Le berline Cadillac Serie 62 degli anni ’50
Tra il 1953 e il 1958 la berlina (anche se sarebbe meglio chiamarla ammiraglia, viste le dimensioni) Cadillac Serie 62 beneficiò di numerosi cambiamenti attraversando tre generazioni e un aumento di potenza considerevole (da 210 a 310 CV). Oggi in Italia si trovano soprattutto gli esemplari della quarta serie (quelli costruiti tra il 1954 e il 1956) con quotazioni che oscillano tra i 25.000 e i 35.000 euro.Le berline Cadillac Serie 62 degli anni ’50: le caratteristiche principaliGli anni ’50 per la Cadillac Serie 62 berlina si aprono a nostro avviso nel 1953: nell’ultimo anno di produzione della terza generazione svelata nel 1948 arrivano importanti modifiche di design (alla mascherina e al lunotto, diventato un pezzo unico) che allontanano il modello dallo stile del secondo dopoguerra.La quarta generazione del 1954 – quella più facile da trovare – porta linee più filanti caratterizzate da vistosi rostri sui paraurti e da un parabrezza avvolgente ispirato a quello della Eldorado. L’anno seguente è la volta di alcune modifiche alla griglia mentre nel 1956 debutta la versione Hardtop de Ville, la prima quattro porte hard-top di sempre per la Casa statunitense. Una variante lussuosa – molto semplice da rintracciare, anche in Italia – che già nel primo anno di commercializzazione sorpassa nelle vendite la berlina tradizionale.La quinta generazione della Cadillac Serie 62 berlina vede la luce nel 1957 e si distingue dall’antenata per il baricentro ribassato (merito del nuovo telaio tubolare a X) e per la presenza di sole varianti hard-top – “normale” o de Ville – caratterizzate da una coda voluminosa.Nel 1958 – in concomitanza con una riduzione delle dimensioni delle pinne – sbarca in listino la variante Extended Deck, più lunga di 21 cm e con un bagagliaio ancora più grande.Le berline Cadillac Serie 62 degli anni ’50: la tecnicaGli ingegneri Cadillac intervengono pesantemente sul motore della Serie 62 tra il 1953 e il 1958. Nel 1953 sotto il cofano si trova un 5.4 V8 da 210 CV (20 in più del Model Year 1952) e con il passaggio alla quarta generazione la potenza sale a quota 230.Nel 1955 la cavalleria arriva a 250 mentre l’anno seguente l’unità “331” (pollici cubi) viene rimpiazzata da un 6.0 – sempre, naturalmente, V8 – da 285 CV. Un propulsore che arriva a 300 CV nel 1957 e addirittura a 310 (con possibilità di salire – pagando – a 335) nel 1958.Le berline Cadillac Serie 62 degli anni ’50: le quotazioniLe Cadillac Serie 62 berlina più interessanti dal punto di vista storico sono anche quelle più facili da trovare: quelle costruite dal 1954 al 1956. Per le “normali” vale la pena spendere 25.000 euro e si può salire a oltre 30.000 per le più curate Sedan de Ville, a patto che siano ben tenute.
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SUV Piccole: le novità in arrivo
Il prossimo Salone di Ginevra 2017 sarà la passerella internazionale dove verranno svelati, tra le tante novità, molti dei nuovi SUV che arriveranno prossimamente sul mercato in tutti i segmenti. Ne vedremo, quindi, di tutte le taglie. In questa partita fondamentale delle Sport Utility nessun costruttore è disposto a rimanere in svantaggio e, oltre all’aumento di proposte quasi esponenziale negli ultimi anni, la sfida si compie anche sotto l’aspetto della qualità, con più contenuti tecnologici, versatilità e design sempre più personalizzati ed esclusivi. Un sotto segmento molto interessante è quello delle SUV piccole, o B-SUV, la categoria con le dimensioni più ridotte. Pane per i denti per chi non cerca dimensioni esagerate ma vuole seguire il trend dell’auto un po’ più alta e in stile crossover. Per questa tipologia di automobilisti il mercato ha in serbo diverse proposte in arrivo, ecco quali.Skoda: dopo la nuova Yeti anche una Fabia SUVSenza dubbio una delle protagoniste di questo 2017 sarà la nuova generazione della Yeti. Dovrebbe crescere leggermente in dimensioni rispetto alla versione attuale e dovrebbe ereditare le caratteristiche estetiche dalla sorella maggiore Kodiaq. Per queste caratteristiche potrà andare a competere direttamente con le altre SUV compatte del mercato. Tra l’altro condividerà la piattaforma modulare MQB del Gruppo Volkswagen con la Volkswagen Tiguan e con la nuova Seat Ateca. Al di sotto della Yeti però la Casa ceca si prepara a posizionare anche la sua B-SUV dall’aspetto più giovanile e basata sulla piccola utilitaria di segmento B della famiglia, la Fabia. Il suo lancio, però, non dovrebbe avvenire prima del 2019 e sarà la cugina stretta della spagnola.Seat AronaLa baby SUV di Martorell, la nuova Seat Arona, arriverà sul mercato prima della cugina Skoda, con la quale però condividerà sia l’architettura che la meccanica. La sorella più piccola della Ateca si baserà sulla stessa piattaforma MQB A0 della nuova Seat Ibiza che sarà svelata la prossima settimana al Salone di Ginevra.Volkswagen T-RocRimanendo sempre nel gruppo Volkswagen, anche la Polo avrà la sua alter ego crossover che si chiamerà T-Roc e che già abbiamo avuto modo di vedere nella sua versione concept (gallery in apertura). Per vederla, però, dovremo aspettare l’arrivo della prossima generazione dell’utilitaria di segmento B proveniente da Wolfsburg.Mini CountrymanNella lista delle piccole SUV in arrivo non poteva mancare naturalmente la Mini Countryman, esponente del Gruppo BMW appena rinnovata. Dotata della nuova architettura modulare a trazione anteriore di Monaco, la stessa della X1, punta su un aspetto più lussuoso ed esclusivo, senza mettere da parte la sua faccia sportiva.Un SUV anche per Smart?Anche Mercedes potrebbe presto sbarcare nel segmento delle SUV piccole. Di questo se ne occuperà il brand Smart che starebbe portando avanti un progetto che andrebbe a contrapporsi alla Countryman e alla futura Q1 di Casa Audi e che, viste le sinergie con i Renault potrebbe nascere in partnership con la Casa francese (come le nuove Twingo e Smart).Opel Crossland XAnche Opel mantiene la sua presenza importante tra le B-SUV. A rappresentare il marchio tedesco di General Motors ci sono la rinnovata Mokka X e la nuova Crossland X (al debutto anche lei al Salone di Ginevra). Quest’ultima coprirà il buco lasciato dalla Meriva trasformando l’idea di monovolume in quella più ‘sexy’ di Sport Utility.Kia Stonic e Hyundai SUV: sorelle asiaticheDal fronte coreano non tarderanno ad arrivare anche due proposte Hyundai/Kia. Per il momento le abbiamo potute vedere in anticipo attraverso alcune concept car come la Kia Provo, ma già sono state confermate da entrambi i marchi. La prima ad arrivare sul mercato sarà la Kia, il cui nome potrebbe essere Stonic. Sarà una crossover di 3,8 metri di lunghezza con un aspetto sportivo da coupé. Sotot il cofano potrebbe trovare posto un powertrain ibrido derivato da quello della attuale Kia Niro, associato ad una trasmissione automatica a sette rapporti. Poco dopo conosceremo l’alternativa firmata Hyundai. Nissan JukeNissan prepara la seconda generazione della Juke, una delle icone di questo segmento. Basata sulla concept car Gripz, dovrebbe essere svelata in autunno e condividerà molto, in termini di architettura, di design e di meccanica, con la nuova Nissan Micra.Audi Q1All’interno del Gruppo volkswagen mancava una SUV piccola in arrivo. È l’Audi Q1 che andrà a posizionarsi nel listino di Ingolstadt come alternativa crossover più “urbana” del marchio, sotto la nuova Q2 quindi.
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BMW M240i by AC Schnitzer
Anche se la compatta sportiva per eccellenza della gamma BMW è la nuova M2, oggi la protagonista è la M240i, un passo indietro alla M totale ma che, nel caso di questa preparazione firmata AC Schnitzer, non ha nulla a che invidiare alla piccola coupé bavarese.E infatti il tuner tedesco ha messo mano alla meccanica ricavando dal propulsore sei cilindri a benzina ben 400 CV (+60 CV) e 600 Nm di coppia massima (+100 Nm).L’aumento di potenza è stato ottenuto grazie ad una riprogrammazione della centralina e a un nuovo sistema di scarico. Anche dal punto di vista telaistico la M240i di AC Schnizer presenta delle novità, come le nuove sospensioni interamente regolabili.Esteticamente si distingue dalla versione originale per il body kit aerodinamico composto da un nuovo splitter frontale, nuove minigonne più pronunciate, passaruota maggiorati, nuovi specchietti retrovisori e due alettoni posteriori a scelta, uno dei quali evidentemente ispirato alla M4 GTS. Inediti anche i cerchi da 19 pollici. All’interno sono stati montati dei nuovi sedili Recaro, un nuovo volante, pedali in alluminio e una nuova impugnatura del freno a mano. Il prezzo complessivo di questo tuning ammonta a 35.899 euro.
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Seat al Mobile World Congress guarda al futuro
Previsioni del traffico in tempo reale, raccomandazioni lungo il percorso (ristoranti, negozi, servizi, ecc.) e suggerimenti in funzione di cambiamenti nella propria agenda sono solo alcune delle prestazioni parte dell’ecosistema digitale che la Seat presenta al Mobile World Congress (MWC).Il marchio spagnolo guarda al futuro annunciando che le vetture saranno in grado di offrire queste innovazioni tra il 2018 e il 2019. Delle tre megatendenze nel futuro del settore automobilistico (elettrificazione, guida autonoma e auto connessa), Seat sta spingendo sulla connettività per posizionarsi di fronte alle sfide degli anni a venire.Con l’obiettivo di convertirsi in apripista per la connettività dell’auto, Seat sta sviluppando un ecosistema digitale, a cui si accede attraverso il Seat ID, che ha l’obiettivo di personalizzare e potenziare l’esperienza dell’utente.“L’obiettivo della SEAT è poter fare passi in avanti e diventare leader nelle tecnologie che ci permettono di offrire un’esperienza facile, connessa e personalizzata. Tecnologie come quelle che oggi presentiamo al MWC, e che prevediamo di offrire nelle nostre auto a partire dal 2018-2019.In media, passiamo oltre 2,5 anni della nostra vita al volante. In orario di punta, inoltre, il tempo alla guida a Barcellona può aumentare fino a un 50%. La navigazione predittiva può aiutare a risolvere il problema, ma i sistemi di navigazione non lo sanno ancora”, ha annunciato Luca de Meo, presidente Seat.Uno dei nuovi spazi in cui Seat lavorerà sulla ricerca e mobilità sarà il Metropolis:Lab Barcelona, il sesto laboratorio del Gruppo Volkswagen, dove gli specialisti potranno contare su una flotta di vetture con cui Seat farà partire il progetto di car-sharing a Barcellona. La flotta includerà 10 eMii, il prototipo elettrico che oggi si presenta al MWC.
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Brawn GP, la F1 regina del 2009
La storia della Brawn GP in F1 non è molto lunga. La scuderia britannica corse infatti solo nel Mondiale 2009 portando a casa due titoli iridati (Piloti con Jenson Button e Costruttori) grazie ad una soluzione tecnica rivoluzionaria: il doppio diffusore. Scopriamo insieme la storia dell’ultimo team inglese iridato nel Circus.Brawn GP: la storiaLa storia della Brawn GP inizia nel dicembre 2008 quando la Honda – a causa della crisi economica – decide di ritirarsi dalla F1 dopo tre stagioni sotto le aspettative.Il 6 marzo 2009 la scuderia giapponese viene acquistata dal suo team principal Ross Brawn (artefice dei successi iridati di Michael Schumacher con la Benetton e con la Ferrari) e cambia nome in Brawn GP mantenendo gli stessi due piloti: il britannico Jenson Button e il brasiliano Rubens Barrichello.Nello stesso giorno viene svelata la monoposto: la BGP 001, progettata da ingegneri Honda ma adattata per ospitare motori Mercedes, presenta una verniciatura bianca e gialla (omaggio alla banana, cibo preferito di Ross Brawn) e un doppio diffusore. Una trovata tecnica rivoluzionaria che sfrutta una falla nel regolamento e che permette alla vettura “british” di avere un carico aerodinamico nettamente superiore a quello delle rivali.Doppietta al debuttoDopo aver brillato nei test la Brawn GP sorprende tutti anche al debutto nel Mondiale F1 2009 con una doppietta nel GP d’Australia (1° Button, secondo Barrichello). Ferrari, Red Bull e Renault protestano contro la soluzione del doppio diffusore adottata anche da Toyota e Williams ma la Federazione non riscontra violazioni al regolamento.La scuderia britannica vince ancora in Malesia con Button (che porta al team inglese il primo giro veloce della sua storia) in un GP interrotto dalla pioggia e si ripete in Bahrein, in Spagna (2° Barrichello), a Monte Carlo (2° Barrichello) e in Turchia.Segnali di crisiIl 21 giugno Button per la prima volta non sale sul podio (nel GP di Gran Bretagna Barrichello chiude in terza posizione) mentre in Germania nessuna delle due Brawn GP riesce a chiudere in “top 3”. La situazione si ripete dopo due settimane in Ungheria.Il riscatto di BarrichelloBarrichello porta a casa la prima vittoria al volante della Brawn GP a Valencia e si ripete a Monza con l’ultima doppietta (nonché l’ultimo successo) per la scuderia britannica.Due Mondiali in un annoLa Brawn GP comincia ad essere meno performante delle concorrenti ma gli ottimi risultati ottenuti nella prima parte della stagione permettono alla scuderia inglese di amministrare il vantaggio. In Brasile Button diventa campione del mondo grazie al quinto posto a Interlagos e il team britannico si aggiudica il titolo Costruttori regalando al Regno Unito un Mondiale “marche” che mancava da undici anni.La sorprendente scuderia creata da Ross Brawn chiude la stagione (e l’attività) con un terzo posto di Button.Fine dei giochiQuindici giorni dopo l’ultimo Gran Premio iridato Ross Brawn vende la Brawn GP alla Mercedes e al fondo Aabar di Abu Dhabi. Nasce la scuderia Mercedes di F1, destinata a grandi cose. Ma questa è un’altra storia…
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Mercedes S63 AMG 4Matic by Fotstla
Il preparatore tedesco Fostla, con sede ad Hannover, presenta una spettacolare elaborazione della super coupé della Stella, la Mercedes S 63 AMG 4Matic: 5 metri di coupé, spinta dal poderoso V8 biturbo da 5.461 cc di cilindrata capace di 585 CV. Niente è impossibile per Dario Wallat, amministratore delegato Fostla, la cui filosofia è esaudire qualsiasi richiesta dei suoi clienti, come in questo caso.Livrea blu-cromoInnanzitutto per migliorare esteticamente l’ammiraglia a due porte di Casa Mercedes Fostla sceglie una livrea a dir poco appariscente in blu-cromo satinato che si sposa perfettamente con i cerchi cromati da 22 pollici firmati Prior Design e gommati con pneumatici da 265/30-22 all’anteriore e da 305/25-22 al posteriore.Upgrade meccanico esageratoSotto il cofano l’elaborazione meccanica eseguita in collaborazione con PP-Performance ha dell’incredibile. Dopo l’intervento il V8 della Mercedes S63 AMG 4Matic by Fotstla dichiara la bellezza di 740 CV (come la F12 Berlinetta) e una coppia motrice massima di 1.200 Nm. In pratica questo si traduce con uno scatto da 0 a100 km/h in 3,5 secondi, 4 decimi di secondo in meno rispetto alla S 63 AMG di serie. Il prezzo di questo tuning è di 25.000 euro.
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Auto economiche con cambio automatico: 10 proposte nuove sotto i 16.000 euro
Le auto con cambio automatico sono sempre più richieste in Italia e sono sempre di più le proposte economiche presenti in listino prive del pedale della frizione.In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte che costano meno di 16.000 euro.L’elenco delle dieci auto economiche con cambio automatico più interessanti che costano meno di 16.000 euro è composto da citycar e piccole e da vetture provenienti soprattutto dalla Germania, anche se non mancano mezzi di altre nazioni. Di seguito troverete una breve descrizione e i prezzi di questi veicoli.Citroën C1 Airscape 68 ETG 3p. Feel 13.100 euroLa Citroën C1 Airscape 68 ETG 3p. Feel (gemella delle citycar Peugeot 108 e Toyota Aygo) monta un cambio robotizzato a 5 rapporti e uno sfizioso tetto apribile in tela (che però ruba spazio alla testa dei passeggeri posteriori più alti).Il motore 1.0 tre cilindri a benzina da 69 CV offre il meglio quando si tirano le marce.Dacia Sandero 0.9 TCe Easy-R 11.150 euroLa Dacia Sandero 0.9 TCe Easy-R – dotata di un cambio robotizzato a cinque rapporti e di un motore turbo tre cilindri a benzina da 90 CV – ha tanti punti di forza da non sottovalutare: tanto spazio per le spalle e le gambe dei passeggeri posteriori (merito delle dimensioni esterne ingombranti: oltre quattro metri di lunghezza) e un bagagliaio immenso.Senza dimenticare il prezzo incredibilmente basso unito ad una dotazione di serie completa che comprende – tra le altre cose – l’autoradio CD MP3 Aux USB Bluetooth e i fendinebbia.Ford Fiesta 1.0 EcoBoost 100 CV Powershift 3p. Plus 15.000 euroLa Ford Fiesta 1.0 EcoBoost 100 CV Powershift 3p. Plus è perfetta per chi vuole un’auto con cambio automatico (un valido doppia frizione a sei rapporti) ma non vuole rinunciare al piacere di guida.Il silenzioso motore turbo tre cilindri a benzina dell’Ovale Blu è un piccolo gioiello ricco di cavalli (100) e di coppia (170 Nm) in grado di regalare prestazioni molto interessanti (“0-100” in 10,8 secondi).Hyundai i10 1.0 A/T Comfort 13.100 euroLa Hyundai i10 1.0 A/T Comfort monta un cambio automatico piuttosto obsoleto.Una trasmissione a convertitore di coppia con soli quattro rapporti che incide negativamente sulle prestazioni e sui consumi di benzina del motore tre cilindri a benzina da 66 CV.Lancia Ypsilon 0.9 TwinAir Silver 15.900 euroLa Lancia Ypsilon 0.9 TwinAir Silver è l’auto più costosa tra quelle presenti nella nostra guida all’acquisto e oltretutto ha una dotazione di serie piuttosto povera: l’autoradio e i fendinebbia, ad esempio, sono optional.Dotata di un cambio robotizzato a 5 rapporti abbinato ad un motore bicilindrico (un po’ rumorosetto) dalla cubatura ridotta con 85 CV di potenza, ha ottenuto solo due stelle nei crash test Euro NCAP.Opel Karl 1.0 aut. Advance 12.800 euroLa Opel Karl 1.0 aut. Advance è una citycar caratterizzata da un divano posteriore un po’ stretto e da un motore non molto pronto ai bassi regimi.Il cambio automatico adottato dalla “baby” tedesca è un robotizzato a cinque rapporti mentre il propulsore tre cilindri genera una potenza di 75 CV.Renault Twingo SCe EDC Zen 13.300 euroLa Renault Twingo SCe EDC Zen – “cugina” della Smart forfour – monta un valido cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti abbinato ad un motore 1.0 tre cilindri a benzina da 69 CV.La trazione posteriore e il motore posteriore rubano però spazio al bagagliaio e l’abitacolo presenta qualche imprecisione di troppo alla voce “finiture”.Seat Mii 1.0 ASG 3p. Style 11.400 euroLa Seat Mii 1.0 ASG 3p. Style è la gemella della Skoda Citigo e della Volkswagen up!.La citycar spagnola è dotata di un cambio robotizzato a cinque rapporti e di un motore tre cilindri a benzina da 60 CV.Smart fortwo 70 twinamic 15.605 euroLa Smart fortwo 70 twinamic – come la Renault Twingo – monta un ottimo cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti e un motore 1.0 a tre cilindri da 71 CV poco assetato di benzina.Agile nel traffico grazie alle dimensioni “mignon” (2,70 metri di lunghezza), può accogliere solo due persone (ma l’abitacolo – progettato con cura – offre tanto spazio nella zona della testa). Trazione posteriore, motore posteriore e un bagagliaio – ovviamente – poco adatto ai grandi carichi.Volkswagen up! 1.0 ASG 3p. 12.900 euroLa Volkswagen up! 1.0 ASG 3p. è, a nostro avviso, la scelta migliore per chi cerca un’auto economica dotata di cambio automatico.La gemella della Seat Mii e della Skoda Citigo monta un motore tre cilindri a benzina da 60 CV abbinato ad un cambio robotizzato a cinque rapporti e offre tanto spazio senza essere troppo ingombrante.
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Toyota e il Mondiale Rally: la storia
Toyota e il WRC: un rapporto di amore/odio che ha portato alla Casa giapponese tante soddisfazioni – quattro Mondiali Rally Piloti con la Celica (1990 e 1992 con lo spagnolo Carlos Sainz, 1993 con il finlandese Juha Kankkunen e 1994 con il francese Didier Auriol) e tre titoli Costruttori (1993 e 1994 con la Celica e 1999 con la Corolla) – e qualche delusione (la squalifica del 1995).Scopriamo insieme la storia iridata del marchio nipponico, il brand non europeo più vincente del WRC insieme a Subaru.Toyota e il Mondiale Rally: la storiaLa storia di Toyota nei rally inizia nel 1972 quando la Casa del Sol Levante decide di affidare una Celica al pilota svedese Ove Andersson per correre nel RAC (9° al traguardo).Inizialmente si pensa di creare un team con base in Giappone ma per motivi logistici dovuti alla considerevole presenza di gare europee nel calendario iridato viene deciso di affidarsi alla scuderia di Andersson con sede a Uppsala, in Svezia. Poco dopo il quartier generale viene trasferito a Bruxelles, in Belgio.La prima vittoriaLa prima vittoria Toyota nel WRC arriva nel 1973 grazie, però, ad un pilota privato: il canadese Walter Boyce al volante di una Corolla Levin porta a casa la corsa statunitense Press-on Regardless.Nasce il TTENel 1975 vede la luce il TTE (Toyota Team Europe) e nello stesso anno è la volta del primo trionfo ufficiale grazie ad una Corolla Levin guidata dal finlandese Hannu Mikkola. Due anni più tardi la Casa nipponica porta a casa il terzo posto nel Mondiale Costruttori mentre risale al 1979 – anno di debutto della Celica Turbo – il trasferimento della squadra a Colonia. Ancora oggi la città tedesca ospita il reparto motorsport del marchio asiatico.Regina d’AfricaGli anni ’80 si aprono per Toyota con la vittoria dello svedese Björn Waldegård nel Rally di Nuova Zelanda al volante della Celica 2000 GT.La svolta arriva nel 1983 con la Toyota Celica Twincam Turbo, una coupé particolarmente adatta alle gare in Africa visto che sale sul gradino più alto del podio solo in Costa d’Avorio (1983 e 1986 con Waldegård e 1985 con Kankkunen) e al Safari (1984 e 1986 con Waldegård e 1985 con Kankkunen).La Celica GT-FourLa Celica GT-Four – la prima auto da rally a trazione integrale del brand del Sol Levante – vede la luce nel 1988 e l’anno successivo (grazie al successo di Kankkunen in Australia e all’arrivo del talento spagnolo Sainz) il marchio giapponese conquista il secondo posto iridato tra i Costruttori.Sei Mondiali in cinque anniNel 1990 la Toyota conquista il suo primo Mondiale Rally WRC grazie a Sainz, primo tra i Piloti con quattro successi (Acropoli, Nuova Zelanda, 1000 Laghi e RAC). Il trionfo di Waldegård al Safari non è sufficiente, invece, per portare a casa il titolo Costruttori. L’anno successivo arrivano sei successi (Sainz a Monte Carlo, in Portogallo, al Tour de Corse, in Nuova Zelanda e in Argentina e il tedesco Armin Schwarz primo al Catalunya).Il debutto della Celica ST 185 nel 1992 coincide con il secondo Mondiale Piloti per Sainz (primo al Safari, in Nuova Zelanda, al Catalunya e al RAC) ma neanche in questa stagione – nonostante il gradino più alto del podio rimediato in Svezia dal driver locale Mats Jonsson – la Casa giapponese riesce a trionfare tra le Marche.La svolta arriva nel 1993 quando la Toyota acquista Toyota Team Europe e le cambia nome in Toyota Motorsport. Kankkunen trionfa tra i Piloti grazie a cinque vittorie (Safari, Argentina, 1000 Laghi, Australia e RAC) e grazie ad altri due successi (Auriol a Monte Carlo e Jonsson in Svezia) la Casa del Sol Levante diventa il primo brand asiatico a laurearsi campione del mondo Rally tra i Costruttori.Il dominio continua l’anno successivo con Auriol campione del mondo Piloti (primo al Tour de Corse, in Argentina e a Sanremo) e con il secondo Mondiale Costruttori grazie ai trionfi di Kankkunen in Portogallo e del keniota Ian Duncan al Safari.La squalifica del 1995Il 1995 è un anno da dimenticare per la Toyota: la Casa asiatica porta a casa una sola vittoria con Auriol al Tour de Corse ma viene esclusa dalla classifica del Mondiale Rally e squalificata dal WRC per 12 mesi dopo essere stata pizzicata nella penultima prova stagionale (Catalunya) con un motore modificato per violare il regolamento.Il declino e la rinascitaLe Celica GT-Four private ottengono cinque podi in due anni. Per il ritorno della Casa del Sol Levante come “ufficiale” bisogna attendere la fine della stagione 1997 e la Corolla WRC.La compatta asiatica porta a casa tre vittorie nel 1998 (Sainz a Monte Carlo e in Nuova Zelanda e Auriol al Tour de Corse) e l’anno successivo regala alla Toyota il terzo – e per il momento ultimo – Mondiale WRC Costruttori con un solo successo (Auriol in Cina). Al termine della stagione il brand asiatico abbandona il Mondiale Rally per concentrarsi sulla F1.Il ritorno con la YarisNel 2017 – dopo 18 anni di assenza – Toyota torna nel Mondiale Rally WRC con una Yaris affidata a due piloti finlandesi: Jari-Matti Latvala e Juho Hänninen.La piccola giapponese sorprende tutti nelle prime due gare stagionali grazie a Latvala, secondo a Monte Carlo e addirittura sul gradino più alto del podio in Svezia.
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Le berline Cadillac del secondo dopoguerra: eleganti e appariscenti
Le berline Cadillac prodotte dal 1946 al 1952 sono mezzi ideali per chi ama le auto d’epoca. Le due generazioni di Series 61 e 62 realizzate in quel periodo sono infatti eleganti, appariscenti e facili da trovare. Il tutto a cifre alla portata di molte tasche (poco più di 10.000 euro).Le berline Cadillac del secondo dopoguerra: le caratteristiche principaliNel 1946 la Cadillac è reduce – come tutte le altre Case statunitensi – dalla Seconda Guerra Mondiale e per questa ragione si deve accontentare di riproporre sul mercato varianti aggiornate di vetture realizzate prima del conflitto.La terza generazione della Series 61, ad esempio, risale al 1942: lunga quasi cinque metri e mezzo (5,46, per la precisione) e spaziosissima (merito del passo di 3,20 metri), monta un cambio manuale a tre marce.La seconda serie della Cadillac Series 62, anch’essa del 1942, è invece la prima auto del marchio americano ad essere prodotta dopo la fine del conflitto: ancora più ingombrante (lunga 5,57 metri), è disponibile anche con un cambio automatico a quattro rapporti.Nel 1948 arrivano in contemporanea la quarta generazione della Series 61 e la terza evoluzione della Series 62, realizzate sullo stesso pianale e molto simili esteticamente. La seconda ha un aspetto più lussuoso per via della maggiore presenza di cromature. L’anno seguente la “61” guadagna un bagagliaio più capiente.Il 1950 è l’anno in cui la meno prestigiosa Cadillac Series 61 passa ad un pianale più compatto che la costringe ad avere un design più massiccio e meno filante. Nel 1951 si assiste ad un restyling che porta freni più potenti.La Series 62 risponde con un cofano più lungo e con elementi ancora più lussuosi: nel 1951 arrivano vistosi inserti cromati sulle portiere mentre l’anno successivo è la volta di scritte in oro per celebrare il mezzo secolo di attività della Casa statunitense. Il portellone diventa più alto per aumentare lo spazio destinato ai bagagli ed entrano nella dotazione di serie le luci di retromarcia e i doppi scarichi.La tecnicaLa gamma motori delle berline Cadillac del secondo dopoguerra è inizialmente composta da due unità V8 a benzina: un 5.4 a valvole in testa e un 5.7 a valvole laterali. Il nostro consiglio è quello di acquistare i modelli dal 1949 al 1952 dotati di un nuovo 5.4 V8 da 160 CV a valvole in testa.Le quotazioniLa cifra necessaria per portarsi a casa le Series 61 e 62 prodotte dal 1946 al 1952 si aggira intorno agli 11.000 euro. In questo periodo di crisi – nel quale le auto che consumano tanto non sono molto apprezzate – è possibile però fare l’affare e ottenere il modello desiderato anche a meno di 10.000 euro. Trovarle in Italia non è difficile, i ricambi sono abbastanza comuni ma vanno ordinati soprattutto negli USA.
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10 anni garanzia Nissan Qashqai: mancano 7 giorni alla fine della promozione
Mancano solo 7 giorni alla fine delle promozioni Nissan che regalano 10 anni di garanzia a tutti gli italiani che acquistano una Qashqai. L’offerta, attiva nei mesi di gennaio e febbraio 2017 per festeggiare i 10 anni della SUV giapponese, non potrà essere prorogata ulteriormente.L’offerta di 10 anni di garanzia in omaggio sulla Nissan Qashqai ha riscosso un grande successo: a gennaio 2017 è stato infatti registrato il record di preventivi e contratti della seconda generazione della crossover nipponica.La seconda serie della Nissan Qashqai – disponibile a trazione anteriore o integrale – è commercializzata in Italia dal 2014 e ha una gamma motori composta da quattro unità turbo: due DIG-T a benzina (1.2 da 116 CV e 1.6 da 163 CV) e due diesel dCi (1.5 da 110 CV e 1.6 da 131 CV). Prezzi da 20.830 euro.
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