Claus Luthe, stile tedesco

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Claus Luthe non è molto conosciuto dal grande pubblico eppure è uno dei più grandi car designer di sempre. Scopriamo insieme la storia dell’uomo che ha rivoluzionato lo stile BMW negli anni ‘80 (e non solo) portando dinamismo e originalità in un mondo – quello delle tedesche “premium” – fino a quel momento molto ingessato e poco propenso a osare.

Claus Luthe: la biografia

Claus Luthe nasce l’8 dicembre 1932 a Wuppertal (Germania). Particolarmente dotato nel disegno fin da ragazzo, trova un lavoro come apprendista a 16 anni presso una carrozzeria di Würzburg specializzata nell’allestimento di autobus.

Gli anni alla NSU

Nel 1954 Luthe passa alla Deutsche Fiat e dopo poco tempo si trasferisce alla NSU: qui lavora sulla Prinz 4 (nata nel 1961) e realizza la Spider, svelata nel 1964.

Il primo capolavoro di Claus Luthe – l’innovativa ammiraglia Ro 80 – vede la luce nel 1967: la prima auto tedesca capace di conquistare (nel 1968) il prestigioso riconoscimento di Auto dell’Anno è caratterizzata da un design aerodinamico e moderno con ampie superfici vetrate. Molte di queste soluzioni stilistiche verranno adottate da altri costruttori negli anni ‘70.

Volkswagen e Audi

Luthe realizza la berlina K70, un modello che viene venduto con il marchio Volkswagen nel 1970 dopo che la Casa di Wolfsburg entra nel capitale della NSU in crisi.

Il marchio di Neckarsulm viene fuso con Auto Union e Claus Luthe nel 1971 inizia a lavorare per l’Audi disegnando tre anni più tardi la piccola 50, che nella variante rimarchiata Vw sarà la prima generazione della Polo.

L’era BMW

Nel 1976 Luthe viene chiamato dalla BMW come capo del design al posto di Paul Bracq e rivoluziona le forme delle auto della Casa bavarese attraverso linee più dinamiche e incisive che svecchiano il polveroso mondo delle tedesche “premium”.

Claus Luthe disegna ad esempio nel 1981 la seconda generazione della serie 5 (nota anche come E28) e supervisiona il progetto della seconda evoluzione della serie 7 che vede la luce nel 1986.

Il carcere e la fine

Luthe viene nominato responsabile del design BMW nel 1990 ma pochi mesi più tardi è costretto a lasciare l’incarico dopo aver accoltellato a morte il figlio, dipendente da alcool e droga, durante una lite.

Condannato a 33 mesi di reclusione, viene scarcerato prima della scadenza della pena e continua a lavorare per il marchio tedesco come consulente.

Claus Luthe scompare il 17 marzo 2008 a Monaco di Baviera (Germania).

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Hey google? Sì, ma risponde la tua Fiat 500

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Bianca, con dettagli in nero lucido, fra cui il tetto e le calotte degli specchietti, in omaggio alla schermata home della pagina del motore di ricerca di Google.

È la nuova versione di 500, 500 “Hey Google”, nata appunto dalla collaborazione tra Fiat e Google; grazie all’integrazione tra Mopar Connect e l’Assistente Google nell’Action “My Fiat”, da oggi il proprietario potrà accedere alla vettura da remoto, o attraverso la app del proprio smartphone, oppure attraverso lo smart display di Google Nest Hub, incluso nel kit consegnato al momento dell’acquisto di un modello della Famiglia 500 Hey Google.

Sono diverse le funzioni a cui si ha la possibilità di accedere: dalle più semplici, come l’apertura e la chiusura delle portiere, a quelle più evolute come la geolocalizzazione dell’auto, in caso sia stata programmata per rimanere entro i confini di una zona ben definita, al superamento della velocità prestabilita.

Tanti i dettagli, oltre alla livrea studiata ad hoc, che caratterizzano la versione 500 Hey Google. Per la prima volta è presente, su un’automobile, il badge “Hey Google” piazzato, ben in vista, sui passaruota. Anche i montanti centrali sono messi in risalto da disegni e tonalità che richiamano i colori tipici di Google. Caratteristiche che ritroviamo anche nell’abitacolo, in particolare sulla trama dei tessuti dei sedili. Sullo schermo touch da 7 pollici (attraverso il quale è possibile accedere a diverse funzionalità della vettura e al sistema di infotainment compatibile con Apple Car Play e Android Auto) all’accensione appare il logo Google che passa, poi, in dissolvenza a quello Fiat.

La serie speciale è disponibile su tutta la famiglia 500, sia nelle versioni berlina, sia cabrio e anche per 500X e 500L. Per tutte, l’unica motorizzazione disponibile è la versione ibrida 1.0 tre cilindri benzina da 70 CV.

Prezzi a partire da 18.000 euro con possibilità di scegliere anche il programma di noleggio Leasys.

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Perché si prende la scossa scendendo dall’auto e come evitarlo?

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Una delle cose più fastidiose che accade è prendere la scossa quando si sale e scende dall’auto, toccando le parti in metallo come la maniglia o la portiera stessa, proprio per aprire o chiudere lo sportello. A volte è talmente forte da vedere addirittura la scintilla e da far quasi male. Ma qual è il motivo che scatena questo fenomeno? Cerchiamo di spiegarlo in questo articolo e di capire se c’è un modo per evitare di prendere la scossa in auto.

Cosa causa la scossa che prendiamo in auto?

Mentre la macchina è in movimento, il vento fa attrito con la carrozzeria ed è così in grado di strappare alcuni elettroni dagli atomi metallici che la compongono. Questi atomi inizialmente sono neutrali ma privati di qualche elettrone, si caricano negativamente e quindi assumono un certo potenziale elettrico. Questo è quello che succede all’esterno dell’auto; i passeggeri, che sono all’interno, invece restano a potenziale costante o neutrale.

La scossa infatti si sviluppa proprio nel momento in cui usciamo dalla macchina, visto che siamo appunto a un potenziale differente dalla carrozzeria, e nel momento in cui si ha il contatto la corrente tende a fluire dal potenziale più alto a quello più basso, ed è questo che va a produrre la tipica scarica. Sono molte migliaia di Volts che vengono sprigionate, ma per fortuna il loro amperaggio è molto basso e quindi, pur causando il fenomeno della scossa, non vanno a produrre danni, ma solo un certo fastidio.

Quali sono i momenti in cui si verifica maggiormente la scossa?

In genere quando l’aria è molto secca e quindi ad esempio quando c’è vento. Si tratta infatti di cariche elettrostatiche che hanno la tendenza ad accumularsi localmente nel materiale e a mantenersi se la corrente non ha modo di scaricarsi a terra. Invece quando l’aria è umida (ricca di acqua) è più facile che le molecole di H2O vadano a formare delle sottilissime catene che scaricano l’elettricità a terra, per questo motivo è meno probabile prendere la scossa salendo e scendendo dall’auto.

È possibile evitare di prendere la scossa in auto?

In realtà l’unico modo per evitare di prendere la scossa (anche se non scientificamente provato) è quello di mantenere il bordo metallico della portiera quando la si apre, fino ad essere completamente fuori dalla macchina, trovandoci quindi allo stesso potenziale della carrozzeria. Senza alcuna differenza di potenziale infatti la scarica non ha luogo.

Curiosità sulla fastidiosa scossa

Purtroppo la scossa non si prende solo sulle portiere della macchina, ma è possibile prenderla anche infilando la chiave nel portone esterno di casa oppure addirittura toccando un’altra persona. Com’è possibile che le persone si carichino elettrostaticamente? Ad esempio basta una giornata di vento asciutto e dei vestiti realizzati in materiale plastico per diventare dei portatori, scaricando la tensione a contatto con qualsiasi cosa o persona con un potenziale diverso.

E non è tutto, oltre alle persone, anche mezzi grandi come gli aerei possono accumulare carica elettrostatica, oltretutto in enorme quantità. Una volta arrivati a terra quindi potrebbero essere delle bombe elettriche. Ecco perché, prima del pieno di combustibile, l’aereo viene messo allo stesso potenziale della macchina con dei morsetti metallici che assomigliano a quelli che usiamo quando si scarica la batteria dell’auto. Questo si fa per evitare che, non appena la bocchetta del rifornimento tocca l’aereo, scatti una scintilla talmente potente da far esplodere tutto il carburante.

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MotoGP 2021 – GP Doha a Losail: gli orari TV su Sky, DAZN e TV8

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Credits: Steve Wobser/Getty Images

Il GP di Doha – seconda tappa della MotoGP 2021 – si terrà (come il GP del Qatar della scorsa settimana) sul circuito di Losail ma, a differenza dell’ultimo evento del Motomondiale, sarà trasmesso in diretta anche in chiaro su TV8 (oltre che su SkyDAZN). Di seguito troverete gli orari TV.

La Yamaha cercherà di bissare il trionfo nella corsa in notturna mediorientale ma dovrà vedersela con rivali agguerrite come SuzukiHondaDucati. Neanche domenica vedremo in pista Marc Márquez.

MotoGP 2021 – GP Doha: cosa aspettarsi

Il circuito di Losail – sede del GP di Doha – è lo stesso tracciato che ha ospitato domenica scorsa il Gran Premio del Qatar: una pista molto impegnativa per i freni.

Di seguito troverete il calendario del Gran Premio di Doha, gli orari TV su SkyDAZNTV8 e il nostro pronostico.

MotoGP of Qatar – Free Practice

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MotoGP of Qatar – Race

Credits: Steve Wobser/Getty Images

MotoGP of Qatar – Race

Credits: Steve Wobser/Getty Images

MotoGP of Qatar – Race

Credits: Steve Wobser/Getty Images

MotoGP of Qatar – Race

Credits: Steve Wobser/Getty Images

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MotoGP 2021 – Losail, il calendario e gli orari TV su Sky, DAZN e TV8
Venerdì 2 aprile 2021
12:50-13:30 Moto3 – Prove libere 1 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
13:45-14:25 Moto2 – Prove libere 1 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
14:40-15:25 MotoGP – Prove libere 1 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
17:10-17:50 Moto3 – Prove libere 2 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
18:05-18:45 Moto2 – Prove libere 2 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
19:00-19:45 MotoGP – Prove libere 2 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
Sabato 3 aprile 2021
12:25-13:05 Moto3 – Prove libere 3 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
13:20-14:00 Moto2 – Prove libere 3 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
14:15-15:00 MotoGP – Prove libere 3 (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
16:30-17:10 Moto3 – Qualifiche (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)
17:25-18:05 Moto2 – Qualifiche (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)
18:20-18:50 MotoGP – Prove libere 4 (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)
19:00-19:40 MotoGP – Qualifiche (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)
Domenica 4 aprile 2021
13:40-14:00 Moto3 – Warm-up (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
14:10-14:30 Moto2 – Warm-up (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
14:40-15:00 MotoGP – Warm-up (diretta su Sky Sport MotoGP e DAZN)
16:00 Moto3 – Gara (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)
17:20 Moto2 – Gara (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)
19:00 MotoGP – Gara (diretta su Sky Sport MotoGP, DAZN e TV8)

MotoGP – I numeri del GP di Doha
LUNGHEZZA CIRCUITO 5,4 km
GIRI 22

MotoGP – Il pronostico del GP di Doha 2021

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1° Franco Morbidelli (Yamaha)

Franco Morbidelli ha bisogno di riscatto dopo i problemi di domenica scorsa.

Il vicecampione del mondo in carica ha tutte le carte in regola per fare bene su questo tracciato, a patto di avere una Yamaha a posto.

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2° Álex Rins (Suzuki)

Álex Rins è in un ottimo stato di forma e secondo noi ha buone possibilità di riportare la Suzuki sul podio nel GP di DohaLosail.

Domenica scorsa il centauro spagnolo ha ottenuto il quinto piazzamento in “top 6” negli ultimi sei Gran Premi disputati in MotoGP. Davvero niente male.

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3° Pol Espargaró (Honda)

Dopo un Gran Premio del Qatar sotto tono Pol Espargaró ha tanta voglia di tornare ai vertici.

La sua Honda ha deluso a Losail: l’obiettivo per domenica prossima è migliorare nella prima parte della gara.

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Da tenere d’occhio: Joan Mir (Suzuki)

Dalla doppietta Suzuki nel GP d’Europa 2020 Joan Mir non è più salito sul podio.

Il campione del mondo in carica ha mostrato comunque buone cose nel primo appuntamento della MotoGP 2021 e solo un errore all’ultima curva gli ha impedito di ottenere un piazzamento in “top 3”.

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La moto da seguire: Suzuki

Da tre gare la Suzuki non sale più sul podio ma stavolta secondo noi sarà la volta buona.

La Casa giapponese sembra aver imparato dagli errori commessi domenica scorsa in Qatar.

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A quanto ammonta la multa se si guida senza occhiali?

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Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, chi ha l’obbligo di ‘lenti alla guida’ deve portare sempre gli occhiali mentre si trova al volante della sua auto, altrimenti rischia una multa. Approfondiamo il discorso in questo articolo, cercando di capire cosa comporta questo obbligo particolare e quali sanzioni sono previste dalla legge per chi non rispetta questa regola.

Obbligo di lenti alla guida

Chi abitualmente porta gli occhiali perché presenta dei difetti alla vista, è chiaramente obbligato a portarli anche durante la guida di un veicolo, rispettando quanto viene indicato dal Codice della Strada. Chi non indossa lenti o occhiali mentre è al volante rischia una sanzione importante, di seguito vedremo il valore della multa.

Gli occhiali possono chiaramente essere sostituiti anche dall’utilizzo di idonee lenti a contatto che correggono lo stesso difetto alla vista. È ovvio che chi dovesse sottoporsi all’operazione laser per correggere o migliorare la vista, non avrà più l’obbligo di guidare con le lenti o gli occhiali. Attenzione: è bene sapere che l’obbligo viene indicato esplicitamente sulla patente di guida, c’è infatti un codice identificativo (01), che si differenzia a seconda del tipo di problematica visiva. Le Forze dell’Ordine possono dunque verificare la presenza di questo obbligo direttamente sul documento, durante un normalissimo controllo.

Obbligo di occhiali alla guida: regole e sanzioni

L’uso degli occhiali alla guida è disciplinato, insieme a quello degli apparecchi acustici, all’articolo 173 del Codice della Strada, comma 1: “Il titolare di patente di guida al quale, in sede di rilascio o rinnovo della patente stessa, sia stato prescritto di integrare le proprie deficienze organiche e minorazioni anatomiche o funzionali per mezzo di lenti o di determinati apparecchi, ha l’obbligo di usarli durante la guida”.

È scontato il motivo: è chiaro che se un soggetto ha problemi di vista, deve assolutamente guidare con le lenti o gli occhiali, per evitare incidenti o simili. Ecco perché quando deve essere rilasciata o rinnovata la patente, l’automobilista viene sottoposto alla visita oculistica, necessaria per stabilire se vi è o meno la necessità di guidare con gli occhiali.

I soggetti con visione binoculare e monoculare sono idonei per il rilascio della patente B, l’importante è che raggiungano almeno 8 decimi nell’occhio ‘che funziona’. Per tutti gli altri utenti si richiede per legge una vista minima di 7 decimi e l’occhio con deficit maggiore non può avere meno di 2 decimi.

Patente di guida e obbligo di lenti

Gli utenti che hanno l’obbligo di indossare gli occhiali (o le lenti) durante la guida vedranno il codice 01 sulla propria patente; a questo però vengono aggiunti anche dei sottocodici che stanno ad indicare differenti tipologie di obbligo, che dipendono dalle esigenze singole del guidatore. Li elenchiamo di seguito:

  • 01 guida con occhiali;
  • 02 guida con lenti a contatto;
  • 03 guida con occhiali protettivi;
  • 04 guida con lente opaca;
  • 05 guida con occlusore oculare;
  • 06 guida con occhiali o lenti a contatto.

È possibile comunque sostituire gli occhiali da vista con le lenti a contatto.

Guida senza occhiali: le sanzioni previste

La sanzione pecuniaria per tutti i soggetti che hanno l’obbligo di guida con occhiali o lenti a contatto, ai sensi del comma 3 dell’articolo 173 del Codice della Strada, prevede una multa che parte da un minimo di 83 euro fino al massimo di 333 euro.

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Che cos’è la delega a condurre e quando è necessaria?

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Affrontiamo un argomento molto importante che spesso risulta davvero difficoltoso da comprendere; la burocrazia in Italia infatti, anche per quanto riguarda il settore auto, non sempre è così semplice e veloce. Vi sono molte pratiche auto da conoscere, documenti importanti da richiedere per casi particolari di guida e molto altro ancora. Quello su cui vogliamo porre l’attenzione oggi è proprio uno di questi casi, ovvero quello della delega a condurre. Di che cosa si tratta e quando è necessario richiedere questo particolare documento. Vediamo insieme tutti i dettagli.

Innanzitutto non è obbligatorio, si tratta infatti di un documento facoltativo che però dà la possibilità anche a noi italiani di circolare e guidare in un territorio estero in modo sicuro, con un’auto di cui non si è proprietari. Qual è l’obiettivo per cui è stato creato questo particolare documento? Lo scopo è quello di specificare che la vettura con cui si ha intenzione di circolare in un altro Paese, che chiaramente non è registrata a proprio nome, non è stata rubata o esportata in maniera illegale (visto che purtroppo entrambe queste situazione avvengono realmente).

Vediamo quindi come deve essere compilata la delega a condurre, dove è possibile trovare un fac-simile, quanto costa e in quali Paesi è meglio averla.

Che cos’è nello specifico la delega a condurre?

Si tratta in particolare di un documento specifico che può essere fatto quando si ha intenzione di viaggiare in un Paese estero con un’auto non di proprietà e quando si prevede che l’intestatario della vettura stessa non si troverà a bordo con il conducente per quel determinato periodo del soggiorno. La delega a condurre quindi dimostra alle autorità estere che il veicolo non è stato rubato o esportato illegalmente, come abbiamo già anticipato. In questo modo è possibile viaggiare in modo sicuro senza alcun rischio.

Delega a condurre: come deve essere compilata?

Questa tipologia di documento è in realtà molto semplice, niente di complesso. Può essere infatti redatto su carta semplice inserendo le seguenti informazioni:

  • i dati del delegante (nome, cognome, data di nascita e indirizzo di residenza);
  • gli stessi dati anche del delegato;
  • tutte le informazioni sul mezzo che si guida, in particolare modello, marca e targa;
  • infine la data e la firma autenticata del delegante.

È necessario compilare la delega anche in inglese, in modo che sia compresa anche all’estero. Il modello di delega dell’Automobile Club d’Italia viene redatto in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo.

Come funziona la delega a condurre e quanto costa?

L’autenticazione della firma del delegante è assolutamente necessaria affinché la delega a condurre sia valida. Attenzione: per l’autentica bisogna affidarsi a un notaio, diffidate da chi afferma che basta recarsi in Comune o presso uno Sportello Telematico dell’Automobilista.

I costi a cui si va incontro nel momento in cui si decide di predisporre una delega a condurre sono:

  • in media 50 euro per l’autentica presso lo studio notarile, ovviamente il prezzo dipende dal professionista;
  • 0,52 euro di imposta di bollo, tassa da pagare direttamente al notaio.

Come abbiamo detto, la delega a condurre non è un documento obbligatorio, ma si consiglia di farla e portarla sempre con sé in qualsiasi Paese estero, sia in Europa che fuori, per evitare qualsiasi tipo di problema e disguido con le autorità.

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A che cosa servono le linee di mezzeria e cosa bisogna sapere

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La linea di mezzeria è importante da saper riconoscere per tutti coloro che guidano un veicolo su strada, è infatti una delle nozioni fondamentali che si imparano durante le lezioni di scuola guida per prendere la patente. La definizione di linea di mezzeria in realtà è semplicissima, in pratica è quella striscia longitudinale che troviamo in mezzo alla carreggiata, che la divide in più corsie. La linea di mezzeria può essere:

  • continua;
  • discontinua;
  • tratteggiata;
  • a volte è assente.

A seconda della tipologia di linea di mezzeria presente sulla strada che stiamo percorrendo, dovremo comportarci di conseguenza mentre ci troviamo alla guida del nostro veicolo. Vediamo insieme quindi tutto quello che bisogna sapere su questa particolare striscia longitudinale che troviamo in mezzo alla carreggiata.

Linea di mezzeria: la differenza tra continua, discontinua, doppia e affiancata

Come abbiamo detto in precedenza quindi la linea di mezzeria è proprio quella striscia longitudinale che vediamo dividere la carreggiata in differenti corsie sulle quali possono circolare auto e altri mezzi. Si tratta in genere di strisce di colore bianco, a meno che non ci siano dei lavori in corso. In questo caso le linee diventano di colore giallo, e stanno ad indicare che si tratta di linee di mezzeria provvisorie, che esisteranno solo per tutta la durata del cantiere.

Il Codice della Strada, all’articolo n. 40, definisce la striscia longitudinale e indica quanto segue:

  • la striscia discontinua o tratteggiata serve solo per delimitare la corsia. Il conducente di un veicolo può oltrepassarla durante un sorpasso o un semplice cambio di corsia;
  • la striscia continua invece definisce il limite della corsia come invalicabile; significa che su questo particolare tratto di strada non è possibile effettuare sorpassi o cambi di corsia.

Non dimentichiamo inoltre che queste due tipologie di linee di mezzeria possono anche trovarsi affiancate, e quindi:

  • la doppia striscia bianca continua divide i sensi di marcia nelle strade a doppio senso di circolazione e non consente svolte a sinistra e inversioni;
  • la striscia continua affiancata alla striscia tratteggiata indica che la strada deve essere usata in due modi differenti a seconda del senso di marcia, in base a quale striscia è di vostra pertinenza. Se si guida sul lato in cui la striscia più vicina è continua, allora non si può (per legge) attraversare la linea di mezzeria; se invece si guida dove la striscia più vicina è tratteggiata, allora è possibile oltrepassarla.

Sinistro stradale e linea di mezzeria

In caso di incidente stradale, la posizione dei mezzi coinvolti rispetto alla linea di mezzeria può indicare la responsabilità degli stessi per eventuale invasione della carreggiata. È vero anche che può succedere che l’urto sia talmente forte da non rendere possibile stabilire quale mezzo ha effettivamente invaso la carreggiata opposta; in questo caso potrebbe scattare la responsabilità al 50% per entrambi i conducenti dei veicoli.

Attenzione: non trascurate il tratteggio della linea di mezzeria soprattutto se volete effettuare un sorpasso, se la linea è continua non si può fare, la manovra infatti potrebbe mettere a serio rischio la sicurezza stradale.

Linea di mezzeria continua: sanzioni in caso di superamento

Le sanzioni per chi viola la segnaletica stradale sono indicate nell’art. 146 del Codice della Strada, dove ci sono anche quelle previste per chi supera linee di mezzeria continue. Chi circola a cavallo delle strisce longitudinali o attraversa una striscia continua singola o doppia rischia una multa che va da un minimo di 41 euro a un massimo di 168 euro, oltre alla decurtazione di due punti dalla patente.

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Dacia Spring: la prima elettrica low-cost

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La Dacia Spring non è solo l’auto elettrica più economica in commercio (prezzi a partire da 19.900 euro) ma è anche l’unica vettura della Casa rumena acquistabile con gli incentivi: da 9.460 euro in caso di rottamazione.

Nel nostro primo contatto abbiamo avuto modo di guidare la citycar low-cost esteuropea nell’allestimento Business rivolto al car sharing. Scopriamo insieme i suoi pregidifetti.

Dacia Spring: autonomia, batteria e ricarica

Uno dei principali punti di forza della Dacia Spring è l’autonomia: grazie alla batteria da 27,4 kWh – coperta da una garanzia di 8 anni o 120.000 km – è possibile avere una percorrenza dichiarata di 230 km nel ciclo misto e di 305 km in quello urbano. Durante il nostro primo contatto la citycar elettrica low-cost rumena si è rivelata piuttosto efficiente ma non abbastanza per raggiungere quota 200 guidando in modo normale. Colpa delle prestazioni deludenti (argomento che affronteremo in modo approfondito più avanti) che obbligano spesso ad affondare completamente il piede sul pedale dell’acceleratore per avere una risposta adeguata da parte del motore. Volendo è possibile “castrare” ulteriormente il propulsore – incrementando così l’autonomia del 9% – adottando la modalità ECO ma consigliamo di effettuare questa mossa solo in città: la potenza passa da 44 a 31 CV e la velocità massima cala da 125 a 100 km/h.

La ricarica può essere effettuata con presa domestica da 220V, su presa Green’Up con cavo Flexicharger (modo 2, optional a 300 euro), su Wallbox da 7,4 kW con cavo modo 3 di serie o su colonnina in corrente continua da 30 kW: quest’ultima modalità (che permette di portare la batteria all’80% in meno di un’ora e al 100% in meno di un’ora e mezza) è però optional – 600 euro – solo sul più costoso allestimento Comfort Plus. Per quanto riguarda i tempi di “ricarica non rapida” ci vogliono meno di 5 ore con la Wallbox da 7,4 kW, meno di 8 ore e mezza con la Wallbox da 3,7 kW e meno di 14 ore attraverso una presa domestica da 2,3 kW.

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Dacia Spring: motore e prestazioni

Tutte le auto elettriche attualmente in commercio nel nostro Paese possono essere considerate vetture – chi più, chi meno – scattanti. Tutte tranne la Dacia Spring. I 44 cavalli offerti dal motore sono davvero pochi  – soprattutto se si considera che, escludendo la citycar rumena, le proposte meno potenti in listino (la Renault Twingo Electric e tutte le Smart) ne possono vantare 82 – e si sentono solo nelle primissime fasi dell’accelerazione. Superati i 50 km/h l’erogazione sembra quella di un propulsore aspirato a benzina poco “cavallato” e lo dimostrano i quasi 20 secondi (19,1 per la precisione) necessari per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.

La Spring andrebbe usata solo in città: può raggiungere una velocità massima di 125 km/h ma già oltre quota 100 si avvertono alcune vibrazioni e oltretutto il telaio non è tra i più efficaci tra le curve. Più convincenti le sospensioni – brave a filtrare le sconnessioni dell’asfalto – e lo sterzo, leggero e dall’impostazione turistica ma adeguato alla tipologia di vettura.

 

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Dacia Spring: spazio e finiture

La scelta di svelare la Dacia Spring dopo la nuova Sandero non è stata delle più azzeccate: qualche mese fa la Casa rumena aveva infatti dato ufficialmente l’addio alla filosofia “low-costcon la riuscitissima terza generazione della sua piccola mentre ora sembra aver fatto due passi indietro rispetto al passato lanciando una citycar elettrica puntando solo sul prezzo basso.

Le finiture deludono: plastiche basic, assemblaggi imprecisi e una qualità percepita più vicina alla prima Sandero del 2007 che alla seconda serie del 2012. Si risparmiano oltre 3.000 euro rispetto a una Twingo Electric ma è impossibile non notare alcuni dettagli sotto tono come ad esempio il volante non regolabile posizionato troppo in basso, gli alzacristalli elettrici anteriori comandabili dalla consolle centrale e il singolo tergicristallo anteriore.

La Dacia Spring si riscatta però con lo spazio, decisamente migliore di quello della Twingo a batterie: quattro posti comodi con tanti centimetri a disposizione nella zona della testa, una posizione di seduta rialzata che consente di dominare il traffico e un bagagliaio ampio (270 litri che diventano 620 quando si abbatte il divano posteriore, purtroppo non sdoppiato).

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Dacia Spring: il design

Lo stile della Dacia Spring – un po’ datato (deriva dalla Renault Kwid, segmento A destinata ai mercati in via di sviluppo svelata sei anni fa) – è contraddistinto da un frontale importante e da una coda con il lunotto posteriore bombato.

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Dacia Spring: i prezzi e la dotazione

La Dacia Spring “base” – la Comfort – è l’auto elettrica più economica in commercio, costa 19.900 euro e ha una dotazione di serie che comprende:

  • AEBS, ESP, ABS, EBD, BAS, E-CALL
  • Limitatore di velocità
  • Cerchio da 14″ Flexwheel
  • Barre portatutto nere con inserti in grigio satinato
  • Luci diurne a LED
  • Luci posteriori con firma Dacia Y-Shape
  • Clima manuale
  • Specchietti retrovisori elettrici
  • Radio DAB Bluetooth & USB
  • Servizi connessi dall’applicazione MY Dacia: stato di carica, precondizionamento, geolocalizzazione, avvio e arresto della ricarica da App
  • Chiusura centralizzata
  • Chiusura delle porte automatica durante la guida
  • Airbag conducente e passeggero
  • Airbag laterali e a tendina
  • Tergicristalli e luci automatiche
  • Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori
  • Kit riparazione pneumatici
  • Sbrinatore del lunotto posteriore
  • Maniglie portiere in tinta carrozzeria
  • Calandra cromata
  • Batteria 27,4 kWh
  • Caricabatterie AC/DC
  • Cavo di ricarica Modo 3/Tipo 2
  • Eco Mode
  • Sistema di fissaggio Isofix del seggiolino per bambini per sedili posteriori
  • Servosterzo elettrico
  • Computer di bordo con schermo TFT 3,5″, distanza percorsa, autonomia, informazioni sulla batteria

Il nostro consiglio è quello di spendere 1.500 euro in più per il più ricco allestimento Comfort Plus, costa 21.400 euro e aggiunge:

  • Stripping portiere laterali arancioni
  • Specchietti laterali arancioni
  • Barre portatutto nere con inserti arancioni
  • Prese d’aria con inserti arancioni
  • Inserti interni arancioni (contorno aeratori, console centrale Display, impunture sedili)
  • Sistema di Navigazione con display touchscreen ULC 7″ con Bluetooth e smartphone replication & USB
  • Sensori di parcheggio con retrocamera
  • Ruota di scorta
  • Vernice metallizzata

Nel nostro primo contatto abbiamo guidato la Dacia Spring Business, versione destinata al car sharing: vernice bianca o grigia chiara con inserti blu sulle barre da tetto, sensori di parcheggio posteriori con retrocamera, maniglie e retrovisori in plastica granulata nera, cerchi “Flexwheel” da 14″, sedili neri in TEP (similpelle resistente e poco sporchevole) con impunture blu, tappetini anteriori e posteriori, battitacco anteriori, soglia del bagagliaio e navigatore con smartphone replication.

Nel 2022 vedremo anche la variante commerciale Cargo omologata N1 senza sedili posteriori: volume di carico di 1.100 litri e una portata di 350 kg.

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Dacia Spring: le novità in cinque punti

  • L’auto elettrica meno cara in commercio
  • La citycar elettrica con il bagagliaio più grande
  • Oltre 200 km di autonomia nel ciclo misto
  • L’unica Dacia acquistabile con gli incentivi
  • La prima Dacia elettrica

Scheda tecnica
Lunghezza 3,73 metri
Larghezza 1,58 metri
Altezza 1,52 metri
Acc. 0-100 km/h 19,1 s
Capacità batteria 27,4 kWh
Caratteristiche motore motore elettrico da 44 CV
Autonomia 230 km

Dove l’abbiamo guidata

Nel nostro primo contatto abbiamo guidato la Dacia Spring in giro per Milano alternando tratti urbani e tangenziale. Durante il test è stato impossibile non paragonare la citycar elettrica low-cost rumena alla più raffinata Renault Twingo Electric provata alla fine dello scorso anno: i 38 cavalli di differenza si sentono (specialmente fuori città), così come l’assenza della frenata rigenerativa. La proposta della Régie è meno spaziosa e ha un’autonomia inferiore (190 km dichiarati anziché 230) ma il sovrapprezzo di 3.050 euro è a nostro avviso ampiamente giustificato se si considerano tutte le altre voci della pagella.

La Spring si guida come un’auto normale: in ripresa va “tirata” per avere un po’ di spunto e per rallentare in modo significativo bisogna necessariamente intervenire sul freno senza poter semplicemente rilasciare il pedale dell’acceleratore come sulle altre concorrenti a emissioni zero.

NON TUTTI SANNO CHE – Il circuito di Monza è l’autodromo permanente più antico d’Europa tra quelli ancora in uso.

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Dove vorremmo guidarla

Avremmo voluto mettere alla prova la Dacia Spring protagonista del nostro primo contatto su un percorso in salita per valutare il comportamento del debole motore elettrico in condizioni di “sforzo”. Vorremmo inoltre un propulsore più potente e finiture più curate: due elementi che renderebbero davvero interessante l’ecologica “baby” rumena.

Le concorrenti

Fiat Nuova 500 Action La versione base del “cinquino” elettrico ha un’autonomia inferiore rispetto alle varianti più costose: meno di 200 km.
Renault Twingo Electric Zen Agile in città ma più sfiziosa che spaziosa. 190 km di autonomia.
Smart EQ fortwo Pure La regina dei parcheggi è diventata solo elettrica: 2,74 metri di lunghezza, due posti secchi e un’autonomia scarsissima.
Smart EQ forfour Pure Più lunga della EQ fortwo e in grado di accogliere quattro passeggeri ma altrettanto deludente alla voce “autonomia”.

L’articolo Dacia Spring: la prima elettrica low-cost proviene da Icon Wheels.

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Freno a mano, come funziona e come si usa correttamente?

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Il nome ufficiale del freno a mano, anche se non tutti lo sanno, è freno di stazionamento. Quando viene chiamato così, molti spesso non capiscono a cosa ci si riferisce, ma è il nome ufficiale di questo elemento fondamentale del nostro veicolo. È una componente assolutamente necessaria in auto, con cui si inizia a prendere confidenza fin dalle prime lezioni di guida. Il freno a mano ha molteplici usi, vediamoli insieme.

I molteplici utilizzi del freno di stazionamento

Il freno a mano consente di mantenere l’auto ancorata sul terreno, ne impedisce infatti il suo spostamento causato sia dalla forza di gravità che dall’intervento di altre persone. L’aspetto per cui è maggiormente conosciuto è la capacità di mantenere l’auto ferma in sosta anche su terreni in salita o in discesa, aiutando anche il conducente nelle ripartenze col veicolo in salita.

Si tratta di un elemento fondamentale in auto, che viene usato più di quanto ci si aspetti e, trattandosi di una componente così rilevante, deve essere soggetto a una regolare manutenzione, che in genere dovrebbe essere fatta ogni 30.000 chilometri. A cosa serve la manutenzione del freno a mano? Per verificare lo stato dei tiranti azionati dalla leva e monitorare quali sono le condizioni dell’impianto frenante e dell’elettronica.

A proposito di elettronica, si tratta di un aspetto importantissimo, che consente di essere sempre informati sull’azionamento del freno di stazionamento stesso. Proviamo a immaginare infatti cosa succederebbe se il freno a mano fosse attivo ma la spia del cruscotto o il segnale acustico non lo rilevasse. Questo guasto potrebbe essere pericoloso, perché metterebbe a rischio la circolazione stessa della macchina.

Possiamo capire se il freno a mano non sta funzionando correttamente? Sì, ad esempio se diventa necessario tirare troppo in su la leva o nel caso in cui se non si sentono i “clic” tipici dell’azionamento o ancora quando si ha la sensazione che l’auto non resti ben ancorata al terreno. In questi casi è assolutamente necessario recarsi dal meccanico per controllare lo stato del freno di stazionamento.

Oltre all’intervento del meccanico, per evitare problemi con il freno a mano, si consiglia di seguire delle buone prassi, che aiutano a preservarne il più a lungo possibile il corretto funzionamento.

I consigli per un buon uso del freno a mano

Come preservare il freno a mano dell’auto:

  • per disinserirlo, sollevare leggermente la leva, schiacciare il pulsante e abbassare la leva fino in fondo. Rilasciare il pulsante solo alla fine. Sembra banale, ma l’operazione deve essere svolta seguendo questo ordine dei movimenti, altrimenti si potrebbe assistere a un blocco del freno;
  • attenzione a non rilasciare il pulsante a metà strada, per evitare delle ripercussioni: l’auto infatti potrebbe far fatica a ripartire;
  • l’attivazione del freno a mano deve avvenire tirando la leva verso l’alto ma senza premere il pulsante (è necessario sentire i “clic” tipici).

Cosa dice il Codice della Strada?

Per legge, è sempre obbligatorio inserire il freno a mano in sosta, anche su terreni in piano. Su percorsi inclinati poi è necessario anche inserire la marcia opposta al verso della discesa e sterzare le ruote in direzione opposta al centro della strada.

Come partire in salita? Si può utilizzare il freno a mano e come supporto. Attenzione: è bene evitare cattive abitudini, come l’uso dell’acceleratore al posto della frizione.

Che cos’è l’Hill Holder?

Ci sono delle auto con cambio manuale dotate di Hill Holder, si tratta di un sistema elettronico che facilita le ripartenze in salita. È dotato di sensori che, quando l’auto è ferma, rilevano una pendenza e ne impediscono la retromarcia bloccando i freni, che vengono automaticamente rilasciati quando la macchina riparte. Non si tratta del freno a mano, anche se la funzione nelle partenze in salita è simile.

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Auto elettriche, uno sguardo al futuro: quanto durano le nuove batterie?

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A partire dal 2018 l’autonomia di tutti i mezzi elettrici deve essere indicata secondo il metodo WLTP, che significa Worldwide Harmonised Light-Duty Vehicles Test Procedure. Si tratta nello specifico di una procedura di prova standardizzata a livello mondiale, che vincola tutte le Case auto e che permette di fare un confronto tra diverse vetture elettriche. Nel momento in cui però si leggono i dati è necessario prestare attenzione al valore combinato (ciclo urbano, extraurbano e autostradale).

L’autonomia WLTP è un valore medio che si ottiene da differenti cicli parziali (ciclo urbano, extraurbano e autostradale) e senza considerare climatizzatore, riscaldamento e altre ‘utenze’ che vanno a ‘falsare’ l’autonomia nell’uso quotidiano rispetto a quella standardizzata.

Per questo le Case auto in genere comunicano l’autonomia realistica per il cliente come un intervallo di valori, che presumibilmente può essere raggiunto dalla vettura nell’uso quotidiano, senza dover effettuare una ricarica. In realtà, nel traffico urbano, visti i motori elettrici efficienti di oggi l’elevata percentuale di recupero consentita dalla marcia con ripetuti arresti e ripartenze, sono possibili autonomie realistiche che a volte possono addirittura superare l’autonomia WLTP massima.

I fattori che influenzano l’autonomia residua

Stile di guida, riscaldamento e climatizzatore sono alcuni fattori che possono influenzare l’autonomia dell’auto elettrica. Il consiglio è regolare per esempio la temperatura dell’abitacolo già durante la ricarica, preriscaldandolo in inverno o preraffreddandolo in estate, così l’energia necessaria per il riscaldamento o il climatizzatore in questo modo viene prelevata dalla rete elettrica e non dalla batteria di trazione.

L’autonomia per i brevi tragitti

Il pendolare medio, per recarsi al lavoro, percorre circa 50 km al giorno, lo stesso per accompagnare i bambini a scuola e andare in ufficio e fare magari alcune commissioni al pomeriggio. Con una batteria da 45 kWh e un’autonomia realistica di 230-330 km è più che sufficiente fare una o due ricariche a settimana. Chi usa l’auto per brevi tragitti, può ricaricare la batteria a casa (ad esempio durante la notte) o sul posto di lavoro, se ha a disposizione l’infrastruttura di ricarica.

Chi invece per lavoro percorre circa 200 km al giorno o, per motivi privati, fa spesso viaggi di una certa lunghezza allora, per esempio, con una batteria da 58 kWh e un’autonomia realistica di 300-420 km (scelta ottimale) deve ricaricare l’auto solo ogni 2-3 giorni durante la notte oppure, durante un viaggio molto lungo per andare in vacanza, potrebbe essere necessario collegarla una volta in autostrada.

Se per ragioni professionali o private si effettuano spesso viaggi più lunghi, allora un’auto elettrica con batteria da 77 kWh e un’autonomia realistica tra 390 e 550 chilometri è la soluzione ottimale. Il conducente che utilizza la sua auto elettrica sulle lunghe distanze può quindi utilizzare le colonnine per la ricarica e altri eventuali servizi di mobilità integrativa, in base al modello di vettura che ha.

Se hai intenzione di comprare un’auto elettrica quindi adesso puoi dire che le autonomie sono sicuramente maggiori di quelle che ti aspettavi, non è una scelta che ti deve spaventare. Sia per chi deve compiere brevi tragitti che per chi è abituato a lunghi viaggi, per l’uso quotidiano o per le vacanze, oggi ci sono moltissimi modelli di auto a zero emissioni pensati su misura per le specifiche esigenze del cliente. Oltretutto man mano svanisce anche l’ansia da ricarica, visto che si potrà contare su un’infrastruttura e servizi di mobilità sempre più ampi. L’auto elettrica permette di godere quindi della stessa flessibilità alla quale siamo abituati con le macchine diesel o benzina.

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