Renault Captur e Kadjar Hypnotic: una nuova versione lussuosa per le SUV della Régie
La nuova versione Hypnotic disponibile su Renault Captur e Kadjar rende ancora più lussuose ed eleganti le SUV della Régie e non comporta un sovrapprezzo esagerato. Scopriamo insieme i nuovi allestimenti “top di gamma” delle Sport Utility francesi.Renault Captur HypnoticLa Renault Captur Hypnotic costa solo 150 euro più della Intens a parità di motore (prezzi a partire da 19.400 euro per la TCe 90 CV) ma offre una dotazione di serie molto più completa: cerchi in lega diamantati Black da 17”, esterni color Black (profili della calandra, delle portiere, dei fendinebbia e del bagagliaio), interni color Red (profili aeratori e profilo plancia) e cassetto Easy Life Red, retrovisori ripiegabili elettricamente, sellerie Fix con impunture rosse, ski anteriori e posteriori, telecamera posteriore e vetri privacy.Renault Kadjar HypnoticLa Renault Kadjar Hypnotic costa 200 euro più della Bose a parità di motore (prezzi a partire da 25.950 euro per la TCe 130 CV) e rispetto alla Intens offre in più i cerchi in lega da 19” Extreme Black, i fari full LED, i retrovisori Shiny Black, i sedili anteriori riscaldati (con quello del conducente a regolazione elettrica), le sellerie in pelle Carbone scuro (con impunture rosse per il volante e le rifiniture interne), gli ski anteriori e posteriori neri opachi e la telecamera posteriore.
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Delahaye Type 112 (1927): dalla crisi alla grandeur
La Delahaye Type 112 – prodotta dal 1927 al 1929 – è una delle auto meno rappresentative della gloriosa Casa francese. I momenti migliori di questo storico brand, infatti, sono arrivati più tardi con il trionfo alla 24 Ore di Le Mans del 1938 e le tre vittorie al Rally di Monte Carlo (1937, 1939 e 1951). Un’auto d’epoca con questo marchio sul cofano, però, secondo noi non può mancare in una collezione esclusiva: meglio quindi puntare su un modello poco conosciuto (ma anche difficile da trovare) con quotazioni relativamente basse (35.000 euro).Delahaye Type 112 (1927): le caratteristiche principaliLa Type 112 nasce ufficialmente nel 1927, anno in cui la Delahaye – per superare la crisi che penalizza le Case automobilistiche medio-piccole in un mercato che preferisce puntare su brand grandi e conosciuti – sigla un accordo con la Chenard-Walcker per realizzare modelli in comune riconoscibili solo dallo stemma sul cofano.La vettura è robusta e affidabile come le sue antenate (in Francia viene usata spesso come camion dei pompieri o come ambulanza) ma non viene apprezzata dai fedeli clienti del marchio, delusi dalla mancanza di soluzioni tecniche ed estetiche originali.Delahaye Type 112 (1927): la tecnicaIl motore della Delahaye Type 112 del 1927 – un 2.9 a sei cilindri in linea a benzina abbinato ad un cambio manuale a quattro marce – permette alla vettura transalpina di raggiungere una velocità massima di 100 km/h.Delahaye Type 112 (1927): le quotazioniLa Type 112 – a causa dello scarso interesse storico – è una delle Delahaye più accessibili visto che le quotazioni recitano 35.000 euro (i modelli più interessanti superano abbondantemente quota 100.000). È molto difficile da trovare e gli unici esemplari sani ancora circolanti si trovano in Francia.
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Fiat Topolino: grande festa per gli 80 anni a Torino
La Fiat Topolino compie 80 anni e per celebrare il compleanno della prima auto italiana “accessibile” (prodotta dal 1936 al 1955) la città di Torino ospiterà numerosi eventi – dal 16 al 19 giugno 2016 – organizzati dal comitato “Ling80”.Giovedì 16 giugno 2016, ad esempio, oltre 200 esemplari saliranno lungo la famosa rampa ellittica del Lingotto e sosteranno sulla pista di collaudo posta sul tetto della storica fabbrica dove iniziò la produzione della vettura. Sempre giovedì una carovana di citycar piemontesi – guidata da un esemplare appartenuto al suo progettista Dante Giacosa ora in mostra al Centro Storico Fiat – sfileranno dal Lingotto al Castello di Pralormo.Nelle altre giornate le Fiat Topolino si metteranno in mostra alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, al Castello di Racconigi, a Moncalieri e in tanti luoghi simbolo di Torino come Piazza Vittorio Veneto, lo Juventus Stadium, il Mirafiori Motor Village e il Museo dell’Automobile. Proprio al MAUTO, giovedì 16 giugno 2016 alle 18:30, si terrà un incontro sul patrimonio delle auto storiche dal titolo “Back to the future” a cura di Roberto Giolito, Head of Heritage FCA Italy.
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Fiat Punto, arriva il 1.3 multijet Euro6
Fiat Punto arriva sul mercato con il motore turbodiesel 1.3 multijet da 95 CV Euro6, abbinato al cambio manuale a cinque marce. È disponibile in due allestimenti – Street e Lounge – con prezzi a partire da 17.500 euro.1.3 multijet da 95 CVFiore all’occhiello dell’ingegneria motoristica firmata FCA, la nuova motorizzazione assicura grande autonomia e bassi costi di gestione senza tralasciare comfort e piacere di guida. Inoltre, l’adozione di un turbocompressore a geometria variabile permette al propulsore di esprimere una coppia massima di 200 Nm, a ulteriore beneficio di elasticità di marcia e piacevolezza di guida.Cuore del motore è il sistema d’iniezione Common Rail di terza generazione che rappresenta la soluzione tecnologicamente più evoluta al fine di controllare le elevate pressioni di iniezione (1.600 bar), svincolandosi dal regime di rotazione motore e dalle quantità di combustibile iniettate.Pack TechnoNelle prossime settimane sarà inoltre disponibile su tutta la gamma Punto il nuovo Pack Techno, che prevede radio-navigatore, comandi al volante, cruise control e presa di corrente da 12V nel vano baule. Ha un prezzo di 450 euro per la Street e 350 euro per la Lounge (con un vantaggio per il cliente del 49%).
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Fiat 500L, arriva il “Dog kit” di Frontline
Da oggi tutti i possessori di Fiat 500L potranno optare per il “Dog kit” di Frontline, un pacchetto accessori pensato per rendere più pratico e agevole il trasporto del proprio cane. Il Dog kitSono disponibili, infatti, la pratica copertura a protezione del vano bagagli, asportabile e lavabile; il telo di protezione per il paraurti posteriore; l’indispensabile rete divisoria rigida; i pannelli parasole per i finestrini posteriori e il comodo alloggiamento per il sedile posteriore.Quest’ultimo si aggancia tra i poggiatesta anteriori e posteriori, creando uno spazio specifico che si può rimuovere e lavare con estrema facilità.Il kit è concepito per 500L, dove i passeggeri hanno a disposizione ben 3,17 metri cubi di spazio interno, oltre a un vano bagagli ampio e versatile, 500L Trekking, la versione che coniuga anima off-road e attitudine metropolitana, e 500L Living, la Magic Purpose Wagon di Fiat che racchiude la simpatia della 500, l’agilità di un’auto media, i contenuti di una station wagon di segmento C e lo spazio di un MPV in soli 435 centimetri.
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Tesla, la storia della Casa statunitense
La Tesla non ha inventato l’auto elettrica ma l’ha resa una realtà: prima dell’arrivo dei modelli della Casa statunitense – Roadster, Model S, Model X e Model 3 – consideravamo le vetture a batterie scomode e troppo soggette a compromessi, dopo abbiamo iniziato a ritenerle serie alternative ecologiche. Scopriamo insieme la storia del marchio che ha cambiato per sempre la nostra percezione dei veicoli ad emissioni zero.Tesla, la storiaTesla (nome scelto per omaggiare il noto fisico serbo Nikola Tesla) nasce nel 2003 in California grazie agli ingegneri Martin Eberhard e Marc Tarpenning. L’obiettivo dei due è quello di creare la prima Casa automobilistica della Silicon Valley e di realizzare vetture innovative dotate di un motore elettrico.Nel 2004 Elon Musk (cofondatore di PayPal) finanzia la società con 7,5 milioni di dollari e diventa amministratore delegato dell’azienda, occupandosi principalmente del design di quella che sarà la Roadster e della strategia commerciale. L’anno seguente Musk inietta nelle casse della società altri 13 milioni di dollari e sigla un accordo con la Lotus che porta il marchio britannico ad assemblare 2.500 Roadster – spider volutamente simile alla Elise nello stile – nello stabilimento di Hethel.La RoadsterLa Roadster – la prima Tesla di sempre – viene presentata ufficialmente nel 2006 ma per la commercializzazione bisogna aspettare il 2008 (anno in cui Musk diventa presidente della Casa “yankee”). La sportiva elettrica americana monta un motore da 251 CV che le consente di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 3,9 secondi e un pacchetto di innovative batterie agli ioni di litio (una tecnologia avanzatissima per l’epoca) in grado di garantire un’autonomia superiore a 300 km.L’accordo con Daimler del 2009 porta nelle casse della società 50 milioni di dollari (in seguito all’acquisto del 10% delle azioni della Casa californiana da parte del colosso tedesco) e nello stesso anno arriva un prestito di ben 465 milioni (completamente restituito nel 2013) dal Dipartimento per l’energia statunitense.EvoluzioneNel 2010 viene aperta la prima vera fabbrica americana di Tesla a Fremont, in California: uno stabilimento precedentemente appartenuto ad una joint-venture tra Toyota e General Motors. La Roadster, intanto, beneficia di alcune modifiche (lievi cambiamenti allo stile esterno, interni più curati, climatizzatore più potente), sbarca ufficialmente nei listini italiani e porta al debutto la più cattiva variante Sport: 292 CV e 3,7 secondi sullo “0-100”. La produzione della prima sportiva elettrica “credibile” di sempre termina nel gennaio 2012: circa 2.450 gli esemplari venduti.La Model SLa Model S – ammiraglia elettrica a cinque porte disponibile a trazione posteriore o integrale con un’autonomia di oltre 400 km – contribuisce ad incrementare considerevolmente le vendite della Tesla e a togliere dalla nicchia questo brand.La berlinona ad emissioni zero californiana arriva nei listini italiani nel 2013 (anno in cui la Roadster smette di essere commercializzata ufficialmente nel nostro Paese) in tre varianti di potenza: 306, 367 e 421 CV. L’anno seguente la versione “base” sale a 307 CV, quella da 367 sale fino a 378 puledri, la “421” viene rimpiazzata da un modello da 380 CV e debutta la sportivissima configurazione da 700 CV che – grazie al pacchetto Ludicrous Mode (“velocità smodata”, citazione del film “Balle spaziali”) – impiega solo 2,8 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Sempre nel 2014 la Tesla rende open source la propria tecnologia e nello stesso anno vende ai proprietari di Roadster il pacchetto 3.0: batterie più potenti, pneumatici con basso coefficiente di rotolamento e un nuovo kit aerodinamico.La Model XRisale al 2015 l’inizio delle consegne della Tesla Model X: questa SUV elettrica realizzata sullo stesso pianale della Model S può vantare originali porte posteriori con apertura ad ali di gabbiano e dichiara un’autonomia superiore a 400 km. Contemporaneamente sulla Model S debutta il sistema di assistenza alla guida Autopilot, spariscono le versioni da 307, 378 e 380 CV (rimpiazzate da due varianti da 320 e 322 CV) e arriva una nuova configurazione da 422 CV.La Model 3Il 2016 è l’anno del restyling della Model S e della presentazione della Model 3: la prima Tesla destinata al grande pubblico è una berlina elettrica con un’autonomia di 346 km che sarà venduta ad un prezzo di 35.000 dollari. Per le prime consegne della vettura bisognerà attendere la seconda metà del 2017.
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Rover 220 TD (1997): una diesel quasi sportiva
La Rover 220 TD, presentata nel 1995 e sbarcata in Italia nel 1997 – è stata una delle compatte diesel più vivaci della fine del XX secolo (specialmente nella versione SDi dotata di intercooler). Oggi è però più facile trovare le meno potenti SD a 1.000 euro: quotazioni molto basse dovute al fatto che stiamo parlando di un mezzo Euro 2 a gasolio impossibilitato a circolare in molte città per via delle norme anti inquinamento.Rover 220 TD (1997): le caratteristiche principaliLa Rover 220 TD – variante diesel della terza generazione della compatta 200 – debutta nel 1995 e arriva nei nostri listini due anni più tardi. Il pianale ha molti elementi in comune con quello della serie precedente mentre il design – più tondeggiante e ancora oggi gradevole – è decisamente più moderno.Lunga meno di quattro metri (3,98 per la precisione) e disponibile a tre (solo la versione più potente SDi) e a cinque porte, presenta alcuni difetti da non sottovalutare: poco coinvolgente su strada e con freni non molto potenti, è un po’ rumorosetta a freddo e per quanto riguarda gli interni (realizzati con buoni materiali male assemblati) segnaliamo il sedile del guidatore scomodo nei lunghi viaggi.Rover 220 TD (1997): la tecnicaIl punto di forza della Rover 220 TD – commercializzata dal 1997 al 2000 – è senza dubbio il motore: un eccellente 2.0 turbodiesel ad iniezione diretta disponibile in due configurazioni di potenza. La variante SD ha 86 CV mentre la SDi, grazie anche alla presenza dell’intercooler, può vantare ben 105 CV.Un’unità elastica, molto vivace e – cosa che non guasta – poco assetata di gasolio: in quasi tutte le condizioni di guida si resta facilmente sopra i 15 km/l. Peccato che sia Euro 2…Rover 220 TD (1997): le quotazioniLa migliore Rover 220 TD – la SDi – è anche quella più difficile da trovare in Italia. Più semplice rintracciare le meno cattive (ma anche meno interessanti dal punto di vista storico) SD a 1.000 euro.
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Auto d’epoca: i capolavori Pininfarina ad Alassio
In occasione del Concorso d’Eleganza Pininfarina – che si terrà ad Alassio (Savona) dal 2 al 5 giugno 2016 – sarà possibile ammirare molti capolavori del carrozziere piemontese in un evento creato per celebrare i 90 anni dalla nascita di Sergio Pininfarina.Tra le vetture presenti – che saranno esposte sul lungomare in Piazza Partigiani e che sfileranno per le vie cittadine – troviamo pezzi unici come la Bristol 400 del 1947, la Cisitalia, le Ferrari 500 Superfast e la 410 Superamerica Superfast del 1965 e la 400 Superamerica del 1968, la Lancia Aurelia B24 e la Nash-Healey (nota per essere comparsa nel film Sabrina).Pininfarina mostrerà al Concorso d’Eleganza di Alassio altre tre concept moderne: la Sergio e la BMW Pininfarina Gran Lusso del 2013 e la H2 Speed del 2016.Venerdì 3 giugno 2016 alle 18 si terrà una parata celebrativa per le vie della città mentre per sabato 4 giugno 2016 alle 16:30 è prevista una sfilata e la presentazione delle auto dinanzi al Muretto di Alassio.Sabato ci sarà anche la premiazione del Concorso d’Eleganza Pininfarina di Alassio: le automobili saranno giudicate da una giuria internazionale presieduta da Paolo Pininfarina che assegnerà il riconoscimento “Best in Show” alla vettura che esprime al meglio la bellezza della firma Pininfarina e il Robert M. Lee Award al mezzo più elegante.Oltre ai premi della Giuria ci sarà anche un riconoscimento speciale – il Chairman’s Award attribuito personalmente da Paolo Pininfarina – mentre il Comune di Alassio assegnerà il premio Città di Alassio alla migliore convertibile. La famiglia Pininfarina attribuirà invece il Premio Speciale Sergio Pininfarina.
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Ferrari 250 Testa Rossa: la leggenda di Maranello
La Ferrari 250 Testa Rossa è una delle Rosse più esclusive e vincenti di sempre: questa spider da corsa del Cavallino è infatti l’unica auto di Maranello ad aver conquistato per due volte la 24 Ore di Le Mans. Scopriamo insieme la storia di questa vettura, regina delle corse tra gli anni ’50 e ’60.Ferrari 250 Testa Rossa: la storiaLa Ferrari 250 Testa Rossa nasce nel 1957 per venire incontro ai nuovi regolamenti del Mondiale Sportprototipi che limitano la cilindrata a tre litri. Leggerissima (peso di soli 800 kg) e realizzata in 34 esemplari, monta un motore 3.0 V12 (abbinato ad un cambio a quattro marce) derivato da quello delle 250 stradali ma con una potenza di 300 CV: merito anche dei sei carburatori Weber.Nonostante il nome la sportiva emiliana – capace di raggiungere una velocità massima di 270 km/h – non ha la parte superiore del motore verniciata in rosso ma solo i coperchi delle valvole.1957La Ferrari 250 Testa Rossa debutta ufficialmente in gara il 26 maggio 1957 alla 1000 km del Nürburgring con lo statunitense Masten Gregory in coppia con il nostro Olinto Morolli (decimi al traguardo) mentre per il primo podio bisogna attendere il 3 novembre e la terza piazza conquistata in Venezuela dal duo tedesco composto da Wolfgang Seiden e Wolfgang von Trips.1958La prima stagione completa della Testa Rossa coincide con la conquista del Mondiale Sportprototipi. Il 26 gennaio arriva la prima vittoria alla 1000 km di Buenos Aires con il britannico Peter Collins e lo statunitense Phill Hill (trionfo condito dal secondo posto di von Trips insieme al belga Olivier Gendebien e al nostro Luigi Musso).Il 22 marzo il duo anglo/americano si ripete conquistando la 12 Ore di Sebring mentre Gendebien e Musso (secondi negli USA) si riscattano l’11 maggio portando a casa la Targa Florio. Il 22 giugno è la volta del trionfo di Gendebien e Hill alla 24 Ore di Le Mans.1959L’unico risultato rilevante per la Ferrari 250 Testa Rossa nel 1959 arriva il 21 marzo con la doppietta a Sebring: primi Gendebien e Hill insieme ad altri due driver “yankee” (Chuck Daigh e Dan Gurney) e in seconda posizione il britannico Cliff Allison e il francese Jean Behra.1960Nel 1960 la sportiva del Cavallino riporta a Maranello il Mondiale Sportprototipi grazie alla vittoria a Buenos Aires con Allison e Hill e alla doppietta a Le Mans: primo Gendebien in coppia con il connazionale Paul Frère e secondo un altro belga – André Pilette – in coppia con il messicano Ricardo Rodriguez.Gli ultimi anniNel 1961 la protagonista del Mondiale Sportprototipi è la TR61 e la Ferrari 250 Testa Rossa si deve accontentare del terzo posto dei messicani Pedro e Ricardo Rodriguez a Sebring. L’anno seguente la scoperta emiliana porta a casa qualche successo minore in America: l’ultima vittoria risale al 4 novembre grazie allo statunitense Bob Hurt a Caguas (Porto Rico).
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Giuseppe Luraghi: l’uomo che rese grande l’Alfa Romeo
Giuseppe Luraghi è uno degli uomini che hanno fatto la storia dell’Alfa Romeo. Sotto la sua direzione la Casa del Biscione è diventata grande e senza di lui ha vissuto momenti di profonda crisi. Scopriamo insieme la sua biografia.Giuseppe Luraghi, la biografiaGiuseppe Luraghi nasce a Milano il 12 giugno 1905. Dopo aver perso entrambi i genitori prima della maggiore età si laurea in economia nel 1927 all’Università Bocconi e subito dopo trova lavoro nell’azienda alimentare Rinaldo Rossi. Nel frattempo inizia a collaborare come giornalista specializzato in aviazione per il quotidiano Popolo d’Italia ma il rapporto si interrompe quando si scopre che non è iscritto al Partito Nazionale Fascista.La PirelliDopo altre esperienze professionali in aziende lombarde Luraghi viene assunto nel 1930 dalla Pirelli e due anni più tardi viene chiamato a dirigere la filiale spagnola della società di pneumatici milanese. Quattro anni più tardi, in seguito allo scoppio della Guerra Civile Spagnola, iniziano i problemi e nel 1938 si ritrova a dover tornare in Italia per gestire la Linoleum (sempre del gruppo Pirelli), specializzata in rivestimenti per i pavimenti.Nel 1939 Giuseppe Luraghi diventa condirettore generale del gruppo Pirelli, l’anno seguente esordisce come scrittore (attività parallela che lo accompagnerà per tutta la vita) e al termine della Seconda Guerra Mondiale – in seguito al temporaneo allontanamento della famiglia Pirelli dalla società per via dei rapporti compromettenti con il fascismo – inizia a collaborare con il nuovo commissario (prima del conflitto direttore centrale amministrativo e durante antifascista liberale) Cesare Merzagora.Luraghi diventa tra le altre cose anche direttore della casa editrice Edizioni della Meridiana nel 1947 (carica ricoperta fino al 1956) mentre nel 1948 crea la rivista Pirelli che uscirà fino al 1972. Nello stesso anno viene nominato direttore centrale ma poco dopo abbandona la società in seguito a contrasti con la famiglia Pirelli.Al servizio dello StatoNel 1950 Giuseppe Luraghi entra nell’orbita delle aziende pubbliche quando accetta l’offerta dell’allora presidente dell’IRI (Istituto per la ricostruzione industriale) Enrico Marchesano di diventare vicedirettore della SIP (Società Idroelettrica Piemonte).La prima volta in Alfa RomeoL’anno seguente viene nominato direttore generale di Finmeccanica e inizia ad occuparsi dell’Alfa Romeo, all’epoca di proprietà del colosso nostrano.Al Biscione Giuseppe Luraghi trova un’azienda con troppi dipendenti caratterizzata da una produzione scarsa. Per risolvere la situazione nomina nuovi dirigenti e chiama Rudolf Hruska e Francesco Quaroni per organizzare i processi industriali di una nuova vettura destinata a conquistare numerosi clienti.La Giulietta vede la luce nel 1955 e risana i bilanci dell’Alfa Romeo ma l’anno successivo, per via di alcuni contrasti con il nuovo presidente dell’IRI Aldo Fascetti, Luraghi lascia la direzione di Finmeccanica, entra in Lanerossi come presidente e amministratore delegato ma resta vicepresidente della Casa del Biscione.Nel 1958 Giuseppe Luraghi è uno dei promotori dell’accordo tra Alfa Romeo e Renault che porta alla produzione di auto francesi in Italia e alla distribuzione oltralpe della Giulietta ma poco dopo il dirigente milanese viene estromesso da ogni carica nella Casa lombarda.Andata e ritornoLuraghi lascia la Lanerossi nel 1959 e torna in Alfa Romeo l’anno successivo approfittando dell’arrivo del nuovo presidente dell’IRI Giuseppe Petrilli. In veste di presidente assiste alla nascita della Giulia (nel 1962) e dello stabilimento di Arese (nel 1963).Nella seconda metà degli anni ’60, dopo un breve periodo di crisi, il Biscione torna a crescere e Giuseppe Luraghi inizia a pensare alla realizzazione di un’Alfa Romeo più popolare in grado di fare concorrenza alla Fiat. Nel 1968 viene posata la prima pietra della fabbrica di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, mentre nel 1972 è la volta del debutto della compatta Alfasud.Gli ultimi anni in AlfaNel 1973 l’Alfa Romeo è in crisi: problemi in fabbrica, perdite finanziarie e stabilimenti sottoutilizzati. Il piano di investimenti di Luraghi di 112 miliardi di lire viene bocciato da Finmeccanica e Ciriaco De Mita (all’epoca Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato) e Nino Gullotti (Ministro delle Partecipazioni statali) decidono che il Biscione deve aprire un secondo stabilimento nel Mezzogiorno, questa volta in provincia di Avellino (a Pratola Serra). Luraghi si oppone e nel 1974 viene estromesso definitivamente dal brand milanese.Altre attivitàGiuseppe Luraghi passa alla Necchi e nel 1977 diventa presidente Mondadori: ricopre questa carica fino al 1982 e lascia dopo la sua opposizione al tentativo della Casa editrice lombarda di lanciarsi nel settore televisivo. Scompare a Milano il 10 dicembre 1991.
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