Auto e inquinamento acustico: tutte le regole del Codice della Strada

I rumori provocati dai veicoli che viaggiano su strada sono responsabili di quello che possiamo definire inquinamento acustico. Il Codice della Strada, all’articolo 155, prescrive le norme per la limitazione dei rumori.
Limitazione dei rumori: cosa dice la legge
Secondo quanto scritto nel Codice della Strada, i veicoli, durante la loro circolazione, dovrebbero evitare di emettere qualsiasi tipologia di rumore molesto, che può essere causato sia dal modo di guidare i veicoli stessi, soprattutto per quanto riguarda chiaramente i mezzi a motore, sia dal modo in cui viene per esempio sistemato un eventuale carico, ma anche da altri atti connessi con la circolazione stessa.
Quando viene prescritto per legge il dispositivo silenziatore, il veicolo lo deve possedere e il possessore deve prestare attenzione al fatto che sia sempre tenuto in buone condizioni di efficienza e non deve mai essere alterato. Se a bordo di un’auto o altro veicolo si usano apparecchi di riproduzione sonora oppure strumenti radiofonici, è importante che non vengano mai superati i limiti sonori massimi di accettabilità che sono fissati dal regolamento.
Secondo quanto prescritto dalla normativa vigente, tutti i dispositivi di allarme acustico antifurto installati sui veicoli “devono limitare l’emissione sonora ai tempi massimi previsti dal regolamento e, in ogni caso, non devono superare i limiti massimi di esposizione al rumore fissati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991”. Se un soggetto viola le disposizioni dell’articolo 155 del Codice della Strada in ambito di limitazioni dei rumori, allora rischia la sanzione amministrativa del pagamento di una multa che va da un minimo di 42 a un massimo di 173 euro.
Quali sono i disturbi più comuni dovuti all’inquinamento acustico
Secondo alcune ricerche recenti, molti disturbi del sonno sono collegati all’inquinamento acustico e quindi più frequenti nelle persone che vivono in città molto rumorose, lo stesso vale per ipertensione, ictus, infarti e altre malattie.
I volumi molto alti infatti possono incidere sulla salute dell’uomo, sul benessere fisico, mentale e sociale. Si possono verificare danni fisici uditivi ed extrauditivi. I primi portano una diminuzione dell’udito causata dal rumore, irreversibile e con vari sintomi, i secondi invece si manifestano nel nostro organismo, come pressione alta, frequenza respiratoria, disturbi all’apparato, alterazioni al sistema nervoso, stress, accelerazione del ritmo cardiaco, ecc.
Inquinamento acustico: il traffico su strada
Il rumore può provenire da varie sorgenti, tra cui anche il traffico stradale, ferroviario e aereo, che è sicuramente la principale forma di disagio per i cittadini, coinvolge infatti la maggior parte della popolazione. Tra i rumori più acuti ci sono le segnalazioni acustiche, l’attrito degli pneumatici sulla strada o delle ruote dei tram sulle rotaie, il rombo del motore, le azioni dinamiche tra carrozzeria e aria.
Inquinamento acustico: come si misura
È possibile misurare l’inquinamento acustico si attraverso i fonometri, strumenti in grado di rilevare il livello di pressione sonora alle varie frequenze, andando a ricavare un valore che considera la diversa sensibilità dell’orecchio umano a queste ultime. Un indicatore che descrive questo problema ambientale è dato dalla popolazione esposta al rumore. All’interno di questa categoria rientra la fascia di popolazione che è costretta a sopportare continui livelli equivalenti di rumore che superano i 65 decibel nel periodo diurno, e i 55 decibel invece durante il periodo notturno.
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Revisione scaduta e coronavirus: tutte le proroghe

Come si concilia la revisione scaduta con l’emergenza coronavirus? Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato un elenco con tutte le proroghe per le diverse categorie di veicoli immatricolati in Italia previste dalle ultime norme nazionali e dall’Unione Europea. Scopriamolo insieme.
Revisione scaduta e coronavirus: le proroghe per i veicoli di categoria M, N, O3 e O4
I veicoli di categoria M sono quelli con almeno quattro ruote riservati al trasporto persone (automobili, autocaravan, autobus, etc…).
I veicoli di categoria N sono quelli con almeno quattro ruote riservati al trasporto merci (camion, autoarticolati, etc…).
I veicoli di categoria O3 e O4 sono i rimorchi con massa massima superiore a 3,5 t.
Questi veicoli se hanno la revisione scaduta nel mese di settembre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 luglio 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di ottobre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 agosto 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di novembre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 30 settembre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di dicembre 2020 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 ottobre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di gennaio 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 30 novembre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di febbraio 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 dicembre 2021.
Se la revisione è scaduta nel mese di marzo 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 gennaio 2022.
Se la revisione è scaduta nel mese di aprile 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 28 febbraio 2022.
Se la revisione è scaduta nel mese di maggio 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 31 marzo 2022.
Se la revisione è scaduta nel mese di giugno 2021 possono circolare su tutto il territorio UE fino al 30 aprile 2022.
Revisione scaduta e coronavirus: le proroghe per i veicoli di categoria L, O1 e O2
I veicoli di categoria L sono le moto, i ciclomotori e le minicar.
I veicoli di categoria O1 e O2 sono i rimorchi con massa massima inferiore a 3,5 t.
Per i veicoli immatricolati in Italia appartenenti a queste categorie non ci sono proroghe applicabili perché quelle previste dalle precedenti norme nazionali sono scadute.
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Fiat Panda: modelli, prezzi, dotazioni e foto

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla: recitava così la pubblicità della Fiat Panda di qualche anno fa. Oggi la terza generazione della citycar torinese – nata nel 2011, sottoposta a un restyling nel 2020 e disponibile a trazione anteriore o integrale – è cresciuta nelle dimensioni, nel numero di porte e nelle immatricolazioni ed è diventata l’auto più amata dagli italiani.
In questa guida all’acquisto della Fiat Panda vi mostreremo nel dettaglio tutte le versioni presenti in listino della “segmento A” piemontese sviluppata sullo stesso pianale della 500: prezzi, motori, accessori, prestazioni, pregi, difetti e chi più ne ha più ne metta.
Le foto della Fiat Panda
Fiat Panda: le caratteristiche principali
La terza serie della Fiat Panda è una citycar che presenta alti e bassi alla voce praticità: se è vero che i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione delle spalle e della testa è altrettanto vero che lo spazio nella zona delle gambe non è molto.
La “segmento A” torinese è inoltre omologata solo quattro posti (i cinque posti sono optional tranne che sulla variante a GPL) e diverse rivali offrono un bagagliaio più capiente.

Fiat Panda: gli allestimenti
Gli allestimenti della terza generazione della Fiat Panda sono sei: “base”, City Life, Wild, Sport, City Cross e Cross.
Fiat Panda
La dotazione di serie della Fiat Panda “base” comprende:
- Telecomando
- Predisposizione radio no dab
- Luce vano bagagli
- Clima manuale
- Airbag frontali/laterali protezione testa
- Appoggiatesta anteriori anticolpo di frusta
- ESC con Hill Holder
- Volante guida regolabile
- Servosterzo elettrico DualDrive
- Alzacristalli anteriori elettrici
- Chiusura centralizzata
- Paraurti in tinta
- Sensore temperatura esterna
- Sensore pressione pneumatici
Fiat Panda City Life
La Fiat Panda City Life – un po’ cara – costa 950 euro più della “base” a parità di motore e aggiunge:
- Cerchi in lamiera da 15″ bicolore
- Fasce laterali
- Look specifico (paraurti, codolini e minigonne)
- Barre portatutto longitudinali
- Radio Uconnect Mobile DAB
- Comandi al volante
Fiat Panda Wild
La Fiat Panda Wild – disponibile esclusivamente 4×4 – aggiunge alla dotazione della City Life:
- Paraurti con Skid plate
- Cerchi in acciaio nero da 15″
- Trazione 4×4 (ESC + ASR/MSR, HBA + Hill Holder + blocco differenziale ELD)
- Appoggiatesta posteriori
Fiat Panda Sport
La Fiat Panda Sport – conveniente ma povera – è l’allestimento che ci sentiamo di consigliare. Costa 800 euro più della City Life a parità di motore e aggiunge:
- Cerchi in lega da 16″ dedicati
- Radio 7″ Touchscreen con Apple CarPlay e Android Auto
- Esterni specifici (logo Sport, fanali neri)
- Interni specifici (fascia plancia titanio, dettagli rossi sellerie, imperiale nero)
- Retrovisori in tinta carrozzeria
- Maniglie porta in tinta carrozzeria
Mancano però le fasce laterali e le barre portatutto longitudinali.
Fiat Panda City Cross
La Fiat Panda City Cross, povera ma con un prezzo interessante, costa 1.600 euro più della City Life a parità di motore e aggiunge:
- Climatizzatore automatico
- Radio 7″ Touchscreen con Apple CarPlay e Android Auto
- Esterni Cross look (skid plate e fasce con logo Cross)
- Interni specifici (fascia plancia argento e sellerie con inserti in soft touch e cuciture silver)
- Fendinebbia
- Luci diurne LED
- Mobiletto attrezzato tunnel centrale (solo per 4×4)
- Trazione 4×4 (solo per 4×4)
- Drive Mode Selector (Hill descent control) solo per 4×4
- Airbag anteriori laterali (solo per 4×4)
- Appoggiatesta posteriori (solo per 4×4)
Fiat Panda Cross
La Fiat Panda Cross – ricca ma cara – costa 800 euro più della City Cross a parità di motore e aggiunge:
- Esterni specifici (finitura silver per Skid plates, barre longitudinali e modanature laterali e ganci traino rossi)
- Interni specifici (plancia “Woody” e sellerie in ecofilato)
- Sensori parcheggio posteriori
- Retrovisori in tinta carrozzeria
- Specchi esterni elettrici e sbrinabili
- Volante in soft touch
- Sedile guida regolabile in altezza

Fiat Panda: modelli e prezzi di listino
Di seguito troverete tutte le caratteristiche delle versioni della Fiat Panda. La gamma motori della terza generazione della citycar torinese è composta da quattro unità:
- un 0.9 turbo bicilindrico benzina TwinAir da 85 CV
- un 1.2 a GPL da 69 CV
- un 0.9 turbo bicilindrico metano TwinAir Natural Power da 70 CV
- un 1.0 tre cilindri mild hybrid benzina da 70 CV
Fiat Panda TwinAir Turbo (da 17.500 euro)
La Fiat Panda TwinAir Turbo (prezzi fino a 19.900 euro) – disponibile esclusivamente a trazione integrale – è la versione a benzina della “segmento A” piemontese. L’agilità nelle curve non è il suo punto di forza.
Fiat Panda EasyPower (da 15.000 euro)
La Fiat Panda EasyPower (prezzi fino a 18.350 euro) – variante a GPL dell’auto più amata dagli italiani – è una citycar comoda, potente (69 CV), ricca di coppia (102 Nm) e in grado di regalare una buona spinta ai bassi regimi. Il motore 1.2 ha una cilindrata elevata rispetto alla concorrenza – non una buona notizia per chi intende risparmiare sull’assicurazione RC Auto – e non brilla alla voce “consumi” ma si riscatta con uno scatto interessante: da 0 a 100 km/h in 14,5 secondi.
Fiat Panda Natural Power (da 17.200 euro)
La Fiat Panda Natural Power (prezzi fino a 19.600 euro) è la variante a metano della “segmento A” leader del mercato e ospita sotto il cofano un motore 0.9 turbo bicilindrico TwinAir a metano da 70 CV e 135 Nm di coppia.
Fiat Panda Hybrid (da 13.900 euro)
La Fiat Panda Hybrid (prezzi fino a 17.250 euro) – versione mild hybrid benzina della citycar regina delle immatricolazioni – monta un motore 1.0 tre cilindri mild hybrid benzina da 70 CV e 92 Nm di coppia.

Fiat Panda: gli optional
La dotazione di serie della terza generazione della Fiat Panda andrebbe a nostro avviso arricchita con la vernice metallizzata (600 euro). Sulle versioni “base”, City Life e Sport aggiungeremmo i fendinebbia (275 euro) e il Pack Comfort (220 euro: sedile guida regolabile in altezza, maniglie appiglio post. e ant. lato passeggero, portaocchiali lato guida e cinture regolabili in altezza).
Sulla Wild ci vorrebbero i fendinebbia e la frenata automatica (260 euro). Quest’ultimo accessorio starebbe bene anche sulla City Cross insieme al Pack Comfort e sulla Cross in abbinamento al Pack Style (450 euro: ruote in lega 15″ opaca e vetri privacy).
Fiat Panda 4×4
La Fiat Panda 4×4 – variante a trazione integrale della terza serie della citycar torinese – è disponibile esclusivamente a benzina ed è spinta da un motore 0.9 turbo bicilindrico TwinAir da 85 CV. Tre gli allestimenti: Wild, City Cross e Cross.
Fiat Panda usata
La terza serie della Fiat Panda è facilissima da trovare di seconda mano: stiamo d’altronde parlando dell’auto più venduta in Italia. Per una Natural Power Easy a metano del 2012 bastano meno di 4.500 euro.
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Che cosa serve per omologare un gancio di traino per roulotte?

Il gancio da traino è uno strumento molto utile, un accessorio auto che può servire nel caso in cui il veicolo malauguratamente si guasti e lasci l’automobilista a piedi. Quando, per qualsiasi motivo, non si ha intenzione di chiamare il carro attrezzi o non si ha la possibilità di contattare amici o parenti vicini, allora il gancio da traino può essere davvero una salvezza. Grazie a questo accessorio infatti è possibile chiedere ad un altro conducente di aiutarci a portare il veicolo guasto dove si desidera.
Sono tanti i possessori di auto che decidono di montare sulla propria vettura un gancio traino, anche (e forse soprattutto) per potervi attaccare una roulotte o un carrello per il trasporto merci. Ci sono Case auto che includono questo particolare accessorio tra gli optional disponibili da aggiungere, anche se in realtà è più conveniente installarlo in un secondo momento e fare la richiesta di omologazione, costa meno. Vediamo tutto quello che bisogna sapere.
Gancio da traino: come si installa
Una cosa importantissima da sapere e tenere presente è che il gancio da traino non è un accessorio qualsiasi, che può essere installato da chiunque sul proprio veicolo, senza l’aiuto di un esperto. Serve che il lavoro sia eseguito da un professionista, visto che serve per trasportare rimorchi in strada, il compito è molto delicato, quindi l’installazione del gancio non può essere fatta autonomamente. È fondamentale che vi lavori un team di esperti, per certificarne sicurezza e robustezza.
Il Dipartimento dei Trasporti Terrestri (tramite la Motorizzazione Civile) procede al collaudo e all’omologazione del gancio da traino; per non avere problemi è meglio comprare sempre ganci nuovi, evitando accessori di seconda mano. Meglio ancora se si decide di acquistare un gancio realizzato da un’azienda specializzata nel settore e rinomata.
Le tipologie di gancio da traino tra le quali scegliere sono:
- fisso, elemento sempre visibile quando non c’è il rimorchio;
- estraibile, quando non serve può essere smontata la parte esterna, diventando invisibile.
Omologazione del gancio da traino: cosa dice la legge
Per poter usare il gancio da traino in auto è necessario che lo stesso sia collaudato e omologato; per far richiesta al Dipartimento Trasporti Terrestri bisogna presentare:
- modello TT2119 (che si trova presso gli appositi sportelli della Motorizzazione);
- dichiarazione di montaggio conforme alla normativa rilasciata dall’installatore;
- scheda tecnica del gancio fornita dall’azienda costruttrice;
- fotocopia della carta di circolazione;
- versamenti per gli oneri di pratica: uno da 25 euro e l’altro da 14,62 euro.
L’installazione del gancio da traino deve essere regolarmente riportata sul libretto di circolazione.
Dopo aver presentato tutti i documenti, allora si può prenotare il collaudo alla Motorizzazione, che serve per ricevere il tagliando adesivo da applicare obbligatoriamente sul libretto di circolazione. Se il gancio è quello previsto dalla Casa auto, serve comunque consegnare tutti i documenti, ma non è necessario il collaudo. Anche la compagnia assicurativa deve essere informata dell’aggiunta del gancio da traino all’auto, in alcuni casi infatti cambia il premio annuale.
Attenzione: è fondamentale far installare il gancio da traino da esperti di settore, fare il collaudo e l’omologazione. Innanzitutto perché in caso di controllo da parte delle Forze dell’Ordine o durante la revisione del rimorchio la sanzione altrimenti è molto alta; non dimenticare poi che il gancio montato male può danneggiare cose e persone, risultando pericoloso.
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Automobili, consumano più durante l’estate o durante l’inverno?

Spesso ci si chiede quali sono i consumi reali delle auto in estate e in inverno, che cambiano infatti a seconda delle diverse condizioni di clima. Per questo motivo, di recente sono stati effettuati dei test, che hanno appunto misurato i consumi e le emissioni delle vetture diesel in differenti condizioni di guida, tenendo conto anche dell’utilizzo dell’aria condizionata e del riscaldamento.
Facciamo un focus sulle auto diesel, che oggi sono sempre sotto attacco, soprattutto a causa dell’inquinamento e quindi per ragioni legate all’ambiente e alla sostenibilità. Ci sono però degli automobilisti legati al gasolio, a cui non rinunciano, soprattutto per i costi del carburante, ridotti rispetto a quelli della benzina (che oltretutto in Italia è in continuo aumento). Il diesel non è solo più economico rispetto alla benzina, ma consuma anche meno. In ogni caso, quando si valutano i consumi di un’auto, è bene tenere presente anche le condizioni climatiche.
Quali sono i consumi reali delle vetture diesel
Ci sono degli studi che sono stati effettuati di recente da università e esperti del settore auto, svolti in particolare per poter misurare i consumi reali e le emissioni delle vetture diesel in differenti condizioni di guida e anche tenendo conto di quanto influiscono il riscaldamento e l’aria condizionata, confrontando poi i dati raccolti con quelli di altre auto alimentate a benzina o elettriche.
Le auto sono state analizzate inizialmente sui tragitti percorsi a una temperatura ambiente di 20 gradi col riscaldamento e con il climatizzatore spenti. Sono state prese in considerazione anche le differenti condizioni di marcia tra ciclo urbano, misto e autostrada, velocità costanti e Stop&Go. Per i veicoli diesel oggetto della sperimentazione le emissioni di anidride carbonica, con guida a 20°, senza riscaldamento e nemmeno climatizzatore, sono state di 102 g/km di media; le auto elettriche invece hanno visto emissioni inquinanti decisamente più basse, fino a solo 8 grammi per ogni chilometro percorso dal veicolo. Una cosa che appare molto evidente da questi test è che l’utilizzo del climatizzatore e del riscaldamento in macchina impattano in maniera molto negativa sull’autonomia del mezzo.
Ma quanto limitano l’autonomia (almeno nei modelli che sono stati testati)? Il risultato è significativo, per i motori elettrici l’autonomia si riduce del 15% se si viaggia quando la temperatura esterna è di 30° e con l’aria condizionata accesa. Se la temperatura scende a 10 gradi, l’autonomia delle auto elettriche diminuisce comunque del 15% a causa del riscaldamento acceso.
Cosa possiamo dire per quanto riguarda i prezzi delle auto elettriche
Oltre ai consumi e alle emissioni, che variano a seconda della temperatura esterna al veicolo e al conseguente utilizzo del riscaldamento in macchina oppure dell’aria condizionata, c’è anche un altro fattore da considerare, una variabile che viene messa in evidenza dai vari studi effettuati negli anni dagli esperti del settore. Ci riferiamo al costo d’acquisto di un’auto elettrica che ancora oggi, come ben sappiamo (nonostante la grande diffusione di veicoli di questo tipo) è decisamente più alto rispetto a quello dello stesso modello di veicolo, ma con motorizzazione tradizionale diesel.
C’è da dire chiaramente che ogni variante elettrica di qualsiasi tipologia di auto è ovviamente di gran lunga più ecologica. Attenzione: se si vuole comprare una macchina a zero emissioni è bene quindi considerare il listino, e anche il tempo maggiore che serve per ricaricare la batteria rispetto a quello necessario per fare il pieno di benzina o diesel, oltre alla scarsità di colonnine di ricarica.
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Honda CR-V Full Hybrid 2021, la nostra prova

IconWheels per Honda
Honda CR-V Full Hybrid 2021, il video della prova su strada
Honda CR-V è una vettura che porta con sé una lunga storia, fatta soprattutto di successi. Ha debuttato nel 1995 ed è, da tempo, uno fra i suv più venduti e apprezzati in tutto il mondo.
Il nuovo CR-V è il primo modello della Casa giapponese a essere dotato dell’avanzata tecnologia Full Hybrid, presentata per la prima volta nel 2019 e oggi disponibile anche sulla citycar Honda Jazz.
La versione in prova è la “Sport Line”, un allestimento ad hoc pensato per il model Year 2021 che si contraddistingue per alcuni dettagli specifici.
Innanzitutto il colore: Platinum White Pearl, una tonalità scelta dai designer del Sol Levante per esaltare al meglio la personalità sportiva di questo suv di medie dimensioni. Frontale pronunciato messo in bella mostra dalla minigonna nero lucida e cromature scure che percorrono un po’ tutte le linee della vettura. E poi i cerchi “total black” da 18″ che enfatizzano ulteriormente il carattere sportivo del nuovo CR-V Full Hybrid. Tonalità scure che si ritrovano anche nell’abitacolo sui pannelli della plancia, nei rivestimenti e sui sedili in pelle nere con la scritta dedicata “Black Edition“.
Al primo colpo d’occhio si nota subito che l’abitacolo è molto ampio, spazioso… Grande, anzi grandissimo: si viaggia comodissimi, che poi, in realtà, è uno dei motivi per cui si compra un suv. Il vano di carico è davvero abbondante e profondo e lo spazio di carico può aumentare in modo considerevole se si abbattono i sedili della seconda fila.
Honda CR-V Full Hybrid è davvero confortevole da guidare. Posizione di guida bella alta, un assetto morbido pensato soprattutto per affrontare i lunghi viaggi in famiglia. Ecco: è una vettura ideale per percorrere tutti i tipi di percorsi, ma certamente, vista la sua vocazione green, dà il meglio di sé non solo in città ma sui percorsi extra urbani, dove si arrivano a percorrere quasi 19 km con un litro di benzina.
Questa versione di Honda CR-V è spinta dal motore benzina 2.0 litri da 145 CV e da quello elettrico con una potenza massima di 184 CV, entrambi abbinati a un rapporto fisso capace di distribuire la coppia in modo molto più fluido, rispetto al cambio tradizione e-CVT.
È davvero silenziosa, anche perché il rumore all’interno dell’abitacolo è stato quasi del tutto eliminato grazie al sistema Active Noise Cancellation.
Lo sterzo è leggero, ideale soprattutto nei tratti cittadini. Gli ingegneri giapponesi hanno poi dato il meglio di sé nella taratura delle sospensioni che assorbono tutto, a vantaggio del comfort di bordo e degli occupanti.
Come sempre, per Honda, fondamentale è la sicurezza: la nuova generazione di CR-V è oggi più sicura, appunto, grazie alla nuova costruzione della carrozzeria e alle tecnologie di ultima generazione “Honda Sensing“: un pacchetto completo di dotazioni di sicurezza attiva, in grado di ridurre al minimo i rischi di incidente alle medie e basse velocità, nel pieno rispetto della filosofia della Casa giapponese: “Sicurezza per tutti”.
Honda CR-V, le più belle immagini
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Citroën C5 X: tutto quello che avreste voluto sapere (tranne i prezzi)

La Citroën C5 X è una berlina media francese a cinque porte disponibile esclusivamente a trazione anteriore dotata di motori benzina o ibridi plug-in benzina.
Di seguito troverete tutto quello che c’è da sapere (tranne i prezzi, non ancora comunicati) sull’erede della C5.
Citroën C5 X: le dimensioni
La Citroën C5 X è lunga 4,81 metri (come una Kia Sorento), larga 1,87 metri (come una Ssangyong Korando) e alta 1,49 metri (come una Subaru Levorg).
Il passo è di 2,79 metri mentre il bagagliaio ha una capienza di 545 litri che diventano 1.640 quando si abbattono i sedili posteriori.

Citroën C5 X: i motori
Citroën non ha ancora comunicato ufficialmente la gamma motori della C5 X: si sa soltanto che non ci saranno propulsori diesel e che le uniche due alimentazioni disponibili saranno benzina e ibrido plug-in benzina. Ipotizziamo quindi tre unità sovralimentate:
- un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 131 CV
- un 1.6 turbo benzina PureTech da 181 CV
- un 1.6 turbo ibrido plug-in benzina da 225 CV

Citroën C5 X: il design
Non fatevi ingannare dalla lettera “X” e dallo stile che strizza l’occhio al mondo delle SUV: la Citroën C5 X sarà offerta solo a trazione anteriore.
La berlina media transalpina – caratterizzata dall’assetto rialzato e da numerosi elementi presi in prestito dalle crossover (cofano lungo, linea di cintura alta e ruote di grandi dimensioni: 72 cm di diametro e pneumatici da 19″ Tall & Narrow) – può vantare linee fluide e aerodinamiche e fari a LED su tutta la gamma.

Citroën C5 X: il ritorno del portellone
Dopo 14 anni una berlina Citroën torna ad avere il portellone posteriore: era dal 2007 – ultimo anno di produzione della prima generazione della C5 – che la Casa del Double Chevron non offriva una “segmento D” a cinque porte.

Citroën C5 X: comfort in primo piano
La Citroën C5 X punta a offrire il massimo comfort al guidatore e ai passeggeri: sospensioni Citroën Advanced Comfort, abitacolo spazioso in stile lounge, vetri anteriori e posteriori stratificati e sedili Advanced Comfort. Ma non è tutto: la versione ibrida plug-in benzina porterà al debutto le sospensioni attive.
Per quanto riguarda l’infotainment segnaliamo il nuovo sistema con touchpad da 12″ HD personalizzabile tramite widget come un tablet e impreziosito dal Natural Voice Recognition, quattro prese USB-C e la ricarica wireless per lo smartphone. Ultimo, ma non meno importante, l’Extended Head up Display.

Citroën C5 X: gli ADAS
La ricca dotazione di sistemi di assistenza alla guida della Citroën C5 X comprende dispositivi come l’Highway Driver Assist, che associa il cruise control adattivo con funzione Stop & Go al sistema di avviso attivo di superamento involontario della linea di carreggiata. Troviamo inoltre il monitoraggio dell’angolo cieco a lunga portata, il Rear Cross Traffic Alert (che rileva un pericolo vicino durante la retromarcia) e la telecamera 360°.
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Mondiale F1 2021 – GP Gran Bretagna a Silverstone: gli orari TV su Sky e TV8

Il GP di Gran Bretagna a Silverstone – decima tappa del Mondiale F1 2021 – sarà trasmesso in diretta su Sky e in differita su TV8 (di seguito troverete gli orari TV).
La corsa inglese ospiterà le prime qualifiche sprint della storia. In parole povere venerdì 16 luglio alle 19:00 si terranno le qualifiche “normali” che determineranno la griglia della Sprint Race che si disputerà sabato 17 luglio alle 17:30: una “minigara” di 100 km che oltre a stabilire la griglia del Gran Premio di domenica assegnerà tre punti iridati al primo classificato, due punti al secondo e un punto al terzo.
F1 2021 – GP Gran Bretagna: cosa aspettarsi
Il circuito di Silverstone – sede del GP di Gran Bretagna, decima prova del Mondiale F1 2021 – è un tracciato veloce che premia le vetture più performanti. Lewis Hamilton ama molto questa pista e nelle ultime sette edizioni della corsa britannica è salito per sei volte sul gradino più alto del podio. L’ultimo trionfo Red Bull risale invece al 2012.
Partire bene qui è molto importante: dal 2009 a oggi solo Hamilton è stato capace di tagliare per primo il traguardo (nel 2014) senza scattare dalle prime tre posizioni della griglia. Di seguito troverete il calendario del Gran Premio di Gran Bretagna, gli orari TV su Sky e TV8 e il nostro pronostico.
F1 2021 – Silverstone, il calendario e gli orari TV su Sky e TV8
Venerdì 16 luglio 2021
| 15:30-16:30 | Prove libere 1 (diretta su Sky Sport F1) |
| 19:00-20:00 | Qualifiche (diretta su Sky Sport F1) |
Sabato 17 luglio 2021
| 13:00-14:00 | Prove libere 2 (diretta su Sky Sport F1) |
| 17:30-18:00 | Qualifiche Sprint (diretta su Sky Sport F1, differita alle 20:15 su TV8) |
Domenica 18 luglio 2021
| 16:00 | Gara (diretta su Sky Sport F1, differita alle 19:00 su TV8) |
F1 – I numeri del GP di Gran Bretagna
| LUNGHEZZA CIRCUITO | 5.891 m |
| GIRI | 52 |
| RECORD IN PROVA | Lewis Hamilton (Mercedes F1 W11) – 1’24″303 – 2020 |
| RECORD IN GARA | Max Verstappen (Red Bull RB16) – 1’27″097 – 2020 |
| RECORD DISTANZA | Max Verstappen (Red Bull RB16) – 1h19’41″996 – 2020 |
F1 – Il pronostico del GP di Gran Bretagna 2021

1° Lewis Hamilton (Mercedes)
Lewis Hamilton ama molto il GP di Gran Bretagna: sette vittorie (di cui sei negli ultimi sette anni), dieci podi complessivi e sette pole position.
Non c’è gara migliore per interrompere la striscia negativa di cinque Gran Premi consecutivi a secco di successi.

2° Max Verstappen (Red Bull)
Max Verstappen non ha mai vinto il GP di Gran Bretagna (due secondi posti come miglior risultato) e non ha mai conquistato la prima fila della griglia.
Il leader del Mondiale F1 2021 è reduce da tre trionfi consecutivi ma a Silverstone dovrà soprattutto difendersi.

3° Valtteri Bottas (Mercedes)
I precedenti di Valtteri Bottas nel GP di Gran Bretagna? Tre secondi posti e una pole position.
Il pilota finlandese è salito sul podio negli ultimi due appuntamenti del Mondiale F1 2021 e ha tutte le carte in regola per ripetersi e regalare punti preziosi alla Mercedes.

Da tenere d’occhio: Sergio Pérez (Red Bull)
Sergio Pérez non è un grande amante di Silverstone: il suo miglior piazzamento su questa pista è un sesto posto nel 2016.
Il driver messicano ha mancato il podio negli ultimi due GP ma può anche vantare sette corse di seguito in “top 6”: il suo obiettivo di domenica sarà portare alla Red Bull più punti possibili.

La squadra da seguire: Mercedes
Impossibile non considerare la Mercedes la favorita assoluta del GP di Gran Bretagna a Silverstone: otto successi di cui sette negli ultimi otto anni e dieci pole position di cui otto consecutive.
Sarà questa la gara del riscatto per la scuderia tedesca, a secco di vittorie da oltre due mesi? Molto probabile.
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In moto in due, come comportarsi: le norme del Codice della Strada

Siamo nel pieno della stagione estiva, le temperature si sono alzate, iniziano le ferie per la maggior parte degli italiani. Tanti partono in auto, alcuni si affidano ai mezzi quali treni e aerei, altri ancora in camper (mezzo molto più usato per le vacanze oggi, soprattutto dallo scorso anno, dopo la pandemia Covid-19). E poi ci sono i soliti centauri, gli appassionati di due ruote, che programmano i loro viaggi in moto. All’articolo 170 del Codice della Strada viene disciplinato il trasporto di persone e di oggetti sui veicoli a motore a due ruote. Vediamo tutto quello che bisogna sapere.
Viaggi in moto in due: braccia e gambe libere
La prima cosa chiarita nel Codice della Strada riguarda la libertà di movimento dei motociclisti. Per legge infatti sui motocicli e sui ciclomotori a due ruote il conducente deve avere il pieno e libero uso delle braccia, delle mani e delle gambe. Altra cosa fondamentale è la postura, il pilota deve stare seduto in posizione corretta e deve reggere il manubrio con entrambe le mani, con una mano sola esclusivamente in caso di necessità, quindi per le opportune manovre oppure quando è necessario fare segnalazioni di svolta e/o cambi direzione. Nessun guidatore può procedere sollevando la ruota anteriore.
Trasporto di altre persone in moto: cosa dice la legge
Sui veicoli cui al comma 1, motocicli e ciclomotori, è vietato il trasporto di minori di 5 anni. Sui ciclomotori inoltre non è possibile per legge trasportare altre persone oltre al conducente, a meno che il posto per il passeggero sia espressamente indicato nel certificato di circolazione e che il conducente abbia un’età superiore a 16 anni.
Su questa tipologia di mezzi a due ruote, un eventuale passeggero trasportato dal conducente deve essere seduto in modo stabile ed equilibrato, nella posizione determinata dalle attrezzature apposite del mezzo stesso (abbiamo visto tra l’altro di recente anche alcuni accorgimenti da tenere presente per la guida quando si trasporta un passeggero, per guidare in tutta sicurezza per se stessi e per gli altri).
Traino di altri mezzi e trasporto di oggetti
I conducenti dei veicoli di cui al comma 1 hanno il divieto di trainare o farsi trainare da altri veicoli. Non è assolutamente possibile inoltre trasportare oggetti se questi non sono solidamente assicurati; non devono oltretutto sporgere lateralmente rispetto all’asse del veicolo o longitudinalmente rispetto alla sagoma dello stesso di oltre 50 centimetri, in questi casi altrimenti impedirebbero o limiterebbero la visibilità al conducente. Entro questi limiti però è possibile, secondo quanto dichiarato dal Codice della Strada, trasportare in moto degli animali, l’importante è che siano assolutamente custoditi in una gabbia apposita o altro contenitore.
Le multe per chi viola le disposizioni all’art. 170 del CdS
I soggetti che guidano la loro moto violando le disposizioni appena descritte rischiano la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da un minimo di 83 a un massimo di 332 euro.
Chi viola le disposizioni del comma 1-bis (divieto di trasporto di minori di anni 5) rischia la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 165 a 660 euro.
Se le violazioni al comma 1 sono commesse da conducente minore di 16 anni e per le violazioni del comma 2 (trasporto di persone) alla sanzione pecuniaria amministrativa si aggiunge anche il fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni. Se durante un biennio un ciclomotore o un motociclo commette per almeno due volte una delle violazioni previste dai commi 1 e 2, il fermo è di 90 giorni.
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Che cos’è la polizza atti vandalici e cosa copre nello specifico?

Parliamo di Rc Auto e di garanzie accessorie, coperture assicurative aggiuntive e facoltative, che servono per salvaguardare il proprio mezzo e la sua integrità. Oggi facciamo un focus sulla polizza contro gli atti vandalici, che copre l’auto da danneggiamenti materiali, riportati in seguito a eventi vandalici. È consigliata soprattutto per chi vive nelle grandi città o in zone soggette a questa tipologia di problematiche.
Cosa copre la polizza atti vandalici
Non deve essere confusa con l’assicurazione contro gli eventi sociopolitici, perché copre contro gli atti vandalici generici, non quelli riconducibili a delle cause specifiche. La copertura atti vandalici garantisce il risarcimento all’assicurato nel caso in cui l’auto subisca danni causati da persone, chiaramente il premio assicurativo aumenta se si aggiunge questa polizza.
L’assicurazione atti vandalici copre i danneggiamenti a seguito di atti vandalici compiuti da gruppi o da singole persone oppure da ignoti. Interessa il rimborso integrale del valore commerciale del mezzo, per eventuale distruzione totale, ma anche le riparazioni da effettuare per episodi di lieve entità. In alcuni casi l’assicurato deve rivolgersi presso l’officina convenzionata con la compagnia assicurativa per effettuare le riparazioni.
Limiti e esclusioni della polizza atti vandalici
Ci sono dei vincoli riportati nel contratto e specificati dalle normative di legge vigenti, che riguardano:
- franchigia;
- esclusioni;
- massimali.
I massimali sono importi di rimborso massimi previsti dalla polizza, oltre i quali l’assicurazione non copre il valore eccedente la soglia decisa. La franchigia invece è il limite minimo entro il quale non scatta la copertura assicurativa. Le esclusioni riguardano i danneggiamenti non provocati da un atto vandalico.
Atti vandalici: come funziona questa polizza
Nel momento in cui si attiva la copertura, al verificarsi dell’evento si può chiedere il risarcimento del danno all’assicurazione, come avviene per qualsiasi tipologia di contratto assicurativo.
Come ottenere il risarcimento:
- scattare delle foto del veicolo e un video per dimostrare il danno;
- procedere alla denuncia alle Forze dell’Ordine;
- fare la richiesta alla propria compagnia di assicurazione, con la copia della denuncia fatta alle autorità.
Cosa bisogna comunicare? Il luogo in cui è avvenuto il danno, il numero della polizza e bisogna consegnare le foto. In genere poi la compagnia assicurativa nomina un perito per la valutazione dell’entità del danno, in base al quale viene riconosciuto il risarcimento.
Garanzia accessoria atti vandalici: i costi
Il costo di questa polizza aggiuntiva viene calcolato in base al valore dell’auto e al rischio di eventi sociali a carattere doloso nella zona di residenza.
Altri fattori che possono influire sul costo:
- sistemazione notturna del mezzo;
- tipo di utilizzo;
- modalità di parcheggio dell’auto nelle ore diurne infrasettimanali.
I documenti richiesti per stipulare la polizza atti vandalici
Servono pochi documenti per la stipula:
- l’attestato di rischio del veicolo;
- il libretto di circolazione dell’auto;
- la carta d’identità dell’assicurato (o altro documento di riconoscimento).
Come chiedere il risarcimento
Per fare la richiesta di risarcimento all’assicurazione bisogna mandare immediatamente una comunicazione usando il Servizio Clienti o la Centrale Operativa. In genere bisogna comunicare:
- dati personali;
- localizzazione del luogo dove è avvenuto l’incidente;
- estremi della polizza assicurativa.
Come abbiamo già detto in precedenza, è obbligatorio fare la denuncia alle Forze dell’Ordine e inviarne una copia tramite posta raccomandata o certificata. Attenzione: leggere sempre bene il contratto e informarsi sui vincoli e sulle procedure da seguire perché possono cambiare a seconda della compagnia assicurativa scelta.
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