SONO IL COPILOTA DI DANI SORDO
Come un’oasi nel deserto, lo stand Hyundai Motorsport con la i20 WRC 2015 compare ai miei occhi in mezzo al nulla lunedì mattina. In effetti, le colline sarde sono secche, aride e silenziose come un vero deserto. Dani Sordo è tranquillo, rilassato, ed è pronto a scarrozzarci per 6 km di strada chiusa (un pezzo di prova speciale) per puro diletto, suo e nostro.
Non sono mai salito su una WRC e credo che un “giretto” sullo sterrato sia il battesimo più bello che si possa chiedere. Mi intuto, mi casco e mi calo nella i20. Sono molto agitato quando salgo su un’auto da corsa, ma questa volta sono tranquillo, perché non sono io a guidare. Non sono io ad avere la responsabilità, sono solo uno spettatore che si prepara e godersi l’esperienza. Naturalmente Dani non deve cercare il decimo, quindi sarò un giro “in sicurezza”, ma gli chiedo di spingere. Risposta? “Ok, if you want”.
Prima, seconda, terza: la i20 WRC scoppia, urla, si dimena, e intanto solleva nuvole di polvere e cammina forte verso la prima curva stretta. Cavolo se cammina. Quarta, quinta.
Arriva la prima curva: a me pare molto stretta, ma Dani è ancora sul gas, tanto che mi viene il dubbio di averla vista soltanto io. Forse Dani si è sbagliato, invece no. Ma la Hyundai frena, frena come se fosse su asfalto. In questo istante realizzo quello che queste WRC sono in grado di fare e mi sento subito più tranquillo: posso godermi il giro.
Il motore ronza nel mio interfono mentre Dani vola sue giù per la collina, con l’auto che salta a destra e a sinistra come un gatto, mangiandosi buchi e sassi grossi come montagne con una facilità inquietante. La cosa più incredibile è che la scocca rimane ferma, precisa, coesa, mentre sono le sospensioni a muoversi sotto di noi. Dove un’auto normale si spaccherebbe in mille pezzi alla metà della velocità, la i20 WRC fluttua esattamente come il maledetto tappeto volante di Aladin. Osservo Dani, come lavora coi piedi, con lo sterzo; cerco di godermi ogni istante di questa corsa. Stiamo viaggiando di traverso in quarta con la ruota posteriore destra mezza fuori e quella anteriore sinistra che pela la siepe, ma c’è ancora margine.
Il bello è che è chiaro che non c’è nulla di folle in quello che fa, nulla di spericolato: solo tanta, tanta consapevolezza.
Accidenti come guidano i rallysti. Finisce tutto troppo presto, avrei voluto fare una cinquantina di km, ma non importa. È un’esperienza che conserverò nel cuore, con tanto di video-ricordo. Ora posso tornare a mangiare il porcetto contento.


















