Citroën C3 Facebook Only: una open edition molto social
Gli occhi sono tutti puntati sulla telecamera integrata, in grado di riprendere video, scattare foto e condividere tutto con il proprio cellulare (e quindi in Rete).Non poteva che essere il Re dei social network, quindi, il partner commerciale della prima versione speciale della nuova Citroen C3, la Citroen C3 Facebook – Only Open Edition.Una telecamera utile che strizza l’occhio a timeline e bachecheIn realtà, oltre che a postare foto e video su Instagram o Facebook, la telecamera integrata – pardon, ConnectedCAM – della Citroen C3 2017 ha anche una utilità molto pratica: da un lato permetterci di contrattare sconti con le agenzie assicurative, che sempre più guardano alla tecnologia come metodo per evitare truffe e raggiri; dall’altro, con una app dedicata per iPhone e Android che ci permetterà (ad esempio) di ritrovare la nostra auto nei casi – più frequenti di quanto si pensi – in cui dimenticheremo dove abbiamo parcheggiato.Chiaramente, però, l’accento è puntato tutto sulla socialità: con il semplice tocco di un tasto, diventa così possibile inviare scatti di buona qualità, o brevi video, di quanto succede in strada davanti al muso della nostra Citroën C3. Una funzione non da poco, in un’epoca come la nostra in cui lo sharing è alla base del nostro modo di vivere.”Si tratta di una anteprima mondiale per quanto riguarda le vetture di serie” ha sottolineato Marco Freschi, responsabile della comunicazione di Citroën Italia, “ed è proprio per questa funzione che abbiamo pensato a una collaborazione con Facebook, una limited edition molto speciale”.Citroën C3 Facebook Only: 75CV e carrozzeria blu FacebookCon 15.900 euro (rispetto ai 19.100 di listino) ci si porta così a casa una nuova Citroen C3 con carrozzeria blu metalizzata (perfettamente in stile Facebook) e tettuccio bianco, con motore BlueHDi da 75CV.A completare il pacchetto una dotazione di tutto rispetto con – fra l’altro – sensori di parcheggio posteriori e telecamera, Stop&Start, ampio schermo touch da 7”, e tutta la tecnologia che ci si aspetterebbe da una auto moderna di questa categoria. Oltre, ovviamente, alla ConnectedCAM integrata che già abbiamo citato.Una versione top di gamma, insomma, prodotta in soli 129 esemplari e che sarà consegnata chiavi in mano a novembre, la stessa data dell’esordio commerciale “ufficiale” del modello.Sarà possibile effettuare l’acquisto – o forse dovremmo dire prenotazione – solo su internet, o attraverso la pagina di Facebook di Citroën Italia oppure collegandosi all’hub dedicato.I 129 fortunati che acquisteranno il modello riceveranno anche un welcome kit da parte di Facebook (tazze, blocchi per gli appunti e altri gadget brandizzati dal social network di Mark Zuckenberg) e soprattutto la possibilità di vincere un viaggio a Menlo Park, sede di FB.
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F1 – I più grandi piloti USA
Nonostante la F1 non sia molto seguita negli USA i piloti statunitensi si sono fatti valere spesso nel Circus: due di questi (Mario Andretti e Phil Hill) sono stati addirittura capaci di conquistare il Mondiale.Di seguito troverete la classifica dei cinque piloti “yankee” più vincenti in Formula 1, curiosamente tutti impegnati almeno una volta in una gara iridata negli anni ’60.1° Mario AndrettiNato il 28 febbraio 1940 a Montona (Italia).
14 stagioni (1968-1972, 1974-1982)
128 GP disputati6 costruttori (Lotus, March, Ferrari, Parnelli, Alfa Romeo, Williams)
PALMARÈS: Mondiale F1 (1978), 12 vittorie, 18 pole position, 10 giri veloci, 19 podiPALMARÈS EXTRA-F1: 2 campionati USAC (1965, 1966), 3 12 Ore di Sebring (1967, 1970, 1972), Daytona 500 (1967), 500 Miglia di Indianapolis (1969), 6 Ore di Daytona (1972), campione CART (1984)2° Phil HillNato il 20 aprile 1927 a Miami (USA) e morto il 28 agosto 2006 a Salinas (USA).
7 stagioni (1958-1964)
47 GP disputati5 costruttori (Maserati, Ferrari, Cooper, A-T-S, Lotus)
PALMARÈS: Mondiale F1 (1961), 3 vittorie, 6 pole position, 6 giri veloci, 16 podiPALMARÈS EXTRA-F1: 3 24 Ore di Le Mans (1958, 1961, 1962), 3 12 Ore di Sebring (1958, 1959, 1961), 2 1000 km di Buenos Aires (1958, 1960), 2 1000 km del Nürburgring (1962, 1966)3° Richie GintherNato il 5 agosto 1930 a Granada Hills (USA) e morto il 20 settembre 1989 a Touzac (Francia).
7 stagioni (1960-1966)
52 GP disputati4 costruttori (Ferrari, BRM, Honda, Cooper)PALMARÈS: 3° nel Mondiale F1 (1963), 1 vittoria, 3 giri veloci, 14 podi4° Dan GurneyNato il 13 aprile 1931 a Port Jefferson (USA).
11 stagioni (1959-1970)
86 GP disputati7 costruttori (Ferrari, BRM, Porsche, Brabham, Eagle, McLaren)
PALMARÈS: 4° nel Mondiale F1 (1961-1965), 4 vittorie, 3 pole position, 6 giri veloci, 19 podiPALMARÈS EXTRA-F1: 24 Ore Le Mans (1967)5° Peter RevsonNato il 27 febbraio 1939 a New York (USA) e morto il 22 marzo 1974 a Midrand (Sudafrica).
5 stagioni (1964, 1971-1974)
30 GP disputati4 costruttori (Lotus, Tyrrell, McLaren, Shadow)
PALMARÈS: 5° nel Mondiale F1 (1972, 1973), 2 vittorie, 1 pole position, 8 podiPALMARÈS EXTRA-F1: campionato Can-Am (1971)
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Le dieci auto americane più sexy di sempre
Le auto americane non sono mai state quelle più evolute tecnicamente ma non hanno mai avuto rivali in quanto a personalità.Di seguito troverete i dieci modelli a nostro avviso più sexy di sempre: vetture a stelle e strisce (nate soprattutto negli anni ’50, periodo d’oro per i modelli “yankee”) caratterizzate da uno stile inconfondibile.Buick Skylark (1953)La prima generazione della Buick Skylark – nata nel 1953 – è un’esclusiva cabriolet realizzata sulla stessa piattaforma della Roadmaster dotata di un motore 5.3 V8 e caratterizzata dall’impianto elettrico da 12 V. Molto originale nel design, presenta una linea di cintura che tende verso il basso per poi risalire nella zona della coda.Cadillac Eldorado (1953)La prima serie della Cadillac Eldorado viene prodotta per un solo anno in soli 532 esemplari. Disponibile esclusivamente cabriolet e con quattro colori, ospita sotto il cofano un motore 5.4 V8 e può vantare finiture curatissime.Chevrolet Corvette C1 (1953)La Chevrolet Corvette C1 – capostipite della famiglia di quella che può essere considerata la più famosa sportiva americana di sempre – vede la luce nel 1953 per offrire al pubblico statunitense una scoperta a basso prezzo. Dotata di una carrozzeria in fibra di vetro, non riesce a sedurre gli automobilisti all’inizio: colpa di un motore fiacco (3.9 a sei cilindri in linea da 150 CV), di un cambio (automatico a due rapporti) lento e di freni a tamburo. La situazione cambia nel 1955, anno in cui entra nell’elenco degli optional un 4.3 V8.Chrysler 300 Convertible (1957)Mastodontica (5,57 metri di lunghezza), potente (motore 6.4 V8 da 381 o 394 CV) e con una mascherina aggressiva come poche altre: sono queste le caratteristiche principali della Chrysler 300 Convertible del 1957.Dodge Charger Daytona (1969)La Dodge Charger Daytona è una variante sportiva della seconda generazione della coupé americana: in pratica non è altro che la versione 500 con un frontale più affusolato e con un vistoso spoiler posteriore.Ford GT (2004)La Ford GT del 2004 riprende in chiave moderna lo stile della mitica GT40 con contenuti in linea con quanto offerto dalle supercar in commercio all’inizio del XXI secolo: motore 5.4 V8 sovralimentato da 557 CV, carrozzeria in alluminio e freni Brembo.Mercury Sportsman Convertible (1946)La Mercury Sportsman Convertible del 1946 è una delle auto americane più affascinanti dell’immediato dopoguerra: prodotta in poco più di 200 esemplari, si distingue per i pannelli in legno presenti sulla carrozzeria.Oldsmobile Fiesta Convertible (1953)La Oldsmobile Fiesta Convertible viene lanciata nel 1953 dalla General Motors insieme alla Buick Skylark e alla Cadillac Eldorado precedentemente citate per coprire la parte alta del mercato. Basata sulla variante scoperta della 98 e dotata di un motore a 8 cilindri, si differenzia dalla “cugina” per le finiture più curate.Plymouth Superbird (1970)Difficile trovare un’auto americana più sexy della Plymouth Superbird del 1970: realizzata per correre nelle gare NASCAR (e capace di vincere il titolo l’anno seguente con Richard Petty), non è altro che una Road Runner impreziosita dal frontale più aerodinamico con fari a scomparsa e dal vistoso spoiler posteriore. La variante stradale – prodotta in poco meno di 2.000 esemplari – ha una gamma motori composta da due unità V8 (7.0 e 7.2).Shelby Mustang GT 350 Convertible (1967)La Shelby Mustang GT 350 Convertible del 1967 – variante “cattiva” della mitica cabriolet Ford – ospita sotto il cofano un motore 4.9 V8 (5.7 dal 1969) più sfruttabile del “big block” 7.0 della GT 500.
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Le dieci auto più sexy degli anni ’70
Poche auto sanno essere sexy come quelle degli anni ’70: questo decennio è stato caratterizzato infatti dalla presenza di un numero impressionante di sportive che fanno ancora oggi battere forte il cuore degli appassionati.Di seguito troverete i dieci modelli che – a nostro avviso – rappresentano meglio questo periodo storico: la maggior parte di questi proviene dal nostro Paese ma non mancano proposte tedesche e statunitensi. Scopriamole insieme.Alfa Romeo GTAm (1970)L’Alfa Romeo GTAm (“m” come “maggiorata”) nasce nel 1970 sulla base della 1750 GTV e monta un motore 2.0 da 220 CV ad iniezione. Si distingue dal modello da cui deriva per la carrozzeria più larga, l’assetto più rigido e gli pneumatici più grandi. L’anno seguente è la volta di una nuova variante da 240 CV basata sulla 2000 GTV.BMW M1 (1979)La BMW M1 del 1979 monta un motore 3.5 a sei cilindri da 277 CV. Disegnata da Giorgetto Giugiaro e dotata di una carrozzeria in fibra di vetro, viene realizzata in soli 400 esemplari stradali. Prestazioni da urlo: 262 km/h di velocità massima e 5,6 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.Dino 246 GTS (1972)La Dino 246 GTS del 1972 non è altro che la variante spider – decisamente più difficile da rintracciare – della 246 GT. Il motore è un 2.4 V6 (lo stesso utilizzato dalla Fiat Dino e dalla Lancia Stratos) da 195 CV.Ferrari Daytona Spider (1970)La Ferrari Daytona Spider del 1970 – nome ufficiale 365 GTS/4 – è la versione scoperta della 365 GTB/4 creata per soddisfare le richieste dei clienti nordamericani. Caratterizzata dai fari a scomparsa e disponibile in poco più di 100 esemplari, monta un motore 4.4 V12 da 352 CV.Iso Grifo Can Am (1971)La Can Am del 1971 è la versione più cattiva della Iso Grifo: dotata di un possente motore 7.0 V8 di origine Chevrolet, ha un design seducente realizzato da Bertone.Lamborghini Miura SV (1971)La SV del 1971 si distingue dalle Lamborghini Miura “normali” per il motore più potente (3.9 V12 da 390 CV) e per l’assenza delle “ciglia” intorno ai fari anteriori. Prodotta in soli 150 esemplari, può essere considerata come l’ultima evoluzione della supercar di Sant’Agata.Lancia Stratos (1973)La Lancia Stratos del 1973 – disegnata da Bertone (e più precisamente da Marcello Gandini) – viene realizzata per correre nei rally. La variante stradale – prodotta in circa 500 esemplari – monta un motore 2.4 V6 da 192 CV.Maserati Ghibli SS Spyder (1970)La Maserati Ghibli SS Spyder del 1970 monta un motore 4.9 V8 da 335 CV. Rispetto alla versione “base” è più potente e ha una dotazione di serie più ricca che comprende – tra le altre cose – il piantone dello sterzo regolabile, i sedili in pelle, gli alzacristalli elettrici e l’aria condizionata.Plymouth Superbird (1970)La Plymouth Superbird del 1970 viene realizzata per correre nelle gare NASCAR e ottiene il successo l’anno seguente con Richard Petty al volante. Basata sulla Road Runner, si distingue per il frontale più aerodinamico con fari a scomparsa e per il vistoso spoiler posteriore. La versione stradale – disponibile con due motori V8 (7.0 e 7.2) – viene prodotta in poco meno di 2.000 esemplari.Porsche 911 Carrera RS 2.7 (1972)La Carrera RS 2.7 del 1972 è una delle Porsche 911 più desiderate. Il motore è un 2.7 da 210 CV mentre tra le differenze più evidenti rispetto alle altre versioni segnaliamo lo spoiler posteriore, le sospensioni riviste, i freni più grandi e gli pneumatici posteriori più grossi.
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F1 e l’11 settembre – La Ferrari nera a Monza 2001
Nel GP d’Italia 2001 – il primo Gran Premio di F1 disputato dopo l’11 settembre – la Ferrari scese in pista a Monza pochi giorni dopo l’attentato alle torri gemelle di New York con una vernice nera sul muso in segno di lutto e con una carrozzeria priva di sponsor (scelta adottata anche sulle tute dei piloti: Michael Schumacher e Rubens Barrichello) per rispetto nei confronti delle vittime e anche altre scuderie presero simili iniziative. Scopriamo insieme cosa successe quei giorni.GP Italia 2001: la prima gara di F1 dopo l’11 settembreLa settimana del GP d’Italia 2001 di F1 – corsa prevista per domenica 16 settembre – inizia a mostrare il suo lato tragico martedì 11 settembre con l’attentato al World Trade Center di New York. Al termine del Mondiale – già deciso il mese prima con il trionfo iridato di Michael Schumacher tra i Piloti e della Ferrari tra i Costruttori – mancano ancora tre gare.Il 13 settembre 2001 la FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) conferma il regolare svolgimento della corsa di Monza e gli organizzatori dell’evento cercano di rendere la manifestazione più sobria possibile per rispetto nei confronti delle vittime del terrorismo annullando tutti gli appuntamenti prima del Gran Premio (compreso il passaggio delle Frecce Tricolori) e i festeggiamenti sul podio.Venerdì 14 settembre 2001Il GP d’Italia 2001 – il primo Gran Premio di F1 dopo la strage dell’11 settembre – si apre con le prime prove libere. Due i cambiamenti tra i piloti al via del Mondiale: il malese Alex Yoong – dotato di un portafoglio molto sostanzioso – prende il posto del portoghese Tarso Marques alla Minardi mentre il ceco Tomáš Enge rimpiazza il brasiliano Luciano Burti (reduce da un brutto incidente due settimane prima in Belgio) al volante della Prost.La Ferrari – scesa in pista con una livrea priva di sponsor e con il muso nero in segno di lutto – ottiene subito la prima e la terza piazza nelle prove libere 1 con il tedesco Michael Schumacher e il brasiliano Rubens Barrichello (entrambi con una tuta senza pubblicità) mentre nelle prove libere 2 prevale la Williams con il teutonico Ralf Schumacher e il colombiano Juan Pablo Montoya nelle prime due posizioni.Sabato 15 settembre 2001Nella terza e ultima sessione di prove libere del GP d’Italia 2001 Schumacher ottiene il miglior tempo ma nelle qualifiche è Montoya a portare a casa la pole position con la Williams dotata del potentissimo motore BMW. La Jaguar – per omaggiare le vittime dell’11 settembre – scende in pista con il cofano motore verniciato di nero e impreziosito dalla bandiera degli USA.Nello stesso giorno, durante una gara del campionato CART sul circuito tedesco del Lausitzring, il nostro Alex Zanardi perde il controllo della propria monoposto, viene travolto dalla vettura del canadese Alex Tagliani e perde entrambe le gambe.Domenica 16 settembre 2001I piloti, profondamente scossi dall’incidente di Alex Zanardi e ancora segnati dalla tragedia dell’11 settembre, chiedono di non correre il GP d’Italia 2001 di F1 ma la loro richiesta viene respinta da Bernie Ecclestone.Durante il warm-up (miglior tempo di Schumacher) la Jordan scende in pista con la bandiera a stelle e strisce sul cofano motore al posto del tradizionale sponsor Deutsche Post mentre la gara si apre con Montoya davanti a tutti seguito dai due piloti Ferrari.Al 9° giro del GP d’Italia 2001 Barrichello supera il colombiano ma gli cede nuovamente il primato al 19° giro quando perde troppo tempo al pit-stop per un problema al bocchettone della benzina. Ralf Schumacher sfrutta la sosta ai box del compagno di scuderia per ritrovarsi temporaneamente in testa alla gara ma quando tocca a lui rifornire – alla 35° tornata – è costretto a lasciare il primato a Barrichello.Il pilota brasiliano del Cavallino, però, ha una strategia a due soste e quindi al 42° giro lascia definitivamente la vittoria a Montoya, al primo successo in carriera nel Mondiale F1.F1 – I risultati del GP d’Italia 2001 a Monza
1 Juan Pablo Montoya (Williams) 1h16:58.493
2 Rubens Barrichello (Ferrari) + 5,2 s
3 Ralf Schumacher (Williams) + 17,3 s
4 Michael Schumacher (Ferrari) + 25,0 s5 Pedro de la Rosa (Jaguar) + 65,0 s
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NSU Spider (1964): la prima Wankel
La NSU Spider del 1964 rappresenta un pezzo di storia dell’automobilismo: la prima vettura di serie dotata del motore rotativo Wankel si trova ormai solo nelle aste a prezzi che superano i 50.000 euro.NSU Spider (1964): le caratteristiche principaliLa NSU Spider vede la luce nel 1964: realizzata sulla stessa base della Sport Coupé del 1959 (e molto simile anche nel design), è lunga solo 3,58 metri e può vantare potenti freni a disco anteriori e finiture curate. Comoda e brillante, è penalizzata da una posizione di guida scomoda e da uno sterzo poco comunicativo.NSU Spider (1964): la tecnicaIl motore della NSU Spider è il primo propulsore rotativo Wankel di sempre montato su un’auto di serie: un’unità da 0,5 litri con potenze comprese tra 50 e 54 CV (che spinge alla grande agli alti regimi ma delude ai bassi) abbinata ad un cambio manuale a quattro marce.La presenza di un propulsore così piccolo (montato posteriormente) ha permesso ai tecnici tedeschi di ricavare – oltre al bagagliaio anteriore – anche un vano supplementare nel retro sopra il motore.NSU Spider (1964): le quotazioniNon fatevi ingannare dalle quotazioni della NSU Spider del 1964 che recitano 20.000 euro. La sportiva teutonica – in quanto prima auto Wankel di sempre – è molto richiesta ma anche molto rara visto che è stata prodotta in poco più di 2.000 esemplari. Oramai si trova solo nelle aste a prezzi che superano i 50.000 euro.
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Mercedes AMG GT by Piecha
Secondo il preparatore tedesco Piecha la Mercedes AMG GT può essere spremuta molto più a fondo di quanto non lo faccia già la Casa della Stella. Sembra che neanche l’ultima versione più radicale della gamma, la “R”, abbia entusiasmato abbastanza il tuner teutonico, tanto che i suoi meccanici hanno deciso di mettere mano alla GT S e dimostrare di cosa, veramente, è capace.La trasformazione è evidente già sotto il profilo estetico grazie al massiccio kit in fibra di carbonio composto da un prominente splitter anteriore, minigonne più pronunciate, un nuovo diffusore posteriore dal quale fuoriescono 4 terminali di scarico e un grande alettone fisso che sovrasta il retrotreno.Il colore nero di tutti i componenti del body-kit contrastano con il blu elettrico della carrozzeria e con i cerchi lucidi da 20 pollici dietro e da 19 pollici davanti. Per gli interni della Mercedes AMG GT Piecha ha optato per una tappezzeria in pelle marrone a contrasto con i nero della plancia, del volante e della console centrale.Ad ogni modo la parte più interessante di questo tuning è sotto al cofano dove il V8 da 4.0 litri riceve un vigoroso upgrade. Attraverso ritocchi all’elettronica e alcune modifiche alla meccanica, i tecnici sono riusciti ad elevare la potenza a 612 CV (+102 CV) con la coppia massima ora a 840 Nm (+190 Nm).
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Lamborghini Road Monument
Lamborghini lancia ‘Road Monument’, un concorso internazionale di architettura il cui oggetto sarà la progettazione di nuovi accessi alla città di Sant’Agata Bolognese, sede del marchio.Giovani architetti, designer e studi di progettazione dovranno immaginare due istallazioni ispirate alla Casa del Toro con lo spirito di valorizzare e fornire una nuova identità al territorio basata sui valori che caratterizzano Lamborghini: soluzione stilistiche e tecnologia pura all’avanguardia.La giuria internazionale d’eccezione sarà composta da quattro studi di architettura di fama mondiale, Zaha Hadid Architects, Studio Fabio Novembre, Studio Libeskind, Foster + Partners, insieme a Francesco Dal Co, Direttore di Casabella, Giuseppe Cappochin, Presidente dell’Ordine Nazionale degli Architetti, Annalisa Trentin dell’Università degli Studi di Bologna e Stefano Domenicali, il nuovo Chief Executive Officer di Automobili Lamborghini.Tra gl altri vincoli diprogettazione imposti dal concors, le proposte dovranno prediligere l’impiego di materiali non inquinanti e tecnologie eco-sostenibili, nel rispetto della responsabilità etica e sostenibilità ambientale.
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McLaren 570 GT: la versione ispirata a Jean-Paul Gaultier
La McLren 570GT è l’ultima arrivata della famiglia inglese, a pochi mesi dal suo arrivo la sportiva d’Oltremanica appare nella sua seconda edizione personalizzata dal reparto MSO. In questo caso la 570GT veste una livrea in un’esclusiva colorazione Pacific Blue, sfoggiata in occasione del Chantilly Arts & Elegance Richard Mille, un evento in memoria degli Anni ’20 in cui i costruttori di auto e il mondo della moda si unirono per la prima volta per mostrare il futuro dell’industria automotive e del prêt-à-porter.Questa speciale McLaren 570GT è ispirata alle creazioni di Jean-Paul Gaultier, per questo l’inedita colorazione della carrozzeria si combina con dettagli come i paraurti anteriore e posteriore e le prese d’aria laterali in nero lucido. All’interno sono state modificate alcune rifiniture per darle un tocco personalizzato.L’unica novità meccanica riguarda l’introduzione di un nuovo sistema di scarico realizzato in titanio, più leggero del 30% rispetto all’originale e rifinito con una decorazione dorata che cambia colore quando raggiunge temperature elevate .
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DS E-TENSE premiata al concorso d’Eleganza di Chantilly
In occasione del Concorso di Eleganza di Chantilly Arts & Élégance Richard Mille, tenutosi domenica 4 settembre, nella prestigiosa cornice del Domaine de Chantilly, la fascinosa DS E-TENSE è stata eletta l’auto più bella della kermesse.Erano ben otto le concept car di prestigiosi marchi presenti al Chantilly Arts & Élégance Richard Mille, uno degli eventi principali tra quelli dedicati alle automobili di classe.Ogni auto, come di consueto, era accompagnata da una modella vestita con la creazione di uno stilista; la DS E-TENSE era accompagnata dalla creazione dello stilista francese Eymeric François, un abito unico presentato durante la sfilata.Per eleggere la coppia vincente, è stata selezionata una giuria di esperti composta da piloti, meccanici, giornalisti, designer, pittori e anche collezionisti.DS E-TENSE, oltre ad essere un’auto dotata di un design unico e ricercatissimo, si distingue anche grazie alla catena di trazione elettrica ad alte prestazioni, con una potenza di 402 cavalli e una coppia di 516 Nm. Con un’autonomia di oltre 300 km, DS E-TENSE rientra nel mondo delle GT ad alte prestazioni.
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