Gonfiare le gomme dell’auto: come farlo correttamente

Il gonfiaggio degli pneumatici dell’auto si può fare anche tranquillamente da soli, in maniera rapida e senza alcuna difficoltà. Vediamo come procedere per gonfiare in maniera esatta le gomme, senza rischiare che rimangano poco gonfie o che addirittura scoppino o comunque compromettano la sicurezza durante la circolazione in auto.
Gomme auto: impara a misurare la pressione
La prima cosa da fare è imparare a misurare la pressione degli pneumatici, per farlo serve un manometro, che puoi comprare in un negozio di autoricambi, dal ferramenta o anche presso le officine dei gommisti. Quelli portatili sono di piccole dimensioni e poco costosi, da circa 10 euro a 30 euro al massimo, in base alla struttura e alle caratteristiche. Per misurare la pressione delle gomme, trova la sporgenza in plastica lungo il bordo dello pneumatico e svitala, premendovi sopra la parte aperta del manometro.
Lascia che lo strumento rilevi la pressione dell’aria e estrailo, leggendo quindi il valore riportato. In questo modo potrai sapere quanta aria devi aggiungere, considerando che la pressione deve essere compresa tra 2.1 e 2.4 atmosfere per l’auto. Ricorda che, ovviamente, usando l’auto, gli pneumatici perdono atmosfere, quindi controlla almeno ogni due o tre mesi il gonfiaggio, per non rischiare pericolose esplosioni. Sul manuale della tua vettura o sull’adesivo che si trova nel lato interno della portiera del conducente, trovi la pressione esatta a cui devono essere gonfiate le gomme.
Gonfiare le gomme auto: cosa fare
Per poter gonfiare le gomme devi togliere i tappini alle valvole e trovare una pompa. Puoi usarne una manuale oppure un compressore automatico, che ovviamente è più costoso, ma anche più veloce. Se non hai una pompa, comprala o fattela prestare, in alternativa recati presso una stazione di servizio, dove potrai trovare un erogatore a gettoni.
Prima di iniziare a gonfiarle, assicurati che le gomme non siano calde; se ti trovi ad una stazione di servizio, procedi subito dopo aver fatto benzina. Dopo aver comprato del carburante infatti il servizio potrebbe essere gratuito.
Come procedere con il gonfiaggio delle gomme auto
Innanzitutto collega la pompa, se ti trovi alla stazione di rifornimento, allunga il tubo allo pneumatico più vicino e premi la punta nella valvola. Se le gomme sono molto sgonfie, ci vorranno alcuni minuti prima di poterle vedere gonfie al punto giusto, altrimenti, per un semplice “rabbocco”, potrebbero bastare anche solo una ventina di secondi. Durante la procedura regola la pressione, quando pensi di aver gonfiato abbastanza, estrai il tubo e misura la pressione con il manometro, se hai raggiunto il valore corretto, allora vuol dire che hai finito, altrimenti inserisci nuovamente la pompa e procedi.
Nel caso in cui invece hai superato la pressione consigliata dal manuale dell’auto, devi espellere l’eccesso. Come si fa? Premi la punta centrale della valvola della gomma con un’unghia o un piccolo strumento, fino a che senti il sibilo dell’aria compressa che fuoriesce dalla gomma troppo gonfia. È importante che gli pneumatici siano sempre gonfiati alla giusta pressione, secondo alcuni studi infatti, le gomme dell’auto sgonfie anche solo di pochi centesimi di atmosfere comportano un aumento del carburante e una maggiore usura.
Ricorda di riemettere il tappino ad ogni valvola una volta che hai gonfiato ogni pneumatico, riduce il rischio di perdite. La valvola infatti non rilascia aria, a meno che la sua punta centrale venga schiacciata.
L’articolo Gonfiare le gomme dell’auto: come farlo correttamente proviene da Icon Wheels.
Willy T. Ribbs, la vera storia di Uppity

Secondo il documentario Uppity – piuttosto agiografico – di Netflix Willy T. Ribbs (primo afroamericano ad aver guidato una monoposto di F1 e ad aver corso la 500 Miglia di Indianapolis) è stato un pilota fortissimo con una carriera frenata esclusivamente dalla sfortuna e dal razzismo.
In realtà Ribbs – soprannominato “presuntuoso” (“uppity” in inglese) dai rivali – è stato un driver come tanti, lontano dall’essere il Jackie Robinson (primo afroamericano a giocare nella Major League Baseball moderna) o il Muhammad Ali delle corse: scopriamo insieme la sua storia.
Willy T. Ribbs: la vera storia di Uppity
Willy T. Ribbs nasce il 3 gennaio 1955 a San Jose (USA): dopo aver frequentato una scuola di guida sportiva si trasferisce in Europa e inizia a farsi conoscere nelle categorie minori.
Il ritorno in America
Nel 1978 Ribbs torna in America, debutta in Formula Atlantic e viene invitato a correre per ragioni promozionali nella tappa di Charlotte del campionato NASCAR ma non prende parte alla gara perché viene arrestato dopo essere stato pizzicato contromano su una strada pubblica a senso unico.
Nel biennio 1981/1982 Willy T. Ribbs disputa altre corse in Formula Atlantic senza però brillare particolarmente.
Gli anni d’oro in Trans-Am
Ribbs esordisce nel campionato Trans-Am con la Chevrolet Camaro nel 1983, si aggiudica cinque gare (Portland, Mid-Ohio, Brainerd, Sears Point e Caesars Palace) e chiude la serie in seconda posizione assoluta portando a casa il premio Rookie of the Year riservato al miglior debuttante.
La stagione seguente – iniziata con la Chevrolet Corvette prima del passaggio alla Mercury Capri – termina con una terza piazza in classifica generale e con quattro successi.
Indianapolis e F1
Willy T. Ribbs – grazie al supporto del noto manager di boxe Don King – prova a qualificarsi, senza successo, alla 500 Miglia di Indianapolis del 1985.
L’anno successivo “Uppity” riesce addirittura a ottenere un test con la Brabham diventando il primo afroamericano di sempre alla guida di una monoposto di F1.
Secondo il documentario di Netflix Bernie Ecclestone (all’epoca responsabile della scuderia britannica) avrebbe voluto ingaggiare Willy T. Ribbs per il Mondiale F1 1986 ma la trattativa sarebbe saltata perché lo sponsor principale Olivetti voleva un pilota italiano (Elio De Angelis).
Una versione, a nostro avviso, un po’ dubbia visto che chiunque avrebbe preferito un driver d’esperienza come il nostro De Angelis (reduce da due campionati del mondo terminati in terza e in quinta posizione) a uno sconosciuto portato da Don King. Senza contare che durante il test i tempi di Ribbs furono sensibilmente più alti di quelli di De Angelis e Riccardo Patrese.
NASCAR e IMSA
Nella seconda metà degli anni ‘80 Willy T. Ribbs tenta l’avventura in NASCAR (nel 1986) e arriva terzo nel campionato IMSA GTO con due vittorie – Sears Point e Del Mar – ottenute al volante di una Toyota Celica.
La fine del documentario
Il documentario “Uppity” di Netflix termina con il racconto della carriera di Ribbs nei primi anni ‘90: un periodo caratterizzato dal debutto in IndyCar nel 1990 con una scuderia finanziata anche da Bill Cosby e dalla qualificazione alla 500 Miglia di Indianapolis ottenuta nel 1991 (primo driver afroamericano di sempre a conquistare questo importante traguardo).
Un racconto incompleto nel quale non viene citata la morte di un commissario di gara a Vancouver nel 1990 investito – senza colpe, sia chiaro – da Ribbs e l’esito della corsa di Indy al volante di una Lola motorizzata Buick, terminata con un ritiro dopo soli cinque giri a causa di un problema al propulsore.
Fine carriera
Willy T. Ribbs riesce a terminare la 500 Miglia di Indianapolis nel 1993 in occasione della seconda e ultima partecipazione (21°). L’anno successivo disputa l’ultima stagione in Indy Car e torna in pista solo nel 1999 in una gara della Indy Racing League.
Dopo alcune brevi esperienze a cavallo tra il Secondo e il Terzo Millennio in Trans-Am e nella NASCAR Truck Series il pilota americano crea nel 2011 il team Willy T. Ribbs Racing e disputa una gara nel campionato Indy Lights.
Willy T. Ribbs appende il casco al chiodo dopo questa corsa e si cimenta nello sport del tiro a volo praticato dal figlio Theodore.
L’articolo Willy T. Ribbs, la vera storia di Uppity proviene da Icon Wheels.
Ruggine dell’aria, come combattere il deterioramento quotidiano dell’auto

Sarà capitato a molti di voi di vedere dei piccoli puntini di ruggine apparire pian piano sulla carrozzeria della propria auto, rovinandola. Pare infatti che il veicolo si arrugginisca e la cosa sembra inspiegabile, ma una motivazione c’è, nonostante la vernice originaria rimanga intatta. Il problema è la ruggine dell’aria, vediamo di che cosa si tratta e come risolverlo.
Ruggine dell’aria: che cos’è esattamente e da dove proviene
La ruggine dell’aria, chiamata anche ruggine impropria, purtroppo è un fenomeno che colpisce differenti auto ed è diffuso soprattutto nelle grandi città. L’effetto negativo è che può rovinare la carrozzeria dei veicoli anche in modo definitivo e irreversibile, quindi è bene porvi rimedio, prima di trovarsi inutilmente disperati perché la macchina che era lucente ha perso la compattezza e lo splendore che aveva appena uscita dalla concessionaria. Oltre a rovinarsi la carrozzeria, a causa della ruggine dell’aria, si può danneggiare anche l’aspetto dei vetri.
Per moltissimo tempo la ruggine impropria è rimasta praticamente sconosciuta, non si sapeva nulla circa la sua esistenza, fino al momento in cui tanti proprietari di auto hanno iniziato a notare che questo fenomeno è in grado di provocare danni all’espetto esteriore della propria vettura, più o meno nuova. La scocca esterna di automobili e anche di altre tipologie di veicoli, a causa della ruggine dell’aria, inizia man mano a presentare degli strani e piccoli puntini di ruggine cosparsi ovunque e di colore arancione. Un altro effetto negativo è che la carrozzeria inizia ad avere un aspetto opaco e quasi permeabile.
Come abbiamo già detto, a risentirne non è solo la vernice esterna ma anche gli specchi e i vetri della macchina, che iniziano a perdere la loro brillantezza e trasparenza. Ci sono differenti fattori che determinano la presenza di ruggine dell’aria sulla propria auto:
- la vicinanza del parcheggio auto ai binari del tram o a quelli ferroviari: la ruggine è causata dalla polvere che si forma dall’attrito tra le ruote dei mezzi e le rotaie e da quella che proviene dall’impianto frenante. La polvere vola e si deposita sulle auto e, a contatto con l’aria e l’umidità, si trasforma in ruggine;
- si lascia la vettura nel parcheggio di un’industria che produce queste polveri metalliche, come le centrali termiche e le fabbriche siderurgiche.
Ruggine dell’aria: come si combatte questo fastidioso fenomeno
Dopo aver chiarito cosa sono quei fastidiosi puntini arancioni sulla vostra auto, come si forma la ruggine dell’aria e da dove proviene, proviamo anche a spiegare come è possibile eliminare questo fastidioso effetto antiestetico dalle vetture. In realtà, esistono degli accorgimenti particolari da tener presenti per evitare che la macchina si rovini in maniera molto veloce e soprattutto in maniera irreversibile.
La prima cosa da fare, ovviamente se possibile, è cercare di evitare di parcheggiare vicino a zone in cui passano treni o tram, in questo modo si può limitare la corrosione determinata dalla polvere che proviene da queste fonti. Un altro consiglio è quello di lasciare la propria macchina sempre coperta con un apposito telo per auto, soprattutto se si lascia per molto tempo ferma, aiuta a proteggerne la carrozzeria e l’aspetto dei vetri.
E infine, altra buona cosa, sarebbe quella di tenere sempre ben pulita la vostra auto, oltre a lavarla però iniziate ad utilizzare con costanza dei prodotti che siano in grado di proteggere la carrozzeria, come i Polish e altri a base di cere, che nutrono la vernice e evitano che la ruggine dell’aria vi penetri.
L’articolo Ruggine dell’aria, come combattere il deterioramento quotidiano dell’auto proviene da Icon Wheels.
Cruise control, cos’è e come funziona il controllo della velocità

Il cruise control in auto è uno degli optional moderni di cui sono equipaggiate le nostre vetture ed è uno di quelli che rendono più sicura e agevole la vita a bordo. Si tratta infatti della tecnologia di ultima generazione in grado di regolare la velocità dell’auto su un valore predefinito, in questo modo, facilita la percorrenza sui percorsi più lunghi e lineari. Viene usato spesso infatti quando si viaggia in autostrada, dà la possibilità al conducente di riposare il piede destro, non è infatti necessario premere sull’acceleratore, se abbiamo impostato la velocità di percorrenza.
Come funziona il cruise control in auto?
Il cruise control è un dispositivo elettronico che permette all’automobilista, come abbiamo detto, di impostare la velocità di crociera da mantenere (da qui il suo nome). Ogni Casa auto ha realizzato un proprio sistema di comandi ad hoc, che di solito si trovano sul volante o su una leva al piantone dello sterzo. Premendo il tasto “SET” generalmente si accende il cruise control e così l’auto prosegue alla velocità alla quale si sta viaggiando. Con i pulsanti + o – invece si può accelerare o rallentare senza dover premere con il piede sull’acceleratore. Premendo il freno o l’acceleratore, si torna a prendere il comando dell’auto.
Che cos’è il cruise control adattivo?
Le origini del cruise control risalgono a molto tempo fa, la prima volta che venne montato su un’auto infatti fu circa sessant’anni fa, sulla Chrysler Imperial, che dal 1958 offriva a tutti i clienti interessati quello che noi oggi chiamiamo Auto Pilot, bastava richiederlo esplicitamente alla Casa. Il cruise control si è poi evoluto, soprattutto in questi ultimi anni in cui le vetture sono dotate sempre più di telecamere e sensori, e oggi viene chiamata tecnicamente Adaptive Cruise Control.
La differenza tra i classici sistemi di regolazione della velocità e l’Adaptive è che oggi quest’ultimo è in grado di adattare l’andatura anche in base alle condizioni di traffico, la nuova tecnologia è quindi decisamente più sofisticata rispetto a prima e permette alle auto di accelerare o frenare in maniera automatica e autonoma, senza che il guidatore faccia nulla. Il cruise control adattivo quindi, oltre all’impostazione della velocità di crociera desiderata prevista dal sistema classico, permette anche di inserire la misura della distanza di sicurezza che si vuole mantenere dal veicolo che precede.
La sicurezza del cruise control
Con il passare degli anni, ogni sistema di cruise control è stato man mano modificato e ammodernato, prestando molta attenzione alle migliorie da apportare. Quelli che vediamo oggi sulle moderne auto in commercio prevedono ad esempio reazione meno brusche, modificando la velocità in modo naturale e più morbido rispetto al passato. Addirittura alcuni modelli si adattano anche ai limiti di velocità previsti sui vari tratti di strada attraversata, perché l’auto è in grado di leggere e interpretare la segnaletica verticale grazie alla telecamera che si trova dietro il parabrezza.
Il rapporto tra il cruise control e la guida autonoma
Il cruise control è una nuova tecnologia di ultima generazione adatta a tutti, oggi la troviamo spesso offerta all’interno dei pacchetti di assistenza alla guida delle nuove auto, che sfruttano dei sistemi tecnologici all’avanguardia. La maggior parte dei veicoli moderni è dotata di sensori, radar, telecamere e differenti dispositivi di monitoraggio, oltre a un alto numero di centraline elettroniche a bordo, che rendono i mezzi stessi capaci di viaggiare praticamente da soli, in maniera autonoma.
L’articolo Cruise control, cos’è e come funziona il controllo della velocità proviene da Icon Wheels.
Citroën C4, le prime foto

Citroën ha mostrato le prime foto della nuova C4: maggiori dettagli sulla terza generazione della compatta francese saranno comunicati durante la presentazione ufficiale prevista il prossimo 30 giugno.
Nuova Citroën C4: il pianale
La terza serie della C4 sarà molto probabilmente la prima Citroën di sempre sviluppata sul pianale CMP, lo stesso della Peugeot 2008.

Citroën C4: benzina, diesel o elettrica
La nuova Citroën C4 sarà disponibile con tre alimentazioni: benzina, diesel ed elettrica. Quest’ultima si chiamerà Citroën ë-C4.
La gamma motori non è stata ancora comunicata ufficialmente ma dovrebbe comprendere le stesse unità montate dalla Peugeot 2008:
- un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 102 CV
- un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 131 CV
- un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 155 CV
- un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 102 CV
- un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 131 CV
- un motore elettrico da 136 CV

Citroën C4: compatta o SUV?
La terza generazione della Citroën C4 è – come l’antenata C4 Cactus – una compatta che strizza l’occhio al mondo delle SUV: una “segmento C” che punta a rubare clienti alla Fiat Tipo e che si distingue per l’assetto rialzato e per un look off-road.

Nuova Citroën C4: il comfort
La Citroën C4 offrirà tutti i vantaggi del programma Citroën Advanced Comfort – sospensioni con Progressive Hydraulic Cushions e sedili Advanced Comfort – con in più, sulla ë-C4, la silenziosità del motore elettrico.
L’articolo Citroën C4, le prime foto proviene da Icon Wheels.
La batteria dell’auto si scarica all’improvviso? Cause e soluzioni

Con la batteria scarica non riusciamo ad avviare l’auto, questo è uno dei problemi in cui qualsiasi automobilista incorre almeno una volta nella vita, ma a cui possiamo porre rimedio in maniera semplice e abbastanza rapida.
Batteria dell’auto scarica: cosa succede?
La macchina non si accende quando la batteria è scarica, potete rendervene conto da alcuni segnali, come ad esempio il motorino d’avviamento che “tossicchia” ma non riesce a mettere in moto il motore o ancora le spie del quadro che si accendono. Nel caso in cui l’auto non dà nemmeno questi due minimi segnali di vita, purtroppo significa che la batteria improvvisamente ha ceduto o che è scollegata.
In alcuni casi può succedere anche che il quadro si accende ma non parte il motorino di avviamento, la causa potrebbe essere l’auto lasciata sotto il sole per molto tempo, durante la stagione estiva. Il caldo infatti può bloccare il motorino, potete provare a sbloccarlo a motore spento e senza inserire la chiave, dando dei piccoli colpi con una chiave inglese o un altro oggetto rudimentale, in mancanza di questo attrezzo. Se anche riprovando a avviare, l’auto non parte, significa che il problema non è il motorino ma la batteria.
Batteria auto scarica: quali sono le cause?
Un livello basso di carica della batteria può dipendere da differenti fattori:
- dimenticare i fari accesi con il motore spento;
- lasciare l’auto ferma per molto tempo;
- lasciare la macchina ferma diverse ore, con temperature particolarmente rigide o elevate;
- utilizzare in maniera prolungata lo stereo.
Se l’auto ha la batteria scarica, allora puoi:
- smontare la batteria e ricaricarla con un caricabatterie;
- farla ricaricare dall’elettrauto.
Nel caso in cui dobbiate ripartire subito e abbiate fretta, allora potete optare per la partenza a spinta oppure collegare la vostra batteria con quella di un’altra macchina, usando i cavi appositi, che è bene avere con sé sempre nel kit emergenza auto.
Il primo è il rimedio più semplice, ma sconsigliato per chi ha un’auto con marmitta catalitica, perché può danneggiare il catalizzatore anche in maniera irreversibile e molto grave. Quindi usate la partenza a spinta solo se siete disperati e non è possibile avviare l’auto in un altro modo, per mancanza dei cavi o di altre vetture.
Come si procede per la ricarica della batteria auto?
Se non vi trovate in una situazione di emergenza e quindi, ad esempio, avete lasciato l’auto per molto tempo in garage senza mai usarla e senza nemmeno scollegare la batteria, allora vediamo come procedere per la ricarica. La prima cosa da fare è asportare la batteria dall’auto e allentare i morsetti che la collegano alla vettura stessa. Dopodiché è possibile collegarla al caricabatterie e lasciarla in carica per circa 12 ore.
Solitamente la durata della batteria auto è di 3 anni circa, anche se a volte capita che duri anche fino a 5 o più anni. Potete accorgervi che si sta usurando quando iniziate ad avere difficoltà nell’accensione della macchina.
Batteria auto nuova: quanto costa?
Non tutte le batterie per auto hanno lo stesso prezzo, chiaramente cambia a seconda delle prestazioni e della portata e varia da un minimo di 50 euro o poco più, fino a più di 100 euro, in base alle caratteristiche. Attenzione alla data di produzione, quando comprate una batteria nuova. Se infatti è stata prodotta più di sei mesi prima, allora potrebbe aver già perso un po’ di carica, a causa della normale dispersione elettrica.
L’articolo La batteria dell’auto si scarica all’improvviso? Cause e soluzioni proviene da Icon Wheels.
Kit d’emergenza per auto, gli accessori che non possono mancare

Un automobilista passa molto tempo nella sua macchina, secondo alcuni sondaggi in media ognuno trascorre 4 anni e un mese della sua vita in auto. Questo è il motivo per cui prima o poi c’è la possibilità di andare incontro a una situazione di emergenza, che non per forza è di grave entità, potrebbe trattarsi di un sinistro stradale semplice, senza vittime o feriti, ma che potrebbe rendere necessario avere con sé un kit di prodotti da soccorso utili da tenere sempre con sé.
In commercio esistono dei kit pronti preconfezionati, a questi però è sempre bene aggiungere altri oggetti che ogni utente può ritenere più o meno utili in base alle proprie esperienze e esigenze. Solitamente i kit di emergenza in vendita sono le classiche valigette rosse con una maniglia per il trasporto, contengono garze sterili e disinfettanti (che hanno validità dai 3 ai 5 anni) e altri prodotti come cerotti, cotone, guanti sterili, bende, forbici, pinzette, ghiaccio pronto all’uso.
Quali oggetti è meglio avere nel proprio kit d’emergenza in auto
Oltre ai dispositivi di primo soccorso che abbiamo visto, ci sono altri oggetti che sarebbe bene avere con sé, in base alle proprie esigenze, a quanto si viaggia in auto e alle zone che attraversiamo. Vediamo alcuni esempi:
- martelletto frangivetro, strumento realizzato per rompere il vetro in caso di emergenza, dotato anche di una lama per tagliare le cinture di sicurezza. Serve per non rimanere intrappolati in caso di incidente;
- maschera protettiva filtrante, è un respiratore che protegge le vie respiratorie da vapori organici, vapori inorganici, gas acidi e polveri, tutte sostanze che i veicoli incidentati potrebbero rilasciare;
- coperta isotermica, oggetto da portare sempre con sé. Costa poco, occupa poco spazio, ma è molto utile nel caso l’auto ci si fermi in un luogo isolato e durante il rigido inverno;
- estintore a polvere, utile in caso di incendio in auto, può essere utilizzato su qualsiasi materiale. È bene verificarne periodicamente la validità riportata sulla confezione e smaltirlo correttamente in caso sia necessario;
- acqua e barrette energetiche, potrebbero essere molto utili soprattutto nel caso in cui viviate o potreste trovarvi in una zona molto isolata e in un momento in cui le temperature sono al di sotto dello zero o, al contrario, altissime. Restare fermi per ore in attesa dei soccorsi non è piacevole, soprattutto in queste condizioni, per questo è utile mantenere una corretta idratazione e un giusto apporto energetico;
- power bank, per poter ricaricare il proprio smartphone anche in caso di emergenza, con il telefono scarico e spento si rimane isolati e non è possibile nemmeno chiamare, eventualmente, i soccorsi. Controllate che sia sempre carico, soprattutto prima di un viaggio, anche di uno spostamento breve, perché potrebbe essere davvero utile;
- torcia, se la macchina si spegne durante la notte e rimanete nel buio totale;
- kit per la sostituzione delle gomme, nel caso in cui bucate, potete almeno provvedere alla sostituzione con il ruotino di scorta oppure a sistemare temporaneamente lo pneumatico, fino a raggiungere il meccanico o gommista più vicino;
- guanti e berretta, il principio è lo stesso della coperta termica. Se siete fermi durante una giornata molto fredda, rischiate davvero di star male senza essere coperti a dovere;
- cavi per la batteria, nel caso l’auto non parta perché la batteria è scarica, avere i cavi con sé è fondamentale.
Con un minimo di attenzione e di spesa, possiamo avere con noi, in auto, tutto quello che ci serve per reagire in maniera positiva ad una situazione di emergenza.
L’articolo Kit d’emergenza per auto, gli accessori che non possono mancare proviene da Icon Wheels.
Omologazione auto, che cos’è e perché bisogna conoscerla

L’omologazione dell’auto, come quella di un dispositivo o di un insieme di dispositivi, quindi un sistema, indica che il veicolo stesso o le varie parti di esso rispettano determinate norme tecniche obbligatorie e in grado di garantire un livello minimo di prestazione. I tre aspetti principali dei veicoli che vengono valutati per l’omologazione delle auto sono:
- i consumi;
- le emissioni;
- la sicurezza.
Le norme di omologazione in tutta Europa sono stabilite da determinati regolamenti e direttive, fanno parte di un disegno complessivo di politica industriale e ormai l’elenco di queste è oggi molto corposo. Tutto si muove insieme al progresso tecnologico, queste direttive incidono sui veicoli di nuova costruzione attraverso procedure di verifica e certificazione che hanno lo scopo di garantire una qualità dei prodotti almeno sufficiente.
Non esistono solo le direttive e i regolamenti europei, si sviluppano in parallelo anche i Regolamenti della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE), che non interessano solo i Paesi dell’Unione Europea, ma anche tutti gli altri che non fanno parte del continente. Sia le norme UE che i regolamenti UNECE riguardano, oltre che i tre aspetti che abbiamo indicato sopra, anche l’uniformità delle dimensioni dei veicoli o delle prestazioni di determinati sistemi o particolari. Un altro obiettivo delle norme di omologazione tecnica è facilitare gli scambi commerciali, impedendo che ogni Paese, usando la scusa di basarsi sulle proprie norme nazionali, possa creare delle “barriere” che impediscano l’ingresso di prodotti stranieri.
Prima di essere lanciato sul mercato e immesso in commercio, ogni autoveicolo o singolo dispositivo, deve rispettare le norme di omologazione. Questo è il livello minimo previsto dalla Legge, ma il produttore può anche ottenere una “qualità” superiore rispetto al livello previsto dalla normativa. Si tratta di risultati che non riescono ad essere evidenziati in maniera adeguata nel “certificato di omologazione”, ma che possono essere verificati in test specifici, eseguiti da esperti di laboratori indipendenti, che si basano su procedure standard ma decisamente più severe rispetto a quelle previste per l’omologazione auto e che vanno a testare molti più aspetti.
Un esempio di omologazione è il programma EuroNCAP, che riguarda la sicurezza passiva delle auto.
La Direttiva Europea in ambito di omologazione auto
La Direttiva 2007/46/CEE del Parlamento Europeo, crea e disciplina un quadro che serve per l’omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, oltre che di componenti e entità destinate a questi mezzi. Per l’omologazione di un’auto, il costruttore deve essere libero di scegliere una delle seguenti procedure:
- omologazione a tappe, realizzando una documentazione specifica durante la progettazione e la costruzione del veicolo, che contiene tutte le informazioni tecniche e a cui si allegano le schede di omologazione richieste;
- omologazione ad unica tappa;
- omologazione mista, l’autorità di omologazione potrebbe non costringere il costruttore a presentare una o più schede di omologazione.
In ogni caso deve essere presentata la domanda di richiesta di omologazione da parte del costruttore all’autorità di omologazione. Il costruttore stesso deve mettere a disposizione dell’autorità i veicoli necessari ad assicurare lo svolgimento delle procedure di omologazione.
Quanto vale l’omologazione auto?
La validità dell’omologazione di un veicolo cessa:
- quando diventano obbligatorie per l’omologazione nuove prescrizioni contemplate da un atto normativo applicabile al veicolo;
- quando la produzione di un veicolo omologato cessa per iniziativa volontaria;
- per gli effetti di una particolare restrizione.
L’articolo Omologazione auto, che cos’è e perché bisogna conoscerla proviene da Icon Wheels.
Usato diesel: compatte a cinque porte

Le compatte diesel sono auto adatte a chi non è soggetto ai blocchi del traffico e cerca un mezzo completo in grado di cavarsela egregiamente in città e nei lunghi viaggi. Nella “top five” di questo mese – vinta dalla Volkswagen Golf – abbiamo analizzato cinque proposte del 2014 facili da trovare a meno di 15.000 euro.
La “segmento C” di Wolfsburg ha superato senza particolari problemi la nostra Alfa Romeo Giulietta, le tedesche Audi A3 Sportback e Mercedes classe A e la giapponese Mazda Mazda3. Scopriamo insieme la classifica, che prende in considerazione modelli a cinque porte con potenze comprese tra 135 e 150 CV.

1° Volkswagen Golf 2.0 TDI 5p. Highline
La Volkswagen Golf 2.0 TDI 5p. Highline era nel 2014 una delle migliori compatte in circolazione ma fa parte dell’elenco delle auto del brand teutonico coinvolte nel dieselgate. Oggi per acquistarla bastano 10.900 euro.
La “segmento C” di Wolfsburg è agile nelle curve e facile da parcheggiare in città ma nonostante le dimensioni esterne contenute (meno di 4,30 metri di lunghezza) può vantare un bagagliaio molto sfruttabile.

2° Mazda Mazda3 2.2 Skyactiv-D Exceed
La Mazda Mazda3 2.2 Skyactiv-D Exceed è una compatta giapponese affidabile caratterizzata da una ricchissima dotazione di serie (cruise control, fari allo xeno, fendinebbia, navigatore, retrovisori ripiegabili elettricamente e sensori di parcheggio anteriori e posteriori). Da nuova costava poco (26.300 euro), oggi si acquista con 10.500 euro.
Ingombrante – sfiora i quattro metri e mezzo di lunghezza – e con qualche imprecisione di troppo nelle finiture interne, ospita sotto il cofano un motore dalla cilindrata elevata (una brutta notizia per chi vuole risparmiare sull’assicurazione RC Auto) povero di brio ai bassi regimi ma scattante (“0-100” in 8,1 secondi) e parco nei consumi.

3° Audi A3 Sportback 2.0 TDI 150 CV Attraction
L’Audi A3 Sportback 2.0 TDI 150 CV Attraction è realizzata sullo stesso pianale della Golf qui analizzata e monta lo stesso motore ma non è stata toccata dal dieselgate in quanto già Euro 6 (nel 2014 le Golf a trazione anteriore erano ancora Euro 5).
La compatta di Ingolstadt è comoda e costruita con grande cura. Da nuova costava tantissimo (30.750 euro) mentre oggi si trovano esemplari iperchilometrati a meno di 10.000 euro.

4° Alfa Romeo Giulietta 2.0 JTDm-2 150 CV Distinctive
L’Alfa Romeo Giulietta 2.0 JTDm-2 150 CV Distinctive non brilla alla voce “consumi” e ha un bagagliaio poco sfruttabile quando si abbattono i sedili posteriori ma chi si accomoda dietro ha tanti centimetri a disposizione della testa.
La compatta del Biscione si trova di seconda mano a meno di 9.000 euro.

5° Mercedes A 200 CDI Executive
La Mercedes A 200 CDI Executive monta un motore pronto ai bassi regimi ma povero di cavalli (136), poco scattante (9,3 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari) e un po’ troppo assetato di gasolio. Oggi ci vogliono 15.000 euro per acquistarla.
Goffa nelle curve e costruita con cura (seppur con qualche imprecisione nei pannelli esterni della carrozzeria), ha un divano posteriore stretto che accoglie a fatica tre passeggeri e un bagagliaio piccino. Senza dimenticare la dotazione di serie povera: il cruise control, i fari allo xeno, i fendinebbia, il navigatore, i retrovisori ripiegabili elettricamente e i sensori di parcheggio si pagavano a parte.
L’articolo Usato diesel: compatte a cinque porte proviene da Icon Wheels.
Airbag auto, dove si trova e quanto costa la riparazione

Gli airbag sono i dispositivi di sicurezza passiva che tutti conosciamo e che vengono installati da alcuni anni nell’abitacolo delle auto. Sono delle sacche che si gonfiano in maniera automatica nel caso in cui la vettura subisca o provochi un urto di una certa entità contro un ostacolo. Servono per proteggere le persone che si trovano in macchina dall’impatto con gli elementi che fanno parte degli interni del veicolo.
Airbag auto, come funziona
All’interno di ogni auto oggi ci sono dei sensori appositamente realizzati per rilevare la forte decelerazione che si verifica in caso di incidente stradale. Questi hanno il compito di innescare delle piccole cariche esplosive all’azoto, che vanno a gonfiare le sacche, ovvero gli airbag, in pochissimi istanti, si tratta di centesimi di secondo. È importantissimo tenere sempre allacciata la propria cintura di sicurezza, per evitare i danni provocati dall’apertura dell’airbag, che di fatto è una piccola esplosione.
Le varie tipologie di airbag nelle auto
È stato l’ingegnere John Hetrick a brevettare il primo airbag nel 1952, il debutto commerciale di questa tipologia di dispositivo è avvenuto poi nel 1973, sulla Oldsmobile Toronado. In Europa Mercedes-Benz è stata la prima Casa ad installare l’airbag su un’auto di serie, precisamente nel 1980. Da quel momento sono state tante le evoluzioni del sistema, che man mano è stato adattato a differenti parti dell’abitacolo di una vettura, quindi al cruscotto, al lunotto, ai finestrini, alle porte laterali e anche all’area delle ginocchia del guidatore.
Il dispositivo in questi anni si è diffuso molto rapidamente, soprattutto gli airbag frontali, che ormai oggi sono montati su qualsiasi nuovo modello di auto in vendita. Ci sono invece altre tipologie di airbag che spesso le Case mettono a disposizione come optional. Dopo l’apertura a causa di un incidente, ogni dispositivo usato deve essere assolutamente sostituito.
Airbag auto, quanto costa oggi sostituirli in Italia?
Come abbiamo detto, nel caso di utilizzo dell’airbag, si spera sempre non avvenga, visto che vorrebbe dire aver fatto un incidente, più o meno grave, i dispositivi stessi che si gonfiano devono essere sostituiti. Per sapere i costi facciamo riferimento ad alcuni modelli che conosciamo. Ad esempio, il dispositivo di sicurezza frontale di una Volkswagen Golf costa all’incirca 650 euro, cambiare quello della Fiat Panda invece 750 euro, per la Grande Punto servono addirittura 900 euro.
Ci sono anche gli airbag laterali, quello a lato passeggero per la Fiat Panda costa circa 900 euro, per Grande Punto invece si risparmia, pagando poco più di 300 euro. Il prezzo del dispositivo laterale di Volkswagen Golf rimane lo stesso di quello dell’airbag frontale, ovvero 650 euro circa.
È bene sapere che, dopo un sinistro stradale, andrebbe sostituita anche la centralina, che risulta danneggiata la maggior parte delle volte, a causa di un violento urto. Quella di una Fiat Panda costa circa 400 euro, per la Grande Punto si spendono 450 euro e invece per la Golf solo 320. Capita anche di dover provvedere alla sostituzione delle cinture di sicurezza, i prezzi in questo caso variano da circa 250 euro a 350-400 euro. In ogni caso, per cambiareairbag, centraline e cinture di sicurezza, non dimenticate che è fondamentale rivolgersi sempre e solo ad officine specializzate e autorizzate, è molto importante per la vostra sicurezza in auto e quella dei passeggeri che portate con voi.
L’articolo Airbag auto, dove si trova e quanto costa la riparazione proviene da Icon Wheels.



















