Emerson Fittipaldi: il più grande pilota degli anni ’70

Emerson Fittipaldi è stato il pilota più grande degli anni ’70: nella prima metà del decennio ha portato a casa due Mondiali F1 e ha “sprecato” gli anni successivi cercando di far vincere la scuderia fondata dal fratello maggiore Wilson. Scopriamo insieme la storia del driver brasiliano, capace di trionfare anche negli States (due 500 Miglia di Indianapolis e un campionato CART).Emerson Fittipaldi: la storiaEmerson Fittipaldi nasce il 12 dicembre 1946 a San Paolo (Brasile). Figlio di uno dei più famosi giornalisti locali specializzati in motorsport, inizia a gareggiare a 14 anni con le moto e a 16 con gli aliscafi ma passa ai più sicuri kart dopo un brutto incidente.Le prime esperienzeNel 1965 debutta con le auto di serie nelle gare brasiliane al volante di una Renault Dauphine e di una Willys Interlagos e ottiene il primo podio (3° alla Mil Milhas in coppia con il connazionale Jan Balder) l’anno successivo con una DKW Malzoni.Emerson Fittipaldi inizia a farsi conoscere nel 1967 quando si aggiudica il campionato nazionale di Formula Vê e conquista la 6 Ore di Interlagos insieme al fratello maggiore Wilson con una Volkswagen Karmann Ghia. L’anno seguente i due portano a casa la 12 Ore di Porto Alegre con un prototipo Volkswagen.Il trasferimento in EuropaFittipaldi si trasferisce in Europa nel 1969, corre in Formula Ford e si aggiudica il prestigioso campionato britannico di F3. Nel 1970 diventa campione brasiliano Formula Ford 1600, chiude in terza posizione il campionato europeo di F2 dietro allo svizzero Clay Regazzoni e al britannico Derek Bell e debutta in F1.Il debutto in F1Emerson Fittipaldi debutta in F1 come terzo pilota Lotus nel 1970 nel GP di Gran Bretagna. Porta a casa i primi punti già nella seconda gara (quarto in Germania) e risulta complessivamente più lento del compagno austriaco Jochen Rindt (ma più rapido del britannico John Miles).La morte di Rindt e l’addio alle corse di Miles (scosso dall’incidente del coéquipier) portano Fittipaldi a diventare prima guida della scuderia britannica: Emerson non delude andando a vincere il GP degli USA e risultando più rapido del compagno svedese Reine Wisell. La situazione si ripete nel 1971 con due terzi posti (in Gran Bretagna va meglio del sudafricano Dave Charlton) e una seconda piazza in Austria.Il primo MondialeNel 1972 Emerson Fittipaldi diventa il più giovane campione del mondo della storia della F1 (record che verrà battuto solo nel 2005 da Fernando Alonso) con quattro vittorie (Spagna, Belgio, Austria e Italia) e con piazzamenti migliori di quelli del compagno australiano David Walker. Nelle ultime due gare (con il titolo già vinto), però, si rilassa e fa peggio di Wisell. L’anno seguente ottiene tre successi (Argentina, Brasile e Spagna), va meglio del nuovo compagno di scuderia svedese Ronnie Peterson e termina il Mondiale in seconda posizione.La McLaren e il secondo MondialeFittipaldi passa nel 1974 alla McLaren e conquista il secondo Mondiale F1 in carriera grazie a tre vittorie (Brasile, Belgio e Canada). Risulta sempre più veloce del compagno neozelandese Denny Hulme e dei tre “terzi piloti” del team inglese: i britannici Mike Hailwood e David Hobbs e il tedesco Jochen Mass. L’anno successivo termina il campionato in seconda posizione (meglio di Mass) con due successi (Argentina e Gran Bretagna).La CopersucarEmerson Fittipaldi prende una decisione clamorosa nel 1976: dopo quattro stagioni condite da due Mondiali e due secondi posti il pilota più forte del momento decide di lasciare la McLaren per correre con la Copersucar, scuderia fondata l’anno prima dal fratello maggiore Wilson. Fa meglio del connazionale Ingo Hoffmann e porta a casa tre punti grazie a tre sesti posti rimediati in tre GP (USA Ovest, Monte Carlo e Gran Bretagna).La situazione migliora nel 1977 (sempre più veloce di Hoffmann, porta a casa tre quarti posti in Argentina, Brasile e Olanda) e l’anno successivo regala alla Copersucar il primo e unico podio grazie ad un incredibile secondo posto in Brasile. Nel 1979 fa meglio del connazionale Alex Ribeiro ma va una sola volta a punti con un sesto posto in Argentina.Addio alla F1Nel 1980 la Copersucar cambia nome in Fittipaldi ed Emerson non è più brillante come un tempo: più lento del finlandese Keke Rosberg, ottiene l’ultimo podio in carriera (3° USA Ovest) e al termine della stagione appende il casco al chiodo e si limita a gestire la scuderia fino al 1982.Ritorno in pistaFittipaldi torna in pista nel 1984 nel campionato CART, porta a casa la prima vittoria nel 1985 (Michigan) e nel 1989 si laurea addirittura campione con una Penske Chevrolet del team Patrick grazie a cinque vittorie (500 Miglia di Indianapolis, Detroit, Portland, Cleveland e Nazareth).Nel 1993 Emerson Fittipaldi ottiene il secondo successo a Indianapolis con una Penske Chevrolet e due anni più tardi abbandona la serie.Il terzo millennioEmerson Fittipaldi rientra nel mondo del motorsport nel 2005 quando si occupa della gestione della squadra brasiliana nel campionato A1 GP ma non ha nessuna intenzione di abbandonare il ruolo di pilota. Torna in pista nel GP Masters, affronta il campionato brasiliano GT3 del 2008 con una Porsche 911 e nel 2014 corre la 6 Ore di San Paolo – valida per il Mondiale Endurance WEC – al volante di una Ferrari 458 Italia GT2.
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BMW M2 by Hamann

A pochi mesi dal suo arrivo sul mercato la entry level delle M di Casa BMW, la compatta BMW M2 per chi non la conoscesse, è già diventata una specie di Santo Graal per gli smanettoni del tuning.Molti hanno già messo mano alla piccola coupé bavarese arrabbiata e il preparatore tedesco Hamann non ha voluto essere da meno.Body kit aerodinamicoEsteticamente la BMW M2 by Hamann sfoggia un paraurti anteriore ritoccato, nuove minigonne laterali più pronunciate, un nuovo diffusore posteriore e un inedito alettone dalle linee molto elaborate. Completano il quadro estetico i nuovi cerchi dal design personalizzato.Iniezione di potenza per il 6 cilindri in lineaSotto il cofano il sei cilindri in linea da 3.0 litri guadagna ben 50 CV, portando la potenza complessiva dai 370 CV originali a 420 CV (molto vicina alla sorella maggiore M4, da 431 CV).Anche la coppia riceve un notevole incremento di 65 Nm con un valore complessivo di 530 Nm (550 Nm per la M4).Come ha ottenuto Hamann questo incremento di potenza? Con una riprogrammazione dell’elettronica e con un nuovo impianto di scarico, semplice.  
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Nissan Juke stabilisce un nuovo inedito record

Nissan Juke si è recentemente resa protagonista di un nuovo record mondiale. La crossover giapponese, guidata dallo stuntman Paul Swift, ha eseguito la manovra “J-turn” nonostante i vetri completamente oscurati, eguagliando l’attuale record stabilito però con visuale libera: il pilota, per intenderci, aveva come unico riferimento la tecnologia Around View Monitor (AVM).Paul Swift ha eseguito un giro di 180° – partendo in retromarcia per poi sterzare e girarsi frontalmente – in uno spazio superiore alla lunghezza complessiva del veicolo di soli 18 cm, usando soltanto le quattro telecamere esterne di Juke per individuare la propria posizione.Non fatelo a casaDopo questa prova da record, Paul Swift ha dichiarato: “Sconsiglio ai conducenti di provare a parcheggiare con il sistema AVM eseguendo un J-turn, come ho fatto io, ma questa è senz’altro un’ottima dimostrazione di come la tecnologia AVM possa davvero aiutare i clienti Nissan nella guida quotidiana. All’inizio è stato strano guardare la panoramica a 360° sullo schermo della plancia, senza poter guardare attraverso i vetri della vettura, ma mi sono abituato in fretta. Le telecamere del sistema AVM mi hanno mostrato una visuale chiara della carreggiata, perciò ero certo che sarei rimasto all’interno delle righe”.La tecnologia a bordo di JukeIl sistema AVM di Nissan offre al conducente una veduta aerea a 360° sia dell’auto sia dello spazio circostante. Le quattro immagini, unite digitalmente, vengono visualizzate sullo schermo NissanConnect nella plancia, rendendo le manovre di parcheggio più semplici e sicure.La tecnologia Nissan AVM comprende, inoltre, il Sistema di rilevamento oggetti in movimento, che avverte il conducente se qualcosa, ad esempio un pedone o un animale, si trova vicino alla vettura. Questo fornisce al guidatore una maggiore consapevolezza in fase di manovra, a vantaggio della sicurezza.La tecnologia AVM è parte integrante della visione di “Intelligent Mobility Nissan” per un futuro più sicuro e sostenibile. Inoltre è uno degli elementi fondanti dell’approccio di Nissan a ProPilot, la tecnologia di guida autonoma sviluppata dalla casa automobilistica. La prima vettura Nissan europea dotata di ProPilot verrà svelata nel 2017.Nissan Juke non è nuovo a imprese di questo genere: il crossover compatto ha già stabilito un record percorrendo un miglio su due ruote nel minor tempo di sempre. Chissà quale altra impresa ci riserverà il futuro…
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Dodge, la storia della Casa statunitense

La Dodge non è solo una delle Case statunitensi più sexy in circolazione (ha inventato la Charger, la Challenger, il Ram e la Viper, per dire) ma anche un marchio con oltre un secolo di storia che ha portato diverse innovazioni nell’automobilismo a stelle e strisce. Scopriamo insieme la storia di questo brand.Dodge, la storiaLa storia della Dodge inizia nel 1914 quando due fratelli (John Francis e Horace Elgin Dodge) provenienti dal Michigan, dopo aver realizzato biciclette alla fine dell’800, fornito componenti meccanici alle Case automobilistiche “yankee” all’inizio del XX secolo e costruito vetture per conto della Ford, decidono di mettersi in proprio e diventano, dopo solo un anno di attività, i terzi produttori statunitensi.La Prima Guerra Mondiale e l’influenza spagnolaNel 1916 la Casa “yankee” si occupa di forniture militari per l’esercito statunitense impegnato nella Prima Guerra Mondiale, quattro anni più tardi la Dodge diventa la seconda Casa più acquistata negli USA ma la morte di entrambi i fratelli per via dell’influenza spagnola cambia tutto.Dai banchieri alla ChryslerNel 1925 un consorzio di banchieri di New York acquista la Dodge dalle vedove di John Francis e Horace Elgin per 146 milioni di dollari e la rivende nel 1928 (anno in cui debutta un motore a sei cilindri) alla Chrysler.Gli anni ’30 e ’40Per rispondere alla crisi del 1929 la Casa americana punta su innovazioni tecnologiche focalizzate sul miglioramento del comfort e nel 1930 inizia la produzione di un motore a otto cilindri. Un’unità che sparisce dalla circolazione nel 1934, anno in cui arrivano le sospensioni anteriori a ruote indipendenti e modelli caratterizzati da un design seducente.Nel 1942 la produzione di auto Dodge viene interrotta per passare alle forniture belliche per l’esercito statunitense impegnato nella Seconda Guerra Mondiale e riprende quattro anni più tardi.Gli anni ’50 e ’60Il 1952 è l’anno in cui debutta il primo motore V8 della storia della Casa statunitense. L’anno seguente arrivano invece i primi modelli disegnati da Virgil Exner e la prima vittoria NASCAR grazie a Lee Petty.Nella seconda metà degli anni ’50 iniziano a diffondersi le pinne posteriori mentre gli anni ’60 per Dodge significano soprattutto “caccia alle prestazioni”: nel 1966 debutta la mitica Charger ma è la seconda generazione del 1968 a conquistare definitivamente il pubblico.La crisi e la rinascitaGli anni ’70 si aprono con la conquista del primo campionato Costruttori NASCAR e con il debutto della Challenger (la risposta Dodge alla Chevrolet Camaro e alla Ford Mustang) ma la crisi petrolifera del 1973 incide negativamente sulle finanze del marchio “yankee”, in ritardo rispetto alla concorrenza nel proporre modelli più efficienti.La prima svolta “verde” arriva solo nel 1978 con la Dodge Omni, variante rimarchiata della Simca-Chrysler Horizon (Auto dell’Anno 1979 in Europa) nonché prima auto a trazione anteriore e con motore montato in posizione trasversale disponibile in Nord America. La Casa “yankee” si risolleva quando Lee Iacocca viene nominato presidente e amministratore delegato Chrysler: si circonda di numerosi collaboratori di fiducia provenienti dalla sua precedente esperienza in Ford, licenzia numerosi operai, vende Chrysler Europe a Peugeot e ottiene prestiti grazie alle garanzie del Congresso.L’anno seguente Iacocca diventa presidente del consiglio di amministrazione e risolleva il gruppo Chrysler con una serie di progetti bocciati qualche anno prima dalla Casa dell’Ovale Blu come il pianale K a trazione anteriore introdotto nel 1981.Ram e CaravanGli anni ’80 per Dodge sono contraddistinti da modelli meno assetati di carburante ma anche dal lancio di due vetture destinate ad entrare nel mito: il pick-up Ram del 1981 (che diventerà talmente famoso da diventare un marchio a parte nel 2010) e la Caravan del 1984 (affiancata quattro anni più tardi dalla variante a passo lungo Grand Caravan), una delle prime monovolume di sempre.La Viper e non soloIl modello più iconico della Dodge – la Viper – vede la luce nel 1992: una spider dal design aggressivo e originale (anticipato da una concept nel 1989) caratterizzata da un possente motore 8.0 V10 da 400 CV derivato dalle unità usate dai mezzi commerciali Chrysler e opportunamente modificato da Lamborghini (brand acquistato da Chrysler nel 1987).Nel 1996 è la volta della variante coupé GTS con 450 CV mentre nel 1998 (anno in cui, in seguito alla fusione tra Chrysler e Mercedes, Dodge entra nel gruppo DaimlerChrysler) la Durango porta il motore V8 e sette posti a sedere nel segmento delle SUV medie.La crisi del XXI secoloIl XXI secolo per la Dodge si apre ufficialmente nel 2004 con il lancio della seconda generazione della Viper. Due anni più tardi la Casa “yankee” tenta lo sbarco in grande stile in Europa – senza successo – con la compatta Caliber e nello stesso periodo riporta nei listini americani dopo 19 anni di assenza la Charger (trasformata in un’aggressiva berlinona a quattro porte).Nel 2007 (anno di lancio della SUV compatta Nitro, “cugina” della Jeep Cherokee) termina l’avventura DaimlerChrysler e Dodge, insieme a tutti i brand del gruppo Chrysler, viene ceduta al fondo Cerberus e si ritrova in bancarotta nel 2008 – anno del ritorno della Challenger e del debutto della berlina Avenger – dopo la crisi economica.L’era FiatLa svolta per la Dodge arriva nel 2009 quando Fiat rileva il 20% di Chrysler a costo zero impegnandosi a risanarla. Nello stesso anno nasce la Journey, una grande SUV che in occasione del restyling del 2011 viene venduta come Fiat Freemont.Nel 2010 Dodge lascia i listini italiani e l’anno seguente Fiat acquisisce la maggioranza di Chrysler. La Dart del 2012 (realizzata sullo stesso pianale della Jeep Cherokee e sulla piattaforma allungata dell’Alfa Romeo Giulietta) è il primo modello realizzato in collaborazione con il colosso torinese ma non conquista il pubblico americano. Nel 2014 tutto il gruppo Chrysler passa sotto Fiat: nasce FCA.
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Il garage privato di Nico Rosberg: passione per le ‘ali di gabbiano’

Dieci giorni fa Nico Rosberg, al volante della Mercedes W07, si proclamava Campione del Mondo di Formula 1 ad Abu Dhabi. Nessuno si sarebbe immaginato che di lì a pochi giorni avrebbe scioccato il mondo intero annunciando il suo ritiro immediato dalle corse. La sua montagna l’ha scalata, la sua missione l’ha compiuta e, per il Campione del Mondo della categoria regina delle corse automobilistiche, non c’è più motivo di continuare a correre, visto che nella storia ormai c’è già entrato a pieno titolo. Ha appeso il casco al chiodo, sì, ma la sua passione per i motori che da sempre lo ha infiammato dentro non si è certo spenta. E da vero innamorato di automobili, a 31 anni vanta già un garage di casa pieno di pezzi d’arte, la maggior parte dei quali, naturalmente, targati Mercedes. Il più leggendario di questi ha fatto la storia dell’automobilismo, la iconica Mercedes 300 SL ‘Ali di Gabbiano’ del 1955. Parcheggiata nel suo garage privato poi ci sono anche una 300 SL del ’58 e una 280 SL Pagoda del 1970 del valore di circa 100.000 euro. Ma la collezione di Rosberg non è fatta solo di auto storiche: come auto di famiglia, ora che avrà più tempo da dedicarle, Nico userebbe una confortevole ma allo stesso tempo sportiva Mercedes-AMG C63 berlina. La sua Mercedes SLS AMG da 571 CV, probabilmente, la userà invece quando si sentirà un po’ nostalgico del suo passato da pilota… chissà. 
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Nissan Micra 2017, partiti gli ordini con prezzi da 12.600 euro

Sono ufficialmente partiti gli ordini della nuova Nissan Micra 2017. La compatta del marchio giapponese, che arriverà nelle concessionarie a partire da marzo, è in vendita con prezzi a partire da 12.600 euro per la versione Visia, equipaggiata con motore tre cilindri benzina, da 1.0 litri e 73 CV di potenza.Sarà disponibile anche nelle varianti Visia + (13.800 euro), Acenta (14.800 euro), N­Connecta (16.700 euro) e Tekna, il top di gamma, a partire da 17.700 euro.Motori e allestimenti disponibiliLa nuova Nissan Micra 2017 arriva sul mercato in abbinamento a tre motori: un 3 cilindri benzina 0.9 L turbo IG­T da 90CV, un 3 cilindri benzina 1.0 L aspirato da 73 CV e il 4 cilindri diesel 1.5 L dCi da 90CV.Sarà estremamente personalizzabile, dentro e fuori: sono infatti più di 100 le varianti realizzabili e andranno a soddisfare le esigenze di ogni tipo di cliente.Tanti i sistemi tecnologici al servizio della sicurezza e del comfort: Active Trace Control di serie su tutte le versioni (agisce sui freni delle ruote interne ed esterne alla curva per aiutare il veicolo a mantenere la traiettoria impostata), Active Ride Control di serie su tutte le versioni (attenua i movimenti della vettura sui dossi agendo sul controllo del motore e sui freni) e Assistenza alla partenza in salita di serie su tutte le versioni.Ma anche: Frenata di emergenza intelligente di serie su tutte le versioni e con riconoscimento dei pedoni di serie su Tekna e opzionale sulle altre versioni tranne Visia, Avviso e Prevenzione di Cambio Corsia Involontario (unico nel segmento B), Monitor a Visione Panoramica (Around View Monitor) e sistema Copertura Angoli Ciechi (unico nel segmento B) Sistema Riconoscimento Segnaletica Stradale, Sistema audio Bose® Personal®, sviluppato in collaborazione con Nissan.Inoltre, presso tutte le concessionarie Nissan, grazie ad un innovativo processo di vendita e alla tecnologia di realtà virtuale, indossando un visore, i clienti possono già vedere Nuova Micra, provare l’emozione di trovarsi a bordo della vettura con visione a 360 gradi, scoprire contenuti di prodotto anche di tipo interattivo.
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Citroën 2CV Charleston (1986): la prova della piccola francese

Poche auto suscitano simpatia come la Citroën 2CV: la piccola (ma pratica) francese mette d’accordo tutti grazie al suo stile retrò e nonostante i pochi cavalli a disposizione è molto piacevole da guidare.Abbiamo avuto modo di guidare la mitica 2CV6 Charleston del 1986 durante l’evento PSA & Friends: scopriamo insieme i pregi e i difetti della simpatica utilitaria transalpina.S come spartana (ma anche come spaziosa)Prima di parlare della Citroën 2CV Charleston bisogna chiarire una cosa fondamentale: stiamo parlando di un’auto (molto) spartana nata nel lontano 1948 e prodotta fino al 1990. Questo significa finiture essenziali e un comfort acustico scarso: se non potete rinunciare a questi due elementi non è l’auto che fa per voi.Quello che non manca sull’utilitaria del Double Chevron è lo spazio: in 3,83 metri di lunghezza i tecnici della Casa francese hanno ricavato un abitacolo comodo per quattro persone e un bagagliaio ampio. L’unica nota negativa arriva dall’assenza del portellone visto che il tetto apribile in tela di serie arriva fino alla base del lunotto posteriore.Benvenuti a bordoBastano pochi minuti per prendere confidenza con la Citroën 2CV Charleston: il posto guida è comodo (l’unica vera pecca è il volante un po’ troppo orizzontale), ci sono tanti vani portaoggetti a disposizione e alla fine ci si abitua anche al cambio (manuale a quattro marce) con comando a leva sulla plancia.Le sospensioni morbidissime assorbono senza problemi qualsiasi sconnessione, l’impianto di riscaldamento funziona egregiamente e solo la visibilità posteriore è leggermente penalizzata dal lunotto piccolo.Come si guidaIn compenso la Citroën 2CV Charleston è molto divertente da guidare: il motore boxer bicilindrico da 602 cc e 29 CV è un piccolo gioiello della tecnica (molto rumoroso, va detto) che sale rapidamente di giri. In pianura non delude mai, anche se la velocità massima è di soli 110 km/h.Nelle curve rolla tanto ma è incollata all’asfalto: la tendenza ad allargare la traiettoria emerge solo se si va davvero forte (sconsigliato su un’auto di questo tipo). I freni, inoltre, regalano sempre una buona risposta (nonostante l’assenza del servofreno) mentre dallo sterzo ci saremmo aspettati più fluidità (considerando anche il peso contenuto – inferiore a 600 kg – della vettura).Prezzo e costiDa nuova nel 1986 la Citroën 2CV6 Charleston costava 7.939.000 lire: 654.000 più della versione Special e circa mezzo milione meno di una Visa “base”. Oggi si trova facilmente a 5.500 euro ma se l’esemplare ha pochi chilometri ed è tenuto bene si può salire anche a quota 6.500.Ottimi i consumi: 16,7 km/l dichiarati a 90 km/h, 14,5 km/l in città e 15,6 km/l come valore medio. Questo nonostante la “fame” di giri che contraddistingue la mitica piccola a quattro porte del Double Chevron.
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Volvo V90 SW, in Svezia sarà l’auto della Polizia

In Svezia la nuova Volvo V90 SW sarà presto utilizzata dal corpo di polizia come auto di servizio.La scelta è ricaduta su una vettura di alta gamma proprio perché nel paese scandinavo l’auto della polizia è considerata alla stregua di una vera e propria postazione di lavoro.Ciò significa che qualsiasi auto, per poter essere utilizzata dal corpo di polizia, deve soddisfare requisiti molto rigorosi in termini di prestazioni, comfort, qualità ed ergonomia. Test di collaudo in cinque fasiNon a caso, il test cui la polizia svedese sottopone le automobili si divide in cinque prove: collaudo dei freni, percorso a ostacoli, test di manovra di evasione con e senza frenata e guida ad alta velocità in emergenza.Il punteggio complessivo ottenuto dalla V90 è stato di 9,2 su 10, il più alto mai conseguito da un’auto in questa difficile prova.Tuttavia la vettura utilizzata viene modificata rispetto a quella originale: il telaio viene rinforzato e reso più dinamico, freni e sospensioni sono ottimizzati e l’auto viene dotata di tutta la strumentazione e i dispositivi di comunicazione necessari alla polizia, lavoro che richiede circa una settimana. Non solo in SveziaNon è la prima volta che una vettura del marchio Volvo viene utilizzata dalle forze di polizia svedesi. Già nel 1929 si combatteva il crimine con una Volvo e nella storia più recente sono state utilizzate vetture come la XC70 e V70.Insomma la Svezia ha dato il via a questa “partnership” ma fra i corpi di polizia che hanno utilizzato automobili Volvo in periodi recenti vi sono anche quello norvegese, italiano, britannico e olandese.
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Fiat e Lancia, le offerte di Natale

FCA festeggia il Natale con una importante promozione destinata a tutti i clienti.Fino al 31 dicembre 2016, su tutte le vetture Fiat e Lancia in pronta consegna da immatricolare entro fine anno, c’è lo “Sconto Minimo Garantito”, a cui hanno accesso tutti indipendentemente da eventuali permute o rottamazioni. Sconto Minimo GarantitoInfatti, su Fiat Panda, Punto, Qubo e Lancia Ypsilon per tutti i clienti almeno 2.500 euro di “Sconto Minimo Garantito”. In più, su tutte le vetture indicate, vi è la possibilità di accedere ad un finanziamento dedicato, della durata di ben 5 anni con tasso zero, anticipo zero e nessun limite di importo massimo finanziabile.Lo “Sconto Minimo Garantito” sale a 3.750 euro per la Panda Easy 0,9 cc da 80 CV a metano, a 4.350 euro per il Qubo Easy 1,4 cc da 70 CV a metano, a 5.200 euro per la Punto Street 5 porte a Metano, a 3.900 euro per Lancia Ypsilon a metano. 
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Novitec: ora anche McLaren nella lista del preparatore tedesco

Il preparatore tedesco Novitec, celebre nel mondo del tuning per le sue proposte su modelli Ferrari, Lamborghini e Maserati, annuncia l’inizio di nuovi progetti dedicati al marchio McLaren Automotive. Le prime due a passare per le officine Novitec sono la McLaren 540C e la McLaren 570S. Il catalogo di kit sviluppati per le due supercar di Woking elevano la potenza del V8 fino a 610CV nel caso della 540C (+70 CV) e 646 CV per la 570S (+76 CV). Entrambi i ritocchi meccanici passano per modifiche all’elettronica e un nuovo sistema di scarico. Dal punto di vista del telaio, Novitec propone nuove molle per le sospensioni e distanziatori in alluminio che allargano la carreggiata fino a 30 mm per asse. Esteticamente le novità riguardano invece un nuovo set di ruote con cerchi da 20 pollici all’anteriore e 21 pollici al posteriore, un nuovo splitter anteriore, minigonne, branchie laterali e un nuovo alettone posteriore, tutto rigorosamente in fibra di carbonio e senza particolari rifiniture eccentriche. Insomma, sembra quasi tutto uscito di fabbrica. Presto arriveranno accessori anche per la nuova 570 GT, 
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