Non poteva festeggiare in modo migliore la sua prima vittoria in Superbike 2017. Marco Melandri vince a Misano, davanti al suo pubblico, la seconda gara del weekend. Un successo meritatissimo, arrivato al termine di una gara condotta in larga parte in seconda posizione, dietro a un velocissimo Jordi Torres.
Il ravennate ritrova così il primo gradino del podio ma anche la fiducia dopo una prima parte di stagione priva di successi. Lo applaude, dai box, il suo compagno di squadra Davies, fermo per infortunio dopo la rovinosa caduta di ieri.
Sul secondo gradino del podio ci finisce Jonathan Rea, complice il ritiro a causa di un problema tecnico di Jordi Torres; stava facendo una gara straordinaria (gara fotocopia anche per un grande Fores, ritirato mentre era al comando). Chiude il podio Tom Sykes e il mondiale è sempre più nelle mani dell’attuale campione del mondo.
Il primo round di Misano della Superbike 2017 si è deciso tutto nei giri finali, anzi nelle ultime curve. Finiscono tutti per terra quelli candidati a vincere e va sul primo gradino del podio un – diciamolo – fortunato Tom Sykes. Nell’ultimo giro si è prima auto-eliminato Melandri, quando sembrava poter chiudere almeno al terzo posto.
Poi è caduto Davies a una manciata di curve dalla fine mentre era al comando ed è stato investito dall’incolpevole Jonathan Rea, che lo seguiva a distanza ravvicinata; il pilota Kawasaki nel giro successivo si è poi fermato nel punto dell’incidente per sincerarsi delle condizioni di Davies, fermo a bordo pista con i medici e dolorante alla schiena (il pilota è al centro medico e siamo in attesa di conoscere le sue condizioni).
Sul podio alla fine ci sono finiti Lowes e Rea (veloce a rialzarsi e ripartire), ma un altro grande protagonista della gara è stato Van der Mark, che è stato per molto tempo al comando prima di essere tradito dalla sua gomma posteriore che improvvisamente ha ceduto, scaraventandolo per terra: con molte probabilità sarebbe finito sul podio.
È la 106 la Peugeot più amata, più cercata, più mitizzata dagli appassionati; specialmente quando si tratta di rallysti. Ma se cercate una francesina sportiva che sia anche utilizzabile per andare al lavoro (nel 2017), allora forse esiste una soluzione più comoda. La Peugeot 206 RC non avrà quel look esotico della sua “nonnina”, ma è un’auto che ci sa fare: il suo 2.0 quattro cilindri aspirato da 177 CV è un animale raro e, nonostante l’età, gode di (quasi) tutti i comfort di un’auto moderna, ABS ed ESP inclusi. Detto ciò, la 206 RC ha pur sempre u’anima corsaiola e un passato racing (la 206 WRC era una bestia), e soprattutto ha segnato una svolta importantissima per le compatte di Casa Peugeot in termini di design.
DENTRO
Se vi piacciono gli anni ’90, allora troverete la 206 RC uno spettacolo. Il volante a tre piccole razze, i sedili sportivi profilati in stoffa e il pomello del cambio in alluminio sono proprio dedicati ai rallysti nostalgici. La posizione di guida è un po’ goffa, soprattutto se siete altini, con il volante che risulta sempre troppo orizzontale, stile Kart. Bella invece la pedaliera in alluminio, così come la strumentazione semplice e leggibile. Ma i suoi punti forti sono altri.
Affrontate un paio di curve con la Peugeot 206 RC e tornerete ragazzini. In inserimento la RC è un fulmine, tanto da eccitare il posteriore spesso e volentieri. Se alzate il gas a metà curva la 206 si mette proprio di sbieco, a patto che evete disinserito l’ESP; ma se la guidata in maniera pulita sa essere un’arma davvero efficace. Il motore 2.0 è molto elastico e pacioso sotto i 4.000 giri, superata quella soglia però è davvero pieno e i 177 CV sembrano anche di più. È raro ormai guidare un compatta a trazione anteriore con un motore 2,0 non sovralimentato, e bisogna ammettere che è una vera goduria sentire un collegamento così diretto tra piede e accelerazione.
Il cambio manuale a 5 rapporti poi è preciso e ben spaziato, con dei rapporti corti che esaltano la fame di giri del motore.
Detto ciò, placando gli animi, la 206 RC è anche discretamente comoda nell’uso quotidiano, fatta eccezione per il ronzio del 4 cilindri presente ad ogni regime.
PREZZI
Su internet si trovano molto esemplari di Peugeot 206 RC, con prezzi che vanno dai 3.500 agli 8.000 euro a seconda dello stato e del chilometraggio. Meglio evitare quelle modificate (ce ne sono parecchie) e come sempre controllate i tagliandi che siano regolari.
Piazzarsi secondo in un campionato del mondo è una brutta delusione, ma perdere il titolo per mezzo punto brucia ancora di più. Lo sa bene Tom Sykes: nel 2012 conclude la stagione della WorldSBK con 357,5 punti, contro i 358 di Max Biaggi, che si aggiudica il suo secondo titolo tra le derivate di serie.
“Se ci penso ancora? Ovvio. Non dico che sia il mio incubo, ma provo sempre una certa frustrazione. Soprattutto quando mi tornano in mente due episodi…”
Lo dice il pilota inglese del Kawasaki Racing Team, 32 anni ad agosto, campione del mondo WorldSBK nel 2013.
Tom Sykes nel 2013, anno in cui vinse il campionato WorldSBK
Quali sarebbero gli episodi?
“Il round assurdo di Monza, per cominciare. Prima viene annullata gara1 per diluvio, poi viene interrotta gara2, di nuovo a causa della pioggia. Salgo sul gradino più alto del podio, ma non abbiamo coperto due terzi dei giri previsti. Risultato: la direzione decide di assegnare la metà del punteggio. Il famoso mezzo punto arriva da lì”.
E il secondo?
“Ad Aragon, in gara1 all’ultimo giro sono terzo, ma Ayrton Badovini mi atterra e perdo altri punti preziosi”.
Anche nel 2014 il Mondiale ti sfugge per pochissimo.
“Vero. Entro nel circuito di Sepang da leader della classifica. Peccato che in gara1 Loris Baz, allora mio compagno di squadra, mi metta fuori gioco al primo giro.
Zero punti che pesano come un macigno a fine stagione: Sylvain Guintoli vince il titolo con 6 punti in più”.
Senza questi intoppi, in bacheca avresti tre campionati invece di uno.
“Considerazione che ogni tanto mi passa per la testa; però la soddisfazione e la gioia di aver vinto un Mondiale superano il rammarico per i due mancati. Perché conquistare un titolo non è un gioco da ragazzi, la maggior parte dei piloti non ce l’ha nel palmarès”.
Quindi sei soddisfatto dei tuoi risultati.
“Ci mancherebbe; questo, però, non significa che mi accontenti. Voglio vincere ancora, gare e Mondiali. Non solo nella WorldSBK: la mia grande ambizione è passare alla MotoGP”.
Rischieresti il certo per l’incerto? Sulla Kawasaki ZX-10RR sei tra i top rider.
“Sì, per vari motivi: credo che le caratteristiche dei prototipi e lo sviluppo delle factory si adattino meglio alle mie capacità. Tra le derivate mi diverto, ma mi sembra di non sfruttare al massimo il mio potenziale; mi sento un po’ sacrificato, insomma. Ovviamente mi trasferirei soltanto se mi offrissero una moto molto competitiva, altrimenti resto qui, dove godo di una situazione invidiabile”.
Parla di carattere, il pilota spagnolo del Barni Racing Team, che si racconta tra paure (nessuna) e tatuaggi (uno)…
Prima hai parlato dei momenti difficili del 2012 e del 2014: un ricordo del 2013, anno del trionfo?
“In quella stagione accade una serie di circostanze rocambolesche, roba da scriverci un libro. Inizio non al massimo della forma, con costole e polso fratturati nei test prestagionali a Phillip Island. A Mosca sono costretto al ritiro perché la moto prende fuoco; a Portimão cado nel giro di ricognizione, quindi parto dalla corsia dei box, invece che dalla prima casella, e mi ritiro dopo qualche giro per problemi tecnici.
Nonostante le disavventure, ottengo 3 doppiette, 9 primi posti e 18 podi, 8 pole position e 13 giri veloci; il mio titolo regala alla Kawasaki il secondo campionato WorldSBK della storia, a 20 anni esatti da quello di Scott Russell.
Il 2013 è un anno indimenticabile anche per un altro evento: a meno di un mese da Jerez, ultima gara del campionato, nasce Millie, la mia prima figlia. Non avrei potuto desiderare di meglio per festeggiare la vittoria”.
Nel 2015 diventi di nuovo papà di una bambina, Mia.
“Altra gioia immensa. Non importa, se il tempo per riposarsi è crollato al minimo storico: mai una volta che le piccole dormano nello stesso momento. Io e mia moglie Ami siamo di corvée senza sosta”.
Le tue figlie ti somigliano?
“Fiscamente no, per fortuna: hanno ereditato la bellezza dalla mamma. Da me hanno preso l’allegria. Sono molto simpatiche: fanno scherzi, ridono sempre, hanno un senso dell’umorismo fantastico”.
Essere padre ha cambiato il tuo approccio in pista?
“No, quando monto in sella, penso solo alla prestazione. Nel resto del tempo, le piccole hanno priorità assoluta. Prima che nascesse Mia, Amie e Millie venivano con me a tutte le tappe, anche in Australia.
Con due figlie, gli spostamenti sono diventati più complicati ma, nei round europei, capita che mi seguano tutte e tre. A Millie piace molto l’ambiente: mentre spiego ad Ami come procedono i lavori nel box, lei dice la sua. Forte, no? Del resto, è cresciuta a pane e moto”.
Se un giorno ti dicesse che vuole seguire le tue orme?
“Le darei tutto il sostegno possibile e la guiderei: sarebbe stupido non approfittare della mia esperienza”.
La Superbike 2017 sbarca a Misano per il settimo appuntamento della stagione. Gli occhi saranno puntati sulle due Ducati di Melandri e Davies, da cui ci si aspettano grandi cose nel gran premio di casa, ma chiaramente il favorito resta il leader indiscusso di queso campionato, Jonathan Rea.
Il pilota inglese ama molto il circuito di Misano e non farà probabilmente sconti a nessuno, nemmeno al suo compagno di squadra che ha ritrovato un po’ di fiducia dopo una vittoria a Donington.
Come di consueto la Superbike 2017 sarà trasmessa in tv dalle reti Mediaset. La telecronaca sarà affidata a Giulio Rangheri e Max Temporali, con la squadra che si completerà con Alberto Porta, Anna Capella e, la new entry, Irene Saderini. Di seguito gli orari TV per seguire l’evento.
Giuseppe Morandi è noto soprattutto per aver vinto – in coppia con Ferdinando Minoia – la prima edizione della Mille Miglia. Non tutti sanno, però, che questo pilota lombardo è stato uno dei più talentuosi della sua epoca e la sua fedeltà alla Casa automobilistica bresciana OM (52 anni di onorato servizio) lo ha portato a rifiutare numerose offerte di altri team (tra cui una certa Scuderia Ferrari, che all’epoca gestiva le Alfa Romeo da gara). Scopriamo insieme la storia di quest’uomo.
Giuseppe Morandi: la storia
Giuseppe Morandi nasce il 10 febbraio 1894 a Castiglione delle Stiviere (Mantova) e a soli 14 anni inizia a lavorare come apprendista presso la Casa automobilistica bresciana OM.
Negli anni ’20 inizia a correre con le vetturette e porta a casa il primo successo importante nel 1924 al Mugello.
La prima Mille Miglia
Giuseppe Morandi vince nel 1927 la prima edizione della Mille Miglia in coppia con Ferdinando Minoia al volante di una OM 665 Sport. I due a Bologna hanno quattro minuti di ritardo nei confronti dell’Alfa Romeo di Gastone Brilli-Peri ma conquistano la testa della corsa a Perugia approfittando di un guasto alla vettura del Biscione (troppo sollecitata dal conte toscano).
Nello stesso anno Morandi conquista il secondo posto nel GP d’Italia.
Gli altri successi
Nel 1929 Giuseppe Morandi arriva secondo alla Mille Miglia in coppia con Archimede Rosa e ottiene parecchie vittorie in solitaria in altre corse minori (Avellino, Messina, Coppa della Sila e Circuito Tre Province).
L’anno seguente si aggiudica con Rosa il Giro di Sicilia: un successo ripetuto nel 1931 (anno del terzo posto alla Mille Miglia). La carriera di Morandi termina ufficialmente nel 1932 con il ritiro della OM dalle competizioni ma nel 1947 il pilota lombardo ha modo di ripresentarsi al via della gara bresciana con una Fiat 1100 insieme ad Aldo Bassi (53° assoluto).
La pensione e la morte
Nel 1960, dopo 52 anni di servizio, Giuseppe Morandi lascia la OM e scompare a Brescia il 31 ottobre 1977.
Il pianale Small, sviluppato da Fiate General Motors e portato al debutto dalla Grande Puntonel lontano 2005, è ancora oggi utilizzato da molte auto.
Questa piattaforma polivalente viene sfruttata da quattro Case automobilistiche (Alfa Romeo, Fiat, Jeepe Opel) e da numerosi modelli – a trazione anteriore o integrale – molto diversi tra loro. Scopriamo insieme quelli commercializzati in Italia.
Alfa Romeo MiTo
L’Alfa Romeo MiTo – piccolaa tre porte nata nel 2008 e sottoposta ad un restyling nel 2016 – nasce sul pianale Small e ha una gamma motori composta da sette unità: quattro a benzina (1.4 da 77, 140 e 170 CV e 0.9 da 105 CV), un 1.4 a GPLda 120 CV e due 1.3 diesel JTDm da 90 e 95 CV.
Fiat Punto
La Fiat Punto – nata nel 2011 – non è altro che un restyling della Grande Punto del 2005 che ha portato al debutto il pianale Small. Disponibile esclusivamente a cinque porte, ha una gamma motori composta da un 1.2 a benzina da 69 CV, da un 1.4 da 77 CV a GPL e a metanoe da un 1.3 turbodiesel MJT II da 95 CV.
Fiat Tipo 4p.
La Fiat Tipo 4p. è una compattacon la coda presentata nel 2015 e sviluppata sul pianale Small Wide LWB (uno Small evoluto con un passo più lungo). La gamma motori è composta da cinque unità: due a benzina (1.4 da 95 CV e 1.6 da 110 CV), un 1.4 a GPL da 120 CV e due diesel Mjt (1.3 da 95 CV e 1.6 da 120 CV).
Fiat Tipo 5p.
La Fiat Tipo 5p., variante a cinque porte della compatta piemontese svelata nel 2016, monta gli stessi motori della versione con la coda con l’aggiunta di un 1.4 a benzina da 120 CV.
Fiat Tipo SW
Anche la Fiat Tipo SW – versione station wagon della compatta torinese mostrata nel 2016 – adotta gli stessi propulsori della variante a cinque porte.
Fiat 500L
La Fiat 500L – nata nel 2012 e sottoposta ad un restyling nel 2017 – è una piccola monovolumesviluppata sul pianale Small Wide LWB adottato anche dalla Tipo. La gamma motori comprende un 1.4 a benzina da 95 CV, un 1.4 a GPL da 120 CV, uno 0.9 a metano da 80 CV e due diesel Multjet (1.3 da 95 CV e 1.6 da 120 CV).
Fiat 500L Wagon
La Fiat 500L Wagon – nata nel 2017 – non è altro che il restyling della 500L Living. Più spaziosa della 500L “normale” e in grado di accogliere fino a sette passeggeri, ha una gamma motori composta da quattro unità: uno 0.9 a benzina da 105 CV, uno 0.9 a metano da 80 CV e due diesel Multijet (1.3 da 95 CV e 1.6 da 120 CV).
Fiat 500X
La Fiat 500X – presentata nel 2014 – è una SUVsviluppata sul pianale Small Wide 4×4, una variante dello Small Wide visto su Tipo e 500L adatta anche a modelli a trazione integrale. La gamma motori della Sport Utility torinese comprende sette unità: tre a benzina (1.6 da 110 CV e 1.4 da 140 e 170 CV), un 1.4 a GPL da 120 CV e tre diesel MultiJet (1.3 da 95 CV, 1.6 da 120 CV e 2.0 da 140 CV).
Fiat Qubo
La Fiat Qubo – nata nel 2008 e ristilizzata nel 2016 – è una multispazioderivata dal veicolo commerciale Fiorino realizzata sul pianale Small. Quattro i motori disponibili: un 1.4 da 77 CV a benzina e a metano e due 1.3 diesel Multijet da 80 e 95 CV.
Fiat Doblò
La Fiat Doblò – svelata nel 2009 e sottoposta ad un restyling nel 2014 – è una multispazio sviluppata sul pianale Small LWB (nient’altro che lo Small originale con passo più lungo). La gamma motori comprende cinque unità: due a benzina (1.4 da 95 e 120 CV), un 1.4 a metano da 120 CV e due 1.6 diesel Multijet da 95 e 120 CV.
Jeep Renegade
La Jeep Renegade – presentata nel 2014 – è una SUV “cugina” della Fiat 500X (stesso pianale Small Wide 4×4 e stesso stabilimento di produzione a Melfi, in Basilicata). Disponibile – come la Sport Utility torinese – a trazione anteriore o integrale, ha una gamma motori composta da dieci unità: tre a benzina (1.6 da 110 CV e 1.4 da 140 e 170 CV), un 1.4 a GPL da 120 CV e sei diesel Mjt (1.6 da 95, 105 e 120 CV e 2.0 da 120, 140 e 170 CV).
Jeep Compass
La Jeep Compass – entrata in listino nel 2017 – è sviluppata sullo stesso pianale Small Wide 4×4 della Renegade ma si distingue per il passo più lungo di 7 cm. Disponibile a trazione anteriore o integrale, ha una gamma motori composta da quattro unità: un 1.4 a benzina da 140 CV e tre diesel Multijet (1.6 da 120 CV e 2.0 da 140 e 170 CV).
Opel Adam
La Opel Adam – mostrata per la prima volta nel 2012 – è una citycara tre porte sviluppata sul pianale Small accorciato. Sette i motori in gamma: sei a benzina (1.2 da 69 CV, 1.4 da 87, 101 e 150 CV e 1.0 da 90 e 116 CV) e un 1.4 a GPL da 87 CV.
Opel Corsa 3p.
La piccola Opel Corsa 3p. ha debuttato nel 2014 ma adotta ancora il pianale Fiat Small già presente nella generazione precedente. La gamma motori comprende nove unità: sei a benzina (1.2 da 69 CV, 1.0 da 90 e 116 CV, 1.4 da 90 e 150 CV e 1.6 da 207 CV), un 1.4 a GPL da 90 CV e due 1.3 diesel CDTI da 75 e 95 CV.
Opel Corsa 5p.
La Opel Corsa 5p. si distingue dalla variante a tre porte per uno stile più tradizionale e per l’assenza nella gamma motori del 1.6 a benzina.
Opel Combo Tour
La multispazio Opel Combo Tour – gemella della Fiat Doblò (stesso pianale Small LWB e identico design, salvo alcuni dettagli nel frontale e nella coda) nata nel 2012 – ha una gamma motori composta da quattro unità: un 1.4 a benzina da 95 CV, un 1.4 a metano da 120 CV e due 1.6 diesel CDTI da 95 e 120 CV.
La patente A – licenza di guida tendenzialmente associata alle motociclette – permette in realtà di guidare anche altri mezzi.
La patente A è conseguibile solo da chi ha almeno 24 anni (20 anni per chi è titolare di patente A2 da almeno due anni): per l’esame pratico – l’unico da sostenere per chi ha già la patente B – ci vuole una moto con una cilindrata di almeno 600 cc e una potenza di almeno 40 kW.
Patente A: i veicoli ammessi
Motocicli
Con la patente A è possibile guidare tutti i motocicli.
Tricicli
La patente A consente di condurre i tricicli, anche quelli con potenza superiore a 15 kW, a tutti quelli che hanno compiuto almeno 21 anni.
Macchine agricole
Le macchine agricole che non superano i limiti di sagoma dei motoveicoli possono essere guidati dai possessori di patente A.
Nata in perfetta sinergia con il Centro Ricerche Castiglioni, la nuova MV Agusta RVS#1 è l’ultima realizzazione della Casa di Schiranna e rappresenta un gioiello di artigianalità e design. È il primo progetto del Reparto Veicoli Speciali ed è realizzato in serie limitata sulla base della Dragster 800 RR. Il motore tre cilindri da 150 CV a 12.800 giri/min è stato rivisto ed aggiornato (nuovo tendicatena, nuovo motorino di avviamento, alberi a camme, guide valvole e non solo), guadagnando l’omologazione Euro 4. L’utilizzo di molte parti speciali ha contribuito alla diminuzione del peso complessivo della moto, che si è ridotto di 8 kg (è ora 160 kg).
Il telaio è a traliccio in tubi di acciaio con piastre laterali in lega di alluminio, la strumentazione è completamente nuovo, i tubi freno e frizione sono specifici proprio come i dischi anteriori Breaking Sunstar Batfly, i cerchi sono a raggi e e i tappi dei serbatoi sono ricavati dal pieno. Ogni particolare è stato curato nel dettaglio. Le luci a LED prevedono un’illuminazione che cambia in funzione della velocità della moto (tutto calcolato da una piattaforma inerziale), le manopole sono decorate con una fascia rossa, L’impianto di scarico fornito nel kit è realizzato da Sc-Project ed esalta il look della moto, ma ha la pecca di non essere omologato per l’uso in strada. Completano il quadro le gomme semitassellate Pirelli.
Deve essere difficile essere il fratello minore. Anzi, lo è per certo: basta guardarsi in giro, chiedere ad amici, snasare le tensioni in famiglia.
La Volkswagen Polo ha sempre subito un po’ questo destino, soprattutto in Italia. Colpa della presenza ingombrante della Golf – iconica, punto di riferimento del segmento, amata e desiderata da tutti: un successo difficile da replicare – che ha messo in ombra le qualità indubbie di un modello che è invece pienamente Volkswagen.
Ora, con l’arrivo della nuova Volkswagen Polo – la sesta generazione del modello nato nel 1975, più di 40 anni fa – la storia si ripete, ma con equilibri diversi.
Perché la nuova Polo pesca a piene mani dalla tecnologia di gruppo, a partire dalla piattaforma modulare MQB, e diventa – a tutti gli effetti – molto simile a una Golf in sedicesimo. In parte nel design, di sicuro nelle ambizioni.
Volkswagen Polo, il design: spalle grosse e tanto spazio
Innanzitutto per una questione di proporzioni nel design: la nuova VW Polo 2017 è più larga della generazione precedente di 7 cm, arrivando a un totale (senza specchietti) di 1,75 metri, ma mantenendo l’altezza praticamente invariata (-0,7 cm).
Il risultato – merito del già citato pianale modulare trasversale MQB che abbiamo visto fare il suo debutto sulla nuova Seat Ibiza pochi mesi fa – è di una vettura visivamente più piantata a terra, solida, che si prende il suo spazio sulla strada.
La sensazione di larghezza è acuita dall’orizzontalità delle linee del frontale, dove i fari sottili a LED proseguono nella mascherina rettangolare allargandolo visivamente. Il muso è stato disegnato per apparire anche quanto più possibile basso, donando alla linea una maggiore dinamicità e “spingendola in avanti”.
Anche nel posteriore ritroviamo una riproposizione in chiave moderna di quanto già visto – efficacemente – sulla precedente generazione di Polo. Troviamo però una maggiore presenza di linee nette – sempre orizzontali – che danno movimento e scattosità all’insieme.
Stiamo parlando, dopotutto, sempre di una Volkswagen: non aspettatevi stravolgimenti, arzigogoli e abbellimenti, ma linee pulite e minimalismo, un design dinamico ma “quadrato”. In Volkswagen lo definisco “design senza tempo”, e in effetti la sesta generazione della Polo non rompe gli schemi, ma sembra proseguire il racconto stilistico portato avanti dalle generazioni precedenti.
È nella linea laterale che la nuova Polo 6 presenta le maggiori differenze rispetto alla generazione precedente e rispetto alla “sorella maggiore”: troviamo sì una riproposizione delle linee tese che vediamo anche nel posteriore, ma soprattutto una linea di cintura ascendente – e una linea del tetto lievemente discendente – che rivelano le ambizioni sportivo-generaliste del modello.
Dimensioni
Lunghezza
4.053 mm
Larghezza (senza specchietti)
1.751 mm
Altezza
1.446 mm
Passo
2.564 mm
Carreggiata anteriore
1.525 mm
Carreggiata posteriore
1.505 mm
Spazio per la testa (passeggeri anteriori)
1.019 mm
Spazio per la testa (passeggeri posteriori)
964 mm
Bagagliaio
351 litri
Gli interni: debutta il nuovo Active Info Display
All’interno il brand tedesco ha puntato tutto su spazio percepito (e non) e tecnologia.
Dal punto di vista della percezione d’insieme, gli interni della nuova Polo ripresentato una grafica lineare e orizzontale, che amplifica l’impressione di spazio. Che però è aumentato, anche nei fatti: sia lo spazio per la testa (nonostante la minore altezza del veicolo), che quello per gambe e spalle, grazie a un passo maggiorato di quasi 10 centimetri (si arriva a 2,56 metri) e alle carreggiata anteriore e posteriore che crescono anche loro.
Nella plancia – molto bella da vedere, con plastiche morbide e un inserto in plastica dura e lucida che dona un tocco di colore all’insieme, per lo meno negli allestimenti più alti – spiccano i nuovi comandi digitali sviluppati dal Gruppo Volkswagen, che sulla nuova Polo fa esordire il nuovo Active City Display: grafiche pulite e uno studio ergonomico che pone i vari elementi della plancia su un asse orizzontale posto nella parte alta della plancia, in maniera tale da rendere naturale guardare e cercare le varie informazioni.
A questo si accompagna un sistema di infotainment che ruota attorno allo schermo touchscreen, disponibile in dimensioni da 6,5 e 8 pollici in base all’allestimento.
Volkswagen Polo 2017: gli allestimenti
La nuova Volkswagen Polo sarà commercializzata nella sola carrozzeria a 5 porte (ormai questo è un trend più che definito nel segmento) con 3 diversi allestimenti: Trendline, Comfortline e Highline.
Volskwagen Polo Trendiline – La versione di accesso nel nostro mercato, che comprenderà però le già citate 5 porte (prima optional), luci diurne a LED, cerchi da 15 pollici, il limitatore di velocità e tecnologie di assistenza alla guida come la frenata di emergenza, il riconoscimento della stanchezza del guidatore e il sistema di controllo perimetrale Front Assist con funzione di riconoscimento dei pedoni e frenata d’emergenza.
Volkswagen Polo Comfortline – Aggiungerà alla Trendline chicche come il volante multifunzione di serie, sedili in tessuto velour (simil-velluto, robusto ma allo stesso tempo pregiato), alzacristalli anteriori e posteriori con comando a impulso e il wireless charging per i cellulari. Presenti inoltre il sistema di infotainment Composition Media e il condizionatore Climatic. I cerchi, sempre da 15”, sono stavolta in lega leggera.
Volkswagen Polo Highline – La dotazione italiana per questo allestimento prevederà luci d’ambiente a LED nei pannelli porta e nel cruscotto, volante multifunzione in pelle (come leva del cambio e freno a mano). I cerchi in lega leggera diventano da 16 pollici. Di serie anche il già citato Active Info Display (optional per gli altri allestimenti) e il pacchetto R-Line esterno, con paraurti anteriore sportivo, e battitacco su tutto il perimetro
A questi tre si affiancano le versioni speciali Polo GTI, per gli amanti della sportività, e Beats, dedicata agli amanti della musica in auto (che però non sarà venduta in Italia). La GTI sarà l’allestimento top di gamma della Polo, con (fra molto altro) appendici aerodinamiche, spoiler posteriore, gruppi ottici posteriori a LED e – ovviamente – assetto sportivo di serie. I cerchi in lega salgono, in questo caso, a 17 pollici di serie o 18 pollici a richiesta.
Volkswagen Polo: prezzi e commercializzazione
La nuova Volkswagen Polo arriverà sul mercato italiano – e nella maggior parte dei paesi europei – entro il 2017.
Gli acquirenti italia potranno scegliere fra otto motorizzazioni Euro 6:
Una motorizzazione a metano, 1.0 TGI da 90 cv
Quattro motorizzazioni a benzina, 1.0 MPI disponibile in 4 step di potenza: 65CV, 75 CV, 95CV e 115CV
Due motorizzazioni diesel, 1.6 TDI da 80 CV e 95 CV
Un motore 2.0 TSI da 200 CV, disponibile in esclusiva sulla Polo GTI, che andrà a sostituire il precedente da 192 CV
I prezzi italiani? Non sono ancora disponibili. Sappiamo però che, in Germania, la Polo partirà con prezzi da 12.975 euro.
Credits: High Performance Package adds Mustang GT brakes, and GT Performance Package aerodynamics and suspension components to make it the highest-performing production four-cylinder Mustang ever. Ford Read More »
La Casa dei Quattro Anelli, Audi, ha annunciato l’obiettivo ambizioso di ridurre di un 30% le emissioni di diossido di carbonio (CO2) in tutto il ciclo Read More »
Dunlop amplia la gamma Geomax lanciando sul mercato il nuovo MX12, pneumatico progettato per condizioni di sabbia e fango, capace di garantire un incremento significativo di Read More »