Shelby Mustang GT 350 Coupé (1965): l’alba del mito
La Shelby Mustang GT 350 Coupé del 1965 è un vero e proprio mito dell’automobilismo statunitense: si tratta infatti della prima versione elaborata in assoluto della sportiva “yankee”. Non fatevi ingannare dalle quotazioni che recitano 150.000 euro: per portarsela a casa bisogna sborsare, come minimo, 50.000 euro in più.Shelby Mustang GT 350 Coupé (1965): l’alba del mitoLa Shelby Mustang GT 350 Coupé nasce nel 1965 quando l’ex pilota e imprenditore Carroll Shelby (vincitore della 24 Ore di Le Mans del 1959 e creatore delle mitiche Cobra) decide di realizzare – con il beneplacito della Ford – una variante da corsa della sportiva statunitense.Sedili posteriori rimossi per ridurre il peso (al loro posto la ruota di scorta), freni più incisivi, motore più potente e sospensioni più rigide: queste le modifiche principali apportate alla vettura. Prodotta in soli 562 esemplari, viene venduta esclusivamente verniciata in bianco con strisce blu sulla parte bassa della fiancata (optional, invece, quelle “Le Mans” che partono dal muso e arrivano fino alla coda).La tecnicaIl motore della Shelby Mustang GT 350 Coupé del 1965 è un 4.7 V8 Ford portato da 275 a 310 CV abbinato ad un cambio manuale a quattro marce e verniciato di nero.Le quotazioniLe quotazioni ufficiali recitano 150.000 euro ma in realtà è impossibile acquistarla con meno di 200.000 euro. Trovarla in Italia è un’impresa, più semplice (ma non troppo) rintracciarla negli USA.

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Milano Auto Show 2014: si farà?
Il Milano Auto Show 2014 si farà? Poco probabile: solo due gruppi (Fiat e Audi) hanno infatti per il momento deciso di prendere parte alla rassegna dedicata alle quattro ruote che dovrebbe tenersi nel capoluogo lombardo dall’11 al 21 dicembre.Il patron Alfredo Cazzola starebbe pensando di cancellare il salone meneghino – difficile riempire con soli nove marchi automobilistici (Abarth, Alfa Romeo, Audi, Ferrari, Fiat, Jeep, Lamborghini, Lancia e Maserati) i quattro padiglioni prenotati all’interno di Fiera Milano Rho – o di rinviarlo in una data più favorevole. Magari a giugno 2015, in concomitanza con Expo.E il Motor Show 2014 di Bologna? Dovrebbe tenersi regolarmente dal 6 al 14 dicembre ma il nome (e il numero) delle Case automobilistiche che saranno presenti in veste ufficiale non è ancora molto chiaro.
Opel Adam by Bryan Adams: la piccola del Fulmine figlia d’arte
I fan del cantante e fotografo canadese Bryan Adams hanno la possibilità di acquistare una delle ultime opere dell’artista, la Opel Adam by Brian Adams. Sette unità di questo esclusivo modello, basato sulla city car della marca tedesca, la Opel Adam, saranno messi all’asta a fini benefici fino al prossimo 21 novembre.Tutti i ricavi dell’asta saranno destinati alla fondazione Bryan Adams. Questa organizzazione senza scopo di lucro, fondata dalla pop star nel 2006, ha l’obiettivo di proteggere gli individui più vulnerabili della società, soprattutto bambini e giovani di tutto il mondo.Per chi volesse fare un’offerta per la Opel Adam by Brian Adams, l’asta è aperta nell’apposita pagina Web dove, attualmente, nel momento in cui scriviamo questo articolo, i prezzi si situano tra i 10.000 e i 18.000 euro.Uno degli aspetti più caratteristici della Opel Adam by Brian Adams è il colore della carrozzeria che sfoggia una grafica mimetica. Le sette unità sono motorizzate con il benzina 1.4 da 100 CV. Tra l’equipaggiamento risalta la tappezzeria in pelle, il climatizzatore automatico, i sedili riscaldabili e il sistema multimediale IntelliLink.La collaborazione di Bryan Adams con Opel non si è limitata unicamente al design e alla personalizzazione della city car del Fulmine. Il famoso artista ha infatti partecipato anche alla creazione del Calendario Opel 2014 presentato alla fine dello scorso anno.
Promozioni auto ottobre 2014: le occasioni del mese
Le promozioni auto di ottobre 2014 sono particolarmente succose: diverse vetture presenti in listino sono infatti proposte con sconti sostanziosi.Le offerte più interessanti del mese riguardano in modo particolare vetture giapponesi appartenenti ai segmenti delle compatte e delle SUV anche se non mancano veicoli di altre nazioni e di altre categorie: scopriamoli insieme.Citroën C3 Picasso12.900 euro: è questa la cifra necessaria per portarsi a casa la Citroën C3 Picasso “base”, la 1.4 Seduction (il cui listino recita ufficialmente 16.800 euro). La promozione, valida sulle vetture in pronta consegna fino ad esaurimento scorte, può essere abbinata ad un finanziamento (TAN fisso 3,99%, TAEG 6,76%) che prevede un anticipo di 2.580 euro e 48 rate mensili da 270 euro.Hyundai i10La Hyundai i10 1.0 Classic con l’aggiunta del climatizzatore costa 10.600 euro ma grazie alle promozioni della Casa coreana sono sufficienti 8.950 euro per acquistarla. Il finanziamento abbinato (TAN fisso 0,00%, TAEG fisso 3,76%) comprende un anticipo di 2.740 euro, 23 rate mensili da 95 euro e una maxirata finale di 4.334 euro.Kia SportageFino a fine mese la Kia Sportage meno cara in commercio – la 1.6 GDI Active – costa 17.750 euro. Normalmente la variante “entry-level” della SUV coreana costa 20.250 euro.Lexus CTBastano 22.900 euro (anziché 27.250 euro) per portarsi a casa la Lexus CT “base”. La compatta ibrida nipponica è acquistabile inoltre con un finanziamento (TAN fisso 5,90%, TAEG 7,50%): anticipo di 9.100 euro, 35 rate da 229 euro e una maxiquota di 11.450 euro.Opel MokkaGrazie ai 4.320 euro di sconto previsti dalle promozioni Opel la Mokka 1.6 Ego costa 16.900 euro invece di 21.220.Seat LeonÈ valida fino a fine mese – ma solo fino ad esaurimento auto disponibili – l’offerta che pemette di acquistare la Seat Leon 1.6 TDI 90 CV con 17.400 euro anziché 19.900. Con questa cifra si ricevono inoltre in omaggio l’autoradio con Bluetooth, i cerchi in lega e i fendinebbia mentre con il finanziamento (TAN fisso 2,99%, TAEG 4,79%) abbinato – 5.209 euro di anticipo e 60 rate da 219 euro – si ha anche un anno di assicurazione incendio e furto gratis.Subaru ForesterSconti a non finire per la Subaru Forester: sulle versioni Exclusive e Dynamic sono previsti fino a 5.000 euro di vantaggi mentre per gli allestimenti più economici le riduzioni sono nell’ordine dei 3.900 euro a cui va aggiunto l’omaggio del navigatore (che vale 1.100 euro).Suzuki SplashTante offerte per la Suzuki Splash: chi è intenzionato ad acquistare la versione “base” – la 1.0 GL – con l’aggiunta della vernice metallizzata della piccola monovolume giapponese può comprarla con 8.990 euro (invece di 12.510) e ricevere in omaggio il programma 3PLUS (tre anni di garanzia, tre anni di assistenza stradale e tre anni di controlli) e – per i neopatentati – il corso di guida sicura Suzuki&Safe.Toyota AygoLa Toyota Aygo è sbarcata da poco in listino ma è già in offerta: fino a fine mese la versione 1.0 3p. x-play si porta a casa con 10.250 euro invece di 12.100. Il finanziamento abbinato (TAN fisso 4,90%, TAEG 7,18%) prevede un anticipo di 2.860 euro, 47 rate da 100 euro e una maxiquota finale di 4.100 euro.Volvo V40La Volvo V40 D2 Kinetic costa ufficialmente 25.250 euro ma grazie alle promozioni del marchio svedese sono sufficienti 19.900 euro per portarsela a casa.
VW Golf GTI MK7 by CAM SHAFT e PP-Performance
I preparatori Cam Shaft e PP-Performance hanno collaborato di nuovo ad un progetto comune mettendo assieme i loro know how in materie diverse: estetica e prestazioni.La “cavia” in questo caso l’ha fatta la compatta più venduta in Europa, la regina del segmento C, Volkswagen Golf, ovviamente nell’ultima generazione, la settima.Livrea azzurro mentaEsteticamente sfoggia una livrea sgargiante in un azzurro menta a contrasto con le grafiche sportive in nero. A dedicarsi a questa parte di tuning è stato lo specialista Cam Shaft che ha realizzato la colorazione speciale per la Golf GTI.Un tocco di potenza è stato dato anche alle ruote, con imponenti ed eleganti cerchi in lega a nove razze da 19 pollici.Cavalleria rinforzataSotto il cofano, invece, il cuore pulsante di questa best seller, il potente quattro cilindri da 2.0 litri che di serie eroga circa 230 CV è stato modificato da PP-Performance che ne ha innalzato la potenza fino a 280 CV.SI tratta per ora solo di un primo step di upgrade, presto infatti ne verranno proposti anche di più potenti. In questo casi il prezzo per la cavalleria rinforzata è di 800 euro.

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Rallylegend 2014: il programma, gli orari, le auto e i piloti
Rallylegend 2014, in programma a San Marino dal 9 al 12 ottobre, è un evento imperdibile per gli appassionati di rally. In questa manifestazione, giunta alla 12° edizione, sarà possibile ammirare le vetture che hanno fatto la storia di questo sport, guidate da grandi campioni.Di seguito troverete una guida completa: programma, orari, auto, piloti e prezzi dei biglietti. Per maggiori informazioni consultate il sito ufficiale.I piloti più importanti del Rallylegend 2014Al Rallylegend 2014 ci saranno quattro piloti campioni del mondo WRC: il finlandese Markku Alén (trionfatore nel 1978) guiderà una Lancia Rally 037 del 1983, lo svedese Stig Blomqvist (1984) sarà al volante di un’Audi S1 del 1985, il finlandese Juha Kankkunen (1986 e 1987) correrà con una Lancia Delta e il francese Didier Auriol (iridato nel 1994) prenderà parte alla manifestazione con una Citroën Xsara del 2003.Il finlandese Jari-Matti Latvala (vicecampione del mondo 2010 e attualmente al 2° posto nel Mondiale 2014) parteciperà in veste di apripista con la sua Volkswagen Polo.Le auto del Rallylegend 2014La Casa automobilistica più rappresentata al Rallylegend 2014 è la Lancia: a San Marino sarà possibile ammirare tantissime vetture della Casa torinese che hanno fatto la storia di questa disciplina. Ci sarà anche una grande presenza di vetture Ford e BMW.Rallylegend 2014, il programma completoGiovedì 9 ottobre 2014
07:30-13:30 Ricognizioni percorso regolamentate presso San Marino Sport Domus Multieventi
07:30-18:30 Apertura Centro Accrediti
09:00-21:00 Apertura Rally Village
08:00-12:00 Consegna road book
09:00 Apertura sala stampa
12:00-17:30 Verifiche sportive regolamentate per numero di gara
12:30-18:00 Verifiche tecniche regolamentate per numero di gara
19:15 “The Legend Parade” – presentazione dei Top Drivers sulla pedana del Rallylegend Village19:45-23:45 Ricognizioni percorso regolamentateVenerdì 10 ottobre 2014
07:30-18:30 Apertura Centro Accrediti
09:00-01:30 Apertura Rally Village
09:30-11:30 Shakedown San Marino (RSM) riservato conduttori prioritari
11:30-14:00 Shakedown San Marino (RSM) aperto ai conduttori iscritti allo shakedown
14:00-16:00 Ingresso obbligatorio vetture in Parco Partenza
16:00-18:00 Walkabout all’interno dello Stadio Olimpico di Serravalle (Parco Partenza)
19:30 Partenza giorno 1
19:49 PS1 San Marino (7,49 km)
20:27 PS2 I Laghi (3,90 km)
23:16 PS3 San Marino 223:54 PS4 I Laghi 2Sabato 11 ottobre 2014
00:00 Arrivo giorno 1
02:00 Pubblicazione classifica giorno 1 ed ordine partenza giorno 2
07:30-18:30 Apertura Centro Accrediti
09:00-23:30 Apertura Rally Village
09:00-12:00 Walkabout all’interno dello stadio Olimpico di Serravalle
13:00 Partenza giorno 2
13:48 PS5 Le Tane (7,49 km)
14:17 PS6 La Casa (11,01 km)
15:10 PS7 The Legend (4,62 km)
17:20 PS8 Le Tane 2
17:49 PS9 La Casa 2
18:42 PS10 The Legend 2
19:00 Arrivo giorno 2
21:00 Cena ufficiale “12° Rallylegend”21:30 Pubblicazione classifica tappa 2 ed ordine partenza tappa 3Domenica 12 ottobre 2014
08:30-12:30 Apertura Centro Accrediti
09:00-17:30 Apertura Rally Village
10:30 Partenza tappa 3
11:08 PS11 Piandavello (6,60 km)
11:47 PS12 The Legend 3
14:09 PS13 Piandavello 2
14:48 PS14 The Legend 4
15:30 Arrivo giorno 3 – Premiazioni
16:45 Pubblicazione classifica finale17:30 Chiusura manifestazione e Villaggio RallylegendI biglietti del Rallylegend 2014
Rallylegend One 15 euroIl biglietto comprende l’accesso a Rallyvillage e alle Prove Speciali venerdì, sabato o domenica ma non prevede l’accesso alle tribune su prove speciali.
Rallylegend Weekend 25 euroIl biglietto comprende l’accesso a Rallyvillage e a tutte le Prove Speciali sabato e domenica ma non prevede l’accesso alle tribune su prove speciali.
Rallylegend All 30 euroIl biglietto comprende l’accesso a Rallyvillage da venerdì a domenica, l’accesso allo Shakedown di venerdì, l’accesso a tutte le Prove Speciali da venerdì a domenica ma non prevede l’accesso alle tribune su prove speciali.
Prova speciale 10 euroIl biglietto non comprende l’accesso alle tribune su prove speciali.
Area Camper 10 euroP.S. The Legend/Serravalle. Tutti gli occupanti del camper, caravan, roulotte devono essere muniti di regolare titolo di ingresso.Tribuna su P.S. The Legend 10 euro

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Audi R18 TDI: l’ultima "non ibrida" a vincere a Le Mans
L’Audi R18 TDI è un’auto da corsa recente – il progetto risale a soli tre anni fa – eppure ha già un posto di riguardo nella storia del motorsport. Questa vettura è stata infatti l’ultima “non ibrida” ad aggiudicarsi la mitica 24 Ore di Le Mans (oltretutto in una delle edizioni più belle di sempre, quella del 2011). Scopriamo insieme la storia di questo modello.Audi R18 TDI: la storiaL’Audi R18 TDI viene presentata ufficialmente il 10 dicembre 2010. I numerosi cambiamenti imposti alle Case per prendere parte alla 24 Ore di Le Mans 2011 portano parecchie modifiche tecniche rispetto all’antenata R15 TDI plus (trionfatrice in Francia nel 2010): le più rilevanti riguardano il motore – un 3.7 turbodiesel V6 da 550 CV (che rimpiazza il precedente 5.5 V10) – e la carrozzeria chiusa anziché aperta per migliorare l’aerodinamica (scelta tecnica che la Casa tedesca non adottava dal 1999 con la R8C).Il debutto in gara risale al 7 maggio 2011 in occasione della 6 Ore di Spa-Francorchamps: l’annata nella serie ILMC (Intercontinental Le Mans Cup) non è delle più esaltanti (il titolo viene vinto dalla Peugeot) ma l’unica vittoria stagionale arriva proprio nella gara più importante.La 24 Ore di Le Mans 2011L’Audi schiera tre R18 TDI alla 24 Ore di Le Mans 2011: la numero 1 è guidata da un equipaggio composto dai tedeschi Timo Bernhard e Mike Rockenfeller e dal francese Romain Dumas, la numero 2 dallo svizzero Marcel Fässler, dal tedesco André Lotterer e dal francese Benoît Tréluyer e l’auto numero 3 (gestita dal Team North America e non, come le altre due, dal Team Joest) dal nostro Dindo Capello, dal danese Tom Kristensen e dal britannico Allan McNish.La vettura tedesca deve lottare per la vittoria contro la Peugeot 908: la sportiva transalpina, più lenta ma meno assetata di carburante, può percorrere più giri con un pieno di gasolio e per questo motivo i piloti della Casa dei quattro anelli devono puntare sulle prestazioni per salire sul gradino più alto del podio.L’Audi R18 TDI numero 2 conquista la pole position (la prima per la Casa teutonica dopo cinque anni), seguita dalla numero 1. La 3 si deve invece accontentare della quinta posizione in griglia.Dopo soli 14 giri le cose si mettono male per il team di ingolstadt: l’auto numero 3 guidata da McNish si trova già in seconda posizione ma deve ritirarsi dopo un incidente con la Ferrari 458 Italia di Anthony Beltoise. All’ottava ora si schianta invece la numero 1 pilotata da Rockenfeller: l’urto è talmente violento che la safety-car rimane in pista per ben due ore (e si ritrova oltretutto a dover fare rifornimento di carburante).Le numerose interruzioni della gara permettono all’Audi R18 TDI di attenuare il divario con la Peugeot per quanto riguarda i consumi e la corsa si decide negli ultimi pit-stop: Lotterer taglia il traguardo per primo, la 908 arriva con un ritardo di poco meno di 14 secondi (13.854, per la precisione).Grazie a questo successo la Casa dei quattro anelli ottiene la decima vittoria alla 24 Ore di Le Mans staccando così la Ferrari ferma a nove e posizionandosi al secondo posto tra le Case più vincenti dietro alla Porsche.

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Toyota Hilux, la storia del pick-up giapponese
Il Toyota Hilux è uno dei pick-up migliori in commercio: noto per la sua robustezza e per la sua elevata affidabilità, ha conquistato – in quasi 50 anni di carriera – numerosi automobilisti in tutto il mondo.Il modello attualmente in commercio – la settima generazione, chiamata N70 – vede la luce nel 2005 e sbarca in Italia l’anno successivo con un motore 2.5 turbodiesel D-4D da 102 CV, affiancato nel 2007 da un 3.0, sempre a gasolio, da 172 CV. Il restyling del 2008 porta alcune leggere modifiche al frontale mentre due anni dopo la potenza del tre litri scende a 171 CV. L’ultimo lifting (che coinvolge la mascherina e gli interni) risale al 2011.Scopriamo insieme le antenate del Toyota Hilux, l’indistruttibile mezzo da lavoro (e da svago) giapponese.Toyota Hilux N10 (1968)Il primo Toyota Hilux, noto anche con la sigla N10, viene presentato nel 1968: disponibile con la sola trazione posteriore e solo in configurazione a due porte, ha un solo motore al lancio (1.5 a benzina da 77 CV).L’anno seguente debuttano la variante a passo lungo e – per il mercato nordamericano – un 1.9 da 86 CV (saliti a 98 nel 1970). Nel 1971 il 1.5 viene rimpiazzato da un 1.6 e l’anno successivo il 1.9 lascia spazio ad un due litri da 110 CV.Toyota Hilux N20 (1972)Nel 1972 vede la luce il Toyota Hilux N20, evoluzione dell’N10 con uno stile più aggressivo e un comportamento stradale più confortevole. La gamma motori prevede al lancio solo un 1.6 da 83 CV, affiancato l’anno seguente da un 2.0 da 105 e 110 CV (quest’ultimo solo per il mercato nordamericano).Il 1975 è l’anno di debutto dell’N25, un profondo restyling che porta anche un considerevole incremento nelle dimensioni esterne (da 4,28 metri a 4,68 metri di lunghezza) e interne (passo di 2,80 metri anziché 2,58). In America il due litri viene sostituito da un 2.2 da 98 CV.Toyota Hilux N30/40 (1978)La terza generazione del Toyota Hilux – in commercio dal 1978 e chiamata N30/40 – porta parecchie novità: questa variante viene infatti venduta anche con la trazione integrale (a partire dal 1979) e con quattro porte.Due i motori al lancio: 1.6 da 80 CV e 2.2 da 91 CV. Nel 1981 – anno in cui debutta un propulsore diesel (un 2.2 da 63 CV) – il 2.2 viene rimpiazzato da un 2.4 da 98 CV.Toyota Hilux N40 (1983)Il Toyota Hilux N40 del 1983 (noto anche per essere il pick-up di Marty McFly nella trilogia cinematografica di Ritorno al Futuro) è il primo della famiglia ad essere prodotto anche fuori dal Giappone (più precisamente in Uruguay).La gamma motori al lancio prevede quattro propulsori a benzina (1.6, 2.0 e 2.4 da 98 CV e 106 CV) e due unità a gasolio (2.2 da 63 CV e 2.4 da 84 CV). Nel 1985 – anno in cui arriva un 2.4 sovralimentato a benzina da 137 CV – il diesel meno potente abbandona le scene (sostituito l’anno seguente da un 2.4 turbo da 94 CV). Nel 1987 il 2.4 a ciclo Otto da 98 CV cede il posto ad un più prestante 3.0 V6 da 152 CV.Toyota Hilux N50 (1988)Con la quinta generazione – chiamata N50 e mostrata nel 1988 – il Toyota Hilux diventa ancora più globale in quanto inizia ad essere prodotto in ben tre continenti (America, Asia ed Europa): la Volkswagen realizza inoltre una variante rimarchiata di questo modello e la chiama Taro.Uno solo il motore al lancio: un 1.8 a benzina da 79 CV o 83 CV. Nel 1989 la gamma si arricchisce con due unità a ciclo Otto (2.4 da 114 CV e 3.0 V6 da 152 CV) e due a gasolio (2.4 da 90 CV e 2.8 da 91 CV) mentre due anni più tardi è la volta di un restyling che porta alcune modifiche al frontale.Toyota Hilux N60 (1997)Il Toyota Hilux N60 del 1997 non è altro che un evoluzione dell’N50: in Italia viene venduto con due motori 2.5 diesel (aspirato da 79 CV e turbo da 90 CV). In occasione del restyling del 2002 arrivano un frontale più elegante e propulsori 2.5 sovralimentati a gasolio D-4D da 88 e 102 CV.

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Takeo Fujisawa, il cofondatore della Honda
Takeo Fujisawa ha contribuito a fondare la Honda e a tenerla in vita (è stato il responsabile finanziario della Casa giapponese) ma il suo nome non è famoso come quello di Soichiro, che si occupava soprattutto di prodotto senza preoccuparsi dei costi. Scopriamo insieme la storia di quest’uomo, uno dei personaggi più rilevanti dell’automobilismo nipponico.Takeo Fujisawa, la biografiaTakeo Fujisawa nasce il 10 novembre 1910 a Tokyo (Giappone). Il padre, imprenditore specializzato nella pubblicità nelle sale cinematografiche, perde tutto nel grande terremoto del Kantō del 1923 e successivamente si ritrova invalido.Per aiutare economicamente la famiglia Takeo cerca un impiego: fallisce il concorso per diventare insegnante e si ritrova a scrivere indirizzi sulle buste per lavoro. Nel 1930 trascorre un anno nell’esercito mentre nel 1934 diventa venditore per la Mitsuwa Shokai, azienda specializzata nella realizzazione di prodotti in acciaio: diventa in breve tempo uno dei migliori dipendenti della società.Mettersi in proprioTakeo Fujisawa si mette in proprio nel 1939 quando crea la Nippon Kiko Kenkyujo, impresa produttrice di oggetti da taglio che inizia la propria attività solo tre anni più tardi a causa della scarsità di conoscenze tecniche da parte del suo fondatore.Nel 1945, per evitare i bombardamenti, trasferisce la propria fabbrica a Fukushima e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale decide di investire anche nel business del legnameL’incontro con Soichiro HondaNel 1948 Takeo Fujisawa si reca a Tokyo per acquistare componenti per la sua azienda di oggetti da taglio e grazie ad un incontro con un suo vecchio cliente scopre che un mago della tecnica di nome Soichiro Honda sta progettando motori ausiliari per biciclette.Takeo torna a Fukushima, vende la Nippon Kiko Kenkyujo e si stabilisce nella capitale nipponica dove apre un negozio di legname. L’anno successivo avviene l’incontro tra i due uomini e scocca immediatamente la scintilla.L’avventura in HondaTakeo Fujisawa viene nominato direttore finanziario della Honda mentre Soichiro si occupa di migliorare sempre più il prodotto: una combinazione perfetta che permette alla Casa giapponese di crescere rapidamente.Nel 1964 diventa addirittura vicepresidente e nel 1973 va in pensione insieme a Soichiro rimanendo comunque all’interno dell’azienda. Negli ultimi anni della sua vita apre e gestisce un negozio di antiquariato a Tokyo, città nella quale perde la vita – il 30 dicembre 1988 – per un attacco cardiaco.

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Jeep, la storia del 4×4
Il ruolo della Jeep nella storia delle fuoristrada è fondamentale: non è un caso, infatti, che molte persone poco esperte di automobili associno questo marchio a tutte le 4×4 in commercio. Impossibile trovare in listino un brand di veicoli “off-road” più significativo, difficile rintracciare in commercio marchi che rispecchino meglio una filosofia di vita.Di seguito troverete l’evoluzione dei modelli della Casa statunitense, tutti capaci di affrontare qualsiasi superficie senza difficoltà. Dalla Willys MB alla Renegade passando per altre 4WD che hanno permesso a questa azienda – attualmente nelle mani del Gruppo Fiat – di entrare nel mito.Jeep: la storiaLa Jeep come la conosciamo oggi nasce ufficialmente durante la Seconda Guerra Mondiale quando l’esercito statunitense invita 135 costruttori a partecipare ad una gara d’appalto finalizzata alla realizzazione di un mezzo di ricognizione dotato di trazione integrale.Solo tre aziende (la American Bantam, la Ford e la Willys) accettano la sfida: l’offerta più vantaggiosa arriva da quest’ultima ma è la prima a vincere la commessa in quanto è l’unica che riesce a rispettare i tempi di consegna (domanda di partecipazione entro 11 giorni, un prototipo prodotto entro 49 e 70 esemplari costruiti in 75 giorni).La Bantam, però, non è in grado da sola di far fronte alle necessità del Dipartimento della Guerra USA e per questa ragione i suoi progetti vengono rivelati alle due aziende rivali, che subito allestiscono modelli simili. All’inizio degli anni ’40 i tre mezzi (Bantam BRC-40, Ford GP e Willys MA) vengono ordinati in 1.500 esemplari ciascuno ma nel 1941 viene deciso di puntare esclusivamente sulla Willys MB (più potente e più economica da produrre), che viene assemblata su licenza anche dalla Ford.Uso civileNel 1944 gli Alleati – in procinto di vincere la Seconda Guerra Mondiale – permettono alla Willys di progettare una Jeep (l’origine del nome dovrebbe essere legata alla pronuncia della sigla GP, “general purpose”, usata per identificare i veicoli destinati ad impieghi multipli) per uso civile.La CJ -2A (Civilian Jeep) entra in commercio nel 1945 e si distingue dalla versione militare per i fari più grandi, per il portellone posteriore, per la ruota di scorta montata lateralmente e per il serbatoio esterno.L’anno successivo è la volta della Jeep Station Wagon, una spaziosa familiare a sette posti che diventa disponibile a trazione integrale nel 1949.L’era KaiserNel 1953 la Willys viene venduta alla Kaiser Motors, che due anni più tardi lancia la Jeep CJ-5 (versione destinata al pubblico del veicolo M38 – evoluzione dell’MB – usato durante la Guerra di Corea). Più grande, più spaziosa, più affidabile e con un design più moderno, impiega pochissimo tempo a conquistare gli appassionati di fuoristrada.Il modello più rilevante degli anni Sessanta è invece la Wagoneer del 1962, antesignana delle moderne SUV di lusso e dotata di sospensioni anteriori a ruote indipendenti e del cambio automatico.Gli anni SettantaLa Kaiser-Jeep, in crisi economica, viene acquistata dalla AMC (American Motors Corporation) nel 1970. I nuovi proprietari migliorano la gamma riducendo i costi di produzione e incrementando il comfort su asfalto delle 4×4 “yankee”. Nel 1973 debutta il primo sistema automatico di trazione integrale permanente – il Quadra-Trac – e tre anni più tardi tocca alla CJ-7, più spaziosa della CJ-5 e progettata in modo da poter accogliere un cambio automatico.Gli anni OttantaNel 1979 la Renault diventa partner della AMC e inizia a progettare – insieme ai tecnici statunitensi – una SUV compatta che vede la luce cinque anni dopo: la Cherokee XJ, dotata anche di propulsori francesi.La prima Wrangler – più confortevole delle CJ – vede invece la luce nel 1987, pochi mesi prima dell’acquisto della American Motors da parte della Chrysler. In quello stesso anno Jeep diventa ufficialmente un brand.L’era ChryslerSotto la Chrysler la Jeep amplia la propria gamma con la Grand Cherokee, un’ingombrante Sport Utility nata nel 1993 per rubare clienti alla Range Rover. Nel 1997 la Wrangler TJ abbandona le balestre per le più moderne molle.Nel 1998 il colosso americano si fonde con il gruppo Daimler: le 4×4 statunitensi iniziano ad adottare motori e componentistica Mercedes ma il modello che meglio simboleggia questa fusione – la Grand Cherokee WK2 del 2007 sviluppata su una piattaforma con molti elementi in comune con quella della classe M W164 – vede la luce nello stesso anno in cui termina l’accordo tra le due multinazionali.Con l’acquisto di Chrysler da parte di Fiat nel 2009 iniziano le sinergie tra il colosso torinese e la Jeep. La Cherokee KL del 2014, ad esempio, sfrutta la stessa piattaforma dell’Alfa Romeo Giulietta mentre la Renegade dello stesso anno ha diversi elementi in comune con la 500L.

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