Porsche 718 GTS, una sportiva di quelle toste

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Qual è la stagione giusta per una spider? Quando il tetto in tela si apre con maggior gusto? Non l’estate, sempre più calda che toglie il piacere di viaggiare a tetto scoperto. Gli altri mesi van bene tutti, nel rispetto di cervicali e dolori articolari. Pure d’inverno. E lo diciamo perché all’idea di provare dieci giorni fa una Porsche 718 GTS col bravo tettuccio apribile, non ci siamo tirati indietro. E tanto entusiasmo è stato subito messo alla prova, beccando una bella nevicata in direzione della seconda casa in Valle d’Aosta, con più di cinque-dieci centimetri sull’asfalto e una serie di tornanti che ci aspettava, in attesa della vittima in sbandata un po’ come gli avvoltoi sull’albero rinsecchito del libro della giungla. La GTS ha 400 CV. Tra lei e la neve c’erano le Pirelli sottozero e un controllo di trazione spostato sul supersoft (non è parlar tecnico, ma per capirsi…). Sopra di noi l’angelo dei driver. Risultato? Prese le misure la Porsche infilava i tornanti con leggere scodate, quasi piacevoli nella loro dolcezza inattesa, riallineandosi rapidamente con piccoli tocchi del volante e dell’acceleratore. Esperienza quasi da Rally. Solo una cosa non abbiamo fatto: non abbiamo staccato il riscaldamento come si fa in quelle corse di notte per star ben svegli. D’altra parte benché al buio era poi solo tarda sera. In compenso il tetto sembrava d’acciaio. Mai che si abbia avuto la sensazione della leggerezza sopra il capo, mai un sibilo, mai un fischio. E se si sente un po’ di più il motore, il boxer che soffia forte coi suoi sei cilindri, beh allora anche se qualche decibel irrompe in abitacolo che male c’è? Anzi…

Dunque la Porsche 718 GTS è una sportiva di quelle toste, con il vantaggio di avere il motore centrale che consente un baricentro quasi perfetto, un bilanciamento tra avantreno e retrotreno impeccabile, meglio di quello della gloriosa e per certi aspetti ancora inavvicinabile 911, la sorella maggiore.

E poi il motore centrale ha un’altra conseguenza: l’abitacolo è un due posti più che secchi, la giacca la si deve schiacciare tra i sedili, peggio che nelle plafoniere di un aeroplanino. E però ha un vantaggio che fa dire oh a chi verrà con voi: i vani bagagli son due, uno anteriore piuttosto profondo che tiene due borsoni, forse due trolley, e uno posteriore, più largo ma meno profondo, due zaini grossi. E in due ci si porta quel che serve, per il weekend o per la vacanza non troppo lunga.

Ma veniamo al motore. Com’è tradizione Porsche, il sei cilindri è prontissimo a salire di giri, assecondato molto bene dal cambio PDK a sette marce. Ed è incredibilmente parco di benzina se lo si tratta coi guanti. A 130 km/h in autostrada si viaggia a 2500 giri e il computer di bordo segnala un consumo di 8,2 litri per 100 km, ovvero 12 chilometri con un litro. Eccellente. Certo se poi si schiaccia, come ci è venuto da fare un poco sulle strade di montagna (sempre nei limiti consentiti dalla legge) i consumi crescono e anche di molto, fino 5-6 chilometri per litro, ma di più non si può fare. Ricordiamo altre vetture sui 350 CV con motori V8 che a 130 in autostrada facevano peggio della Porsche ingarellata sui tornanti.

La sensazione è che la Porsche abbia limiti alti e quindi nell’uso normale veloce allegro ma non da pista si sia sempre all’interno dei confini di tenuta e frenata di una vettura che in pista può dare belle bellissime soddisfazioni.

L’esperienza di guida è appagante, ma lo è anche per chi sta di fianco, essendo l’abitacolo rifinito con materiali pregiati, pelle con cuciture a vista vere e belle, sedili anatomici e molto confortevoli per una sportivissima, perfino un impianto stereo di qualità quando si decide di preferire la musica vera a quella – non meno entusiasmante in date occasioni – del motore.

La 718 è una Porsche non per tutti: sportiva forte, richiede un poco di adattabilità per l’abitacolo a due posti (ma se piove l’ombrello dove lo si mette? Domanda sbagliata, qui di ombrelli se ne fa a meno, al massimo un cappellino) e di essere un minimo agili ed atletici per entrare e uscire (ma ci sono vetture più scomode, diciamolo). Regala grandi emozioni, richiede una guida un po’ maschia e la voglia di girare un po’ all’aria aperta. In questo caso, lo confessiamo, dopo la nevicata è uscito un sole spettacolare con temperature a meno sette. Abbiamo aperto il tettuccio e infilato le teste in cappelli col pelo, per almeno una mezz’ora. Ma questa immagine ve la risparmiamo. Però sappiate che si può fare, anche se non si hanno vent’anni.

p.s. Non avendo il fotografo con me le immagini che vedete sono quelle ufficiali Porsche. Tranne l’ultima, a testimonianza che la neve c’era davvero.

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Noleggio auto a lungo termine senza anticipo: come funziona?

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Quando si decide di comprare una macchina nuova, sono tante le voci di costo a cui bisogna andare incontro, senza alcun dubbio. E non parliamo solo della spesa iniziale, dei canoni mensili di un finanziamento o delle eventuali maxi rate finali. Ci sono da considerare anche le spese legate al bollo auto, all’assicurazione e alla manutenzione del veicolo, che ha delle specifiche esigenze, che è importante considerare.

Ecco i motivi principali per cui oggi sono sempre di più le aziende e i privati che scelgono come opzione il noleggio auto a lungo termine, per i grandi vantaggi di natura economica che comporta, ma non solo. Il primo a cui pensare è senza alcun dubbio non avere del capitale immobilizzato, poi viene la possibilità di avere invece la certezza di un canone mensile fisso da pagare. Vediamo quindi di che cosa si tratta e come funziona il noleggio auto a lungo termine senza anticipo.

Noleggio auto a lungo termine senza anticipo: di che cosa si tratta?

Questa è una particolare formula contrattuale che permette di avere a disposizione un’auto a scelta, per un periodo minimo di 24 mesi, e consente al contraente di pagare solo il canone mensile fisso, senza dover versare nessuna somma iniziale (anticipo appunto) e senza dover nemmeno pagare la maxi rata finale.

Questo significa che si può decidere di scegliere l’auto che si desidera, configurandola in base alle proprie esigenze e necessità, viaggiando quindi senza alcun tipo di pensiero, ovviamente in sicurezza e senza l’onere del versamento di un anticipo, che spesso si rivela una somma piuttosto consistente.

Noleggio senza anticipo: i motivi per cui conviene

Come abbiamo detto in apertura, spesso i costi di gestione di una qualsiasi tipologia di auto sono un limite per chi ha bisogno o desidera un nuovo veicolo. Rappresentano infatti un’incognita e sicuramente non di poca entità. A questi poi bisogna sommare l’importo iniziale del veicolo, se si decide di comprarlo. Ecco perché uno dei vantaggi del noleggio auto a lungo termine senza anticipo è proprio quello di non dover pagare alcuna somma iniziale e di non dover subire alcun immobilizzo di capitale, dei punti di forza certamente da non sottovalutare.

Tutti i costi sono predeterminati e fissi e rientrano nel canone mensile che ogni contraente paga e che viene deciso sin dall’inizio, quando si stipula il contratto. Una volta arrivati alla data di scadenza, è possibile rinnovare il contratto, cambiare auto o restituirla, senza correre il rischio della svalutazione del proprio mezzo, altro grandioso vantaggio.

A chi è dedicato il noleggio auto a lungo termine

Spesso ci si chiede se questo tipo di contratto sia una formula conveniente per tutti o solo per alcuni soggetti. Chiariamo la questione: innanzitutto bisogna sottolineare che i benefici di natura economica e fiscale di questa tipologia di contratto non sono più indicati solo per aziende e possessori di partita IVA, ma anche per i privati che vogliono evitare sprechi.

Si tratta di una delle soluzioni più innovative, che consente di trovarsi sempre alla guida di auto nuove, sicure e performanti, ottime anche per percorrere lunghe distanze ogni anno, e soprattutto con la certezza di avere un costo fisso per tutta la durata del contratto di noleggio a lungo termine senza anticipo. I professionisti e chi ha partita IVA hanno anche il vantaggio legato alle detrazioni e alle deduzioni previste per la categoria.

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Come si pulisce l’impianto stereo di un’automobile

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pulizia autoradio – Credits: iStock

Come ben sappiamo, oltre alla carrozzeria, ai cerchi e a tutte le parti esterne dell’auto, anche l’abitacolo col tempo si sporca. Gli interni dell’auto infatti ci accolgono ogni giorno e, anche se stiamo attenti a non fumare in macchina, non mangiare e bere, per non macchiare la tappezzeria e non riempirla di cenere o briciole, comunque col tempo la polvere e lo sporco si accumulano in ogni abitacolo dell’auto, come a casa.

È bene cercare di mantenere sempre puliti gli interni dell’auto, sia per una questione di ‘bellezza’ e estetica, sia per una questione di salute e benessere. Lo sporco e la polvere accumulati per mesi e trascurati infatti non sono da sottovalutare, perché col tempo potrebbero infilarsi nelle aree più difficili da pulire all’interno della macchina.

Un punto che raccoglie molta polvere all’interno dell’auto è quello dell’autoradio. Lo stereo in macchina infatti ha molte scanalature e diversi pulsanti (se non hai un sistema completamente touch), che attirano tantissimo la sporcizia e la polvere, che si incastra in ogni piccola fessura. È probabile che tu non riesca nemmeno a vedere quanto sia davvero sporca la tua autoradio, eppure le probabilità che lo stereo non sia pulito come potrebbe essere sono davvero alte.

Come pulire al meglio l’autoradio e eliminare polvere e sporcizia

Viaggiare con una macchina sporca, sia all’interno che all’esterno, non è mai buona cosa. Anzi, nei tempi in cui viviamo, caratterizzati purtroppo dall’epidemia di Coronavirus, spesso oggi ci si concentra anche sulle operazioni di sanificazione e igienizzazione dell’abitacolo. Il vano interno dell’auto in cui troviamo l’autoradio non è certamente difficile da pulire, vediamo però i migliori suggerimenti e passaggi per non sbagliare:

  • prima di tutto procurati un piccolo oggetto sottile e appuntito (ad esempio una graffetta, uno stuzzicadenti o anche la punta di una penna), per poter entrare nelle scanalature profonde dell’autoradio e andare a rimuovere con cura lo sporco e la sabbia che si sono accumulati in queste zone difficili da raggiungere. Si tratta senza dubbio di un lavoro che potrebbe richiedere molto tempo e pazienza; attenzione: assicurati di essere delicato e non graffiare la superficie interna della macchina;
  • usa un batuffolo di cotone per procedere nuovamente in quella zona della macchina. Ciò ti permette di rimuovere lo sporco che l’oggetto appuntito che hai usato ha già catturato ma che potrebbe aver ‘lasciato’ sulla superficie dell’impianto stereo. Il batuffolo di cotone è piccolo e morbido e può davvero essere molto utile per rimuovere in modo abbastanza efficace lo sporco accumulato. Puoi aiutarti con dell’acqua o del detergente per una pulizia più accurata;
  • con un detergente per i vetri e uno straccio morbido pulisci tutta la superficie dello stereo. Questo dovrebbe rimuovere eventuali impronte digitali, macchie o sporco residuo sulla superficie. Infine passa un panno asciutto;
  • se si dispone di un lettore CD che salta e deve essere pulito, è possibile provare con un disco di pulizia, che può essere acquistato in un negozio di elettronica. Per una pulizia più profonda sarebbe bene rimuovere il lettore CD e usare l’aria compressa, in modo da fare uscire tutta la polvere e far funzionare nuovamente i CD.

Come abbiamo visto, un piccolo sforzo e una profonda cura bastano per far tornare l’autoradio della tua macchina come nuova.

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Freni auto rumorosi: quali sono i motivi e come riuscire ad aggiustarli

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Non sempre quando le pastiglie dei freni dell’auto diventano rumorose il problema è relativo all’usura dell’impianto frenante della vettura, nonostante il primo motivo siano proprio le pastiglie cosiddette “finite”, bruciate. Dopo un attento controllo alle pinze, ai sistemi di bloccaggio e ai cilindretti da parte del meccanico, potrebbe anche essere vero che il problema siano le pastiglie da cambiare perché eccessivamente usurate, ma non sempre è così. Soprattutto se i freni sono stati sostituiti da poco e fanno rumore come se fossero vecchi o molto usati. Vediamo quindi altri motivi che potrebbero far fischiare dischi e pastiglie durante le fasi di frenata del veicolo.

Freni dell’auto rumorosi: quale può essere la causa

Purtroppo, se avete appena portato la vostra auto in un’officina specializzata per il cambio dei freni ma, appena vi mettete al volante, sentite che gli stessi sono comunque rumorosi (nonostante nuovi di pacca) o stridono quando rallentate il veicolo, allora il problema potrebbe essere legato a dei danni o difetti alle parti sostituite o addirittura ad un assemblaggio non eseguito correttamente.

In effetti, spesso le officine tendono a evitare di montare i pezzi di ricambio forniti dal cliente stesso, preferiscono occuparsi a 360° del lavoro e degli elementi da usare. Perché lo fanno? Per evitare proprio dei problemi che possono essere legati al pezzo di ricambio acquistato che, nonostante riporti il codice giusto, è stato danneggiato o maltrattato, fino a portare dei problemi al veicolo sul quale viene montato. Spesso accade quando gli automobilisti si affidano al web per risparmiare, comprando pezzi di ricambio senza prima vederli e senza farli valutare da un esperto.

Altri motivi per cui i freni dell’auto possono essere rumorosi

Una volta esclusi i problemi di difettosità dei pezzi di ricambio dell’auto oppure di usura delle componenti stesse del veicolo, allora bisogna andare a ricercare eventuali anomalie che portano alla rumorosità dei freni. Vediamo i problemi più comuni:

  • la flangia di protezione tra il disco e il giunto ruota e, quando riceve un urto, essendo particolarmente sottile, può deformarsi stridendo contro il disco in determinate situazioni di guida, provocando un fastidioso rumore;
  • le molle di ritegno delle pastiglie non sono state rimontate correttamente, possono saltare via o sganciarsi.

Come evitare problemi di rumorosità dei freni dell’auto

Una cosa importantissima da sapere è che il rumore potrebbe essere legato anche ad altro: se controllando con un professionista, tutte le componenti sono montate in maniera corretta e le pastiglie e i dischi non hanno alcun danno o difetto ma il rumore dei freni rimane, allora la causa potrebbe essere lo sporco.

Proprio così, non tutti ci pensano, ma l’accumulo di polvere potrebbe essere dannoso. In alcuni punti tra la pinza e le pastiglie e tra la pinza e i perni di bloccaggio, la sporcizia potrebbe creare maggiore attrito e vibrazioni. Come potete risolvere il problema in poche e semplici mosse? Smontando le pastiglie e, se necessario, anche la pinza, e andando a pulire per bene usando dei detergenti appositi o semplicemente l’aria compressa. Sarebbe opportuno anche applicare del lubrificante antiattrito per freni proprio nei punti in cui si verifica il maggior strisciamento. Attenzione a chi possiede un’auto stradale ad alte prestazioni: queste vetture potenti, che spesso hanno dischi di grande diametro e pastiglie per alte temperature, possono fischiare quando si frena a bassa velocità. In questo caso non c’è nulla da fare.

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Gomme, come verificare che il serraggio dei bulloni sia corretto

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Tocchiamo un argomento che non tutti conoscono, quello del serraggio dei dadi dei bulloni delle ruote. Si pensa infatti che, una volta montate appunto le ruote dell’auto e serrati i bulloni, tutto vada per il verso giusto. Ma non sempre è così, anzi, sarebbe opportuno fare un controllo del serraggio ogni tanto, per viaggiare in sicurezza, non solo dopo il cambio delle gomme.

Sicurezza in auto: il serraggio delle ruote

Chi viaggia in auto quotidianamente dovrebbe farsi controllare il serraggio delle ruote periodicamente, per una maggiore sicurezza su strada. Il consiglio degli esperti è di sottoporre l’auto a questa verifica ogni 50/100 chilometri percorsi, riserrando i dadi dei bulloni ogni volta che si ritiene necessario, perché col tempo si possono allentare e la ruota potrebbe non risultare più posizionata nel modo in cui dovrebbe essere. Non dimentichiamo che le gomme delle nostre vetture sono costantemente sottoposte a forti sollecitazioni sulla strada. I bulloni delle ruote devono essere serrati da un professionista o comunque utilizzando il giusto strumento, ovvero la chiave dinamometrica.

Attenzione: una ruota comunque non può cadere improvvisamente dall’auto e in modo molto semplice. Se è allentata, allora si iniziano a sentire prima dei rumori forti durante la guida. In questo caso è meglio accostare e controllare il serraggio oppure chiamare il soccorso stradale.

La chiave dinamometrica

Si tratta dello strumento indispensabile per cambiare le gomme e anche per serrare i bulloni delle ruote. Per questa operazione serve assolutamente la chiave, perché è indispensabile serrare le ruote al giusto valore di coppia (coppia serraggio bulloni-ruota). Si tratta di un dato stabilito per ogni auto o cerchio, in grado di definire quanta forza usare quando vengono serrati i bulloni. Valore che non deve in alcun modo essere superato o mancato, per consentire ai bulloni stessi di sopportare le sollecitazioni a cui sono sottoposti durante la guida; solo questo consente di tenere la ruota saldamente in posizione. Se le viti non sono abbastanza strette, possono allentarsi, se invece lo sono troppo, le filettature potrebbero danneggiarsi. Per questo è indispensabile usare la chiave dinamometrica, che permette di stringere i bulloni a una coppia specifica, impostando prima il valore sullo strumento.

La dimensione del cerchio, anche se si cambia in un secondo momento, deve essere inserita nel documento di immatricolazione del veicolo. Bisogna quindi sempre avere con sè il certificato del cerchio per ogni controllo di sicurezza del mezzo.

Come si effettua il corretto serraggio delle ruote

Vediamo tutti i passaggi da seguire per il serraggio:

  • controllare la posizione dei dadi delle ruote e, se necessario, regolarli dopo il cambio gomme o prima di un lungo viaggio;
  • innestare la prima e inserire il freno a mano;
  • impostare la chiave dinamometrica sul valore stabilito;
  • eseguire il serraggio stringendo un bullone dopo l’altro, seguendo un modello incrociato;
  • la chiave dinamometrica deve essere girata in senso orario;
  • rilasciare un po’ la chiave dinamometrica per non fare allentare la molla, in modo che le impostazioni del valore di coppia rimangano corrette;
  • se la molla dovesse essere allentata, la chiave dinamometrica potrebbe collassare prima di raggiungere il valore impostato.

Un ultimo consiglio: nell’esecuzione del serraggio delle ruote, è bene assicurarsi che i bulloni della ruota siano serrati seguendo un modello incrociato, in modo da garantire che la ruota stessa venga posizionata in modo corretto.

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Aria condizionata dell’auto rumorosa: ecco che cosa può significare

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Il sistema di aria condizionata dell’auto è progettato per mantenere gli occupanti del veicolo al fresco, soprattutto d’estate quando aumentano le temperature. L’aria condizionata è concepita per funzionare in modo silenzioso e discreto: un sistema che funziona al massimo delle sue capacità, infatti, non dovrebbe emettere alcun rumore fastidioso. Tuttavia può succedere che quando viene azionata l’aria condizionata all’interno dell’automobile, si senta improvvisamente un rumore fastidioso: è il segnale che qualcosa non va. Ecco quali possono essere i campanelli d’allarme e le cause del malfunzionamento dell’aria condizionata.

Aria condizionata rumorosa: le possibili cause

Ogni rumore prodotto dall’aria condizionata dell’automobile può essere sintomatico di un particolare problema. Bisogna tenere presente che pur essendo tecnicamente un sistema separato, il condizionatore è legato al resto del motore: se qualcosa non va nell’auto, il rumore può essere un chiaro segnale d’allarme.

Le possibile causa del rumore dell’aria condizionata sono diverse: si va dalla presenza di corpi estranei all’interno del climatizzatore al malfunzionamento di un componente meccanico, passando per un difetto di lubrificazione del motore.

Rumore del condizionatore auto: sibilo o fischio

Se l’aria condizionata della propria vettura emette un rumore simile a un soffio o a un sibilo, può essere indice di un’inversione del flusso refrigerante all’interno dell’impianto. Allo stesso modo, non è escluso che l’ingresso dell’aria del condizionatore sia ostruito da ostacoli, oppure che un filtro sia completamente intasato dalla polvere. Di fronte a questi scenari, è possibile verificare di persona che la presa d’aria non sia ostruita da oggetti estranei, effettuando un’accurata pulizia dei filtri dell’aria utilizzando una spazzola morbida e un po’ di acqua. Una volta completata l’operazione, è bene verificare che i filtri siano completamente asciutti prima di riposizionarli.

Rumori meccanici dell’aria condizionata

Un sistema di aria condizionata che funziona perfettamente, emette dei piccoli rumori meccanici appena si attiva il ventilatore: questi rumori svaniscono nel giro di pochi istanti, consentendo agli occupanti dell’abitacolo di godere dell’effetto refrigerante del sistema in totale silenzio. Qualora i rumori meccanici dovessero continuare, allora bisogna iniziare a preoccuparsi: la manifestazione di un rumore continuo, ritmico, insistente e fastidioso può derivare dall’eccessiva usura dei cuscinetti della ventola.  In questo caso è consigliato affidarsi a un tecnico specializzato che procederà allo smontaggio dell’apparecchio sostituendo o riparando le parti usurate o danneggiate.

Scricchiolio del condizionatore auto

I sistemi di aria condizionata delle automobili sono composti da parti in plastica, come il pannello frontale dello split. Questi componenti possono emettere un suono simile a un ronzio quando si espandono o si restringono a causa delle variazioni di temperatura a cui sono soggetti. Qualora il condizionatore subisse un eccessivo sbalzo di temperatura, l’espansione de la contrazione della scocca o di altre parti in plastica può generare fastidiosi scricchiolii. Per evitarli è sufficiente inserire dei piccoli spessori morbidi tra le parti che generano l’attrito, oppure utilizzare del lubrificante.

Aria condizionata rumorosa: i rimedi

Se il sistema di aria condizionata della propria vettura diventa eccessivamente rumoroso, la soluzione migliore è sempre quella di rivolgersi a personale specializzato: i tecnici eseguiranno i controlli necessari sul climatizzatore, verificando le cause dei rumori per identificare eventuali problemi, al fine di risolverli.

Gli interventi più frequenti effettuati su un condizionatore rumoroso sono: la riparazione del pannello di controllo; la manutenzione e riparazione del motore; la risoluzione di problemi elettrici; la pulizia dei filtri; il controllo della batteria; la verifica e ricarica del gas refrigerante; il controllo e l’assistenza della pressione dell’impianto e il trattamento ossidante dei morsetti.

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Adrián Campos, il talent-scout spagnolo della F1

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Prima dell’arrivo di Adrián Campos nel mondo delle corse il motorsport spagnolo si basava sui rally e sulle moto. Scopriamo insieme la storia dell’uomo che ha scoperto Fernando Alonso e che ha reso la Spagna una nazione protagonista delle gare in pista.

Adrián Campos: la storia

Adrián Campos nasce il 17 giugno 1960 ad Alzira (Spagna): appassionato delle quattro ruote fin da bambino, inizia a gareggiare con le auto radiocomandate conquistando il titolo nazionale iberico nel 1980.

Le auto vere

Campos debutta con le vetture vere piuttosto tardi – a 23 anni – prendendo parte al campionato europeo F3 e ottiene il primo risultato rilevante nel 1985 quando arriva terzo nel campionato tedesco. L’anno seguente debutta nell’endurance con una Porsche 962 alla 360 km di Jerez e corre anche in F3000, senza però brillare particolarmente.

Due stagioni in F1

Adrián Campos debutta in F1 con la Minardi nel 1987: un solo arrivo al traguardo (14° nel GP di casa) e prestazioni peggiori di quelle del compagno di scuderia, il nostro Alessandro Nannini.

L’anno seguente disputa i primi cinque GP iridati (16° posto a San Marino) ma dopo una serie di risultati deludenti – fa peggio del coéquipier spagnolo Luis Pérez-Sala – viene rimpiazzato da Pierluigi Martini.

Addio e ritorno

Dopo due anni in Formula 1 sotto le aspettative Campos lascia il mondo delle corse e torna a gareggiare solo nel 1992 nel campionato turismo spagnolo, vinto due anni più tardi al volante di un’Alfa Romeo 155.

Nel 1997 Adrián Campos si cimenta con i prototipi: gareggia nella International Sports Racing Series e corre la 24 Ore di Le Mans con una Ferrari 333 SP (vettura costretta al ritiro dopo soli 18 giri).

Dietro le quinte

La seconda vita di Campos inizia nel 1998 con la creazione della scuderia Campos Racing e con la partecipazione al campionato Euro Open by Nissan.

Il team iberico conquista le prime tre edizioni della serie e lancia due giovani piloti di talento: Marc Gené e, soprattutto, Fernando Alonso.

La Campos Racing diventa presto una delle squadre più attive nella scoperta di giovani driver – come ad esempio il nostro Giorgio Pantano e il russo Vitaly Petrov – e si toglie diverse soddisfazioni nelle classi minori del motorsport come ad esempio la conquista del titolo Costruttori GP2 del 2008.

La scalata verso la F1

Alla fine del 2009 Adrián Campos fonda la scuderia HRT ma deve cederla prima dell’esordio nel Mondiale F1 2010 per carenza di fondi.

Il team manager spagnolo continua a recitare il ruolo di protagonista nelle serie propedeutiche anche negli anni ‘10 del XXI secolo e in particolar modo nel campionato spagnolo di F3, nella Euroformula Open, in F2 e in Formula E.

Adrián Campos scompare il 27 gennaio 2021 a Valencia (Spagna) per una dissezione aortica.

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Macchina ferma a lungo: come prepararla a un periodo di inattività

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Se devi trasferirti o partire per un po’ di tempo senza portare con te la tua auto (e quindi senza usarla per diverse settimane o per mesi), allora è necessario pensare a degli accorgimenti per tenere la vettura in stand-by e preservarla correttamente, evitando di trovarsi ad affrontare dei problemi meccanici o di altro tipo. Vediamo cosa bisogna fare.

Le operazioni da eseguire

Prima di tutto è bene cambiare l’olio e il filtro; se l’auto starà “a riposo” per molto tempo (mesi o anni), allora è necessario chiedere al meccanico di far aggiungere degli additivi all’olio.

È bene anche che il serbatoio sia pieno, infatti la condensa è un problema per un’auto che rimane inutilizzata a lungo. Bisogna usare benzina senza alcool e di qualità premium, per evitare l’accumulo di condensa. È necessario anche aggiungere uno stabilizzatore per evitare che la benzina, col tempo, diventi troppo densa. Anche i livelli del liquido di raffreddamento devono essere controllati prima di lasciare l’auto a riposo per molto tempo.

Cosa fare prima di lasciare l’auto ferma a lungo

Altre operazioni utili:

  • prima di tutto bisogna gonfiare gli pneumatici anche un pelo più del dovuto, per evitare che si schiaccino. Quando tornerai a guidare l’auto, è bene saperlo, le gomme saranno più dure, almeno per i primi 20 chilometri;
  • la macchina deve essere pulita e lucidata, devono essere ben puliti tutti gli elementi esterni e anche l’abitacolo. Un consiglio? Togliere i tappetini per evitare la formazione di muffa;
  • lascia l’auto con un finestrino abbassato, se è al coperto. Attenzione: lo spazio non deve consentire a piccoli animali di entrare. Infila uno straccio nel tubo di scappamento per evitare la formazione di nidi;
  • se l’auto rimarrà ferma per più di un mese, allora usa uno strumento per ricaricare la batteria. Esisto degli elementi che si attivano periodicamente. Per tempi brevi, possono essere collegati alla batteria dentro al cofano, per periodi lunghi invece è meglio togliere la batteria dall’auto e collegarla al caricabatteria fuori dal cofano;
  • posiziona un telo di plastica sotto i tergicristalli, per non far attaccare la gomma al vetro del parabrezza. Un’alternativa è smontare i tergicristalli, lasciandoli riposti in un luogo asciutto.

Come provvedere all’auto che non verrà usata per molto tempo

Altri accorgimenti molto utili possono essere la rimozione delle candele, spruzzare dell’olio nei cilindri per evitare la ruggine, per poi inserire nuovamente le candele. Se l’auto resterà ferma per molto tempo, allora è meglio posizionarla su dei cavalletti per preservare l’integrità delle gomme. Altro elemento a cui forse non si pensa è il freno a mano: lasciatelo abbassato, in modo che i cuscinetti dei freni non aderiscano ai dischi. Per evitare che l’auto si muova metti dei pesi/blocchi dietro le gomme. Chiudi l’auto a chiave, per evitare un possibile furto.

Un consiglio molto utile? Appunta ogni operazione fatta su un foglietto e lascialo sull’auto, in modo da ricordare ogni passaggio una volta recuperata l’auto dopo molto tempo. Ad esempio, per ricordare che hai lasciato uno straccio del tubo di scappamento o dove hai messo i tappetini o ancora la batteria. Segna tutto alla perfezione, per poi poter fare il contrario di ogni operazione eseguita, controllando tutto.

Se tieni l’auto all’esterno o al coperto, ma in un posto polveroso, allora raccomandiamo di usare una copertura per fare in modo che la macchina non si rovini e/o macchi.

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Multe, chi sono gli ausiliari del traffico e quali sono i loro compiti

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Gli ausiliari del traffico sono tra le figure più “temute” dagli automobilisti perché noti per il loro compito di “dare multe”. Eppure sono preziosi nell’ecosistema del traffico urbano. Impariamo a conoscere il loro ruolo e come si diventa ausiliari del traffico.

Chi sono?

Innanzitutto il loro ruolo è di “aiuto”, come dice il nome stesso. Non sono infatti agenti di polizia, ma persone che li aiutano nel loro operato. Si tratta di una figura professionale nata nel 1997. Nel 2019 ci siamo avvicinati molto all’emanazione di una legge per ridurne i poteri in materia di multe, ma poi la Commissione Trasporti ha approvato un emendamento opposto.

Ausiliari del traffico: tre tipologie

Non esiste un’unica tipologia di ausiliario del traffico, ma si distinguono in base all’attività svolta:

  • ‘classico’, è quello assunto dal Comune, con un apposito bando concorsuale. Si tratta di professionisti che dipendono quindi dal Comune, dalla Regione o dalla Polizia Municipale;
  • quelli assunti dalle aziende per il trasporto pubblico;
  • quelli assunti da aziende che gestiscono parcheggi a pagamento.

La loro attività è comunque indicata direttamente dalla legge di riferimento.

Come si diventa ausiliari del traffico?

Non ci sono dei veri e propri requisiti stringenti e particolari per ricoprire questo ruolo. Anche se è importante sottolineare che l’ausiliario, mentre espleta le sue funzioni, è un pubblico ufficiale. Per questo motivo, per ricoprire questo ruolo:

  • è necessario aver terminato la scuola dell’obbligo;
  • avere la cittadinanza italiana;
  • essere maggiorenni;
  • avere la patente B, senza carichi pendenti o misure di prevenzione.

Quali multe possono fare?

I compiti degli ausiliari sono ben delimitati e ridotti, loro infatti possono solo aiutare i vigili, non sostituirli. Per questo motivo non possono fare multe relative alla circolazione dei veicoli ma soltanto controllare i mezzi in sosta e fermata. Solo in questi casi, quando non viene rispettato il Codice della Strada, possono emettere sanzioni. Ecco perché lavorano prevalentemente nei parcheggi a pagamento con strisce blu e in quelli riservati, con strisce gialle.

Le multe che possono fare gli ausiliari sono:

  • quelle che puniscono chi non espone il ticket in un parcheggio a pagamento;
  • quelle per il ticket scaduto;
  • quelle fatte a chi parcheggia in una zona di sosta o in una corsia riservata ai mezzi pubblici.

Gli ausiliari del traffico assunti dal Comune hanno più potere rispetto a quelli che lavorano per le aziende private, che possono svolgere il loro ruolo solo negli spazi di concessione. Attenzione: anche gli ausiliari possono chiedere patente e documento di identità agli automobilisti, rientra nelle loro capacità, anche se non sono degli agenti di Polizia.

Facciamo un piccolo cenno allo stipendio, che non è uguale per ogni ausiliario del traffico. Come in ogni settore, anche in questo caso la paga dipende al datore di lavoro. Chi svolge il suo operato per il Comune o un ente pubblico viene scelto tramite concorso, viene quindi assunto e in seguito viene inquadrato di solito nella categoria B3 degli Enti Locali, che prevede uno stipendio annuo lordo di 19.963,93 euro. Questa è appunto una regola che vale per chi lavora nel settore pubblico; chi viene assunto da una società privata invece non è sottoposto a una regola fissa, solitamente prende uno stipendio medio italiano, che in genere non va oltre i 10 euro all’ora.

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Accessori auto, 5 modifiche che fanno scendere il valore della tua auto

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Alcuni proprietari di auto sono appassionati di caratteristiche estreme, al punto di decidere di personalizzare la propria vettura con elementi stravaganti o comunque unici e particolari, spendendo molto denaro (attenzione a quello che è possibile fare per Legge) e non considerando che alcune modifiche potrebbero abbassare il valore della macchina, nel caso in cui si voglia rivendere. Vediamo alcuni degli elementi che potrebbero creare dei “problemi” di questo tipo.

Le modifiche alla carrozzeria della macchina

Si può aggiungere un nuovo spoiler, un kit carrozzeria o altro, elementi che vanno a modificare l’aspetto esteriore dell’auto. Si tratta degli interventi più ovvi per l’estetica, ma che potrebbero comunque abbassare il valore dell’auto. A meno che la modifica apportata sia oggettivamente di buon gusto, e comunque sobria, si farà fatica a trovare un nuovo acquirente per il veicolo. Se poi gli elementi aggiunti non sono appunto originali o non si adattano perfettamente, con posizionamenti irregolari, questo varia di molto il valore del mezzo.

Modifiche auto: alterare le prestazioni

Alcuni automobilisti decidono anche di apportare delle modifiche che danno più velocità e potenza all’auto, tutti interventi che sicuramente vanno a influire sul valore di rivendita del mezzo, nonostante spesso non siano visibili a occhio nudo. Una cosa poco apprezzata è anche il fatto che chi apporta queste modifiche all’auto, potrebbe anche aver girato in pista ad altissima velocità con la vettura in oggetto e aver “picchiato” la carrozzeria in più punti, poi sistemati. Anche in questo caso quindi probabilmente si restringe il potenziale campo di acquirenti e si abbassa il valore del mezzo. Senza dimenticare che questa tipologia di modifiche alle prestazioni può influire anche sul costo dei premi assicurativi, e rendere l’auto ancora meno attraente al momento della rivendita.

Modifiche auto non apprezzate: le luci

Anche modificare le fonti di illuminazione della macchina può avere un effetto negativo sul valore del veicolo. È probabile che anche in questo caso infatti non tutti apprezzino la scelta fatta. Sicuramente delle luci di qualità differente rispetto alle originali potrebbero rendere il mezzo meno appetibile e scoraggiare i potenziali acquirenti. Non sono molte le auto che riescono a mantenere comunque un bell’aspetto cambiando quelle che sono le luci di serie, ma questo dipende dal gusto personale.

Gli scarichi eccessivamente rumorosi

Altra caratteristica che può piacere molto agli automobilisti “più estremi” è lo scarico rumoroso, che però può decisamente diminuire sia i possibili acquirenti che il valore del veicolo. Innanzitutto non è da tutti amare essere al centro dell’attenzione, andando in giro con una macchina che si sente arrivare già da molti metri di distanza. Per questo lo scarico rumoroso non sempre è una buona idea, soprattutto se si vuole rivendere l’auto. Attenzione poi in fase di revisione e in qualsiasi possibile controllo, tutto deve essere omologato e tollerato dalla Legge.

Pneumatici e cerchi, modifiche che possono abbassare il valore dell’auto

Anche cambiare le ruote della macchina potrebbe rendere più difficile la vendita del veicolo in un secondo momento. Nel caso in cui vengano tenute le ruote originali e gli stessi pneumatici, non è difficile sostituirli prima di vendere l’auto, se l’acquirente preferisce gli originali. Ma spesso, mettendo ruote aftermarket, la macchina si trasforma in quella che vuoi tu, ma non in quello che desiderano nuovi acquirenti. Quindi valuta sempre prima le tue scelte.

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