Assicurazione seconda auto, tutto quello che bisogna sapere

L’assicurazione auto è una delle spese più pesanti per le famiglie italiane, i prezzi spesso salgono e diventano quasi insostenibili. Se poi le macchine da assicurare sono due o più, il rischio è ancora maggiore. Infatti una seconda vettura ha bisogno di un nuovo contratto assicurativo e spese molto onerose, che per fortuna sono mitigate oggi dalla Legge 40/2007 (cosiddetta Legge Bersani).
Assicurazione seconda auto e Legge Bersani
La Legge Bersani permette a una persona che compra un nuovo veicolo (anche usato) di sfruttare la stessa classe di merito che ha su un altro mezzo di sua proprietà. Con la Legge Bersani è possibile solo per veicoli della stessa categoria (auto con auto, moto con moto), oggi invece l’Rc Auto familiare permette di beneficiare della classe di merito dell’assicurazione auto, anche per una moto. In famiglia quindi cosa succede? Il titolare della nuova polizza o un suo familiare convivente possono avere la classe bonus-malus più vantaggiosa, sia se decidono di rimanere legati alla stessa compagnia sia se invece optano per cambiarla.
Assicurazione seconda auto, il neopatentato
Un giovane neopatentato che assicura la macchina ovviamente per la prima volta, invece di partire dalla classe 14esima, la meno conveniente, può ereditare quella della madre o del padre o di un altro parente convivente, e risparmiare una bella somma di denaro. È la stessa cosa che avviene ad una persona adulta, che ha la patente da molti anni, e che ha già una polizza Rc Auto, ma vuole assicurare una seconda vettura. Tutto questo ci fa capire che oggi assicurare la seconda auto in famiglia non è più tanto costoso come lo era una volta, prima della famosa Legge Bersani del 2007.
Quali sono i requisiti per accedere ai benefici dell’assicurazione seconda auto
Ci sono dei requisiti fondamentali da rispettare per poter chiedere le agevolazioni sulla seconda auto in famiglia:
- il proprietario del veicolo da assicurare deve essere anche il proprietario del mezzo di cui si utilizza la classe di merito o un suo familiare convivente. Serve dimostrarlo con una dichiarazione sostitutiva dello stato di famiglia;
- il secondo mezzo da assicurare, da quest’anno, può anche non essere per forza della stessa tipologia del veicolo da cui si eredita la classe di merito. Un’auto può ereditare la classe di merito di una moto e viceversa, grazie alla nuova formula di RCA familiare;
- il secondo veicolo da assicurare deve essere stato appena acquistato nuovo o usato e deve essere la prima volta che si assicura dopo l’acquisto. Questo serve a evitare finti passaggi di proprietà tra familiari che vengono fatti appositamente per usufruire della Legge Bersani senza però averne il diritto;
- l’auto da cui si vuole ereditare la classe di merito deve essere un veicolo regolarmente assicurato e circolante e non deve essere intestato alle persone giuridiche, non sono ammesse infatti le auto aziendali.
Le garanzie accessorie sulla seconda auto
L’ultima cosa da chiarire è se si possono ottenere anche le stesse condizioni favorevoli sulle garanzie accessorie facoltative nel caso di acquisto della seconda auto e di Legge Bersani/Rc Auto familiare. In realtà no, perché in queste formule rientra solo l’RC Auto. Ci sono però oggi diverse compagnie assicurative che offrono sconti molto interessanti anche sulle polizze accessorie, dedicati ai clienti che assicurano più di un mezzo, solitamente valide se l’intestatario è lo stesso oppure se si tratta di due membri dello stesso nucleo familiare.
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Bizzarrini 5300 GT Strada (1964): l’auto d’epoca più costosa di cui non avete mai sentito parlare

Esistono auto d’epoca molto costose e solitamente sono state realizzate da marchi blasonati che ancora oggi rappresentano il top in fatto di prestazioni ed esclusività. E poi c’è la Bizzarrini 5300 GT Strada.
La storica più cara di cui non avete mai sentito parlare (a meno che non siate appassionati di motori) è una delle supercar più esclusive degli anni ‘60: impossibile da acquistare con meno di un milione di euro, è una specie di “best of” su quattro ruote.
La sportiva toscana – spinta dallo stesso motore V8 della Chevrolet Corvette C2 (meglio nota come Sting Ray) – è stata infatti progettata da uno dei più grandi ingegneri di sempre (Giotto Bizzarrini) e disegnata dal migliore car designer di tutti i tempi (Giorgetto Giugiaro). Scopriamola insieme.
Bizzarrini 5300 GT Strada (1964): le caratteristiche principali
La Bizzarrini 5300 GT Strada prende forma all’inizio degli anni ‘60 quando la Iso Rivolta – Casa automobilistica lombarda – presenta la sexy Grifo progettata da Giotto Bizzarrini e disegnata da Giorgetto Giugiaro (all’epoca in Bertone).
La vettura – nonostante le indubbie qualità – non conquista il pubblico a causa principalmente della presenza sul cofano di un marchio poco blasonato: Bizzarrini suggerisce a Renzo Rivolta di puntare sulle corse per incrementare le vendite e realizza la variante sportiva A 3 C ma il fondatore della Iso è contrario.
Giotto decide quindi di mettersi in proprio e con il sostegno di Rivolta (che gli regala numerosi pezzi dopo essersi ritrovato con centinaia di Grifo invendute in seguito a una commessa sfumata) rimarchia la A 3 C e la rende, soprattutto nell’abitacolo, più elegante. Nel 1964 nasce ufficialmente la Bizzarrini 5300 GT Strada.
La supercar livornese è agile e coinvolgente nelle curve grazie all’eccellente distribuzione dei pesi, alla leggerezza (solo 1.250 kg a vuoto) e a uno sterzo perfetto ma non è priva di difetti: freni migliorabili, una leva del cambio un po’ troppo lunga e una posizione di guida fissa regolata in base all’altezza dei clienti che la acquistavano nuova.
Bizzarrini 5300 GT Strada (1964): la tecnica
Il motore della Bizzarrini 5300 GT Strada – montato anteriormente ma in una posizione molto arretrata – è lo stesso 5.4 V8 (327) Chevrolet della Corvette C2 abbinato a un cambio manuale a quattro marce.
350 CV per la versione “standard” (dotata di un carburatore quadricorpo Holley) e una velocità massima compresa tra 249 e 275 km/h a seconda del rapporto della coppia conica. Volendo era possibile richiedere la variante da 420 CV con quattro carburatori orizzontali a doppio corpo Weber.
Bizzarrini 5300 GT Strada (1964): le quotazioni
Non fatevi ingannare dalle quotazioni della Bizzarrini 5300 GT Strada che recitano 650.000 euro: per entrare in possesso della supercar toscana – prodotta in soli 133 esemplari – ci vogliono non meno di 1,2 milioni di euro.
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BMW X4 xDrive35iA (2014): pregi e difetti della SUV bavarese

La BMW X4 xDrive35iA era – nel 2014 – la versione a benzina più cattiva della prima generazione della SUV bavarese, variante filante della X3.
Oggi analizzeremo i pregi e i difetti della versione “base” della Sport Utility sportiva tedesca, introvabile sul mercato dell’usato (la maggior parte dei clienti all’epoca preferì giustamente spendere qualcosa in più per il più ricco allestimento Msport) e con quotazioni inferiori a 30.000 euro.
I pregi della BMW X4 xDrive35iA del 2014
Abitabilità
Buona (per quattro persone, però) nonostante il tetto spiovente.
Finitura
Buona ma non ottima.
Dotazione di serie
Discreta: autoradio Aux Bluetooth CD Mp3 USB, cerchi in lega, climatizzatore automatico bizona, fari bixeno, fendinebbia, pneumatici runflat, portellone elettrico e sensori di parcheggio posteriori.
Capacità bagagliaio
Il vano soddisfa le esigenze di una famiglia: 500 litri che diventano 1.400 quando si abbattono i sedili posteriori.
Posto guida
La posizione di seduta rialzata consente di dominare il traffico ma il volante non troppo inclinato regala una piacevole sensazione di sportività.
Climatizzazione
L’impianto automatico bizona è potente ed efficace e presenta comandi ergonomici.
Sospensioni
La taratura non troppo rigida degli ammortizzatori regala un buon livello di comfort.
Rumorosità
Il propulsore a sei cilindri ha un sound garbato ma sa tirare fuori le unghie quando serve. Abitacolo ben insonorizzato.
Motore
Il 3.0 turbo benzina twin scroll Euro 6 a sei cilindri in linea della BMW X4 xDrive35iA è un gioiello prontissimo ai bassi regimi in grado di generare una potenza di 306 CV e una coppia di 400 Nm.
Cambio
La trasmissione automatica (convertitore di coppia) a 8 rapporti regala passaggi marcia fluidi quando si guida in modo tranquillo e rapidi quando si cerca il brio.
Sterzo
Difficile trovare – ancora oggi – un comando così preciso e sensibile nel segmento delle SUV.
Prestazioni
Promossa: 247 km/h di velocità massima e 5,5 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.
Dotazione di sicurezza
Completa: airbag frontali, laterali e a tendina, attacchi Isofix, controlli di stabilità e trazione, controllo velocità in discesa, hill holder, monitoraggio pressione pneumatici e poggiatesta anteriori attivi.
Visibilità
La coda particolare e il lunotto piccolo non sono di grande aiuto: per fortuna si sta in alto e ci sono i sensori di parcheggio di serie.
Freni
Impianto onesto e sincero.
Tenuta di strada
La BMW X4 xDrive35iA non nasce per divertirsi nelle curve ma nel misto si difende bene (a patto di non esagerare).
Consumo
Non esagerato per una SUV a benzina da oltre 300 CV: 12,0 km/l dichiarati.

I difetti della BMW X4 xDrive35iA del 2014
Prezzo
Da nuova nel 2014 la BMW X4 xDrive35iA costava molto (60.000 euro). Oggi è introvabile – più semplice rintracciare le più ricche versioni Msport – e le sue quotazioni recitano 28.400 euro: poco più di una Mitsubishi ASX 2.0 4WD Intense appena uscita dal concessionario.
Tenuta del valore
La BMW X4 non è più di moda come un tempo e questo inciderà molto probabilmente sulle quotazioni a breve termine. Bisogna poi tenere conto della presenza sotto il cofano di un motore “impegnativo” (leggi superbollo) dal punto di vista dei costi di gestione.
Garanzie
La copertura sulle parti lubrificate è scaduta nel 2018 mentre quella sulla verniciatura nel 2017. Ancora valida, fino al 2026, la protezione sulla corrosione.
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F1 2020 – Bottas imperatore d’Austria con la Mercedes

Valtteri Bottas e la Mercedes hanno iniziato alla grande il Mondiale F1 2020 con una vittoria nel GP d’Austria a Spielberg.
Una gara emozionante (tre safety-car) e ricca di sorprese: Charles Leclerc – nonostante una Ferrari lontana dalla forma ottimale (Sebastian Vettel si è dovuto accontentare del decimo posto) – ha terminato la corsa in seconda posizione mentre Lando Norris (3°) ha ottenuto con la McLaren il primo podio in carriera nel Circus approfittando della penalità di 5 secondi rimediata da Lewis Hamilton, passato da secondo a quarto per aver provocato il ritiro di Alexander Albon nel finale.
Mondiale F1 2020 – GP Austria: le pagelle

Valtteri Bottas (Mercedes)
Pole position, vittoria e – ovviamente – primo posto momentaneo nel Mondiale F1 2020: Valtteri Bottas ha dominato il GP d’Austria lasciando le briciole agli avversari.
Il pilota finlandese ha monopolizzato il primo Gran Premio dopo il coronavirus grazie a un weekend di gara gestito in modo maturo e, considerando quanto ama il Red Bull Ring, ha tutte le carte in regola per fare bene anche domenica prossima nel GP di Stiria.

Lewis Hamilton (Mercedes)
Nonostante diversi errori – essersi fatto soffiare la pole dal compagno Bottas, venire penalizzato di tre posizioni in griglia per non aver rispettato la bandiera gialla durante le qualifiche e ricevere una penalità in gara di cinque secondi per aver rovinato la corsa di Albon – Lewis Hamilton è comunque riuscito a portare a casa un quarto posto.
Il pilota britannico avrebbe secondo noi meritato un piazzamento in “top 3”: il contatto con il driver thailandese della Red Bull è, a nostro avviso, molto simile ad altre “scaramucce” avvenute in passato e mai sanzionate.

Lando Norris (McLaren)
Lando Norris ha meritato il podio: non solo per aver tirato come un matto nel finale per soffiare il terzo posto a Hamilton (mossa che gli ha oltretutto consentito di conquistare un punto bonus grazie al giro veloce) ma anche per il sorpasso pazzesco ai danni di Sergio Pérez.
Il giovane talento della McLaren ha portato a casa il primo piazzamento in “top 3” in carriera ed è andato a punti per la quarta gara consecutiva: estro e maturità.

Charles Leclerc (Ferrari)
Un secondo posto molto fortunato per Charles Leclerc: il pilota monegasco – autore di un ottimo sorpasso su Norris – ha approfittato degli errori altrui anche se va detto che i risultati conquistati in questo modo non sono meno dignitosi di altri.
In una gara dura con una monoposto poco performante in rettilineo sono comunque arrivati 18 punti utilissimi per il Mondiale F1 2020 e il secondo podio consecutivo dopo la terza piazza rimediata a fine 2019 ad Abu Dhabi.

Mercedes
Anche nel 2020 la Mercedes ha la monoposto più veloce del Mondiale F1 ma va detto che Hamilton ha sofferto più del previsto contro Albon.
Una doppietta sfumata per la scuderia tedesca, solo a causa di una penalità non del tutto meritata.
Mondiale F1 2020 – I risultati del GP d’Austria
Prove libere 1
1 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:04.816
2 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:05.172
3 Max Verstappen (Red Bull) 1:05.418
4 Carlos Sainz Jr. (McLaren) 1:05.431
5 Sergio Pérez (Racing Point) 1:05.512
Prove libere 2
1 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:04.304
2 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:04.501
3 Sergio Pérez (Racing Point) 1:04.945
4 Sebastian Vettel (Ferrari) 1:04.961
5 Daniel Ricciardo (Renault) 1:04.972
Prove libere 3
1 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:04.130
2 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:04.277
3 Max Verstappen (Red Bull) 1:04.413
4 Sergio Pérez (Racing Point) 1:04.605
5 Charles Leclerc (Ferrari) 1:04.703
Qualifiche
1 Valtteri Bottas (Mercedes) 1:02.939
2 Lewis Hamilton (Mercedes) 1:02.951
3 Max Verstappen (Red Bull) 1:03.477
4 Lando Norris (McLaren) 1:03.626
4 Alexander Albon (Red Bull) 1:03.868
Le classifiche
La classifica del GP d’Austria 2020
| Valtteri Bottas (Mercedes) | 1h30:55.739 |
| Charles Leclerc (Ferrari) | + 2,7 s |
| Lando Norris (McLaren) | + 5,5 s |
| Lewis Hamilton (Mercedes) | + 5,7 s |
| Carlos Sainz Jr. (McLaren) | + 8,9 s |
Classifica Mondiale Piloti
| Valtteri Bottas (Mercedes) | 25 punti |
| Charles Leclerc (Ferrari) | 18 punti |
| Lando Norris (McLaren) | 16 punti |
| Lewis Hamilton (Mercedes) | 12 punti |
| Carlos Sainz Jr. (McLaren) | 10 punti |
Classifica Mondiale Costruttori
| Mercedes | 37 punti |
| McLaren-Renault | 26 punti |
| Ferrari | 19 punti |
| Racing Point-BWT Mercedes | 8 punti |
| AlphaTauri-Honda | 6 punti |
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Auto d’epoca, quali sono le perizie per attestarne il valore

Tanti sono i collezionisti di auto d’epoca e auto storiche in Italia, queste vetture sono dei veri e propri gioielli unici, di grande valore, più o meno particolari e rari. Le auto storiche e di interesse collezionistico non rientrano nella stessa categoria delle auto d’epoca, non tutti conoscono questa importante distinzione. Per la Legge però queste due tipologie di vetture sono differenti e per questo non devono essere confuse. Infatti l’articolo 60 del Codice della Strada definisce quali sono i criteri per poter identificare le auto d’epoca e le auto storiche.
La differenza tre le auto storiche e le auto d’epoca
Le auto di interesse storico e collezionistico sono definite tali e, per rientrare all’interno di questa classificazione, devono avere un’età maggiore di 20 anni. Non vengono radiate dal PRA, possono circolare liberamente su strada in qualsiasi occasione, l’unica cosa fondamentale è che siano in possesso di tutti i requisiti previsti dalla Legge. Quindi indispensabili sono l’iscrizione ad un registro storico, come Italiano FIAT, ASI, Italiano Alfa Romeo, Storico Lancia, Storico FMI, e devono inoltre possedere il CRS, Certificato di Rilevanza Storico collezionistica.
Veniamo ora alle auto d’epoca, che vengono invece cancellate dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per essere esposte e conservate all’interno di particolari locali o musei. Fondamentale è la salvaguardia delle caratteristiche tecniche originarie della Casa produttrice. Una vettura quindi, per essere identificata come auto d’epoca, non deve essere modificata. Altra cosa importante da sapere è che questa tipologia di auto non ha il permesso di circolare sempre liberamente su strada, ma solo in occasione di raduni organizzati o manifestazioni. Le auto d’epoca devono essere iscritte in un elenco specifico presso il Centro Storico del Dipartimento per i Trasporti Terrestri.
La perizia conservativa per un’auto d’epoca: il valore
Per determinare il valore corretto di un mezzo d’epoca, è necessario sottoporlo ad una perizia conservativa, in modo da poterlo assicurare e vendere al valore di mercato esatto. La compagnia assicurativa decide infatti il valore di un mezzo, ma nel caso in cui il proprietario non lo ritenga consono e corretto, basta presentare la perizia al momento della stipula del contratto. In questo modo l’agenzia è obbligata ad assicurare il veicolo per il valore che è stato indicato nel documento ufficiale.
Tutti i possessori di auto d’epoca che ritengono importante essere tutelati e garantiti in caso di vendita del proprio veicolo, di furto o di sinistro, possono richiedere questo servizio. I vari elementi presenti all’interno della perizia concorrono a determinarne il valore, in questo modo non si ha un valore standard per modello di auto, ma assolutamente personalizzato per ogni singola macchina.
Le varie automobili d’epoca infatti hanno ognuna la propria storia e il proprio vissuto, e anche questo ne determina il valore, che è quindi bene che sia personalizzato e non unico per tutte. Al termine del restauro di una vettura di questo tipo è sempre consigliato quindi fare una perizia, allegando tutto il materiale; ogni due anni si consiglia un aggiornamento del documento, in modo che il valore dell’auto sia sempre quello esatto e adeguato.
Il valore della perizia è maggiore per tutti quei mezzi che sono stati conservati, perché significa che hanno subito solo l’evoluzione del tempo. Un’auto d’epoca perde o acquisisce valore a seconda delle condizioni della carrozzeria e della meccanica e della fedeltà del restauro eventualmente eseguito rispetto al modello originale. Per questo è importantissima la perizia, ovvero un’indagine del vero valore di mercato, eseguita da un esperto che abbia i requisiti tecnico-giuridici per accertare e certificare, lo stato dell’auto.
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Passaggio di proprietà auto, quali costi bisogna sostenere

Quando devi vendere o comprare una macchina di seconda mano, è necessario fare il passaggio di proprietà. La procedura serve per trascrivere la titolarità di un veicolo nei pubblici registri, che in questo caso passa da un soggetto ad un altro. Vediamo come si esegue e quanto costa.
Passaggio di proprietà auto, cosa fare
Nel caso in cui quindi tu debba acquistare l’auto usata e non sai quali procedure seguire per il passaggio di proprietà, le possibilità che hai sono due:
- la prima è rivolgersi ad un’agenzia di pratiche per veicoli, a cui ovviamente dovrai pagare i costi della pratica e la tariffa per il servizio offerto;
- fare tutto autonomamente.
I documenti che servono per fare il passaggio di proprietà dell’auto
Per eseguire il passaggio di proprietà auto è necessario avere con sé i seguenti documenti:
- certificato di proprietà della vettura, anche in formato digitale;
- carta di circolazione in originale e una fotocopia;
- documento d’identità del venditore dell’auto usata;
- due copie del documento d’identità e del codice fiscale dell’acquirente del veicolo;
- modulo TT 2119, è quello che serve per fare la richiesta di aggiornamento della carta di circolazione e che si può reperire gratuitamente presso gli sportelli telematici dell’automobilista presenti su tutto il territorio nazionale.
Quali sono i costi del passaggio di proprietà?
Il passaggio di proprietà ha dei costi fissi e dei costi che invece variano a seconda del luogo di residenza e dei Kw/cavalli di potenza del mezzo. Iniziamo ad analizzare i costi fissi:
- imposta di bollo di 32,00 euro per la presentazione dell’atto al PRA e il rilascio del certificato di proprietà, diventano 48,00 se l’atto non è redatto sul CdP;
- imposta di bollo di 16,00 euro per il rilascio dell’aggiornamento della carta di circolazione;
- diritti ex MCTC per 10,20 euro;
- emolumento ACI pari a 27,00 euro.
La somma dei costi fissi è di 85,20 euro. A questi bisogna aggiungere anche il pagamento dell’Imposta Provinciale di Trascrizione (Ipt), il cui importo cambia a seconda dei Kw/cavalli dell’auto e della provincia in cui risiede l’acquirente. Se la potenza delle auto è minore di 53 kiloWatt, allora l’importo dell’Ipt viene determinato in misura fissa; nel caso contrario invece si pagano generalmente tra 3,51 e 4,56 euro a KW, è la provincia a decidere.
Ogni provincia può anche stabilire una maggiorazione fino al 30% sul costo dell’Imposta Provinciale di Trascrizione. Ci sono inoltre delle particolari categorie di veicoli esenti dal pagamento di questa imposta, l’Ipt, come i motocicli, le minivolture, categorie specifiche di disabili (questo è indicato nell’art 8. L. 449/97 e art. 30, comma 7, L. 388/00), le associazioni di volontariato (art. 8 L. 266/91). Altri mezzi hanno diritto ad una riduzione del costo dell’imposta, previa presentazione di documentazione a supporto della richiesta: si tratta di veicoli storici (art. 63 L. 342/00) o speciali (art. 56, comma 8, D.Lgs 446/97).
Infine, ricordiamo un’ultima cosa già accennata in apertura: se decidi si non muoverti autonomamente ma di far seguire l’intera pratica ad un’agenzia che si occupa del passaggio di proprietà, devi pagarne le spese, che mediamente si aggirano attorno ai 150 euro. Il passaggio di proprietà quindi non ha un costo fisso, per determinare la spesa da versare bisogna tenere conto di alcuni dati fissi e altri variabili, quelli visti finora.
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Auto sportive economiche: 10 proposte nuove a meno di 25.000 euro

Chi ha detto che le auto sportive costano tanto?
In questa guida all’acquisto troverete dieci proposte briose (almeno 200 km/h di velocità massima) ed economiche che si portano a casa con meno di 25.000 euro.
L’elenco delle dieci auto vivaci ed economiche più interessanti comprende soprattutto piccole e vetture provenienti da Italia e Francia, anche se non mancano proposte di altre nazioni appartenenti ad altri segmenti.

Abarth 595 – 20.900 euro
La Abarth 595 è la vettura più economica della Casa dello Scorpione ma anche la più scattante (“0-100” in 7,8 secondi) tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto. Il motore 1.4 turbo benzina T-Jet da 145 CV potrebbe essere più reattivo ai bassi regimi e consuma parecchia benzina (15,2 km/l dichiarati): colpa anche del cambio con sole cinque marce.
La variante “pepata” della Fiat 500 – realizzata sullo stesso pianale della 695 – è facilissima da parcheggiare grazie alle dimensioni esterne contenute (solo 3,66 metri di lunghezza) ma delude alla voce “praticità”: i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione delle spalle e delle gambe e il bagagliaio è minuscolo.

Citroën C4 Cactus PureTech 130 Shine Pack – 24.300 euro
La Citroën C4 Cactus PureTech 130 Shine Pack è una compatta francese sviluppata sullo stesso pianale della C3 Aircross.
Una vettura equilibrata in grado di unire comfort e divertimento spinta da un motore 1.2 tre cilindri turbo benzina PureTech da 131 CV.

Dacia Duster 1.3 TCe 150 CV 15th Anniversary – 19.400 euro
La Dacia Duster 1.3 TCe 150 CV 15th Anniversary è la variante a benzina più costosa della SUV compatta rumena, la proposta più accessibile tra quelle presenti in questa guida all’acquisto nonché una delle più riuscite.
La crossover esteuropea – penalizzata da finiture poco curate – si riscatta con la versatilità (tanto spazio per la testa e le gambe di chi si accomoda dietro) e con un motore 1.3 turbo benzina TCe molto potente che le consente di accelerare da 0 a 100 km/h in 10,4 secondi.

Fiat Tipo 1.6 Mjt 4p. Lounge – 22.300 euro
La Fiat Tipo 1.6 Mjt 4p. Lounge è la versione più costosa della compatta torinese con la coda. Una “segmento C” tanto ingombrante (oltre quattro metri e mezzo di lunghezza) quanto pratica (il bagagliaio è gigantesco) non particolarmente agile nelle curve.
Il motore 1.6 turbodiesel Mjt da 120 CV – “0-100” in 9,8 secondi – ha una cilindrata elevata che non aiuta a risparmiare sull’assicurazione RC Auto ma si accontenta di poco gasolio (23,8 km/l dichiarati), è ricco di coppia (320 Nm) e offre una spinta corposa ai bassi regimi.

Kia Ceed 1.4 T-GDi GT Line – 24.450 euro
La Kia Ceed 1.4 T-GDi GT Line è l’auto più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto e ha una dotazione di serie incompleta: accessori utili come il cruise control adattivo, i fari full LED, il monitoraggio angolo cieco, il riconoscimento segnali stradali e il sensore pioggia non sono disponibili neanche a pagamento.
La compatta coreana – spinta da un motore 1.4 turbo benzina T-GDi da 140 CV caratterizzato da una risposta debole ai bassi regimi – impiega 8,9 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

Mini Cooper – 23.050 euro
La Mini Cooper è una piccola sportiva britannica con un abitacolo un po’ angusto per la testa dei passeggeri posteriori più alti.
Grazie alla presenza sotto il cofano di un motore 1.5 turbo tre cilindri benzina da 136 CV la “segmento B” inglese impiega 8 secondi per scattare da 0 a 100 chilometri orari.

Opel Corsa 1.2 130 CV – 20.750 euro
La Opel Corsa 1.2 130 CV è la variante più grintosa della piccola tedesca.
Il motore 1.2 tre cilindri turbo benzina da 131 CV – abbinato a un eccellente cambio automatico (convertitore di coppia) a 8 rapporti – permette alla “segmento B” teutonica sviluppata sullo stesso pianale e dotata dello stesso propulsore e della stessa trasmissione della Peugeot 208 di accelerare da 0 a 100 chilometri orari in 8,7 secondi.

Renault Clio TCe 130 CV R.S. Line – 23.100 euro
La Renault Clio TCe 130 CV R.S. Line è, per il momento, la versione più pimpante della piccola francese.
La “segmento B” transalpina – spinta da un motore 1.3 turbo benzina Tce da 131 CV – impiega 9 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

Skoda Scala 1.0 TSI 115 CV Sport – 23.550 euro
La Skoda Scala è una compatta ceca costruita con cura.
Nonostante un motore piccolo (un 1.0 turbo tre cilindri benzina TSI che aiuta a risparmiare sull’assicurazione RC Auto) povero di cavalli – 116 – e di coppia (200 Nm) la “segmento C” esteuropea riesce a scattare da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi (9,8 per l’esattezza).

Suzuki Swift Sport – 23.850 euro
La Suzuki Swift Sport è una piccola sportiva mild hybrid benzina agile nelle curve e poco assetata di carburante. Senza dimenticare la ricca dotazione di serie che comprende – tra le altre cose – il cruise control adattivo, i fari full LED, il monitoraggio angolo cieco, il riconoscimento segnali stradali e il sensore pioggia.
Il motore 1.4 turbo mild hybrid benzina da 129 CV consente all’ecologica “segmento B” giapponese – una delle auto sportive economiche più interessanti in commercio – di accelerare da 0 a 100 km/h in 9,1 secondi.
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Le mille vite di Alex Zanardi

Alex Zanardi ha vissuto mille vite diverse: è stato pilota, doppiatore, campione paralimpico e conduttore TV. Se esistesse una classifica dei personaggi più amati dagli italiani il campione di Castel Maggiore – protagonista di due gravissimi incidenti, uno in auto nel 2001 nel quale ha perso le gambe e uno con la handbike nel 2020 – sarebbe sicuramente sul podio.
Scopriamo insieme le mille vite di Alex Zanardi, in attesa di sapere quale sarà la sua prossima avventura quando uscirà dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Siena.
Alex Zanardi: la storia
Alessando Zanardi – più noto come Alex – nasce il 23 ottobre 1966 a Bologna e da bambino si trasferisce con la famiglia fuori città a Castel Maggiore. Nel 1980, un anno dopo aver perso la sorella maggiore in un incidente stradale, inizia a correre con i kart.
Il re dei kart
Dopo numerosi sacrifici economici da parte dei genitori Zanardi riesce a trovare degli sponsor per correre ad alti livelli: nel 1985 si laurea campione italiano 100 A (titolo bissato l’anno successivo) e nel 1987 conquista due campionati europei (Formula Super A e Formula K) e diventa vicecampione continentale 100 dietro a un certo Michael Schumacher.
Il passaggio alle monoposto
Alex Zanardi passa alle monoposto nel 1988 grazie al sostegno economico del padre di Max Papis senza brillare particolarmente nelle prime corse. Si riscatta nel 1990 in F3: trionfa in Coppa Europa (successo che gli garantisce la Superlicenza per correre in F1) e arriva secondo nel campionato italiano.
Il debutto in F1
Il 1991 è un anno ricco di avvenimenti per Alex: chiude in seconda posizione il campionato Formula 3000 dietro al brasiliano Christian Fittipaldi e davanti al nostro Emanuele Naspetti, testa una Footwork di F1 e viene chiamato dalla Jordan per disputare gli ultimi tre GP del Mondiale (senza ottenere risultati di rilievo e risultando più lento del compagno Andrea de Cesaris).
L’anno seguente lavora come tester per la Benetton e sostituisce Fittipaldi (fermo per una vertebra incrinata) per tre Gran Premi alla Minardi, anche in questo caso senza brillare. Due mancate qualificazioni, un ritiro e risultati peggiori di quelli ottenuti dal coéquipier Gianni Morbidelli.
Gli anni in Lotus
Alex Zanardi passa alla Lotus nel 1993: più lento del compagno britannico Johnny Herbert, porta a casa il primo e unico punto in carriera nel Circus grazie a un sesto posto in Brasile ma finisce la stagione in anticipo dopo un bruttissimo incidente in Belgio.
L’anno successivo lavora per la scuderia britannica come tester ma ritrova un sedile ufficiale quando rimpiazza il portoghese Pedro Lamy (che si frattura entrambe le gambe durante una sessione di prove). Un Mondiale deludente per il driver emiliano, più lento di Herbert (ma più rapido del francese Éric Bernard, subentrato negli ultimi GP) e del finlandese Mika Salo.
Trovare l’America
Nel 1995 Alex Zanardi – ritrovatosi fuori dal Circus – partecipa a qualche gara GT con la Lotus Esprit e lavora come istruttore di guida sicura nella scuola di Siegfried Stohr.
La svolta professionale arriva l’anno seguente con il trasferimento negli USA per correre nel campionato CART al volante di una Reynard motorizzata Honda del team Chip Ganassi. Una stagione memorabile: terzo posto assoluto con tre vittorie (Portland, Mid-Ohio e Laguna Seca) e premio di miglior debuttante.
Doppio titolo
Nel biennio 1997/1998 Alex Zanardi domina il campionato CART portando a casa due titoli consecutivi: il primo con cinque successi (Long Beach, Cleveland, Michigan, Mid-Ohio e Road America) e il secondo con ben sette trionfi (Long Beach, Madison, Detroit, Portland, Cleveland, Toronto e Surfers Paradise).
Il ritorno in F1
Zanardi torna in F1 nel 1999 con la Williams ma l’avventura si rivela disastrosa: zero punti conquistati contro i 35 del compagno tedesco Ralf Schumacher e un settimo posto a Monza come miglior piazzamento.
Nel 2000 Alex Zanardi viene scaricato dalla scuderia britannica e si prende un anno sabbatico.
La seconda avventura negli USA
Il ritorno di Zanardi nel campionato CART nel 2001 – con il team Mo Nunn Racing – è deludente: non riesce mai a salire sul podio e ottiene come miglior risultato un quarto posto a Toronto.
Lausitzring – 15 settembre 2001
La vita di Alex Zanardi viene stravolta il 15 settembre 2001 sul circuito tedesco del Lausitzring. A pochi giri dal termine della corsa il pilota italiano si ferma ai box per l’ultima sosta mentre si trova in testa ma nella fase di rientro in pista perde il controllo della vettura a bassa velocità su un tratto sporco.
La sua Reynard viene centrata in pieno lateralmente dal canadese Alex Tagliani a una velocità di 320 km/h: nell’impatto Zanardi perde entrambe le gambe (quella sinistra al di sopra del ginocchio, quella destra sotto).
Alex Zanardi non sembra inizialmente rendersi conto di quanto avvenuto: prima di perdere i sensi cerca infatti di aprire la visiera del casco e di slacciarsi le cinture.
Il driver di Castel Maggiore viene portato all’ospedale di Berlino in condizioni gravissime e dopo essere stato in coma farmacologico per tre giorni viene operato per rimuovere il ginocchio destro. Il 31 ottobre 2001 – dopo un mese e mezzo di ricovero e 14 interventi chiurgici – viene dimesso.
Le corse dopo l’incidente
Alex Zanardi continua a correre in auto anche con le protesi: nel 2003 torna al Lausitzring e prima della gara ufficiale CART percorre 13 giri del tracciato (quelli che gli mancavano per finire la corsa due anni prima). Nell’ultimo giro realizza il miglior tempo, che gli avrebbe garantito il quinto posto sulla griglia di partenza nelle qualifiche.
Nello stesso anno viene nominato cavaliere e affronta le ultime due gare del campionato europeo turismo con una BMW 320i conquistando un settimo posto.
Nel 2004 vedono la luce i kart Zanardi prodotti da CRG che si aggiudicheranno quattro titoli iridati negli anni ‘10 mentre l’anno seguente si concentra sul turismo: campione italiano, terzo nella coppa europea e vittoria in gara 2 in Germania nel mondiale WTCC.
Cinema e maratone
Alex Zanardi vince un’altra gara nel WTCC nel 2006 in Turchia e a fine stagione ha modo di provare una BMW Sauber di F1. Nello stesso anno si cimenta come doppiatore nel film d’animazione “Cars”, ruolo ripreso nel 2011 per “Cars 2” e nel 2017 per “Cars 3”.
Il 2007 è l’anno in cui Zanardi inizia a prendere confidenza con le handbike ma il richiamo delle corse in auto è ancora forte: nel 2008 vince in Repubblica Ceca nel WTCC e l’anno seguente – all’ultima stagione nel Mondiale turismo – sale nuovamente sul gradino più alto del podio a Brno. Risale sempre al 2009 il primo successo importante nel paraciclismo: la maratona di Venezia.
La TV
Nel 2010 Alex Zanardi vince la maratona di Roma ed esordisce come conduttore TV nel programma “E se domani” di Rai 3. L’anno seguente l’atleta di Castel Maggiore conquista la maratona di New York.
Sfide olimpiche
Zanardi conduce nel 2012 il programma TV “Sfide” su Rai 3 (ruolo ricoperto fino al 2016) e nello stesso anno si aggiudica ben tre medaglie ai Giochi Paralimpici di Londra: due d’oro (corsa in linea e cronometro) e un argento nella staffetta a squadre.
Riconoscimenti e motorsport
Alex Zanardi viene nominato commendatore nel 2013 e nel 2014 Cavaliere di Gran Croce. Nello stesso anno si cimenta nuovamente nel motorsport affrontando la Blancpain Sprint Series al volante di una BMW Z4.
La seconda Olimpiade
Ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro 2016 Zanardi ottiene altre tre medaglie: due ori (cronometro e staffetta mista) e un argento nella gara in linea. Il pilota emiliano non trascura però i motori e si aggiudica anche una corsa nel campionato italiano GT con una BMW M6.
Canzoni e record
Nel 2018 Alex Zanardi corre a Misano nel campionato turismo tedesco DTM con una BMW M4, ottiene il record del mondo nell’Ironman e ha l’onore di vedersi dedicata una canzone – “Ti insegnerò a volare” – da Roberto Vecchioni e Francesco Guccini.
L’anno successivo si cimenta anche nelle gare endurance e prende parte alla 24 Ore di Daytona con una BMW M8 insieme allo statunitense John Edwards, all’australiano Chaz Mostert e al finlandese Jesse Krohn. Non contento, partecipa anche al DTM/Super GT con la BMW M4 e a una corsa nel campionato italiano GT alla guida di una BMW M6.
L’incidente con la handbike
Il 19 giugno 2020 nei pressi di Pienza, in provincia di Siena, Alex Zanardi perde il controllo della sua handbike, invade la corsia opposta e si scontra contro un camion. Attualmente il campione di Castel Maggiore è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Siena.
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Perdita olio, quali possono essere le cause e come risolvere

Uno dei primi segnali che può farti insospettire e credere che l’auto abbiamo un problema, è il ritrovamento di chiazze d’olio sul pavimento del garage, potrebbe infatti esserci una perdita. Prima di arrivare a qualsiasi conclusione affrettata però considera che le cause della perdita di olio motore possono essere differenti, bisogna capire quali sono e come andare a porvi rimedio.
Perdita olio motore, le principali cause
I motivi per cui l’auto potrebbe perdere l’olio motore sono i seguenti:
- tappo di scarico della coppa dell’olio svitato, allentato o usurato;
- filtro installato in maniera scorretta oppure usurato;
- tappo dell’olio stesso mancante, rotto o allentato.
Perdita olio motore, cosa fare
La prima cosa da fare per capire da dove proviene la perdita è revisionare i componenti essenziali, quindi il tappo dell’olio, quello di scarico e il filtro. Una delle cause più comuni è infatti la rottura della guarnizione di uno di questi. Nel caso in cui invece il motivo della perdita sia da ricercare nel filtro, la causa potrebbe essere un allineamento sbagliato oppure l’usura. Se il problema invece è il tappo di scarico, controllate che sia infilato correttamente e ben chiuso.
Il colore dell’olio, da dove proviene la perdita
Se trovate a terra una chiazza di colore nero o molto scura, allora si tratta di olio già utilizzato e che quindi proviene dalla coppa dell’olio o dal filtro o ancora da un tappo mal posizionato, come abbiamo detto. Se invece l’olio che vedete è ancora chiaro, il problema è da ricercare in cambio, frizione, idroguida o freni. In quest’ultimo caso, troverete dell’unto già a livello delle pinze.
Perdita olio motore, quando potrebbe essere grave
Nei casi descritti sopra, i problemi sono facilmente risolvibili, se invece notate una chiazza scura di grandi dimensioni sul pavimento, allora la motivazione della perdita potrebbe essere più grave, collegata alla coppa, al filtro o alle valvole, ed è importante richiedere una soluzione immediata. Se il filtro dell’olio è intasato o posizionato male, può generare grandi perdite, non riuscendo chiaramente a svolgere la sua azione. Anche la coppa dell’olio potrebbe essere stata installata in modo non corretto.
Il classico fenomeno dell’auto che “mangia olio”
Con questa frase si indicano solitamente quelle vetture che non hanno mai abbastanza olio nel serbatoio, tanto da sembrare appunto che se lo mangino, visto l’eccessivo consumo. Di solito si tratta di macchine che emettono un fumo bianco-azzurro dallo scarico, che indica che i gas di scarico che fuoriescono contengono anche dell’olio bruciato. E che cosa succede? In questo caso si verifica il seguente fenomeno: le fasce raschiaolio che si trovano nei pistoni non riescono più a svolgere la loro funzione e di seguito il liquido lubrificante va a mescolarsi con i gas di scarico. L’olio penetra nella camera di combustione e poi fuoriesce insieme ai fumi, fino al tubo di scappamento. La problematica deve essere risolta.
In conclusione, possiamo dire che qualsiasi problema, a parte la regolazione dei tappi, che si può risolvere benissimo da soli, deve essere visto e risolto dal meccanico. Se hai delle perdite d’olio quindi affida la tua macchina ad un professionista esperto del settore, che possa capire immediatamente la causa della perdita e andare a risolverla con le competenze e gli strumenti giusti. Se la perdita d’olio è di grandi dimensioni e non vedi sulla di strano quando apri il cofano, allora contatta immediatamente un’officina qualificata.
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Jeep Renegade: la tecnologia sigla per sigla

La Jeep Renegade è una delle SUV più amate dagli italiani: la piccola crossover statunitense è un’auto ricca di tecnologia ma non è semplice capire cosa significano tutte le sigle degli accessori presenti a bordo.
Di seguito troverete un glossario con il significato delle sigle degli accessori tecnologici della Sport Utility americana.
Jeep Renegade: la tecnologia sigla per sigla
Active Drive
Active Drive è il sistema di trazione integrale Jeep completamente automatico che consente un passaggio continuo da 2 a 4 ruote motrici a qualsiasi velocità.
Active Drive Low
Active Drive Low è il sistema di trazione integrale Jeep che offre un rapporto di riduzione massimo di 20:1. Rispetto all’Active Drive offre anche il sistema di controllo della velocità in discesa.
Black Line Pack
Il pacchetto Black Line Pack della Jeep Renegade comprende: badge nero lucido, finiture esterne nero lucide, finiture interne nero lucide e cerchio in lega da 18” nero lucido.
Blind spot detection with Rear Cross Path
Il conducente viene avvisato della presenza di un angolo cieco laterale o posteriore con segnali luminosi esterni o con un segnale acustico.
Cavo Mode 2
Il cavo Mode 2 offerto di serie sulle Jeep Renegade PHEV è un cavo di 6 metri con ICCB (in Cable Control Box). Ha un’uscita domestica di tipo schuko che permette di ricaricare il veicolo a casa.
Cavo Mode 3
Il cavo Mode 3 offerto su alcune Jeep Renegade PHEV ha una potenza di ricarica di 7,4 kW e permette di ricaricare la vettura in qualsiasi stazione pubblica in un’ora e 40 minuti.
Easy Wallbox
La Easy Wallbox è una soluzione di ricarica “Plug&Play” esclusiva di FCA. Ha una potenza di ricarica di 2,3 kW che può essere aumentata a 7,4 kW e ricaricata in modalità 3 grazie all’intervento di un elettricista. Inoltre può regolare autonomamente la sua potenza di carica, compatibilmente con quella disponibile in casa.
ESC
Il sistema ESC (Electronic Stability Control) – noto anche come ESP – non è altro che il controllo di stabilità.
Forward Collision Warning Mitigation
Il Forward Collision Warning Mitigation è un sistema anticollisione che avverte e/o assiste il guidatore se ci si sta avvicinando troppo rapidamente a un altro veicolo o a un ostacolo.
Forward Collision Warning Plus
Il Forward Collision Warning Plus è un sistema di frenata assistita.
Function Pack I
Il pacchetto Function Pack I della Jeep Renegade comprende: specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente con funzione sbrinamento, Keyless Go, storage sotto il sedile passeggero, Reversible/Waterproof Cargo Storage, controllo remoto dei finestrini tramite chiave e chiusura specchietti retrovisori automatica.
Function Pack II
Il pacchetto Function Pack II della Jeep Renegade comprende: specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente con funzione sbrinamento, Keyless Go, sedile posteriore frazionabile 40/20/40, Reversible/Waterproof Cargo Storage, controllo remoto dei finestrini tramite chiave e chiusura specchietti retrovisori automatica.
Function Pack II Trailhawk PHEV
Il pacchetto Function Pack II Trailhawk PHEV comprende: specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente con funzione sbrinamento, Keyless Go, sedile posteriore frazionabile 40/20/40, controllo remoto dei finestrini tramite chiave e chiusura specchietti retrovisori automatica.
Hill descent control
L’Hill descent control è il sistema di controllo della velocità in discesa.
Hill Start Assist
L’Hill Start Assist è un sistema di ausilio alla partenza in salita.
Intelligent speed assist
L’Intelligent speed assist adatta la velocità dell’auto al valore proposto dal Traffic sign recognition.
Keyless Go
Grazie a Keyless Go basta tenere il portachiavi in tasca o nel portafogli per aprire la Jeep Renegade tirando la maniglia della portiera anteriore o aprendo il portellone posteriore. Per avviare la vettura è invece sufficiente premere il pulsante Start/Stop tenendo premuto il freno.
Lane departure warning
Il Lane departure warning è un sistema che avvisa in caso di uscita involontaria dalla corsia.
Led Pack
Il pacchetto Led Pack della Jeep Renegade comprende: High beam LED, Low beam LED, DRL LED, fendinebbia LED e luci posteriori LED.
Multijet II
La sigla Multijet II identifica tutti i motori diesel della Jeep Renegade.
Park Assist
Il Park Assist è un sistema di assistenza al parcheggio parallelo e perpendicolare. Una volta individuato uno spazio atto al parcheggio, il dispositivo guida il conducente con istruzioni audio che compaiono anche sulla plancia e controlla il volante mentre il guidatore comanda la posizione del cambio, il freno e l’acceleratore.
Parking Pack
Il pacchetto Parking Pack della Jeep Renegade comprende: Blind Spot Detection with Rear Cross Path, telecamera posteriore e Park Assist parallelo e perpendicolare (entrata/uscita).
PHEV
La sigla PHEV (acronimo di Plug-in Hybrid Electric Vehicle) indica le versioni ibride plug-in della Jeep Renegade.
TFT
TFT (Thin Film Transistor) è una tecnologia applicata ai display LCD: i cristalli liquidi non vengono polarizzati tramite scariche dall’esterno del pannello ma attraverso transistor che operano direttamente sul punto necessario.
TPMS
Il TPMS è il sistema di monitoraggio pressione pneumatici.
Traffic sign recognition
Il sistema Traffic sign recognition della Jeep Renegade rileva e classifica i segnali stradali.
Uconnect
Uconnect è il sistema multimediale Jeep.
Visibility Pack
Il pacchetto Visibility Pack della Jeep Renegade comprende: specchietto interno elettrocromico, automatic headlight activation (dusk/dawn), sensore pioggia e automatic high-beam headlamps.
Winter Pack
Il pacchetto Winter Pack della Jeep Renegade comprende: sedili anteriori riscaldabili, volante riscaldabile, parabrezza con funzione antigelo e tappetini All-Weather.
Winter Pack Trailhawk
Il Winter Pack Trailhawk della Jeep Renegade comprende: sedili anteriori riscaldabili, volante riscaldabile e parabrezza con funzione antigelo.
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