SUV per neopatentati: dieci proposte nuove

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Le SUV sono sempre più numerose in listino ma non è facile trovare in commercio modelli adatti ai neopatentati.

In questa guida all’acquisto troverete dieci proposte benzina, metano, diesel ed elettriche. Queste ultime, spesso, possono essere guidate da chi ha conseguito la licenza di guida da meno di un anno anche se hanno una potenza superiore a 95 CV. Il motivo? La voce P2 della carta di circolazione, che sulle vetture a emissioni zero non indica la potenza totale ma quella erogabilemantenibile per almeno 30 minuti.

L’elenco delle dieci SUV per neopatentati più interessanti in commercio comprende soprattutto piccole Sport Utility e modelli provenienti da Germania e Francia, anche se non mancano crossover medie e proposte di altre nazioni.

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Dacia Duster 1.5 Blue dCi – 15.750 euro

La Dacia Duster 1.5 Blue dCi è la variante diesel “base” della seconda generazione della SUV compatta low-cost rumena. Il motore è lo stesso 1.5 turbodiesel Blue dCi da 95 CV montato dalla Renault Captur presente in questa guida all’acquisto.

Ingombrante fuori e spaziosissima dentro (l’abitacolo – che presenta finiture poco curate – offre un mare di centimetri ai passeggeri posteriori e il bagagliaio è molto sfruttabile quando si abbattono i sedili dietro), può vantare un prezzo bassissimo e una dotazione di serie molto personalizzabile. Va detto, però, che il climatizzatore è optional (510 euro).

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Fiat 500X 1.3 MultiJet Cult – 22.900 euro

.La Fiat 500X 1.3 MultiJet Cult è la variante diesel “entry level” della piccola SUV torinese.

Realizzata sullo stesso pianale della Jeep Renegade, ospita sotto il cofano un motore 1.3 turbodiesel MultiJet da 95 CV.

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Ford Puma 1.0 EcoBoost 95 CV – 21.000 euro

La Ford Puma 1.0 EcoBoost 95 CV è la variante più accessibile della piccola SUV statunitense e non brilla alla voce “dotazione di serie“.

Il silenzioso motore 1.0 turbo tre cilindri EcoBoost a benzina da 95 CV potrebbe offrire una spinta più corposa ai bassi regimi.

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Hyundai Kona Electric 39 kWh – 38.400 euro

La Hyundai Kona Electric 39 kWh – variante elettrica più economica della piccola SUV coreana – è, secondo noi, una delle Sport Utilty per neopatentati più interessanti in circolazione.

Il motore elettrico da 136 CV regala una coppia poderosa.

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Opel Crossland 1.2 Edition – 20.850 euro

La Opel Crossland 1.2 Edition – versione “base” della piccola SUV tedesca – condivide il pianale con le Citroën C4 CactusC3 Aircross.

Agile nelle curve grazie al peso contenuto, monta un motore 1.2 tre cilindri a benzina carente di cavalli (83) e di coppia, poco brioso ai bassi regimi e tutt’altro che scattante (“0-100” in 14,5 secondi).

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Peugeot e-2008 Active – 38.750 euro

La Peugeot e-2008 Active – versione più accessibile della variante elettrica della seconda generazione della piccola SUV francese 2008 – è la proposta più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.

Poco coinvolgente nel misto a causa del peso elevato dovuto alle batterie e con qualche fruscio aerodinamico di troppo alle alte velocità, si riscatta con un motore elettrico da 136 CV molto vivace: solo 8,5 secondi per scattare da 0 a 100 chilometri orari.

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Renault Captur Blue dCi 95 CV Life – 20.900 euro

La Renault Captur Blue dCi 95 CV Life – versione diesel d’accesso della seconda generazione della piccola SUV francese – monta lo stesso motore 1.5 turbodiesel Blue dCi da 95 CV presente sotto il cofano della Dacia Duster analizzata in questa guida all’acquisto.

Realizzata sullo stesso pianale della Nissan Juke, offre un bagagliaio molto ampio.

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Seat Arona 1.0 TGI Reference – 19.900 euro

La Seat Arona 1.0 TGI Reference è la versione “base” a metano della piccola SUV spagnola e ha un bagagliaio poco sfruttabile a causa della presenza delle bombole di gas.

Realizzata sullo stesso pianale dell’Audi A1 Sportback, ospita sotto il cofano un motore 1.0 turbo tre cilindri TGI a metano da 90 CV (lo stesso montato dalla Skoda Kamiq presente in questa guida all’acquisto).

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Skoda Kamiq 1.0 G-Tec Ambition – 23.140 euro

La Skoda Kamiq 1.0 G-Tec Ambition è la versione a metano più accessibile della piccola SUV ceca.

Bagagliaio piccolo (colpa delle bombole di gas) e, sotto il cofano, lo stesso motore della Seat Arona presente in questa guida all’acquisto: un 1.0 turbo TGI tre cilindri a metano da 90 CV.

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Volkswagen T-Cross 1.6 TDI Urban – 23.650 euro

La Volkswagen T-Cross 1.6 TDI Urban è la versione diesel più accessibile della piccola SUV tedesca sviluppata sullo stesso pianale della Polo.

Piccola fuori – solo 4,11 metri di lunghezza – e anche dentro (i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione delle spalle e delle gambe), monta un motore 1.6 turbodiesel TDI da 95 CV.

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Auto importate dalla Germania: tutte le informazioni

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Gli italiani che decidono di acquistare auto importate dalla Germania sono parecchi: la maggioranza degli automobilisti lo fa per risparmiare (dalle parti di Berlino e Monaco i prezzi delle vetture tedesche nuove e usate sono tendenzialmente più bassi che da noi) ma c’è anche una minoranza composta da persone che optano per questa soluzione per frodare il fisco, per pagare un’assicurazione RC Auto più bassa e per evitare le multe.

Di seguito troverete tutte le informazioni necessarie – norme, documenti, garanzie e costi – per chi intende acquistare regolarmente una vettura in terra teutonica e utilizzarla senza problemi nel nostro Paese. In fondo all’articolo, invece, analizzeremo il fenomeno dei residenti in Italia che, credendosi più “furbi” degli altri, circolano con targa tedesca: esiste un articolo del Codice della Strada, infatti, che prevede sanzioni a riguardo.

Auto importate dalla Germania: come fare

Per trasferire in Italia un’auto importata dalla Germania occorre immatricolarla all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile e iscriverla al PRA (Pubblico Registro Automobilistico).

Le pratiche burocratiche e amministrative vengono generalmente effettuate da rivenditori specializzati nel mercato parallelo ma per risparmiare qualche euro è possibile provvedere personalmente. Innanzitutto bisogna rivolgersi alla Motorizzazione per le verifiche sull’idoneità della documentazione tecnica e sulla regolarità degli adempimenti fiscali (soprattutto gli obblighi IVA). Dopo le verifiche preliminari presso la Motorizzazione si può richiedere l’immatricolazione e l’iscrizione del veicolo in Italia al PRA per il rilascio dei documenti di circolazione in relazione al tipo di veicolo.

In caso di veicoli nuovi mai immatricolati o immatricolati in Germania con meno di 6.000 km ceduti entro sei mesi dalla data di prima immatricolazione l’imposta sul valore aggiunto va versata in Italia (e quindi non dev’essere presente sulla fattura emessa dal venditore tedesco) mentre per le auto usate la tassa – del 19% – va versata in terra teutonica ed è compresa nel prezzo di acquisto.

Auto importate dalla Germania: i documenti

Per immatricolare alla Motorizzazione e iscrivere al PRA un’auto importata dalla Germania è sufficiente rivolgersi allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA). Qualora non sia possibile utilizzare questo servizio bisogna prima provvedere all’immatricolazione presso la Motorizzazione e poi, entro sessanta giorni dalla data di rilascio della carta di circolazione, iscrivere il mezzo al PRA. Per i veicoli importati dall’Unione Europea dal 15 giugno 2020 viene rilasciato il Documento Unico di circolazione e di proprietà.

I documenti da portare allo STA se il veicolo è nuovo

  • istanza unificata per l’immatricolazione all’Ufficio della Motorizzazione Civile e l’iscrizione al PRA (l’istanza unificata, nelle casistiche previste dallo STA, è anche istanza dell’acquirente al posto del tradizionale atto di vendita
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana – tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali – certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale)
  • codice fiscale dell’intestatario
  • dichiarazione di conformità o certificato di conformità europeo con omologazione italiana o certificato di conformità europeo accompagnato dalla dichiarazione di immatricolazione rilasciati dalla Casa costruttrice
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia; copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei nota di richiesta per l’aggiornamento della carta di circolazione

I documenti da portare allo STA se il veicolo è usato

  • istanza unificata per l’immatricolazione all’Ufficio della Motorizzazione Civile e l’iscrizione al PRA. L’istanza unificata, nelle casistiche previste dallo STA, è anche istanza dell’acquirente al posto del tradizionale atto di vendita
  • in alternativa all’istanza dell’acquirente redatta sull’istanza unificata può essere presentata la dichiarazione di vendita autenticata
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali, certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale
  • codice fiscale (se il soggetto è già proprietario all’estero e ciò risulta dalla carta di circolazione estera può essere presentata anche una dichiarazione di proprietà con firma autenticata da un notaio o da un comune o dai titolari o dai dipendenti delegati di un STA
  • carta di circolazione estera e fotocopia della stessa
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia: copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei

Per i veicoli usati provenienti dalla Germania e immatricolati in Germania fino al 31 maggio 2004 deve essere inoltre consegnato l’originale del documento di proprietà (Faharzeugbrief). Per i veicoli usati provenienti della Germania e immatricolati in Germania a partire dall’1 giugno 2004 deve essere consegnata o la copia del Faharzeugbrief o del nuovo documento di proprietà (Zulassungbesheinigungtell II).

I documenti da portare al PRA per richieste di immatricolazione che non possono essere presentate allo STA

  • modello NP2D per l’iscrizione al PRA, su cui indicare il codice fiscale dell’acquirente, con istanza da sottoscrivere a cura dell’intestatario in luogo di titolo di proprietà autenticato (dichiarazione di proprietà dell’interessato o dichiarazione di vendita del veicolo se l’intestatario del veicolo è diverso da quello sulla carta di circolazione estera)
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali, certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale)
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza dell’acquirente, qualora la residenza non sia riportata sul documento presentato
  • fotocopia della carta di circolazione rilasciata in Italia
  • fotocopia della carta di circolazione estera
  • se l’acquirente è una persona giuridica (società, ente, associazione, etc…): dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante per attestare la sede della persona giuridica
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia: copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei

Auto importate dalla Germania: i costi

Chi si accinge ad acquistare un’auto importata dalla Germania deve mettere in conto parecchie spese: quella necessaria per entrare in possesso del mezzo, quella per trasportarlo nel nostro Paese e quelle amministrative. L’IPT (imposta provinciale di trascrizione) è variabile a seconda del tipo di veicolo e della provincia di residenza, gli emolumenti ACI costano 27,00 euro, l’imposta di bollo per iscrizione al PRA 32,00 euro (stessa cifra per il rilascio del Documento Unico, a cui vanno aggiunti i costi per i versamenti postali), i diritti DTT 10,20 euro (più versamenti postali) e i costi per il rilascio delle targhe dipendono dal veicolo e dal tipo di targa.

Se ci si rivolge allo STA di una delegazione dell’ACI o ad un’agenzia di pratiche auto oltre alle cifre precedentemente citate bisogna aggiungere la tariffa del servizio di intermediazione.

Auto importate dalla Germania: il trasporto

In base ad un accordo italo-tedesco entrato in vigore nel 1994 è possibile circolare nel nostro Paese con auto importate dalla Germania e munite di targa tedesca provvisoria (Überführungskennzeichen). Altrimenti si può provvedere al trasporto con rimorchio o immatricolare l’auto nel nostro Paese (a patto di essere già in possesso del contratto di acquisto e di tutti i documenti), assicurarla, andarla a ritirare in terra teutonica e rientrare in Italia al volante della vettura.

Auto importate dalla Germania: la garanzia

Prima di acquistare un’auto importata dalla Germania bisogna informarsi sulla possibilità di far valere la garanzia in Italia. La copertura legale di due anni è valida in tutta Europa ma il venditore tedesco non ha l’obbligo di assumersi le spese del veicolo guasto e può addirittura pretendere che il mezzo sia recapitato presso la sua concessionaria.

Auto importate dalla Germania: i “furbi” della targa tedesca

Come abbiamo visto c’è chi compra auto importate dalla Germania in maniera legale ma ci sono anche i “furbi”: quelli, cioè, che una volta in Italia continuano a circolare con la targa tedesca per frodare il fisco, per risparmiare sull’assicurazione RC Auto (meno cara a quelle latitudini) e per non dover pagare le multe. La legge tedesca, infatti, prevede ad esempio come prova di eccesso di velocità la foto che ritrae in viso il guidatore (che da noi, per via della legge sulla privacy, non può essere scattata).

Secondo l’articolo 132 del Codice della Strada – che regolamenta la circolazione dei veicoli immatricolati negli Stati esteri – i mezzi che hanno già adempiuto alle formalità doganali sono ammessi a circolare in Italia per la durata massima di un anno. Il mancato rispetto della norma composta l’interdizione all’accesso sul territorio nazionale e il pagamento di una sanzione amministrativa da euro 711 a euro 2.842. Se entro il termine di 180 giorni, decorrenti dalla data della violazione, il veicolo non è immatricolato in Italia o non è richiesto il rilascio di un foglio di via per condurlo oltre i transiti di confine, si applica la sanzione accessoria della confisca amministrativa.

Peccato che nell’Unione Europea le formalità doganali non esistano più e per questa ragione è impossibile stabilire quando un veicolo è entrato ufficialmente in Italia. Senza contare che numerose società di leasing con sede in Germania offrono contratti di noleggio ad automobilisti italiani.

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Multa per sosta con motore acceso: quando avviene e a quanto ammonta

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Lasciare l’auto in sosta con il motore acceso è uno dei comportamenti vietati e quindi puniti dalla Legge italiana. Comporta infatti una multa fino a 432 euro. Forse non tutti lo sanno, ma vediamone insieme tutti i dettagli.

Cosa rischia chi lascia l’auto in sosta con motore acceso?

Si tratta di una delle sanzioni meno conosciute dagli automobilisti, eppure la Legge vieta questo comportamento. A volte capita di sostare all’interno della propria macchina, lasciando acceso il motore, sia perché abbiamo messo in funzione l’aria condizionata e quindi vogliamo scaldare o raffreddare l’abitacolo, sia per altri motivi, come l’attesa di qualcuno che ci raggiunga, un amico o un parente che esce di casa per salire in auto con noi.

Ebbene, forse non tutti lo sapete, ma questo comportamento in auto è vietato. Sostare con il motore acceso infatti comporta una multa che varia dai 216 ai 432 euro. È anche vero che spesso la Polizia Municipale, i Vigili Urbani e la Polizia tendono a ignorare questo tipo di comportamento, purtroppo abbastanza frequente. Questo non significa però che possiamo infischiarcene, pensando di passarla sempre liscia. È bene quindi sapere cosa comporta lasciare l’auto in sosta con il motore acceso.

Quando è vietato tenere il motore dell’auto acceso

Il Codice della Strada, all’articolo 157 comma 7-bis, parla dell’infrazione del motore acceso durante la sosta dell’auto. Secondo quanto prescritto dalla Legge infatti è vietato “tenere il motore acceso durante la sosta del veicolo allo scopo di mantenere l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo”. Con le parole “impianto di condizionamento” il Codice indica il sistema che consente scaldare o raffreddare l’abitacolo, a seconda della stagione. Bisogna capire quindi quando si rischia la multa per sosta con motore acceso, la “fermata” è infatti possibile.

La differenza tra sosta e fermata auto

C’è una differenza importante tra la sosta e la fermata dell’auto, saperla consente (in alcuni casi) di evitare di prendere la multa per sosta con motore acceso. Il Codice della Strada, per fermata intende la sospensione temporanea della marcia anche in area dove non è permessa la sosta, per consente alle persone di salire o scendere dal veicolo e per esigenze di brevissima durata.

È importante comunque che la fermata non arrechi alcun intralcio alla circolazione; il conducente deve essere presente e pronto a riprendere la marcia. La sosta invece è differente, perché comporta la sospensione della marcia per più tempo, con possibilità che il conducente si allontani anche dal veicolo (è la chiara situazione di parcheggio). Il conducente dell’auto non può sostare per lunghi periodi di tempo col motore acceso, se non vuole andare incontro alla sanzione prevista dalla Legge.

Sosta con motore acceso: i motivi della multa

Penso sia facile per tutti capire i motivi per cui chi sosta per lungo tempo con il motore dell’auto accesa viene punito dalla Legge. Si tratta di una decisione intelligente e essenziale, volta a proteggere l’ambiente e la qualità dell’aria che respiriamo, una tematica molto importante di questi tempi.

La multa è stata ideata per evitare che le vetture emettano sostanze nocive superflue, in momenti in cui si potrebbe evitare. La sanzione è stata introdotta nel lontano 2007 dal Governo Prodi, l’obiettivo principale è semplice quindi, e riguarda senza alcun dubbio l’inquinamento atmosferico. È una delle tante norme che negli ultimi decenni sono state introdotte nel nostro ordinamento per ridurre l’inquinamento generato dal traffico stradale.

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Tutte le auto Renault elettriche e ibride

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Quando si parla di elettrificazione è impossibile non parlare di Renault: la Casa francese può infatti vantare nei propri listini l’auto elettrica più venduta in Italia (la Zoe) e l’ibrida plug-in più amata nel nostro Paese (la Captur Plug-in Hybrid). Senza dimenticare la Kangoo Z.E., leader tra i veicoli commerciali a emissioni zero.

Di seguito troverete una guida completa a tutte le auto Renault elettriche e ibride in commercio da noi: motori, autonomie e prezzi.

Le auto elettriche Renault

  • Renault Twingo Electric
  • Renault Zoe
  • Renault Kangoo Z.E.

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Renault Twingo Electric – da 22.950 euro

La Renault Twingo Electric – variante elettrica della terza generazione della citycar francese a trazione posteriore – monta un motore elettrico (montato posteriormente) da 82 CV e ha un’autonomia di 190 km.

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Renault Zoe – da 34.450 euro

La Renault Zoe è una piccola elettricatrazione anteriore disponibile in due varianti: R110 (109 CV e un’autonomia di 395 km) e R135 (136 CV e un’autonomia di 386 km).

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Renault Kangoo Z.E. – da 32.300 euro

La Renault Kangoo Z.E. – variante elettrica della seconda generazione della multispazio della Régie a trazione anteriore – ospita sotto il cofano un motore elettrico da 60 CV e ha un’autonomia di 230 km.

Le auto ibride plug-in Renault

  • Renault Mégane Sporter Plug-in Hybrid
  • Renault Captur Plug-in Hybrid

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Renault Mégane Sporter Plug-in Hybrid – da 37.250 euro

La Renault Mégane Sporter Plug-in Hybrid è la variante ibrida plug-in benzina della station wagon compatta della Régie a trazione anteriore (arrivata alla quarta generazione). Motore 1.6 ibrido plug-in benzina in grado di generare una potenza complessiva di 158 CV e un’autonomia in modalità elettrica di 50 km.

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Renault Captur Plug-in Hybrid – da 33.250 euro

La Renault Captur Plug-in Hybrid – variante ibrida plug-in benzina della seconda generazione della piccola SUV transalpina a trazione anteriore – monta un motore 1.6 ibrido plug-in benzina in grado di generare una potenza totale di 158 CV e può percorrere 50 km a emissioni zero.

Le auto ibride Renault

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  • Renault Clio Hybrid

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Renault Clio Hybrid – da 21.950 euro

La Renault Clio Hybrid è la variante ibrida benzina della quinta generazione della piccola d’Oltralpe a trazione anteriore. Il motore è un 1.6 ibrido benzina in grado di generare una potenza complessiva di 140 CV.

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Come sbloccare il volante dell’automobile in caso di malfunzionamento

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Può succedere a chiunque di trovare il volante dell’auto bloccato, anche durante gli spostamenti quotidiani, nel momento in cui si rimette in modo la macchina. Il blocco, a seconda dei motivi che lo hanno scatenato, può essere anche molto pericoloso. Questo è il motivo per cui è fondamentale sapere come comportarsi.

Blocco del volante auto: le cause

Il volante dell’auto si può bloccare a causa dell’attivazione di un meccanismo di sicurezza di cui è dotata la macchina stessa. Ci sono altri casi, i più pericolosi, in cui invece purtroppo tutto dipende da un malfunzionamento anche grave del veicolo, soprattutto legato al servosterzo o alle gomme.

Nel caso in cui non ci siano danni seri, lo sblocco del volante è un’operazione comunque semplice e che non richiede molto tempo. È necessario avere pazienza e seguire i consigli giusti, senza improvvisare e soprattutto senza farsi prendere dall’ansia e dall’agitazione. Attenzione: non dimenticate mai di sottoporre il vostro veicolo alla giusta manutenzione periodica, per poter evitare ogni tipologia di problematica anche seria.

Come sbloccare il volante dell’auto

Il primo modo consigliato per provare a girare il volante dell’auto bloccato è il seguente:

  • inserire le chiavi di accensione della vettura;
  • con piccoli movimenti precisi e molta pazienza, oltre a un buon coordinamento, giratele da destra a sinistra. Nel frattempo anche il volante deve essere mosso con le stesse modalità;
  • è bene ripetere i movimenti per almeno tre volte.

Se non cambia nulla e il volante resta rigido:

  • togliere e rimettere la chiave;
  • riprovare con i passaggi descritti prima, sempre con movimenti in sincrono, è importante che siano decisi e precisi, ma comunque delicati;
  • abbinate correttamente i movimenti delle chiavi con quelli del volante.

Se il volante fa un click, allora si è finalmente sbloccato ed è possibile mettere in moto l’auto. In caso contrario, è necessario cercare una soluzione alternativa.

Volante bloccato: problema alle gomme o al servosterzo

Una delle cause principali del blocco del volante è la scarsa manutenzione degli pneumatici. Nel caso in cui questi ultimi siano infatti malridotti e sgonfi, allora possono comportare dei problemi anche molto gravi alla macchina. Tra questi, l’irrigidimento del volante. Il consiglio è quindi quello di controllare spesso la pressione delle gomme.

Nel caso in cui siano sgonfie, allora è bene rivolgersi ad un gommista, che riporta gli pneumatici alla pressione ideale e che è in grado anche di controllare tutti quei dettagli fondamentali per tenere la propria vettura al sicuro. Se avete abbastanza dimestichezza con la manutenzione auto, allora è possibile occuparsi delle gomme anche autonomamente, utilizzando un manometro per gonfiarle (quando sono fredde e a riposo).

Se il volante si blocca anche quando gli pneumatici sono in ottimo stato, allora la causa potrebbe essere la mancanza di olio del servosterzo. La prima cosa da fare è quindi controllare il livello di liquido contenuto nella vaschetta del servosterzo (quando l’auto è spenta da ore). È possibile ricorrere al fai da te, senza rivolgersi necessariamente al meccanico:

  • aprire il cofano;
  • svitare il tappo della vaschetta;
  • usare l’asta che serve per controllare il livello dell’olio;
  • in caso di scarse quantità, comprare e rabboccare il liquido in un negozio di autoricambi.

Se anche in questo caso il volante dell’auto rimane fermo e non si riesce a sbloccare, allora è assolutamente necessario far controllare la macchina ad un meccanico, per poter individuare il problema e risolverlo quanto prima.

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Mini restyling 2021: le foto e i dati

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La Mini restyling 2021 – secondo lifting della quarta generazione della piccola britannica – arriverà ufficialmente a marzo.

Di seguito troverete le foto e i dati relativi agli interventi stilistici e tecnici che hanno riguardato le quattro varianti della “segmento B” inglese: 3 porte, 5 porte, Cabrio e Cooper SE (l’elettrica).

Le foto della Mini 3 porte restyling 2021

Le foto della Mini 5 porte restyling 2021

Le foto della Mini Cabrio restyling 2021

Le foto della Mini Cooper SE restyling 2021

Mini restyling 2021: il design esterno

Le novità più corpose del restyling 2021 della Mini hanno coinvolto il design: nel frontale troviamo i fari a LED di serie su tutta la gamma, la griglia del radiatore più dominante con un contorno esagonale che occupa molto più spazio, la striscia centrale del paraurti nel colore della carrozzeria e non più nera e le luci di posizione sostituite da prese d’aria verticali poste molto all’esterno.

Nel profilo spiccano i nuovi contorni dei bordi dei passaruota, i cerchi in lega ristilizzati e gli indicatori laterali a LED mentre dietro (sulle varianti termiche) c’è una cornice nera che riprende la forma esagonale della griglia anteriore. Senza dimenticare le luci posteriori a LED Union Jack di serie sull’intera gamma e il faro antinebbia integrato nella grembialatura posteriore come unità LED ristretta.

Tra le altre modifiche segnaliamo tre nuovi colori – Rooftop Grey metallizzato, Island Blue metallizzato e Zesty Yellow (inizialmente disponibile solo sulla Cabrio) e l’inedita personalizzazione del tetto Multitone Roof, caratterizzata da una gradazione che si estende dalla cornice del parabrezza alla parte posteriore con tre tonalità di colore applicate una dopo l’altra in un processo di verniciatura bagnato su bagnato.

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Mini restyling 2021: gli interni

La Mini restyling 2021 può vantare interni ridisegnati e impreziositi da inedite finiture e rivestimenti e il volante sportivo in pelle di serie su tutta la gamma (con riscaldamento opzionale).

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Mini restyling 2021: le modifiche tecniche

I cambiamenti tecnici apportati alla Mini restyling 2021 non hanno riguardato la gamma motori (invariata). Tra le novità più rilevanti troviamo la nuova funzione Frequency-Selective Damping (smorzamento selettivo in funzione della frequenza) per il telaio adattivo, la disponibilità del freno di stazionamento elettrico, la funzione Stop & Go per il cruise control adattivo e il nuovo Lane Departure Warning (avviso di uscita di corsia).

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Sorpasso a destra: quando si può fare e quando è vietato?

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È capitato a tutti gli automobilisti, almeno una volta, di vedere la scena di una vettura che sorpassa sulla corsia di destra, soprattutto in autostrada. Succede, anche se non dovrebbe, purtroppo; vediamo cosa dice il Codice della Strada sull’argomento e tutto ciò che è necessario sapere.

Sorpasso auto a destra: Codice della Strada

All’articolo 148 del Codice della Strada possiamo leggere: “Il sorpasso è la manovra mediante la quale un veicolo supera un altro veicolo, un animale o un pedone in movimento o fermi sulla corsia o sulla parte della carreggiata destinata normalmente alla circolazione”. Il sorpasso a destra è proibito in autostrada, chi lo effettua rischia una sanzione che va da 81 a 326 euro.

Infatti in questo caso è l’articolo 143 del Codice della Strada che indica che, in presenza di differenti corsie, è obbligatorio circolare sulla corsia libera più a destra. Chi non rispetta la legge viene punito con una multa di 38 euro e con la decurtazione di 4 punti dalla patente. Il sorpasso sulla destra in autostrada non è mai consentito; l’art. 148 in lo descrive comunque in questo modo: “controllo della strada, indicatore di direzione e passaggio rapido a fianco del veicolo davanti, rientrare immediatamente”.

Il superamento invece è possibile anche sulla corsia di destra, ma è importante comprendere la differenza. Se in autostrada un mezzo più lento continua a procedere sulla corsia centrale (comportamento tra l’altro vietato dal Codice della Strada) allora possiamo passarlo a destra, senza superare i limiti di velocità consentiti.

Si può superare un veicolo a destra solo se quest’ultimo non manifesta l’intenzione di spostarsi a destra e se la manovra non prevede il cambio di corsia. Non è chiarissimo però capire per quanto tempo (o per quanti km) bisogna restare nella stessa corsia dopo il superamento, visto che rimettersi in quella centrale in effetti vorrebbe dire aver commesso un sorpasso a destra, evidentemente vietato. Il Codice della Strada comunque ammette il sorpasso anche nella corsia di destra in alcune situazioni particolari.

Sorpasso a destra: quando è possibile per Legge

Troviamo la risposta completa all’articolo 148, comma 7 e 8: “Il sorpasso deve essere effettuato a destra quando il conducente del veicolo che si vuole sorpassare abbia segnalato che intende svoltare a sinistra ovvero, in una carreggiata a senso unico, che intende arrestarsi a sinistra, e abbia iniziato dette manovre”. E ancora: “Il sorpasso dei tram, qualora gli stessi non circolino in sede stradale riservata, deve effettuarsi a destra quando la larghezza della carreggiata a destra del binario lo consenta; se si tratta di carreggiata a senso unico di circolazione il sorpasso si può effettuare su ambo i lati”. Al comma 9 troviamo anche scritto: “Qualora il tram o il filobus siano fermi in mezzo alla carreggiata per la salita e la discesa dei viaggiatori e non esista un salvagente, il sorpasso a destra è vietato”.

Riassumendo, possiamo sorpassare a destra senza il rischio di prendere la multa:

  • in strade a senso unico, quando l’auto davanti ha intenzione di parcheggiare sul lato sinistro della strada;
  • se l’auto da sorpassare ha segnalato con le frecce che intende effettuare la svolta a sinistra;
  • se il tram non circola in una corsia riservata, ma deve assolutamente esserci lo spazio necessario per una manovra in sicurezza.

Attenzione: se il tram è fermo per la salita/discesa dei passeggeri e non c’è un salvagente, il sorpasso a destra è vietato.

Sorpasso a destra: le sanzioni

Quali sono i rischi per chi commette questa infrazione, vediamo le sanzioni previste dal Codice della Strada:

  • chi non occupa la carreggiata libera più a destra rischia una multa da 38 euro a 168 euro e la decurtazione di 4 punti dalla patente;
  • chi sorpassa a destra quando non consentito, rischia da 81 a 326 euro di multa e la decurtazione da 2 a 5 punti. Se l’automobilista è recidivo, quindi commette la stessa infrazione due volte in due anni, allora rischia anche la sospensione della patente da 1 a 3 mesi.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: le foto, i dati, il prezzo e le rivali

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Triumph ha mostrato le foto e i dati della Speed Triple 1200 RS: l’erede della 1050 (prezzo di 17.600 euro) arriverà nelle concessionarie della Casa britannica a marzo 2021.

Di seguito troverete tutto quello che c’è da sapere (comprese le rivali) sulla naked Triumph Speed Triple 1200 RS, l’ultima evoluzione della sportiva a tre cilindri inglese.

Triumph Speed Triple 1200 RS: il motore

Il nuovo motore a 3 cilindri della Triumph Speed Triple 1200 RS è un 1.160 cc che raggiunge una potenza di 180 CV (30 in più della 1050) a 10.750 giri e una coppia di 125 Nm (+8) a 9.000 giri.

Un propulsore completamente riprogettato più leggero di 7 kg nonostante la cubatura maggiorata e con un sound rivisto grazie agli interventi sul sistema di aspirazione e scarico.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: l’equipaggiamento

La dotazione della Triumph Speed Triple 1200 RS comprende – tra le altre cose – freni Brembo Stylema con leva MCS regolabile, pneumatici Metzeler Racetec RR e sospensioni Öhlins dal setting sportivo completamente regolabili (forcelle USD NIX30 all’anteriore e monoammortizzatore posteriore TTX36).

Per quanto riguarda la tecnologia segnaliamo invece la nuova strumentazione TFT da 5” a colori con funzione Lap Timer e due differenti temi per ottimizzare la lettura dei dati in ogni condizione di luce, il cambio elettronico Triumph Shift Assist up-and-down, l’Optimised Cornering ABS, l’Optimised Cornering Traction Control (disattivabile e con piattaforma inerziale IMU), 5 riding modes (compreso Track Mode), nuovi fanali full-LED, l’interfaccia completamente keyless e la connettività My Triumph Connectivity System.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: il peso

La Triumph Speed Triple 1200 RS pesa 198 kg in ordine di marcia, 10 in meno rispetto alla 1050 RS nonostante il motore più grosso. Il merito va soprattutto al telaio in alluminio completamente nuovo.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: cambio e frizione

La Triumph Speed Triple 1200 RS può vantare una nuova frizione multidisco antisaltellamento più leggera caratterizzata da un numero minore di dischi e da materiali compound.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: il design

Lo stile della Triumph Speed Triple 1200 RS è contraddistinto da linee tese e aggressive. La naked britannica – disponibile con due livree (Sapphire Black con accenti rossi e silver o Matt Silver Ice con grafiche nere, silver e gialle) – monta cerchi da 17” in alluminio con disegno a V.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: il prezzo e le rivali

Triumph Speed Triple 1200 RS 17.600 euro
Aprilia Tuono V4 RR 16.140 euro
KTM 1290 Super Duke R 18.820 euro

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Cos’è il rapporto di compressione?


Il rapporto di compressione è un indice molto importante in quanto permette di valutare l’efficienza di un motore: più il valore è alto, più il rendimento è superiore.

Cos’è il rapporto di compressione?

Il rapporto di compressione è il rapporto tra il volume totale del cilindro quando il pistone è al punto morto inferiore dopo la fase di aspirazione e il volume che rimane nel cilindro quando il pistone è al punto morto superiore dopo la compressione.

In parole povere?

Si tratta del rapporto tra la cilindrata unitaria sommata al volume della camera di combustione e il volume della sola camera di combustione.

Come si calcola?

Per calcolare la cilindrata unitaria basta dividere la cilindrata per il numero dei cilindri del motore (o moltiplicare l’alesaggio per la corsa). Più complicato conoscere il volume della camera di combustione.

Perché i motori diesel hanno un rapporto di compressione più alto di quelli a benzina?

Il rapporto di compressione alto serve ad favorire l’accensione del gasolio nei motori diesel mentre su quelli a benzina rischierebbe di provocare detonazioni.

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Usato premium: SUV diesel

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Le SUV premium diesel sono molto richieste sul mercato dell’usato e mantengono prezzi elevati nonostante un’alimentazione poco amata dalle amministrazioni locali. Nella “top five” di questo mese, vinta dalla Mercedes GLC, abbiamo analizzato cinque proposte del 2018 con quotazioni che non superano i 50.000 euro.

La raffinata Sport Utility tedesca ha superato con grande facilità tre connazionali (BMW X3Mercedes GLC CoupéPorsche Macan) e la britannica Jaguar E-Pace. Scopriamo insieme la classifica, che prende in considerazione modelli a trazione integrale con potenze comprese tra 240 e 260 CV.

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8.6
/10

1° Mercedes GLC 350 d Premium

La Mercedes GLC 350 d Premium è una delle migliori SUV premium mai costruite e questo spiega il voto alto ottenuto in questa “top five”.

La Sport Utility della Stella – agile nelle curve e in grado di offrire consumi bassi (16,9 km/l dichiarati) – da nuova aveva un prezzo interessante (65.425 euro) e oggi si trova con facilità a 42.800 euro.

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7.0
/10

2° Mercedes GLC Coupé 350 d Sport

La Mercedes GLC Coupé 350 d Sport è una variante della GLC caratterizzata da un design più sexy che penalizza la praticità: i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione della testa.

L’ingombrante (4,73 metri di lunghezza) crossover teutonica è introvabile – più semplice rintracciare gli esemplari più vecchi – e le sue quotazioni sono inferiori a 35.000 euro.

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6.9
/10

3° BMW X3 xDrive30d 249 CV Msport

La BMW X3 xDrive30d 249 CV Msport è una SUV premium comoda spinta da un raffinato motore a sei cilindri in linea scattante (6 secondi sullo “0-100”) ma non molto pronto ai bassi regimi.

Facile da trovare usata a 42.000 euro, offre tanto spazio alle spalle e alla testa di chi si accomoda dietro.

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5.6
/10

4° Jaguar E-Pace 2.0D 240 CV R-Dynamic HSE

La Jaguar E-Pace 2.0D 240 CV R-Dynamic HSE è una SUV premium britannica costruita con grande cura. Piccola fuori (solo 4,40 metri di lunghezza) e con un abitacolo poco spazioso per le gambe dei passeggeri posteriori, può vantare un ampio bagagliaio non molto sfruttabile quando si abbattono i sedili dietro.

Introvabile di seconda mano (più semplice rintracciare le più economiche HSE) e con quotazioni che sfiorano i 40.000 euro, monta un motore 2.0 – una cilindrata contenuta che consente di risparmiare sull’assicurazione RC Auto – pronto ai bassi regimi ma poco scattante (“0-100” in 7,4 secondi), non molto potente (241 CV) e un po’ troppo assetato di gasolio (14,5 km/l dichiarati). Senza dimenticare il sound non eccelso dei quattro cilindri…

 

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4.9
/10

5° Porsche Macan S Diesel

La Porsche Macan S Diesel da nuova costava parecchio (66.800 euro) e oggi si trova senza problemi a 47.000 euro. Il tutto con una dotazione di serie povera: accessori fondamentali come i fari a LED, gli interni in pelle, il navigatore e i sensori di parcheggio all’epoca erano optional.

Il peso elevato incide negativamente sul piacere di guida nelle curve e sui consumi di gasolio e il cambio automatico (doppia frizione) a sette rapporti è poco fluido se paragonato alle trasmissioni della concorrenza.

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