La tecnologia più utile? Quella che aiuta a frenare…

È la frenata a preoccupare di più, da sempre. Ce lo insegnano fin dalle scuole (guida e non): bisogna rispettare le distanze di sicurezza.Per questo non stupisce il fatto che 1 persona su 4 consideri come più importanti le tecnologie che migliorano i sistemi di controllo di frenata e tenuta di strada.A dimostrarlo è uno studio condotto da NetExplora su commissione di Unipol.I risultati raccontati dall’Osservatorio Unipol 2015 parlano chiaro: il 25% degli intervistati considera fondamentale la tecnologia che migliora e rende più sicure la frenata, mentre risultano molto meno importanti la tanto decantata scatola nera (indicata solo dal 18% degli intervistati), l’antifurto satellitare (11%) e i sistemi di guida automatica (9%), per la quale i tempi non sembrano ancora maturi.A proposito di tempi non maturi: il 35% delle persone coinvolte ritiene che le tecnologie che rendono le auto "iperconnesse" distraggano di più alla guida, e siano quindi da evitare. A meno che non siano nativi digitali, per i quali è tutto più facile (34%).Il 21% degli intervistati invece concorda, salomonicamente: tutti gli avanzamenti tecnologici contribuiscono alla maggiore sicurezza in auto.


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Renault Kangoo 1.5 dCi 90 CV, la prova della multispazio francese

Se la Renault Kangoo non è considerata la regina delle multispazio è solo perché è stata l’acerrima rivale Citroën Berlingo ad inventare la categoria delle auto da famiglia derivate da veicoli commerciali. La proposta della Règie – che viene venduta anche come Mercedes Citan – condivide il pianale con la monovolume Scénic XMod ed è da molti considerata la migliore esponente in assoluto del segmento.Nella nostra prova su strada abbiamo avuto modo di testare la variante 1.5 dCi 90 CV Limited, dotata dello stesso motore turbodiesel adottato nientepopodimeno che dalla Mercedes classe A (più precisamente dalla versione a gasolio “entry-level” 160 CDI). Scopriamo insieme come va.

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Immatricolazioni auto giugno 2015: Jeep sempre più in alto

Segno più anche nel mese di giugno 2015 per le immatricolazioni auto in Italia: + 14,35% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e 146.682 vetture immatricolate contro le 128.872 di giugno 2014.Di seguito troverete le classifiche delle dieci auto più vendute in Italia a giugno 2015, delle dieci Case più amate del mese e dei marchi più in forma – Jeep sopra tutti – e più in crisi. Scopriamole insieme.Immatricolazioni auto giugno 2015: i dieci modelli più venduti
1° Fiat Panda  10.426
2° Fiat Punto  5.796
3° Lancia Ypsilon  5.637
4° Fiat 500L   4.905
5° Fiat 500   4.355
6° Volkswagen Golf 4.271
7° Ford Fiesta  3.913
8° Toyota Yaris  3.361
9° Volkswagen Polo 3.32410° Renault Clio  2.892Immatricolazioni auto giugno 2015: la classifica delle dieci Case più amate
1° Fiat    30.301 (+ 12,61%)
2° Volkswagen  11.294 (+ 10,38%)
3° Ford    10.430 (+ 16,33%)
4° Opel    8.280 (+ 2,69%)
5° Renault   8.011 (- 10,45%)
6° Peugeot   7.655 (+ 11,96%)
7° Toyota   5.985 (+ 10,51%)
8° Lancia/Chrysler 5.699 (+ 22,01%)
9° Audi    5.510 (+ 16,52%)10° Citroën   5.297 (+ 18,00%)Immatricolazioni auto giugno 2015: le cinque Case più in forma
Jeep/Dodge + 309,21%
Infiniti  + 184,62%
Jaguar  + 100,00%
DR   + 95,00%Lexus  + 93,13%Immatricolazioni auto giugno 2015: le cinque Case più in crisi
Lada   – 100,00%
Great Wall – 96,67%
Chevrolet  – 94,74%
Isuzu  – 66,67%Aston Martin – 50,00%


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Toyota 4Runner, la storia della SUV giapponese

La Toyota 4Runner è una SUV molto apprezzata in Nord America che per qualche anno (dal 1989 al 1997, per la precisione) è stata venduta anche in Italia. La quinta generazione della 4×4 nipponica, quella attualmente in commercio, vede la luce nel 2009: disponibile a due o a quattro ruote motrici, viene lanciata con due motori (un 2.7 che sparisce dal listino già nel 2011 e un 4.0 V6 da 273 CV) e nel 2013 beneficia di un restyling che coinvolge soprattutto il frontale e la coda.Scopriamo insieme la storia di questa robusta Sport Utility creata per affrontare le superfici più insidiose nel massimo comfort.Toyota 4Runner prima generazione (1984)La prima generazione della Toyota 4Runner – svelata nel 1984 – non è altro che il pick-up Hilux dotato di sedili dietro e di un pannello posteriore removibile in fibra di vetro. Dotata di due sole porte, monta al lancio tre motori  – due a benzina (2.0 e 2.4) e un 2.4 a gasolio – affiancati l’anno seguente da un 2.4 turbodiesel.Nel 1986, in concomitanza con l’arrivo di una griglia frontale rivista e delle sospensioni anteriori a ruote indipendenti (soluzione che incrementa il comfort sulle strade normali), debutta un 2.4 turbo a benzina. Questa unità viene rimpiazzata nel 1988 da un 3.0 V6.Toyota 4Runner seconda generazione (1989)Anche la seconda generazione della Toyota 4Runner, svelata nel 1989, è realizzata sulla stessa base dell’Hilux ma si differenzia dall’antenata per uno stile più simile a quello di una SUV e per la presenza di una variante dotata di porte posteriori. La “cinque porte” è l’unica che viene commercializzata in Italia: inizialmente con un motore 3.0 V6 a benzina da 143 CV e dal 1990 anche con un 2.4 turbodiesel da 90 CV.Nel 1992 è la volta di un leggero restyling (frontale più moderno) mentre l’anno successivo abbandona il listino la meno versatile versione a tre porte.Toyota 4Runner terza generazione (1995)La terza generazione della Toyota 4Runner – mostrata nel 1995 – rappresenta un grande passo avanti nel comfort e nello spazio interno (ma non nel design) rispetto alle serie precedenti grazie all’adozione del pianale della Land Cruiser. Al già noto motore 3.0 a gasolio si aggiungono due nuove unità a benzina: un 2.7 da 150 CV e un 3.4 V6 da 185 CV.Il restyling, che porta paraurti più voluminosi e gruppi ottici rivisti, risale al 1999 e due anni più tardi si assiste ad un nuovo lifting che coinvolge la mascherina e (nuovamente) i fari.Toyota 4Runner quarta generazione (2002)La Toyota 4Runner quarta generazione del 2002 può essere considerata un’evoluzione della terza serie. La gamma motori al lancio comprende due unità a benzina (4.0 V6 da 249 CV e 4.7 V8 da 238 CV) e un 3.0 turbodiesel. Con il restyling del 2005 (modifiche alla mascherina, al frontale e alla coda) la potenza del V8 sale fino a quota 264 CV.

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TVR Tamora (2002): non chiamatela entry level

Nel 2002 la Tamora era la TVR più economica in commercio ma considerarla una “entry level” significherebbe sminuirla. Questa spider completamente priva di controlli elettronici è infatti una delle auto più divertenti da guidare costruite negli anni Duemila: trovarla in Italia è praticamente impossibile ma nel Regno Unito è facile rintracciare esemplari ben tenuti a 25.000 euro.TVR Tamora (2002): le caratteristiche principaliLa TVR Tamora – nata nel 2002, commercializzata in Italia dal 2004 al 2005 e prodotta fino al 2006 in circa 350 esemplari – è una scoperta a due posti secchi caratterizzata da un design originale. Tra gli elementi più vistosi segnaliamo la coda (un po’ sproporzionata, a nostro avviso) e la fiancata priva di maniglie (le porte si aprono premendo un pulsante posizionato nella parte inferiore della calotta degli specchietti retrovisori).Nonostante l’assenza dell’ABS, dei controlli di stabilità e trazione e degli airbag è meno “brutale” delle altre TVR e maggiormente usabile tutti i giorni: agilissima nelle curve (merito anche delle dimensioni esterne compatte: 3,93 metri di lunghezza), può vantare freni potentissimi. Le note dolenti arrivano dal voluminoso tunnel centrale (che toglie spazio all’abitacolo), dai costi di gestione elevati (i ricambi sono carissimi) e dalla scarsa affidabilità del motore.TVR Tamora (2002): la tecnicaIl motore della TVR Tamora del 2002 è un 3.6 a sei cilindri “fatto in casa” in grado di generare una potenza di 355 CV e una coppia di 393 Nm. Grazie a questa unità la supercar britannica a trazione posteriore raggiunge una velocità massima di 280 km/h e accelera da 0 a 100 chilometri orari in 4,4 secondi.TVR Tamora (2002): le quotazioniLa TVR Tamora è introvabile nel nostro Paese (la Casa britannica è sempre stata un marchio di nicchia da noi): più semplice rintracciarne una nel Regno Unito a quotazioni vicine a quelle ufficiali (25.000 euro).

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Bugatti Type 35: la regina delle corse degli anni ’20

La Bugatti Type 35 è l’auto da corsa che ha permesso – con le sue numerose vittorie – di far entrare nel mito la Casa francese: ha dominato il motorsport negli anni ’20 del XX secolo trionfando sui circuiti e sulle strade di tutta Europa. Scopriamo insieme la sua storia.Bugatti Type 35, la storiaIl progetto della Type 35 prende vita nella prima metà degli anni Venti quando la Bugatti, reduce da parecchi trionfi nelle categorie minori, decide di creare un mezzo in grado di ottenere vittorie assolute. Viene creata quindi una spider a due posti molto leggera dotata di un motore 2.0 a otto cilindri da 100 CV abbinato ad un cambio manuale a quattro marce.1924Il debutto in gara della Bugatti Type 35 risale al 3 agosto in occasione del GP di Francia sul circuito di Lione: la vettura meglio classificata – guidata dal transalpino Jean Chassagne – taglia il traguardo in 7° posizione.1925La prima vittoria per la Bugatti Type 35 arriva il 22 febbraio al GP di Roma con il nostro Carlo Masetti e nello stesso anno è la volta del primo successo alla Targa Florio con Meo Costantini. Nel mese di maggio debutta la Type 35A, meno potente (75 CV) ma anche più economica da acquistare e da gestire.1926Nel 1926 debutta la Bugatti Type 35C dotata di compressore volumetrico ma i due successi più importanti della stagione arriano con la Type 35T: questa vettura, dotata di un motore 2.3 e progettata appositamente per la Targa Florio, si aggiudica la gara siciliana e anche il GP di Spagna con Costantini.1927La Bugatti Type 35B (nota anche come TC) svelata nel 1927 non è altro che una T dotata di compressore ed è l’ultima evoluzione – nonché quella più potente (140 CV) – della sportiva francese. Nello stesso anno arriva la terza Targa Florio con Emilio Materassi e la Type 35C.1928Il 1928 è un anno in cui i successi più importanti per la Bugatti arrivano grazie al compressore volumetrico: la Type 35B vince la Targa Florio con il pilota transalpino Albert Divo mentre la Type 35C conquista il GP di Francia con il britannico William Grover-Williams e quello di Spagna con il monegasco Louis Chiron.1929Nel 1929 la Bugatti Type 35B entra nella storia dell’automobilismo aggiudicandosi la prima edizione del GP di Monte Carlo con Grover-Williams. La stessa vettura e lo stesso pilota portano a casa anche il GP di Francia (prima vittoria in una delle Grandes Épreuves, negli anni precedenti a prevalere furono le Type 37 e Type 39, evoluzioni della “35” che analizzeremo in un altro articolo) mentre tocca a Chiron salire sul gradino più alto del podio in Spagna. La Type 35C trionfa invece in Germania con Chiron e alla Targa Florio (ultimo successo nella corsa tricolore) con Divo.1930La Bugatti Type 35C vince due Grandes Épreuves su tre (in Belgio con Chiron e in Francia con il driver locale Philippe Étancelin) mentre la Type 35B conquista il GP di Monte Carlo con il transalpino René Dreyfus – in una corsa contraddistinta dall’arrivo di sole sei auto al traguardo, tutte Bugatti – e l’ultimo successo assoluto di questa vettura (il 28 settembre) con il tedesco Hermann zu Leiningen sul circuito Masaryk di Brno (Cecoslovacchia).

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Guida al Museo storico Alfa Romeo di Arese

Il rinnovato Museo storico Alfa Romeo di Arese è stato ufficialmente inaugurato il 24 giugno 2015 per l’anteprima mondiale della nuova Giulia ma riaprirà al pubblico il 30 giugno. Il “tempio” del Biscione (indirizzo: Viale Alfa Romeo 225) sarà visitabile tutti i giorni – eccetto il martedì – dalle 10 alle 18 (il giovedì fino alle 22).Di seguito troverete una guida completa del Museo storico Alfa Romeo di Arese, nato nel 1976, visitabile su prenotazione dal 2002 (anno della chiusura dello storico stabilimento della Casa lombarda), chiuso nel 2009 e tornato a nuova vita dopo i lavori di restauro iniziati nell’estate 2014.Museo storico Alfa Romeo di Arese: la guida completaIl Museo storico Alfa Romeo di Arese – denominato “La macchina del tempo” – è dotato di bookshop, caffetteria, centro documentazione, pista prove, spazi per eventi e show-room con delivery area.L’elemento chiave del progetto è rappresentato da una struttura rossa che attraversa tutto il complesso: dalla pensilina che accoglie i visitatori passando dall’area d’ingresso fino all’inizio del percorso espositivo con il nuovo volume della scala mobile.Il Museo storico Alfa Romeo di Arese ospita i 69 modelli più importanti della Casa lombarda: dal primo in assoluto (la 24 HP) alla 6C 1750 Gran Sport di Tazio Nuvolari, dalle 8C carrozzate Touring alla 159 campionessa del mondo di F1 con Juan Manuel Fangio, dalla prima Giulietta alla 33 TT 12. Vetture esposte su tre piani in tre sezioni: Timeline, Bellezza e Velocità.Timeline19 auto che occupano l’intero primo piano e rappresentano la continuità industriale del Biscione. L’installazione “Quelli dell’Alfa Romeo” è un omaggio agli uomini e alle donne che hanno lavorato per l’azienda.BellezzaQuesta sezione del Museo storico Alfa Romeo di Arese occupa l’intero piano terra ed è suddivisa in diverse aree tematiche: “I maestri dello stile” (nove grandi esempi di design di ogni epoca), “La scuola italiana” (le auto realizzate negli anni ’30 e ’40 dalla carrozzeria Touring con il marchio Superleggera), “Alfa Romeo nel cinema”, “Il fenomeno Giulietta” e “ Giulia: disegnata dal vento”.VelocitàLe protagoniste dei grandi successi sportivi della Casa del Biscione si trovano nel piano interrato. Anche qui sono presenti numerose aree tematiche: “Nasce la leggenda” (spazio multimediale che riunisce le interpreti delle competizioni tra le due guerre fino all’esordio in F1), “Progetto 33” e “Le corse nel DNA”.

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“Dimmi chi sei”, Mondadori vuole conoscere i propri lettori

Chi sono i lettori di Panoramauto? Chi compra ogni settimana Panorama in edicola? Chi preferisce il fashion di Grazia.it?Per scoprire meglio voi numerosissimi lettori e web-utenti che popolano ogni giorno le testate del Gruppo, Arnoldo Mondadori Editore ha lanciato uno speciale concorso/censimento che ne coinvolge tutte le testate.Poche domande a cui rispondere – nome, cognome, indirizzo email, etc – a cui rispondere sul sito Dimmichisei.it, entro il prossimo 31 agosto, o utilizzando i coupon stampati all’interno delle riviste in edicola (anche sul numero di Panorama in edicola questa settimana, ad esempio).In cambio, chi parteciperà riceverà subito in regalo tre mesi di abbonamento in digitale alla propria rivista preferita, e parteciperà all’estrazione di 1 fra 6 televisori 50’’ Ultra HD di Miia o – il più fortunato – di 1 crociera MSC a bordo della nave Poesia.


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Nuova Audi Q7: sorprendentemente dinamica, totalmente tecnologica

(Informazione pubblicitaria)Una carrozzeria leggera multimateriale che le permette di pesare 325Kg rispetto alla precedente generazione.La nuova Audi Q7 è la più leggera della sua categoria, o come dichiarato da Ulrick Hackenberg (membro del Board di AUDI AG per lo Sviluppo Tecnico) "la dimostrazione della nostra competenza in materia di costruzione leggera, efficienza e sistemi di assistenza".Alta qualità e carattere sportivoLa sensazione di robustezza ed eleganza della nuova Audi Q7 è rafforzata dall’isolamento acustico di alta qualità che in ogni situazione garantisce una tranquillità unica.Con i colori e i materiali utilizzati sulla Q7, Audi interpreta in chiave moderna caratteristiche quali leggerezza, carattere sportivo e classe nel segmento dei SUV Premium.Interni da primi della classeAudi Q7 è un punto di riferimento anche per quanto riguarda logica di comando, infotainment, connettività e sistemi di assistenza per il conducente.A fare da protagonista è l’Audi virtual cockpit, un display da 12.3” personalizzabile in base alle esigenze (e ai desideri) di chi guida.Prestazioni Audi, emissioni ridotteLa nuova Audi Q7 è disponibile sul mercato europeo in due potenti ed esclusive motorizzazioni V6, una versione TDI e una TFSI.Grazie all’ulteriore sviluppo cui sono stati sottoposti, le loro emissioni di CO2 sono state ridotte anche di 50 g/km; entrambi i motori soddisfano la norma sui gas di scarico Euro 6. Audi sta rapidamente potenziando il proprio portfolio di vetture con una potente trazione elettrica: nel 2015 la Audi Q7 e-tron quattro amplierà la gamma dell’offerta e sarà il primo modello ibrido plug-in al mondo con motore Diesel a 6 cilindri e trazione integrale permanente quattro.Morbido, veloce, leggero ed efficiente: nella nuova Audi Q7, un cambio tiptronic a 8 rapporti di nuova concezione trasmette la forza del motore alla trazione integrale permanente quattro.In viaggio con Audi fra comfort e maneggevolezzaLa nuova Audi Q7 è una compagna di viaggio estremamente confortevole.Sulle superstrade procede in modo tranquillo ed autorevole, offrendo ai passeggeri un elevato comfort.Sulle strade extraurbane ricche di curve risulta maneggevole, precisa ed agile procedendo anche dove l’asfalto lascia il posto a strade sterrate.Scoprite la nuova Q7 negli showroom Audi


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Jeep Cherokee 2.2 Mjt: un nuovo motore per la SUV statunitense

In un mondo dell’auto dominato sempre dalla connettività e da sistemi pensanti che individuano rischi e pericoli e intervengono al posto nostro, la presentazione di un nuovo motore è ancora una notizia?Risposta affermativa, a partire dal fatto che l’auto è e resterà un oggetto che serve a viaggiare, a spostarsi e, per di più, cercando di inquinare sempre meno.Da questo mese debuttano sulla Jeep Cherokee (marchio che fa capo, lo ricordiamo, a FCA, Fiat-Chrysler) due nuovi propulsori turbodiesel, di 2.200 cc e con la potenza di 200 e 185 CV, entrambi abbinati al nuovo cambio automatico a nove rapporti.Ovviamente rispettando le nuove normative antiinquinamento Euro 6. Ci concentriamo sul 200 CV, a nostro parere il più indicato per una vettura come la Cherokee che di potenza ha sempre bisogno.Jeep Cherokee 2.2 Mjt: cosa c’è di nuovoSecondo Paolo Pallotti, direttore tecnico di FCA EMEA, il nuovo propulsore è ispirato a una nuova concezione ingegneristica, lo Smart Design, un approccio tecnico nel quale vincono le soluzioni più efficaci e non quelle più complesse. Partiamo però dai dati dichiarati per vedere poi come ci si è arrivati. Il 2.2 eroga 200 CV a 3.500 giri, con una coppia di 440 Nm a partire dai 2.500 giri; la pressione di iniezione è di 2.000 bar (quella precedente sul 185 CV di 1.700). Il consumo medio è di 5,7 litri di gasolio per 100 km, lo zero-cento si raggiunge in 8,5 secondi e le emissioni di CO2 sono di 150 g/km. Ottimi valori tenuto conto anche delle dimensioni della Cherokee e del peso della vettura che supera i 1.900 kg.L’obiettivo dei tecnici al lavoro sulla Jeep Cherokee 2.2 Mjt era di aumentare potenza ed elasticità, riducendo consumi, vibrazioni e rumore, in modo da garantire non soltanto prestazioni incrementate ma anche un comfort di viaggio maggiore.Dicevamo dello Smart Design. Nella pratica questo ha voluto dire progettare un nuovo turbo a geometria variabile (che vuol dire una risposta più pronta a bassi regimi e una ripresa più marcata), utilizzare bielle e pistoni alleggeriti, dotare il motore di contralberi di equilibratura (smorzano le vibrazioni), potenziare l’alternatore e ottimizzare la pompa dell’olio (miglior lubrificazione degli organi interni).Questo lavoro, insieme all’aumento di 200 cc di cilindrata del motore della Jeep Cherokee 2.2 Mjt, ha permesso ai tecnici, rispetto al precedente 2.0, di ottenere un 17% in più di potenza ma soprattutto un incremento del 25% dei valori di coppia, fondamentale nelle riprese e nei percorsi fuoristradistici.Parlando di una Jeep, non possiamo non ricordare che siete a bordo di una vettura nata anche per mettere le ruote fuori dall’asfalto, a quattro ruote motrici. Così a bordo trovate un selettore, il Select Terrain che offre cinque diversi sistemi di trazione: Auto (per strade normali), Snow (neve e ghiaccio), Sport (per avere una risposta più pronta), Sand-Mud (sabbia e fango) e Rock (situazioni più impervie con rocce e sassi).In più con la Jeep Cherokee 2.2 Mjt potete, in caso di salite toste e terreni drammatici, inserire la 4WD Low, e cioè una rapportatura più corta delle marce, in modo da poter sfruttare tutta la coppia subito.Jeep Cherokee 2.2 MJT: impressioni di guidaPer testare il nuovo motore abbiamo potuto fare un tragitto, non lungo per la verità, in Valle d’Aosta, dal Forte di Bard fino a Cervinia: un percorso che però ha avuto il pregio di unire l’autostrada, una strada provinciale bella e ricca di curve e una strada bianca, quest’ultima giusto per provare la risposta delle sospensioni più che le capacità fuoristradistiche.La prima cosa che si nota sulla Jeep Cherokee 2.2 Mjt è il progresso in termini di silenziosità: sensazioni certo, però quando ti accorgi di parlare piano in viaggio a 130 km/h, vuol dire che l’insonorizzazione è ottima e il sound del motore non penetra nell’abitacolo.In salita abbiamo apprezzato e per davvero la forte coppia: la Cherokee digerisce i tornanti con gran facilità, ben coadiuvata dalla nuova trasmissione a nove rapporti.Purtroppo sulla Cherokee 2.2 Mjt non ci sono i paddle al volante e in qualche situazione li avremmo desiderati per buttar dentro un rapporto più corto di quello scelto dalla Jeep. È vero che si può lavorare con la leva del cambio, ma ormai ci siamo abituati diversamente e viene meno naturale. E poi questa è un’auto dove prevale la scelta del comfort, anche perché la massa in curva si fa sentire e non è il caso, se viaggiate con la famiglia, di pensare di star guidando una sportiva.Il breve tratto sterrato ci ha infine fatto apprezzare l’ottimo assorbimento degli ammortizzatori, le ruote non rimbalzano sui fondi accidentati e si ha sempre una buona sensazione di poter padroneggiare la vettura e di venir fuori da qualunque situazione.Jeep Cherokee 2.2 Mjt: conclusioniLa nuova Jeep Cherokee si rivolge agli appassionati del marchio (che sono tanti, basta vedere l’affollamento ai raduni del Registro Jeep) ai quali offre un mezzo meno spartano che in passato senza tradire quello spirito un po’ avventuroso che Jeep ha sempre incarnato. E poi alla clientela che viene da berline di prestigio e che cerca un mezzo polivalente senza rinunciare al comfort.Il motore da 200 CV è disponibile sulle varianti Limited e Limited+, con prezzi da 50.500 e 54.000 euro. Sulla Cherokee Longitude, per chi vuol risparmiare, c’è invece il motore da 185 CV a 45.900 euro, ma cambia anche la dotazione, meno ricca. Cifre in assoluto importanti, ma adeguate alla categoria e alla classe del marchio Jeep.


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