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BMW X2: la sesta SUV bavarese

BMW X2 2018BMW X2 2018

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La sesta componente della famiglia SUV di Casa BMW si chiama X2 e arriverà nelle concessionarie durante la prossima Primavera 2018.

La nuova BMW X2 condivide la piattaforma con la X1 ma rappresenta tutt’altro concetto di auto.

Dimensioni, più compatta della X1

È infatti più corta di ben 7 centimetri, più bassa, e la sua personalità è caratterizzata dal posteriore compatto in stile coupé, anche se ben differente dalle altre coupé con numeri pari della famiglia BMW. La griglia frontale a doppio rene ha un tocco personalizzato, più larga alla base. Altra novità è il logo BMW posizionato sul terzo montante (come sulle vecchie BMW 2000 CS e 3.0 CSL), mentre il lato off-road della BMW X2 è espresso attraverso le protezioni laterali personalizzabili. Degno di nota l’ampio bagagliaio da 470 litri di capacità di carico che però è meno spazioso rispetto a quello della X1 (505 litri).

Carattere sportivo

Il carattere più sportivo della nuova BMW X2 lo ritroviamo invece nelle diverse modalità di guida selezionabili attraverso il sistema Driving Experience Control: Comfort, Eco Pro e Sport. Per chi preferisce le emozioni forti sarà disponibile anche un sistema di sospensioni dinamiche con due programmi selezionabili, Comfort e Sport, o le sospensioni sportive M, entrambe con altezza ribassata di 10 mm.

Motorizzazioni

Al lancio la X2 2018 arriverà con due motorizzazioni: il benzina X2 sDrive 20i da 192 CV (con cambio automatico Steptronic a sette rapporti), e la diesel X2 xDrive 20d da 190 CV con trazione integrale di serie e trasmissione Steptronic a otto rapporti. In seguito arriveranno anche la sDrive 18i coni lo tre cilindri a benzina da 140 CV e le sDrive 18d e xDrive 18d turbodiesel quattro cilindri entrambe con 150 CV di potenza. Ultima ad arrivare in listino sarà poi la versione ibrida plug-in.

Equipaggiamento

Per quanto riguarda l’equipaggiamento la nuova BMW X2 2018 offrirà tutte le ultime tecnologie in tema di connettività e assistenza alla guida. Anche se lo schermo principale del sistema di infotainment sarà da 6,5 pollici, si potrà scegliere come optional il touchscreen da 8,8 pollici così come anche l’Head Up Display e la connessione Wi-Fi.

Tra i sistemi di assistenza alla guida la X2 avrà l’allerta di cambio involontario di corsia, la frenata d’emergenza, il cruise control con funzione stop and go e i fari Selective Beam.

Ci saranno inoltre due allestimenti addizionali, M Sport e Sport X, il primo più dinamico e il secondo di ispirazione off-road con differenti stili per i cerchi (disponibili fino a 19 pollici), tappezzerie sofisticate per gli interni e rifiniture con materiali personalizzabili per l’abitacolo.

Novità

BMW X2: la settimana sport utility bavarese sfila a Milano

La versione più dinamica della X1 si lascia vedere, in veste camuffata, alla Settimana della Moda.

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Fonte:

BMW serie 3, la storia del design

1975 - BMW serie 3 E211975 - BMW serie 3 E21

1985 - BMW serie 3 E30 Coupé restyling1985 - BMW serie 3 E30 Coupé restyling

1989 - BMW M3 E30 Cabrio1989 - BMW M3 E30 Cabrio

1990 - BMW serie 3 E361990 - BMW serie 3 E36

1992 - BMW M3 E36 Coupé1992 - BMW M3 E36 Coupé

1994 - BMW M3 E36 Cabrio1994 - BMW M3 E36 Cabrio

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2013 - BMW serie 3 Gran Turismo2013 - BMW serie 3 Gran Turismo

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2016 - BMW serie 3 Gran Turismo restyling2016 - BMW serie 3 Gran Turismo restyling

 

La BMW serie 3 – la berlina più amata dagli italiani – rappresenta da oltre 40 anni la scelta migliore per chi cerca un mezzo da famiglia ma non vuole rinunciare al piacere di guida. Scopriamo insieme la storia del design della “segmento D” bavarese.

1975 - BMW serie 3 E211975 - BMW serie 3 E21

BMW serie 3 E21 (1975)

La prima generazione della BMW serie 3 (chiamata E21) nasce nel 1975 e può vantare un designer d’eccezione: il francese Paul Bracq.

Disponibile inizialmente solo a due porte, somiglia molto (troppo) alla sorella maggiore serie 5. Decisamente più originali gli interni, contraddistinti dalla consolle centrale rivolta verso il guidatore (soluzione che verrà riproposta molto spesso dalla Casa tedesca negli anni successivi).

Molto interessante dal punto di vista del design anche la versione Cabrio del 1978 realizzata dal carrozziere Baur: montanti fissi, un hard-top rigido sopra la testa dei passeggeri anteriori e una capote in tela per coprire le persone sedute sui sedili posteriori.

1985 - BMW serie 3 E30 Coupé restyling1985 - BMW serie 3 E30 Coupé restyling

1989 - BMW M3 E30 Cabrio1989 - BMW M3 E30 Cabrio

 

BMW serie 3 E30 (1982)

La seconda generazione della BMW serie 3 (nota anche con la sigla E30) è un’evoluzione stilistica della E21. Per la prima volta arrivano la variante a quattro porte (nel 1983), una vera Cabrio (nel 1985) e la station wagon Touring (nel 1987).

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1994 - BMW M3 E36 Cabrio1994 - BMW M3 E36 Cabrio

 

BMW serie 3 E36 (1990)

La più grande rivoluzione nel design della BMW serie 3 arriva nel 1990 con la E36: la terza generazione della berlina di Monaco si presenta con forme tondeggianti e dice addio ai gruppi ottici circolari. La Compact del 1993 porta al debutto la carrozzeria a tre porte.

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BMW serie 3 E46 (1998)

La quarta generazione della BMW serie 3 (chiamata E46) riprende le proporzioni dell’antenata ma con forme ancora più aerodinamiche e sinuose.

La Touring – lanciata nel 1999 – offre l’utile lunotto apribile mentre la Compact del 2000 presenta degli originali gruppi ottici anteriori sdoppiati. Il restyling del 2001 serve principalmente ad “alleggerire” il frontale.

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2008 - BMW serie 3 E90 restyling2008 - BMW serie 3 E90 restyling

 

BMW serie 3 E90 (2004)

Due passi indietro nel design (la coda poco originale e la plancia non più rivolta verso il guidatore) e un passo avanti (la consolle centrale ripulita dai pulsanti, rimpiazzati dalla manopola dell’iDrive): sono queste le caratteristiche stilistiche principali della quinta generazione della BMW serie 3 (la E90).

Le altre novità rilevanti riguardano l’addio alla versione Compact e la Cabrio del 2007 che abbandona il tetto in tela per passare a quello in metallo.

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2016 - BMW serie 3 Gran Turismo restyling2016 - BMW serie 3 Gran Turismo restyling

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2012 - BMW serie 3 Touring F31 design2012 - BMW serie 3 Touring F31 design

 

BMW serie 3 F30 (2012)

La sesta generazione della BMW serie 3 (la F30) debutta nel 2012 con un design più filante (ma con la coda troppo simile a quella della serie 5) e con la consolle centrale nuovamente orientata verso il pilota.

Spariscono le versioni coupé e cabrio (ribattezzate serie 4), rimpiazzate dalla Gran Turismo, una variante più versatile contraddistinta dalla presenza del portellone e da dimensioni esterne più importanti.

Il mondo BMW

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Yamaha Cross Hub Concept, prove di pick-up

Yamaha Cross Hub ConceptYamaha Cross Hub Concept

Tra le tante novità che Yamaha ha presentato in occasione del Salone di Tokyo 2017, spicca il Cross Hub Concept. Si tratta di un prototipo a quattro ruote lungo 4.490 metri del marchio dei Tre Diapason e ha come “obiettivo quello di collegare l’aspetto “attivo” e quello “cittadino” nella vita di tutti gli appassionati”. L’originale disegno “a diamante” dei sedili alloggiati nella cabina permette di contenere le dimensioni del veicolo ed offre 4 posti e la possibilità di caricare due moto nella parte posteriore: perché da Yamaha non ci si può aspettare che si dimentichi delle due ruote. Un prototipo che trasporta direttamente i suoi occupanti nel mondo dedicato al tempo libero. Troverà mai spazio sui mercati? Non è ancora chiaro. Ma il fatto che abbia attirato parecchio l’attenzione potrebbe portare il marchio a fare qualche riflessione.

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Volvo V90 Cross Country, la versione speciale Ocean Race

Volvo celebra la presenza della Volvo Ocean Race 2017/18 con una versione speciale della nuova V90 Cross Country.  A sostegno del Programma Scientifico della Volvo Ocean Race focalizzato sulla plastica negli oceani, la Casa automobilistica donerà infatti 100 euro per ognuno dei primi 3.000 esemplari di V90 Cross Country Volvo Ocean Race che verranno realizzati. “Siamo orgogliosi di sostenere il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race orientato a farci meglio comprendere lo stato di salute degli oceani – la risorsa naturale più importante che abbiamo,” ha dichiarato Stuart Templar, Responsabile Sostenibilità di Volvo Cars. “Come azienda già facciamo il possibile per ridurre al minimo il nostro impatto sul mondo che ci circonda e l’approccio innovativo proposto da questo progetto per affrontare un grave problema ambientale si adatta alla perfezione alla nostra filosofia aziendale – non da ultimo in un momento che ci vede proiettati verso un futuro elettrificato.”

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Fonte:

Volvo sostiene la tutela degli oceani con un modello speciale di V90 Cross Country

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on locationVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior detailVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior detail

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior detail

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior detailVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior detail

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Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interiorVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior

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Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race interior

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race bootVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race boot

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race boot

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race bootVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race boot

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race boot

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior detailVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior detail

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior detail

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Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior

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Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on locationVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

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Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on locationVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on locationVolvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

Credits: Volvo V90 Cross Country Volvo Ocean Race exterior on location

 

Volvo celebra la presenza della Volvo Ocean Race 2017/18 con una versione speciale della nuova V90 Cross Country.  A sostegno del Programma Scientifico della Volvo Ocean Race focalizzato sulla plastica negli oceani, la Casa automobilistica donerà infatti 100 euro per ognuno dei primi 3.000 esemplari di V90 Cross Country Volvo Ocean Race che verranno realizzati. La donazione complessiva sottolinea l’impegno assunto ormai da lungo tempo da Volvo Cars nei confronti della tutela ambientale.

V90 Cross Country Volvo Ocean Race

La V90 Cross Country Volvo Ocean Race prevede tutte le dotazioni standard che i clienti si attendono da una Volvo Cross Country, come ad esempio la trazione integrale, l’altezza da terra maggiorata e un telaio ottimizzato sviluppato per garantire il massimo confort e controllo della vettura in tutte le condizioni atmosferiche e del fondo stradale. Un design e una gamma di colori per interni e carrozzeria specifici differenziano la V90 Cross Country Volvo Ocean Race dagli altri modelli della Serie 90.

Particolari in tinta grigio opaco e arancio brillante, presentati in anteprima sull’acclamata Volvo Concept XC Coupé nel 2014, sono abbinati a una carrozzeria dalla tonalità Crystal White e a cerchi e impunture esclusivi. Inoltre la V90 Cross Country Volvo Ocean Race contribuirà a contrastare il problema dell’inquinamento marino grazie all’utilizzo di inserti dei tappeti realizzati in Econyl, un tessuto prodotto interamente con nylon riciclato che include anche le reti da pesca abbandonate e recuperate dai fondali marini.

Volvo Ocean Race

Il Programma Scientifico Volvo Ocean Race prevede che le imbarcazioni che partecipano all’edizione 2017/18 siano equipaggiate con una serie di sensori in grado di catturare dati in alcune delle aree più remote degli oceani terrestri che permetteranno di elaborare un quadro più completo dell’estensione dell’inquinamento causato dalla plastica e del suo impatto sulla vita oceanica. Fra i partner scientifici del Programma figura anche l’agenzia statunitense per gli oceani e l’atmosfera NOAA.

“Siamo orgogliosi di sostenere il Programma Scientifico della Volvo Ocean Race orientato a farci meglio comprendere lo stato di salute degli oceani – la risorsa naturale più importante che abbiamo,” ha dichiarato Stuart Templar, Responsabile Sostenibilità di Volvo Cars. “Come azienda già facciamo il possibile per ridurre al minimo il nostro impatto sul mondo che ci circonda e l’approccio innovativo proposto da questo progetto per affrontare un grave problema ambientale si adatta alla perfezione alla nostra filosofia aziendale – non da ultimo in un momento che ci vede proiettati verso un futuro elettrificato.”

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Shuanghuan Ceo aut. (2010): pregi e difetti della SUV cinese

Shuanghuan CEOShuanghuan CEO

La Shuanghuan Ceo è una SUV cinese nota soprattutto per essere il clone della prima BMW X5. La Casa bavarese riuscì ad impedire la commercializzazione di questa Sport Utility in Germania ma non potè fare nulla in Italia, dove fu importata dal 2008 al 2011 dalla Martin Motors (azienda milanese che ci “deliziò” poco dopo con la Bubble, una copia della seconda serie della Smart fortwo con quattro posti e una ruota di scorta sporgente in stile fuoristrada).

Oggi analizzeremo un esemplare del 2010 dotato di cambio automatico, introvabile sul mercato dell’usato (più semplice – ma non troppo – rintracciare le varianti manuali) e con quotazioni di 6.000 euro. Scopriamo insieme i (pochi) pregi e i (tanti) difetti di una delle vetture più improbabili vendute nel nostro Paese nel XXI secolo.

I pregi della Shuanghuan Ceo del 2010

Abitabilità

Ottima: stiamo d’altronde parlando di una SUV lunga oltre 4,70 metri (4,71, per la precisione).

Dotazione di serie

Interessante: autoradio, cerchi in lega, climatizzatore, fendinebbia, interni in pelle, sensori di parcheggio e vernice metallizzata.

Capacità bagagliaio

Il vano della Shuanghuan Ceo è grande ma non immenso: 465 litri che diventano 1.550 quando si abbattono i sedili posteriori.

Posto guida

La posizione di seduta rialzata consente di dominare la strada ma i sedili poco avvolgenti non trattengono bene nelle curve.

Climatizzazione

Impianto potente, bocchette piccole.

Sospensioni

Pronte per affrontare anche i percorsi off-road (non troppo impegnativi, però).

Visibilità

Migliorabile solo quella di tre quarti posteriore per via dei montanti voluminosi.

I difetti della Shuanghuan Ceo del 2010

Finitura

Materiali di bassa qualità e assemblaggi imprecisi.

Rumorosità

Marcata a qualsiasi velocità.

Motore

Il 2.4 benzina/GPL di origine Mitsubishi è un’unità aspirata in grado di generare una potenza di 125 CV e una coppia di 190 Nm. Un po’ poco per una Sport Utility che sfiora le due tonnellate di peso.

Cambio

La Shuanghuan Ceo monta un’obsoleta trasmissione automatica (convertitore di coppia) a quattro rapporti.

Sterzo

Troppo leggero.

Prestazioni

Scarse: 165 km/h di velocità massima e 11,5 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.

Dotazione di sicurezza

La Shuanghuan Ceo è una delle auto più insicure commercializzate nel nostro Paese nel XXI secolo. Ci sono solo gli airbag frontali mentre il resto non era disponibile neanche come optional.

Freni

Poco potenti.

Tenuta di strada

Precaria: colpa dell’assenza dell’ESP e del baricentro alto. Senza dimenticare il rollio evidente.

Prezzo

Da nuova nel 2010 la Shuanghuan Ceo aut. costava oltre 30.000 euro (una cifra con cui si potevano prendere rivali usate decisamente migliori). Oggi è introvabile (più semplice rintracciare le varianti dotate di cambio manuale) e le sue quotazioni recitano 6.000 euro.

Tenuta del valore

Scarsa: la trazione integrale (inseribile) e il cambio automatico sono due elementi richiesti sul mercato dell’usato ma non bastano se il resto della vettura è privo di caratteristiche interessanti.

Consumo

La Shuanghuan Ceo beve tantissimo: 8,7 km/l dichiarati. Lo stesso valore di una Porsche Cayenne Turbo (che però di cavalli ne aveva 500…).

Garanzie

Tutte scadute.

SUV usate

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Fonte:

Mazda MX-5 VS Fiat 124 Spider

Fiat 124 Spider 4Fiat 124 Spider 4

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Fiat 124 Spider 5Fiat 124 Spider 5

Quando due auto nascono con lo stesso pianale, è difficile che siano come il giorno e la notte. Basta pensare alla Toyota GT86 e alla Subaru BRZ, due sorelle quasi gemelle. Qui il discorso però cambia parecchio: è vero che Fiat 124 Spider e Mazda Mx-5 condividono lo stesso pianale, la stessa strumentazione e (quasi) gli stessi interni, ma è anche vero che sotto il cofano scopriamo due pianeti diversi.

La giapponese è spinta da un  motore quattro cilindri 2,0 litri aspirato che produce 160 CV a 6.000 giri e 200 Nm di coppia a 4.600 giri (in alternativa c’è anche il più piccolo 1.5 da 131 CV e 150 Nm); L’italiana invece monta un 1.4 turbo da 140 CV a 5.000 giri e 240 Nm di coppia 2.250 giri.

La Fiat 124 Spider pesa anche leggermente di più (circa 40 kg) per un totale di 1.105 kg; un peso giustificato dalle dimensioni leggermente maggiori. L’italiana infatti è 14 cm più lunga rispetto alla cugina nipponica, con una lunghezza complessiva di 4.054 mm contro i 3.914 mm della Mazda. Entrambe, però, condividono lo stesso passo di 2,3 m. Questo fa si che il bagagliaio della 124 sia più capiente di 10 litri (140 litri contro 130); non è un gran guadagno, ma è qualcosa.

Fiat 124 Spider 5Fiat 124 Spider 5

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QUESTIONE DI GUSTI

Già da fuori si intuiscono i caratteri diversi delle due auto. La Fiat è più morbida nelle linee, più classica, con un sapore vagamente british e una punta di americano. La Mazda è più spigolosa, esotica, esprime dinamismo e velocità. Dentro sono pressoché identiche: entrambe ben fatte, curate, con la strumentazione e lo stile tipicamente Mazda. La Fiat aggiunge un qualcosa in più in termini di qualità percepita, con alcuni rivestimenti in plastica morbida sulla parte alta della plancia e l’interno portiera più curato. Ma la differenza è comunque poca, la scelta riguarda più un gusto personale.

Fiat 124 Spider 9Fiat 124 Spider 9

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AL VOLANTE DELLE DUE SPIDER

Partiamo dalla japp: la Mazda Mx-5, nella versione Sport, ha un assetto più rigido e il differenziale autobloccante posteriore. C’è da dire che non è mai rigida come una tavola, anzi, nella guida sportiva vorrei una maggiore precisione dell’avantreno, ma l’auto è comunque molto agile e divertente. Si sente che è leggera, in ogni situazione. Il 2.0 aspirato da 160 CV la spinge senza sforzo e la Mazdina va molto più forte di quanto i dati facciano credere. La posizione di guida è molto bassa e sdraiata, e, a causa del volante non regolabile in profondità (anche la Fiat ha lo stesso problema), chi è più alto di un metro e ottanta deve guidare con le braccia distese. Certo non è un’auto fatta per i lunghi viaggi: il sedile dopo un po’ intorpidisce il fondoschiena e i fruscii in autostrada diventano fastidiosi in breve tempo. Ma quando la si guida sulla strada giusta tutto svanisce nell’insignificante. Lo sterzo servoassistito è sufficientemente preciso e sensibile, mentre il cambio è una pure goduria. La leva è così corta e gli innesti sono così secchi e precisi che vi ritroverete ad usarlo più del necessario solo per il gusto di farlo.

Saltando dalla Mazda alla Fiat 124 vi ritroverete a casa, almeno finché non girate la chiave. Il 1.4 turbo Multiair ha un suono più civile e basso rispetto al 2.0 litri della Mazda, e lo sterzo appare subito più leggero. La Fiat 124 Spider digerisce anche meglio le buche e ha un motore più docile nel traffico. In poche parole: è più morbida e rilassante. Se si preme sul pedale del gas poi si scopre una coppia sconosciuta all’aspirato della Mx-5, anche nelle marce alte. In linea retta è veloce tanto quanto la Mazda, ma tirandole il collo non c’è la stessa soddisfazione nella zona alta del contagiri. È un motore più turistico, il 1.4 turbo. Anche l’assetto è più morbido e “safe”, e, anche se si esagera in curva, la 124 Spider rimane stabile e sicura. Al contrario che sulla Mazda bisogna davvero esagerare per far partire il posteriore e anche quando succede è difficile finire in testa-coda o ritrovarsi nei guai. Anche perché manca un differenziale autobloccante, quindi il più delle volte vi ritroverete con la ruota interna che pattina e nessun sovrasterzo da gestire.

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CONCLUSIONI

Nonostante lo scheletro sia lo stesso, il carattere delle due spider è molto diverso. Entrambe comportano dei sacrifici in termini di spazio ed entrambe sono godibili d’estate e per la maggior parte delle strade. Ma se siete degli amanti della guida sportiva, allora la Mazda Mx-5 è quella che fa al caso vostro. È più tesa, sensibile – anche un po’ più nervosa – ed è più propensa a giocare quando siete dell’umore. La Fiat 124 Spider offre quasi la stessa esperienza, quando si va tranquilli, con il plus di un comfort – leggermente – maggiore e di un motore più ricco di coppia che rende la guida più godibile nella maggior parte delle situazioni. Di contro risulta meno coinvolgente quando si va forte, ma se non siete degli smaliziati al volante, avrete comunque di che divertirvi.
In parole povere: se amate la guida pura, scegliete la Mazda, se invece cercate una spider un po’ più comoda per il weekend al mare (o perché no, in montagna), allora la Fiat 124 Spider fa al caso vostro.

PREZZI

Mazda MX-5 1.5L Skyactiv-G RF    28.000 euro
Fiat 124 spider 1.4 MultiAir              28.000 euro

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Auto per anziani: come sceglierle?

Anziani alla guida, GM lavora per migliorare sicurezzaAnziani alla guida, GM lavora per migliorare sicurezza

Credits: Anziani al volante. General Motors per rendere le proprie auto maggiormente compatibili con le esigenze della popolazione anziana lavora a un progetto di sistemi semplificati di segnalazione, come i sedili con allarme a vibrazione personalizzata e divisa per zone, capaci di segnalare un comportamento scorretto nella guida o di unanomalia della vettura. In questo modo si eviteranno sovraccarichi nei messaggi diretti al guidatore (come laccensione di spie e le frasi di alert negli schermi) che potrebbero generare confusione e panico soprattutto alla popolazione anziana
ANSA/UFFIIO STAMPA/++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY. NO ARCHIVES ++

Le auto per anziani non esistono: esistono vetture adatte a qualsiasi fascia d’età che presentano elementi molto apprezzati dagli automobilisti “over 60”.

Come sceglierle? Basta seguire i nostri consigli relativi a tutto quello che non deve mancare in un’auto che dev’essere guidata da persone anziane.

Meglio in alto

Sedersi a bordo di un’auto e uscire dalla vettura non è un’impresa facile per un anziano (specialmente se ha problemi alla schiena). Meglio quindi puntare su una vettura alta: una SUV, certo, ma anche una monovolume o una multispazio.

Automatica

Il cambio automatico è un accessorio che non deve mancare sulle auto per anziani: l’assenza del pedale della frizione consente di far riposare i muscoli e le articolazioni della gamba sinistra.

Non troppo ingombrante

Le auto troppo ingombranti non sono facili da gestire per un automobilista anziano: esistono tanti modelli per tutti i gusti e tutte le tasche con una lunghezza inferiore ai quattro metri e mezzo.

Soprattutto sicura

La frenata automatica è un accessorio importante per gli automobilisti di ogni età: avere a disposizione un mezzo che si arresta da solo quando incontra un ostacolo è di grande aiuto nei momenti di distrazione (piuttosto frequenti nel caso degli anziani).

Comfort

Le auto, per essere adatte agli anziani, devono necessariamente avere dei sedili comodi: ritrovarsi con dolori alla schiena dopo pochi chilometri percorsi è una sensazione spiacevole a qualunque età ma diventa un serio problema per gli “over 60”.

Sensori di parcheggio

I sensori di parcheggio non sono un aiuto per gli automobilisti anziani (dotati di una grandissima esperienza nelle manovre) ma offrono tanti vantaggi in termini di comodità. Sapere quanto indietro si può andare prima di toccare le altre auto senza necessariamente voltarsi riduce lo stress muscolare e articolare.

Telecamera posteriore

La telecamera posteriore è ancora più utile dei sensori di parcheggio: guardare un display anziché voltarsi all’indietro (o affidarsi ad avvisi acustici poco utili per chi presenta deficit uditivi) è sicuramente più rilassante…

Info utili

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Benelli Leoncino, il video

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Benelli Leoncino 2017, sul mercato da 5.990 euro

Benelli LeoncinoBenelli Leoncino

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Benelli LeoncinoBenelli Leoncino

 

Benelli Leoncino, un omaggio ad un mito del motociclismo italiano che ha fatto la storia del marchio e che oggi trova la sua identità nel mondo moderno, declinando il suo essere moto in una street bike da 500cc, elegante, facile e compatta. È disponibile nelle concessionarie nelle colorazioni rosso, argento e nero a 5.990 euro.

Bicilindrico da 48 CV

Il nuovo Benelli Leoncino sfoggia un proiettore, rotondo come vuole la tradizione, che presenta una tecnologia led all’avanguardia così come la strumentazione, interamente digitale. La sella, accessibile e lineare, segue le linee della moto, così come il design di scarico e serbatoio, che regalano proporzioni equilibrate e moderne. Una menzione speciale al Leone che, come nella moto storica, svetta con orgoglio sul parafango anteriore. Il cuore pulsante è il bicilindrico a quattro tempi raffreddato a liquido da 500cc firmato da 48 CV (35 kW) a 8500 giri/min e 46 Nm (4,6 kgm) a 6000 giri/min, abbinato a un cambio a sei marce.

Cerchi da 17” e telaio a traliccio in tubi d’acciaio

Benelli Leoncino è dotato di cerchi in lega da 17” con pneumatici da 120/70-R17 e 160/60-R17 e di sospensioni regolabili, con all’anteriore una forcella upside-down con steli del diametro di 50 millimetri e al posteriore un forcellone oscillante con monoammortizzatore laterale ed escursione da 51 millimetri. Il telaio è a traliccio in tubi d’acciaio a vista la cui parte terminale è nascosta sotto il serbatoio. L’impianto frenante, dotato di ABS, prevede davanti un doppio disco di 320 millimetri di diametro con pinze radiali a quattro pistoncini e dietro un disco di 260 mm di diametro e una pinza a singolo pistoncino.

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