Centro stile di Londra: ecco come nasce un’Infiniti

Dove nasce il design dei modelli Infiniti? Nel nuovo Centro stile Nissan-Infiniti di Londra situato a Paddington Basin, nel palazzo di Battleship, dove hanno visto la luce due successi come la Nissan Qashqai e la Nissan Juke. Il sistema è quello di mettere in competizione i diversi centri stile del Gruppo (oltre a quello di Londra ce ne sono anche uno in Giappone e uno negli Stati Uniti) e “premiare” il risultato migliore.Dal 2008 alla conquista del Vecchio ContinenteNato nel 1989 per soddisfare il mercato statunitense, il brand di lusso di Nissan è arrivato in Europa nel 2008 con alcuni prestigiosi modelli. Tra le ultime creazioni del marchio Infiniti troviamo la Q50, una berlina del segmento D che si pone come alternativa alle solite (note) tedesche.Punto forte del marchio, oltre alla cura per le finiture e la tecnologia – è l’unica sul mercato a proporre uno sterzo by wire – è l’attenzione per il design. Francois Goupil de Bouillé, Vice Presidente di Infiniti per l’Europa, il Medio Oriente e l’ Africa, ha dichiarato: “Nell’opera di affinamento del marchio Infiniti, il design gioca un ruolo fondamentale. La nostra passione per lo stile farà nascere un’ampia gamma di prodotti di lusso che si distingueranno e l’ampliamento del nostro portafoglio di offerte è alla base dei nostri piani di crescita.”L’importanza dello Studio Design di LondraRuolo chiave nello sviluppo dei futuri modelli Infiniti è lo Studio Design di Londra guidato dal direttore Simon Cox, designer con più di 30 anni d’esperienza nel settore automobilistico che ha collaborato con Peugeot, Ford, Isuzu, General Motors e Ford. Noi ci siamo stati e abbiamo visto alcuni modelli in scala 1:1 realizzati in creta, alcuni dei quali ancora in fase di “modellamento”. E quando i designer sono all’opera è uno spettacolo per gli occhi.La prossima auto di Infinti, che sarà svelata al Salone di Francoforte, si chiama Q30 ed è la prima vettura compatta del marchio giapponese. Quella che, nel nostro mercato, potrebbe rappresentare la svolta in termini di successo commerciale. Questa compatta premium è stata disegnata e sviluppata in Europa e verrà prodotta nello stabilimento di Sunderland. La sua commercializzazione partirà prima nei mercati europei e successivamente sarà esportata nel resto del mondo.“Il design è un pilastro fondamentale per Infiniti e la nuova compatta Q30 “Active” riflette alla perfezione il nostro approccio,”ha dichiarato il Presidente di Infiniti Roland Krueger. “La Q30 Active trasmette quel design distintivo, quella dinamica di guida e quell’ individualismo che i nostri clienti si aspettano da una vettura di Infiniti…”Le concept car del marchioLe ultime concept presentate da Infiniti sono la Q60 Concept, che anticipa un’elegante coupé sportiva 2+2, la Q80 Inspiration, che anticipa la visione futura del brand di una quattro porte fastback di lusso, e la QX30 Concept, una urban crossover che arriverà dopo il lancio della Q30.“Il design è alla base di ogni opera di Infiniti e le nostre Concepts sono famose per la loro audacia e per l’aspetto seducente,” ha commentato François Goupil De Bouillè, Vice Presidente EMEA.


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Bugatti, una boutique a Porto Cervo

Fino a fine agosto 2015, nella prestigiosa cornice dell’Harrods Prestige Village di Porto Cervo (Olbia-Tempio), sarà aperta una boutique dedicata all’abbigliamento e agli accessori Bugatti.Un pop-up store posizionato in uno dei più esclusivi shopping resorts della Costa Smeralda nel quale sarà possibile acquistare numerosi oggetti firmati dalla Casa automobilistica francese tra cui i rinomati orologi realizzati in collaborazione con Parmigiani Fleurier.Nella boutique Bugatti di Porto Cervo saranno inoltre presenti due Veyron 16.4 Grand Sport Vitesse (la scoperta di serie più veloce del mondo): una delle due è una World Record Edition, versione prodotta in soli otto esemplari per celebrare il primato ottenuto nel 2013 (408,08 km/h di velocità massima raggiunti senza tetto).


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Toyota Yaris Hybrid: la prova della piccola ibrida giapponese

La Toyota Yaris Hybrid è, molto probabilmente, l’auto più adatta alla città tra quelle attualmente presenti in listino: grazie all’unione tra un propulsore 1.5 a benzina e uno elettrico la piccola ibrida giapponese può infatti circolare nelle zone a traffico limitato e non è un caso che questa vettura sia la “segmento B” più venduta a Milano e a Roma.In occasione del restyling sono arrivate alcune modifiche estetiche (frontale profondamente rivisto, coda leggermente ridisegnata), finiture più curate, sospensioni più morbide e uno sterzo più diretto. La novità più rilevante – però – riguarda i consumi, ancora più bassi rispetto a prima (30,3 km/l dichiarati contro 28,6 ed emissioni di CO2 pari a 75 g/km anziché 79). Nella nostra prova su strada della versione Active scopriremo se questi cambiamenti hanno portato effettivi miglioramenti.

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I fari del futuro secondo Ford

La Ford sta progettando i fari del futuro: il nuovo sistema di illuminazione adattiva Camera-Based Advanced Front Lighting System, che vedremo presto sulle auto della Casa statunitense, punta ad incrementare la sicurezza.Il dispositivo è composto da una telecamera a raggi infrarossi inserita all’interno della griglia anteriore che consente di riconoscere nelle zone d’ombra la presenza di pedoni, ciclisti, animali e oggetti fino a 120 metri di distanza e da speciali LED direzionali installati in prossimità dei fendinebbia che vengono attivati per illuminare direttamente i potenziali ostacoli nella carreggiata.I fari Camera-Based Advanced Front Lightning System della Ford riconoscono fino a otto elementi e sono inoltre in grado di distinguere quelli che presentano i rischi più immediati per la sicurezza. Ma non è tutto: il sistema adatta anche il fascio luminoso in base alla segnaletica stradale e – grazie alla cartografia GPS – in base all’ampiezza e al raggio delle curve e alle caratteristiche della strada.“Gli automobilisti che guidano di notte devono essere molto attenti a reagire in tempo quando qualcosa o qualcuno emerge dal buio e appare di fronte all’auto”, ha dichiarato Ken Washington, Vice Presidente Ricerca e Ingegneria Avanzata Ford. “Questa nuova tecnologia di illuminazione adattiva li aiuta a prevenire le situazioni di rischio evidenziando la presenza di persone o animali anche ai lati della carreggiata e a distanza”.


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Emil Jellinek: il padre della Mercedes

Emil Jellinek può essere considerato il “padre” della Mercedes: se la Casa della Stella ha questo nome deve, infatti, ringraziare la figlia di questo imprenditore e diplomatico austro-ungarico. Scopriamo insieme la sua storia.Emil Jellinek, la biografiaEmil Jellinek nasce a Lipsia (Germania) il 6 aprile 1853. Figlio di un rabbino austriaco, si trasferisce a Vienna poco dopo la nascita. Nel 1870 trova lavoro in un’azienda ferroviaria della Moravia ma viene licenziato  nel 1872 quando i suoi responsabili scoprono che organizza corse clandestine tra treni. Nello stesso anno la famiglia si trasferisce in Francia e grazie alla raccomandazione del padre trova un posto come diplomatico in Marocco.Nel 1874 torna a Vienna per svolgere il servizio militare ma dopo essere stato scartato in quanto non idoneo diventa viceconsole austro-ungarico a Orano (in Algeria), dove si occupa anche di commerciare tabacco in Europa. Nel 1881 ritorna temporaneamente in Austria per aprire un ufficio della compagnia assicurativa Aigle e vi si stabilisce nel 1884.Nasce MercedesIl 16 settembre 1889 nasce Mercedes Jellinek: Emil, molto scaramantico, userà il nome della sua prima figlia per tutte le sue attività. Quattro anni più tardi, dopo essere rimasto vedovo, accumula un’ingente fortuna grazie all’attività di assicuratore: si sposta a Nizza e lì entra in contatto con l’aristocrazia che bazzica la Costa Azzurra e con il mondo delle automobili.Diventa rivenditore di veicoli a quattro ruote, nel 1896 si reca a Stoccarda per visitare gli stabilimenti della DMG (Daimler Motoren Gesellschaft) e per conoscere Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach e due anni più tardi viene nominato importatore ufficiale per la Francia del marchio teutonico.Nasce la MercedesNel 1899 Emil Jellinek inizia a gareggiare nel sud della Francia con auto DMG per far conoscere il marchio al pubblico facoltoso e l’anno dopo, in seguito alla morte di Gottlieb Daimler, convince i vertici della Casa tedesca a continuare ad impegnarsi nelle corse.Commissiona a Maybach (offrendogli 550.000 marchi) il progetto di un’auto da gara dotata di baricentro basso, di passo lungo e di carreggiate allargate e si impegna ad acquistare 36 esemplari di questo modello, chiamato Mercedes 35PS. La vettura, contraddistinta da un propulsore 5.9 a quattro cilindri da 35 CV, si rivela rapida e competitiva: il successo più importante arriva nel 1903 quando il belga Camille Jenatzy conquista al volante di una 65PS (evoluzione della 35: motore 9.3 da 65 CV) la Coppa Gordon Bennett in Irlanda.Gli ultimi anniIn occasione dello scoppio della Prima Guerra Mondiale Emil Jellinek si rifugia in Francia ma viene arrestato per spionaggio a favore della Germania. Nello stesso periodo gli austro-ungarici (alleati dei tedeschi) accusano la moglie di spionaggio a favore della Francia. Nel 1917 viene rilasciato, si trasferisce in Svizzera – più precisamente a Ginevra – e lì perde la vita il 21 gennaio 1918.

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Fiat 500 C restyling: il primo esemplare (personalizzato) all’asta

La Fiat 500 C restyling sarà la protagonista di un’asta di beneficenza in occasione di “I Defend Gala 2015”: prima edizione della serata benefica – in programma oggi, giovedì 16 luglio, nella splendida cornice del Tunnel Riva a Monte Carlo – i cui proventi sosterranno il “Robert F. Kennedy Human Rights Europe”, organizzazione che si batte per i diritti umani.Il primo esemplare della baby cabriolet torinese recentemente aggiornata (una 1.2 Lounge di colore Bianco Gelato) è stato modificato da Stefano Conticelli – artigiano umbro specializzato nella lavorazione della pelle e del cuoio – e si distingue dal modello di serie per la personalizzazione esterna in pelle di vitello (trattata per resistere agli agenti atmosferici) in colore miele naturale presente sui passaruota, sui gruppi ottici anteriori e posteriori, sul baffo cromato e sul cestino da picnic applicato sul portellone posteriore.Le calotte degli specchietti retrovisori rivestite in mogano della Fiat 500 C restyling che verrà battuta all’asta, il profilo turchese delle applicazioni e la linea che corre sotto i finestrini sono invece un omaggio ai mitici motoscafi Riva.


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Mercedes Classe V by Vath

Se a qualcuno non dovesse andar bene la potenza della nuova Mercedes Classe V e volesse metter e un po’ di pepe alla grande monovolume di lusso della Stella, Vath ha la soluzione.A colpi di riprogrammazione della centralina porta infatti la Mercedes V250 CDI molto oltre i 200 CV, aumentando anche la coppia.Upgrade da 225 CV e 500 Nm di coppiaLa cavalleria totale raggiunta dopo l’upgrade del 2.2 turbodiesel innalza la potenza del propulsore da 190 CV iniziali fino a 225 CV facendo salire la coppia a 500 Nm (da 440 Nm).Ma il tuning di Vath per la Calsse V non è solo una questione di potenza.Inoltre Vath offre un nuovo set di molle sportive che ribassano l’altezza da terra di 25 mm e di nuovi cerchi da 20 pollici.I prezziIl prezzo della riprogrammazione della centralina ammonta a poco più di 1.000 euro mentre le nuove molle delle sospensioni costano 566 euro. I cerchi con i quattro pneumatici inclusi, infine, vengono offerti a 2.975 euro.

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Porsche 991 GTR Carbon by TopCar

La fibra di carbonio, ormai, è diventata sinonimo di esclusività, performance elevate e stile racing, apparendo sempre su più vetture in circolazione.Molti tuner, o quasi tutti, utilizzano questo materiale oltre che per migliorare l’estetica delle vetture e l’aerodinamica, anche per risparmiare sui pesi e quindi migliorare le prestazioni.Tutta in carbonioÈ questo il caso della nuova Porsche 911 GTR Carbon Edition elaborata da TopCar e realizzata per il 90% proprio da fibra di carbonio che compone 24 dei pannelli della carrozzeria.Inserti in Oro 24 carati…Questo tuning è elaborato sulla base della 911 Turbo S, equipaggiata con il 3.8 sei cilindri boxer da 560 CV. Questa versione speciale Carbon di TopCar poggia su ruote ADV.1 forgiate e all’interno dell’abitacolo sfoggia dettagli in oro da 24 carati combinati con pelle Nappa e inserti in carbonio per conformarsi alla carrozzeria.Prezzo salato…Il costo di questo kit di TopCar per la Porsche 911 Turbo S ammonta a a 64.000 euro, più 10.000 euro per il montaggio, per un totale, vettura inclusa, di 290.000 euro.

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Camp Jeep 2015: le foto del raduno europeo delle 4×4 "yankee"

Il Camp Jeep 2015, il più importante raduno europeo dedicato alle SUV e alle fuoristrada della Casa statunitense, si è tenuto dal 10 al 12 luglio a Montalieu-Vercieu, paesino situato nella regione francese del Rhône-Alpes. L’evento – gestito dal JOG (Jeep Owners Group), unico club ufficiale del marchio già attivo in 17 Paesi dell’area EMEA – ha visto la presenza di quasi 2.000 partecipanti provenienti da 25 nazioni e di circa 350 4×4 “yankee”.Una cornice mozzafiato, perfetta per il fuoristrada estremo, nella quale gli appassionati del brand a stelle e strisce hanno potuto affrontare quattro percorsi off-road piuttosto impegnativi. In occasione del raduno Camp Jeep 2015 è stato inoltre possibile ammirare tre modelli storici – una CJ-2A (versione civile della mitica Willys MB del 1941) e due esemplari della CJ Levi’s realizzata 40 anni fa in collaborazione con il brand di abbigliamento californiano – e tre showcar firmate Mopar: la Wrangler Unlimited “Night Rock”, la Wrangler Rubicon “Dark Side” e la Renegade “Hard Steel”.


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Mitsubishi, la storia a quattro ruote

La Mitsubishi è una delle più grandi multinazionali giapponesi: attiva dal 1870, copre oggi tantissimi settori industriali (metallurgia, chimica, finanza, elettronica, etc…) e non tutti sanno che possiede anche diversi brand molto noti in Italia come Nikon (macchine fotografiche) e Kirin (birra).Questo colosso nipponico ha iniziato ad occuparsi di automobili nel 1917 – prima di qualsiasi altro costruttore del Sol Levante – e ha saputo conquistare il pubblico grazie a vetture tecnologicamente innovative e ricche di sostanza (specialmente nel segmento delle SUV) e ai successi sportivi ottenuti nel WRC e alla Dakar. Scopriamo insieme la storia a quattro ruote del marchio dei “tre diamanti”.Mitsubishi, la storia a quattro ruoteLa Mitsubishi, colosso giapponese impegnato dal 1870 in tre settori chiave (costruzioni navali, finanza e miniere), decide di cimentarsi nel mondo delle quattro ruote costruendo nel 1917 la prima automobile nipponica di serie di sempre. La Model A, ispirata alla Fiat Tipo 3, è dotata di un motore 2.8 a quattro cilindri da 36 CV: piuttosto costosa da produrre per via dell’assemblaggio artigianale, viene realizzata in soli 22 esemplari.Addio (temporaneo) alle autoNel 1921 la Casa nipponica abbandona le auto per concentrarsi sui veicoli industriali: la PX33 creata per l’esercito giapponese nel 1936 è il primo veicolo del Sol Levante a trazione integrale. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli stabilimenti vengono pesantemente bombardati ma l’azienda si risolleva nel 1953 grazie ad un accordo siglato con la Willys-Overland per la produzione su licenza della Jeep CJ3B.Gli anni Sessanta e SettantaLa Mitsubishi torna a produrre automobili nel 1960: la prima è la 500, dotata al lancio di un propulsore bicilindrico da 0,5 litri e 20 CV. Nel corso degli anni Sessanta il brand nipponico realizza vetture sempre più grandi fino ad arrivare, nel 1969, alla Galant: una compatta lunga poco più di quattro metri disponibile in tre varianti di carrozzeria (berlina a due o quattro porte e station wagon).Nel 1970 la divisione automobilistica Mitsubishi diventa più indipendente (nasce la Mitsubishi Motors) e l’anno seguente – grazie ad un accordo con Chrysler (che prevede la cessione del 15% dell’azienda al colosso “yankee”) – le prime Galant vengono vendute negli USA con il nome Dodge Colt. Risale invece al 1976 la tecnologia Silent Shaft: un sistema brevettato che riduce le vibrazioni sui motori a quattro cilindri e che viene venduto a Fiat, Porsche e Saab.Il mito PajeroNel 1982 – anno in cui Mitsubishi sbarca ufficialmente negli States – nasce la SUV (anche se sarebbe meglio chiamarla fuoristrada) Pajero. Il modello più famoso della Casa giapponese inizia a farsi conoscere nel 1985 quando diventa la prima vettura non europea ad aggiudicarsi la Dakar (più precisamente la Parigi-Algeri-Dakar, al volante il francese Patrick Zaniroli).Gli anni ’90Gli anni Novanta sono il periodo più ricco di soddisfazioni per il marchio del Sol Levante: nel 1990 gli ingegneri Mitsubishi inventano il controllo della trazione e realizzano la sportiva 3000 GT (dotata di un motore 3.0 V6 a doppia sovralimentazione da 286 CV) mentre l’anno successivo viene firmato un accordo con la Volvo per produrre in Olanda una berlina (la Carisma, nata nel 1995 e realizzata sullo stesso pianale della S40). Nel biennio 1992-1993 arrivano due vittorie consecutive alla Dakar con i transalpini Hubert Auriol (Parigi-Sirte-Città del Capo) e Bruno Saby.Tra il 1996 (anno di debutto del motore GDI ad iniezione diretta di benzina) e il 1999 la berlina Mitsubishi Lancer domina nel WRC: quattro Mondiali Piloti consecutivi con il finlandese Tommi Mäkinen e un titolo Costruttori nel 1998 con la Evolution V. Nello stesso periodo arrivano due trionfi alla Dakar: nel 1997 alla Dakar-Agades-Dakar con il giapponese Kenjiro Shinozuka (primo driver non europeo a trionfare nel rally raid più famoso del mondo) e nel 1998 – anno di lancio della piccola Sport Utility Pajero Pinin realizzata in collaborazione con Pininfarina e assemblata anche in Italia – con il francese Jean-Pierre Fontenay.Il terzo millennioIl 2000 si apre con un’alleanza con DaimlerChrysler  – terminata nel 2004 – che porta alla realizzazione di numerosi progetti comuni ma gli anni Duemila sono contraddistinti soprattutto dalle sette vittorie consecutive alla Dakar: 2001 con la tedesca Jutta Kleinschmidt, 2002 (Arras-Madrid-Dakar) con il giapponese Hiroshi Masuoka (che trionfa anche nel 2003 alla Marsiglia-Sharm el-Sheikh), 2004 (Clermont-Ferrand-Dakar), 2005 (Barcellona-Dakar) e 2007 (Lisbona-Dakar) con il transalpino Stéphane Peterhansel e 2006 (Lisbona-Dakar) con il connazionale Luc Alphand.Nel 2005 viene siglato un accordo tra Mitsubishi e PSA Peugeot Citroën: nascono la seconda generazione della SUV Outlander (gemella di C-Crosser e 4007), la citycar elettrica i-MiEV del 2009 (identica alla C-Zero e alla iOn) e la ASX del 2010 (sorella della C4 Aircross).La vettura della Casa dei tre diamanti più interessante tra quelle presenti nella gamma attuale è invece la Outlander PHEV, una Sport Utiility ibrida plug-in a benzina che dichiara consumi pari a 52,6 km/l.

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