Cinture di sicurezza in gravidanza: come e quando metterle

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Mettersi in auto durante la gravidanza si può, anche se sono molti i dubbi legati alla possibilità di guidare o sedersi sul sedile del passeggero mentre si aspetta. Diverse future mamme credono, per esempio, che le cinture di sicurezza possano danneggiare il feto. In realtà, se indossate in maniera corretta, non comportano alcun rischio e anzi, in alcuni casi tutelano anche mamma e figlio in caso di incidente.

Da tempo, inoltre, si trovano in commercio delle apposite cinture protettive per la gravidanza che consentono di avere un comfort maggiore durante il viaggio, senza pregiudicare in alcun modo la sicurezza della donna o il funzionamento della cintura.

Cintura di sicurezza in gravidanza: cosa dice la legge

Il Codice della Strada impone anche alle donne in gravidanza di indossare le cinture di sicurezza in auto. Ci sono però dei casi particolari, riconosciuti e validati dal ginecologo tramite un certificato ufficiale da tenere sempre a portata di mano, in cui le future mamme possono evitare di indossare le cinture.

A tal proposito, l’articolo 172 del Codice della Strada recita così: “esenzione per le donne in stato di gravidanza, sulla base di certificazione rilasciata dal ginecologo curante che comprovi condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture di sicurezza”.

Come usare le cinture di sicurezza durante la gravidanza

Praticamente in tutte le auto presenti sul mercato ci sono a bordo le cinture a tre punti: queste presentano una fascia sub addominale che va direttamente sulla pancia. La fascia sub addominale è quella che preoccupa maggiormente le donne che aspettano, data la pressione che va a esercitare sul feto. Per risolvere tale problema, basta spostare la fascia addominale al di sotto del pancione: così facendo non viene esercitata alcuna pressione sul futuro nascituro e al tempo stesso viene garantita la sicurezza.

Risulta sbagliato, dunque, salire in auto, al volante o come passeggero, senza indossare le cinture di sicurezza o indossarle con la fascia addominale sulla pancia e quella diagonale vicino al collo. Il modo corretto di indossare le cinture di sicurezza in auto durante la gravidanza è il seguente: la cintura diagonale va tenuta lontano dal collo e va fatta passare fra i seni, sopra la pancia; la cintura addominale invece, va posizionata sotto la pancia.

Viaggiare in auto durante la gravidanza: i consigli utili

Recenti studi hanno dimostrato che indossare la cintura di sicurezza in maniera corretta, riduce il tasso di mortalità materna dal 33% al 4% in caso di incidente stradale. Le future mamme possono adottare dei comportamenti utili ad aumentare la sicurezza e il comfort di viaggio quando si aspetta.

E’ sempre bene sistemare lo schienale, l’altezza del sedile o quella del volante in caso sia proprio la mamma a guidare, in modo tale da non dare fastidio al pancione. La postura deve essere sempre comoda e le cinture di sicurezza vanno indossate facendo attenzione a passare la cinghia addominale al di sotto della pancia, all’altezza del pube, oppure ricorrere a specifici adattatori.

In commercio, infatti, esistono degli adattatori per le cinture di sicurezza, creati appositamente per aumentare il comfort della futura mamma in auto. Alcuni adattatori sono dei cuscinetti che tramite un sistema di fasce e bottoni “trattengono” la cintura addominale così che non comprima la pancia. Altri modelli, invece, sono costituiti da ganci che fanno passare la cinghia inferiore in mezzo alle gambe anziché direttamente sulla pancia.

Qualora la mamma con il pancione sia seduta al posto del passeggero, è bene allontanare il più possibile il sedile del cruscotto con l‘airbag. In linea di massima, quando si aspetta un figlio, è sempre meglio evitare viaggi lunghi in auto, limitandosi a non più di due ore, ed effettuare delle piccole soste durante il tragitto per sgranchire le gambe e far riposare la schiena.

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Audi, la storia della Casa tedesca

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L’Audi ha iniziato a essere considerata una Casa automobilistica “premium” solo a partire dalla seconda metà del XX secolo. Eppure il marchio tedesco ha una storia che affonda le proprie radici all’inizio del Novecento. Scopriamola insieme.

Audi, la storia

La storia dell’Audi inizia grazie ad August Horch, un ingegnere tedesco che nel 1899 fonda un’azienda automobilistica che porta il suo nome. La società cresce sempre di più ma August si ritrova isolato dal consiglio di amministrazione per via delle elevate spese da lui sostenute nel campo “ricerca e sviluppo”.

Nel 1909 Horch si mette in proprio: inizialmente pensa di utilizzare nuovamente il proprio cognome ma dopo aver perso una causa civile (il marchio Horch è registrato) contro i dirigenti della sua vecchia azienda decide di utilizzare il termine “audi” (traduzione latina di “ascolta”, “horch” in tedesco).

Gli inizi

La prima Audi della storia – la Typ A – nasce nel 1910: monta un motore 2.6 a benzina da 22 CV e condivide molti elementi con la Horch 10PS. La vettura si rivela un successo.

Durante la Prima Guerra Mondiale la produzione viene riservata ai vertici militari dell’Impero Germanico.

La crisi del primo dopoguerra

La fine del conflitto coincide con uno dei periodi peggiori di Audi: i nuovi modelli non conquistano il pubblico e il marchio tedesco si ritrova perciò costretto a dichiarare bancarotta nel 1927.

L’Audi viene acquistata dalla DKW nel 1928 ma anche quest’ultima va in crisi in seguito al crollo di Wall Street nel 1929.

L’era Auto Union

Nel 1932 nasce l’Auto Union: un gruppo automobilistico che comprende – oltre a DKWAudi – la Horch e la Wanderer. L’Audi, il brand più prestigioso di questo colosso, rimane con un solo modello in listino: la Typ UW Fronttrazione anteriore, considerata troppo innovativa per l’epoca, viene snobbata dai potenziali clienti e nel 1938 viene rimpiazzata dalla più tradizionale 920.

La carriera di questo modello – nonché la “prima vita” dell’Audi – termina con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

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La resurrezione firmata Volkswagen

Il marchio Audi torna sulle scene solo nel 1965: il merito va al Gruppo Volkswagen, che l’anno prima rileva l’Auto Union dalla Daimler-Benz (proprietaria del colosso tedesco dal 1958).

Al Salone di Parigi viene svelata la 72, la prima vettura del nuovo corso dei quattro anelli: non è altro che una DKW F 102 dotata di un motore 1.7 a quattro tempi (anziché a due) da 72 CV.

La vera svolta per l’Audi arriva però nel 1968 con il lancio dell’ammiraglia 100 e nel 1972 con la berlina 80 (vettura che l’anno seguente si aggiudica il prestigioso premio di Auto dell’Anno). La piccola 50 del 1974 anticipa invece le forme e i contenuti di una “segmento B” destinata a entrare nella storia: la Volkswagen Polo.

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La trazione integrale

La Casa di Ingolstadt ha bisogno di modificare la propria immagine, all’epoca troppo conservatrice e “ingessata”, e per questa ragione nel 1980 lancia la Quattro: una coupétrazione integrale che tra il 1982 e il 1984 conquista quattro Mondiali rally (due Piloti – con il finlandese Hannu Mikkola e lo svedese Stig Blomqvist – e due Marche).

La scelta – all’epoca innovativa – di proporre quattro ruote motrici su vetture diverse dalle fuoristrada si rivela vincente per l’Audi, che ancora oggi battezza con la sigla quattro tutti i suoi veicoli 4WD.

Nel 1983 la terza generazione dell’Audi 100 diventa Auto dell’Anno mentre per tutta la seconda metà degli anni Ottanta la Casa tedesca prova (e riesce) a competere ad alti livelli con BMWMercedes.

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Il successo degli anni Novanta

Intorno alla metà degli anni ’90 Audi decide di puntare sull’innovazione per sfidare la concorrenza: l’ammiraglia A8 è la prima auto di grande serie dotata di un telaio in alluminio (materiale usato nel 1999 anche per la piccola monovolume A2).

Tra gli altri modelli che contribuiscono a incrementare le vendite segnaliamo la berlina A4 del 1994, la compatta A3 del 1996 e la sportiva TT del 1998.

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Agli albori del terzo millennio: tecnologia e motorsport

Il XXI secolo vede Audi offrire una gamma sempre più completa di prodotti (la prima SUV – la Q7 – vede la luce nel 2006) e, soprattutto, una serie di tecnologie all’avanguardia come i motori a iniezione diretta di benzina, il cambio automatico S tronicdoppia frizione e i fari a LED.

Da non sottovalutare, inoltre, i successi sportivi alla 24 Ore di Le Mans: 13 vittorie tra il 2000 e il 2014 ottenute con vetture benzina, turbodiesel e ibride.

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Dal dieselgate all’elettrico

Nel 2015 Audi viene coinvolta insieme a tutti gli altri brand del Gruppo Volkswagen nello scandalo del dieselgate: in poche parole oltre 2 milioni di vetture a gasolio dei quattro anelli erano dotate di un software che alterava le emissioni di NOx (ossidi di azoto) per poter superare i test di omologazione.

Pochi anni dopo il brand di Ingolstadt si concentra sull’elettrificazione. Nel 2018 svela la sua prima elettrica – la e-tron – e oggi la sua gamma EV comprende ben cinque modelli: l’ammiraglia/coupé e-tron GT, le grandi SUV e-trone-tron Sportback e le crossover compatte Q4 e-tronQ4 e-tron Sportback.

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Patente rovinata: cosa fare, quanto costa cambiarla

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Circolare con la patente rovinata non è consigliato: in caso di documento illeggibile, infatti, le Forze dell’Ordine possono addirittura procedere al ritiro.

Di seguito troverete una guida completa su cosa fare in caso di patente rotta e/o spezzata e quanto costa rifarla.

Quando una patente è considerata rovinata?

Una patente è considerata deteriorata quando non sono leggibili gli estremi di riconoscimento del documento, i dati anagrafici del titolare, la data di scadenza o la fotografia del titolare.

Cosa fare quando la patente è rovinata?

Se la patente è rovinata bisogna richiedere un duplicato della patente per deterioramento.

Dove fa effettuata la richiesta?

Presso l’ufficio della Motorizzazione Civile.

Qual è il costo?

Cambiare la patente rovinata costa 42,20 euro: 32 euro da versare sul c/c 4028 e 10,20 sul c/c 9001. Le tariffe possono variare in Valle d’Aosta, in Trentino-Alto Adige, in Friuli-Venezia Giulia e in Sicilia.

Quali documenti ci vogliono per la richiesta duplicato patente per deterioramento?

La domanda su modello TT 2112 (disponibile allo sportello dell’ufficio o online sul Portale dell’automobilista), l’attestazione del versamento di 10,20 euro sul c/c 9001 (bollettino prestampato in distribuzione presso gli uffici postali e gli uffici motorizzazione), l’attestazione del versamento di 32,00 euro sul c/c 4028 (bollettino prestampato in distribuzione presso gli uffici postali e gli uffici motorizzazione), 2 fotografie uguali formato tessera (di cui una autenticata) e la fotografia completa della patente e originale in visione.

Se la patente è scaduta di validità o scadrà entro sei mesi dalla data di presentazione della domanda ci vuole anche il certificato medico in bollo (con relativa fotocopia), la cui data non sia anteriore a tre mesi, rilasciato da uno dei medici abilitati.

Quali documenti aggiuntivi devono portare i cittadini extracomunitari?

Il cittadino extracomunitario che deve cambiare una patente rovinata deve portare anche il permesso di soggiorno originale in visione e in fotocopia oppure in copia autenticata o copia semplice con dichiarazione sostitutiva di atto notorio di conformità all’originale oppure la carta di soggiorno originale in visione e in fotocopia.

Se l’interessato è in attesa del rinnovo per scadenza o del primo rilascio del permesso di soggiorno deve presentare la fotocopia del documento di identità e – a seconda dei casi – la fotocopia della ricevuta della richiesta di primo rilascio (ottenuta dall’ufficio postale oppure delle competenti autorità di polizia) o la fotocopia della ricevuta della richiesta di rinnovo (ottenuta dall’ufficio postale oppure dalle competenti autorità di polizia) e la fotocopia del permesso di soggiorno scaduto.

Come si autentica una foto?

La foto può essere autenticata direttamente allo sportello dell’Ufficio (se è l’interessato a presentare la domanda) o presso gli Uffici comunali (se si vuole delegare qualcuno alla presentazione della domanda). L’autenticazione delle fotografie prescritte per il rilascio dei documenti personali non è soggetta al pagamento dell’imposta di bollo.

Si può cambiare la foto della patente?

No. Per cambiarla bisogna ottenere un nuovo documento.

Quali sono i medici abilitati per l’accertamento dei requisiti fisici e psichici per la patente?

Medici delle Asl, militari e altri e commissioni mediche locali (CML).

Quali documenti aggiuntivi bisogna portare per le pratiche presentate tramite una persona delegata?

La persona delegata deve avere la delega in carta semplice firmata dal titolare della domanda, il proprio documento di identità originale e la copia del documento di identità del titolare della domanda (delegante).

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Auto Peugeot: l’elenco completo (con i prezzi)

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Le Peugeot sono le auto francesi più amate dagli italiani: la Casa del Leone è sempre stata molto apprezzata dalle nostre parti grazie a una gamma completa di modelli caratterizzati da un design grintoso in vendita a cifre non esagerate.

Di seguito troverete l’elenco completo di tutte le auto Peugeot in commercio (con i prezzi): tanti modelli benzinadieselibridi plug-in benzina ed elettrici per tutti i gusti e tutte le tasche.

Auto Peugeot: l’elenco completo (con i prezzi)

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Peugeot 208

La seconda generazione della Peugeot 208 è una piccola in vendita a prezzi che partono da 16.900 euro. La gamma motori è composta da quattro unità: tre 1.2 PureTech tre cilindri a benzina (un aspirato da 75 CV e due turbo da 101 e 131 CV) e un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 102 CV.

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Peugeot 308

La terza generazione della Peugeot 308 è una compatta sviluppata sullo stesso pianale della 3008Prezzi da 24.350 euro e una gamma motori composta da cinque unità sovralimentate: due 1.2 tre cilindri PureTech a benzina da 110 e 131 CV, due 1.6 Hybrid ibridi plug-in benzina da 181 e 225 CV e un 1.5 diesel BlueHDi da 131 CV.

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Peugeot 308 Station

La Peugeot 308 Station è la variante wagon della terza generazione della compatta francese. Prezzi da 25.750 euro, pianale condiviso con la DS 7 Crossback e una gamma motori composta da cinque unità sovralimentate: due 1.2 tre cilindri PureTech a benzina da 110 e 131 CV, due 1.6 Hybrid ibridi plug-in benzina da 181 e 224 CV e un 1.5 diesel BlueHDi da 131 CV.

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Peugeot 508

La seconda generazione della Peugeot 508 è una berlina in vendita a prezzi che partono da 35.900 euro. La gamma motori è composta da quattro unità sovralimentate: un 1.2 tre cilindri PureTech a benzina da 131 CV, due 1.6 Hybrid ibridi plug-in da 290 e 360 CV e un 1.5 diesel BlueHDi da 131 CV.

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Peugeot 508 Station

La Peugeot 508 Station è la variante wagon della seconda serie della berlina francese. Disponibile a trazione anterioreintegrale, è in vendita a prezzi che partono da 37.300 euro e ha una gamma motori composta da quattro unità sovralimentate: un 1.2 tre cilindri PureTech a benzina da 131 CV, due 1.6 Hybrid ibridi plug-in benzina da 224 e 360 CV e un 1.5 diesel BlueHDi da 131 CV.

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Peugeot 2008

La seconda generazione della Peugeot 2008 è una piccola SUV in vendita a prezzi che partono da 23.300 euro. La gamma motori è composta da cinque unità sovralimentate: tre 1.2 PureTech tre cilindri a benzina da 101, 131 e 155 CV e due 1.5 diesel BlueHDi da 110 e 131 CV.

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Peugeot 3008

La seconda generazione della Peugeot 3008 è una SUV compatta disponibile a trazione anterioreintegrale sviluppata sullo stesso pianale della 308Prezzi da 31.550 euro e una gamma motori composta da quattro unità sovralimentate: un 1.2 tre cilindri PureTech a benzina da 131 CV, due 1.6 Hybrid ibridi plug-in benzina da 225 e 300 CV e un 1.5 diesel BlueHDi da 131 CV.

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Peugeot 5008

La seconda generazione della Peugeot 5008 è una SUV media7 posti in vendita a prezzi che partono da 35.050 euro. La gamma motori è composta da quattro unità sovralimentate: due PureTech Turbo a benzina (1.2 tre cilindri da 131 CV e 1.6 da 181 CV) e due diesel BlueHDI (1.5 da 131 CV e 2.0 da 177 CV).

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Peugeot e-208

La Peugeot e-208 – variante elettrica della seconda serie della 208 – è una piccola a emissioni zero spinta da un motore da 136 CV. I prezzi? Da 33.850 euro.

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Peugeot e-2008

La Peugeot e-2008 – variante elettrica della seconda serie della 2008 – è una piccola SUV a emissioni zero spinta da un motore da 136 CV. I prezzi? Da 38.750 euro.

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Peugeot e-Rifter

La Peugeot e-Rifter è una multispazio elettrica – gemella di Citroën ë-Berlingo e Opel Combo-e Life – spinta da un motore da 136 CV. Disponibile in due varianti di carrozzeria (“normale” e Long) e con 5 o 7 posti, è in vendita a prezzi che partono da 36.400 euro.

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Che cos’è un impianto GPL after market: vediamo i dettagli

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Gli impianti GPL oggi sono sempre più frequenti sulle vetture in circolazione, grazie soprattutto al basso costo e ai ridotti consumi del Gas Petrolio Liquefatto per alimentare il veicolo. C’è però anche modo di aggiungere l’impianto GPL sulla propria vettura after market, ovvero in un secondo momento rispetto all’acquisto dell’auto. Vediamo tutto quello che bisogna sapere a riguardo, i costi e quando conviene.

Impianto GPL after market: di cosa si tratta

Installare un impianto GPL in un secondo momento consente di trasformare l’alimentazione della propria auto. È vero quindi che le Case automobilistiche propongono a listino dei modelli che già prevedono la doppia alimentazione benzina/GPL, ma altrettanto vera è la possibilità di fare un’installazione after market, ovvero post vendita.

Il montaggio dell’impianto GPL after market

Si tratta di un’operazione che deve essere chiaramente eseguita da parte di uno specialista, un intervento comunque realizzabile in tempi brevi. È fondamentale però decidere di montare un impianto GPL after market con la giusta consapevolezza, visto che ogni tipologia di auto ha delle caratteristiche differenti e quindi delle modalità diversi di alloggiamento dell’impianto stesso.

Generalmente infatti viene installato nel vano predisposto per la ruota di scorta, andando a diminuire così lo spazio di carico del bagagliaio. In base alla tipologia di auto e alle sue caratteristiche, l’intervento può essere fatto in maniera più o meno agevole, andando sicuramente a influenzare anche i costi.

Costi di montaggio

Ci sono differenti fattori che possono influenzare il prezzo della lavorazione necessaria per installare l’impianto GPL after market sulla propria vettura:

  • prima di tutto il tipo di auto su cui viene montato il nuovo impianto di alimentazione: il veicolo può essere infatti a iniezione con marmitta catalitica o non catalitica oppure a carburatore. Le spese dell’operazione cambiano notevolmente a seconda di queste differenze;
  • anche la tipologia di impianto GPL scelto determina i differenti costi della lavorazione, il sistema può essere infatti a iniezione multipoint con elettroiniettori o con miscelatore. La prima tipologia può essere molto più costosa della seconda, addirittura i prezzi possono raddoppiare;
  • la tipologia di serbatoio da usare è un altro elemento che influenza il prezzo finale della lavorazione.

Quali sono i prezzi nel dettaglio

L’impianto GPL, quindi, anche in virtù di quanto detto sinora, può avere dei prezzi davvero differenti, la forbice è piuttosto ampia, visto che i fattori che influenzano appunto i costi sono tanti e di grande entità. Per dare un’idea generale possiamo però dire che i costi oscillano da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 3.000 euro. I primi sono quelli più semplici, che di solito vengono montati su vetture a carburatore o iniezione Euro 0 o Euro 1. Nel secondo caso si parla invece di impianti più evoluti, su auto catalizzate con impianto a iniezione sequenziale fasata.

Quando conviene installare un impianto GPL after market

L’operazione ha quindi un costo iniziale non certamente da sottovalutare, per questo è lecito chiedersi se conviene davvero montare un impianto GPL post vendita/acquisto dell’auto. I costi sostenuti inizialmente vengono poi abbondantemente compensati da coloro che hanno intenzione di percorrere decine di migliaia di km l’anno e vogliono quindi cercare di diminuire i costi per i rifornimenti del carburante. Un altro aspetto da non sottovalutare è legato al fatto che una vettura GPL inquina molto meno di un’auto a benzina e diesel e quindi si parla di un sistema che “vuole bene” all’ambiente.

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Bollo auto economico: dieci vetture che pagano meno di 150 euro all’anno

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È facile pagare un bollo auto economico se sai come farlo: per spendere meno di 150 euro all’anno, ad esempio, è sufficiente acquistare una vettura con una potenza non superiore a 79 CV (58 kW).

Di seguito troverete dieci auto che pagano una tassa automobilistica inferiore a 150 euro all’anno: si tratta principalmente di piccole provenienti soprattutto da Italia, Corea del Sud, Germania e Francia, anche se non mancano citycar di altre nazioni.

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Dacia Sandero 1.0 – 126,42 euro

La Dacia Sandero 1.0 – l’auto più economica in commercio (prezzi da 11.500 euro) – è una piccola rumena (arrivata alla terza generazione) spinta dallo stesso motore 1.0 tre cilindri a benzina da 65 CV – non particolarmente reattivo ai bassi regimi – montato anche dalla Renault Clio presente in questa guida all’acquisto.

L’ingombrante (4,09 metri di lunghezza) “segmento B” esteuropea offre un bagagliaio immenso e può anche vantare un abitacolo generoso di centimetri per le gambe dei passeggeri posteriori.

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Fiat Panda EasyPower – 131,58 euro

La Fiat Panda EasyPower – variante a gas della terza generazione della citycar torinese – monta lo stesso motore 1.2 a GPL da 69 CV presente sulla Lancia Ypsilon analizzata in questa guida all’acquisto.

Una “segmento A” che presenta alti e bassi per quanto riguarda la praticità: i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione della testa ma il bagagliaio è piccolo e l’abitacolo non offre molto spazio alle gambe di chi si accomoda dietro.

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Hyundai i10 1.0 – 126,42 euro

La Hyundai i10 1.0 – disponibile nelle varianti a benzina e a GPL – è spinta dallo stesso motore della Kia Picanto presente in questa guida all’acquisto: un rumoroso 1.0 tre cilindri da 67 CV.

La terza generazione della citycar coreana offre, sugli allestimenti più costosi, una dotazione di serie ricchissima.

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Kia Picanto 1.0 – 126,42 euro

La Kia Picanto 1.0 ospita sotto il cofano lo stesso motore 1.0 tre cilindri a benzina da 67 CV presente sulla Hyundai i10 analizzata in questa guida all’acquisto, abbinabile a un valido cambio automatico robotizzato a 5 rapporti.

La terza generazione della citycar coreana è agile nel misto ma il divano è un po’ troppo stretto per accogliere comodamente tre passeggeri. Gli allestimenti, infine, sono poco personalizzabili.

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Lancia Ypsilon GPL – 131,58 euro

La Lancia Ypsilon GPL è la variante a gas liquido della seconda generazione della piccola torinese.

Il motore 1.2 a GPL da 69 CV è lo stesso montato dalla Fiat Panda presente in questa guida all’acquisto.

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Opel Corsa 1.2 – 141,90 euro

La Opel Corsa 1.2 è, secondo noi, l’auto più interessante tra quelle che pagano un bollo auto economico.

La sesta generazione della piccola tedesca ospita sotto il cofano lo stesso motore – un 1.2 tre cilindri a benzina da 75 CV silenzioso – montato dalla Peugeot 208 analizzata in questa guida all’acquisto.

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Peugeot 208 PureTech 75 – 141,90 euro

La Peugeot 208 PureTech 75 è la variante più accessibile della seconda generazione della piccola francese.

Il motore 1.2 tre cilindri a benzina da 75 CV è lo stesso della Opel Corsa presente in questa guida all’acquisto.

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Renault Clio SCe – 126,42 euro

La Renault Clio SCe ospita sotto il cofano lo stesso motore 1.0 tre cilindri a benzina da 65 CV montato dalla Dacia Sandero analizzata in questa guida all’acquisto.

La quinta generazione della piccola francese può vantare un divano posteriore ampio che può accogliere abbastanza comodamente tre occupanti ma è poco agile nel misto.

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Toyota Yaris 1.0 – 136,74 euro

La Toyota Yaris 1.0 è una piccola giapponese – arrivata alla quarta generazione – sviluppata sullo stesso pianale della Yaris Cross.

L’unica proposta di questo elenco non guidabile dai neopatentati è costosa (prezzi da 19.050 euro) e monta un motore 1.0 tre cilindri a benzina da 72 CV poco corposo ai bassi regimi.

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Volkswagen up! eco – 129,00 euro

La Volkswagen up! eco è la variante a metano della citycar tedesca, disponibile a tre o a cinque porte.

Il motore 1.0 tre cilindri a metano da 68 CV non nasce per fare le corse: ci vogliono infatti 17,6 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

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Concorso di Villa d’Este: quest’anno si parte da Milano

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Un ritorno post pandemia alle date della tradizione: dal 20 al 22 maggio sul Lago di Como, nella cornice di livello di Villa d’Este si svolgerà il Concorso d’eleganza dedicato alle automobili più belle e iconiche del mondo. Una manifestazione che ormai è seconda sola al quella americana di Pebble Beach e che, per la gioia di tutti gli appassionati di vetture spettacolari, avrà un prologo importante e che coinvolge la città di Milano.

Delle 50 vetture ammesse al Concorso – di cui, lo ricordiamo, main sponsor è BMW – una ventina parteciperà a un Prelude Tour, il 19 maggio, con patrocinio del Comune di Milano, da Piazza della Scala fino a Cernobbio, ma, prima di far rombare i motori, offrendosi agli sguardi del pubblico dalle 9 alle 10,30 del mattino. L’arrivo a Cernobbio è previsto alle 16 e 30. A Villa d’Este BMW celebrerà anche i 50 anni di BMW M (Motorsport) presentando in anteprima la M4 CSL e la nuova ammiraglia elettrica i7. I 50 anni di BMW M sono anche un’opportunità per esporre sul Lago di Como numerose auto da collezione di BMW Group Classic che incarnano questa storia.

Le BMW storiche da collezione saranno presenti anche come veicoli di serie BMW M, ma anche come pezzi forti storici della BMW Serie 7. Per chi vuole lustrarsi ulteriormente gli occhi sarà presente pure la super Rolls Royce Boat Tail (marchio del gruppo tedesco, per chi non se lo ricordasse). Per il pubblico, nella vicina Villa Erba, domenica 22, ci sarà una manifestazione laterale, Wheels & Weisswürscht Lake Como, con la partecipazione di club motoristici italiani e internazionali: ingresso gratuito ma bisogna prenotarsi sul sito https://www.ticketone.it/artist/wheels-weisswuerscht/. Le cinquanta straordinarie auto che rappresentano quasi un secolo di storia automobilistica sono suddivise in sette classi. I nomi rispecchiano gli anniversari e le eccellenze del concorso di quest’anno.

Eccole come da dizione esatta:

  • Classe A: The golden Age of Elegance: The Art Deco Era of Motor Car Design.
  • Classe B: Kompressor! The Supercharged Mercedes-Benz.
  • Classe C: Celebrating 150 Seasons at Villa d’Este: How grand Entrances were once made.
  • Classe D: The Cavallino at 75: Eight Decades of Ferrari represented in eight Icons.
  • Classe E: Born for the Racetrack: “Win on Sunday, sell on Monday”.
  • Classe F: 50 Years of Mean Machinery: BMW’s M Cars and their Ancestors.
  • Classe G: Breaking the Speed Barrier: Pioneers that chased the magic 300 kph

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Auto Smart: l’elenco completo (con i prezzi)

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Smart è una marca tedesca/cinese – nel 2019 Mercedes ha ceduto il 50% della società a Geely – che sta vivendo un periodo di profonda trasformazione: attualmente la sua gamma è composta solo da due tipi di vetture elettriche (la EQ fortwo e la fortwo cabrio) ma presto vedremo nuovi modelli a emissioni zero in listino (a cominciare dalla piccola SUV #1).

Di seguito troverete l’elenco completo di tutti i modelli di Smart attualmente in commercio in Italia (con i prezzi): due proposte ecologiche perfette per la città.

Auto Smart: l’elenco completo

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Smart EQ fortwo

La Smart EQ fortwo è una citycar elettrica “tutto dietro” (motoretrazione posteriore) a due posti secchi. 82 CV di potenza e prezzi che partono da 25.210 euro.

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Smart fortwo cabrio

La Smart fortwo cabrio – arrivata alla terza generazione – è una “baby” spider elettrica a due posti secchi “tutto dietro” (motore trazione posteriore) in vendita a prezzi che partono da 28.577 euro. La potenza? 82 CV.

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Range Rover Sport: in scena il terzo atto

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Dopo dieci di anni di carriera la Range Rover Sport cambia radicalmente. L’evoluzione della specie si basa sulle inedite tecnologie portate alla ribalta dalla Range Rover classica, verso la quale da diverso tempo il brand (solo fuoristrada) inglese ha riversato ogni genere di soluzione per farle assumere un ruolo da vera e propria ammiraglia.

La terza serie della Sport pur essendo nuova da cima a fondo non abdica, però, a quei tratti che hanno permesso alle sue progenitrici di distinguersi dall’altra Range. Che, tra l’altro, la generazione precedente della Sport ha battuto nettamente a livello di vendite globali, tanto da diventare anche una delle Land Rover più vendute in assoluto. Insomma, la Sport è un modello strategico per la Land Rover. Il fil-rouge che lega la Sport alla consanguinea è tutto sotto alle vesti, mentre lo stile della carrozzeria eredita molti spunti dall’altro modello ma integra stilemi specifici, imprescindibili per renderla riconoscibile.

 

Molto robusta, ma atletica

Con una lunghezza che sfiora i 5 metri, una larghezza che sfonda i 2 metri e un’altezza che supera 1,80 metri, la nuova Sport si distacca dalla precedente anche per le dimensioni che, tra l’altro, accorciano anche la distanza dalla sua corporatura da quella della Range classica a passo corto. Padiglione spiovente, alta linea di cintura e family-style anteriore che ripropone, in un nuovo design e in un nuovo formato, la mascherina e la fanaleria sottili che sovrastano il robusto scudo paraurti sono i tratti distintivi a cui non abdica la Sport. La linea della nuova generazione, però, abbandona i tratti tesi raccordati da decise nervature e seguendo i dettami della più recente evoluzione del design Range Rover, basato su stilemi che si raccordano senza soluzione di continuità, genera una linea monolitica. Il più evidente punto di distacco con la Sport precedente è costituito dal disegno della coda, nella quale spicca un profilo che, però, è anche una striscia luminosa a Led che raccorda la fanaleria, sovrastando la targa ora posta sotto al lunotto. Visivamente il risultato contribuisce a esaltare la larghezza della Sport, ma anche a diluire l’impatto con la sua statura oversize.

 

Dentro è un salotto, anche eco-friendly

La robusta corporatura, propiziata anche dall’architettura Mla-Flex sviluppata dalla Land Rover per ospitare sia powertrain ibridi di ogni genere sia full-electric, si riflette all’interno della Sport generando un ambiente estremamente spazioso, grazie anche alla complicità del passo che sfiora i 3 metri. L’abitacolo offre tutto quello che ci si attende da una Range Rover a livello di presentazione e di ricercatezza. Lo stile dell’arredamento chic-minimalista propone come unico punto di distacco da quello della Range che fa la limousine solo il disegno e l’inclinazione della consolle centrale che, tra l’altro, in questo caso ospita anche il display e i comandi per gestire la climatizzazione. La digitalizzazione dell’ambiente è estesa e facilita l’interazione uomo-macchina con il display da 13,7” della strumentazione configurabile e quello leggermente orientato verso chi guida da 13,1” del sistema d’infotainment estesamente connesso Pivi Pro, oltre che con l’eventuale head up display. L’atmosfera è in un solo colpo sfiziosa, hi-tech e optando per rivestimenti naturali, di sintesi o ottenuti da processi di riciclo può soddisfare anche le esigenze degli automobilisti più eco-friendly.

 

Green e tecnologicamente avanzata

Nel pieno rispetto delle attuali esigenze la Range Rover Sport, al pari della consanguinea, è offerta con una gamma di motori estesamente elettrificata nella quale più avanti si inserirà anche una proposta full-electric. Intanto, le possibilità di scelta spaziano dalle versioni P360 e P400 a benzina e D250, D300 e D350 con motori a 6 cilindri mild-hybrid a 48V di 3 litri a benzina e turbodiesel, le cui potenze sono trasmesse dalle cifre che completano la sigla d’identificazione del modello. A queste proposte si affiancano le versioni ibride plug-in P440e e P510e, che promettono di muoversi sotto la spinta dei soli elettroni per oltre 100 chilometri. Al vertice della famiglia c’è la P530, spinta da un V8 biturbo di 4,4 litri di origine BMW. Non è un’unità elettrificata, ma è quella che nel complesso sostiene maggiormente la denominazione Sport di questa Range Rover. A prescindere dalla motorizzazione tutte queste dinamiche Range Rover offrono, di serie o a richiesta, il retrotreno sterzante, le barre antirollio attive, la trazione integrale predittiva, la release più recente il Terrain Response 2 per settare nella maniera migliore la vettura su strada e in fuoristrada e le sospensioni elettroniche pneumatiche che si settano anticipatamente in funzione della strada che si deve percorrere grazie ai dati rilevati da telecamere e dal navigatore.

La Range Rover Sport è in vendita a prezzi a partire da 95.400 euro. In rapida successione saranno disponibili le Sport negli allestimenti Core, Hse, Autobiography e Dynamic.

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Credits: ProEXR File Description

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Fiat Tipo Hybrid: l’ibrida mild che si sente full

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La Fiat Tipo Hybrid è una compatta ibrida mildfull? È questa la domanda che si stanno ponendo in molti da quando sono uscite le prime informazioni relative alla variante ecologica della “segmento C” torinese.

La risposta è piuttosto semplice: la nuova versione della Tipo è una mild hybrid turbo benzina 48V a tutti gli effetti ma spesso si comporta come una full (viaggiando in elettrico per qualche metro) grazie a una soluzione tecnologica – presente anche sulla 500X – tanto innovativa quanto interessante. Il tutto senza perdere un briciolo di praticità: l’ampio bagagliaio ha infatti mantenuto la stessa capacità (440 litri).

Nel nostro primo contatto abbiamo avuto modo di guidare la Fiat Tipo Hybrid nel più ricco allestimento Red: scopriamo insieme i (tanti) pregi e i (pochi) difetti di quella che a nostro avviso è una delle migliori compatte ibride in circolazione.

Fiat Tipo Hybrid: il motore

Il motore della Fiat Tipo Hybrid è un 1.5 turbo mild hybrid 48V benzina da 131 CV: un powertrain ibrido “leggero” (montato anche dalla 500X) composto da un propulsore termico sovralimentato, da un e-motor da 15 kW alloggiato nel cambio automatico DCTdoppia frizione – a sette rapporti e da un’unità elettrica BSG.

Un pacchetto efficiente – specialmente in città – che permette di sfruttare l’alimentazione elettrica per qualche metro (compatibilmente con la richiesta di potenza e la carica della batteria) in fase di avvio, durante brevi e ripetuti spostamenti in avanti senza premere sul pedale dell’acceleratore – quando si è in coda nel traffico, ad esempio – e nelle manovre di parcheggio.

L’e-motor eroga coppia in maniera pressoché istantanea mitigando il ritardo del turbo e consente inoltre di far raggiungere la massima efficienza al 1.5 anche a veicolo freddo.

Fiat Tipo Hybrid: come va il motore 1.5 ibrido 48V

La Fiat Tipo Hybrid ha tutte le carte in regola per divertire (200 km/h di velocità massima e 9,3 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari) ma il propulsore 1.5 turbo mild hybrid benzina abbinato a un fluido cambio automatico a doppia frizione predilige le andature rilassate: adottando uno stile di guida tranquillo sembra quasi di trovarsi al volante di un’ibrida full (la modalità elettrica entra in funzione spesso).

Fiat Tipo Hybrid: i consumi

Come abbiamo visto in precedenza la Fiat Tipo Hybrid è una mild che si comporta spesso come una full ma va anche detto che con lei è impossibile eguagliare le percorrenze delle ibride “vere” (quelle molto amate dai tassisti, per intenderci). La Casa torinese dichiara una percorrenza di 19,2 km/l e nel nostro primo contatto – guidando in modo “soft” anche per via dei bassi limiti di velocità in Versilia – siamo riusciti a stare abbondantemente sopra quota 15.

Fiat Tipo Hybrid: ottimo rapporto dotazione/prezzo

La Fiat Tipo Hybrid Red protagonista del nostro primo contatto può vantare un prezzo interessante (30.950 euro) e una ricca dotazione di serie:

  • Finiture estetiche interni
  • Badge RED
  • Kit RED
  • Sedili dedicati in Seaqual Yarn
  • Sovratappeti
  • Filtro abitacolo + trattamento anallergico
  • Cerchi in lega da 17″
  • Vetri Privacy
  • Radio Uconnect Tablet 10″
  • Display TFT 7″
  • Full LED
  • Fendinebbia
  • Sensori pioggia e crepuscolare
  • Specchietto elettrocromico
  • Retrocamera
  • Adaptive Cruise control
  • Bracciolo anteriore
  • Cross-look
  • Specchietti in tinta carrozzeria
  • Barre sul tetto
  • CarPlay/Android Auto
  • Auto A/C
  • Alzacristalli elettrici posteriori
  • 6 airbag (frontali, laterali, tendina)
  • Lane Control
  • Intelligent Speed Assist e Traffic Sign Recognition
  • Attention Assist
  • Active Grill Shutter

Fiat Tipo Hybrid: le novità in 5 punti

  • Tecnologia mild hybrid benzina 48V
  • Motore 1.5 turbo benzina
  • Emissioni di CO2 abbattute fino all’11%
  • Avvio, manovre di parcheggio e brevi spostamenti in avanti in modalità elettrica
  • e-motor integrato nel cambio

Scheda tecnica
Caratteristiche motore turbo mild hybrid benzina, 4 cilindri in linea, 1.469 cc, 131 CV
Cambio automatico (doppia frizione) a 7 rapporti
Trazione anteriore
Dimensioni 4,39/1,82/1,56 metri
Acc. 0-100 km/h 9,3 s
Consumi 19,2 km/l
Prezzo 30.950 euro

Dove l’abbiamo guidata

Nel nostro primo contatto abbiamo avuto modo di guidare la Fiat Tipo Hybrid Red sulle strade di Forte dei Marmi e dell’entroterra. Un percorso (troppo) breve – meno di 30 km – perfetto per valutare l’efficienza della compatta ibrida piemontese visto che era composto da tratti urbani ed extraurbani con limiti di velocità mai superiori a 70 km/h.

Chi è abituato alla Tipo “termica” non noterà particolari differenze (tranne che nel motore): posizione di seduta alta che consente di dominare il traffico quasi come su una piccola SUV, sterzo leggero (ma adeguato alla tipologia di veicolo), sospensioni un po’ durette sulle sconnessioni pronunciate e freni discreti.

NON TUTTI SANNO CHE: La celebre Capannina di Forte dei Marmi – nata nel 1929 – è il locale da ballo con ristorante più antico del mondo.

Dove vorremmo guidarla

Avremmo voluto guidare la Fiat Tipo Hybrid per più tempo e in più situazioni. Ad esempio in autostrada (per analizzare i consumi alle alte velocità) o su qualche tornante per valutare il comportamento stradale. La “segmento C” torinese è sempre stata un’auto più rassicurante che divertente e i 90 kg di peso in più rispetto alla 1.0 Cross turbo benzina da noi testata lo scorso anno non possono fare altro che confermare questa tendenza.

Le concorrenti

Audi A3 Sportback 35 TFSI S tronic Piacere di guida (150 CV e prestazioni da sportiva) e comfort al top, prezzi alti e consumi non eccezionali.
Ford Focus Hybrid 125CV Powershift ST Line Ingombrante ma spaziosa, monta un motore 1.0 tre cilindri un po’ rumorosetto che aiuta però a risparmiare sull’assicurazione RC Auto. Dotazione da integrare.
Toyota Corolla 1.8 Style L’unica full hybrid di questo elenco regala consumi da record grazie al motore 1.8 (penalizzato da una cilindrata elevata) ma costringe a troppe rinunce, divertimento e bagagliaio in primis.
Volkswagen Golf 1.5 eTSI 130 CV Life Compatta fuori e anche dentro (poco spazio per le gambe dei passeggeri posteriori) ma molto coinvolgente nelle curve.

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