Cinghia dei servizi, cos’è e a che cosa serve

title

La cinghia dei servizi è un elemento fondamentale dell’auto, nonostante questo purtroppo spesso passa in secondo piano, invece è necessaria per il corretto funzionamento della vettura, e per questo è importante una buona manutenzione. Vediamo di cosa si tratta e a cosa serve.

La differenza tra cinghia dei servizi e cinghia di distribuzione

Quando parliamo della cinghia dei servizi non dobbiamo confonderla con la cinghia di distribuzione, si tratta di due elementi differenti, che cooperano tra loro per il corretto funzionamento del motore dell’auto, ma che agiscono su diverse componenti. La cinghia di distribuzione infatti alimenta il sistema principale, andando ad agire sugli alberi a camme, e sincronizza le fasi di apertura e chiusura delle valvole con la posizione e il movimento dei pistoni. Invece la cinghia dei servizi ha un ruolo secondario, e va ad alimentare un circuito ausiliario, nonostante questo, non va assolutamente considerata come un elemento marginale e di minore importanza.

Perché è importante controllare il funzionamento della cinghia dei servizi

Anche se la funzione della cinghia dei servizi è semplice, è di fondamentale importanza per il funzionamento dell’auto. Essa trasforma il movimento dell’albero a motore in energia e alimenta tutto quello che è complementare al motore, quindi il compressore del climatizzatore, le pompe dell’acqua e del servofreno, l’alternatore. Il consiglio è quello di fare un controllo alla cinghia almeno una o due volte all’anno, non fare mai passare più di 12 mesi.

A cosa serve la cinghia dei servizi

L’alternatore è uno degli elementi di maggiore interesse per la cinghia dei servizi, se questo non gira correttamente, l’auto infatti non produce energia. Da questa dipendono quindi il funzionamento degli alzacristalli, dei fari e degli impianti audio e di climatizzazione e tutto ciò che viene alimentato dal suo circuito elettrico.

La cinghia garantisce una guida fluida mediante il servosterzo, il suo danneggiamento quindi potrebbe farci tornare a quello sterzo duro che caratterizzava le auto del passato. Come abbiamo già visto prima, la cinghia dei servizi permette anche il funzionamento del climatizzatore, perché si occupa di azionarne il compressore.

Altro compito della cinghia dei servizi è quello di alimentare la pompa di raffreddamento, che consente al liquido refrigerante di circolare in maniera forzata e permettere lo scambio termico. Questo è fondamentale, visto che un motore surriscaldato potrebbe subire un danneggiamento anche molto grave e irreversibile.

Come sostituire la cinghia dei servizi

La sostituzione della cinghia dei servizi è un’operazione complessa, sicuramente non può essere considerata uno degli interventi semplici da realizzare anche in autonomia, come ad esempio il gonfiaggio delle gomme, la pulizia dell’auto o il rabbocco di olio e vari liquidi. Per questo lavoro servono degli strumenti appositi e delle conoscenze approfondite del motore, che solo un professionista esperto del settore può avere, e forse pochi altri soggetti appassionati di meccanica. Se non rientrate in una di queste due categorie quindi evitate il fai da te se dovete cambiare la cinghia dei servizi e affidatevi ad un meccanico, non acquistate un prodotto di fascia bassa per risparmiare, perché ci sono dei marchi molto validi che offrono sul mercato cinghie ed elementi ottimi. Fatevi chiaramente consigliare dalla vostra officina di fiducia, per non sbagliare. La cinghia dei servizi deve essere inserita prestando attenzione alla corretta tensione da applicare e al posizionamento sulle pulegge che garantiscono il movimento al circuito. Per questo è un lavoro che deve fare un professionista.

L’articolo Cinghia dei servizi, cos’è e a che cosa serve proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Pulizia del volante in pelle, metodi e passaggi utili

title

Tenere ben pulita la propria auto non deve essere solo il pensiero degli appassionati di motori, che tengono appunto le proprie vetture perennemente immacolate, come dei veri gioielli. Dovrebbe essere l’abitudine di tutti gli automobilisti, perché è sinonimo di igiene e importante dal punto di vista salutare. Sono le nostre parti del corpo infatti a stare a stretto contatto con tutti gli elementi dell’auto, che è bene che siano quindi ben puliti e igienizzati, primo di tutti il volante, insieme al cambio e al freno a mano.

Volante sporco, come tenerlo pulito

Spesso purtroppo, come abbiamo detto, non si presta la giusta attenzione al volante della macchina, a mantenerlo ben pulito e igienizzato; è uno degli elementi che viene maggiormente trascurato, nonostante sia quello che tocchiamo più spesso e che più viene a contatto con lo sporco e con i microbi. Dal finestrino dell’auto aperto infatti entra lo smog, le nostre mani toccano tantissime superfici prima di finire sul volante, e via dicendo.

È importante tenere sempre ben pulita l’auto, soprattutto l’abitacolo, e non dimenticare alcun elemento che trovate all’interno. Non è difficile mantenere igienizzato e ben deterso il volante, la prima cosa da fare ad esempio è tenere la buona abitudine di lavare spesso le mani che appoggiamo su di esso. In questo modo il volante rimane sicuramente pulito più a lungo.

Potrebbe essere molto utile avere sempre con sé anche un panno umido in microfibra, da passare solo sul volante per eliminare la sporcizia e la polvere e evitare anche che le nostre mani siano sempre a contatto con batteri che potremmo portare poi sul resto del corpo, ad esempio toccandoci il viso, la bocca o gli occhi e quindi rischiando delle infezioni.

Volante in pelle, come pulirlo in maniera delicata ma efficace

Se il volante della propria auto è in pelle, allora è importante prestare particolare attenzione e utilizzare dei prodotti specifici. Per i normali volanti in plastica infatti basta un detergente universale, da usare con un panno in microfibra; il volante in pelle è più delicato, rischia di opacizzarsi, perdere la sua naturale lucentezza e soprattutto di danneggiarsi in maniera irreversibile.

È bene quindi passare il panno in microfibra umido e un prodotto specifico, ripassare il panno per risciacquare e infine usare una soluzione apposita protettiva per la pelle. Non usate mai detergenti aggressivi e abrasivi, perché potrebbero andare a creare delle macchie sulla pelle, che poi diventano praticamente impossibili da togliere.

Il volante in pelle è un elemento molto elegante e di pregio in un’automobile, non per questo non deve essere lavato per paura di rovinarlo anzi. Pulirlo costantemente e con i prodotti giusti aiuta a mantenerlo sempre bello e lucido, a non alterarne il colore e ovviamente a eliminare lo sporco, la polvere e eventuali batteri che vi si depositano, pericolosi per la nostra salute. Nel caso in cui dobbiate pulire il vostro volante in pelle e non sapete quali prodotti usare o se semplicemente avete paura di rovinarlo, allora affidatevi ad un professionista esperto del settore che può occuparsene o darvi dei consigli per un’ottima manutenzione.

Tutti gli interni dell’auto devono essere mantenuti sempre ben puliti e igienizzati, per i sedili in pelle valgono le stesse regole del volante: non usate prodotti e strumenti che possano rovinarli, siate delicati.

L’articolo Pulizia del volante in pelle, metodi e passaggi utili proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Autoscuole e coronavirus: tutte le novità

title

Le autoscuole hanno riaperto ufficialmente dopo un lungo periodo di chiusura dovuto al lockdown.

Di seguito troverete tutto quello che c’è da sapere su cosa è cambiato nel mondo delle scuole guida dopo la riapertura: lezioni ed esami di teoria e di pratica durante l’emergenza Covid-19.

Autoscuole e coronavirus: gli esami di teoria

Oltre al rispetto dei generali principi di pulizia, DPI e regole di comportamento sarà necessario provvedere a:

  • Limitare il coefficiente di riempimento delle aule esami prevedendo l’accesso di candidati per ciascun turno in numero tale da garantire un rapporto superficie aula /n. candidati + 1 (esaminatore) non inferiore a 4 mq/occupante
  • Installare, ove possibile, schermi parafiato in plexiglass su tre lati delle postazioni d’esame di altezza pari almeno, indicativamente, a 60 cm dal livello della scrivania (in caso di disponibilità di detti schermi il rapporto minimo di cui al punto precedente è ridotto a 3 mq/occupante)
  • Organizzare sessioni di igienizzazione straordinaria tra ciascun turno d’esame per la disinfezione di monitor, scrivanie, eventuali schermi parafiato, maniglie, bagni
  • Differenziare i percorsi di ingresso ed uscita dall’aula e dall’edificio esami
  • Per gli uffici dotati di più di un’aula esami, articolare l’avvio dei turni d’esame in orari sfalsati al fine di evitare l’assembramento esterno dei candidati in attesa
  • Rilasciare, fino a conclusione dell’emergenza sanitaria in corso, tutte le regole tese al mescolamento dei candidati sulle aule d’esame e sui turni, privilegiando invece l’aggregazione, in unico turno (e possibilmente anche unica aula), dei candidati conferiti dalla stessa autoscuola o dallo stesso gruppo di autoscuole. Detta metodologia è atta a limitare il più possibile la promiscuità dei “nuovi” contatti e lo stazionamento, nei pressi delle aule, di candidati in attesa del proprio turno d’esame o di candidati che, avendo già sostenuto la propria prova, aspettano, per essere ricondotti al proprio domicilio, i colleghi della stessa autoscuola inseriti in turni successivi
  • Poiché, in ragione della intervenuta necessità di distanziamento, soltanto una parte delle postazioni d’esame potrà essere utilizzata, ampliare – con la flessibilità eventualmente offerta da nuove, mirate e contingenti modalità di articolazione della prestazione lavorativa – le finestre temporali di fruizione delle aule al fine di incrementare la “produttività” delle postazioni stesse e soddisfare, il più possibile, la domanda dell’utenza. Le regole di distanziamento, sanificazione delle superfici, dei locali e degli impianti di climatizzazione, nonché le regole di accesso alle aule e gli obblighi di utilizzo di DPI e strumenti di igienizzazione delle mani sono le medesime adottate presso gli uffici della Motorizzazione. L’esaminatore incaricato avrà l’obbligo tassativo di sospendere o non avviare la prova d’esame qualora anche uno soltanto degli obblighi o delle regole sopra richiamate non fossero pienamente rispettare
  • Trasferire l’esito d’esame, corredato dalla scheda compilata e da quella corretta, solamente tramite comunicazione telematica alle autoscuole che hanno conferito il candidato e, nel caso di candidati privatisti, all’indirizzo mail comunicato allo scopo in fase di prenotazione
  • Rendere accessibile esclusivamente su Internet (in home page del Portale dell’Automobilista) il video di “autoistruzione” oggi proiettato prima dell’inizio della prova d’esame. I candidati saranno tenuti a prenderne visione presso l’autoscuola o autonomamente sul web (per i candidati privatisti). Ciò è finalizzato a ridurre la permanenza dei candidati in aula al solo tempo necessario per l’esecuzione della prova d’esame

Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti A e D

La non presenza del candidato a bordo, nel caso degli esami per la patente A, e le dimensioni dell’abitacolo (nel caso degli esami per la patente D) rendono sufficiente prevedere il rigoroso e continuativo utilizzo dei DPI nel corso dell’esame da parte di tutti gli attori coinvolti.

Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti B

Il Comitato Tecnico Scientifico del Dipartimento della Protezione Civile rileva la criticità delle fasi d’esame che prevedono la presenza contemporanea di tre persone (candidato, istruttore/accompagnatore, esaminatore) all’interno del veicolo e raccomanda che, fermo restando l’uso obbligatorio dei DPI (mascherina protettiva e guanti monouso) per tutti gli occupanti, la contemporanea occupazione non possa superare i 15 minuti scaduti i quali sarà necessario procedere al completo ricambio dell’aria e alla igienizzazione dello stesso prima di continuare la prova,

Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti C

Qualora i veicoli utilizzati per l’esame siano del tipo con “cabina allungata” e doppia fila di posti a sedere, gli accorgimenti da seguire saranno gli stessi indicati per gli esami per le patenti B. Qualora, invece, i veicoli adibiti alla prova di guida fossero del tipo a “cabina corta” con singola fila di posti a sedere, sarà necessario operare in modalità “esami per patente A”. L’esaminatore dovrà seguire con un’autovettura messa a disposizione dall’autoscuola o dal consorzio, oppure con la propria autovettura, il veicolo condotto dal candidato accompagnato dal solo istruttore. Le indicazioni sulle manovre da effettuarsi saranno impartite dall’esaminatore mediante sistema di ricetrasmittenti Walkie Talkie ad attivazione vocale operanti su frequenza civile.

Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti E

La modalità d’esame segue le modalità definite per la categoria del veicolo trattore. Le prove di valutazione delle capacità e dei comportamenti per il conseguimento delle patenti di guida si svolgeranno nelle suddette modalità, salvo che non intervengano fattori diversi che ne comportino la necessità di aggiornamento, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria in corso.

L’articolo Autoscuole e coronavirus: tutte le novità proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Com’è fatto uno pneumatico

title

Lo pneumatico è uno degli elementi più importanti dell’auto ma anche uno dei meno conosciuti.

Per far conoscere al grande pubblico il complesso mondo degli pneumatici Continental ha pubblicato una guida con la spiegazione di ogni singolo componente della gomma e del ruolo che svolge. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

Battistrada

Il battistrada – realizzato in gomma naturale o sintetica – è il punto di contatto con il fondo stradale ed è suddiviso in tre aree: lo strato di copertura (quello che viene maggiormente a contatto con l’asfalto, garantisce aderenza, resistenza all’usura e stabilità direzionale), la base (si trova al di sotto dello strato di copertura e riduce la resistenza al rotolamento e i danni alla carcassa, cioè la struttura interna del pneumatico) e la spalla (situata in corrispondenza dei bordi esterni, garantisce una transazione ottimale tra il battistrada e il fianco del pneumatico).

Tela

La tela di copertura in tessuto continuo è uno strato situato direttamente sotto il battistrada che consente di viaggiare a velocità elevate ed è formata da un unico robusto filo di nylon rivestito di gomma che si arrotola a spirale attorno alla circonferenza del pneumatico da un lato all’altro senza sovrapporsi.

Strati di tela in cavo d’acciaio

I lunghi cavi di acciaio conferiscono al pneumatico la rigidità necessaria e garantiscono un miglioramento della tenuta della forma e della stabilità direzionale, una riduzione della resistenza al rotolamento e un aumento della resa chilometrica.

Carcassa

La carcassa è il cuore del pneumatico: contiene aria e funge da ammortizzatore per la gomma.

Strato in tessuto cord

Lo strato di tessuto cord – in rayon o poliestere gommato – controlla la pressione interna del pneumatico e impedisce la deformazione.

Rivestimento interno

Il rivestimento interno è composto da un leggerissimo strato di gomma butilica che sigilla la camera d’aria interna controllando la pressione e funge da camera d’aria nei pneumatici moderni (privi di camera d’aria).

Fianco

Il fianco è la parete esterna del pneumatico ed è collegato al battistrada tramite la spalla. Realizzato in gomma naturale, protegge la carcassa dai danni esterni e dagli agenti atmosferici.

Tallone

Il tallone è la parte perimetrale della carcassa e ha il compito di mantenere il pneumatico in posizione sulla scanalatura della ruota ancorandolo ermeticamente al cerchio.

Rinforzo

Il rinforzo – in nylon o aramide (una fibra sintetica molto robusta e resistente al calore) – è formato da cavi sottili: ha il compito di favorire la stabilità direzionale e di migliorare l’accuratezza della risposta in sterzata.

Punta del tallone

La punta del tallone è un piccolo cuneo stabilizzatore in gomma sintetica che svolge le stesse funzioni del rinforzo garantendo un maggior comfort durante la fase di sterzata.

Cerchietto

Il cerchietto, il nucleo del tallone, è composto da cavi di acciaio gommati e garantisce il perfetto accoppiamento tra lo pneumatico e il cerchio della ruota.

L’articolo Com’è fatto uno pneumatico proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Rc Auto, cos’è la clausola di ripensamento e come funziona

title

L’Rc Auto è il contratto assicurativo obbligatorio per ogni automobilista in Italia, stipulato per il proprio veicolo immatricolato che circola su strada. Sottoscrivendo questo contratto, la compagnia assicurativa copre i danni causati dall’assicurato a seguito dell’utilizzo della propria macchina. In questo modo l’assicurato stesso, verso il pagamento di un premio, si tutela a livello economico da eventuali rischi a cui può andare incontro mentre si trova alla guida della sua auto. Gli episodi che rientrano nella copertura devono essere riconducibili alla responsabilità dell’assicurato e deve trattarsi di incidenti che provocano lesioni a terzi o danni materiali.

Esiste una somma limite entro la quale l’assicurato è coperto, il massimale, che viene concordata dalle parti, nel momento della stipula del contratto. Se il danno dovesse superare la somma stabilita, l’assicurato dovrà coprire il danno da solo. Il diritto di ripensamento è una possibilità che viene concessa all’assicurato di recedere dalla polizza, vediamo di cosa si tratta.

Cosa dice la normativa sul diritto di ripensamento

Il D. Lgs. n. 385 del 1993, e in particolare dall’art. 125 ter, e il Decreto 21 del 2014, più recente, in virtù del quale il termine utile per l’esercizio del diritto è stato prolungato, sono i riferimenti normativi che abbiamo in materia di diritto di ripensamento, sia per quanto riguarda la polizza assicurativa auto che per ogni altro ambito finanziario. In particolare sappiamo che può essere esercitato solo entro 14 giorni dalla data di stipula del contratto, oppure entro i 14 giorni dalla data in cui il cliente riceve il set informativo sulla polizza, se non viene consegnato quando si sottoscrive l’accordo.

Questo significa che l’assicurato può decidere di recedere dal contratto anche entro un anno dalla sottoscrizione dello stesso, se manca l’informativa adeguata, soprattutto se al cliente non vengono consegnate tutte le informazioni che dovrebbe sapere riguardo la possibilità di usufruire del diritto di recesso.

Rc Auto, la clausola di ripensamento per le polizze brevi

Se si stipula una polizza breve, che dura meno di sei mesi, allora non può essere fatta valere la clausola di ripensamento, non è prevista nemmeno per i prodotti assicurativi acquistati direttamente in agenzia, ma solo per le polizze che vengono sottoscritte a distanza, mediante accordo telefonico o in internet.

A cosa serve la clausola di ripensamento?

La clausola di ripensamento potrebbe servire in differenti occasioni all’assicurato che vuole far valere le sue ragioni, ad esempio:

  • se si accorge che sono stati inseriti dei dati non corretti, dopo aver firmato;
  • se non sono state previste delle coperture accordate;
  • se sono state previste invece delle coperture particolari a cui non si era interessati;
  • se si trova una proposta più conveniente sul mercato dal punto di vista economico, in questo caso devono essere rispettati i tempi stabiliti.

Esercizio del diritto di ripensamento, obblighi dell’assicurato e motivazioni

Se un cliente assicurato decide di esercitare il proprio diritto di ripensamento nel suo contratto di Rc Auto, non è obbligato a fornire alcuna spiegazione e giustificazione specifica in merito. L’importante è che lo stesso si attenga alle indicazioni che sono contenute nel contratto, messe per iscritto. Solitamente la compagnia assicurativa chiede che la domanda di recesso venga inoltrata con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e insieme al contrassegno, al certificato e all’originale su carta verde. Per i contratti stipulati presso agenzie di assicurazione online, spesso in internet si trovano dei moduli specifici da compilare.

L’articolo Rc Auto, cos’è la clausola di ripensamento e come funziona proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Auto elettriche economiche: 10 proposte nuove sotto i 35.000 euro

title

Le auto elettriche hanno fatto registrare un considerevole aumento delle vendite in Italia (quota di mercato dell’1,7% nei primi quattro mesi del 2020 contro lo 0,5% del 2019). Un successo dovuto principalmente a due fattori: l’emergenza coronavirus che ha premiato le Case più abituate alle vendite on-line come Tesla e l’aumento di modelli a emissioni zero “accessibili”.

In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte elettriche che costano meno di 35.000 euro.

L’elenco delle dieci auto elettriche più economiche del listino comprende soprattutto vetture tedesche e modelli appartenenti al segmento delle citycar, anche se non mancano mezzi di altre categorie provenienti da altre nazioni.

title

Opel Corsa-e e-Edition – 30.800 euro

La Opel Corsa-e e-Edition – variante elettrica della piccola tedesca – è, secondo noi, la migliore proposta per chi cerca una vettura economica a emissioni zero.

L’ecologica “segmento B” teutonica condivide il pianale e il motore con la Peugeot e-208.

title

Peugeot e-208 Active – 33.600 euro

La Peugeot e-208 Active – variante elettrica della 208 – è la vettura più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.

La piccola ecologica francese condivide la piattaforma e il motore con la Opel Corsa-e.

title

Renault Zoe R110 Flex Life – 25.900 euro

La Renault Zoe R110 Flex Life è una piccola elettrica francese adatta a chi percorre molti chilometri: grazie alla batteria capiente (52 kWh) si possono infatti percorrere quasi 400 km con un “pieno” di energia.

Attenzione al prezzo: sulle versioni Flex la batteria è a noleggio (costo del canone mensile variabile a seconda del chilometraggio, sostituzione gratuita in caso di bassa performance e assistenza stradale 24/7). Per le varianti con batteria di proprietà (coperta da una garanzia di 8 anni o 160.000 km) le cifre partono da 34.100 euro.

title

Seat Mii electric – 23.250 euro

La Seat Mii electric è una citycar elettrica spagnola gemella della Volkswagen e-up! e della Skoda Citigoe iV.

La dotazione di serie è poco personalizzabile.

title

Skoda Citigoe iV Ambition – 22.300 euro

La Skoda Citigoe iV Ambition è l’auto elettrica meno cara in commercio in Italia.

La citycar ceca a batteria – come le gemelle Volkswagen e-up! e Seat Mii electric – presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture delle zone più nascoste.

title

Smart EQ fortwo Pure – 25.027 euro

La Smart EQ fortwo Pure è una citycar elettrica tedesca.

Una cittadina a emissioni zero piacevole da guidare: merito della formula “tutto dietro” (motore e trazione posteriore) e del peso contenuto.

title

Smart EQ fortwo cabrio Pure – 28.394 euro

La Smart EQ fortwo cabrio Pure è una citycar elettrica tedesca rivolta a chi ama distinguersi.

Una “scoperta” in miniatura caratterizzata da una sfiziosa capote in tela.

title

Smart EQ forfour Pure – 25.649 euro

La Smart EQ forfour Pure è una citycar elettrica tedesca non particolarmente vivace: 12,7 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

L’autonomia delude, così come il bagagliaio (185 litri).

title

Volkswagen e-up! – 23.350 euro

La Volkswagen e-up! è la variante elettrica della up!.

La citycar teutonica a batteria condivide tutto (motore, pianale, esterni e interni) con le gemelle Skoda Citigoe iV e Seat Mii electric.

title

Volkswagen e-Golf – 32.950 euro

La Volkswagen e-Golf è la variante elettrica della vecchia Golf. L’unica proposta presente in questa guida all’acquisto non utilizzabile dai neopatentati è molto più ingombrante delle altre vetture analizzate in questo elenco (4,28 metri di lunghezza) ed è anche meno agile nelle curve per via del peso elevato.

La compatta di Wolfsburg a emissioni zero – costruita con grande cura e con una dotazione di serie ricca – si riscatta alla voce “versatilità”: i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione delle spalle e delle gambe e il bagagliaio è ampio. Senza dimenticare il motore ricco di coppia (290 Nm).

L’articolo Auto elettriche economiche: 10 proposte nuove sotto i 35.000 euro proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Revisione dell’impianto frenante: come si svolge

title

La revisione auto in Italia è obbligatoria per ogni veicolo, anche quando pare che tutto sia in ottime condizioni, è necessario farla per Legge. La mancanza di revisione infatti comporta una multa molto cara, che va da circa 170 euro a circa 8.000 euro, a seconda dei casi. La revisione auto è un controllo periodico necessario per verificare che l’auto sia in sicurezza, quanto rispetta l’ambiente e quanto consuma.

Durante la revisione le auto vengono sottoposte a differenti test che servono a verificare determinati parametri delle vetture e le condizioni generali in termini di emissioni e di sicurezza per sè stessi e gli altri utenti della strada. Si tratta di controlli che servono per accertare che il veicolo mantenga le condizioni di omologazione negli anni, come appena uscito dal concessionario. Tra i vari controlli che vengono effettuati dal meccanico nel centro autorizzato, anche l’impianto frenante viene testato, per verificarne il funzionamento e quindi ovviamente la sicurezza.

Revisione auto: i controlli all’impianto frenante

Come tutti i componenti che vengono sottoposti a sollecitazione, anche i freni di ogni veicolo sono chiaramente soggetti a usura e con il tempo la loro efficienza diminuisce man mano. È fondamentale che tutti i freni invece funzionino sempre alla perfezione, per la sicurezza di conducente, passeggeri e altri utenti della strada. L’automobilista deve prestare particolare attenzione allo stato dell’impianto frenante della sua auto, in ogni momento, non solo in occasione della revisione, anche durante l’utilizzo.

Ma come avvengono i controlli durante la revisione? Il freno di stazionamento, quello che comunemente chiamiamo freno a mano, e il freno di servizio sono i primi ad essere testati e collaudati dal personale qualificato che si occupa delle verifiche periodiche. Durante la revisione, l’auto viene posta su una piastra di frenatura o un particolare rullo in grado di rilevare eventuali problemi a qualsiasi parte dell’impianto frenante.

Si procede quindi con la misurazione dell’azione frenante, che deve sempre essere omogenea e equilibrata, del grado di frenata delle quattro ruote e dello squilibrio dinamico, che potrebbe essere molto pericoloso e portare a degli sbandamenti dell’auto durante la frenata su strada. In seguito si verifica che il freno a mano si inserisca correttamente e sia pienamente efficiente.

I segnali di possibile malfunzionamento dell’impianto frenante

Oltre alla revisione periodica, in cui il meccanico ovviamente va a verificare il perfetto funzionamento dei freni, ogni automobilista deve prestare attenzione all’efficienza dell’impianto frenante della sua auto. Ci sono ad esempio dei segnali che non vanno sottovalutati, tra questi:

  • rumori in fase di frenata, che potrebbero dipendere da differenti fattori. L’attrito tra le pastiglie e i dischi, se molto usurati o se invece uno dei due componenti è stato appena sostituito, è uno dei maggiori segnali;
  • allungamento dello spazio di frenata, questo ovviamente è un segnale molto chiaro di malfunzionamento dei freni. Potrebbero essere usurate le ganasce, danneggiate le pastiglie dei freni o ancora potrebbe essere esaurito il liquido;
  • il freno a mano che si blocca o che non resta inserito, assolutamente da far controllare. La causa solitamente è l’usura del meccanismo perché datato.

Ricordate comunque sempre che qualsiasi veicolo è dotato di differenti spie luminose che segnalano i problemi che eventualmente insorgono. Nel caso in cui quindi una di queste lucine si accende, non sottovalutatela mai e rivolgetevi al vostro meccanico di fiducia.

L’articolo Revisione dell’impianto frenante: come si svolge proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Manutenzione pneumatici: cinque consigli utili

title

La corretta manutenzione degli pneumatici è fondamentale per ripartire in sicurezza dopo il forzato periodo di lockdown dovuto all’emergenza coronavirus.

Pirelli ha pubblicato cinque consigli utili su come prendersi cura delle gomme della propria auto: scopriamoli insieme.

  • Effettuare un controllo visivo degli pneumatici per verificare lo stato di gonfiamento, che i tappi delle valvole siano chiusi e che non ci siano deformazioni dovute al fermo prolungato e alle condizioni climatiche come danni tagli o abrasioni
  • Verificare la pressione degli pneumatici, anche quello di scorta, preferibilmente presso un gommista che utilizza strumenti professionali
  • Controllare l’usura del battistrada, che dev’essere entro il limite legale di 1,6 mm
  • Dopo un fermo prolungato prestare attenzione a eventuali vibrazioni che potrebbero essere trasmesse dalle ruote attraverso il volante. Se le vibrazioni non cessano dopo i primi chilometri è necessaria un’ispezione in quanto potrebbe essersi verificato un appiattimento semi-permanente della gomma, se le vibrazioni cessano l’appiattimento è stato temporaneo ed è scomparso quando la copertura ha raggiunto la temperatura di esercizio riacquisendo la normale conformazione
  • Montare gli pneumatici estivi il prima possibile: quest’anno – a causa dell’emergenza Covid-19 – è possibile rimanere con le gomme invernali montate fino al 15 giugno 2020

L’articolo Manutenzione pneumatici: cinque consigli utili proviene da Icon Wheels.

Fonte

Montare pneumatici diversi sulla propria auto: cosa sapere

title

Una delle cose fondamentali da non sottovalutare nel momento in cui si procede con il cambio gomme è non montare pneumatici diversi sui due assi. Tutti gli automobilisti dovrebbero sapere che è sconsigliato usare gomme che abbiano il disegno del battistrada, le dimensioni e le caratteristiche differenti, anche se effettivamente non vige un vero e proprio obbligo.

Altra cosa da evitare assolutamente è montare due pneumatici estivi o quattro stagioni e due invernali, gomme run-flat insieme ad altre che non lo sono e in generale pneumatici appartenenti a brand differenti. Non ci sono delle Leggi che danno limitazioni o divieti in questo senso, però è necessario che le gomme montate sullo stesso asse siano identiche o che abbiano:

  • la stessa misura;
  • la stessa categoria di utilizzo, quindi ad esempio da neve;
  • la stessa marca;
  • lo stesso codice di velocità;
  • la stessa struttura;
  • lo stesso indice di carico.

Tutti i 4 pneumatici inoltre devono avere la stessa struttura.

Perché gli automobilisti a volte montano gomme diverse? Spesso succede quando è necessario cambiare solo una gomma danneggiata e quindi, per risparmiare, non si compra l’intero treno di gomme nuove. La cosa da evitare però assolutamente è cambiare uno pneumatico solo, vanno sempre cambiati i due sull’asse, perché anche acquistandolo identico, chiaramente quello usato non potrà mai essere perfettamente uguale a quello nuovo, il livello di usura cambia e si crea uno squilibrio nel veicolo e una difficoltà nel controllarlo.

Altra cosa da sapere: quando cambiate due gomme, acquistatene altre due uguali a quelle non sostituite, in modo da avere pneumatici di misura identica, con disegno del battistrada e misura identici. Una raccomandazione è montare le gomme nuove sull’asse posteriore dell’auto, in modo da evitare perdita di stabilità su fondo scivoloso o possibile sovrasterzo, visto che le gomme nuove hanno chiaramente le scanalature del battistrada più profonde.

Se l’auto che possedete è 4×4, allora non potete cambiare solo due pneumatici, ma vi conviene sostituire il treno intero, per avere gomme della stessa gamma, della stessa misura, con gli stessi indici di velocità e di carico.

Pneumatici invernali, mai montarli insieme a gomme estive

Perché si sconsiglia vivamente di montare due gomme invernali insieme a due estive? Perché il comportamento su strada del veicolo ne risentirebbe parecchio. Le mescole degli pneumatici infatti sono molto differenti, quando la temperatura scende parecchio le gomme invernali assicurano ottime performance, quelle estive invece si induriscono. Questo porta ad un’aderenza differente tra le due tipologie di gomme e quindi una tendenza al sovrasterzo o al sottosterzo, in base all’asse su cui sono montati.

Altra conseguenza è determinata dall’usura non uniforme del battistrada. Chiaramente questo potrebbe dipendere anche da altri fattori, quindi è sempre bene far controllare l’auto per capire quali altri eventuali problemi possono esserci. In ogni caso ricordatevi sempre di tenere la stessa pressione di gonfiaggio delle gomme.

Perché è necessario montare pneumatici uguali sull’auto

Tenere sempre gomme di caratteristiche e marche uguali sull’auto è fondamentale perché assicura maggiore controllo e stabilità del veicolo, oltre al fatto che è più conveniente. In questo modo infatti è possibile ruotarli regolarmente, per garantire un’usura uniforme e allungare la vita alle gomme stesse. Non c’è nemmeno bisogno di dire che pneumatici identici migliorano anche il comfort di guida dell’auto.

L’articolo Montare pneumatici diversi sulla propria auto: cosa sapere proviene da Icon Wheels.

Fonte

Fari auto d’epoca: come farli tornare splendenti

title

Le auto d’epoca sono veicoli da collezione e di grande valore, spesso si tratta di pezzi unici o molto rari, e tutte vantano una grande storia alle loro spalle. I collezionisti e gli appassionati le considerano dei veri e propri gioielli preziosi, da mantenere intatti, sempre splendidi e lucenti. Il Codice della Strada le distingue dalle auto storiche, anche se spesso si fa confusione tra queste due categorie simili. La distinzione è importante solo ai fini della Legge. Le auto d’epoca sono quelle cancellate dal PRA, quindi non più registrate, che mantengono le caratteristiche tecniche originarie della Casa produttrice. Non devono subire nessuna modifica per essere in questa categoria e non possono circolare sempre liberamente su strada, ma solo in occasione di raduni o manifestazioni.

I collezionisti di auto d’epoca possono avere differenti interessi legati alle loro vetture, quindi tenerle per hobby, per business o altro, si tratta di vetture che spesso valgono moltissimo. La pulizia dell’auto d’epoca deve essere fatta in maniera molto meticolosa e prestando ovviamente la massima attenzione, visto che i materiali usati in passato non sono sicuramente quelli di oggi ed è necessario quindi avere una determinata cura per non rischiare di rovinare l’auto. È importante un corretto lavaggio della carrozzeria, dei cerchioni, della capote, del motore e delle componenti meccaniche, degli interni (in stoffa, pelle o Alcantara) e dei fari. Vediamo come procedere alla pulizia di questi ultimi.

Pulizia fari auto d’epoca, come procedere

La prima cosa da fare è pulire tutto lo sporco superficiale, quindi polvere e insetti che si possono essere accumulati sulla parte esterna dei fari dell’auto d’epoca. Per questo primo passaggio usate un panno morbido e un pulitore per i vetri, eliminate ogni minimo residuo. Per far tornare a splendere i fari dell’auto d’epoca è necessario usare della carta abrasiva, per questo motivo deve essere ben protetta la vernice del cofano e dei parafanghi da eventuali graffi.

Come protezione si può usare un nastro adesivo da carrozziere e quindi andare a sagomare bene i contorni dei fari, è importante fare attenzione alle guarnizioni e ai bordi interni; questa tipologia di nastro non lascia alcun residuo. A questo punto potete iniziare a carteggiare con la carta più abrasiva, la superficie del faro deve essere umida, meglio quindi tenerla costantemente lubrificata con il pulitore per i vetri. È bene fare movimenti longitudinali e evitare assolutamente di procedere con movimenti circolari.

Una volta rimossi i difetti più superficiali, allora si può asciugare e quindi verificare che la superficie sia ben omogenea. Chiaramente sarà ancora opaca, non importa, anzi è normale che sia così. Usate successivamente della carta abrasiva a grana intermedia, bagnando sempre la superficie, e carteggiate con movimenti opposti rispetto a quelli di prima. Potete asciugare e eventualmente procedere per l’ultimo passaggio con carta più fine.

Come lucidare i fari di un’auto d’epoca

Una volta terminata tutta la procedura con la carta abrasiva, potete applicare il lucidante per fari. Per farlo usate un panno in microfibra e stendete il prodotto, questa volta con movimenti circolari, esercitando poca pressione e rimuovendo infine gli eccessi. Ripetete questa operazione fino al momento in cui vedete la superficie dei fari uniforme e ben lucida e trasparente.

L’ultimo passaggio riguarda il sigillante, serve per far durare più possibile il lavoro effettuato. Senza passare questo prodotto infatti i fari tornerebbero ad ingiallirsi in poco tempo. Quindi conviene pulire molto bene i fari con un pulitore per i vetri e spruzzare il sigillante in maniera omogenea, stendendolo poi con movimenti longitudinali. Una volta asciugato, verificate se ripetere eventualmente l’operazione.

L’articolo Fari auto d’epoca: come farli tornare splendenti proviene da Icon Wheels.

Fonte: