Pulizia dei sedili in pelle: accorgimenti e consigli

Mantenere la propria auto sempre pulita e igienizzata non è per niente semplice, soprattutto se la usiamo tutti i giorni e per parecchio tempo per lavoro, oppure se facciamo viaggi con la famiglia e i propri bimbi, portandosi al seguito magari anche li adorati animali domestici.
Di qualsiasi materiale siano composti, i sedili dell’auto si sporcano e assorbono ogni tipo di macchia, sono la parte dell’abitacolo della vettura che ha bisogno della maggior cura e manutenzione. Solitamente ci si affida a particolari detergenti che si trovano in commercio, appositamente formulati per la pulizia dei sedili, oppure si decide di affidarsi ad un professionista del settore. Ci sono comunque delle nozioni da sapere per occuparsi della pulizia dei sedili in pelle fai da te.
La cura dei sedili e degli interni in pelle
Se all’interno della vostra auto i sedili e altri elementi sono in pelle, allora dovete sapere che questo è un materiale che necessita sicuramente di una cura e un’attenzione molto particolari. Pulire i sedili in pelle non è difficile, ma è importante sapere come fare, senza improvvisare, per evitare che il rivestimento si rovini in maniera irreversibile. Anche sul materiale di istruzioni dell’auto si possono trovare delle indicazioni per la pulizia.
Sedili auto in pelle, come pulirli evitando di danneggiarli
Il primo passaggio per quanto riguarda la pulizia dei sedili in pelle è controllare che non vi siano già delle parti danneggiate o dei graffi sulle superfici. Infatti, nel caso in cui ci fossero delle aree rovinate, allora è bene fare attenzione a non trattarle con detergenti e nemmeno con acqua, si creerebbe un danno irreparabile. Prima di procedere alla detersione quindi è necessario far riparare da un professionista le superfici rovinate, limitando quindi danni peggiori.
Dopo questo primo passaggio, si può quindi procedere con la pulizia vera e propria, basterà eliminare tutti i residui di polvere e sporco con l’attrezzo apposito oppure anche con un’aspirapolvere di casa o per auto. La cosa più importante a cui fare attenzione è non esercitare troppa pressione, in modo da non danneggiare gli interni in pelle. Nel caso in cui dovessero esserci delle macchie di liquidi caduti inavvertitamente in auto, allora è necessario usare un panno morbido e un prodotto adatto alla pulizia del cuoio. In questo modo, in poco tempo si procede alla detersione degli interni auto in pelle, con estrema semplicità. Ci sono solo dei casi in cui lo sporco è più ostinato e quindi prima di passare il panno è necessario insistere con una spazzola, spruzzando il detergente solo in un secondo momento e passando poi il panno per eliminare lo sporco. Alla fine della detersione è bene eliminare la schiuma formatasi sui sedili con un altro straccio asciutto e lasciare che gli interni asciughino, prima di entrare e sedersi in auto.
Quali sono le raccomandazioni da non dimenticare per pulire i sedili in pelle
Per la pulizia degli interni dell’auto in pelle servono prodotti di qualità e specifici, che possiamo trovare facilmente in commercio. Altrimenti si possono creare dei detergenti fai da te, un esempio è mischiare olio di semi di lino e aceto in una bottiglia con erogatore e usare il prodotto almeno una volta al mese per evitare che lo sporco si accumuli. Anche il sapone per i piatti e il bicarbonato possono essere usati per pulire la pelle, importante la diluizione in acqua.
È fondamentale anche fare la pulizia sotto i sedili davanti, da dietro. È necessario togliere i tappetini, portare avanti i sedili per avere maggiore spazio, pulire le guide degli stessi con un pennello e spazzare via detriti, briciole, peli e capelli che si accumulano in questi angoli. Un’ultima chicca, se vuoi togliere una macchia e non hai un detergente a portata di mano, allora usa un batuffolo di cotone impregnato di latte detergente per il viso, sembra strano, ma è super efficace e delicatissimo sulla pelle, smacchia e lucida, senza rovinare il rivestimento.
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Auto usate, come investire nei modelli d’epoca

Le auto d’epoca sono vetture di grande valore, spesso molto rare, con una meravigliosa storia alle spalle, e vengono considerate come dei gioielli, belle e preziose. Il Codice della Strada le distingue dalle auto storiche, anche se spesso si fa confusione tra queste due categorie simili. La distinzione comunque è importante solo ai fini della Legge. Le auto d’epoca sono quelle che sono state cancellate dal PRA, che mantengono le caratteristiche tecniche originarie della Casa produttrice. Non devono assolutamente subire alcuna modifica e non possono circolare sempre liberamente su strada, ma solo in occasione di raduni o manifestazioni.
Ci sono persone che tengono auto d’epoca per hobby, altri per business, solitamente valgono una fortuna. In ogni caso si tratta di ottimi investimenti, soprattutto per quanto riguarda i veicoli più datati, rari e prestigiosi.
Quando conviene investire nelle auto d’epoca?
Le auto usate acquistano valore con il passare del tempo, quindi ogni momento è buono per investire, calcolando che negli anni successivi il veicolo può aumentare e addirittura raddoppiare il suo valore. Negli ultimi dieci anni infatti il valore delle auto d’epoca è aumentato del 192%, questa tipologia di vetture sono diventate una forma di investimento molto remunerativa. Chi investe sulle auto d’epoca è spesso spinto da una grande passione o dall’amore incondizionato verso un particolare modello di macchina posseduto, che rievoca momenti indimenticabili del passato.
Tanti sono coloro che hanno iniziato ad appassionarsi di auto storiche e antiche proprio tenendo nel proprio garage la vettura del proprio nonno. Ovviamente anche chi non dovesse mai ricevere un veicolo in eredità può entrare in trattativa col proprietario di un mezzo storico o d’epoca, ad esempio recandosi ad una manifestazione o un raduno dedicato alle auto classiche.
Investire in auto usate e d’epoca: quali sono i migliori modelli oggi?
Oltre ai grandi classici oggi il nostro consiglio è quello di dare un occhio alle auto degli anni Ottanta e Novanta, le cosiddette youngtimer, che sono vetture che hanno fatto la storia ma che ancora non sono ritenute d’epoca e quindi non hanno un valore così elevato e non richiedono un grandissimo dispendio di denaro. Alcuni esempi di questi modelli possono essere la Fiat Barchetta che conosciamo tutti, la Bmw Z3 (uscita di produzione nel 2002), o ancora la Golf GT II. Modelli che negli anni sono diventati dei veri e propri gioiellini.
Auto d’epoca, è un investimento conveniente oggi?
Per tutti coloro che sono appassionati d’auto e che sono interessati alle auto d’epoca e storiche, è importante sapere che si tratta di un investimento che porta ottimi frutti, ma nel lungo periodo. Infatti il valore delle vetture classiche aumenta, anche in maniera vertiginosa, ma servono molti anni. Per guadagnare nella rivendita di un modello antico è necessario aspettare del tempo e avere pazienza.
Il mercato delle auto d’epoca e storiche non è sicuramente uno dei più semplici e anzi è molto di nicchia, infatti bisogna prestare attenzione alla totale originalità delle parti dei veicoli per stabilirne il valore, chiaramente se un’auto viene completamente rimessa a nuovo non può essere considerata un bene antico di valore collezionistico. In Italia i veicoli di interesse storico devono essere iscritti ad un registro ASI – Automotoclub Storico Italiano, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI. Inoltre devono essere in possesso del CRS, Certificato di Rilevanza Storico collezionistica. Le auto considerate d’epoca invece, come abbiamo detto, non devono subire alcuna modifica, non possono circolare liberamente, ma solo in occasione di eventi di settore e devono essere iscritti in un elenco specifico presso il Centro Storico del Dipartimento per i Trasporti Terrestri.
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Fiat 500L Sport

La famiglia 500L di Fiat si amplia con l’allestimento Sport che si posiziona al top della gamma della monovolume italiana.
La base di partenza è la versione Cross, il cui equipaggiamento è però arricchito con accessori extra come le luci ambientali, la regolazione lombare del sedile guida, i cerchi in lega dedicati da 17 pollici di colore nero opaco, le rifiniture in Nero Diabolik e i finestrini posteriori oscurati.
Prezzo e motorizzazioni Fiat 500L Sport
Il prezzo di partenza della Fiat 500L Sport di 22.250 euro, per la versione motorizzata con il 1.4 aspirato da 95 CV, 24.750 euro con il diesel 1.3 MultiJet, sempre da da 95 CV (26.000 euro con il cambio automatico dualogic) e 26.250 euro con il diesel 1.6 MultiJet da 120 CV.
Fiat 500L Sport: optional
Tra gli accessori extra disponibili nel catalogo della Fiat 500L Sport si possono ordinare le pinze dei freni in rosso a contrasto (200 euro), il pacchetto Kit Seat High Sport (200 euro) anche con i sedili anteriori riscattabili (300 euro), il pacchetto Bad S (250 euro) con pinze dei freni e specchietti retrovisori esterni in rosso, e i cerchi in lega Cross da 17 pollici (300 ).
Le tinte carrozzeria disponibili per la Fiat 500L sono: Rosso Passione, Bianco Gelato, Nero Cinema e Grigio Moda, con i tetti a contrasto in Nero Opaco o Nero Lucido.
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Auto economiche con cambio automatico: 10 proposte sotto i 21.000 euro

Le auto con cambio automatico sono sempre più richieste in Italia e i nostri listini sono ricchi di proposte economiche prive del pedale della frizione.
In questa guida all’acquisto troverete dieci vetture valide che costano meno di 21.000 euro.
L’elenco delle dieci auto economiche con cambio automatico che costano meno di 21.000 euro è composto soprattutto da piccole e da vetture provenienti da Francia e Giappone, anche se non mancano mezzi di altri segmenti e di altre nazioni. Di seguito troverete una breve descrizione e i prezzi di questi veicoli.

Citroën C3 PureTech 110 EAT6 – 19.500 euro
La Citroën C3 PureTech 110 EAT6 monta un cambio automatico (convertitore di coppia) a 6 rapporti.
La terza generazione della piccola francese ospita sotto il cofano un motore 1.2 turbo benzina tre cilindri PureTech da 110 CV silenzioso, scattante e ricco di coppia (230 Nm).

Honda Jazz Trend CVT – 17.800 euro
La Honda Jazz Trend CVT è una piccola versatile (il bagagliaio è immenso) penalizzata dal cambio automatico CVT a variazione continua e da una dotazione di serie povera: i cerchi in lega, i fendinebbia, i sensori di parcheggio e la telecamera posteriore non sono disponibili neanche come optional.
La terza generazione della “segmento B” nipponica – che verrà presto rimpiazzata da un nuovo modello – monta un motore 1.3 a benzina da 102 CV poco pronto ai bassi regimi e con una cilindrata elevata che non aiuta a risparmiare sull’assicurazione RC Auto.

Hyundai i10 1.0 Tech A/T – 14.800 euro
La Hyundai i10 Tech A/T – dotata di un cambio automatico (convertitore di coppia) a 4 rapporti – è l’unica proposta della nostra guida all’acquisto guidabile dai neopatentati.
La seconda generazione della citycar coreana verrà presto sostituita da un nuovo modello: il motore 1.0 tre cilindri a benzina è rumorosetto, poco potente (67 CV) e un po’ troppo assetato di carburante.

Kia Stonic 1.0 T-GDi DCT7 Style – 20.500 euro
La Kia Stonic 1.0 T-GDi DCT7 Style è la proposta più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto e anche la più ingombrante (4,14 metri di lunghezza). Il cambio automatico è un doppia frizione a 7 rapporti.
La piccola SUV coreana condivide il pianale con la Rio e ospita sotto il cofano un motore 1.0 turbo benzina tre cilindri T-GDi potente (120 CV) e in grado di offrire una spinta corposa ai bassi regimi. Tanto spazio a disposizione delle gambe dei passeggeri posteriori, poco divertimento nelle curve e una ricca dotazione di serie (cerchi in lega, fendinebbia, sensori di parcheggio e telecamera posteriore).

Nissan Micra IG-T Xtronic Acenta – 18.030 euro
La Nissan Micra IG-T Xtronic Acenta ha un cambio automatico CVT a variazione continua.
La quinta generazione della piccola giapponese è spinta da un motore 1.0 turbo benzina tre cilindri IG-T da 101 CV molto pronto ai bassi regimi.

Opel Corsa 1.2 100 CV aut. Edition – 18.150 euro
La Opel Corsa 1.2 100 CV aut. Edition – dotata di una trasmissione a 8 rapporti (convertitore di coppia) – è, secondo noi, una delle migliori auto economiche dotate di cambio automatico.
La sesta generazione della piccola tedesca – sviluppata sullo stesso pianale della Peugeot 208 – monta un motore 1.2 turbo benzina tre cilindri da 101 CV e può vantare un divano largo che può accogliere abbastanza comodamente tre passeggeri.

Peugeot 208 PureTech 100 EAT8 Active – 19.650 euro
La Peugeot 208 PureTech 100 EAT8 Active monta lo stesso motore (1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 101 CV) e lo stesso cambio automatico (convertitore di coppia a 8 rapporti) della Opel Corsa. D’altronde sono costruite sulla stessa piattaforma.
La seconda generazione della piccola francese è però meno versatile della “cugina” teutonica: gli occupanti posteriori più alti, ad esempio, hanno pochi centimetri a disposizione nella zona della testa.

Renault Twingo TCe Duel2 – 14.800 euro
La Renault Twingo TCe Duel2 è una citycar francese “tutto dietro” (motore e trazione posteriore) dotata di un cambio automatico a doppia frizione a 6 rapporti.
La terza generazione della “segmento A” transalpina ospita un propulsore 0.9 turbo (una cilindrata contenuta che consente di risparmiare sull’assicurazione RC Auto) tre cilindri a benzina TCe da 92 CV piuttosto assetato di carburante. L’abitacolo, che presenta qualche imprecisione di troppo alla voce “finiture”, offre poco spazio alle spalle di chi si accomoda dietro e anche il bagagliaio delude.

Smart fortwo 70 youngster – 15.049 euro
La Smart fortwo 70 youngster sparirà presto dalle concessionarie (ora la terza generazione della citycar tedesca è diventata esclusivamente elettrica) ma resta una proposta interessante per chi cerca un mezzo compatto – solo 2,74 metri di lunghezza – senza ansia da ricarica.
Dotata di un cambio automatico a doppia frizione a 6 rapporti e penalizzata dal fatto di avere solo due posti e tre porte, monta un motore (posteriore, così come la trazione) 1.0 tre cilindri a benzina da 71 CV: un’unità carente di coppia oltretutto ancora Euro 6c.

Suzuki Ignis 1.2 iTop AGS – 16.650 euro
La Suzuki Ignis 1.2 iTop AGS monta un cambio automatico robotizzato a 5 rapporti.
La terza generazione della piccola SUV giapponese ospita sotto il cofano un motore 1.2 a benzina da 90 CV e offre tanti centimetri alla testa di chi si accomoda sui sedili posteriori. Il peso contenuto del corpo vettura, inoltre, garantisce un comportamento agile nelle curve.
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Ami, la risposta Citroën alla Renault Twizy

La Citroën Ami è la risposta del Double Chevron alla Renault Twizy: una microcar elettrica a due posti guidabile a partire dai 14 anni con la patente AM (il patentino, per intenderci), un quadriciclo leggero a emissioni zero ricaricabile in tre ore con una semplice presa 220 V in grado di raggiungere una velocità massima di 45 km/h.
Di seguito troverete le foto, i dati e i prezzi della Citroën Ami, ordinabile tra qualche mese in Italia (prime consegne previste in Francia per giugno): tutto quello che c’è da sapere sulla “baby” a batteria che vuole rivoluzionare la mobilità urbana, un mezzo rivolto soprattutto a chi affronta spesso tragitti frequenti su brevi distanze.
Citroën Ami: le dimensioni
La Citroën Ami è lunga 2,41 metri, larga 1,39 metri (retrovisori esclusi) e alta 1,52 metri. La microcar elettrica francese pesa meno di 500 kg (485 chilogrammi, per la precisione) e può vantare un diametro di sterzata di soli 7 metri.

Citroën Ami: design simmetrico
Il design simmetrico della Citroën Ami punta a ridurre i costi di produzione e a offrire un prezzo di listino contenuto: le due portiere sono identiche e hanno un’apertura differenziata (controvento per il guidatore, “normale” per il passeggero) e anche i paraurti anteriori e posteriori e la parte inferiore della scocca si ripetono.
Tra le altre soluzioni di stile apportate dai designer del Double Chevron segnaliamo le ampie superfici vetrate, il tetto panoramico di serie e i finestrini basculanti laterali che si aprono manualmente verso l’alto come sulla mitica 2CV.

Citroën Ami: gli interni
L’abitacolo della Citroën Ami è – a differenza di quello della rivale Renault Twizy – chiuso e riscaldato. Senza contare che a bordo della microcar del Double Chevron i due sedili sono affiancati – in posizione sfalsata – e non uno dietro l’altro.
Il sedile del guidatore è scorrevole su guide mentre quello del passeggero (fisso) presenta una nicchia che consente di riporre un bagaglio delle dimensioni da “cabina” e un altro vano nella parte posteriore. Molto interessante, infine, l’alloggiamento per lo smartphone posizionato a destra del volante.

Citroën Ami: batteria, autonomia e ricarica
La batteria agli ioni di litio da 5,5 kWh della Citroën Ami pesa poco più di 60 kg, è situata sotto il pianale e si ricarica facilmente in tre ore con una presa elettrica standard da 220 V tramite un cavo posizionato nella portiera lato passeggero. L’autonomia? Fino a 70 km.

Citroën Ami: il prezzo
I prezzi per l’Italia della Citroën Ami non sono ancora stati comunicati ufficialmente mentre in Francia si parte da 6.000 euro. La Casa transalpina offre inoltre la possibilità di completare tutte le fasi di acquisto con una procedura 100% online e con la consegna della vettura a domicilio.
Tra le altre formule disponibili per chi intende guidare il quadriciclo elettrico francese segnaliamo il noleggio a lunga durata (per il mercato francese è previsto un anticipo di 2.644 euro, un bonus ecologico di 900 euro e un canone di 19,99 euro al mese che non comprende l’assicurazione) o il car sharing: in primavera a Parigi entreranno in servizio i primi esemplari contrassegnati dal logo “Free2Move”.

Citroën Ami: gli optional
La Citroën Ami offrirà tante possibilità di personalizzazione estetica e avrà una lunga lista di optional. Qualche esempio? La rete centrale di separazione, la rete di contenimento da fissare sulla portiera, il vano portaoggetti sulla parte superiore della plancia, l’appendiborsa, il supporto per smartphone e la connect-box DAT@MI connessa all’applicazione my Citroën per ritrovare sul cellulare tutte le informazioni relative alla vettura.
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Pedaggio autostradale, tutte le modalità di pagamento

In Italia, su quasi tutte le tratte autostradali che attraversano il Paese da nord a sud, è obbligatorio pagare il pedaggio alle società concessionarie, che si occupano della realizzazione e della manutenzione delle strade. Si tratta di un corrispettivo dovuto per il transito degli autoveicoli, si paga praticamente un servizio, visto che a fronte di questa somma di denaro versata da ogni automobilista, la società che gestisce l’autostrada deve garantire agli utilizzatori un buono stato dell’infrastruttura, la sicurezza e l’ottima percorribilità.
La maggior parte delle autostrade in Italia, come ben sappiamo, è dotata di caselli in entrata e in uscita di ogni tratta. In genere all’uscita, e quindi alla fine del proprio percorso, si paga il pedaggio; capita anche di dover pagare in anticipo, all’ingresso in autostrada, ma è più raro. Vediamo quali sono le modalità previste per il pagamento del pedaggio autostradale in Italia e cosa succede a chi invece non paga.
Pedaggio autostradale, pagamento in contanti o con bancomat
Il primo metodo di pagamento della tratta autostradale percorsa è con contanti, c’è una corsia riservata a questo metodo, contrassegnata dal cartello a fondo bianco, dove sono raffigurati dei soldi e il simbolo di una mano. Questo indica che alla cassa del casello ci sarà un operatore pronto a incassare l’importo dovuto. Ci sono anche le corsie per il pagamento self service, dove si paga alla cassa automatica, senza bisogno del personale al casello, e si può versare l’importo del pedaggio sia con contanti che con il bancomat. Anche queste corsie sono identificate con un cartello a fondo bianco, ma oltre al simbolo dei contanti ci sono anche delle carte di colore blu, che stanno a indicare che è consentito pagare anche con bancomat, carta di credito e Viacard, carta erogata da Autostrade per l’Italia.
Chi paga alla cassa automatizzata deve inserire il biglietto di ingresso in autostrada e attendere di vedere impresso sul display l’importo dovuto. Dopodiché può usare il bancomat, se abilitato, anche con la modalità Fastpay, che non obbliga ad inserire il PIN e soprattutto che permette il versamento dell’importo senza commissioni.
Pedaggio autostradale, come funziona il Telepass
Il più moderno e evoluto sistema di pagamento dell’autostrada è il Telepass, un dispositivo che viene installato all’interno dell’auto e che permette il pagamento automatico del pedaggio al solo passaggio dal casello. Le corsie dedicate a questa tipologia di versamento sono identificate con un cartello di colore giallo, indicano l’unica possibilità di pagamento con modalità elettronica, per cui non è necessario fermarsi in coda.
Cosa fare in caso di mancato pagamento del pedaggio autostradale
A volte capita, soprattutto a chi si serve del Telepass, di uscire dall’autostrada senza pagare il pedaggio a causa di un malfunzionamento dell’apparecchio. Raramente invece può succedere che il sistema di pagamento self service dia problemi all’utente, che non riesce a versare la somma dovuta. Se per uno o l’altro motivo non si riesce a pagare il pedaggio, allora viene emesso uno scontrino che indica il mancato versamento della somma dovuta. Si tratta di un rapporto di mancato pagamento, su cui vengono segnalati i dati utili del veicolo, quindi la classe e la targa, e i dati di transito dell’auto, nel dettaglio data, ora, casello di uscita e, se possibile, casello di entrata. Ovviamente alla fine appare l’importo dovuto.
Entro 15 giorni dal mancato pagamento ci si può mettere in regola senza pagare penali, basta:
- recarsi in un Punto Blu, oppure
- pagare in un punto Sisal, con una maggiorazione di 2 euro, oppure
- fare un bonifico ad Autostrade per l’Italia S.p.A. o
- in uno dei caselli autostradali gestiti da un operatore, o ancora
- online, con la carta di credito abilitata.
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Volkswagen svela le Golf sportive: GTI, GTD e GTE

Alla vigilia del Salone di Ginevra 2020, che aprirà i battenti la prossima settimana (dal 3 al 15 marzo, Volkswagen ha svelato le tre versioni sportive dell’ottavagenerazione Golf. La GGTI a benzina, la GTD a gasolio e la GTE ibrida plug-in.
Tutte sono caratterizzate da elementi estetici che le distinguono dalle altre Golf convenzionali. Prima di tutto spiccano le varie sigle GTI, GTD e GTE sui rispettivi modelli, tutti invece accomunati dalla doppia griglia frontale con i fari fendinebbia a X integrati nella parte inferiore. Il posteriore è dominato dal pronunciato spoiler sul tetto e i cerchi proposti variano in dimensioni da 17 a 19 pollici. La Golf GTE ha i terminali dis carico nascosti e la griglia frontale retroilluminata in blu, come altri dettagli della sua carrozzeria e degli interni.
Volkswagen Golf GTI
Il motore della Volkswagen Golf GTI è il benzina TSI da 2.0 litri e quattro cilindri che sviluppa una potenza massima di 245 CV e 370 Nm di coppia. Di serie questo propulsore è abbinato al cambio manuale a sei marce o, in optional, al collaudassimo DSG a doppia frizione e sette rapporti.
Volkswagen Golf GTD
La nuova Volkswagen Golf GTD è equipaggiata con il motore diesel 2.0 TDI da 200 CV di potenza e 400 Nm di coppia massima, abbinato esclusivamente al cambio sequenziale a doppia frizione DSG a sette rapporti e dotato di due catalizzatori SCR a doppia iniezione di AdBlue.
Volkswagen Golf GTE
Sotto il cofano della nuova Golf GTE trova posto il 1.4 TSI da 150 CV abbinato a un piccolo motore elettrico da 85 kW (116 CV), per una potenza complessiva di 245 CV e 400 Nm di coppia. La trasmissione è affidata al cambio automatico DSG a sei marce, con una nuova batteria agli ioni di litio da 13 kWh. Questa permette alla Volkswagen Golf GTE di percorrere fino a 60 km in modalità elettrica al 100%, con una velocità massima di 130 km/h.
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Revisione auto, cosa dice la normativa

Lo scorso anno è cambiata la normativa relativa alla revisione auto, è stato introdotto infatti un nuovo obbligo. Questo prevede che, dopo aver eseguito le solite verifiche alla macchina, da parte di meccanici ovviamente autorizzati, oltre ad applicare un’etichetta che riporta la dicitura ‘regolare’ sulla Carta di Circolazione, deve essere emesso un certificato di revisione. Si tratta di un documento in cui devono essere indicati i dati identificativi dell’auto e anche i vari risultati dei test effettuati per la revisione.
Un’informazione molto importante che deve essere scritta nero su bianco riguarda il chilometraggio: la novità mira a combattere il fenomeno della truffa del contachilometri. Purtroppo infatti molti utenti negli anni hanno cercato di vendere la propria auto usata ad un prezzo superiore rispetto al valore reale, camuffando il numero di km percorsi. Il certificato di revisione auto è quindi un nuovo documento ufficiale che ACI, Motorizzazione Civile e Centri di Revisione devono rilasciare ai proprietari delle vetture, una volta effettuati i test.
Revisione auto, ogni quanto è obbligatorio farla
In questo senso la normativa invece non è cambiata, visto che le scadenze per la revisione auto sono rimaste le stesse. In particolare, la prima revisione di un’auto deve essere eseguita dopo 4 anni dall’immatricolazione, dopodiché ogni due anni. Le scadenze vengono applicate a tutte le tipologie di auto, senza distinzioni, e agli autoveicoli indicati come mezzi per trasporto promiscuo, gli autocaravan e gli autoveicoli con massa inferiore a 3.500 kg per usi speciali o il trasporto di cose. Dal 2003 anche cicli e motocicli seguono queste tempistiche. La revisione per i veicoli con più di nove posti destinati al trasporto di persone deve essere invece effettuata ogni anno, come anche quella per taxi, veicoli per noleggio con autista e mezzi per usi speciali e trasporto di cose con massa superiore a 3.500 kg, autobus, autocaravan e rimorchi, autoambulanze e vetture atipiche.
Revisione auto, quando bisogna farla per evitare le sanzioni
Il Ministero dei Trasporti stabilisce i tempi in cui effettuare la revisione dell’auto, per evitare multe e sanzioni pesanti da parte delle Forze dell’Ordine. Secondo la normativa è necessario prendere come riferimento di scadenza della revisione auto il mese in cui è stata effettuata la verifica precedente sul proprio veicolo. Quindi, una volta passati due anni esatti dagli ultimi test da parte del meccanico, è necessario rifare la revisione entro l’ultimo giorno dello stesso mese di riferimento.
Cosa succede per la mancata revisione auto? Le sanzioni previste
È chiaro quindi che la revisione auto, per la maggior parte dei veicoli, debba essere effettuata ogni due anni; per alcune categorie particolari addirittura annualmente. Qualsiasi automobilista che venga scoperto alla guida di una vettura non sottoposta a revisione rischia una sanzione amministrativa che va da 169 a 679 euro, che può anche raddoppiare nel caso in cui il mezzo non è stato revisionato nemmeno in passato. Le Forze dell’Ordine che scoprono il veicolo sprovvisto di revisione sono tenute ad annotare sul libretto che il veicolo non potrà circolare fino al momento in cui verrà eseguita la revisione della macchina da parte di un centro autorizzato.
Sarà permessa la circolazione dell’auto incriminata solamente nel giorno in cui dovrà essere condotta presso la Motorizzazione o il Centro specializzato per la revisione. Chi viene scoperto al volante di una vettura dichiarata ‘sospesa dalla circolazione’ riceverà una multa salatissima, questa volta la somma da pagare andrà da un minimo di 1.957 ad un massimo di 7.953 euro, oltre al fermo del mezzo di 90 giorni. Purtroppo spesso si verificano anche casi in cui l’automobilista dichiara il falso, dicendo di aver fatto la revisione, quando invece non è mai stato fatto il controllo dell’auto. La multa in questi casi varia da 419 a 1.682 euro, con il ritiro della carta di circolazione.
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Bollo auto, come pagarlo: le novità 2020

Il bollo auto è una delle tasse maggiormente odiate dagli automobilisti, da anni infatti si pensa all’eliminazione del pagamento di questo tributo. Al momento però non c’è ancora nulla di fatto, se non per alcune categorie di veicoli che sono esenti dal pagamento. In genere la tassa automobilistica deve essere pagata alle scadenze previste dalla Legge. Dall’inizio del 2020 circolano alcune notizie non del tutto vere sulle modalità di pagamento, vediamo di fare chiarezza.
Bollo auto, dove si può pagare
Dal mese di dicembre 2019 ha iniziato a circolare sul web la falsa notizia che da gennaio 2020 non sarebbe più stato possibile pagare il bollo auto presso le agenzie di pratiche automobilistiche. Non è vero, nonostante l’introduzione del nuovo obbligo di pagamento attraverso PagoPA, diventato l’unico sistema per effettuare i versamenti dovuti alla Pubblica Amministrazione, le agenzie possono continuare ad operare in questo senso, e anzi usano la suddetta modalità sin dal mese di gennaio 2019, in caso di saldo dell’importo dovuto per la tassa di possesso con moneta elettronica.
Da quest’anno sono semplicemente aumentate le alternative di pagamento del bollo auto, infatti da gennaio 2020 il versamento si può fare presso le banche abilitate e gli sportelli ATM, ci si può recare altrimenti agli Uffici Postali o fare il pagamento utilizzando i relativi portali o le applicazioni PosteItaliane. Si può pagare il bollo auto presso le tabaccherie che utilizzano i canali Lottomatica o Sisal, ogni utente può altrimenti versare la somma dovuta per la tassa automobilistica tramite l’home banking con la propria banca, siamo in un’epoca in cui ormai è possibile pagare qualsiasi cosa comodamente da casa utilizzando il pc o lo smartphone. Continuano ad essere abilitate a riscuotere il pagamento del bollo auto anche le delegazioni ACI e le agenzie di pratiche automobilistiche, è possibile altrimenti utilizzare il sito aci.it.
C’è inoltre una grande novità per chi risiede in Lombardia, infatti pagando il bollo auto con domiciliazione bancaria si può beneficiare di uno sconto che va dal 10% al 15% sull’importo della tassa. La richiesta di domiciliazione bancaria può essere effettuata direttamente e molto semplicemente usando il portale dei Tributi della Regione Lombardia. Ci sono poi differenti app che si possono usare per pagare il bollo auto, parliamo di quelle collegate al circuito PagoPA come Telepass Pay, EasyPol, Bancomat Pay, Satispay e altre.
Bollo auto, cosa succede nel 2020 per le vetture aziendali
Ancora non è ben chiara la faccenda delle auto aziendali, visto che dal 2009 fino alla fine del 2019 il regolamento prevedeva che le Regioni potessero autorizzare i versamenti cumulativi che provenivano dalle società di leasing e lo stesso anche per le flotte a noleggio a lungo termine. Oggi invece il bollo deve essere pagato alla Regione in cui risiede l’automobilista e non in quella dove ha sede la società che eroga il servizio. Al momento c’è bisogno però di fare chiarezza, visto che i noleggiatori dovrebbero far versare l’importo del bollo auto ai clienti invece che occuparsene personalmente, ma la cosa è troppo difficile da gestire.
Bollo auto, sconti e esenzioni
Ci sono delle categorie di auto che non pagano il bollo o che versano una somma ridotta, perché beneficiano di un’agevolazione sotto forma di sconto. Si tratta in particolare delle auto storiche, che pagano il tributo scontato del 50%. Questo avviene solo per i veicoli che hanno un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, che possiedono il certificato di rilevanza storica e il riconoscimento di storicità sulla carta di circolazione. In alcune Regioni è stato anche eliminato il bollo auto per le vetture ecologiche, per un periodo dai 3 ai 5 anni dall’immatricolazione. In seguito, la tassa di possesso viene comunque scontata di ¾ della somma. Auto elettriche, ibride con alimentazione benzina/elettrica, a GPL e a metano sono quelle che beneficiano di questa agevolazione.
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Telepass, come cambiare la targa a cui è associato

Il telepass è un dispositivo che usa soprattutto chi viaggia regolarmente in autostrada, che consente di evitare o ridurre notevolmente le code al casello, permette infatti di uscire dall’autostrada con pagamento automatico, senza dover arrestare il veicolo alla cassa. Basta viaggiare alla velocità massima di 30 km/h per permettere alla sbarra di alzarsi, l’auto infatti viene riconosciuta automaticamente e la tariffa viene addebitata sul conto corrente associato al dispositivo.
Che cos’è il Telepass e come funziona?
Forse questa definizione apparirà superflua, ma vogliamo solo chiarire che il Telepass è un dispositivo nato nel 1989 come sistema per riscuotere automaticamente il pedaggio autostradale e che oggi invece ha ampliato le sue funzionalità permettendo anche il pagamento di altri servizi, quali ad esempio i parcheggi a strisce blu e alcuni mezzi di trasporto pubblico.
Si tratta di una specie di scatola che viene installata sull’auto e che comunica con il casello autostradale, permettendo il passaggio e il pagamento automatici. Oggi le auto si cambiano molto più frequentemente rispetto al passato, quindi come si deve comportare chi ha il Telepass e lo vuole installare sulla nuova vettura? Basta spostare lo stesso dispositivo su un altro veicolo oppure bisogna procurarsene uno nuovo? Vediamo cosa si deve fare.
Il Telepass segue il proprietario, quindi come si effettua il cambio della targa associata?
Il Telepass è collegato al conto corrente del proprietario e quindi lo segue anche nel momento in cui si cambia il veicolo. Il dispositivo verrà quindi installato sulla vettura nuova, ovviamente deve essere cambiata la targa associata, altrimenti il dispositivo non funziona al passaggio al casello autostradale e la sbarra rimane chiusa. Il cambio della targa si deve effettuare:
- al Punto Blu, è molto semplice: basta recarsi presso uno degli uffici dove si possono comprare, controllare o sostituire gli apparecchi o comprare la Viacard e molto altro. Sul sito ci sono tutti gli indirizzi dei Punto Blu in Italia;
- al numero verde, basta chiamare avendo sottomano il contratto Telepass o una fattura, per fornire all’operatore il codice ID del cliente insieme alla richiesta del cambio targa;
- via web, quest’opzione dà la possibilità di fare il cambio targa 7 giorni su 7 e h24, comodamente da casa, con il proprio pc o il proprio smartphone. Anche in questo caso viene richiesto il codice ID cliente, è necessario registrarsi al portale indicando un numero di telefono cellulare e una mail. Ovviamente verrà richiesto anche di creare una password e un username; una volta confermati i dati, il sistema invia all’utente una mail di verifica all’indirizzo di posta elettronica che è stato indicato in precedenza. Nel testo della mail è presente un link sul quale è necessario cliccare per portare a effettivo compimento tutta la procedura di creazione dell’account sul sito di Telepass. Una volta creato il proprio profilo, l’username e la password serviranno per entrare nella propria pagina all’interno del portale. Qui si trovano le sezioni ‘le tue targhe’, ‘i tuoi contatti’ e infine ‘i tuoi Telepass’. Trovato il proprio dispositivo su cui è necessario modificare la targa, bisogna sceglierlo e procedere cliccando dove viene indicato ‘Inserisci nuova’ e inserendo quindi la targa del nuovo veicolo. In questo modo potete confermare l’avvenuto cambio della targa associata al vostro dispositivo Telepass.
Ricordate che il Telepass si può utilizzare su tutte le autostrade italiane a pagamento, la maggior parte delle tratte lo sono. Non dimenticate inoltre che avere un Telepass obbliga al pagamento di costi fissi, che variano a seconda della tipologia di ‘pacchetto’ scelto.
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