Federica Pellegrini: io e l’automobile

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Un incontro che meriterebbe un po’ più di tempo. Perché se ti dicessero che il tuo slot equivale a 25 vasche a nuoto, beh, evviva una mezz’ora ce l’abbiamo. E invece no, le vasche sono fatte alla velocità di Federica Pellegrini, ed ecco che ti ritrovi a intervistarla – al Volvo Studio di Milano – con in mano una manciata di minuti. Ma ben vengano, non capita di frequente e Federica è solare.

Quindi domandiamo, Federica, non parliamo di sport, ma di auto. Siamo faccia a faccia perché dal 2017 lei è testimonial di Volvo. Partiamo dai ricordi? Partenza per le vacanze in auto con mamma, papà e fratello?

Pellegrini (sorride): Ah bei momenti!, ricordo la strada verso Jesolo, perché abbiamo sempre vissuto in provincia di Venezia, per noi il mare era quello, con la macchina stipata all’inverosimile, spesa, valigie, costumi. E io e mio fratello coi piedi fuori dal finestrino, anche addormentati, cotti. Ci riusciva anche facile, eravamo lunghi… Un mese e mezzo di vacanza!

D.: Amore per l’auto nato insieme all’amore per il mare e il nuoto.
Pellegrini: ma non proprio, mi piace il mare, ma il nuoto in realtà è venuto dopo, non è partito dal mare. Gli allenamenti in piscina, le vasche…

D.: La sua è stata una generazione fortunata, è cresciuta in un mondo che vedeva cadere barriere e confini. Lei è del 1988, nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 1991 svanisce l’Unione Sovietica, poi si eliminano le frontiere, l’euro…
Pellegrini: Generazione fortunatissima. Ah sì, meraviglia. Il mondo si è aperto, per questo anche mi è sempre piaciuto viaggiare e farlo in auto.

D.: Quando ha preso la patente?
Pellegrini: Subito, a 18 anni. Volevo essere indipendente, non chiedere sempre passaggi.

D.: La sua prima auto?
Pellegrini: Mi sono sempre piaciute le auto sportive. Era un’Alfa Romeo. In famiglia abbiamo sempre avuto Alfa, naturale… Mi lasci dire una cosa: l’auto mi ha dato e mi dà indipendenza. Mio consiglio: ragazze prendete la patente appena potete. E imparate a guidare, come ho fatto io, col cambio manuale. Poi si può passare all’automatico, perché, nell’uso quotidiano, è una bella comodità.

D.: Usa ancora la macchina?
Pellegrini: Assolutamente sì

D.: Ora che auto guida?
Pellegrini: Una Volvo XC 60. La taglia giusta. Anche perché nelle trasferte di lavoro ho bisogno di spazio, di un grande baule (se la ride di nuovo). Non mi risparmio a valigie, mi serve un’auto capiente.

D.: E guida anche quando va in giro con Matteo?
Pellegrini: Mah, diciamo che a lui piace guidare. Vince la comodità a volte… Giusto così.

D.: Avverte un disamoramento in giro verso l’auto?
Pellegrini: Difficile guidare macchine importanti nelle grandi città. Bisogna guardare oltre le performance. Anche se a me la macchina scattante piace.

D.: Ultimissima, che cosa apprezza di più del brand svedese?
Pellegrini: L’impegno, storico, di Volvo verso la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente, una priorità vera. Anima verde, valore anche mio.

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