Il peso dell’auto influisce sui consumi? Cosa dobbiamo sapere

Il tema dei consumi dell’auto è molto sentito, ogni automobilista infatti è alla ricerca dei giusti “trucchi” per risparmiare sulla spesa del carburante. A questo proposito, si è anche spesso alla ricerca dei parametri che influenzano appunto i consumi, tra questi ad esempio c’è anche il peso del veicolo. Per un principio fisico molto semplice infatti più l’auto è pesante, più consuma carburante.
Peso dell’auto, dimensioni e consumi
Chiaramente il peso di un veicolo è collegato alle sue dimensioni ed è uno degli elementi che più influenza i consumi di carburante del veicolo stesso. Questo è il motivo per cui, prima di comprare una nuova macchina, è fondamentale considerarne appunto il peso e il volume. Per esempio, una normale utilitaria consente di abbattere di molto i costi determinati dal consumo di benzina o diesel rispetto a un SUV o comunque una vettura più grande e pesante. Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere.
Peso dell’auto e come risparmiare
La maggior parte dei clienti presenti oggi sul mercato automobilistico nazionale e internazionale è alla ricerca prevalentemente di auto accessoriate, tecnologiche e sicure, ma anche leggere e economiche quindi nei consumi. Questo emerge dalle statistiche effettuate dagli esperti, e la Case auto lo sanno bene. Anche le nuove norme che riguardano la riduzione delle emissioni di inquinanti dei veicoli hanno determinato la prevalenza delle utilitarie nella scelta dell’automobilista medio. Il 75% circa del consumo di carburante è legato al peso dell’auto, questo significa che anche solo una riduzione di 100 kg di un mezzo consente di diminuire di molto il consumo di CO2 per ogni chilometro percorso. Se pensiamo a un’utilitaria, il suo peso medio in genere varia tra i 1.000 e i 2.000 kg, è molto contenuto, e permette infatti di spendere molto meno sia per il carburante, che per l’assicurazione e il bollo auto.
Meno consumi, più risparmi: viaggiare con un’auto leggera
Siamo quindi arrivati a questo punto dell’articolo con una certezza: il peso dell’auto determina i suoi consumi e quindi la spesa per il carburante. Ecco perché ci sono anche delle piccole strategie da seguire per risparmiare:
- innanzitutto, soprattutto dopo un lungo viaggio (e comunque è bene farlo periodicamente) è bene controllare, pulire e sistemare il bagagliaio dell’auto. Può capitare infatti che vi rimangano accumulati alcuni oggetti non essenziali da tenere a bordo, che aumentano il carico e quindi il peso della vettura, rimanendo tra l’altro inutilizzati del baule. Non è più un segreto quindi, e sicuramente non lo era nemmeno prima di leggere questo articolo (ma ora ne abbiamo spiegato i motivi) che il peso dell’auto influisce di molto sul consumo di carburante. Un dato? Anche ‘solo’ 20 kg determinano un consumo di carburante aggiuntivo dello 0,5%. Non dimenticate quindi mai di eliminare o almeno ridurre i pesi superflui a bordo della macchina;
- altra abitudine che potrebbe essere davvero molto vantaggiosa per risparmiare, oltre che per la salvaguardia dell’ambiente e dell’aria che respiriamo, è non spostare l’auto per fare brevi tragitti, che possono essere effettuati in maniera molto facile e veloce anche a piedi o con i mezzi pubblici, soprattutto in città.
Le auto di piccole dimensioni sono di sicuro la scelta migliore per consumare una minore quantità di carburante. Non solo, come abbiamo già detto, inquinano meno, sono più facili da spostare anche nelle più complesse manovre di parcheggio e consentono di pagare meno sia di bollo che di assicurazione.
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Patente dimenticata, quali sono le sanzioni in questo caso?

La patente, lo sappiamo bene, è uno dei documenti più importanti da portare sempre con sé, indispensabile quando si guida l’auto e qualsiasi altro veicolo. Dimenticare la licenza di guida a casa oppure in ufficio o sul posto di lavoro comporta quindi una multa. Vediamo il valore della sanzione e come sono puniti gli automobilisti che guidano senza portare con sé la patente.
Cosa dice il Codice della Strada in merito?
Il nostro Codice ci obbliga ad avere sempre con noi la nostra patente di guida quando conduciamo qualsiasi tipo di veicolo, che sia per andare al lavoro, per tornare a casa, per fare pochi o tanti chilometri, per andare a fare la spesa o in vacanza. È obbligatorio avere sempre con sé il proprio documento, la regolare licenza di guida. Se un automobilista, nel momento in cui viene fermato dalla Polizia per un controllo, si accorge di non avere con sé la patente, allora è possibile che incorra in una multa del valore di 41 euro (articolo 180 comma 1 e comma 6 del Codice della Strada in vigore in Italia).
Guidare senza portare con sé la propria patente, per negligenza oppure per una dimenticanza, significa rischiare quindi la sanzione, ma non solo. Questo infatti è quello che succede se l’Agente delle Forze dell’Ordine che ferma la vettura al posto di blocco verifica la reale esistenza del documento dimenticato a casa (o in qualsiasi altro luogo) nel database della Motorizzazione (è possibile farlo digitalmente). Una volta eseguito il controllo da parte della Polizia, allora l’automobilista ha l’obbligo di presentarsi in caserma per esibire il suo documento di guida entro 30 giorni dal momento in cui è stato fermato per il controllo.
Cosa succede se la patente è scaduta
Se un automobilista guida senza portare con sé la sua patente, come abbiamo visto, viene punito con la multa di 41 euro. Se, al momento del controllo da parte degli Agenti di Polizia, risulta che la licenza di guida è scaduta, allora la sanzione di 41 euro diventa una multa del valore di 155 euro. E non è tutto, il reato è ancora più grave se la patente è scaduta da più di 3 anni. In questo caso quindi la Motorizzazione Civile chiede al titolare del documento di rifare l’esame che serve per conseguire la patente di guida.
Altre sanzioni relative alla guida senza patente
Ci sono anche dei casi, fortunatamente più rari, in cui un automobilista viene ‘scoperto’ alla guida di una vettura da parte degli Agenti di Polizia, senza mai aver realmente conseguito la patente. Fatto gravissimo, violazione del Codice della Strada che comporta una multa di 2.257 euro.
Altro caso: come abbiamo visto, è fondamentale che l’automobilista ‘beccato’ senza la patente (per dimenticanza) si presenti in caserma per esibire il suo documento (non scaduto e regolare) entro 30 giorni dal momento in cui viene fermato al posto di blocco. Nel caso in cui questo non avvenga, allora entra in vigore una sanzione accessoria del valore di 419 euro (è quanto prevede il Codice della Strada all’articolo 180 commi 1 e 7).
Infine dobbiamo dire anche che un automobilista che subisce un incidente mentre si trova alla guida di una vettura regolarmente assicurata con contratto RCA, anche nel caso in cui non abbia con sé la patente di guida, ha diritto a ricevere il risarcimento dei danni da parte della compagnia assicurativa (tenuta adempiere agli obblighi previsti dal contratto). Basta recarsi in caserma con la patente il giorno dopo l’incidente.
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Che cosa sono i fari dell’auto a matrice di led e come funzionano

L’argomento non è conosciuto a tutti, o meglio, forse la maggior parte degli automobilisti sa dell’esistenza dei fari a matrice led per la propria macchina, ma non conosce nel dettaglio come sono fatti e come funzionano. Per questo cercheremo di spiegarlo in parole semplici in questo articolo.
Innanzitutto quello che bisogna sapere è che si tratta di abbaglianti di profondità, in grado di garantire sempre la massima illuminazione possibile e di non disturbare comunque i guidatori al volante degli altri mezzi che si incrociano lungo il percorso. Come funziona il sistema di questa tipologia di fari? Si basa su una telecamera e su un software di riconoscimento delle immagini.
Come sono fatti i fari a matrice di led?
Si tratta di fari adattivi o attivi; la funzione di controllo del fascio luminoso si verifica attraverso l’accensione e lo spegnimento dei singoli led che vanno a formare i gruppi ottici. Quello che ne risulta è un’illuminazione molto efficace e profonda, che però riesce a non disturbare chi sta al volante dei veicoli che provengono dalla direzione opposta e dei mezzi che precedono l’auto dotata appunto di fari a matrice di led. Questa tipologia di luci di ultima generazione è stata realizzata nel tentativo di trovare e sviluppare nuove soluzioni che controllino il fascio luminoso durante la guida notturna.
Come funzionano questi particolari fari auto?
Sono proiettori di profondità, alloggiati nei gruppi ottici insieme alle luci diurne, agli indicatori di direzione e ai fari anabbaglianti. I fari a matrice di led si compongono appunto di una o più matrici di led, in questo modo creano decine di punti luminosi, ed è una centralina a gestirne l’accensione e lo spegnimento delle singole sorgenti di luce. Il fascio luminoso è regolato in modo da creare zone buie attorno alle auto che precedono o provengono dal senso opposto; una tecnologia che serve per non abbagliare alcun veicolo, eliminando quindi una delle possibili cause di distrazione e sinistro stradale, mantenendo comunque un’illuminazione molto efficace.
Su cosa si basa il funzionamento dei fari a matrice di led?
Funzionano grazie a una telecamera e un software di riconoscimento delle immagini. Se l’auto procede a una velocità inferiore a 50 km/h e su una strada illuminata, allora il fascio di profondità viene escluso totalmente, visto che è probabile che l’auto si trovi in un centro urbano. Se invece la telecamera capta il buio e l’auto viaggia a velocità più sostenuta, allora gli abbaglianti si attivano a pieno, ma l’illuminazione cambia e varia intensità nel caso in cui la telecamera riconosce veicoli provenire dalla direzione opposta oppure davanti all’auto stessa.
Quali sono i vantaggi di questa speciale fonte di illuminazione?
Il grande vantaggio di questa tecnologia è che è in grado di modificare il fascio luminoso, variando la luminosità e creando delle zone buie attorno ai veicoli che precedono o provengono in senso contrario. I fari a matrice di led sono stati inseriti per la prima volta nel 2012 sull’Opel Insignia, fu un prototipo. La prima auto prodotta con questa tecnologia, l’anno dopo, è stata Audi A8.
I costi
I fari a matrice di led vengono inseriti di serie su alcune ammiraglie o su modelli premium di vetture di fascia medio-alta. Altrimenti sono disponibili come optional e costano dai 500 ai 3.000 euro e oltre, se fanno parte di un pacchetto completo di accessori.
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Il ritorno di MG. Nel segno della sostenibilità

Diciamo che fa un po’ strano scorgere il marchio MG, che per generazioni di appassionati voleva dire la spider inglese nella sua purezza alla pari della Morgan, su un SUV elettrificato. Come ci è arrivato? Tocca fare una breve introduzione, per ricordarne le tappe principali.
Intanto MG significa Morris Garage, dal nome del suo fondatore – nel 1922 – William Morris, un appassionato che aveva cominciato a occuparsi delle nascenti automobili con una sua officina a Longbridge (Birmingham), dalla quale nel 1924 uscì la prima vetturetta sportiva. La fama di piccole auto sportive MG se la conquisto negli anni Trenta, ma la vera celebrazione arrivò nel dopoguerra, con i modelli MG A del 1955 e MG B del 1962, uscita di produzione nel 1980, dopo che il glorioso piccolo produttore inglese fu assorbito dal gruppo Rover, limitandosi poi a segnare col suo scudetto le versioni più sportive della nuova Casa madre.
Una breve rinascita del marchio sportivo si ebbe nel 1995 con la MG F e poi con la MG FT del 2002. Dopodiché il fallimento della Rover portò il marchio in mani cinesi, prima alla Naic e poi alla Saic, il primo produttore nazionale.
Nel 2010 la storia delle spider si concluse definitivamente: i cinesi usarono il marchio sul mercato interno e in quello inglese con vetture medio piccole, non particolarmente significative. Oggi a Longbridge non si produce più ma la sede della MG è ancora lì, lì c’è il quartiere operativo di Saic e si studiano nuove vetture e si sviluppa il design. Lì sono stati concepiti i nuovi crossover e SUV che ora Saic ha deciso di importare in Europa, Italia compresa, con la costituzione di una filiale diretta.
Quindi ecco in arrivo i primi due modelli: la MG EHS, un SUV ibrido plug-in e la MG ZS-EV, secondo SUV totalmente elettrico.
La EHS, che è grande, più di 4 metri e mezzo di lunghezza, ha un motore turbo benzina di 1500 cc abbinato a un motore elettrico con una potenza risultante complessiva di 258 CV (di cui 162 dal termico), trasmessi alle ruote con un cambio con dieci (!) rapporti. La batteria agli ioni di litio (ricaricabile alle colonnine oltre che in marcia) ha una capacità di 16,6 kW/h in modo da garantire un’autonomia in solo elettrico di 55 chilometri. La MG EHS ha un prezzo di listino interessante, 35.850 euro, che diventano 28.910 con gli incentivi statali. MG offre una garanzia di 7 anni o 150 mila km, una bella copertura.
La MG ZS totalmente elettrico è più piccolo, ha una batteria da 44,5kW/h, un motore da 143 CV e un’autonomia dichiarata di 263 chilometri. La ricarica richiede 40 minuti per avere l’80% della capacità. Prezzo non ancora ufficializzato.
Entrambe le MG hanno linee piacevoli e non barocche, una ricca dotazione di bordo, sistemi di sicurezza al livello delle migliori aziende europee. Obiettivo in Italia? Quest’anno incominciare ad entrare nel mercato con un paio di migliaia di vetture, per arrivare a 8-10 mila nel 2022, grazie all’estensione della rete dei concessionari, ora concentrata più al centro-nord.
MG EHS e MG ZS-EV, le foto
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Tutte le sigle automobilistiche italiane: quante ne conoscete?

Fino a quasi 30 anni fa le sigle automobilistiche italiane (quelle che permettono di scoprire le province di provenienza delle vetture) erano molto più visibili sulle targhe. Nel 1994 sparirono completamente per poi ritornare cinque anni più tardi, molto più piccole, sul lato destro della placca.
Attualmente le sigle automobilistiche italiane (usate anche in ambito postale e fiscale) sono ben 107: quante ne conoscete? Proviamo a scoprirlo insieme attraverso questo elenco completo: una lista che può essere usata anche come quiz per i bambini.
Sigle automobilistiche italiane: l’elenco completo delle targhe delle province
A – B – C – D – E – F – G – H– I – J – K – L – M – N – O – P – Q – R – S – T – U – V – W – Y – Z
A
- AG – Agrigento
- AL – Alessandria
- AN – Ancona
- AO – Aosta
- AR – Arezzo
- AP – Ascoli Piceno
- AQ – L’Aquila
- AT – Asti
- AV – Avellino
B
- BA – Bari
- BG – Bergamo
- BI – Biella
- BL – Belluno
- BN – Benevento
- BO – Bologna
- BR – Brindisi
- BS – Brescia
- BT – Barletta-Andria-Trani
- BZ – Bolzano
C
- CA – Cagliari
- CB – Campobasso
- CE – Caserta
- CH – Chieti
- CL – Caltanissetta
- CN – Cuneo
- CO – Como
- CR – Cremona
- CS – Cosenza
- CT – Catania
- CZ – Catanzaro
E
- EN – Enna
F
- FC – Forlì-Cesena
- FE – Ferrara
- FG – Foggia
- FI – Firenze
- FM – Fermo
- FR – Frosinone
G
- GE – Genova
- GO – Gorizia
- GR – Grosseto
I
- IM – Imperia
- IS – Isernia
K
- KR – Crotone
L
- LC – Lecco
- LE – Lecce
- LI – Livorno
- LO – Lodi
- LT – Latina
- LU – Lucca
M
- MB – Monza e Brianza
- MC – Macerata
- ME – Messina
- MI – Milano
- MN – Mantova
- MO – Modena
- MS – Massa-Carrara
- MT – Matera
N
- NA – Napoli
- NO – Novara
- NU – Nuoro
O
- OR – Oristano
P
- PA – Palermo
- PC – Piacenza
- PD – Padova
- PE – Pescara
- PG – Perugia
- PI – Pisa
- PN – Pordenone
- PO – Prato
- PR – Parma
- PT – Pistoia
- PU – Pesaro e Urbino
- PV – Pavia
- PZ – Potenza
R
- RA – Ravenna
- RC – Reggio Calabria
- RE – Reggio Emilia
- RG – Ragusa
- RI – Rieti
- RN – Rimini
- Roma – Roma
- RO – Rovigo
S
- SA – Salerno
- SI – Siena
- SO – Sondrio
- SP – La Spezia
- SR – Siracusa
- SS – Sassari
- SU – Sud Sardegna
- SV – Savona
T
- TA – Taranto
- TE – Teramo
- TN – Trento
- TO – Torino
- TP – Trapani
- TR – Terni
- TS – Trieste
- TV – Treviso
U
- UD – Udine
V
- VA – Varese
- VB – Verbano-Cusio-Ossola
- VC – Vercelli
- VE – Venezia
- VI – Vicenza
- VR – Verona
- VT – Viterbo
- VV – Vibo Valentia
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Fiat, la storia della Casa torinese

La Fiat non è solo la Casa automobilistica più amata dagli italiani ma anche una delle aziende più importanti del nostro Paese. Nei suoi oltre 120 anni di storia il marchio torinese ha realizzato vetture accessibili entrate nel mito e apprezzate da pubblico e critica e ha anche ottenuto parecchie vittorie sportive. Scopriamo insieme l’evoluzione di questo brand.
Fiat, la storia
La Fiat nasce ufficialmente l’11 luglio 1899 grazie ad un gruppo di facoltosi torinesi appassionati di automobili. La prima vettura – la 3 1/2 HP (dotata di un motore con una cilindrata di 650 cc) – vede la luce nello stesso anno e già nel 1900 arriva il primo successo nelle competizioni quando Felice Nazzaro porta a casa la Torino-Asti.
Nel 1906 la Casa automobilistica torinese diventa la più importante del settore in Italia e l’anno successivo – sempre grazie a Nazzaro (trionfatore al GP di Francia) – il brand conquista la prima vittoria importante. Nel 1907 si assiste però anche ad un crollo delle azioni in Borsa: le banche salvano la società e Giovanni Agnelli assume un ruolo sempre più importante all’interno dell’azienda.
Gli anni Dieci
Nel 1911 la Fiat conquista nuovamente il GP di Francia (con Victor Hémery) e l’anno seguente debutta la Zero, il primo modello di serie del marchio piemontese ad essere prodotto in più di 2.000 esemplari.
Durante la Prima Guerra Mondiale cresce in maniera incredibile: fornisce mezzi all’esercito italiano e a quello russo, vede incrementare i propri dipendenti da 4.000 a 40.000 e il capitale sociale aumenta di ben sette volte.

Il fascismo
Nel 1922 – anno di nascita del fascismo – viene inaugurata la fabbrica del Lingotto e nello stesso anno la Fiat conquista le due gare più importanti del calendario europeo: il GP di Francia con Nazzaro e quello d’Italia con Pietro Bordino. L’anno successivo tocca invece a Carlo Salamano salire sul gradino più alto del podio a Monza e ottenere l’ultimo successo importante in pista per la Casa torinese.
Nel corso del Ventennio Benito Mussolini aiuta parecchio la Fiat: impedisce alle società rivali Ford e General Motors di aprire fabbriche nel nostro Paese e aumenta i dazi doganali in nome dell’italianità. Nel 1932 il brand piemontese omaggia il Duce creando la 508 Balilla (la prima auto di massa del nostro Paese), nel 1936 è la volta della piccola 500 “Topolino” e nel 1939 viene inaugurato lo stabilimento di Mirafiori.
L’entrata in guerra dell’Italia al fianco di Adolf Hitler attenua i rapporti tra il regime e la Fiat: tra la seconda metà degli anni Trenta e l’inizio degli anni ’40 Mussolini comincia a favorire maggiormente l’Alfa Romeo e, come se non bastasse, molti stabilimenti del marchio vengono distrutti dai bombardamenti.

Il dopoguerra
Pochi mesi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale muore Giovanni Agnelli e la presidenza della società passa a Vittorio Valletta. La Fiat si riprende grazie agli aiuti economici degli Alleati e nel 1950 svela la 1400, la prima auto del marchio dotata di scocca portante.
In concomitanza con il boom economico nel nostro Paese vedono la luce due citycar destinate ad entrare nel mito: la 600 del 1955 e la 500 del 1957.

Gli anni Sessanta e Settanta
Nella seconda metà degli anni Sessanta avvengono numerosi cambiamenti in Fiat: nel 1966 – quando viene presentata la 124 (primo modello del marchio a conquistare il prestigioso riconoscimento di Auto dell’Anno) – Gianni Agnelli prende le redini della Casa torinese, che apre oltretutto uno stabilimento in Unione Sovietica. Nel 1969 vengono acquistati i marchi Ferrari e Lancia e due anni più tardi anche Abarth entra nel gruppo.
Nel 1970 la 128 (svelata l’anno prima) – la prima Fiat a trazione anteriore – diventa Auto dell’Anno e nello stesso periodo viene inaugurato lo stabilimento di Termini Imerese (Palermo). Due anni più tardi iniziano le attività nella fabbrica di Cassino (Frosinone) e tocca alla piccola 127 ottenere questo importante premio europeo riservato alle quattro ruote.
Nella seconda metà del decennio la Fiat – in crisi in seguito a continue lotte sindacali – torna a dominare nelle competizioni sportive, più precisamente nei rally: la 131 Abarth conquista tre Mondiali Costruttori e permette al finlandese Markku Alén (nel 1978) e al tedesco Walter Röhrl (nel 1980) di trionfare tra i Piloti.

Gli anni ’80
All’inizio degli anni ’80 la Casa torinese vince il braccio di ferro con i sindacati e grazie al dirigente Vittorio Ghidella (entrato in azienda pochi anni prima e nominato responsabile del settore auto) si risolleva con una serie di prodotti che conquistano gli automobilisti europei come ad esempio la Panda del 1980.
La Fiat Uno del 1983 rivoluziona il segmento delle “utilitarie” e conquista il titolo di Auto dell’Anno nel 1984, nel 1986 si procede con l’acquisizione dell’Alfa Romeo mentre nel 1989 tocca alla “segmento C” Tipo, svelata l’anno prima, conquistare questo importante premio.

Gli anni Novanta
Il brand piemontese punta a conquistare il mercato mondiale negli anni ’90 attraverso una serie di stabilimenti sparsi per il globo ma le più grandi soddisfazioni continuano ad arrivare dal Vecchio Continente: la Punto del 1993 (anno in cui la Maserati entra a far parte del Gruppo) e le compatte Bravo (a tre porte) e Brava (a cinque porte) del 1995 diventano rispettivamente Auto dell’Anno nel 1995 e nel 1996.
Degna di nota la Fiat Multipla del 1998, una monovolume compatta dalle forme particolarmente originali (non apprezzate da tutti) in grado di accogliere in meno di quattro metri di lunghezza sei passeggeri su due file di sedili.

L’era Marchionne
Gli anni Duemila non si aprono nel migliore del modi per la Casa torinese: l’alleanza con la General Motors iniziata nel 2000 termina solo cinque anni più tardi e nei primi anni del decennio vedono la luce alcuni prodotti che faticano a conquistare il pubblico.
La svolta arriva nel 2004 quando Sergio Marchionne viene nominato amministratore delegato della Fiat: nello stesso anno la seconda generazione della Panda, presentata l’anno prima, vince il premio di Auto dell’Anno mentre nel 2005 le linee sportive della Grande Punto seducono gli automobilisti italiani ed europei.
Crescono le vendite ma soprattutto aumentano i profitti: nel 2007 la riedizione della 500 (nominata Auto dell’Anno nel 2008) contribuisce ad incrementare l’appeal nel mondo del marchio piemontese nel 2009 prende il via l’accordo con la Chrysler che nel 2014 porta alla nascita del gruppo industriale FCA, composto anche da altri tre marchi “yankee” (Dodge, Jeep e Ram).

Fiat Chrysler Automobiles
La piccola SUV Fiat 500X del 2014 è il primo vero frutto della partnership italo-americana: una crossover realizzata sul pianale della Jeep Renegade che contribuisce a rivitalizzare lo stabilimento lucano di Melfi. L’anno seguente debutta la seconda generazione della Tipo, che diventa rapidamente una delle compatte più amate nel nostro Paese.
La Casa piemontese nel 2016 torna nel segmento delle sportive e grazie a un accordo con Mazda realizza la seconda serie della 124 Spider, costruita in Giappone e con molti elementi in comune con la MX-5.

Dopo Marchionne
La scomparsa di Marchionne il 25 luglio 2018 a Zurigo prende di sorpresa una Fiat non molto in forma, priva di modelli nuovi da due anni e senza una proposta nel “segmento B” dopo l’addio alle scene della Punto.
La svolta arriva nel 2020, purtroppo in concomitanza con l’arrivo del Covid-19: debuttano le versioni mild hybrid benzina di Panda e 500 e, soprattutto, la Nuova 500 esclusivamente elettrica.
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Si può passare all’auto elettrica senza avere un garage?

Una domanda che gli automobilisti oggi spesso si pongono, vista la diffusione sul mercato delle auto elettriche, è se si può avere una vettura di questo tipo anche se non si ha un garage a casa. Certo che è possibile, bisogna chiaramente imparare a gestire le operazioni di ricarica e organizzarsi per non rimanere a piedi.
Chiaramente il consiglio è quello di scegliere un’auto a zero emissioni che abbia una buona autonomia e con possibilità di ricarica rapida, è necessario poi identificare una base di ricarica alternativa al garage e sfruttare le soste per ricariche occasionali. È ovvio che parcheggiare la propria auto elettrica nel garage di casa la sera e svegliarsi la mattina trovandola carica e pronta è comodissimo, e fa risparmiare anche molto tempo e denaro. Vediamo i nostri migliori consigli per avere un’auto elettrica anche se non si possiede un garage.
Trovare un punto di ricarica alternativo al garage di casa
Se non si ha il garage, la cosa importante è avere un punto di ricarica di riferimento; prima di comprare l’auto assicurati di avere una colonnina vicina a casa o al lavoro. Non puoi improvvisare infatti ogni volta che la macchina ha bisogno del rifornimento di energia.
Wall box da esterno
Si possono installare dei wall box anche all’esterno, esistono dei modelli che hanno un buon grado di protezione da polvere e agenti atmosferici. L’ideale sarebbe avere un giardino o un cortile esterno a casa, oppure un box condominiale o una tettoia all’esterno, dove installare la propria stazione di ricarica personale.
Ricaricare l’auto elettrica mentre si è al lavoro
Un’alternativa è ricarica la macchina nelle ore in cui sei in ufficio. Informati se l’azienda in cui lavori ha una colonnina di ricarica per i suoi dipendenti o se ce n’è disponibile una vicina al luogo di lavoro. In questo caso la gestione della macchina è più semplice, chi infatti decide di comprare un’auto EV senza avere il garage, spesso ha la possibilità di ricaricare la sua auto proprio mentre si trova in azienda, durante le ore di lavoro. Calcola altrimenti dove si trova la colonnina di ricarica pubblica più vicina.
Colonnine di ricarica vicino a casa
Se non ci sono colonnine vicino al luogo di lavoro, controlla almeno che ci siano vicino a casa, se non hai appunto il garage. Conviene fare una ricerca per vedere se esiste una stazione di ricarica entro 5 km da casa.
L’alternativa al garage di casa nel tempo libero
Altra alternativa da valutare è la presenza di una colonnina di ricarica in un luogo che si frequenta nel tempo libero, come per esempio il centro commerciale, la piscina, la palestra, il cinema e altri. Si può sfruttare così un momento in cui lasceresti comunque l’auto parcheggiata, per ricaricarla, evitando una sosta extra in un altro momento, risparmiando così tempo.
Come gestire le emergenze
Avere un’auto elettrica ma non possedere un garage a casa significa organizzarsi per tempo e in maniera perfetta, per non rischiare di rimanere a piedi.
Attenzione: tieni sempre pronto un piano B per le emergenze, nei momenti in cui l’auto elettrica non può essere usata.
Può capitare infatti che la colonnina scelta non funzioni per qualche giorno, che debba essere riparata. Cosa fare? Valuta se ci sono altre colonnine di ricarica pubblica vicine a casa o al lavoro, ancora meglio se a casa hai una vettura a motore a combustione come riserva.
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Intercooler: che cos’è e come funziona?

Parliamo di un importante elemento auto, l’intercooler, che forse non tutti conoscono. Di che cosa si tratta? È uno scambiatore di calore, cioè un radiatore (aria-aria o aria-acqua), che abbassa la temperatura dell’aria che proviene dal compressore, prima di immetterla nei cilindri. Perché è importante? Aumenta il rendimento e la potenza del motore e riduce la formazione di ossidi di azoto (NOx).
L’intercooler si trova nei motori sovralimentati, come abbiamo detto quindi raffredda l’aria che esce dal turbocompressore per portarla ad una temperatura ottimale prima di entrare nel motore. Il turbocompressore comprime l’aria in aspirazione e così ne aumenta la temperatura, ma nello stesso tempo abbassa la densità e viene limitata la quantità di aria aspirata.
A cosa serve l’intercooler
Come abbiamo appena detto, abbassa la temperatura nella camera di combustione; in questo modo si allontanano le condizioni in cui si verifica la detonazione e si può bruciare una maggiore quantità di benzina, grazie alla maggiore densità dell’aria introdotta. Le temperature di combustione più basse inoltre limitano la formazione degli NOx. Ecco perché da anni tutti i motori sovralimentati sono dotati di intercooler.
Come funziona l’intercooler?
Sulle auto l’intercooler è installato solitamente tra il turbocompressore e l’aspirazione; è dotato di un radiatore per il raffreddamento che viene generalmente collocato nella parte anteriore del veicolo con una apposita presa d’aria. Attraverso il circuito di raffreddamento, l’intercooler abbassa la temperatura dell’aria aumentandone la densità e aumentando, a parità di pressione, la quantità di carburante nella camera di combustione. Contribuisce quindi a migliorare il rendimento del motore sia per quanto riguarda i consumi sia per quanto riguarda prestazioni e affidabilità.
A quando risale l’utilizzo dell’intercooler?
Si tratta di un elemento che ha iniziato a essere installato sulle auto di serie dai primi anni Ottanta, insieme alla diffusione dei motori turbo. Con l’accoppiata turbo-intercooler, potevano essere aumentate la coppia e la potenza, senza aumentare la cilindrata. Una scelta che dagli anni Duemila è stata sempre più usata dai costruttori per poter ridurre i consumi di carburante, grazie alla cilindrata inferiore.
L’intercooler, per la sua conformazione esterna, raccoglie purtroppo sporco e fango, soprattutto se si usa tanto l’auto nei fuoristrada. A causa del tubo di recupero dei vapori olio, tende a sporcarsi anche all’interno. Questi vapori infatti si condensano nell’intercooler, nella parte più vicina al collettore di aspirazione del motore.
Come smontare l’intercooler
Cosa serve per lo smontaggio dell’intercooler e la pulizia:
- martello;
- chiave fissa da 36mm;
- set di chiavi a bussola;
- cacciaviti;
- prodotti per la pulizia;
- diluente nitro.
Come procedere:
- rimuovere il convogliatore superiore;
- inserire la chiave da 36 mm nel dado del ventolone;
- con un martello, dare qualche colpo da destra verso sinistra alla chiave, per svitare il ventolone;
- rimuovere il convogliatore da dietro il radiatore, svitando le viti;
- smontare la griglia del radiatore;
- rimuovere le plastiche superiori di protezione dei fari;
- svitare la vite che tiene la freccia;
- tirare la freccia verso di sé, per farla sganciare dai due fermi in plastica, e scollegare i connettori delle lampadine,
- con un cacciavite abbastanza lungo, svitare la vite che assicura il baffetto inferiore al fianchetto del parafango, inserendo il cacciavite da un foro predisposto nel passaruota;
- ripetere per entrambi i lati;
- rimossi i baffetti, si può rimuovere la griglia stessa;
- con una chiave o una bussola da 13 mm, svitare entrambe le trombe e staccare i relativi connettori;
- spostando la spugna, svitare la vite che assicura la staffa superiore dell’intercooler e svitare le due viti che assicurano la piastrina inferiore al condensatore dell’aria condizionata;
- rimuovere le piastrine e i tubi che portano l’aria dal turbocompresssore all’intercooler e dall’intercooler al collettore di aspirazione, svitando le fascette;
- svitare le due viti che assicurano l’intercooler al radiatore, una per lato, e sfilare l’intercooler verso l’alto;
- adesso è il momento di lavare l’intercooler con un detersivo sgrassatore e acqua all’esterno, con diluente nitro all’interno, per eliminare i residui d’olio.
Le fasi del rimontaggio
Come rimontare l’intercooler:
- riposizionarlo davanti al radiatore e serrare le viti;
- riposizionare le piastrine dell’intercooler;
- montare le due trombe, ricollegando i connettori;
- riposizionare la griglia del radiatore e i baffetti inferiori e fissarli con le viti;
- reinserire in posizione le frecce, dopo aver collegato i connettori delle lampadine;
- collegare i tubi dell’intercooler e stringere le fascette;
- montare il convogliatore principale;
- riavvitare in posizione il ventolone;
- riposizionare il convogliatore superiore, bloccando le viti.
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Skoda Kodiaq: modelli, prezzi, dotazioni e foto

La Skoda Kodiaq – nata nel 2016 – è una SUV media ceca disponibile a trazione anteriore o integrale. Sviluppata sullo stesso pianale della Seat Tarraco e della Volkswagen Tiguan Allspace, può ospitare fino a sette posti.
In questa guida all’acquisto della Skoda Kodiaq analizzeremo nel dettaglio tutte le versioni presenti in listino della Sport Utility di Mladá Boleslav, una delle migliori proposte del segmento: prezzi, motori, accessori, prestazioni, pregi, difetti e chi più ne ha più ne metta.
Le foto della Skoda Kodiaq
Skoda Kodiaq: le caratteristiche principali
La Skoda Kodiaq è una Sport Utility media ingombrante – circa 4,70 metri di lunghezza – caratterizzata da un bagagliaio immenso.
Alti e bassi, invece, per quanto riguarda l’abitacolo (che presenta qualche imprecisione di troppo alla voce “finiture” nelle zone più nascoste: niente di preoccupante, però, sia chiaro): se è vero che i centimetri a disposizione delle spalle e della testa di chi si accomoda dietro sono parecchi è altrettanto vero che diverse rivali offrono più spazio nella zona delle gambe.

Gli allestimenti della Skoda Kodiaq
Gli allestimenti della Skoda Kodiaq sono sei: Ambition, Executive, Style, S-Tech, Scout, SportLine.
Skoda Kodiaq Ambition
La Skoda Kodiaq Ambition ha un prezzo interessante e una dotazione di serie che comprende:
- 3° poggiatesta centrale posteriore regolabile in altezza
- 4 altoparlanti
- 7 airbag
- 8 altoparlanti
- Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori con chiusura di sicurezza per bambini
- Attivazione luci emergenza e sblocco automatico chiusura centralizzata in caso di incidente
- Ausilio partenza in salita
- Bracciolo centrale anteriore con vano Jumbo Box refrigerato e presa da 12V
- Bracciolo posteriore con portabicchieri
- Cappelliera avvolgibile, con posizione intermedia
- Cerchi in lega 17″ Mitykas
- Chiusura centralizzata con telecomando (2 chiavi pieghevoli)
- Climatronic – Climatizzatore automatico bizona con AQS (Air Quality Sensor)
- Drive Mode Select (solo per 4×4)
- Driver Activity Assistant – dispositivo di riconoscimento della stanchezza del conducente
- ESC, incl. ABS, MSR, ASR, EDS, HBA, DSR, RBS, freno multicollisione (MKB), XDS+ e Autohold
- Fari alogeni regolabili manualmente in altezza con luci diurne a LED
- Fari fendinebbia anteriori
- Freno di stazionamento elettromeccanico con funzione Auto Hold
- Front Assistant con riconoscimento pedoni
- Funzione Off-Road (solo per 4×4)
- Ganci fermacarico nel vano bagagli
- Interni Ambition con inserti decorativi
- Kessy Go (sistema di avviamento motore senza chiave)
- Light Assistant (accensione automatica delle luci con funzione Coming/Leaving Home, Tunnel Light e Day Light)
- Limitatore di velocità
- Luci a LED posteriori – base
- Mancorrenti al tetto di colore nero
- Maxi DOT con funzione suggerimento cambio marcia
- Radio Bolero con display di 8″, Bluetooth, 2 prese USB Type-C con connettività Apple, Wi-Fi e assistente vocale Laura
- Regolatore di velocità
- Ricezione radio digitale DAB+
- Sedili anteriori regolabili in altezza
- Sedili posteriori divisi (60:40); pieghevoli; con regolazione (180 millimetri) e regolazione dell’inclinazione dello schienale scorrevole
- Sensore di pioggia
- Sensori di parcheggio psoteriori
- Sistema di ancoraggio Isofix per 2 seggiolini per bambini sui sedili posteriori e 1 sul sedile del passeggero
- Skoda Care Connect – Servizi di chiamata di emergenza (a vita) con Service proattivo (10 anni) e servizi di accesso remoto per un anno
- Smartlink via cavo con Apple CarPlay, Android Auto e MirrorLink
- SmartLink Wireless – funzionalità tramite Wi-Fi per Apple CarPlay e Android Auto (per smartphone compatibili)
- Specchietti retrovisori esterni e maniglie portiere in colore carrozzeria
- Specchietto retrovisore interno schermabile automaticamente
- Specchietti retrovisori esterni regolabili, ripiegabili e riscaldabili elettricamente, schermabili automaticamente
- Supporto lombare sedili anteriori
- Tasche laterali nei sedili anteriori
- Vani portaoggetti nel vano bagagli
- Vani portaoggetti sui lati dietro il passaruota
- Vano nella parte bassa nel pannello strumenti centrale – con chiusura
- Vano portaoggetti nella plancia illuminato e refrigerato
- Vano portaoggetti nella plancia in alto
- Vano portaombrello nella portiera del conducente con ombrello integrato
- Vetri oscurati a partire dal montante B
- Volante multifunzione in pelle a 2 razze (con comandi radio e telefono)
Skoda Kodiaq Executive
La Skoda Kodiaq Executive – la versione che ci sentiamo di consigliare – ha un prezzo interessante, costa 1.400 euro più della Ambition a parità di motore e aggiunge:
- Bluetooth con Wi-Fi
- Colore metallizzato e/o perlato
- Navigatore satellitare “Amundsen” con display di 8″, 2 prese USB Type-C con connettività Apple, Web Radio, mappe Europa 2,5D aggiornabili gratuitamente, SSD 64 GB, assistente vocale Laura, Wi-Fi e servizi infotainment online per 1 anno
- Sensori di parcheggio anteriori
Skoda Kodiaq Style
La Skoda Kodiaq Style ha un prezzo convincente, costa 2.300 euro più della Executive a parità di motore e aggiunge:
- Adaptive Cruise Control – regolatore di velocità fino a 210 km/h con regolazione automatica della distanza e funzione di frenata di emergenza
- Cerchi in lega 19″ Triglav
- Cornice finestrini laterali cromata
- Fari fendinebbia con funzione curvante
- Fari full LED con AFS (Adaptive Frontlight System), con regolazione dinamica, lavafari a scomparsa integrati
- Illuminazione vano piedi anteriore e posteriore
- Inserti decorativi Style
- Interni in misto pelle/tessuto
- Kessy Full (sistema di apertura-chiusura porte e avviamento motore senza chiave) su tutte le 4 portiere
- Luci posteriori a LED con luci per l’illuminazione della targa posteriore
- Mancorrenti al tetto di colore argento
- Tecnologia LED per illuminazione Ambient Light multicolor con 10 colori
- Niente colore metallizzato e/o perlato
Skoda Kodiaq S-Tech
La Skoda Kodiaq S-Tech, contraddistinta da un eccellente rapporto prezzo/dotazione, costa 3.400 euro più della Ambition a parità di motore e aggiunge:
- Auto Light Assistant
- Fari full LED con AFS, con regolazione dinamica e fari fendinebbia con funzione curvante
- Adaptive Lane Assistant
- Lavafari integrati
- Luci posteriori a LED con luci per l’illuminazione della targa posteriore
- Maxi DOT – display multifunzione con computer di bordo a colori
- Navigatore satellitare “Amundsen” con display di 8″, 2 prese USB Type-C con connettività Apple, Web Radio, mappe Europa 2,5D aggiornabili gratuitamente, SSD 64 GB, assistente vocale Laura, Wi-Fi e servizi Infotainment Online per 1 anno
- Predictive Cruise Control – regolatore di velocità fino a 210 km/h con regolazione automatica della distanza e funzione di frenata di emergenza
- Sedili anteriori riscaldabili
- Sensori di parcheggio anteriori e posteriori
- Side Assistant con Rear Traffic Alert
- Sistema di riconoscimento segnaletica stradale
- Spia allacciamento cinture di sicurezza e avviso acustico per 7 posti
- Telecamera posteriore
- Terza fila di sedili con bracciolo nella seconda fila, sistema piano di carico con doppio fondo
- Traffic Jam Assistant (per DSG)
- Ugelli lavavetri riscaldabili
- Volante riscaldabile
Skoda Kodiaq Scout
La Skoda Kodiaq Scout – un po’ povera – aggiunge alla dotazione della Ambition:
- Battitacco decorativi anteriori e posteriori
- Bluetooth con Wi-Fi
- Cerchi in lega da 19″ Braga in antracite
- Fari full LED con AFS, con regolazione dinamica e fari fendinebbia con funzione curvante
- Illuminazione vano piedi anteriore e posteriore
- Inserti decorativi effetto legno
- Interni in Alcantara e pelle con logo Scout
- Interno delle portiere rivestito in Alcantara
- Kessy Full
- Lavafari integrati
- Luci posteriori LED – Top
- Mancorrenti al tetto in colore argento e cornici dei finestrini cromati
- Navigatore satellitare “Amundsen” con display di 8″, 2 prese USB Type-C con connettività Apple, Web Radio, mappe Europa 2,5D, SSd 64 GB aggiornabili gratuitamente, assistente vocale Laura, Wi-Fi e servizi infotainment online per 1 anno
- Paraurti anteriore e posteriore con componenti argentate Look off-road
- Parking Distance Control – Sensori di parcheggio anteriori con funzione frenante
- Pedaliera con inserti in acciaio
- Protezione inferiore supplementare del motore e protezione antipietrisco per il sottoscocca
- Sedili anteriori riscaldabili
- Specchietti esterni in alluminio
- Sterzo progressivo
- Tecnologia LED per illuminazione Ambient Light multicolor con 10 colori
- Volante riscaldabile
Skoda Kodiaq SportLine
La Skoda Kodiaq SportLine – conveniente ma un po’ povera – costa 5.600 euro più della Ambition a parità di motore e aggiunge:
- Adaptive Cruise Control
- Battitacco decorativi anteriori e posteriori
- Cerchi in lega da 19″ Triglav in antracite
- Cielo nero
- Colore non metallizzato speciale
- Cornice della calandra di colore nero lucido
- Cornice dei finestrini di colore nero
- Fari full LED con AFS, con regolazione dinamica e fari fendinebbia con funzione curvante
- Illuminazione vano piedi anteriore e posteriore
- Inserti decorativi carbon-look
- Interno delle portiere rivestito in Alcantara
- Kessy Full
- Lavafari integrati
- Luci posteriori LED – Top
- Navigatore satellitare “Amundsen” con display di 8″, 2 prese USB Type-C con connettività Apple, Web Radio, mappe Europa 2,5D, SSD 64 GB aggiornabili gratuitamente, assistente vocale Laura, Wi-Fi e servizi infotainment online per 1 anno
- Parking Distance Control
- Pedaliera con inserti in acciaio
- Sedile conducente con supporto lombare regolabile elettricamente con funzione di memoria
- Sedili sportivi in Tecnofibra ArtVelours e pelle con cuciture grigie
- Specchietti esterni di colore nero lucido regolabili, ripiegabili e riscaldabili elettricamente, schermabili automaticamente con funzione memoria e luci di ingombro laterali
- Sterzo progressivo
- Tappetini in tessuto con cuciture grigie
- Tecnologia LED per illuminazione Ambient Light multicolor con 10 colori
- Volante multifunzione sportivo a 3 razze in pelle traforata con leve cambio DSG

Skoda Kodiaq: modelli e prezzi di listino
Di seguito troverete tutte le caratteristiche delle versioni della Skoda Kodiaq. La gamma motori della SUV media ceca è composta da tre unità sovralimentate vivaci e silenziose:
- un 1.5 turbo benzina TSI da 150 CV
- un 2.0 turbodiesel TDI da 150 CV
- un 2.0 turbodiesel TDI da 200 CV
Skoda Kodiaq 1.5 TSI (da 29.200 euro)
La Skoda Kodiaq 1.5 TSI (prezzi fino a 37.000 euro) è l’unica variante a benzina della crossover ceca e punta più sul comfort e sui bassi consumi che sul divertimento: il cambio automatico DSG (doppia frizione) a sette rapporti predilige le andature rilassate e nelle curve il peso si fa sentire. Il motore ha una cilindrata più elevata rispetto alle rivali, non una buona notizia per chi vuole risparmiare sull’assicurazione RC Auto.
Skoda Kodiaq 2.0 TDI 150 CV (da 35.350 euro)
La Skoda Kodiaq 2.0 TDI 150 CV (prezzi fino a 43.350 euro) è la versione “entry level” a gasolio della Sport Utility esteuropea e monta un motore 2.0 (una cilindrata importante che non aiuta a risparmiare sull’assicurazione RC Auto) ricco di cavalli e di coppia – 360 Nm – in grado di offrire una spinta molto corposa ai bassi regimi. Il peso elevato incide negativamente sull’agilità nelle curve e sui consumi (le emissioni di CO2 elevate, oltretutto, le impediscono di beneficiare dell’Ecobonus) e il cambio automatico DSG è più adatto a una guida rilassata.
Skoda Kodiaq 2.0 TDI 200 CV (da 43.870 euro)
La Skoda Kodiaq 2.0 TDI 200 CV (prezzi fino a 45.770 euro) è la versione diesel della SUV media di Mladá Boleslav che ci sentiamo di consigliare. 50 CV in più che contribuiscono ad incrementare il piacere di guida e il coinvolgimento.

Skoda Kodiaq: gli optional
La dotazione di serie della Skoda Kodiaq andrebbe a nostro avviso arricchita con tre optional fondamentali: il Parking Distance Control (350 euro: sensori di parcheggio anteriori e posteriori con frenata automatica), il pacchetto Travel Assistant Pack – Basic (1.400 euro: Adaptive Lane Assistant, Side Assistant con Rear traffic Alert, Adaptive Cruise Control, ugelli lavavetri riscaldabili, Maxi DOT a colori e sulle versioni DSG Traffic Jam Assistant e Emergency Assistant) e la vernice metallizzata (730 euro).
Sulla variante Executive aggiungeremmo invece l’Auto Light Assistant (210 euro, sistema di controllo automatico dei fari abbaglianti), il tetto panoramico apribile elettricamente (1.260 euro) e il pacchetto Travel Assistant Pack – Top (1.450 euro: Adaptive Lane Assistant, Side Assistant con Rear traffic Alert, Predictive Cruise Control – regolatore di velocità fino a 210 km/h con regolazione automatica della distanza e funzione di frenata di emergenza, ugelli lavavetri riscaldabili, sistema di riconoscimento segnaletica stradale, Maxi DOT a colori e sulle versioni DSG Traffic Jam Assistant e Emergency Assistant). Questi ultimi due accessori starebbero bene anche sulla Style (con il pacchetto Travel Assistant Pack – Top a 1.280 euro con l’aggiunta dell’Auto Light Assistant) insieme alla tinta metallizzata.
Il tetto apribile e la vernice metallizzata andrebbero acquistati anche sulle versioni SportLine, S-Tech e Scout della Skoda Kodiaq insieme al Kessy Full (280 euro: Keyless Entry, Start and exit System, sistema di blocco/sblocco portiere senza chiave su tutte le 4 portiere con allarme volumetrico con sirena complementare e Safe System).
Skoda Kodiaq usata
Le Skoda Kodiaq sono facili da trovare usate: bastano poco più di 15.000 euro per una 2.0 TDI 190 CV del 2017 con oltre 100.000 km sul groppone.
Skoda Kodiaq dimensioni
La Skoda Kodiaq è lunga 4,70 metri (4,71 la Scout), larga 1,88 metri e alta 1,68 metri (1,69 per le varianti Scout e SportLine).
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Freno a mano elettrico, come funziona?

Nelle auto di ultima generazione, ormai già da qualche anno, il freno a mano con la classica leva è stato sostituito da quello elettrico. Una soluzione che conferisce alla vettura un senso di lusso, eleganza e discrezione. All’inizio questo dispositivo era montato solo su modelli di una certa fascia di prezzo, ma con il passare del tempo è diventato d’uso comune ormai su automobili di ogni tipo e costo. Chi è abituato al classico freno a mano, non vedendo la leva, si chiederà se quello elettrico è in grado di garantire una maggiore sicurezza: vediamo nel dettaglio come funziona, i vantaggi e gli svantaggi.
Come funziona il freno a mano elettrico
Il freno a mano elettrico è composto da una centralina e da un pulsante. Quando si preme il pulsante, le ganasce posteriori si attivano, chiudendosi o aprendosi a seconda della loro posizione di partenza. Rispetto al freno a mano classico, dotato di leva, quello elettrico è gestito semplicemente attraverso il pulsante di attivazione.
Freno a mano elettrico ibrido
I sistemi elettronici di stazionamento possono avvalersi di due diverse tecnologie che differiscono tra di loro: quella ibrida e quella full electric. Per quanto riguarda la tecnologia ibrida, il funzionamento richiama a grandi linee quello del freno a mano classico con la leva e in certi casi può rappresentare un vantaggio, in quanto l’azionamento non è interamente elettronico ma ha anche una componente meccanica. Bisogna anche dire che nel lungo periodo, la stessa componente meccanica può usurarsi o allentarsi, perdendo la sua efficacia. In situazioni di temperature particolarmente rigide, inoltre, il sistema può avere dei tempi di reazione più lenti e in alcuni casi potrebbe anche bloccarsi.
Freno a mano full electric
Il freno a mano elettrico che si avvale della tecnologia full electric, invece, presenta due motorini che ingranano su un meccanismo che agisce direttamente sulle pinze freno. In questo caso si parla di freno elettrico integrato nelle pinze: il grande vantaggio di tale sistema è la forza frenante potenziata rispetto a quella che viene normalmente esercitata. Questo sistema, inoltre, può coinvolgere anche le ruote anteriori, così da garantire maggiore sicurezza soprattutto in caso di situazioni di emergenza.
I vantaggi del freno a mano elettrico
Sono numerosi i vantaggi derivati dalla presenza del freno a mano elettrico a bordo di una vettura. Il sistema elettronico di stazionamento viene attivato attraverso la pressione di un pulsante e consente al guidatore di evitare lo sforzo muscolare necessario con la classica leva. Trattandosi di un componente elettronico, in molte auto si attiva appena si spegne il motore per poi attivarsi di nuovo quando si riparte.
La ripartenza in salita diventa più immediata e più facile da fare: il dispositivo Hill Holder, infatti, è in grado di rilevare la pendenza e non far arretrare la vettura, dando la possibilità al conducente di attivare frizione e acceleratore e ripartire senza troppi sforzi. Con il freno a mano elettrico, inoltre, le vetture risultano più leggere in termini di peso.
Freno a mano elettrico: gli svantaggi
Al netto dei vantaggi, come sempre esistono anche degli svantaggi. Il freno a mano elettrico, per esempio, non è sempre ben visibile: alcuni modelli di auto hanno il pulsante sulla portiera, altri sotto al volante. Sostituire le pastiglie dei freni posteriori richiede un intervento particolare, un’operazione di taratura elettronica da fare in officina. Il prezzo dei sistemi elettronici di stazionamento, inoltre, risultano leggermente superiori rispetto a quelli classici. Il freno a mano elettronico, infine, non è adatto alla guida sportiva in pista: la mancanza della leva impedisce di eseguire curve a sbandata controllata tipiche dei rally.
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