gara delle Madonie ma il “preside volante” ha portato a casa tanti altri successi prestigiosi (Le Mans, Sebring, ecc..). Scopriamo insieme la sua storia.Nino Vaccarella: la storiaNino Vaccarella nasce il 4 marzo 1933 a Palermo. Appassionato di corse e di automobili fin da bambino ma ostacolato dal padre, vede cambiare radicamente la propria vita nel 1956 in seguito alla scomparsa del genitore. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza si ritrova a dover gestire l’istituto tecnico commerciale Oriani privato di proprietà della sua famiglia (da qui il soprannome di “preside volante”) e inizia a correre – il debutto alla Passo di Rigano-Bellolampo – con una Fiat 1100/103 (precedentemente appartenuta al babbo) preparata da un’officina locale.Nel 1957 compra la sua prima auto – una Lancia Aurelia 2500 – e con lei si cimenta in alcune gare locali in salita mentre le prime soddisfazioni arrivano due anni più tardi con l’acquisto di una Maserati 2000. Al volante della sportiva del Tridente inizia a farsi notare conquistando parecchie gare anche nel nord Italia e trionfando nel GP di Pergusa: grazie a questi trionfi viene ingaggiato dalla Scuderia Serenissima.La svolta per la carriera di Nino Vaccarella arriva nel 1960: corre la Targa Florio con una Maserati Tipo 61 Birdcage in coppia con Umberto Maglioli ma è costretto al ritiro mentre si trova al comando della corsa.Il debutto in F1Vaccarella debutta in F1 nel GP d’Italia 1961 con una De Tomaso della Scuderia Serenissima ma si ritira per un problema al motore. L’anno seguente disputa tre gare iridate: Monaco (non qualificato) e Italia (9°, miglior piazzamento nel Circus) con una Lotus e 15° con una Porsche in Germania.Soddisfazioni con le SportLe più grandi soddisfazioni per Nino Vaccarella arrivano con le Sport. Alla Targa Florio conquista il primo podio nel Mondiale Sportprototipi grazie alla terza piazza ottenuta insieme allo svedese Joakim Bonnier con la Porsche 718 GTR. Dopo questo exploit viene chiamato da Enzo Ferrari ma Vaccarella accetta di correre per il Cavallino solo part-time per via degli impegni dovuti al lavoro di preside.L’era FerrariIl primo anno di Nino in Ferrari – il 1963 – è sfortunato (non corre la Targa Florio in quanto privo della patente, ritirata in seguito ad un incidente in una corsa a Pescara) e ricco di ritiri ed incidenti. L’unico risultato rilevante è il secondo posto alla 12 Ore di Sebring con una 250 P guidata insieme al nostro Lorenzo Bandini e al belga Willy Mairesse.1964: l’anno d’oroIl 1964 è l’anno più importante nella carriera di Nino Vaccarella: con la Ferrari 275 P in coppia con Ludovico Scarfiotti trionfa alla 1000 km del Nürburgring e arriva secondo a Sebring ma la vittoria più bella è senza dubbio quella ottenuta alla 24 Ore di Le Mans in coppia con il francese Jean Guichet. I due piloti, noti per la loro guida pulita, riescono a percorrere 4.800 km con solo due treni di gomme.L’unica nota stonata di questa stagione per Nino Vaccarella – che con le sue vittorie regala al Cavallino il Mondiale Sportprototipi – è la mancata partecipazione alla Targa Florio, questa volta dovuta a polemiche tra la Casa di Maranello e la federazione italiana.La prima Targa FlorioNel 1965 – a 32 anni – Vaccarella conquista la sua prima Targa Florio con la Ferrari 275 P2 in coppia con Bandini. Il pilota siciliano ha anche l’occasione di disputare il GP d’Italia di F1 come driver ufficiale del Cavallino ma si classifica in 12° posizione a causa di un problema al motore. Fa meglio del compagno britannico John Surtees (ritirato) ma peggio di Bandini (4°).Il marciapiedeNino Vaccarella vince a Pergusa nel 1967 con una Ford GT40 della scuderia Brescia Corse e pochi giorni dopo termina in terza posizione la 500 km di Zeltweg in Austria insieme a Maglioli. Perde invece la Targa Florio con la Ferrari 330 P3 mentre si trova al comando dopo aver toccato un marciapiede.Il passaggio all’Alfa RomeoIl 1968 è l’anno del passaggio di Vaccarella all’Alfa Romeo ma alla Targa Florio arriva un’altra delusione: lascia la T33/2 al compagno Udo Schütz mentre si trova al comando con 19 minuti di vantaggio sul secondo ma il pilota teutonico rovina tutto andando a schiantarsi. Nino si riscatta nel finale di stagione con due successi in gare minori: GP del Mugello con il belga Lucien Bianchi e con Nanni Galli e 500 km di Imola con Teodoro Zeccoli.Nel 1969 con il Biscione Nino Vaccarella vince a Pergusa con la T33/3 e arriva terzo a Hockenheim. Segnaliamo anche il terzo posto ottenuto quell’anno con Andrea de Adamich al Mugello al volante di una Lola T70.Il ritorno in FerrariIl ritorno di Vaccarella in Ferrari coincide con il ritorno ai grandi successi: il “preside volante” conquista la 12 Ore di Sebring con una 512 S guidata insieme ad Ignazio Giunti e allo statunitense Mario Andretti. Con la stessa vettura arriva secondo alla 1000 km di Monza con Giunti e il neozelandese Chris Amon, terzo alla Targa Florio con Giunti e terzo al Nürburgring con Surtees.Il ritorno in Alfa RomeoNel 1971 Nino Vaccarella torna a correre con l’Alfa Romeo in coppia con l’olandese Toine Hezemans e al volante della T33/3 riesce a vincere per la seconda volta in carriera la Targa Florio. Senza dimenticare la seconda piazza alla 1000 km di Zeltweg e la terza posizione rimediata a Sebring (piazzamento ripetuto l’anno seguente con la T33/TT/3).Il ritiro e l’ultima corsaVaccarella si ritira dalle corse nel 1973 per via della nascita del figlio Giovanni ma torna a gareggiare alla Targa Florio nel 1975 – in un’edizione non più valida per il Mondiale – con un’Alfa Romeo T33/TT/12 insieme ad Arturo Merzario. Arriva il terzo successo nella corsa siciliana per il pilota più famoso proveniente da quell’isola.
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Gaudenzio Bono, una vita per la Fiat
Gaudenzio Bono è un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla Fiat. Da braccio destro di Vittorio Valletta ha contribuito a rendere la Casa torinese una delle aziende più importanti d’Europa ed è stato addirittura ad un passo dalla presidenza. Scopriamo insieme la sua storia.Gaudenzio Bono, la biografiaGaudenzio Bono nasce a Torino il 17 maggio 1901. Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria al Politecnico del capoluogo piemontese nel 1923 viene chiamato dopo pochi mesi dalla Fiat e trascorre gli anni ’20 facendo carriera all’interno della Casa torinese.Nel 1931 viene nominato vicedirettore del marchio SPA (appartenente alla Fiat e specializzato nella produzione di autocarri), l’anno seguente inizia ad insegnare tecnologia speciale dell’automobile al Politecnico di Torino e nel 1939 diventa direttore della SPA.Dopo la guerraNell’aprile del 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, il Comitato di liberazione nazionale estromette dalla Fiat Giovanni Agnelli e Vittorio Valletta e nomina una gestione provvisoria formata da persone non compromesse con il fascismo. Gaudenzio Bono fa parte di questo gruppo di direttori.Insieme ad Arnoldo Fogagnolo gestisce il collegamento tra la vecchia dirigenza rappresentata da Valletta e la nuova. Nel 1946 viene siglato un accordo per reintegrare Valletta come presidente Fiat e Bono viene nominato direttore generale.Gli anni ’50Negli anni ’50 Gaudenzio Bono lavora a stretto contatto con Vittorio Valletta e insieme consentono alla Fiat di crescere in Italia, in Europa e nel mondo. Nel 1955 viene nominato amministratore delegato e due anni più tardi lascia l’insegnamento.Quasi presidenteNella metà degli anni Sessanta Bono è il candidato principale a sostituire Valletta (che si sta avvicinando alla pensione) nel ruolo di presidente Fiat. È lo stesso Vittorio che lo annuncia in una riunione ufficiale nel 1964.Nel 1966, però, Gianni Agnelli decide di prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia e Gaudenzio Bono resta amministratore delegato e vicepresidente della Casa torinese fino al 1974. Scompare a Torino l’11 novembre 1978.
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Toyota GT86 Shooting Brake
Dall’Australia arriva una proposta interessante di sportiva targata Toyota. Si chiama 86 Shooting Brake Concept ed è una versione allungata della coupé GT86, con più spazio al posteriore.Si tratta di un prototipo che molto probabilmente non arriverà in produzione ma che verrà presentato come show car in occasione del festival di proprietari della GT 86 che si celebrerà a Canberra questo fine settimana.Disegnato da un team di Toyota Australia è stato sviluppato prima in formato digitale, poi realizzato con modelli di argilla e, infine, prodotto in carne ed ossa, in un unico esemplare.Il progetto di una shooting brake basata sulla GT 86 era già stato cestinato in casa Toyota anche se lo stesso Tetsuya Tada, capo ingegnere del progetto GT86, ha detto: “Mai dire mai, ci piacerebbe diventasse realtà, per il momento è una concept che dimostra tutt ala passione di Toyota per il piacere di guida”.
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L’alfa Romeo Giulia Quadrifoglio dell’Arma dei Carabinieri
Questa mattina a Roma Alfa Romeo ha presentato i due modelli della nuova Giulia Quadrifoglio con livrea istituzionale destinati all’Arma dei Carabinieri.Le due nuove vetture saranno utilizzate nella Capitale e a Milano per speciali interventi quali il trasporto di organi e sangue, oltre che per i servizi di scorta in occasione di cerimonie istituzionali.La dotazione specifica dell’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio dei Carabinieri comprende un defibrillatore, speciali unità portatili di raffreddamento, predisposizione radio, sistema Odino, dispositivi supplementari di emergenza, porta arma lunga e torce led ricaricabili collocate nell’abitacolo.Equipaggiata con il nuovo motore 2.9 BiTurbo benzina da 510 CV di derivazione Ferrari, la Nuova Giulia Quadrifoglio assicura prestazioni straordinarie: velocità massima di 307 km/h, accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e una coppia massima di 600 Nm.Alla cerimonia ufficiale, insieme alla Nuova Giulia Quadrifoglio, erano esposti diversi modelli della gamma FCA – Alfa Romeo Giulietta, Jeep Renegade – che verranno consegnati (800 unità) nel corso del 2016 e saranno configurati secondo le necessità dell’Arma per il controllo del territorio.
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Donkervoort D8 GTO RS
La firma olandese Donkervoort ha svelato la nuova, radicale, D8 GTO RS. Si tratta della versione più sportiva della gamma della piccola dueposti nordeuropea che aggiunge elementi racing alla versione tradizionale.A spingere questa sportiva essenziale ci pensa il cinque cilindri TFSI Audi da 2.5 litri, per il quale, però, non sono stati rilasciati i dati specifici.Unica informazione riguarda la gestione elettrica di questo propulsore, rivista da Bosch e che, ovviamente, fornirà un surplus di potenza rispetto al propulsore della D8 GTO.La collaborazione con Bosch ha permesso di aggiungere alla D8 GTO RS anche alcune chicche come ad esempio il Launch Control.Sia le sospensioni che il sistema frenante sono stati rivisti, mentre la carreggiata allargata garantisce una tenuta di strada migliore.L’abitacolo si caratterizza per la tappezzeria in pelle, rifiniture in fibra di carbonio e volante in Alcantara.Della nuova Donkervoort D8 GTO RS ne saranno prodotte soltanto 40 unità il cui prezzo supererà di poco i 150.000 euro.
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