Audi Q3, la tecnologia sigla per sigla

L’Audi Q3 – arrivata alla seconda generazione – è una SUV compatta “premium” tedesca offerta in due varianti di carrozzeria (“normale” e Sportback). Una crossover elegante e grintosa ricca di tecnologia.
Di seguito troverete un glossario per capire meglio cosa significano le sigle che identificano tutti gli accessori tecnologici della Sport Utility di Ingolstadt.
Audi Q3: la tecnologia sigla per sigla
adaptive cruise assist
L’Adaptive cruise assist combina le funzioni dell’Adaptive cruise control e del lane guidance, supportando il conducente ad accelerare, frenare, mantenere la velocità e la distanza e restare al centro della corsia (anche nei restringimenti di carreggiata dovuti a lavori in corso).
Adaptive speed assist
Il cruise control adattivo Adaptive speed assist utilizza un sensore radar per rilevare veicoli che viaggiano davanti alla vettura e mantiene la velocità e la distanza il più costante possibile all’interno del range di controllo.
Audi drive select
Il sistema di controllo della dinamica di marcia Audi drive select permette di modificare il carattere della Q3 impostando diverse modalità.
Audi phone box
Il sistema Audi phone box ottimizza la qualità delle telefonate per il telefono accoppiato via Bluetooth posizionando il dispositivo in un apposito alloggiamento. Include un’antenna dedicata per il collegamento esterno che migliora la qualità del segnale riducendo l’irradiazione dell’abitacolo.
Audi phone box light
Il sistema Audi phone box light permette di effettuare chiamate con il telefono cellulare, tramite il sistema vivavoce della vettura, posizionando il telefono nel comparto universale situato nella zona dell’appoggiabraccia centrale anteriore. Include l’opzione di ricarica tramite porta USB e la ricarica senza fili wireless charging nonché una funzione di avvertimento nel caso il telefono venga dimenticato nell’Audi phone box.
Audi Pre Sense Basic
L’Audi Pre Sense Basic – nei limiti del sistema – riconosce situazioni di pericolo imminenti confrontando le informazioni rilevate dai vari sistemi di sicurezza di bordo. Qualora venga identificata una situazione di pericolo il dispositivo tensiona le cinture, chiude i finestrini e attiva gli indicatori di emergenza.
Audi Pre Sense Front
Il sistema Audi Pre Sense Front utilizza il radar frontale per identificare, entro i limiti del sistema, potenziali rischi di collisioni con altri veicoli fermi o in marcia attraverso un avviso visivo e acustico. Se il conducente non agisce il sistema interviene attivando una frenata preventiva per richiamare l’attenzione e se il conducente continua a non agire il sistema attiva automaticamente il freno con la maggior forza frenante possibile riducendo la severità della collisione o prevenendola. Entro i limiti del sistema Audi Pre Sense Front rileva pedoni e ciclisti fermi o in movimento anche in fase di attraversamento: un segnale visivo e acustico richiama l’attenzione del conducente mentre viene attivato il sistema frenante per ridurre la severità dell’impatto. Se il conducente non agisce il sistema, entro i suoi limiti, attiva autonomamente il freno.
Audi smartphone interface
Il sistema include Audi music interface e consente di collegare lo smartphone alla vettura e di trasmettere i contenuti direttamente al display MMI mediante USB.
Audi Soundsystem
L’Audi Soundsystem è un impianto audio.
Audi virtual cockpit
L’Audi virtual cockpit è una strumentazione interamente digitale con display TFT che mostra molteplici informazioni relative alla vettura.
Audi virtual cockpit plus
L’Audi virtual cockpit plus è come il virtual cockpit ma con un quadro strumenti più grande e completo.
DAB
Il termine DAB (acronimo di Digital Audio Broadcasting) indica la radio digitale.
Descent Assist
Il Descent Assist mantiene la velocità impostata in discesa.
e-tron compact
Il sistema di ricarica e-tron compact è concepito per la carica dell’Audi Q3 ibrida plug-in alle prese di corrente AC.
Emergency assist
Emergency assist, quando non rileva il movimento del guidatore, mette i passeggeri in sicurezza mantenendo il veicolo nella propria corsia e attivando l’Adaptive cruise control, che frena progressivamente fino a fermare l’auto.
Hey Audi
Pronunciando “Hey Audi” si attivano i comandi vocali.
Hybrid radio
La Hybrid radio passa automaticamente dalla frequenza FM/DAB all’online radio per garantire la massima qualità d’ascolto.
Immobilizer
Il sistema di blocco vettura si attiva quando si chiude l’auto con il telecomando.
Isofix
Gli attacchi Isofix servono ad ancorare i seggiolini per bambini ai sedili.
Lane change warning
Il Lane change warning aiuta il conducente a controllare il traffico proveniente da dietro e l’angolo cieco. Avverte in caso di situazione critica per un cambio di corsia tramite segnalazione a LED nel rispettivo specchietto retrovisivo esterno e allo stesso tempo due sensori radar (presenti nella parte posteriore) rilevano i veicoli in avvicinamento lateralmente o da dietro e misurano la distanza e la differenza di velocità. Se il conducente inizia una manovra di cambio corsia, attivando la luce di direzione, in una situazione riconosciuta come critica dal sistema, i LED di avviso lampeggiano quattro volte. Il sistema può anche eseguire misure correttive sullo sterzo in situazioni critiche e può anche avvisare della presenza di oggetti critici durante le manovre di sterzo.
Lane departure warning
Il Lane departure warning (dispositivo di assistenza per mantenimento di corsia) entro i limiti del sistema previene da abbandoni involontari della propria corsia di marcia. Quando il sistema è operativo e gli indicatori di direzione non sono attivi il sistema corregge la traiettoria attraverso movimenti correttivi al volante mantenendo la vettura nella corsia.
MMI Plus
La sigla MMI Plus indica una tipologia di radio dell’Audi Q3.
Online radio
La Online radio permette di accedere alle Internet radio.
Online traffic information plus
L’Online traffic information plus fornisce dati accurati relativi al flusso del traffico sulle autostrade, nell’area delle uscite e presso gli incroci all’interno della città.
quattro
La sigla quattro è utilizzata da Audi per identificare le Q3 dotate di trazione integrale permanente.
S tronic
Il cambio S tronic dell’Audi Q3 è una trasmissione automatica a doppia frizione.
Sonos Premium Sound System
Il Sonos Premium Sound System include 15 altoparlanti ad alte prestazioni.
TFSI
La sigla TFSI (Turbocharged Fuel Stratified Injection) indica i motori turbo a iniezione diretta di benzina dell’Audi Q3.
TFSI e
La sigla TFSI e identifica il motore 1.4 turbo ibrido plug-in benzina dell’Audi Q3.
Top Tether
Il Top Tether è una cintura posta dietro allo schienale del seggiolino che si aggancia a un’ancora speciale: si tratta del terzo punto di aggancio o appoggio dei seggiolini Isofix.
USB-C
La presa USB-C si distingue dagli altri formati USB per la presenza del connettore bidirezionale. In poche parole il cavo può essere inserito in entrambi i versi.
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Cinture di sicurezza per i sedili posteriori: quali sono gli obblighi

Capita molto spesso, in Italia, che – nonostante le disposizioni di legge le abbiano rese obbligatorie – non vengano utilizzate le cinture di sicurezza posteriori. Vediamo tutto quello che bisogna sapere a riguardo.
L’obbligo di legge
Tutte le auto hanno ormai obbligatoriamente le cinture di sicurezza davanti e dietro, strumenti assolutamente indispensabili per tutelare appunto la sicurezza del conducente e dei passeggeri anteriori e posteriori. Sono in grado di proteggere gli occupanti in caso di urto e sinistro, più o meno grave.
Se è diventato ormai normale usare le cinture di sicurezza anteriori – anche a causa dei segnali acustici che non si spengono finché non le allacciamo – in realtà quelle dietro vengono trascurate ancora troppo spesso, nonostante siano obbligatorie. Non dimentichiamo che il Codice della Strada stabilisce l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza anche posteriori, quindi chi non rispetta la legge rischia di incorrere in sanzioni amministrative.
È l’articolo 172 del CdS a disciplinare l’uso delle cinture anteriori e posteriori. I bambini alti meno di un metro e 50 devono invece essere seduti sui sistemi di ritenuta (seggiolini) adatti al loro peso. Nel caso in cui eventuali passeggeri minori siano in auto senza la cintura di sicurezza allacciata, chiaramente è il conducente a rispondere e quindi a pagare la multa, essendo il soggetto tenuto alla sorveglianza del minore nel veicolo.
Cosa rischia chi non usa la cintura di sicurezza
Se non si rispetta il Codice in ambito di cinture di sicurezza, allora si rischia una multa e la decurtazione dei punti dalla patente. In particolare, chi non allaccia le cinture e/o non usa i seggiolini e altri sistemi di ritenute per bambini rischia la sanzione del pagamento di una somma che va da un minimo di 80 euro a un massimo di 323 euro, più 5 punti persi sulla patente.
Eccezioni previste dalla legge
Il comma 8 dell’articolo 172 prevede anche alcune eccezioni:
- sui taxi e sulle auto a noleggio con conducente, i bambini possono viaggiare sul sedile posteriore senza seggiolini e sistema di ritenuta, ma devono obbligatoriamente essere accompagnati da una persona di età non inferiore a 16 anni. Sui veicoli senza sistemi di ritenuta non possono però viaggiare i bambini fino a 3 anni non possono viaggiare, quelli più grandi invece possono anche stare sul sedile anteriore, ma esclusivamente se superano il metro e cinquanta di altezza;
- possono viaggiare senza cinture di sicurezza la polizia municipale e provinciale, le forze armate, gli addetti ai servizi antincendio e i sanitari in caso di intervento di emergenza, gli istruttori di guida, gli addetti ai servizi di vigilanza privati che fanno scorte e i chi guida i mezzi per la raccolta e il trasporto dei rifiuti, durante il servizio nei centri abitati.
L’esenzione per le cinture di sicurezza posteriori
Il Codice della Strada individua dei soggetti che possono non utilizzare le cinture di sicurezza sui sedili posteriori, e si tratta in particolare di persone:
- che hanno patologie particolari;
- che presentano condizioni fisiche che costituiscono controindicazioni specifica all’uso delle cinture;
- le donne incinta in condizioni di rischio particolari.
Non ci sono specifici elenchi di patologie o condizioni particolari per queste esenzioni sul Codice della Strada, è necessario quindi eventualmente richiedere una certificazione medica (direttiva 91/671/CEE).
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Partenza e guida in discesa: tutti i consigli per muoversi in sicurezza

La discesa potrebbe sembrare la tipologia di strada più semplice da percorrere con l’auto, eppure non sempre è così. Nonostante infatti, come abbiamo visto in un articolo dedicato, le partenze in salita siano in realtà tra le manovre più difficili da imparare a scuola guida e tra quelle che mettono maggiormente in difficoltà i neopatentati, anche la strada in discesa nasconde delle problematiche e difficoltà a cui forse non tutti pensano.
Non è sempre piacevole e sicuro infatti percorrere strade in discesa, soprattutto per i guidatori che non sono a conoscenza di alcuni vecchi trucchetti. I più esperti conoscono e mettono in pratica – al volante della propria auto – alcuni accorgimenti che possono essere molto utili per viaggiare sicuri anche sulle strade in pendenza. Vediamo quali sono questi consigli anche per coloro che hanno la patente da meno tempo e non sono ancora a conoscenza di alcuni trucchi per gestire al meglio i tratti di strada in discesa, senza correre rischi e pericoli derivati proprio dalla pendenza del percorso e da eventuali asperità che è possibile incontrare.
Strada in discesa: alcuni consigli utili per la guida dell’auto in sicurezza
Le mosse vincenti sono senza dubbio le seguenti:
- prima di tutto è necessario tenere sempre una marcia bassa, ma mai percorrere la discesa con il motore spento oppure in folle. È fondamentale avere una marcia ingranata, appunto bassa, per essere sempre reattivi e pronti in caso di necessità. Devono sempre essere attivi anche tutti i sistemi di sicurezza a bordo (quelli presenti), il servofreno e il servosterzo. Fate attenzione all’eccessivo riscaldamento dei freni, le pastiglie potrebbero far fatica a far presa sul disco surriscaldato, e in questo caso si allungherebbe molto la distanza di frenata o addirittura, nelle situazioni più gravi, potrebbe cedere l’impianto frenante. Per questo motivo è fondamentale tenere sempre una marcia bassa ingranata, a seconda della pendenza: in genere si consiglia la terza. È bene usare quindi il freno motore, per non affaticare il veicolo;
- restare sempre nella propria corsia, facendo attenzione soprattutto ai tratti in curva. Meglio seguire una traiettoria larga nell’inserimento in curva, che si restringe poi man mano. Il nostro consiglio è quello di mantenere un filo di trazione finché si riesce, frenando un pelo prima di affrontare la curva, andando poi ad agire sull’acceleratore mantenendo le ruote aderenti all’asfalto. Fate maggiore attenzione ovviamente se la strada è sporca e soprattutto nel caso in cui piova o il manto sia ricoperto di ghiaccio e/o neve: è necessario procedere con maggiore prudenza e aumentare la distanza dal veicolo che precede.
Come parcheggiare in discesa
Gestire la pendenza è difficile non solo per la guida, ma anche quando si deve parcheggiare. Se la vostra auto ha il cambio manuale, allora inserite la retromarcia: visto che l’auto tende a muoversi verso il basso, con la retro ingranata dovrebbe essere esercitata una spinta opposta (in salita) rispetto alla direzione del veicolo.
Se invece avete una macchina con il cambio automatico, allora dovete impostare la posizione P. Attenzione: è fondamentale usare sempre il freno di stazionamento, tirato al massimo.
Un trucchetto utile in discesa
Guidare in discesa significa usare ripetutamente i pedali e mettere quindi a dura prova la forza nelle gambe, affaticando i muscoli, il rischio è quello di infastidire cosce e polpacci, provocando i crampi. Per prevenire queste dolorose e improvvise contrazioni muscolari, che possono essere molto pericolose alla guida, concediti eventualmente qualche minuto di relax e degli integratori, soprattutto se hai camminato o fatto sport in montagna.
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Come si rigenera la batteria di un’auto? Il procedimento

La batteria dell’auto ha un ciclo di vita; generalmente, quando mostra di aver esaurito la propria carica, si pensa sia quindi arrivata proprio alla fine del suo ciclo e che sia quindi da buttare e sostituire per poter far partire l’auto. Eppure non è sempre così, perché ci sono dei casi in cui è possibile rigenerare la batteria dell’auto, quindi vale la pena provare a farlo, in modo da darle ancora del tempo e risparmiare il denaro che serve per comprarne una nuova.
Ci sono diversi modi in cui è possibile rigenerare la batteria dell’auto, vediamo quindi i passaggi da compiere per ottenere un buon risultato, senza rischi inutili.
Rigenerare la batteria danneggiata
Può capitare di lasciare una batteria dell’auto scarica per molto tempo, in questo caso – come anche nel caso di una manutenzione scorretta – si possono verificare fenomeni quali cortocircuiti e solfatazione. Se si attivano questi processi, allora la batteria può essere davvero definitivamente inutilizzabile e danneggiata in modo permanente, è possibile però che si possa recuperare grazie alla rigenerazione, ovvero un’operazione di pulizia profonda che interessa appunto la batteria e che serve per ripristinare lo stato chimico-elettrico del pezzo.
In questo modo la batteria può tornare ad accumulare energia. Con la rigenerazione si procede con la pulizia delle piastre con acqua distillata e acido solforico, che però non è detto sia utile a qualsiasi tipo di batteria. Ci sono accumulatori che presentano danni irreversibili e altri che non possono essere in alcun modo salvati.
Le fasi della rigenerazione
È importante sapere che le batterie auto più recenti molto spesso non possono beneficiare dei processi di rigenerazione: hanno una scocca sigillata e impenetrabile, su cui quindi non è possibile provvedere con il processo di “rettifica”. Se parliamo invece di batterie a piombo acido, allora la rigenerazione ha una probabilità più elevata: ci sono dei tappi dai quali è possibile accedere all’interno.
Vediamo insieme le fasi da seguire:
- smontare la batteria dal vano motore, per poter lavorare più serenamente;
- bisogna sapere che le batterie a piombo acido hanno sei celle in tutto, ognuna irrorata da un liquido (l’elettrolita) composto da acqua distillata e acido solforico, che serve per aiutare il passaggio della corrente dalla batteria ai dispositivi collegati. Che fare? Togliere i tappi della batteria e ristabilire i livelli dell’elettrolita, versando prima acqua distillata e poi acido solforico: in questo modo ripristini la componente fondamentale per la conduzione della corrente elettrica;
- puoi riavvitare i tappi e rimontare la batteria nel vano motore.
Cosa fare dopo aver rimontato la batteria:
- ricaricare: basta usare i cavi appositi;
- attenzione: non dimenticare il corretto accoppiamento con i poli della batteria, il cavo rosso ha una carica positiva e deve essere collegato al rispettivo polo positivo della batteria dell’auto. Il cavo nero (che può essere anche blu o verde) ha invece una carica negativa e va connesso al polo negativo della batteria.
Riassumendo: aggiungendo acido solforico e acqua distillata alla batteria della tua auto, è possibile procedere con la sua rigenerazione, in modo da ripristinare l’elettrolita che si trova al suo interno.
Non è tutto qui: c’è un’altra operazione da compiere per concludere la rigenerazione del pezzo. Bisogna pulire per bene le piastre, che potrebbero essere coperte da una patina di metallo ossidato:
- rimuovile;
- puliscile con una spazzola con setole in ottone;
- nella pulizia fai attenzione a non rovinare la superficie delle piastre stesse.
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Consuma di più il metano o il GPL? Le differenze

Le vetture alimentate a GPL e a metano oggi si stanno diffondendo sempre più. Ciò è dovuto anche alla crisi del diesel, ma soprattutto ai prezzi di gasolio e benzina alla pompa che sono saliti alle stelle, svuotando le tasche degli italiani, soprattutto di coloro che hanno l’esigenza di spostarsi tutti i giorni in auto per lavoro.
Le macchine a metano e GPL riscuotono un discreto successo sia per il loro basso impatto ambientale, che per i costi di gestione contenuti. Ed è questo il motivo per cui si tratta di veicoli che risultano ideali per tutti coloro che hanno necessità di percorrere parecchi chilometri e che quindi spendono molto per i rifornimenti di carburante. Vediamo le differenze tra GPL e metano e cosa conviene.
GPL e metano: per che cosa si differenziano
Entrambe queste tipologie di alimentazione sono convenienti, ma vediamo le loro differenze. Innanzitutto che cosa sono:
- il GPL è Gas di Petrolio Liquefatto, una miscela formata da diversi combustibili – tra cui butano e propano – derivati dalla raffinazione del petrolio. Inquina meno del diesel e della benzina, ma non del metano, che è il più pulito;
- il metano invece si estrae da pozzi naturali, rilascia appunto pochissime emissioni inquinanti e nocive, si disperde facilmente nell’atmosfera – essendo molto leggero – e inquina appunto meno del GPL. Ha però uno svantaggio: è meno performante, le vetture a GPL infatti perdono più potenza rispetto a quelle a GPL.
GPL e metano: manutenzione
Il metano è più costoso del GPL, questo è vero, ma i consumi sono minori. Essendo il GPL un derivato dal petrolio, è meno efficiente della benzina e infatti si consuma più velocemente rispetto al metano. Con il serbatoio pieno in genere sono garantiti 400 chilometri di autonomia.
Sono tanti i brand automobilistici che oggi, nei loro listini ufficiali, prevedono dei modelli a metano e/o GPL, che escono direttamente con l’impianto montato dalla fabbrica. Altrimenti è possibile installare l’impianto a gas su un veicolo aftermarket, in qualsiasi momento successivo all’acquisto. Attenzione: le bombole devono assolutamente provenire da un affidabile produttore e l’installazione deve avvenire in un centro specializzato.
I costi di un impianto aftermarket? Per il GPL ci aggiriamo tra i 500 e i 1.500 euro, per il metano invece si spende molto di più, dai 1.000 ai 2.000 euro circa, in media.
Per quanto riguarda invece la manutenzione, possiamo dire che i costi per i controlli di un impianto GPL sono più elevati rispetto a quelli richiesti per un impianto diesel o benzina; c’è da considerare anche la revisione delle bombole, quelle per il metano devono vanno controllare ogni 4 anni, quelle per il GPL ogni 10 anni.
Auto a GPL o a metano: quale scegliere
In genere le auto a metano sono più costose rispetto quelle alimentate con GPL; c’è da dire però che queste ultime consumano meno. Entrambe le tipologie di gas godono di agevolazioni fiscali particolari in alcune regioni, come ad esempio l’esenzione del bollo per alcuni anni.
La scelta dipende quindi da differenti fattori e dalle esigenze dell’automobilista, nello specifico. Diciamo però che la prima cosa che viene considerata è la presenza stazioni di rifornimento vicine ai punti più frequentati/di passaggio del conducente. Consideriamo inoltre che il metano inquina meno, è vero, ma le prestazioni offerte sono più basse rispetto al GPL, che offre appunto meno potenza del metano. Per gli amanti della guida più “sprint” quindi l’ideale è il GPL, se invece si percorrono circa 30.000 chilometri all’anno, il metano è la scelta giusta.
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App parcheggio: come funzionano e quando servono

Quando ci si reca in una località di vacanza oppure si viaggia fuori città (anche per lavoro) con la propria auto, per evitare soprese sgradite per quanto riguarda il parcheggio, un consiglio utile è cercare di “giocare d’anticipo”, scaricando sul proprio smartphone le app giuste per trovare i luoghi in cui posteggiare la vettura e anche la possibilità di effettuare i pagamenti online, in eventuale assenza di parchimetro o se non si ha a disposizione la moneta.
A tale proposito, in questo articolo vediamo quali sono alcune delle migliori applicazioni per il telefono, utili per trovare parcheggio ovunque e, nella maggior parte dei casi, che possono essere usate e scaricate gratuitamente. Dopo aver letto quanto segue, sarai perfettamente in grado di decidere qual è l’app che fa al caso tuo, la soluzione più adatta ai tuoi viaggi e alle tue esigenze.
Le migliori app per parcheggi a pagamento
Ci sono applicazioni molto utili da scaricare sul proprio smartphone, che consentono di pagare la sosta nelle strisce blu anche quando non su ha a disposizione moneta nel proprio portafoglio. È possibile infatti collegarle al proprio conto PayPal oppure alla propria carta di credito e/o prepagata, senza dover pagare al parchimetro (a volte, nelle grandi città, addirittura introvabile). Vediamone alcune tra le più utilizzate:
- EasyPark, il servizio offerto da questa app è attivo in moltissime città italiane (sul web è possibile trovare la mappa completa delle località), e anche in altri 10 altri Paesi europei. L’applicazione per smartphone consente di pagare il parcheggio senza dover usare il parchimetro, e nemmeno nessun altro scomodo sistema quale il tagliando “gratta e sosta” o simili, che prevedono comunque il pagamento in contanti. Non è tutto: in questo modo si ha anche la possibilità di prolungare la sosta, nel caso in cui il tempo a disposizione fosse in esaurimento. EasyPark è un’app gratuita ed è disponibile per Android e iOS/iPadOS;
- myCicero, un’altra ottima soluzione che permette sempre di pagare la sosta negli stalli con le strisce blu. Oltre a consentire all’utente il pagamento del parcheggio senza usare denaro contante, dà anche la possibilità di programmare ogni spostamento pianificando i con i mezzi pubblici, quali bus, metro e altro. Anche in questo caso è un’app disponibile per Android e iOS/iPadOS e il servizio è attivo in più di 100 città italiane (anche in questo caso la lista dei luoghi abilitati al pagamento si può trovare online).
Altre applicazioni simili per la sosta nei parcheggi con strisce blu
Se le app di cui abbiamo parlato finora non ti soddisfano oppure non trovi che siano funzionali per le tue esigenze, allora possiamo vederne altre simili, che offrono numerosi altri servizi di questo tipo, e che sono comunque accessibili comodamente dal proprio smartphone o tablet. Vediamo alcune tra le più note e utilizzate:
- prima di tutto c’è Telepass Pay (compatibile sia con Android che con iOS/iPadOS): si tratta nello specifico dell’app ufficiale di Telepass, che permette appunto di versare il corrispettivo della sosta nei parcheggi a pagamento – e anche altri servizi, tra cui il carburante – dal proprio smartphone, addebitando la cifra sul conto Telepass Pay. L’app si scarica gratuitamente;
- altra app gratuita è Phonzie (Android – iOS/iPadOS). Si tratta in realtà di un’applicazione nata come guida a negozi e sconti promozionali, ma permette anche di pagare il parcheggio su strisce blu e di comprare i biglietti per i mezzi pubblici. Anche in questo caso è un’app gratuita;
- e infine c’è ParkAppy, sempre gratuita e compatibile con Android, iOS e iPadOS, permette il pagamento della sosta a Bologna, Roma, e Torino.
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Si può ereditare la classe di merito? Cosa sapere a riguardo

La classe di merito universale assicurativa, anche chiamata CU, è un valore numerico che viene calcolato a seconda del livello di sinistrosità del soggetto assicurato. Serve infatti per individuare qual è il reale rischio inerente la garanzia Rc Auto che la compagnia assicurativa presta al suo cliente.
All’aumentare della sinistrosità corrisponde una più alta classe di merito e, di conseguenza, anche un premio più elevato per l’assicurazione, da pagare alla compagnia scelta per il contratto. Se non si fanno incidenti e il comportamento alla guida è virtuoso, allora col passare degli anni si può raggiungere la prima classe di merito, la migliore della scala.
Come si passa da una classe di merito all’altra
Per diminuire di un’unità la propria classe di merito è necessario non procurare incidenti durante l’anno assicurativo oppure è fondamentale che la percentuale dei sinistri con concorso di colpa sia inferiore al 50%. Passare a una migliore classe di merito consente anche di risparmiare sul prezzo della polizza al momento del rinnovo. La classe di merito è collegata alla targa dell’auto (o altro mezzo) assicurata, ma ci sono anche dei casi in cui è possibile ereditarla o trasferirla. Vediamo alcuni esempi.
Rc Auto: classe di merito familiare
Di che cosa si tratta? Al posto della legge Bersani, che permetteva di ottenere la stessa classe di merito di un famigliare convivente (solo su veicoli della stessa categoria), nel 2020 è stata introdotta la nuova classe di merito familiare, con il Decreto Fiscale 2020 e in vigore dal 16 febbraio dello stesso anno. Viene chiamata anche Bonus-Malus familiare, e ha permesso un ampliamento dei casi previsti dal precedente Decreto Bersani per ereditare una classe di merito.
È stato quindi modificato l’articolo 134 del Codice delle Assicurazioni Private, per cui oggi i membri che fanno parte dello stesso nucleo familiare (deve essere certificato dallo stato di famiglia) possono avere tutti la stessa classe di merito, e quindi usufruire di quella migliore di un altro veicolo, ovviamente di proprietà di un componente della famiglia stessa.
Come abbiamo già detto, la grande differenza con il precedente Decreto Bersani è che in questo caso la classe di merito può essere ereditata anche da un veicolo che appartiene a una categoria diversa. Quindi il passaggio si può fare anche tra una macchina e una moto, un furgone e un’auto e così via. Non è tutto: altra grande novità è che, se prima si poteva ereditare la classe di merito solo durante l’attivazione di nuove assicurazioni, con la nuova formula – dal 2020 – si può fare la stessa cosa anche in caso di rinnovo di polizza.
Attenzione: l’assicurazione familiare non può essere richiesta se ci sono stati incidenti stradali negli ultimi 5 anni.
Che cosa succede invece per auto usata o ereditata
Se si vende una vettura usata, allora si può cedere anche il contratto di assicurazione stipulato sullo stesso mezzo, e quindi con la stessa classe di merito che risulta dall’attestato di rischio (questo però vale solo fino alla scadenza della polizza). Una volta arrivati infatti al termine dell’annualità, nel momento del rinnovo del contratto, viene assegnata la classe di merito 14 (la più alta e meno conveniente a livello economico). Se il proprietario di un veicolo muore, la classe di merito di questo soggetto può essere ereditata da coloro che convivevano con il de cuius e che sono diventati proprietari del veicolo a titolo ereditario.
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Kia XCeed, la tecnologia sigla per sigla

La Kia XCeed è una SUV compatta diversa dalle altre: la crossover coreana presenta un design filante lontano anni luce dalle forme da fuoristrada delle rivali e come tutti i modelli del brand asiatico è ricca di tecnologia “amica”.
Di seguito troverete un glossario per capire meglio cosa significano le sigle che identificano tutti gli accessori tecnologici della Sport Utility derivata dalla Ceed.
Kia XCeed: la tecnologia sigla per sigla
ABS
L’ABS (Anti-lock Braking System) evita il bloccaggio delle ruote durante la frenata.
BCW
IL BCW (acronimo di Blind-Spot Collision Warning) è il sistema di monitoraggio dell’angolo cieco.
CRDi
La sigla CRDi identifica i motori turbodiesel (anche mild hybrid) della Kia XCeed.
DAW
Il sistema DAW (acronimo di Driver Attention Warning) rileva la stanchezza del conducente.
DCT
Il DCT (acronimo di Dual Clutch Transmission) è il cambio automatico a doppia frizione.
Drive mode select
Il Drive mode select è un sistema che permette di scegliere tra diverse modalità di guida.
EPB
L’EPB (acronimo di Electric Parking Brake) non è altro che il freno di stazionamento elettronico.
ESC
L’ESC (acronimo di Electronic Stability Control) non è altro che il controllo di stabilità.
FCA
Il sistema FCA (acronimo di Forward Collision-Avoidance Assist) è un assistente alla frenata di emergenza.
GDi
La sigla GDi identifica il motore 1.6 aspirato a benzina usato come unità termica della Kia XCeed ibrida plug-in benzina.
HAC
Il sistema HAC (acronimo di Hill-start Assist Control) non è altro che l’assistente per le partenze in salita.
HBA
L’HBA (acronimo di High Beam Assist) è il sistema di regolazione automatica dei fari abbaglianti.
ICCB
L’ICCB (acronimo di In Cable Control Box) è un sistema di protezione per i cavi di ricarica d’emergenza per la Kia XCeed PHEV.
iMT
iMT è un cambio Kia che grazie alla tecnologia clutch by wire (una frizione che funziona attraverso un impulso elettronico) permette di ridurre i consumi e le emissioni in condizioni di guida reali.
ISLW
Il sistema ISLW (Information Speed Limit Warning) riconosce i limiti di velocità.
LFA
Il sistema LFA (Lane Following Assist) è un sistema di guida autonoma di livello 2.
LKA
L’LKA (acronimo di Lane Keeping Assist) è un sistema di avviso e correzione superamento della carreggiata.
MHEV
La sigla MHEV identifica le Kia XCeed mild hybrid.
OTA
Sfruttando una connessione dati integrata all’interno dell’auto è possibile scaricare gli aggiornamenti OTA (acronimo di Over the Air) del sistema operativo senza la necessità di recarsi presso l’officina autorizzata Kia.
PHEV
La sigla PHEV identifica la Kia XCeed ibrida plug-in benzina.
RCCW
L’RCCW (acronimo di Rear Cross-Traffic Collision Warning) è il sistema di monitoraggio veicoli in avvicinamento in retromarcia.
SCC
Lo Smart Cruise Control (SCC) è un cruise control adattivo.
Smart key
La smart key consente di aprire la portiera e avviare l’auto con la semplice pressione di un pulsante.
Start button
Lo start button è il pulsante di accensione.
Supervision cluster
Il Supervision cluster è il cruscotto interamente digitale.
T-GDi
La sigla T-GDi identifica i motori turbo benzina/GPL/mild hybrid benzina della Kia XCeed.
TPMS
Il TPMS (acronimo di Tyre Pressure Monitoring System) è un sistema di monitoraggio della pressione degli pneumatici.
L’articolo Kia XCeed, la tecnologia sigla per sigla proviene da Icon Wheels.
Come funzionano i sensori di pressione delle gomme

TPMS, Tire Pressure Monitoring System: è il sistema di monitoraggio della pressione degli pneumatici dell’auto. Un dispositivo che funziona in maniera costante e continua e rileva appunto il livello di gonfiaggio delle gomme. Non è tutto: è in grado di avvisare il conducente nel caso in cui uno (o più) pneumatico è sgonfio. Si tratta di un sistema molto utile per garantire la sicurezza dei viaggi in auto, che può essere eccellente anche per risparmiare carburante (viaggiare con le gomme sottopressione infatti aumenta i consumi). Vediamo tutto quello che bisogna sapere a riguardo.
Sensori di pressione: come funzionano
Innanzitutto si tratta di un dispositivo che è obbligatorio su tutte le auto di nuova generazione, a partire dal mese di novembre del 2014. Si tratta nello specifico di particolari sensori capaci di captare la pressione di ogni pneumatico singolarmente, in maniera del tutto indipendente. Non dimentichiamo che la pressione di gonfiaggio delle gomme dell’auto è di fondamentale importanza, e deve sempre essere al livello corretto: da questa infatti dipendono l’attrito e l’aderenza delle gomme stesse al manto stradale (e quindi la sicurezza a bordo).
Le tipologie di sensori
Ci sono due tipi differenti di TPMS:
- il primo si basa sull’hardware dell’Abs/Esp e utilizza i dati forniti dai sensori di rotazione delle ruote: possiamo definire questo sistema indiretto. Rileva la rotazione di ogni ruota e determina quindi indirettamente la pressione delle gomme, grazie al software di gestione apposito. Il suo funzionamento è molto semplice, nel momento in cui cambia la pressione di gonfiaggio della gomma, varia leggermente anche il suo diametro, la circonferenza di rotolamento e quindi sono differenti i giri che fa la ruota per percorrere la stessa distanza. Il sistema confronta i dati che provengono da tutte le ruote, e quindi è in grado di capire se una delle stesse è sgonfia. Il sensore cosa fa in questo caso? Manda semplicemente un avviso al conducente, non indica il valore effettivo di pressione degli pneumatici. Una volta sostituita o gonfiata la gomma, poi, è necessaria la ricalibrazione;
- l’altro prevede un sensore nello stesso pneumatico, integrato nella valvola di ogni ruota. I dati alla strumentazione attraverso un sistema a radiofrequenza. In questo modo, il guidatore può conoscere il valore esatto della pressione delle quattro gomme, direttamente sul display del quadro strumenti o del sistema multimediale, con benefici in termini di precisione e prontezza di segnalazione di eventuali perdite di pressione. Il sistema di rilevamento in questo caso è diretto e garantisce un valore più preciso.
I dispositivi funzionano a batteria di piccole dimensioni, che in genere dura circa 10 anni e che non può essere ricaricata: alla fine della sua “vita” deve essere eventualmente sostituita.
Sensori di pressione degli pneumatici: quali sono i vantaggi del sistema
Come abbiamo detto in apertura, è molto importante avere sempre sotto controllo il livello di pressione delle gomme dell’auto: ne va della sicurezza in viaggio, ma anche del risparmio di carburante (da non sottovalutare, visti i costi della benzina di questi tempi). Il sistema di monitoraggio avvisa il conducente dell’auto quando una ruota è sgonfia, ed è molto comodo perché, soprattutto nelle prime fasi, non è facile notare il problema per l’automobilista.
E infine, l’altro grande vantaggio è appunto legato ai consumi, come appena sottolineato. Un veicolo che viaggia con la pressione delle gomme errata può consumare anche tra il 5% e il 15% in più di carburante, oltre a provocare un’usura irregolare del battistrada, che quindi porta a dover sostituire le gomme prima (e spendere di più).
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Audi urbansphere concept: foto e dati

Audi ha svelato le foto e i dati della urbansphere concept: l’ultimo prototipo della Casa di Ingolstadt è un salotto elettrico su quattro ruote a guida autonoma livello 4 ispirato alle esigenze delle città cinesi. Un’anticipazione concreta del futuro della mobilità “premium”.
Audi urbansphere concept: le dimensioni
L’Audi urbansphere concept è lunga 5,51 metri, larga 2,01 metri e alta 1,78 metri. Il passo di 3,40 metri ha permesso ai tecnici del brand dei quattro anelli di ricavare un abitacolo immenso e accogliente ricco di soluzioni che migliorano la vita degli occupanti.

Audi urbansphere concept: il design
Lo stile dell’Audi urbansphere concept riprende elementi tipici della Casa di Ingolstadt rivisti in chiave moderna: la calandra singleframe, ad esempio, può essere usata per comunicare agli altri automobilisti informazioni relative alla sicurezza mentre i cerchi da 24″ a sei doppie razze omaggiano il prototipo Avus del 1991.

Audi urbansphere concept: la regina del comfort
L’Audi urbansphere concept punta tutto sul comfort ed è stata progettata (dagli studi di design di Pechino della Casa teutonica) partendo dall’abitacolo: interni hi-tech spaziosi illuminati da ampie superfici vetrate e ricchi di materiali pregiati.
Gli occupanti sono coccolati dalle sospensioni pneumatiche e da un sistema di guida autonoma livello 4 che ha consentito agli ingegneri dei quattro anelli di rimuovere il volante, il pedale e gli schermi e di trasformare gli interni in uno spazio interattivo mobile. Una lounge su quattro ruote che può diventare un centro benessere (c’è pure un rilevatore di stress) o un ufficio mobile a seconda delle esigenze: il modo più comodo per trascorrere le ore nel traffico urbano.

Audi urbansphere concept: la tecnica
L’Audi urbansphere concept è un prototipo elettrico a trazione integrale sviluppato sullo stesso pianale PPE già visto sulla A6 e-tron concept spinto da due motori elettrici (quello anteriore disattivabile per migliorare l’efficienza) in grado di generare una potenza totale di 401 CV e una coppia di 690 Nm.
La batteria da oltre 120 kW garantisce un’autonomia superiore a 750 km e può essere ricaricata a 270 kW: in parole povere ci vogliono 10 minuti per guadagnare oltre 300 km e meno di 25 minuti per passare dal 5 all’80%.
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