Nissan: Qashqai batte Micra
La best seller di Casa Nissan, la SUV compatta Qashqai, entra nella storia della Casa di Yokohama superado, in termini di unità prodotte, il record fino ad ora detenuto da un altro cavallo di battaglia europeo targato Nissan, la Micra.Il marchio giapponese fa sapere che Nissan Qashqai (attualmente prodotta in 1.200 unità al giorno, una ogni 62 secondi e 58 in un’ora, presso lo stabilimento di Sunderland che funziona 24h) ha raggiunto le 2.368.705 unità in meno di 10 anni.Colin Lawther, Nissan’s Senior Vice President for Manufacturing, Purchasing and Supply Chain Management in Europa, ha dichiarato: “Qashqai, fin dal suo lancio in Europa, ha dato vita ad un segmento completamente nuovo e continua a rappresentare il punto di riferimento nel settore Crossover, segnando un periodo di crescita record per Nissan in Europa. Micra rappresenta un modello iconico per Nissan nel Vecchio Continente, prodotto per ben 18 anni nello stabilimento di Sunderland. Averla superata in circa la metà del tempo dimostra quanto velocemente gli automobilisti europei si siano innamorati di Qashqai”.Durante il corso di quest’anno Nissan festeggerà, inoltre, il trentennale dell’impianto di Sunderland, che oggi produce i Crossover Juke e Qashqai, la 100% elettrica LEAF, la berlina Note e il nuovo premium compatto Infiniti Q30.
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IF Design Award 2016 per Infiniti Concept Q80 Inspiration
La Concpet Q80 Inspiration di Infiniti, concept car svelata al Salone Internazionale dell’Automobile di Parigi del 2014, ha ricevuto l’IF Design Award 2016 nella categoria “Professional Concept” prototipo professionale. La seducente fastback Q80 Inspiration è stata votata e scelta dalla maggioranza dei 58 membri internazionali della giuria; è stata scelta per ricevere l’encomio in una lista totale di 5.295 partecipanti da 53 paesi.IF Design AwardIstituito nel 1953 l’IF Design Award è riconosciuto come uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito del design a livello industriale in quanto osservatore attento dell’eccellenza nel design a livello globale.Alfonso Albaisa, Infiniti Executive Design Director, ha commentato: “Quando abbiamo deciso di disegnare la Q80 Inspiration abbiamo sfidato noi stessi per dare vita all’espressione più pura del linguaggio di design di Infiniti. Una sfida partita dal cuore, che ha voluto segnare un momento importante per il nostro design e lasciare chiaramente un segno importante in quella che definiamo una espressione di potenza che si evince dai tratti artistici e inconfondibili del suo disegno.La combinazione tra potenza e eleganza scolpite nelle linee della Q80 sono indizi del nuovo linguaggio di design del brand che ritroviamo oggi in modelli recentemente lanciati come la Q30 e la Q60. Il Premio di iF Design, è il sigillo all’eccezionale qualità del design e siamo lieti che il nostro team abbia ricevuto questo riconoscimento.”
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Opel: partenza alla grande nel 2016
Prosegue il trend positivo in Casa Opel. Secondo i dati preliminari, le nuove immatricolazioni del marchio di Rüsselsheim hanno raggiunto le 80.300 unità nel mese di febbraio, il 15% (circa 10.500 unità) in più rispetto allo stesso mese del 2015.Primo bimestre dell’anno positivo in tutta EuropaLa quota di mercato di Opel è salita dello 0,3%, raggiungendo il 5,6%, il miglior risultato nel mese di febbraio da 5 anni a questa parte. Positivo anche il bilancio relativo al primo bimestre del 2016. In questo caso le vendite sono aumentate di 18.000 unità (+13%), mentre la quota di mercato è aumentata di oltre 0,3 punti percentuali nel periodo, ora al 5,7%.Commentando questi dati Peter Christian Küspert, Vice President Sales & Aftersales di Opel Group, ha dichiarato: “Siamo cresciuti in 17 paesi grazie a una gamma giovane e interessante. Nuova Astra è stata fondamentale per questi risultati. Astra Sports Tourer, disponibile presso i concessionari da aprile, e nuovo Mokka X continueranno a spingere le vendite verso l’alto, dopo un ottimo inizio d’anno”.Opel Astra, fiore all’occhiello di RüsselsheimA spingere verso l’alto i numeri di Opel nel mese di febbraio ha contribuito, infatti, soprattutto la nuova arrivata della famiglia, la nuova Opel Astra che lo scorso mese ha fatto registrare oltre 18.000 unità vendute. Recentemente eletta auto dell’anno 2016, la nuova Astra (sul mercato da novembre) ha già registrato 130.000 ordini in tutta Europa. Non male anche la piccola della gamma del Fulmine, la Opel Corsa cresce del 12% a febbraio con 20.400 unità vendute.Inizio 2016 alla grande anche in Italia: +24%I migliori mercati dell’Europa occidentale per Opel si confermano Germania (+27%), Italia (+24%), Francia (+23%) e Spagna (+23%). Nello specifico in Italia i volumi di Opel sono cresciuti del 24% lo scorso febbraio con un aumento del 18% nel primo bimestre 2016 (+ 2.700 unità). Nel nostro paese le vendite del Fulmine sono state spinte soprattuto dalla Opel Karl (+355% rispetto ad Agila), Corsa (+36%) e nuova Astra 5 porte (+155%). Particolarmente significativo il risultato tra le alimentazioni GPL in cui Opel è divenuto il primo importatore nei primi due mesi del 2016 grazie al risultato di Corsa e Mokka.
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Renault-Nissan: l’alleanza da 5,5 mld di euro per il 2018
L’alleanza automobilistica franco-nipponica Renault-Nissan si rafforza, l’obiettivo di questa partnership per il 2018 è di incrementare a 5,5 miliardi di euro le ottimizzazioni e i risparmi.Lo scorso 4 marzo, durante una convention internazionale, i due Gruppi hanno dichiarato di star rafforzando l’alleanza puntando su quattro aree strategiche (Ingegneria, Fabbricazione e Logistica, Acquisti e Risorse Umane) attraverso l’integrazione delle divisioni, la creazione di processi comuni e lo scambio di talenti. InoltreL’Alleanza studierà altre opportunità per sviluppare sinergie nelle funzioni Vendite e Marketing, Connettività e Servizi Connessi, Piano Prodotto e Post-vendita e altre funzioni di supporto.Entro fine marzo, i dirigenti Renault e Nissan presenteranno questi nuovi progetti di convergenza agli organi rappresentativi del personale interessati e agli organi decisionali del Gruppo. In caso di approvazione al termine dell’iter di validazione interno, l’implementazione della convergenza inizierà il 1° aprile, con il contestuale annuncio della nomina dei responsabili delle nuove funzioni e del perimetro della loro attività.Attulmente, grazie ad un’impronta industriale comune, Renault e Nissan realizzano numerosi progetti di produzione incrociata in Francia, Corea del Sud, India e Russia. Inoltre, gli ingegneri di Renault e Nissan – che condividono un budget annuale di R&S e di investimenti di 10 miliardi di euro – lavorano in team, per limitare sovrapposizioni nello sviluppo delle tecnologie di nuova generazione.«L’industria automobilistica evolve con grande rapidità, Renault e Nissan devono quindi trarre vantaggio dall’Alleanza e utilizzarla come uno strumento pragmatico, idoneo a favorire lo sviluppo commerciale»,ha dichiarato Carlos Ghosn, Presidente-Direttore Generale dell’Alleanza, aggiungendo: «Ci orientiamo verso maggiori convergenze ed una cooperazione sempre più stretta».
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Polestar Perofmance Parts: la nuova gamma di accessori sportivi
Il dipartimento sportivo di Casa Volvo, Polestar, presenta la nuova linea di accessori Perofmance Parts dedicata agli amanti della sportività che vogliono rendere più dinamiche le loro Volvo.La gamma Polestar Performance Parts include numerosi accessori destinati alle Volvo S60, V60, V40 e XC60 (più avanti disponibili anche per altri modelli della gamma), fra cui sono inclusi elementi del telaio, cerchi, terminali di scarico, dettagli esterni e interni.I nuovi prodotti della linea Polestar Performance Parts possono essere acquistati sia separatamente sia come pacchetto completo che include elementi del telaio, cerchi e pneumatici, collettori di aspirazione e scarico oltre ad una serie di accessori per gli esterni e per gli interni.”Abbiamo ricevuto un forte feedback sulla gamma Polestar Performance Parts dai nostri clienti in tutto il mondo per un lungo periodo di tempo. Siamo lieti di poter soddisfare la richiesta, a partire da oggi. Questo è un prodotto che va a migliorare la base già solida delle vetture Volvo in termini di prestazioni, maneggevolezza e piacere di guida,” ha commentato Niels Möller, CEO di Polestar.Tutti i prodotti della gamma Polestar Performance Parts sono stati sviluppati all’insegna del motto “Progettati per Alte Prestazioni”, sfruttando fino in fondo la ventennale esperienza negli sport motoristici degli ingegneri e dei piloti di Polestar e del suo partner per le gare automobilistiche, Cyan Racing.”Ciò che abbiamo imparato sui circuiti di gara insieme ai nostri colleghi di Cyan Racing è che i campionati non si vincono in un solo giro di pista. Il segreto del nostro successo in pista sta nella capacità di realizzare vetture bilanciate e precise che abbiano un comportamento prevedibile e siano facilmente controllabili dal pilota in tutte le situazioni. Le lezioni apprese sui circuiti automobilistici vengono applicate direttamente allo sviluppo dei nostri modelli da strada e dei prodotti ad alte prestazioni. La nuova gamma Polestar Performance Parts non fa eccezione a questa regola, dato che le parti vengono progettate e sviluppate seguendo la medesima filosofia,” ha aggiunto Henrik Fries, Direttore R&S di Polestar.
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Il pedale dell’acceleratore attivo di Bosch
Per risparmiare carburante, tra le altre cose, bisogna fare attenzione a non andare troppo giù con il pedale dell’acceleratore.Tuttavia può capitare che non sempre si riesce ad avere la percezione di come si sta guidando e per questo Bosch ha sviluppato un ausilio tecnico specifico: un pedale dell’acceleratore attivo. Di che si trattaUna lieve vibrazione comunica ai guidatori quando oltrepassano il tocco delicato dal piede pesante. Abbinato al sistema di navigazione o a una videocamera che riconosce i cartelli stradali, l’innovativo pedale dell’acceleratore di Bosch offre ai guidatori un segnale di avvertimento se, per esempio, si stanno avvicinando a una curva pericolosa a velocità troppo elevata.I guidatori di veicoli dotati del pedale dell’acceleratore attivo impareranno ad avere un piede leggerissimo sull’acceleratore. Il pedale attivo permetterà loro di ridurre sino al 7% il consumo di carburante con un conseguente calo anche delle emissioni di CO2.Ad oggi l’unica indicazione a disposizione dei guidatori per cambiare marcia è sotto forma di piccole frecce sul cruscotto per i guidatori. In questo ambito il pedale dell’acceleratore attivo può fornire un’indicazione più efficace del momento migliore in cui cambiare marcia. Ha anche una funzione per la sicurezzaTuttavia il risparmio di carburante non è l’unico vantaggio offerto dal pedale dell’acceleratore attivo. Questa tecnologia può anche contribuire a rendere le auto più sicure.La maggiore sicurezza è legata alla possibilità di connettere questo componente innovativo a una serie intera di sistemi di assistenza. Se collegato ai sistemi di avviso anti-tamponamento, per esempio, il sistema può creare un segnale di vibrazione che avverte i guidatori di non accelerare ulteriormente.Una semplice variazione delle impostazioni del software è tutto ciò che occorre per adattare tipo e forza del feedback aptico alle specifiche dei produttori di auto. Il pedale dell’acceleratore è collegato online: segnala i guidatori che si trovano in contromano o di possibili ingorghi sulla strada da percorrere
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Ford Fiesta ST200: foto e informazioni ufficiali
In occasione del Salone di Ginevra 2016 Ford ha svelato la nuova Fiesta ST200, la variante più estrema di una delle piccole più apprezzate sul mercato. “La Fiesta ST è una delle compatte sportive più apprezzate dal pubblico e dalla critica. La ST200 eleva questa amatissima ‘hot hatch’ a nuovi livelli di potenza e prestazioni”, ha dichiarato Joe Bakaj, Vice Presidente Sviluppo Prodotti, di Ford Europa. “Sono convinto che farà la storia di questo segmento”.200 CV e 226 km/h di velocità massimaLa compatta sportiva dell’Ovale Blu monta un motore 1.6 EcoBoost da 200 CV e 290 Nm di coppia che la rende estremamente performante.Rispetto alla versione standard la nuova motorizzazione offre il 10% di potenza e il 20% di coppia in più. Che in prestazioni si traducono in un’accelerazione da 0 a 100 Km/h in soli 6,7’’.L’accelerazione è ancora più brillante anche grazie alla trasmissione finale, il cui rapporto (4,06) è stato modificato rispetto alla Fiesta ST standard (3,82). La velocità massima è di 226 km/h.Tecnologica e stilosaLa ST200 è la Fiesta di produzione più potente di sempre e si distingue per un design esclusivo. Oltre ai cerchi in lega in colore nero opaco da 17 pollici, l’esclusiva tinta della carrozzeria Solid Silver Grey e gli interni sportivi con schema colori a contrasto, la Fiesta ST200 presenta pinze freno rosse, sedili sportivi in pelle Recaro e dettagli, come i battitacco ST illuminati, che coniugano sportività ed eleganza.Dal punto di vista delle tecnologie presenti a bordo la nuova Fiesta ST200, come la versione ST standard, adotta: il controllo avanzato della trazione in curva (Enhanced Torque Vectoring Control), il controllo elettronico di stabilità (ESC), regolabile su 3 modalità, il giunto sterzo sviluppato per applicazioni sportive, il rapporto di sterzo ridotto (13.69:1), con braccetti a corsa corta, la barra di torsione posteriore ad alto controllo antirollio, la speciale taratura di molle e ammortizzatori, con un centro di gravità più basso di 15 mm rispetto alla Fiesta standard, l’impianto frenante maggiorato.
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Vittorio Valletta, il simbolo della Fiat
Vittorio Valletta è stato uno dei personaggi simbolo della Fiat: in 45 anni ha trasformato la Casa torinese in un colosso industriale. Noto in azienda per essere stato il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire, ha visto i momenti migliori e peggiori della società piemontese e ha attraversato due Guerre Mondiali, la motorizzazione di massa e il miracolo economico. Senza dimenticare le numerose opere sociali destinate ai dipendenti. Scopriamo insieme la sua storia.Vittorio Valletta, la biografiaVittorio Valletta nasce il 28 luglio 1883 a Sampierdarena (ora quartiere di Genova). Figlio di un ufficiale siciliano del Regio Esercito e di una lombarda, si trasferisce a Torino con la famiglia nel 1890. Nel 1903 ottiene il diploma di ragioneria, tre anni più tardi si sposa mentre nel 1909 ottiene la laurea presso la Scuola Superiore di Commercio del capoluogo piemontese.La Prima Guerra MondialeDopo aver insegnato in un istituto di ragionieria e lavorato in uno studio di commercialisti viene reclutato nel 1914 in vista dello scoppio della Prima Guerra Mondiale dalla DTAM (Direzione tecnica dell’Aviazione Militare) di Torino con il grado di Tenente del Genio Aeronautico con il compito di sovrintendere a tutte le forniture assegnate dal Ministero delle Armi alle diverse imprese.Durante il conflitto Vittorio Valletta perde il padre e nel 1918 entra nel mondo dell’automobile diventando procuratore per la Casa Chiribiri: qui si fa notare per la sapiente gestione del “biennio rosso” (scioperi e occupazioni) tra il 1919 e il 1920 favorendo il dialogo con gli operai.La chiamata in FiatValletta viene chiamato in Fiat da Giovanni Agnelli nel 1921 con il ruolo di direttore centrale, sette anni più tardi lascia la docenza all’Università di Torino e viene nominato direttore generale della Casa piemontese.Gli anni ’30 vedono la nascita della 508 (soprannominata “Balilla”) nel 1932 e della 500 (nota come “Topolino”) nel 1936. Tre anni dopo, in seguito alla scomparsa di Edoardo Agnelli, figlio del fondatore della Fiat, Vittorio Valletta viene nominato amministratore delegato.La Seconda Guerra MondialeDurante la Seconda Guerra Mondiale Valletta fa tutto quanto in suo potere per salvare l’azienda da lui gestita. Nel 1943 – durante l’occupazione tedesca del Nord Italia – riesce attraverso abili trattative con i nazisti a mantenere gli stabilimenti a Torino ma per questa ragione viene denunciato alla fine del 1944 dal CLN per collaborazionismo.Vittorio Valletta viene estromesso dalla Fiat al termine della guerra ma già nell’aprile del 1946 viene reintegrato in quanto il Consiglio di Gestione dell’azienda lo considera l’unico uomo in grado di portare avanti la società (specialmente dopo la morte – nel dicembre 1945 – di Giovanni Agnelli).Potere assolutoPoco dopo la nomina ad amministratore delegato diventa presidente dopo che l’allora 25enne Gianni Agnelli rifiuta il ruolo per godersi la giovinezza e inizia a far crescere la società disponendo – nel 1949 – del 21% dei prestiti totali concessi all’Italia per il Piano Marshall.Il ruolo di Vittorio Valletta nel secondo dopoguerra è fondamentale: risolleva la Fiat puntando sui settori auto e aerei, sugli aumenti di produzione e sugli incrementi salariali (gli operai della Casa torinese erano all’epoca i più pagati in Italia) e contribuisce all’industrializzazione del nostro Paese.Gli anni ’50Gli anni ’50 si aprono con il lancio della 1400 nel 1950, la prima Fiat dotata di carrozzeria portante, mentre nel 1953 è la volta della 1100/103. Due anni più tardi aiuta a fondare – insieme a Pirelli e Bianchi – l’Autobianchi.La vera svolta per Vittorio Valletta arriva sempre nel 1955 con la 600: l’auto che porta la motorizzazione di massa in Italia richiede numerosi operai per la sua produzione e questo porta alla massiccia immigrazione meridionale a Torino. L’anno successivo tocca all’innovativa 600 Multipla e risale al 1957 – anno nel quale la figlia Fede perde la vita – il debutto della mitica 500.Per stimolare le vendite della citycar torinese (non eccezionali all’inizio) Valletta le assegna ai dirigenti come auto aziendali con l’impegno di usarle per recarsi al lavoro.Gli anni ’60Nel 1962 Vittorio Valletta viene nominato Cavaliere di Gran Croce e due anni più tardi viene inaugurata l’Autostrada del Sole (realizzata anche grazie al supporto della Fiat).Il 1966 è un anno molto importante per Valletta: dopo aver contribuito alla nascita dello stabilimento siciliano di Termini Imerese e in procinto di andare in pensione, trova nel suo braccio destro Gaudenzio Bono il suo successore. Il ruolo di presidente, però, viene ricoperto da Gianni Agnelli.Vittorio Valletta, nelle vesti di presidente onorario, firma a maggio un accordo importantissimo con l’Unione Sovietica per la costruzione dello stabilimento di Togliatti destinato alla produzione delle 124. A novembre viene nominato senatore a vita ma scompare pochi mesi dopo – il 10 agosto 1967 a Pietrasanta (Lucca) – per un’emorragia cerebrale.
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Jo Siffert, la Svizzera nel motorsport
Jo Siffert è uno dei pochi piloti di umili origini ad essere riuscito a sfondare nel motorsport. Contraddistinto da uno stile di guida molto pulito, ha vinto (tanto) nell’endurance e (poco) in F1 ma nonostante fosse abituato a trattare con i guanti le proprie vetture non è mai riuscito a salire sul podio della 24 Ore di Le Mans. Scopriamo insieme la storia del driver svizzero.Jo Siffert: la storiaJo Siffert nasce il 7 luglio 1936 a Friburgo (Svizzera). Figlio di un droghiere, inizia ad appassionarsi alle corse a 12 anni dopo aver assistito al GP di Svizzera del 1948 e tre anni più tardi trova lavoro come apprendista in un’officina.Le corse con le motoNel 1957 inizia a correre in moto con una Gilera e una AJS e l’anno seguente si cimenta nel Motomondiale con una Norton nel Tourist Trophy (ritirato) e corre il Sidecar TT con una BSA. Nel 1959 si laurea campione elvetico nella classe 350.Il debutto con le autoAlll’inizio degli anni ’60 Jo Siffert passa alle auto e inizia a farsi notare nel mondo del motorsport nel 1961 quando in Belgio conquista il terzo posto nel GP des Frontières dietro allo zimbabwese John Love e al sudafricano Tony Maggs.L’esordio in F1Jo esordisce in F1 come privato al volante di una Lotus nel GP di Monaco 1962 mentre con la scuderia svizzera Filipinetti riesce a portare a casa come miglior piazzamento stagionale un 10° posto in Belgio.I primi punti nel Circus di Jo Siffert arrivano già l’anno successivo (6° in Francia). Sempre nel 1963 vince a Siracusa una gara non valida per il Mondiale e ottiene il primo podio nel Mondiale Sportprototipi grazie alla terza piazza conquistata alla 500 km di Spa con una Ferrari 250 GTO.Il passaggio alla BrabhamNel 1964, dopo aver corso a Monte Carlo con la Lotus, Siffert passa alla Brabham e porta a casa un quarto posto in Germania. Disputa le ultime gare stagionali con il Rob Walker Racing Team e al debutto con questa squadra sale sul podio (3°) negli USA facendo meglio del compagno di scuderia, lo statunitense Hap Sharp. Tra i successi minori segnaliamo la conquista del GP del Mediterraneo (non iridato) a Pergusa.Il debutto alla 24 Ore di Le Mans di Jo Siffert risale al 1965 (ritirato con una Maserati Tipo 65): nello stesso anno arriva un quarto posto in Messico in F1 e il bis del trionfo al GP del Mediterraneo.Il contratto con la PorscheNel 1966 Siffert viene chiamato dalla Porsche per correre nelle gare endurance: con la 910 arriva 2° alla 500 km di Zeltweg e ottiene il miglior risultato in carriera a Le Mans (4°) in coppia col britannico Colin Davis. In F1 corre a Monte Carlo con la Brabham ma poi passa alla Cooper (4° negli USA).L’anno successivo Jo Siffert porta a casa – sempre con la sportiva di Zuffenhausen – un 2° posto alla 1000 km di Spa e una terza piazza alla 6 Ore di Brands Hatch mentre nel Circus riesce a tagliare il traguardo in quarta posizione in Francia e negli USA.Le prime vittorieNel 1968 arrivano le prime grandi vittorie per Siffert: in F1, dopo aver corso con la Cooper in Sudafrica, passa alla Lotus e vince il suo primo GP in carriera (quello di Gran Bretagna). Con le sport fa ancora meglio: con la Porsche 908 vince la 24 Ore di Daytona insieme al britannico Vic Elford e ai tedeschi Hans Herrmann, Jochen Neerpasch e Rolf Stommelen e un mese più tardi sale sul gradino più alto del podio della 12 Ore di Sebring con Herrmann. Da non sottovalutare, inoltre, la conquista della 1000 km del Nürburgring con Elford e della 500 km di Zeltweg.Jo Siffert continua ad inanellare successi anche nel 1969: in coppia con il britannico Brian Redman porta a casa la 6 Ore di Brands Hatch, la 1000 km di Monza, la 1000 km di Spa, la 1000 km del Nürburgring e la 6 Ore di Watkins Glen mentre con il tedesco Kurt Ahrens, Jr. vince la 1000 km di Zeltweg. In F1 termina 3° a Monte Carlo e 2° in Olanda e riesce anche a correre con le Can-Am (3° a Bridgehampton).Sempre più PorscheIl legame di Siffert con la Porsche è sempre più stretto: il pilota elvetico nel 1970 in coppia con Redman vince la Targa Florio (con la 908) mentre con la 917 conquista la 1000 km di Spa e la 1000 km di Zeltweg. In F1 viene contattato dalla Ferrari ma la Casa di Zuffenhausen, per evitare che passi al “nemico”, gli trova un sedile in March. L’esperienza con la scuderia britannica non è delle migliori: perde il confronto diretto con il compagno neozelandese Chris Amon e ottiene come miglior piazzamento stagionale un misero 7° posto in Belgio.Il 1971Il 1971 – ultimo anno di Jo Siffert su questo pianeta – regala tantissime soddisfazioni al pilota svizzero. In F1 passa alla BRM, vince il GP d’Austria, arriva secondo negli USA (meglio del compagno canadese John Cannon) e termina il Mondiale in quinta posizione. Nellle prime cinque corse stagionali soffre la presenza del talentuoso compagno messicano Pedro Rodríguez (che scompare a luglio in Germania) mentre supera senza problemi il coéquipier neozelandese Howden Ganley. In Germania viene squalificato (il compagno Elford riesce invece a tagliare il traguardo) mentre nelle ultime prove dell’anno se la cava meglio del britannico Peter Gethin e dell’austriaco Helmut Marko. In Canada termina in 9° posizione (meglio del driver locale George Eaton).Per quanto riguarda le Sport Jo vince la 1000 km di Buenos Aires su una Porsche 917 insieme al britannico Derek Bell e porta a casa l’ultimo podio in carriera nel Mondiale Sportprototipi alla 6 Ore di Watkins Glen (2°) con l’olandese Gijs van Lennep.Jo Siffert perde la vita a Brands Hatch (Regno Unito) il 24 ottobre 1971 durante una gara di F1 non valida per il Mondiale in seguito alla rottura di una sospensione.
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Ferrari 208 GTB (1980): la Rossa lenta
Le Ferrari lente esistono e una di queste è la 208 GTB del 1980: questa sportiva del Cavallino, realizzata principalmente per il mercato italiano (sottoposto all’epoca ad un’elevata pressione fiscale sulle vetture oltre i due litri di cilindrata), montava infatti un motore 2.0 da soli 155 CV e raggiungeva una velocità massima di 215 km/h.È una coupé rara (160 esemplari venduti fino al 1982) ma solo perché (giustamente) poco apprezzata: molti “furbetti” cercano oltretutto di venderla a prezzi assurdi (oltre 60.000 euro) sfruttando il fatto che ha un design identico a quello della 308 GTB e che può vantare il Cavallino sul cofano. Il nostro consiglio è quello di non spendere più di 30.000 euro.Ferrari 208 GTB (1980): le caratteristiche principaliLa Ferrari 208 GTB nasce nel 1980 per venire incontro ai clienti italiani del Cavallino che cercano una sportiva sotto i due litri di cilindrata per risparmiare sulle tasse (piuttosto pesanti sopra questa soglia).Il design molto seducente (firmato Pininfarina) è lo stesso della 308 GTB mostrata cinque anni prima ma sotto il cofano c’è un propulsore decisamente meno cattivo: un 2.0 V8 aspirato da soli 155 CV.A parte questo dettaglio (piuttosto rilevante, a dire il vero) la 208 GTB può essere considerata una vera Ferrari: fuori è bellissima e dentro è impossibile non farsi sedurre dal Cavallino sul volante e dalla leva del cambio inserita nel selettore a griglia. Senza dimenticare il comportamento stradale eccezionale: freni potenti, sterzo diretto e una tenuta di strada eccellente.Le note negative riguardano esclusivamente la versatilità (elemento poco considerato dai clienti tipo della Casa di Maranello): le forme filanti penalizzano la visibilità posteriore e il bagagliaio anteriore è piccolo anche per un weekend in coppia.Ferrari 208 GTB (1980): la tecnicaIl motore posteriore della Ferrari 208 GTB è uno dei più piccoli V8 mai costruiti: un 2.0 aspirato da 155 CV – derivato da quello della Dino 208 GT4 – con quattro carburatori che consente alla sportiva emiliana di raggiungere una velocità massima di 215 km/h.Ferrari 208 GTB (1980): le quotazioniLa 208 GTB del 1980 dovrebbe essere una delle Ferrari più accessibili visto che le sue prestazioni non sono all’altezza del blasone del Cavallino (le quotazioni, non a caso, sono basse: 20.000 euro).Trovarla a queste cifre, però, è impossibile: molti cercano di fare i furbi vendendole a prezzi senza senso (oltre 60.000 euro). L’unico modo per contrastare questi venditori è di non accettare le loro proposte: spendere 30.000 euro per una delle sportive di Maranello più lente di sempre è già tanto.
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