Scandalo Volkswagen? Il Gruppo sotto accusa per le emissioni falsate
Un software installato nella centralina di gestione del motore.È così che, secondo l’ente governativo statunitense EPA (Enviromental Protection Agency), Volkswagen avrebbe falsificato i dati sulle emissioni inquinanti di alcuni suoi motori.Nello specifico l’accusa è rivolta ai quattro cilindri TDI (Turbo Diesel) da 2,0 litri, venduti sul mercato Nordamericano (montati Oltreoceano su Golf, Jetta, Passat, Maggiolino e Audi A3).La Casa di Wolfsburg avrebbe ammesso l’esistenza del “fatidico” software installato nella centralina ma, secondo il brand tedesco, sarebbe stato montato per limitare il lavoro dei dispositivi di controllo delle emissioni di azoto che provocano una maggiore usura del motore e tendono a diminuire le prestazioni del veicolo.In realtà secondo l’EPA questo software riconoscerebbe le condizioni da test attivandosi solo in questo caso e riducendo le emissioni inquinanti da 10 a 40 volte in meno rispetto all’uso in condizioni normali.Se l’accusa di truffa ambientale fosse confermata, lo scherzetto potrebbe costare molto caro a Wolkswagen che, secondo il Wall Street Journal, potrebbe dover arrivare a pagare fino a 18 miliardi di multa, oltre a ritirare dal mercato USA circa 500.000 vetture. Intanto la vicenda delle emissioni truccate sta già penalizzando il marchio pendendo su Wolfsburg come una spada di Damocle. Solo oggi, infatti, in vista della maxi multa, le azioni del leader del mercato europeo dell’auto hanno perso oltre il 16% in apertura a Francoforte. Ed ora a chiedere spiegazioni a Volkswagen c’è anche il governo centrale di Berlino, deciso a scoprire se la truffa abbia riguardato anche l’Europa.Foto: Ansa
Ford Focus RS: le prestazioni della più arrabbiata della famiglia
La Ford Focus RS, variante più radicale della compatta dell’Ovale Blu, ha ora una scheda tecnica completa, con tanto di prestazioni e prezzo.La segmento C arrabbiata d’Oltreoceano arriverà in Europa all’inizio del 2016 ma può essere già ordinata con prezzi a partire da 38.500 euro.Si posizionerà sul mercato come alternativa più economica rispetto alle premium Mercedes A 45 AMG (47.600 euro) e Audi RS3 (49.900).Le prestazioni della Focus RSIn occasione del Salone di Francoforte 2015 sono stati svelati acnhe i dati relativi alle prestazioni della nuova Ford Focus RS.Grazie al motore quattro cilindri EcoBoost da 2,3 litri da 350 CV e 470 Nm che pulsa sotto il cofano, la cattiva della famiglia scatterebbe da 0 a 100 km/h in appena 4,7 secondi e sarà in grado di raggiungere la velocità massima di 266 km/h.L’equipaggiamento di serie della Ford Focus RS comprenderà, tra gli altri accessori, anche il sistema multimediale con schermo touch da 8 pollici, fari bixeno, cruise control e bluetooth.Telaio da sportiva di razzaSviluppata da Ford Performance, la nuova Ford Focus RS 2015 presenta il nuovo sistema di trazione integrale Ford Performance All-Wheel-Drive che abbinato al sistema Dynamic Torque Vectorign (ripartizione dinamica della coppia) garantisce un comportamento pronto ad essere portato al limite.Le sospensioni sportive sono dotate di molle, boccole e barre antirollio più rigide rispetto alla Focus ST. Gli ammortizzatori possono essere regolati in modalità strada o pista per un assetto ancora più preciso e che si adatta alle esigenze di guida. Anche il servosterzo elettrico (EPAS) è stato ricalibrato per lavorare in sinergia con le sospensioni anteriori più rigide e con braccetti a lunghezza ridotta, per trasmettere un contatto ancora più diretto e reattivo con la strada.
Ferrari 312PB: quando il Cavallino disse addio all’endurance
La Ferrari 312PB non è un’auto da corsa molto conosciuta: eppure questa vettura entra di diritto nella storia del Cavallino in quanto è l’ultimo prototipo schierato ufficialmente dalla Casa di Maranello nel Mondiale Marche (vinto nel 1972 e abbandonato al termine della stagione seguente). Scopriamo insieme la storia di questo mito dell’endurance italiano.Ferrari 312PB, la storiaLa Ferrari 312PB (nome ufficiale 312P, la B serve per distinguerla da un modello dal nome identico presentato nel 1969) viene creata all’inizio degli anni ’70 per partecipare al Mondiale Sportprototipi. Appartenente alla categoria Gruppo 6 (limite di cilindrata fissato a tre litri) e realizzata in 13 esemplari, non è altro che una F1 – più precisamente la 312 B del 1970 – a ruote coperte rivestita da una carrozzeria in poliestere e vetroresina.Veloce e agilissima nelle curve (merito delle dimensioni esterne contenute, del peso inferiore a 700 kg e del passo corto), condivide con la monoposto del Cavallino il telaio (tubolare rinforzato da pannelli in alluminio), le sospensioni, il retrotreno e il motore: un propulsore 3.0 a 12 cilindri a V piatto (per abbassare il baricentro) da 460 CV con 1.500 giri in meno (10.800 anziché 12.200, scelta adottata per incrementare l’affidabilità nelle corse di durata) montato in posizione centrale longitudinale e abbinato ad un cambio a cinque marce.La Ferrari 312PB può raggiungere una velocità massima di 320 km/h e può vantare un’eccellente distribuzione dei pesi: merito dei quattro serbatoi di carburante (due ai lati del pilota e due sotto il sedile). I primi collaudi della vettura iniziano nel 1970 mentre bisogna aspettare il 1971 per il debutto in gara.1971Il debutto in gara della 312PB – il 10 gennaio 1971 – non è dei più fortunati: alla 1.000 km di Buenos Aires Ignazio Giunti perde infatti la vita in seguito ad uno schianto contro la Matra-Simca MS660 rimasta senza benzina e spinta a mano in pista dal francese Jean-Pierre Beltoise.Il primo risultato rilevante per la Ferrari 312PB arriva il 4 aprile con il secondo posto del belga Jacky Ickx e dello svizzero Clay Regazzoni alla 1.000 km di Brands Hatch mentre bisogna attendere il 6 novembre – alla 9 ore di Kyalami (gara non valida per il Mondiale Marche) – per la prima vittoria (con Regazzoni e il britannico Brian Redman) impreziosita dalla seconda piazza di Ickx e dello statunitense Mario Andretti.1972La situazione migliora nel 1972 quando grazie ad alcune modifiche che migliorano l’affidabilità e alla carenza di avversari (dovuta ad un sempre minore interesse riscontrato dalle Case e dal pubblico nei confronti delle gare endurance) la Casa emiliana conquista il Mondiale Marche (l’ultimo di una lunga serie) vincendo tutte le gare a cui prende parte.La cavalcata della Ferrari 312PB comincia alla 1.000 km di Buenos Aires con lo svedese Ronnie Peterson e l’australiano Tim Schenken (secondi alla 6 Ore di Daytona, alla 12 Ore di Sebring, alla 1.000 km di Brands Hatch e alla 6 Ore di Watkins Glen, prove vinte dal duo Ickx/Andretti, e terzi alla 1.000 km di Monza conquistata da Ickx/Regazzoni – a loro volta secondi alla 1.000 km di Spa dietro a Redman e al nostro Arturo Merzario – e alla 1.000 km di Zeltweg caratterizzata da un poker: 1° Ickx/Redman, secondi l’austriaco Helmut Marko e il brasiliano Carlos Pace e quarto il duo formato da Merzario e da Sandro Munari davanti a tutti alla Targa Florio).Enzo Ferrari sceglie di non correre la 24 Ore di Le Mans in quanto la 312PB è un’auto nata per correre le 1.000 km e poco affidabile sulle distanze più lunghe mentre tra i successi minori segnaliamo due doppiette: Merzario (1°) e Ickx (2°) alla 500 km di Imola e Regazzoni (1°) e Merzario (2°) alla 9 Ore di Kyalami.1973Il 1973 è l’ultimo anno che vede la Ferrari partecipare ufficialmente al Mondiale Sportprototipi: mancano i soldi per gestire contemporaneamente questo campionato e il Mondiale F1 e si preferisce optare per il più rinomato Circus. I numerosi guasti meccanici e la presenza di una Matra fortissima impediscono alla 312PB (che può vantare l’alettone posteriore ridisegnato, il passo allungato e i freni entrobordo) di primeggiare come nella stagione precedente e per questo la sportiva di Maranello si deve accontentare di pochi risultati rilevanti.Tra i più importanti segnaliamo le due doppiette alle 1.000 km di Monza – primi Ickx/Redman e secondo Schenken con l’argentino Carlos Reutemann – e del Nürburgring (ultimo successo assoluto del Cavallino nel Mondiale Marche): primi Ickx/Redman e secondi Pace/Merzario.Alla 24 Ore di Le Mans la Ferrari decide di schierare tre esemplari di 312PB affidati agli equipaggi Ickx/Redman, Schenken/Reutemann e Merzario/Pace. Quest’ultima coppia, destinata a svolgere il ruolo di lepre, è curiosamente l’unica che riesce a tagliare il traguardo, oltretutto in seconda posizione.L’ultima apparizione della Ferrari 312PB risale al 21 luglio in occasione della 6 Ore di Watkins Glen: seconda piazza per Ickx/Redman e terza posizione per Merzario/Pace.

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DS5 BlueHDi 180 S&S EAT6 Sport Chic, la nostra prova su strada
Nel segmento D – quello di AudiA4 e BMW serie3 – per intenderci –non si è mai vista un’auto audace come la DS5: la sua linea esotica esprime un mix unico di dinamismo e sportività, un ibrido tra una monovolume sportiva e una station wagon.L’originalità del design prosegue anche negli interni, che vantano ottime finiture e molti accessori tecnologici come l’head up display, la retrocamera con sensori di parcheggio, sedili regolabili e tetto panoramico apribile in tre parti separate.

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Audi R8 RECON MC8 by Potter e Rich
Con la nuova generazione della Audi R8 già introdotta sul mercato c’è chi non molla l’osso e si ostina a “ottimizzare” la prima generazione della supercar dei Quattro Anelli.È il caso di Potter & Rich, preparatore londinese che ha ribattezzato l’Audi R8 V10 sotto la denominazione di RECON MC8.Naturalmente le modifiche alla super sportiva tedesca sono molte, rendendola molto più radicale, potente e attraente.Per cominciare, meccanicamente si è rinunciato alla trazione integrale Quattro, sostituita da una configurazione RWD la cui potenza viene inviata alle ruote attraverso un differenziale a slittamento limitato Drexler Sports, mantenendo comunque la trasmissione S-Tronic a sette rapporti.L’upgrade al V10 da 5,2 litri (originariamente da 550 CV e 540 Nm) è forse la modifica più impressionante all’Audi R8 di Potter & Rich.Dopo il trattamento all’inglese, infatti, la potenza sale alla bellezza di 950 CV e 900 Nm ottenuta grazie all’uso di un compressore, alla riprogrammazione della centralina e a numerose modifiche che hanno fatto si che la potenza si moltiplicasse praticamente per due…Naturalmente il sistema frenante è stato potenziato con un impianto Brembo Motorsport, così come anche il reparto sospensioni con l’introduzione di una KW specifica con sistema idraulico. Per finire il sound risuona ora ancora più cupo grazie al nuovo sistema di scarico Capristo.

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Mercedes, la regina delle SUV
Non tutti sanno che la Mercedes è la Casa automobilistica che presenta il maggior numero di SUV nel listino italiano: ben sei modelli adatti a tutte le esigenze capaci di offrire eleganza, qualità, comfort e un comportamento stradale efficace anche in fuoristrada.GLA, GLC, classe G, GLE, GLE Coupé e GL: scopriamo insieme la gamma completa delle Sport Utility della Stella.Mercedes GLALa Mercedes GLA è la SUV più economica della Casa tedesca: realizzata sulla stessa base di classe A, classe B e CLA e disponibile a trazione anteriore o integrale, ha una gamma motori composta da sette unità. Quattro a benzina (1.6 da 122 e 156 CV e 2.0 da 211 e 381 CV) e tre turbodiesel (1.5 da 109 CV e 2.1 da 136 e 170 CV).Mercedes GLCLa Mercedes GLC si distingue dall’erede GLK per le forme più arrotondate. È sviluppata sulla stessa piattaforma della classe C e monta tre motori: un 2.0 a benzina da 211 CV e due 2.1 turbodiesel da 170 e 204 CV.Mercedes classe GL’inossidabile Mercedes classe G (è nata nel 1979) è un’icona nel mondo dei fuoristrada e non ha nessuna intenzione di andare in pensione: la gamma motori comprende tre unità a benzina (4.0 V8 da 421 CV, 5.5 V8 da 571 CV e 6.0 V12 da 629 CV) e un 3.0 V6 turbodiesel da 245 CV.Mercedes GLELa Mercedes GLE non è altro che un restyling della ML: disponibile a trazione posteriore o integrale, ha una gamma motori composta da sette unità. Quattro propulsori a benzina (3.0 V6 da 333 CV, 4.7 V8 da 435 CV e 5.5 V8 da 557 e 585 CV), un 3.0 V6 ibrido benzina da 449 CV e due turbodiesel (2.2 da 204 CV e 3.0 V6 da 258 CV).Mercedes GLE CoupéLa Mercedes GLE Coupé è una variante “sportiva” della GLE caratterizzata da linee più sinuose che punta a rubare clienti alla BMW X6. Cinque i motori in gamma: quattro a benzina (3.0 V6 da 333 e 367 CV e 5.5 V8 da 557 e 585 CV) e un 3.0 turbodiesel V6 da 258 CV.Mercedes GLLa Mercedes GL è la SUV più ingombrante e versatile (sette posti) della Casa teutonica: realizzata sul pianale (allungato) della GLE, ha una gamma motori composta da tre unità a benzina (3.0 V6 da 333 CV, 4.7 V8 da 435 CV e 5.5 V8 da 557 CV) e da un 3.0 turbodiesel BlueTEC da 258 CV.
Lanchester 40 (1919): la prima auto della Regina Elisabetta
La Lanchester 40, nata ufficialmente nel 1919, rappresenta un pezzo di storia del Regno Unito: creata per sfidare la mitica Rolls-Royce Silver Ghost, ebbe molti clienti facoltosi. Il più importante? Senza dubbio il duca di York, l’uomo che nel 1936 diventerà re Giorgio VI (la sua storia è stata raccontata nel film “Il discorso del re” del 2010).Albert Frederick Arthur George acquistò questa vettura nel 1925 per farla usare soprattutto alla moglie Elizabeth Bowes-Lyon (meglio nota con il titolo di Regina madre) e l’attuale Regina Elisabetta II fece il suo primo viaggio in auto – nel 1926, sei settimane dopo la nascita – proprio su questo modello. Oggi per acquistare questa prestigiosa ammiraglia ci vogliono oltre 80.000 euro: peccato che sia introvabile.Lanchester 40 (1919): le caratteristiche principaliLa Lanchester 40 debutta al Salone di Londra del 1919: più cara della rivale diretta – la Rolls-Royce Silver Ghost svelata 13 anni prima – ma anche tecnicamente più evoluta, viene prodotta in meno di 400 esemplari.Estremamente lussuosa e incredibilmente spaziosa (il passo è di 3,53 metri), conquista numerosi automobilisti facoltosi nel Regno Unito e nelle varie colonie britanniche sparse per il mondo: termina la propria carriera alla fine degli anni ’20, anche per via della crisi del 1929.Lanchester 40 (1919): la tecnicaIl motore della Lanchester 40 del 1919 è un 6.2 a sei cilindri da 96 CV abbinato ad un cambio a tre marce: questa unità permette all’ammiraglia british di raggiungere una velocità massima di 129 km/h (superiore a quella della Rolls-Royce Silver Ghost). Nel 1924 arrivano i freni anteriori mentre nel 1925 il propulsore beneficia di alcuni miglioramenti.Lanchester 40 (1919): le quotazioniAl momento del debutto, nel 1919, la Lanchester 40 costava più della Rolls-Royce Silver Ghost (che ora ha raggiunto quotazioni stratosferiche) mentre oggi “bastano” circa 80.000 euro per entrare in possesso di un esemplare ben conservato. Trovarne una, però, è praticamente impossibile: chi ce l’ha se la tiene ben stretta (è pur sempre una delle auto che simboleggiano la famiglia reale inglese) e sono ben pochi i modelli messi in vendita nelle aste.

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Autobianchi A112 Abarth 58 CV (1971): la più desiderata
L’Autobianchi A112 Abarth – nata nel 1971 – è una delle auto d’epoca più amate dagli italiani: la citycar pepata lombarda preparata dallo Scorpione ha un design ancora oggi gradevole, regala prestazioni vivaci, è divertentissima da guidare e presenta costi di gestione abbordabili. Le prime due generazioni – contraddistinte dalla presenza di un motore da 58 CV – sono meno potenti di quelle arrivate dopo ma sono anche le più desiderate: si trovano abbastanza facilmente ma per entrare in possesso di un esemplare ben tenuto bisogna sborsare più di 10.000 euro.Autobianchi A112 Abarth 58 CV (1971): le caratteristiche principaliL’Autobianchi A112 Abarth prende forma nel 1970 quando Carlo Abarth (fondatore della Casa dello Scorpione), intuendo le potenzialità della “baby” lombarda (mostrata l’anno prima), realizza una versione sportiva di questa vettura e convince la Fiat a produrla.La prima serie vede la luce al Salone di Torino del 1971: meno cara della Mini Cooper (la rivale diretta), è contraddistinta da una tinta rossa impreziosita da alcuni elementi neri opachi (cofano, fasce laterali, codolini passaruota, fascione anteriore e piano posteriore al di sotto del portellone). Nell’abitacolo spiccano invece il volante a tre razze in pelle, i tre strumenti supplementari (voltmetro, termometro olio e manometro olio) e i sedili con appoggiatesta.L’Autobianchi A112 Abarth 58 CV impiega pochissimo tempo a conquistare i giovani automobilisti italiani, affascinati dalle prestazioni brillanti e dal comportamento stradale impeccabile. Tra i difetti più rilevanti segnaliamo invece la scarsa affidabilità (surriscaldamento dell’olio, semiassi fragili), il comfort ridotto all’osso (sospensioni rigidissime e motore molto rumoroso), le finiture poco curate e il poco spazio a disposizione dei passeggeri posteriori.Nel 1972 arriva un piccolo radiatore dell’olio che risolve il problema al sistema di lubrificazione: per quanto riguarda l’estetica notiamo invece l’introduzione di due versioni monocolore (grigia e arancione) e l’incremento della plastica (le cromature rimangono solo sui paraurti e sulle maniglie).La seconda serie dell’Autobianchi A112 Abarth 58 CV viene presentata ufficialmente al Salone di Ginevra del 1973: identica nella meccanica alla generazione precedente, si distingue per i paraurti in plastica e per i sedili con appoggiatesta regolabile. Arriva una nuova versione monocolore blu mentre il nero opaco resta solo sul cofano degli esemplari rossi.Autobianchi A112 Abarth 58 CV (1971): la tecnicaIl motore dell’Autobianchi A112 Abarth 58 CV svelata nel 1971 è un 982 cc derivato dal “mitico” 903 e caratterizzato dalla corsa allungata, dal rapporto di compressione più elevato e dalla rivisitazione dell’albero a camme e delle sedi delle valvole. Senza dimenticare lo scarico rivisto e il carburatore doppio corpo Weber. L’impianto frenante è più potente di quello delle versioni “normali”: merito dei dischi anteriori più grandi e del servofreno.Nonostante l’aumento di potenza (da 44 a 58 CV) il propulsore si rivela meno assetato di quello delle A112 “standard”: l’unità presente sotto il cofano della citycar pepata lombarda è meno pronta ai bassi regimi ma sensibilmente più reattiva agli alti. Notevole l’incremento della velocità massima: da 135 a 150 km/h.Autobianchi A112 Abarth 58 CV (1971): le quotazioniLa prima serie dell’Autobianchi A112 Abarth 58 CV è stata prodotta in soli 4.641 esemplari ma è abbastanza facile da trovare: le sue quotazioni superano abbondantemente i 10.000 euro. Più semplice da rintracciare (nonché più abbordabile: oltre 8.000 euro) la seconda serie, realizzata in 13.759 esemplari.

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Range Rover Sentinel: blindata…
Land Rover presenta la nuova Range Rover Sentinel, a pochi giorni dal suo debutto di fronte al pubblico del salone della Difesa ed Equipaggiamento di Sicurezza Internazionale (DSEI) che si celebrerà tra il 15 e il 18 settembre prossimi a Londra.Si tratta della prima Range Rover blindata sviluppata e fabbricata dal dipartimento SVO (Special Vehicle Operations) di Jaguar Land Rover, lo stesso team responsabile di modelli come la Range Rover SVR o la Jaguar F-Type Project 7.Su base AutobiographyLa nuova Range Rover blindata è stata disegnata e fabbricata a mano dal dipartimento Special Vehicle Operations della firma britannica che ha usato come base la variante di produzione in serie più lussuosa della gamma, la Range Rover Autobiography.Sotto la carrozzeria di questa 4×4 si nasconde una cellula di sicurezza composta da sette parti realizzate in acciaio ad alta resistenza al quale bisogna aggiungere i nuovi vetri di sicurezza che, insieme, hanno permesso alla Range Rover Sentinel di ottenere il certificato di blindaggio VR8.Un blindato di lusso…Ci sono molte altre modifiche che riguardano questa versione speciale della Range Rover, come il sistema di scarico anti-sabotaggio, le batterie ausiliari di emergenza – con sistema di ricarica indipendente – il serbatoio di combustibile capace di sigillarsi da solo in caso di perdite o un’uscita di emergenza nel caso in cui le porte siano bloccate.Land Rover non ha dichiarato nessun dato relativo al peso della Sentinel ma ha annunciato che consente un peso di carico di 650 Kg ed è dotata di una messa a punto specifica per le sospensioni e i controlli elettronici.
L’Autobianchi Primula, l’Alfa Romeo Giulia e l’automobilista che cambia: intervista a Piero Mocarelli
A una persona non abituata al mondo dell’automotive, l’energia e la chiarezza dimostrata da un uomo con oltre 50 anni di lavoro alle spalle potrebbe causare stupore.Ma per sopravvivere in un mercato come quello dell’auto – in continuo cambiamento, caratterizzato da numerosi alti e bassi, e che sta uscendo solo negli ultimi mesi da una profonda crisi – ci vuole anche questo.Per questo motivo l’intervista con Piero Mocarelli, fondatore e testa pensante dietro il Mocauto Group (una delle realtà di vendita/servizio legati al mondo delle auto più importante del Nord Italia) è stata tanto interessante.Anche perché ci ha fornito uno spaccato sulla storia dell’automobile in Italia, a partire dagli anni della motorizzazione italiana fino ai giorni nostri, dove il modo di pensare e vivere l’auto è completamente diverso rispetto a cinquant’anni fa."Negli anni sessanta l’acquisto era totalmente emozionale, era un sogno per l’italiano avere l’automobile. L’auto era uno status symbol, e doveva essere la più bella possibile", ci racconta Mocarelli con una certa nostalgia. "Oggi l’auto è un ‘male necessario’: si deve avere, ma senza la magia di un tempo".Gli acquisti di oggi? Tutta razionalità…"Una volta l’automobilista teneva l’auto per tempi decisamente minori, con un cambio di modello più frequente. Ora le auto vengono conservate per anni" ci racconta Mocarelli, che di acquirenti se ne intende avendone visti parecchi dalla nascita di Mocauto (nel 1963)."L’approccio all’acquisto oggi è molto razionale, molto funzionale, molto legato a un’esperienza d’acquisto che se solo andiamo indietro di dieci anni non poteva esserci".Cambiano i tempi, cambiano i desideri: se prima l’occhio era alle prestazioni, alla bellezza del design, ora si tiene conto anche molto del portafoglio. "Il piacere di guida di una automobile moderna è spostato verso ambiente e emissioni", sottolinea il Presidente di Mocauto.L’auto italiana fra ricordi e speranze futureDobbiamo metterci l’anima in pace e dimenticarci i grandi fasti del passato?Beh, anche i modelli attuali promettono buone soddisfazioni, ci ha detto Mocarelli. Come ad esempio la nuova Alfa Romeo Giulia, che ha acceso gli animi degli appassionati di auto: "Ne penso molto bene: è un’auto molto bella, e molto Alfa. Ho parlato con il gruppo delle persone che ci hanno lavorato su, un gruppo eccezionale, e so che hanno fatto un lavoro ottimo. Lo spirito dell’Alfa originale era quello di essere un’auto di ottimo livello non solo in fatto di motori, ma anche di handling e comfort".Certo, quelle di qualche decennio fa erano auto con un fascino tutto particolare. "L’Autobianchi A112 è stata una macchina mitica. Ci facevamo i rally, con la serie A112 Abarth: anche Bettega ne guidò una e ci vinse un monomarca. C’è un’altra macchina che aveva grande carattere, che era la Primula: la prima Autobianchi costruita dal gruppo Fiat. E poi la Lancia Thema, una macchina che non c’è italiano di classe media o media-superiore – gente che oggi va in giro con Audi, Mercedes o BMW – che ai tempi non abbia avuto".Un mercato che torna a crescere?Con la sua esperienza di concessionario multimarca – Mocauto, il gruppo fondato da Piero Mocarelli, gestisce numerosi brand: da quelli italiani agli stranieri come Ford e Mazda – Mocarelli ci dà anche una idea di come il mercato automotive stia andando, negli ultimi mesi.Una piccola speranza: dopo la grave crisi che ci ha accompagnato negli ultimi anni, una crisi nera, sembra che le cose stiano migliorando: "La realtà oggi è una realtà positiva per tutto il mondo Ford e le altre marche che rappresentiamo, stiamo tornando a vendere e a crescere di fatturato. E siamo anche molto fiduciosi per la crescita della gamma FIAT, Jeep. E Alfa Romeo, ovviamente".














