Category Archives: Auto Classiche

Nuccio Bertone, il talent scout del design italiano

Cento anni fa nasceva Nuccio Bertone: questo imprenditore e designer torinese ha segnato la storia del car design mondiale realizzando alcune delle auto più belle del mondo. Grazie soprattutto all’aiuto di due suoi dipendenti, destinati a diventare gli stilisti più affermati del pianeta: Giorgetto Giugiaro e Marcello Gandini. Scopriamo insieme la sua storia.Nuccio Bertone: la biografiaGiuseppe Bertone – conosciuto con il soprannome Nuccio – nasce il 4 luglio 1914 a Torino. Figlio di Giovanni, creatore – due anni prima – della società che ancora oggi porta il suo nome, prende in mano l’azienda dopo la Seconda Guerra Mondiale.Dopo aver tentato – senza molto successo – di diventare un pilota professionista al volante di vetture da lui carrozzate decide di concentrarsi, all’inizio degli anni Cinquanta, sulla produzione di modelli personalizzati destinati a facoltosi clienti stranieri, specialmente statunitensi.La svolta Alfa RomeoNuccio Bertone inizia a diventare un nome importante nel mondo dell’automobile nel 1953, quando svela al Salone di Torino il seducente prototipo BAT 5, realizzato sul pianale dell’Alfa Romeo 1900.L’anno seguente si occupa – con l’aiuto di Giovanni Michelotti e Franco Scaglione – della carrozzeria dell’Alfa Romeo Giulietta Sprint e costruisce questa sportiva nello stabilimento di Corso Peschiera arrivando ad un ritmo di 32 vetture al giorno.La crescitaNuccio Bertone si espande alla fine degli anni Cinquanta: apre una nuova fabbrica a Grugliasco, in provincia di Torino, e si occupa di assemblare altri modelli come le Fiat 850 Spider e Dino Coupé e la Simca 1200S.Nel 1959 assume un giovane designer destinato a fare grandi cose: Giorgetto Giugiaro, che abbandona l’azienda nel 1965 per passare alla Ghia dopo aver realizzato l’Alfa Romeo Giulia GT. Per rimpiazzarlo Nuccio chiama Marcello Gandini, dalla cui matita usciranno le Lamborghini Miura e Countach, l’Alfa Romeo Montreal, la Fiat X1/9  e la Lancia Stratos. Questi ultimi tre modelli vengono anche assemblati a Grugliasco.Gli anni OttantaNegli anni Ottanta Nuccio Bertone continua ad alternare l’attività di studio di design con quella di costruttore: all’inizio del decennio firma un accordo con la Volvo per la realizzazione e l’assemblaggio della coupé 780 mentre nel 1989 produce con il suo marchio la piccola fuoristrada Freeclimber, una Daihatsu Rocky riveduta e corretta dotata di motori BMW.La crisiCon gli anni Novanta inizia la crisi per la Bertone: le Case automobilistiche decidono, per ragioni di costi, di ridurre i rapporti con i carrozzieri affidando il lavoro di design ai propri centri stile e quello di assemblaggio ai propri stabilimenti. L’atelier torinese si ritrova quindi con fabbriche sottoutilizzate e con una forza lavoro superiore a quella necessaria.La morte di Nuccio Bertone – avvenuta a Torino il 26 febbraio 1997  – peggiora ulteriormente le cose: l’azienda – trovatasi senza una guida solida – si avvia lentamente verso il declino a causa di scelte manageriali errate e oggi il fallimento è sempre più vicino. Ma questa è un’altra storia.

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Maserati 150S: la piccola regina del Nürburgring

La 150S non è tra le Maserati da corsa più vincenti ma nonostante questo è uno dei modelli più rilevanti del Tridente. Scopriamo insieme la sua storia.Maserati 150S: la storiaIl progetto della Maserati 150S nasce nel 1953 quando la Casa emiliana decide di rimpiazzare la A6GCS con un modello capace di conquistare non solo i piloti italiani ma i driver di tutto il mondo. Vittorio Bellentani si occupa dello sviluppo mentre il collaudo viene affidato allo storico tester Guerino Bertocchi.Presentata nel 1955 e realizzata in poco meno di 30 esemplari, è lunga 4,40 metri e pesa solo 600 kg. Il motore 1.5 a quattro cilindri da 140 CV (potenza salita fino a 165 CV all’apice della preparazione) permette alla vettura di raggiungere una velocità massima di 230 km/h ed è abbinato ad un cambio manuale a quattro marce.La Maserati 150S – dotata di ponte posteriore De Dion e con una carrozzeria realizzata da Celestino Fiandri – vince la sua corsa più importante il 28 agosto 1955 quando il pilota francese Jean Behra conquista la 500 km del Nürburgring. L’anno seguente arrivano il cambio a cinque marce e il differenziale autobloccante mentre lo stile della carrozzeria viene affidato a Medardo Fantuzzi. Nel 1956 arriva il secondo successo rilevante – la 5 Ore di Messina – con i due driver transalpini Claude Bourillot e Henri Perroud.

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NSU Sport Coupé (1959): sportiva in miniatura

La NSU Sport Coupé – prodotta dal 1959 al 1967 in Italia e in Germania – non è altro che una Prinz senza sedili posteriori e con uno stile decisamente più riuscito (opera di Bertone, più precisamente di Franco Scaglione).La sportiva in miniatura tedesca si trova abbastanza facilmente a meno di 10.000 euro: un mezzo ideale per chi vuole entrare nel mondo delle auto d’epoca ma non vuole spendere troppi soldi.NSU Sport Coupé (1959): le caratteristiche principaliLa NSU Sport Coupé, dotata di soli due posti (molto comodi, merito del padiglione rialzato del tetto), somiglia – soprattutto nella zona posteriore – all’Alfa Romeo Giulietta SS.Caratterizzata da finiture eccellenti e da un rilevante spazio per i bagagli (che possono essere alloggiati dietro i sedili, nel vano del cofano anteriore e in un pozzetto ricavato sotto il lunotto), ha una posizione di seduta un po’ troppo bassa – unita ad un volante quasi orizzontale – che nei lunghi viaggi può risultare scomoda.La strumentazione della NSU Sport Coupé non è molto completa (mancano l’indicatore del livello carburante – c’è solo la spia della riserva che si accende quando rimangono nel serbatoio 4 litri di benzina – e il termometro dell’olio) e l’ergonomia non è il massimo: il clacson si trova sulla levetta di destra, che regola anche le luci. Posteggiarla non è semplice: nonostante le dimensioni esterne ridotte, infatti, bisogna fare i conti con un lunotto posizionato troppo in alto.Alla guida la baby sportiva teutonica convince in parte: la tenuta di strada è soddisfacente ma quando si esagera con il pedale dell’acceleratore si avverte un sensibile sovrasterzo (stiamo parlando di un’auto a trazione posteriore) e la leggerezza del corpo vettura porta parecchi problemi in caso di vento.Il comfort della NSU Sport Coupé è garantito dalla taratura abbastanza soft degli ammortizzatori anche se il propulsore ha un sound fastidioso. Lo sterzo è preciso anche se un po’ troppo leggero.La tecnicaIl motore posteriore, di derivazione motociclistica, è un bicilindrico da 0,6 litri (583 cc saliti a 598 nel 1961, anno in cui arriva il nuovo propulsore della Prinz IV dall’erogazione migliore) in grado di generare una potenza di 30 CV e di far raggiungere alla vettura una velocità massima di 130 km/h.I consumi sono il punto di forza della NSU Sport Coupé: 16,1 km/l dichiarati. Un valore facilmente raggiungibile adottando uno stile di guida rilassato.Le quotazioniUn esemplare in buono stato si trova senza problemi (soprattutto fuori dall’Italia, dove la NSU ha riscosso maggiore successo) a 8.000 euro. Per un modello da restaurare, invece, ne bastano 5.000.La Sport Coupé è tra le NSU più prestigiose, anche se va detto che quelle che manterranno maggiormente il valore in futuro saranno quelle dotate del motore rotativo Wankel.

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Hispano Suiza K6 (1934): l’ultima regina

La Hispano Suiza K6 – nata nel 1934 – fu l’ultima auto prodotta dal marchio spagnolo, un brand che prima della Seconda Guerra Mondiale era paragonato alla Rolls-Royce. La vettura iberica è uno dei massimi esempi di raffinatezza ed eleganza e anche oggi le sue quotazioni (che partono da 300.000 euro) lo dimostrano.Hispano Suiza K6 (1934): le caratteristiche principaliLa Hispano Suiza K6 nasce nel 1934 per rimpiazzare la HS26. Disponibile nelle varianti ammiraglia, coupé, cabriolet e spider e realizzata in oltre 1.000 esemplari, è considerata oggi la migliore auto mai prodotta dal brand iberico. Merito soprattutto di una serie di caratteristiche tecniche di alto livello.La tecnicaIl motore 5.2 a sei cilindri abbinato ad un cambio manuale a quattro marce genera una potenza di 120 CV ed è caratterizzato dalle bielle tubolari e dalle valvole raffreddate al sodio.La Hispano Suiza K6 può essere considerata un’auto innovativa per l’epoca: è raro, infatti, trovare in vetture costruite prima degli anni Quaranta i freni, lo sterzo e la frizione servoassistiti.Le quotazioniLe quotazioni ufficiali recitano 300.000 euro ma in realtà questo è il prezzo di partenza per un’ammiraglia in stato di conservazione non ottimale. La K6 è più facile da trovare nelle versioni scoperte ma nelle aste i suoi prezzi hanno già raggiunto (e spesso superato) il milione di euro.

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LuAZ Volin 969 (1979): la piccola 4×4 sovietica

La LuAZ Volin 969 del 1979 può essere considerata una piccola SUV “ante litteram”. Realizzata in Unione Sovietica e contraddistinta da un design tutt’altro che seducente, può vantare dimensioni esterne estremamente compatte e un eccellente comportamento in fuoristrada. Trovarla è difficile ma non impossibile e le sue quotazioni si aggirano intorno ai 1.000 euro.LuAZ Volin 969 (1979): le caratteristiche principaliNata nel 1979 per rimpiazzare la 969-A, la LuAZ Volin 969 si differenzia dall’antenata per un frontale più moderno e per un propulsore più potente.Prodotta fino al 1994 e lunga solo 3,39 metri, è il mezzo ideale per chi affronta spesso percorsi estremi in “off-road” e necessita di parecchia agilità.La tecnicaIl 1986 è l’anno in cui la LuAZ Volin 969 inizia ad essere ufficialmente importata in Italia con un motore 1.2 V4 da 34 CV in grado di spingere la piccola fuoristrada sovietica fino ad una velocità massima di 88 km/h. Meglio puntare sulle versioni vendute dal 1988 in poi, dotate di un più moderno e robusto propulsore 1.1 a quattro cilindri in linea da 48 CV (95 km/h di velocità massima) derivato da quello della Ford Fiesta.Le quotazioniTrovare un esemplare sano è difficile (l’affidabilità di questo veicolo non è il massimo) ma cercando con attenzione lo si può rintracciare. Le quotazioni ufficiali recitano 1.000 euro.

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Mondiali di calcio: la storia in 20 auto

I Mondiali di calcio sono entrati nel vivo e per questa ragione abbiamo deciso di raccontare la storia di questa manifestazione attraverso 20 automobili (una per ogni edizione) che in un modo o nell’altro sono state legate ad uno dei più importanti eventi sportivi del pianeta. Di seguito troverete l’elenco di queste vetture e i motivi della nostra scelta.Uruguay 1930 – Peugeot 201Il primo gol della storia dei Mondiali di calcio viene realizzato dal transalpino Lucien Laurent al 19’ del primo tempo dell’incontro tra Francia e Messico. Questo ragazzo di 22 anni gioca a pallone come semiprofessionista ma il suo lavoro principale è quello di operaio alla Peugeot: la 201 è il modello più venduto di quel periodo della Casa del Leone.Italia 1934 – Fiat 509Grazie all’oriundo Raimundo Orsi – che segna il gol del pareggio all’80’ della finale iridata tra Italia e Cecoslovacchia gli azzurri riescono ad andare ai supplementari e a portare a casa il loro primo titolo. L’attaccante argentino di origine italiana – soprannominato “Mumo” – possiede una Fiat 509, ricevuta due anni prima in occasione del trasferimento dall’Independiente alla Juventus.Francia 1938 – Delahaye 135CSIl 19 giugno 1938 si disputa la finale dei Mondiali tra l’Italia e l’Ungheria. La Francia, Paese ospitante, si è già consolata del campionato deludente il giorno prima, quando alla 24 Ore di Le Mans la vettura locale Delahaye 135CS guidata da Eugène Chaboud e Jean Trémoulet si aggiudica la prestigiosa corsa di durata (terminata con ben cinque auto transalpine guidate rigorosamente da equipaggi francesi nelle prime cinque posizioni).Brasile 1950 – Seat 1400La Spagna – unica nazione ad uscire imbattuta dal confronto con i campioni del mondo dell’Uruguay – vive un momento automobilisticamente importante nel 1950 con la fondazione della Seat: la prima vettura creata da questo brand (l’unico ancora attivo proveniente dalla penisola iberica) è la 1400, presentata tre anni più tardi.Svizzera 1954 – Mercedes W194Il 4 luglio 1954 in Svizzera la Germania Ovest conquista il suo primo Mondiale di calcio surclassando l’Ungheria. Un mese più tardi, sempre nel Paese elvetico, i tedeschi dominano anche in F1 con la Mercedes W196 che si aggiudica matematicamente il titolo iridato Piloti (il primo della sua storia) con Juan Manuel Fangio.Svezia 1958 – Volvo AmazonIn Svezia, nel 1958, il Brasile vince il primo Mondiale della sua storia. Nello stesso anno e nella stessa nazione Nils Bohlin inventa la prima cintura di sicurezza a tre punti (quella che montano tutte le vetture moderne), che viene introdotta l’anno successivo sulle Volvo Amazon e PV 544 destinate ai mercati scandinavi.Cile 1962 – Honda T360I Mondiali di calcio del 1962 vedono il dominio di nazioni poco sviluppate dal punto di vista automobilistico (quelle del Sud America e dell’Europa dell’Est). Nel frattempo in uno stato poco sviluppato dal punto di vista motoristico – il Giappone – vede la luce la prima auto firmata Honda: la T360.Inghilterra 1966 – Austin Morris 1100In un Mondiale inglese vinto dall’Inghilterra è impossibile non citare come protagonista a quattro ruote una vettura proveniente dal Regno Unito: la Austin Morris 1100, il modello più venduto oltremanica nel 1966.Messico 1970 – Ford EscortPer celebrare i Mondiali di calcio in Messico nel 1970 viene organizzato – prima della manifestazione “pallonara” – un rally della durata di un mese e mezzo (dal 19 aprile al 27 maggio) con partenza da Londra e arrivo a Città del Messico. La vettura vincitrice è la Ford Escort 1850GT guidata dal finlandese Hannu Mikkola.Germania Ovest 1974 – Volkswagen Maggiolino World Cup 1974I giocatori della nazionale di calcio della Germania Ovest, vincitori del Mondiale 1974 in casa, ricevono in omaggio una versione personalizzata della Volkswagen Maggiolino Cabrio. La stessa “customizzazione” viene effettuata su 300 esemplari “chiusi” venduti al pubblico.Argentina 1978 – Renault 12È un’Argentina a due facce quella che ospita i Mondiali di calcio del 1978: alla gioia dovuta al successo della squadra di casa si contrappone il dolore dovuto alla dittatura in atto in quel Paese. L’auto più amata da quelle parti in quegli anni – la Renault 12 – è guidata dalle vittime e dai carnefici, da chi festeggia e da chi soffre.Spagna 1982 – Maserati BiturboCon la vittoria iridata dell’Italia iniziano a vedersi per le strade del Bel Paese caroselli di automobili guidate da tifosi in festa. L’auto più acquistata nel 1982 è la Fiat 127 ma l’oggetto del desiderio di molti è la Maserati Biturbo, presentata l’anno prima.Messico 1986 – Porsche 959In occasione del centenario dell’automobile i tedeschi (che hanno inventato questo mezzo di locomozione) mostrano la loro superiorità presentando quella che all’epoca è la vettura più evoluta di sempre: la Porsche 959. La Germania Ovest di calcio non riesce, invece, a prevalere in campo mondiale visto che perde in finale contro l’Argentina.Italia 1990 – Fiat Panda Italia ’90Difficile trovare un’auto più legata ai Mondiali di calcio della Fiat Panda Italia ’90: questa particolare versione della citycar torinese realizzata per celebrare l’evento è caratterizzata dalla vernice bianca e dai copricerchioni a forma di pallone.USA 1994 – Williams FW16L’1 maggio 1994 Ayrton Senna perde la vita sul circuito di Imola al volante della sua Williams FW16. Due mesi dopo la nazionale brasiliana di calcio torna a vincere un mondiale dopo 24 anni di digiuno e dedica il successo al pilota sudamericano.Francia 1998 – Peugeot 206La Francia ospita i Mondiali di calcio e li domina. Nello stesso anno vede la luce un’auto francese destinata a conquistare il mondo: la Peugeot 206, leader nelle immatricolazioni e nel motorsport (cinque Mondiali rally WRC – due Piloti e tre Costruttori – tra il 2000 e il 2002).Giappone/Corea del Sud 2002 – Honda JazzI Mondiali del 2002 sono legatissimi al mondo dell’automobile. La finale viene disputata al Nissan Stadium di Yokohama, nello stadio nipponico di Saitama giocano gli Urawa Red Diamonds (di proprietà della Mitsubishi) mentre l’impianto coreano di Jeonju è la casa del team Jeonbuk Hyundai Motors. In quell’anno il mondo delle quattro ruote nipponico subisce uno choc quando la Honda Jazz diventa l’auto più venduta mettendo fine al dominio ultratrentennale della Toyota Corolla.Germania 2006 – Audi A5Nel 2006 l’Italia conquista il Mondiale superando in semifinale i padroni di casa della Germania e l’anno successivo un designer italiano – Walter de’ Silva – conquista i tedeschi diventando responsabile del Centro Stile del Gruppo Volkswagen. Uno dei modelli più noti realizzati sotto la sua gestione è l’Audi A5.Sudafrica 2010 – Hyundai ix35La Hyundai – sponsor della FIFA (il massimo organismo calcistico internazionale) dal 1999 e partner dei Mondiali di calcio – realizza nel 2010 una delle sue vetture più riuscite: la SUV compatta ix35.Brasile 2014 – Kia SoulOltre alla Hyundai l’altro sponsor a quattro ruote dei Mondiali è la Kia (dal 2006): la novità più rilevante di quest’anno è l’originale seconda generazione della Soul.

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Peugeot 205 Grand Raid, la regina della Dakar

Nella seconda metà degli anni ’80 la Peugeot 205 dominò il mondo delle corse: prima nei rally e successivamente alla Dakar con la versione Grand Raid. Scopriamo insieme questa particolare versione della piccola transalpina, capace di aggiudicarsi due edizioni della massacrante corsa africana.Peugeot 205 Grand Raid: la storiaLa Peugeot 205 Grand Raid nasce nel 1987 in seguito alla decisione presa dalla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) l’anno prima di abolire le pericolose Gruppo B dal Mondiale Rally. Questa vettura, basata sulla T16 dominatrice del WRC nel 1985 e nel 1986, si differenzia per l’incremento delle dimensioni esterne e del passo (scelta adottata per migliorare la stabilità e per poter accogliere un serbatoio da 400 litri), per il telaio rinforzato e per il motore meno potente: un 1.9 da 300 CV.1987La prima vittoria in assoluto alla Dakar per la Casa del Leone arriva nel 1987 con il pilota finlandese Ari Vatanen, campione del mondo rally 1981 ma considerato da molti “finito” dopo un brutto incidente in Argentina nel 1985.1988La 205 Grand Raid non ha molte speranze di conquistare la seconda Dakar: la Peugeot intende infatti privilegiare la 405 T16 (realizzata sulla stessa base ma con una carrozzeria diversa) e lascia alla piccola del Leone il ruolo di comprimaria. La situazione, però, cambia al bivacco di Bamako: durante la notte la 405 viene… rubata (successivamente ritrovata ma non in tempo per arrivare puntuale alla partenza il giorno dopo) e questo intoppo permette alla piccola del Leone di ottenere il secondo successo consecutivo, questa volta con un altro driver finnico: Juha Kankkunen.

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Harley Earl, il più grande designer americano

Harley Earl è, senza ombra di dubbio, il più grande designer automobilistico americano di tutti i tempi. Ha inventato le concept car e le pinne posteriori e ha inoltre creato la prima Chevrolet Corvette. Scopriamo insieme la sua storia.Harley Earl: la biografiaHarley Earl nasce il 22 novembre 1893 a Hollywood (USA). Figlio di un produttore di carrozze (convertitosi successivamente alla realizzazione di componenti per automobili), inizia a lavorare nell’azienda del padre – la Earl – realizzando mezzi di locomozione per il mondo del cinema.Il salto di qualitàQuando la Earl viene acquistata da Don Lee – rivenditore Cadillac per la costa occidentale degli USA – Harley conserva il proprio ruolo di responsabile delle personalizzazioni delle carrozzerie. Lawrence Fisher, presidente del lussuoso marchio “yankee”, nota i suoi lavori e decide di affidargli lo stile del primo modello del più economico brand LaSalle.La vettura si rivela un successo e il presidente della General Motors Alfred Sloan decide di creare un centro stile interno e di affidarne la responsabiltà ad Harley Earl, che nel 1937 viene addirittura nominato vicepresidente del colosso statunitense.La prima concept carLa Buick Y-Job del 1939 – universalmente riconosciuta come prima concept car della storia – viene realizzata dal Centro Stile GM sotto la supervisione di Earl. Questa vettura è rivoluzionaria sotto molti aspetti (gruppi ottici a scomparsa e paraurti avvolgenti) ma la cosa più stupefacente è che le sue forme anticipano lo stile che sarà utilizzato da buona parte delle vetture statunitensi una decina d’anni più tardi.La guerra e il dopoguerraNel corso della Seconda Guerra Mondiale Harley Earl crea alla General Motors un reparto dedicato esclusivamente alla mimetizzazione dei veicoli militari. Nel dopoguerra – e più precisamente nel 1948 – rivoluziona il design automobilistico lanciando le pinne posteriori sulle Cadillac, una soluzione estetica inventata dal suo sottoposto Frank Hershey e ispirata all’aereo Lockheed P-38 Lightning.La Chevrolet Corvette e la pensioneL’ultimo capolavoro di Earl è la prima generazione della Chevrolet Corvette: una spider nata nel 1953 per contrastare le proposte europee (soprattutto inglesi) e diventata rapidamente un mito dell’automobilismo statunitense.Harley Earl va in pensione nel 1959 e scompare il 10 aprile del 1969 a West Palm Beach (USA) in seguito ad un infarto.

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Cadillac Eldorado, la storia della sportiva lussuosa statunitense

Per quasi mezzo secolo (49 anni per l’esattezza) la Cadillac Eldorado ha rappresentato il massimo dell’esclusivita “made in USA”. Sono ben undici le generazioni della sportiva statunitense, nota al grande pubblico per essere stata una delle tante auto possedute da Elvis Presley e per aver sempre montato solo motori V8. Scopriamo insieme la storia di questa vettura.Cadillac Eldorado prima generazione (1953)La prima generazione della Cadillac Eldorado viene prodotta in pochissimi esemplari (532) nel 1953. Disponibile esclusivamente cabriolet e con quattro colori, è lunghissima (5,61 metri) e monta un motore 5.4.Realizzata sulla stessa base della Series 62 Convertible, viene venduta al doppio del prezzo (7.750 dollari, per la prima serie della Chevrolet Corvette ne bastano 3.500) per via delle finiture più curate.Cadillac Eldorado seconda generazione (1954)Per risparmiare sui costi di produzione la seconda generazione della Eldorado  – mostrata nel 1954 – condivide la stessa carrozzeria con altri modelli Cadillac. La gamma motori comprende un 5.4 e un 6.0.L’anno successivo il design diventa più personale con l’introduzione di forme più squadrate (in un panorama automobilistico contraddistinto da linee curve), del parabrezza avvolgente e delle pinne posteriori – ispirate agli aerei e corredate da gruppi ottici simili a razzi – mentre nel 1956 è la volta della coupé Seville.Cadillac Eldorado terza generazione (1957)La terza generazione della Cadillac Eldorado nel 1957 si distingue dall’antenata nella zona posteriore, profondamente rivista. Disponibile nelle varianti scoperta e chiusa, monta un motore 6.0.La versione più nota di questa serie è senza dubbio la Brougham, ancora oggi considerata l’auto americana più raffinata di sempre: quattro porte senza montante centrale (con quelle posteriori ad apertura controvento), prezzo di oltre 13.000 dollari (più di una Rolls-Royce dell’epoca) e una dotazione di serie che comprende, tra le altre cose, le sospensioni pneumatiche e i sedili anteriori con memoria di posizione.Cadillac Eldorado quarta generazione (1959)Le Cadillac Eldorado appartenenti alla quarta generazione del 1959 sono note per essere quelle con le pinne posteriori più pronunciate. Disponibili – come sempre – nelle varianti hardtop e Convertible, montano un motore 6.4.Cadillac Eldorado quinta generazione (1961)In occasione della quinta generazione, lanciata nel 1961, la Eldorado viene commercializzata solo nella versione scoperta. Non troppo diversa dalla de Ville, monta un motore 6.4, rimpiazzato tre anni dopo da un 7.0.Cadillac Eldorado sesta generazione (1965)Una versione (Convertible) e un propulsore (7.0): è questa la sesta generazione della Cadillac Eldorado presentata nel 1965. Alla voce “design” segnaliamo l’introduzione di pinne più sobrie.Cadillac Eldorado settima generazione (1967)La vera svolta per la Eldorado arriva nel 1967 in occasione del lancio della settima generazione: spariscono le pinne e buona parte delle cromature, abbandona le scene la variante cabriolet (rimpiazzata da una coupé) e – soprattutto – arriva la trazione anteriore. Una scelta dovuta all’adozione di un nuovo pianale condiviso con la Oldsmobile Toronado.Questa evoluzione della Cadillac Eldorado, caratterizzata da forme squadrate, conquista il pubblico nonostante i prezzi di listino elevati: l’unico motore al lancio è un 7.0, affiancato l’anno seguente da un 7.7 e nel 1970 da un mostruoso 8.2 da ben 405 CV.Cadillac Eldorado ottava generazione (1971)Con l’ottava generazione la Eldorado beneficia di altre importanti modifiche: le più rilevanti sono il pianale completamente rivisto e il ritorno dei passaruota posteriori parzialmente carenati. Sotto il cofano si trova il propulsore 8.2.Nella gamma della Eldorado ritorna la variante Convertibile, uscita dal listino nel 1976: in quell’anno 14.000 clienti la acquistano convinti di fare un investimento (la Cadillac aveva promesso in una pubblicità che sarebbe stata “l’ultima cabriolet americana”) ma quando il marchio ripropone nel 1984 una versione scoperta del suo modello di punta aderiscono ad una “class action” (persa). Nel 1977 entra in commercio un motore 7.0.Cadillac Eldorado nona generazione (1979)Per rispondere alla crisi petrolifera la nona generazione della Eldorado – la più venduta di sempre – è più compatta e monta motori dalla cubatura inferiore (4.1, 4.5, 5.7, 5.7 diesel e 6.0). Nonostante la riduzione degli ingombri esterni è più spaziosa: merito delle nuove sospensioni posteriori a ruote indipendenti.Nel 1981 la gamma propulsori della Cadillac Eldorado si arricchisce con l’arrivo dell’unità 6.0 V8-6-4 (non molto affidabile, a dire il vero) che per ridurre i consumi può attivare quattro o sei cilindri mentre la tenuta di strada viene migliorata posizionando una pesante lastra d’acciaio sotto il sedile del guidatore. Nel 1984 viene invece reintrodotta la cabriolet.Cadillac Eldorado decima generazione (1986)Continua la politica di “downsizing” della Eldorado: progettata in base alle indicazioni di alcuni consulenti GM (che prevedono, sbagliando, l’aumento del prezzo della benzina a 3 dollari al gallone: la cifra si attesterà a 1,5 dollari), si rivela troppo compatta (4,86 metri di lunghezza anziché 5,19 e un motore 4.1, rimpiazzato nel 1988 da un 4.5, a sua volta sostituito da un 4.9 nel 1991) per il pubblico “yankee” e viene snobbata.Non potendo modificare la carrozzeria (esclusivamente coupé) il marketing Cadillac decide l’anno seguente di incrementare la dotazione della Eldorado per attirare la clientela: nel listino degli optional viene introdotto addirittura un telefono cellulare Motorola (2.850 dollari) inserito nel poggiabraccia anteriore con un microfono montato tra le alette parasole per parlare in vivavoce e un sistema che spegne automaticamente la radio durante la conversazione.Cadillac Eldorado undicesima generazione (1992)L’ultima generazione della Eldorado – l’undicesima – vede la luce nel 1992. Più grande della serie precedente, viene lanciata con un motore 4.9, sostituito l’anno successivo da un più evoluto 4.6.

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Vauxhall Velox 3.3 (1964): comodità e prestazioni in salsa "british"

La Vauxhall Velox 3.3 del 1964 non è elegante come altre ammiraglie inglesi ma può vantare – come le sue connazionali più blasonate – prestazioni interessanti e un grande comfort. Introvabile in Italia (più semplice rintracciarla nel Regno Unito), ha quotazioni che si aggirano intorno ai 5.000 euro.Vauxhall Velox 3.3 (1964): le caratteristiche principaliLa Vauxhall Velox 3.3, presentata nel 1964, è la versione più potente dell’ultima generazione della “berlinona” britannica, svelata due anni prima al Salone di Londra. Lunga 4,62 metri e contraddistinta da un design poco originale, ha un abitacolo spazioso (può accogliere sei passeggeri) e un bagagliaio non molto capiente ma dalla forma regolare.Alla guida si rivela molto comoda – merito delle sospensioni dalla taratura morbida – ma anche vivace e sicura (grazie ai freni potenti). Nonostante le dimensioni ingombranti non è difficile da parcheggiare: lo sterzo, infatti, è molto leggero.La tecnicaIl motore della Vauxhall Velox 3.3 del 1964 è un 3.3 a sei cilindri in linea da 117 CV che consente all’ammiraglia “british” di essere, al lancio, una delle vetture più veloci in commercio (164 km/h rilevati).Le quotazioniRintracciare questa vettura nel Regno Unito è abbastanza semplice: i prezzi, oltretutto, non sono distanti dalle quotazioni ufficiali (5.000 euro).

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