Le regine di Le Mans al Museo Porsche di Stoccarda

La mostra “24 Ore per l’Eternità. Le Mans”, in programma al Museo Porsche di Stoccarda dal 26 marzo al 13 luglio 2014, è un evento da non perdere per gli appassionati di motorsport. Durante questa retrospettiva, nata per celebrare il ritorno nella celebre corsa endurance transalpina della Casa più vincente di sempre (16 successi tra il 1970 e il 1998), sarà possibile ammirare i modelli del brand tedesco che hanno fatto la storia di questa gara.La protagonista assoluta sarà la 919 Hybrid, che parteciperà all’edizione 2014 della 24 Ore di Le Mans (14-15 giugno) con due esemplari. Il primo sarà guidato dal francese Romain Dumas (già vincitore nel 2010), dal tedesco Marc Lieb (quattro successi alla 24 Ore del Nürburgring) e dallo svizzero Neel Jani (campione A1 GP 2007/2008) mentre l’equipaggio del secondo sarà composto dal tedesco Timo Bernhard (vincitore a Le Mans nel 2010), dall’australiano Mark Webber (3° nei Mondiali F1 2010, 2011 e 2013) e dal neozelandese Brendon Hartley (campione europeo Formula Renault 2.0 nel 2007).Accanto a lei, oltre 20 diverse vetture da corsa presenti al Museo Porsche di Stoccarda nella mostra “24 Ore per l’Eternità. Le Mans” racconteranno l’evoluzione tecnologica del marchio di Zuffenhausen. Tra i modelli più significativi troviamo la 936 (tre volte sul gradino più alto del podio: 1976, 1977, 1981) – l’auto più veloce di sempre (360 km/h) sul rettilineo di Mulsanne – e la 911 GT1 (l’ultima a trionfare, nell’ormai lontano 1998).Durante i due giorni della 24 Ore di Le Mans 2014 il museo sarà gratuito e aperto ininterrottamente dalle 09:00 di sabato 14 giugno alle 18:00 di domenica 15 giugno in modo da permettere ai visitatori di seguire in diretta la corsa attraverso numerosi schermi. Negli altri giorni questo spazio espositivo sarà aperto da martedì a domenica dalle 09:00 alle 18:00: 8 euro il costo del biglietto intero, 4 quello ridotto. Per maggiori informazioni consultate il sito ufficiale.

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Seat Ibiza compie trent’anni

Visto il modo in cui ringiovanisce il suo look di volta in volta, non si direbbe. Ma la Seat Ibiza compie 30 anni.Il modello di maggior successo nella storia del marchio spagnolo, leader del proprio segmento da 15 anni in Spagna, debuttò al Salone di Parigi nel 1984 e da quel momento diede il via alla sua popolarità.Sono quasi cinque milioni le unità vendute fino a oggi e l’andamento delle vendite continua a essere fortemente positivo. Le originiLa prima generazione della Seat Ibiza (1984-1993) nacque dalla collaborazione tra la Casa spagnola e alcune aziende, tra cui l’Italdesign di Giugiaro, Karmann e Porsche.Nel 1986 debuttò la versione a cinque porte, ma la trasformazione estetica arrivò nel 1991, quando Ibiza sfoggiò un nuovo frontale e nuovi interni; non a caso l’anno successivo diventò auto ufficiale dei Giochi Olimpici di Barcellona. La seconda generazione (1993-2002) nacque nello stabilimento di Martorell. Migliorò ulteriormente il design, ma anche gli allestimenti e le motorizzazioni. Fu sviluppata nell’ambito del Gruppo Volkswagen con versioni 3 e 5 porte e una gamma di sei motorizzazioni (benzina, diesel e turbodiesel).Le confermeLa terza generazione (2002-2008) fu impreziosita dall’introduzione del “Telaio Agile” e migliorò ulteriormente nelle performance dei motori diesel. Il restyling del 2006 rese l’Ibiza ancor più moderna e sportiva.Nel 2008 arrivò la quarta generazione, quella attuale per intenderci. il concetto di "design a freccia" conferiva al frontale dell’Ibiza un look più sportivo e unico rispetto alle versioni precedenti, grazie alle linee geometriche più nette, frutto della creatività dell’allora Responsabile Design SEAT Luc Donckerwolke.La piattaforma condivisa con il Gruppo Volkswagen, il nuovo cambio DSG a sette rapporti e le nuove motorizzazioni, sempre più efficienti e potenti, hanno caratterizzato le Ibiza degli ultimi anni.I numeri del successoGuardando i dati relativi alle unità più vendute per generazione, la seconda al momento è quella che ha ottenuto maggiore successo con 1.552.607 vetture commercializzate.Ma va tenuto conto che l’ultima, dal 2008 a oggi, ha ancora tanto tempo a disposizione per poter far lievitare le attuali 924.183 unità vendute.


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Mazda3, il design Kodo convince ancora

Quando un design è vincente, oltre che dal mercato, il riconoscimento arriva anche da prestigiose istituzioni del settore. Poi, quando questo riconoscimento si tramanda di gamma in gamma, l’immagine di un prodotto si rinforza ancora di più.Il caso in questione è di Mazda, e a ripetere l’esito dello scorso anno della Mazda6, quest’anno il Red Hot Award (premio di design) è stato ri-assegnato al brand giapponese per la nuova compatta Mazda3 (arrivata in Europa lo scorso autunno).La piccola segue le orme della grande.Il design KODO, diventato family feeling della Casa con la Mazda CX-5 lanciata nel 2012, incarna la vitalità della marca ed è, per tanto, un complemento perfetto alla tecnologia Skyactiv che è alla base di questi veicoli efficienti e dalla guida divertente.In realtà tutti e tre i modelli “KODO” di Mazda – Mazda3, Mazda6 e CX-5 – sono stati premiati per il loro design in diverse occasioni.La spiegazione di questa filosofia stilistica – a questo punto oggettivamente vincente –  è meglio lasciarla alle parole del suo ideatore,  Ikuo Maeda, Capo Globale del Design Mazda: “Un’automobile non è solo il prodotto di un design industriale, ma un oggetto che merita di essere amato. Ci sono pochi prodotti di design industriale che possono essere paragonati a creature in movimento che esprimono dinamismo ed energia e che allo stesso tempo sono in grado di suscitare passione ed emozione. E’ questo intrinseco fascino emotivo dell’auto che desidero esprimere creando le auto Mazda”.Il Red Dot AwardsIl Red Dot Awards, creato nel 1955 dal Design Zentrum Nordrhein Westfalen di Essen, è suddiviso in tre categorie: design, prodotto, Design Concept e Comunication Design.Per l’edizione 204, la giuria a valutato 4,815 candidature di 1,816 diverse marche, disegnatori e architetti di 53 paesi da tutto il mondo. I prodotti vincitori, che saranno esposti al Museo di Design Red Hot, dal 8 luglio al 3 agosto hanno conquistato il privilegio di fregiarsi del simbolo Red Hot, un sigillo internazionale per l’eccellenza nel design.Dopo essersi fregiata di oltre 150 premi fino ad oggi e dopo aver superato il traguardo di produzione di ben 4 milioni di unità vendute, la Mazda 3 riceve con il Red Hot il traguardo più significativo della sua carriera, iniziata nell’ormai lontano 2003.E la prossima "figlia" della filosofia KODO sarà la nuova Mazda2, anticipata dalla Concept Car Hazumi vista a Ginevra 2013. Chissà se vedremo anche su di lei il tanto ambito marchio Red Hot. 


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Incentivi 2014, dal 6 maggio fino a 5.000 euro di bonus

Dal 6 maggio scattano gli incentivi 2014: gli automobilisti intenzionati ad acquistare vetture ecologiche nuove (elettriche, ibride, a GPL o a metano) potranno beneficiare di un bonus che può raggiungere i 5.000 euro.Il contributo del Governo – che ha stanziato un totale di 63,4 milioni di euro – è pari al 20% del prezzo del veicolo e prevede tre diversi tetti massimi: il più basso – 2.000 euro – è rivolto esclusivamente alle aziende che (dietro rottamazione obbligatoria di un veicolo di proprietà da almeno un anno immatricolato da almeno dieci anni) acquistano un mezzo destinato ad essere utilizzato esclusivamente come bene strumentale nell’attività propria dell’impresa con emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km.Tutte le categorie di acquirenti – quindi anche i privati – possono invece approfittare per il 2014 di incentivi (senza necessità di rottamazione) pari a 4.000 euro per l’acquisto di veicoli con emissioni non superiori a 95 g/km e di 5.000 euro se l’anidride carbonica emessa non supera quota 50 g/km.Di seguito troverete l’elenco completo delle auto ecologiche che potranno essere acquistate con gli incentivi 2014.Incentivi auto 2014: l’elenco dei modelli5.000 euro (fino a 50 g/km)
BMW i3
BMW i8
Chevrolet Volt
Citroën C-Zero
Ford Focus Electric
Mercedes SLS Electric Drive
Mitsubishi i-MiEV
Nissan Leaf
Opel Ampera
Peugeot i0n
Renault ZOE
Renault Fluence
Smart fortwo electric drive
Smart fortwo cabrio electric drive
Tesla Model S
Tesla Roadster
Toyota Prius Plug-InVolvo V60 Plug-In Hybrid4.000 euro (fino a 95 g/km)
Audi A3 Sportback g-tron
Citroën DS5 Hybrid4 Chic e Business
Fiat Panda Natural Power
Ford Fiesta GPL
Lancia Ypsilon metano
Lexus CT
Mitsubishi Space Star GPL
Nissan Micra GPL
Peugeot 3008 HYbrid4 85g
Seat Mii Ecofuel
Seat Leon TGI
Skoda Citigo Metano
Toyota Yaris Hybrid
Toyota Auris Hybrid
Toyota Auris TS Hybrid
Toyota Prius
Toyota Prius+ Active e Lounge
Volkswagen up! ecoVolkswagen Golf TGI2.000 euro (fino a 120 g/km, solo per aziende)
Chevrolet Spark GPL
Chevrolet Aveo GPL
Citroën DS5 Hybrid4 So Chic e Sport Chic
Dacia Sandero GPL
Dacia Logan MCV GPL
Fiat 500 EasyPower
Fiat Panda EasyPower
Fiat Punto Easypower
Fiat Punto Natural Power
Fiat Qubo Natural Power
Fiat 500L Natural Power
Fiat 500L Living Natural Power
Honda Jazz Hybrid
Hyundai i10 LPGI
Hyundai i20 Econext
Kia Picanto EcoGPL
Kia Rio ECO GPL
Lancia Ypsilon GPL
Lexus IS
Lexus GS 223 CV
Mercedes classe B NGD
Mercedes classe E NGD
Mercedes classe E HYBRID
Mercedes classe E S.W. HYBRID
Mercedes S 300 HYBRID
Nissan Note GPL
Nissan Juke GPL
Opel Adam GPL Tech
Opel Corsa GPL-TECH
Peugeot 208 GPL
Peugeot 508 RXH
Peugeot 3008 HYbrid4
Renault Clio GPL
Tata Vista Metano
Toyota Prius+ Style
Volkswagen Passat EcofuelVolkswagen Passat Variant Ecofuel


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BMW i8, nuove foto ufficiali dell’ibrida sportiva

È sempre più vicino il lancio della nuova BMW i8, secondo modello del marchio BMWi e prima vettura ibrida plug-in del gruppo tedesco.Parliamo di un’auto sportiva, dotata di contenuti da premium ma che strizza l’occhio all’ecosostenibilità.Sistema ibrido plug-in da 362 CVL’abitacolo è un 2+2, con la consueta architettura LifeDrive condivisa con la sorella più piccola i3, che prevede la “convivenza” tra l’abitacolo in materiale sintetico rinforzato in fibra di carbonio e il modulo in alluminio.Il sistema ibrido di tipo plug-in sviluppato e prodotto dal BMW Group prevede l’abbinamento di un motore a benzina a tre cilindri 1.5 litri da 231 CV e 320 Nm a un’unità elettrica da 131CV e 250 Nm di coppia massima.La trazione è anteriore, il cambio è automatico a due rapporti, e sono presenti ben cinque mappature della centralina. La potenza complessiva dunque è di 362 CV – erogati su una vettura di “soli” 1.485 kg –, valore di che fa della BMW i8 una vera e propria supercar.Non stupiscono a tal proposito i dati relativi all’accelerazione: da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi. Mentre provocano una reazione di piacevole sorpresa i numeri riguardanti i consumi, che si attestano sui livelli di quelli di una compatta (2,1 litri/100 km con emissioni di CO2 di soli 49 g/km).  Equipaggiamento riccoNell’ampio equipaggiamento di serie troviamo tra le altre cose il sistema di navigazione Professional, climatizzatore automatico a due zone, BMW iDrive con Control Display da 8,8 pollici montato a isola e Touch Controller, volante sportivo in pelle con tasti multifunzione, sedili sportivi in pelle a regolazione elettrica e plancia portastrumenti rivestita in pelle; possibilità di scegliere tra quattro vernici esterne e tre varianti di allestimento interno.Al momento di lancio nel giugno 2014 sarà disponibile l’esclusivo pacchetto Pure Impulse, che prevede, tra le altre cose: cerchi in lega da 20 pollici, proiettori a LED, BMW Head-Up Display, Driving Assistant con Surround View e sistema di altoparlanti HiFi Harman Kardon.


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La penultima Mini tuneata da Cam Shaft

La ormai “vecchia” Mini, per intenderci quella della generazione anteriore all’ultima del 2014, rispunta dalle officine di due preparatori tedeschi, PP-performance e Cam Shaft, con un tuning estetico e meccanico che la rinvigorisce e ringiovanisce di fronte all’ultima generazione appena nata.Livrea arancione brillanteNello specifico quella vitaminizzata dai due tuner teutonici è la Mini Cooper S, alla quale è stata donata una vistosa livrea decorata con una pellicola brillante in tinta arancione con adesivi sportivi con tetto e ruote (ATS da 17 pollici) a contrasto in nero opaco.Upgrade da 240 CVLato meccanica, La Mini Cooper S by Cam Shaft guadagna una importante manciata di cavalli grazie all’introduzione di nuovi filtri sportivi dell’aria, un impianto di scarico tutto nuovo e una riprogrammazione della centralina. Risultato: il quattro cilindri 1.6 passa da 184 CV a 240 CV.Prezzi del tuningPer chi fosse interessato ad una cura ringiovanente della sua Mini, la personalizzazione della livrea ha un costo di 1.900 euro, stessa cifra per il kit meccanico. A parte, invece, l’acquisto dei cerchi.

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Mercedes E Cabrio: per riscoprire il piacere di guidare all’aria aperta

Una celebre regola non scritta vuole che la bellezza sia un concetto relativo. Dipende, cioè, dagli occhi di chi guarda. La classe E Cabrio, tuttavia, veste volentieri i panni dell’eccezione che conferma la regola. I detrattori potrebbero ribattere che, con 4,70 metri di lunghezza, sia difficile sbagliare il colpo sulle proporzioni. Vero, ma la partita del design, nelle cabrio, si gioca sul sottile equilibrio della capote, rigorosamente in tela. Che sia aperta o chiusa, la E Cabrio conserva quella purezza stilistica delle Mercedes di una volta, classiche senza tempo.Con tutti i vantaggi dell’era moderna: quando la capote a triplo strato scompare elettricamente nel bagagliaio, in una ventina di secondi e fino a 40 km/h, potrete godervi una splendida giornata di sole a Saint Tropez a giugno come a St. Moritz in gennaio. Con lo stesso comfort, grazie alla “sciarpa” di aria calda che avvolge il collo e alla speciale palpebra che si alza sulla cornice superiore del parabrezza, deviando fastidiosi vortici.Se potesse parlare, la E Cabrio vi direbbe con un certo garbo che i suoi percorsi preferiti sono le gite in souplesse, meglio se su splendide strade panoramiche. Perché, anche trattandosi della versione Sport, con assetto specifico, cerchi da 18” e 204 CV sotto il cofano, non è saggio forzare la mano. Guidando da qualifica, infatti, emerge una certa quantità di sottosterzo e si sentono tutti gli oltre 1.800 kg di un’auto che non può e non vuole fare del divertimento di guida il suo atout precipuo.Se si può rimproverare poco allo sterzo, preciso e piuttosto fedele nel restituire informazioni a chi guida, dopo qualche km appare evidente che è meglio godersi la E Cabrio senza esagerare, in souplesse: così si esaltano l’automatico 7G-Tronic (costa 2.279 euro) che snocciola i rapporti con sdolcinata solerzia, l’assorbimento sempre piuttosto curato delle sospensioni e l’insonorizzazione, eccellente a capote chiusa.Non vanno dimenticati gli interni e i sedili, perfetti per macinare km su km senza accusare il minimo fastidio. Perfino quando dietro si accomodano due adulti, che stanno sacrificati solo se vantano stature da giocatori di pallacanestro. Naturalmente, anche prezzo e dotazione sono da vera Mercedes. Chi può permettersi di staccare un assegno da oltre 54.000 euro, inoltre, ha certamente la ragionevole possibilità di attingere dalla lunghissima lista degli optional senza troppi crucci.Ciononostante, fa sempre specie trovare nell’elenco degli accessori a pagamento, tanto più su un’auto di tal caratura, gli airbag laterali posteriori, i sensori di parcheggio, le prese aux/usb e il navigatore Comand. La E Cabrio si rifà alla voce consumi, con una media rilevata di quasi 16 km/l e nei dispositivi elettronici di sicurezza: il Collision Prevention Assist è di serie, mentre il Cruise control attivo (Distronic) e il Blind Spot Assist sono offerti a richiesta ma senza sovrapprezzo.

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Fiat 500L Beats 1.6 MJT 120 CV, la prova su strada

La Fiat 500L Beats è una versione speciale della piccola monovolume torinese rivolta ad un pubblico “trendy" che cerca il massimo della qualità alla voce “audio”. Basata sulla versione Trekking (e più cara di 1.700 euro a parità di motore e allestimento), ha una dotazione più ricca che comprende – tra le altre cose – un raffinato impianto hi-fi (radio CD MP3 con 7 altoparlanti di serie, amplificatore DSP a 8 canali e touchscreen da 5”, Bluetooth e comandi al volante) prodotto dalla ditta statunitense Beats.Il motore 1.6 turbodiesel MJT da 120 CV montato dalla versione da noi testata in occasione di questa prova su strada è adatto a chi è disposto a sobbarcarsi costi di gestione più elevati rispetto al 1.3 a gasolio (già provato) in cambio di prestazioni più convincenti.FunzionalitàLa Fiat 500L Beats è più curata rispetto alla Trekking da cui deriva, sia fuori che dentro. Esternamente spiccano la livrea esterna bicolore impreziosita da elementi rossi (come le pinze dei freni) e cromo-satinati e i cerchi in lega neri opachi da 17" montati su pneumatici 225/45 M+S mentre nell’abitacolo è impossibile non notare i sedili neri con cuciture rosse rivestiti in tessuto ed ecopelle.Invariata la praticità: i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione della testa (un po’ meno per le gambe) e il bagagliaio (412 litri che diventano 1.480 in configurazione a due posti) è un po’ piccino se paragonato a quello di altre rivali.ComfortCome già detto per la Trekking la Fiat 500L Beats non è il massimo nei lunghi viaggi per via della taratura più rigida delle sospensioni, del rumore di rotolamento degli pneumatici più marcato e dei fruscii aerodinamici alle alte velocità. Il motore è un po’ rumoroso a freddo: sotto questo aspetto è più convincente il 1.4 T-Jet a benzina di pari potenza. La posizione di seduta rialzata consente di dominare il traffico ma contrasta con la leva del cambio e i comandi del climatizzatore situati troppo in basso.Piacere di guidaIl motore 1.6 turbodiesel MJT da 120 CV può vantare una potenza notevole e una spinta corposa già da 1.500 giri. Le prestazioni sono vivaci (183 km/h di velocità massima e 11,5 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari), ma quello che più colpisce è la sensazione di avere sempre a disposizione i puledri necessari per affrontare qualsiasi situazione.Il cambio ben rapportato della Fiat 500L Beats 1.6 MJT soddisfa anche gli automobilisti più smaliziati, che però nelle curve potrebbero avere qualcosa da ridire a proposito dei sedili (poco contenitivi), dello sterzo (non molto sensibile) e dei freni (che potrebbero essere più potenti).SicurezzaSu strada la baby MPV torinese si rivela una vettura agile e rassicurante: i controlli elettronici intervengono solo quando si va troppo forte in curva, situazione dove emerge una certa tendenza ad allargare la traiettoria.Nell’off-road leggero al volante della Fiat 500L Beats si può invece contare sul sistema Traction + – già visto sulla Trekking – che fino a 30 chilometri orari trasferisce la coppia alla ruota anteriore con maggior presa in caso di scarsa aderenza. Buona la dotazione di sicurezza (airbag frontali, laterali e a tendina, attacchi Isofix e controlli di stabilità e trazione) e buona anche la visibilità (specialmente quella anteriore), grazie alle ampie superfici vetrate.EconomiaLa Beats 1.6 MJT 120 CV è la più cara tra le Fiat 500L – 25.710 euro – ma a questo prezzo è abbinata una dotazione di serie estremamente ricca composta – oltre che dagli accessori precedentemente citati – dal climatizzatore automatico bizona, dai cristalli posteriori e dal lunotto oscurati, dal cruise control e dai fendinebbia.I consumi potrebbero essere migliori: nella guida normale è impossibile raggiungere il valore dichiarato di 20,8 km/l e basta accelerare un po’ più del dovuto per ritrovarsi sotto quota 15.

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Toyota: colosso da oltre 10 mln di auto l’anno

Il primo costruttore automobilistico al mondo, Toyota, sarà da ora ricordato per un altro traguardo memorabile: è stata la prima Casa costruttrice a superare la soglia dei 10 milioni di auto vendute in un anno.Il traguardo è stato tagliato durante l’anno fiscale 2013/2014 (aprile 2013-marzo 2014), periodo in cui i modelli Toyota acquistati in tutto iulo mondo sono stati esattamente 10, 133 milioni.Grazie soprattutto alla spinta dei mercati nordamericano e cinese, il Gruppo composto anche da Daihatsu e Hino è cresciuto, così, del 4,5%. E per l’anno che viene le stime sono ancora più rosee, si prevede infatti di vendere 10.32 milioni di auto (+4% sul 2013).Già durante l’anno solare 2013 Toyota aveva mostrato di potercela fare, chiudendo a 9,98 milioni con un rialzo annuo del 2%.La classifica mondiale dei costruttoriE, naturalmente, oltre a questi numeri da colosso dell’industria, Toyota mantiene salda la sua posizione di leadership nel settore automotive davanti a Volkswagen (che nel 2013 ha venduto 9,73 mln di unità e che il prossimo anno punta anche lei a valicare la soglia dei 10 mln) e a General Motors (9,71 milioni).A seguire, per completare la classifica mondiale dei costruttori di automobili, troviamo in quarta posizione il gruppo franco-giapponese Nissan-Renault (8,3 milioni) e i coreani di Hyundai-Kia (7,6 milioni).I numeri di ToyotaTanto per rendersi conto cosa c’è dietro ad un grande marchio come quello Toyota basti pensare che la firma giapponese produce in 50 stabilimenti suddivisi in 30 paesi, lavorano per lei oltre 325.000 dipendenti e “sforna” dalle sue fabbriche 28.000 auto al giorno. 


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Bmw 320d: pioggia, neve, ghiaccio, se la gioca in sicurezza

Correva l’anno 1975 e sul mercato italiano si affacciava, timidamente, una nuova BMW, la prima generazione della serie 3. Piaceva alla borghesia per il frontale grintoso e infiammava le discussioni nei bar, soprattutto quelli tra le Alpi e gli Appennini.Già, perché la 320i non era il massimo per affrontare salite e tornanti, non solo quando nevicava. Bastava la pioggia per mettere in crisi la sua trazione posteriore. Così, quelli dell’Alfetta- Giulietta, i canzonatori più arguti, inventarono dei veri miti metropolitani: c’era chi giurava di aver visto serie 3 con sacchetti di cemento nel baule per equilibrare la vettura o addirittura si raccontava di imprenditori della Val Trompia che avevano rivestito il fondo del baule in piombo. Nel tempo, la serie 3 ha trovato il suo equilibrio e, in Baviera, hanno pure pensato di offrire la trazione integrale per rassicurare persino i più scettici.Oggi l’ultima generazione della serie 3 viene offerta anche in variante XDrive, con tutte e quattro le ruote che scaricano la coppia sull’asfalto, come per la 320d del nostro test. Una berlina che, con le scarpe giuste, non teme i fondi più impegnativi. Con quattro gomme termiche (quelle con il flake sul fianco) si aggrappa a neve e ghiaccio senza scomporsi. Un’auto sicura sia per la trazione 4×4 sia per l’elettronica di gestione, molto attenta a mantenere ben controllati assetto e reazioni della coda.I vantaggi in questi frangenti sono evidenti. Ma sull’asciutto? Qualche rinuncia? Tranquilli, i tedeschi sono meticolosi. L’efficienza della trazione è tale che consumi (17 km/l rilevati) e prestazioni (0-100 km/h in 8,1 sec) ne risentono poco, tanto che chi è al volante non nota differenze. Quanto alla dinamica su asciutto, solo forzando il ritmo con mestiere e malizia (doti che spesso non pervadono il guidatore di tutti i giorni) si nota un po’ di sottosterzo in più in fase di inserimento. Se si perde qualcosa in reattività nel cercare il punto di corda, si recupera tantissimo in uscita, quando si apre il gas e l’auto lavora bene dietro portando la vettura fuori dalla curva più in fretta. Per il resto è la “solita” BMW, ben costruita e molto solida.Lo sterzo è preciso, l’automatico a otto rapporti è rapido (2.319 euro) e i freni sono rassicuranti, sempre e nella miglior tradizione della Casa. Tutto perfetto. Beh, quasi, perché c’è sempre l’ostacolo del prezzo. Questa vettura costa 42.902 euro. Una cifra importante in questi tempi di incertezza. Però la dotazione è buona.

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