Com’è fatto uno pneumatico

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Lo pneumatico è uno degli elementi più importanti dell’auto ma anche uno dei meno conosciuti.

Per far conoscere al grande pubblico il complesso mondo degli pneumatici Continental ha pubblicato una guida con la spiegazione di ogni singolo componente della gomma e del ruolo che svolge. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

Battistrada

Il battistrada – realizzato in gomma naturale o sintetica – è il punto di contatto con il fondo stradale ed è suddiviso in tre aree: lo strato di copertura (quello che viene maggiormente a contatto con l’asfalto, garantisce aderenza, resistenza all’usura e stabilità direzionale), la base (si trova al di sotto dello strato di copertura e riduce la resistenza al rotolamento e i danni alla carcassa, cioè la struttura interna del pneumatico) e la spalla (situata in corrispondenza dei bordi esterni, garantisce una transazione ottimale tra il battistrada e il fianco del pneumatico).

Tela

La tela di copertura in tessuto continuo è uno strato situato direttamente sotto il battistrada che consente di viaggiare a velocità elevate ed è formata da un unico robusto filo di nylon rivestito di gomma che si arrotola a spirale attorno alla circonferenza del pneumatico da un lato all’altro senza sovrapporsi.

Strati di tela in cavo d’acciaio

I lunghi cavi di acciaio conferiscono al pneumatico la rigidità necessaria e garantiscono un miglioramento della tenuta della forma e della stabilità direzionale, una riduzione della resistenza al rotolamento e un aumento della resa chilometrica.

Carcassa

La carcassa è il cuore del pneumatico: contiene aria e funge da ammortizzatore per la gomma.

Strato in tessuto cord

Lo strato di tessuto cord – in rayon o poliestere gommato – controlla la pressione interna del pneumatico e impedisce la deformazione.

Rivestimento interno

Il rivestimento interno è composto da un leggerissimo strato di gomma butilica che sigilla la camera d’aria interna controllando la pressione e funge da camera d’aria nei pneumatici moderni (privi di camera d’aria).

Fianco

Il fianco è la parete esterna del pneumatico ed è collegato al battistrada tramite la spalla. Realizzato in gomma naturale, protegge la carcassa dai danni esterni e dagli agenti atmosferici.

Tallone

Il tallone è la parte perimetrale della carcassa e ha il compito di mantenere il pneumatico in posizione sulla scanalatura della ruota ancorandolo ermeticamente al cerchio.

Rinforzo

Il rinforzo – in nylon o aramide (una fibra sintetica molto robusta e resistente al calore) – è formato da cavi sottili: ha il compito di favorire la stabilità direzionale e di migliorare l’accuratezza della risposta in sterzata.

Punta del tallone

La punta del tallone è un piccolo cuneo stabilizzatore in gomma sintetica che svolge le stesse funzioni del rinforzo garantendo un maggior comfort durante la fase di sterzata.

Cerchietto

Il cerchietto, il nucleo del tallone, è composto da cavi di acciaio gommati e garantisce il perfetto accoppiamento tra lo pneumatico e il cerchio della ruota.

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Rc Auto, cos’è la clausola di ripensamento e come funziona

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L’Rc Auto è il contratto assicurativo obbligatorio per ogni automobilista in Italia, stipulato per il proprio veicolo immatricolato che circola su strada. Sottoscrivendo questo contratto, la compagnia assicurativa copre i danni causati dall’assicurato a seguito dell’utilizzo della propria macchina. In questo modo l’assicurato stesso, verso il pagamento di un premio, si tutela a livello economico da eventuali rischi a cui può andare incontro mentre si trova alla guida della sua auto. Gli episodi che rientrano nella copertura devono essere riconducibili alla responsabilità dell’assicurato e deve trattarsi di incidenti che provocano lesioni a terzi o danni materiali.

Esiste una somma limite entro la quale l’assicurato è coperto, il massimale, che viene concordata dalle parti, nel momento della stipula del contratto. Se il danno dovesse superare la somma stabilita, l’assicurato dovrà coprire il danno da solo. Il diritto di ripensamento è una possibilità che viene concessa all’assicurato di recedere dalla polizza, vediamo di cosa si tratta.

Cosa dice la normativa sul diritto di ripensamento

Il D. Lgs. n. 385 del 1993, e in particolare dall’art. 125 ter, e il Decreto 21 del 2014, più recente, in virtù del quale il termine utile per l’esercizio del diritto è stato prolungato, sono i riferimenti normativi che abbiamo in materia di diritto di ripensamento, sia per quanto riguarda la polizza assicurativa auto che per ogni altro ambito finanziario. In particolare sappiamo che può essere esercitato solo entro 14 giorni dalla data di stipula del contratto, oppure entro i 14 giorni dalla data in cui il cliente riceve il set informativo sulla polizza, se non viene consegnato quando si sottoscrive l’accordo.

Questo significa che l’assicurato può decidere di recedere dal contratto anche entro un anno dalla sottoscrizione dello stesso, se manca l’informativa adeguata, soprattutto se al cliente non vengono consegnate tutte le informazioni che dovrebbe sapere riguardo la possibilità di usufruire del diritto di recesso.

Rc Auto, la clausola di ripensamento per le polizze brevi

Se si stipula una polizza breve, che dura meno di sei mesi, allora non può essere fatta valere la clausola di ripensamento, non è prevista nemmeno per i prodotti assicurativi acquistati direttamente in agenzia, ma solo per le polizze che vengono sottoscritte a distanza, mediante accordo telefonico o in internet.

A cosa serve la clausola di ripensamento?

La clausola di ripensamento potrebbe servire in differenti occasioni all’assicurato che vuole far valere le sue ragioni, ad esempio:

  • se si accorge che sono stati inseriti dei dati non corretti, dopo aver firmato;
  • se non sono state previste delle coperture accordate;
  • se sono state previste invece delle coperture particolari a cui non si era interessati;
  • se si trova una proposta più conveniente sul mercato dal punto di vista economico, in questo caso devono essere rispettati i tempi stabiliti.

Esercizio del diritto di ripensamento, obblighi dell’assicurato e motivazioni

Se un cliente assicurato decide di esercitare il proprio diritto di ripensamento nel suo contratto di Rc Auto, non è obbligato a fornire alcuna spiegazione e giustificazione specifica in merito. L’importante è che lo stesso si attenga alle indicazioni che sono contenute nel contratto, messe per iscritto. Solitamente la compagnia assicurativa chiede che la domanda di recesso venga inoltrata con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e insieme al contrassegno, al certificato e all’originale su carta verde. Per i contratti stipulati presso agenzie di assicurazione online, spesso in internet si trovano dei moduli specifici da compilare.

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Auto elettriche economiche: 10 proposte nuove sotto i 35.000 euro

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Le auto elettriche hanno fatto registrare un considerevole aumento delle vendite in Italia (quota di mercato dell’1,7% nei primi quattro mesi del 2020 contro lo 0,5% del 2019). Un successo dovuto principalmente a due fattori: l’emergenza coronavirus che ha premiato le Case più abituate alle vendite on-line come Tesla e l’aumento di modelli a emissioni zero “accessibili”.

In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte elettriche che costano meno di 35.000 euro.

L’elenco delle dieci auto elettriche più economiche del listino comprende soprattutto vetture tedesche e modelli appartenenti al segmento delle citycar, anche se non mancano mezzi di altre categorie provenienti da altre nazioni.

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Opel Corsa-e e-Edition – 30.800 euro

La Opel Corsa-e e-Edition – variante elettrica della piccola tedesca – è, secondo noi, la migliore proposta per chi cerca una vettura economica a emissioni zero.

L’ecologica “segmento B” teutonica condivide il pianale e il motore con la Peugeot e-208.

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Peugeot e-208 Active – 33.600 euro

La Peugeot e-208 Active – variante elettrica della 208 – è la vettura più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.

La piccola ecologica francese condivide la piattaforma e il motore con la Opel Corsa-e.

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Renault Zoe R110 Flex Life – 25.900 euro

La Renault Zoe R110 Flex Life è una piccola elettrica francese adatta a chi percorre molti chilometri: grazie alla batteria capiente (52 kWh) si possono infatti percorrere quasi 400 km con un “pieno” di energia.

Attenzione al prezzo: sulle versioni Flex la batteria è a noleggio (costo del canone mensile variabile a seconda del chilometraggio, sostituzione gratuita in caso di bassa performance e assistenza stradale 24/7). Per le varianti con batteria di proprietà (coperta da una garanzia di 8 anni o 160.000 km) le cifre partono da 34.100 euro.

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Seat Mii electric – 23.250 euro

La Seat Mii electric è una citycar elettrica spagnola gemella della Volkswagen e-up! e della Skoda Citigoe iV.

La dotazione di serie è poco personalizzabile.

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Skoda Citigoe iV Ambition – 22.300 euro

La Skoda Citigoe iV Ambition è l’auto elettrica meno cara in commercio in Italia.

La citycar ceca a batteria – come le gemelle Volkswagen e-up! e Seat Mii electric – presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture delle zone più nascoste.

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Smart EQ fortwo Pure – 25.027 euro

La Smart EQ fortwo Pure è una citycar elettrica tedesca.

Una cittadina a emissioni zero piacevole da guidare: merito della formula “tutto dietro” (motore e trazione posteriore) e del peso contenuto.

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Smart EQ fortwo cabrio Pure – 28.394 euro

La Smart EQ fortwo cabrio Pure è una citycar elettrica tedesca rivolta a chi ama distinguersi.

Una “scoperta” in miniatura caratterizzata da una sfiziosa capote in tela.

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Smart EQ forfour Pure – 25.649 euro

La Smart EQ forfour Pure è una citycar elettrica tedesca non particolarmente vivace: 12,7 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.

L’autonomia delude, così come il bagagliaio (185 litri).

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Volkswagen e-up! – 23.350 euro

La Volkswagen e-up! è la variante elettrica della up!.

La citycar teutonica a batteria condivide tutto (motore, pianale, esterni e interni) con le gemelle Skoda Citigoe iV e Seat Mii electric.

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Volkswagen e-Golf – 32.950 euro

La Volkswagen e-Golf è la variante elettrica della vecchia Golf. L’unica proposta presente in questa guida all’acquisto non utilizzabile dai neopatentati è molto più ingombrante delle altre vetture analizzate in questo elenco (4,28 metri di lunghezza) ed è anche meno agile nelle curve per via del peso elevato.

La compatta di Wolfsburg a emissioni zero – costruita con grande cura e con una dotazione di serie ricca – si riscatta alla voce “versatilità”: i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione delle spalle e delle gambe e il bagagliaio è ampio. Senza dimenticare il motore ricco di coppia (290 Nm).

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Revisione dell’impianto frenante: come si svolge

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La revisione auto in Italia è obbligatoria per ogni veicolo, anche quando pare che tutto sia in ottime condizioni, è necessario farla per Legge. La mancanza di revisione infatti comporta una multa molto cara, che va da circa 170 euro a circa 8.000 euro, a seconda dei casi. La revisione auto è un controllo periodico necessario per verificare che l’auto sia in sicurezza, quanto rispetta l’ambiente e quanto consuma.

Durante la revisione le auto vengono sottoposte a differenti test che servono a verificare determinati parametri delle vetture e le condizioni generali in termini di emissioni e di sicurezza per sè stessi e gli altri utenti della strada. Si tratta di controlli che servono per accertare che il veicolo mantenga le condizioni di omologazione negli anni, come appena uscito dal concessionario. Tra i vari controlli che vengono effettuati dal meccanico nel centro autorizzato, anche l’impianto frenante viene testato, per verificarne il funzionamento e quindi ovviamente la sicurezza.

Revisione auto: i controlli all’impianto frenante

Come tutti i componenti che vengono sottoposti a sollecitazione, anche i freni di ogni veicolo sono chiaramente soggetti a usura e con il tempo la loro efficienza diminuisce man mano. È fondamentale che tutti i freni invece funzionino sempre alla perfezione, per la sicurezza di conducente, passeggeri e altri utenti della strada. L’automobilista deve prestare particolare attenzione allo stato dell’impianto frenante della sua auto, in ogni momento, non solo in occasione della revisione, anche durante l’utilizzo.

Ma come avvengono i controlli durante la revisione? Il freno di stazionamento, quello che comunemente chiamiamo freno a mano, e il freno di servizio sono i primi ad essere testati e collaudati dal personale qualificato che si occupa delle verifiche periodiche. Durante la revisione, l’auto viene posta su una piastra di frenatura o un particolare rullo in grado di rilevare eventuali problemi a qualsiasi parte dell’impianto frenante.

Si procede quindi con la misurazione dell’azione frenante, che deve sempre essere omogenea e equilibrata, del grado di frenata delle quattro ruote e dello squilibrio dinamico, che potrebbe essere molto pericoloso e portare a degli sbandamenti dell’auto durante la frenata su strada. In seguito si verifica che il freno a mano si inserisca correttamente e sia pienamente efficiente.

I segnali di possibile malfunzionamento dell’impianto frenante

Oltre alla revisione periodica, in cui il meccanico ovviamente va a verificare il perfetto funzionamento dei freni, ogni automobilista deve prestare attenzione all’efficienza dell’impianto frenante della sua auto. Ci sono ad esempio dei segnali che non vanno sottovalutati, tra questi:

  • rumori in fase di frenata, che potrebbero dipendere da differenti fattori. L’attrito tra le pastiglie e i dischi, se molto usurati o se invece uno dei due componenti è stato appena sostituito, è uno dei maggiori segnali;
  • allungamento dello spazio di frenata, questo ovviamente è un segnale molto chiaro di malfunzionamento dei freni. Potrebbero essere usurate le ganasce, danneggiate le pastiglie dei freni o ancora potrebbe essere esaurito il liquido;
  • il freno a mano che si blocca o che non resta inserito, assolutamente da far controllare. La causa solitamente è l’usura del meccanismo perché datato.

Ricordate comunque sempre che qualsiasi veicolo è dotato di differenti spie luminose che segnalano i problemi che eventualmente insorgono. Nel caso in cui quindi una di queste lucine si accende, non sottovalutatela mai e rivolgetevi al vostro meccanico di fiducia.

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Manutenzione pneumatici: cinque consigli utili

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La corretta manutenzione degli pneumatici è fondamentale per ripartire in sicurezza dopo il forzato periodo di lockdown dovuto all’emergenza coronavirus.

Pirelli ha pubblicato cinque consigli utili su come prendersi cura delle gomme della propria auto: scopriamoli insieme.

  • Effettuare un controllo visivo degli pneumatici per verificare lo stato di gonfiamento, che i tappi delle valvole siano chiusi e che non ci siano deformazioni dovute al fermo prolungato e alle condizioni climatiche come danni tagli o abrasioni
  • Verificare la pressione degli pneumatici, anche quello di scorta, preferibilmente presso un gommista che utilizza strumenti professionali
  • Controllare l’usura del battistrada, che dev’essere entro il limite legale di 1,6 mm
  • Dopo un fermo prolungato prestare attenzione a eventuali vibrazioni che potrebbero essere trasmesse dalle ruote attraverso il volante. Se le vibrazioni non cessano dopo i primi chilometri è necessaria un’ispezione in quanto potrebbe essersi verificato un appiattimento semi-permanente della gomma, se le vibrazioni cessano l’appiattimento è stato temporaneo ed è scomparso quando la copertura ha raggiunto la temperatura di esercizio riacquisendo la normale conformazione
  • Montare gli pneumatici estivi il prima possibile: quest’anno – a causa dell’emergenza Covid-19 – è possibile rimanere con le gomme invernali montate fino al 15 giugno 2020

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Montare pneumatici diversi sulla propria auto: cosa sapere

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Una delle cose fondamentali da non sottovalutare nel momento in cui si procede con il cambio gomme è non montare pneumatici diversi sui due assi. Tutti gli automobilisti dovrebbero sapere che è sconsigliato usare gomme che abbiano il disegno del battistrada, le dimensioni e le caratteristiche differenti, anche se effettivamente non vige un vero e proprio obbligo.

Altra cosa da evitare assolutamente è montare due pneumatici estivi o quattro stagioni e due invernali, gomme run-flat insieme ad altre che non lo sono e in generale pneumatici appartenenti a brand differenti. Non ci sono delle Leggi che danno limitazioni o divieti in questo senso, però è necessario che le gomme montate sullo stesso asse siano identiche o che abbiano:

  • la stessa misura;
  • la stessa categoria di utilizzo, quindi ad esempio da neve;
  • la stessa marca;
  • lo stesso codice di velocità;
  • la stessa struttura;
  • lo stesso indice di carico.

Tutti i 4 pneumatici inoltre devono avere la stessa struttura.

Perché gli automobilisti a volte montano gomme diverse? Spesso succede quando è necessario cambiare solo una gomma danneggiata e quindi, per risparmiare, non si compra l’intero treno di gomme nuove. La cosa da evitare però assolutamente è cambiare uno pneumatico solo, vanno sempre cambiati i due sull’asse, perché anche acquistandolo identico, chiaramente quello usato non potrà mai essere perfettamente uguale a quello nuovo, il livello di usura cambia e si crea uno squilibrio nel veicolo e una difficoltà nel controllarlo.

Altra cosa da sapere: quando cambiate due gomme, acquistatene altre due uguali a quelle non sostituite, in modo da avere pneumatici di misura identica, con disegno del battistrada e misura identici. Una raccomandazione è montare le gomme nuove sull’asse posteriore dell’auto, in modo da evitare perdita di stabilità su fondo scivoloso o possibile sovrasterzo, visto che le gomme nuove hanno chiaramente le scanalature del battistrada più profonde.

Se l’auto che possedete è 4×4, allora non potete cambiare solo due pneumatici, ma vi conviene sostituire il treno intero, per avere gomme della stessa gamma, della stessa misura, con gli stessi indici di velocità e di carico.

Pneumatici invernali, mai montarli insieme a gomme estive

Perché si sconsiglia vivamente di montare due gomme invernali insieme a due estive? Perché il comportamento su strada del veicolo ne risentirebbe parecchio. Le mescole degli pneumatici infatti sono molto differenti, quando la temperatura scende parecchio le gomme invernali assicurano ottime performance, quelle estive invece si induriscono. Questo porta ad un’aderenza differente tra le due tipologie di gomme e quindi una tendenza al sovrasterzo o al sottosterzo, in base all’asse su cui sono montati.

Altra conseguenza è determinata dall’usura non uniforme del battistrada. Chiaramente questo potrebbe dipendere anche da altri fattori, quindi è sempre bene far controllare l’auto per capire quali altri eventuali problemi possono esserci. In ogni caso ricordatevi sempre di tenere la stessa pressione di gonfiaggio delle gomme.

Perché è necessario montare pneumatici uguali sull’auto

Tenere sempre gomme di caratteristiche e marche uguali sull’auto è fondamentale perché assicura maggiore controllo e stabilità del veicolo, oltre al fatto che è più conveniente. In questo modo infatti è possibile ruotarli regolarmente, per garantire un’usura uniforme e allungare la vita alle gomme stesse. Non c’è nemmeno bisogno di dire che pneumatici identici migliorano anche il comfort di guida dell’auto.

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Fari auto d’epoca: come farli tornare splendenti

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Le auto d’epoca sono veicoli da collezione e di grande valore, spesso si tratta di pezzi unici o molto rari, e tutte vantano una grande storia alle loro spalle. I collezionisti e gli appassionati le considerano dei veri e propri gioielli preziosi, da mantenere intatti, sempre splendidi e lucenti. Il Codice della Strada le distingue dalle auto storiche, anche se spesso si fa confusione tra queste due categorie simili. La distinzione è importante solo ai fini della Legge. Le auto d’epoca sono quelle cancellate dal PRA, quindi non più registrate, che mantengono le caratteristiche tecniche originarie della Casa produttrice. Non devono subire nessuna modifica per essere in questa categoria e non possono circolare sempre liberamente su strada, ma solo in occasione di raduni o manifestazioni.

I collezionisti di auto d’epoca possono avere differenti interessi legati alle loro vetture, quindi tenerle per hobby, per business o altro, si tratta di vetture che spesso valgono moltissimo. La pulizia dell’auto d’epoca deve essere fatta in maniera molto meticolosa e prestando ovviamente la massima attenzione, visto che i materiali usati in passato non sono sicuramente quelli di oggi ed è necessario quindi avere una determinata cura per non rischiare di rovinare l’auto. È importante un corretto lavaggio della carrozzeria, dei cerchioni, della capote, del motore e delle componenti meccaniche, degli interni (in stoffa, pelle o Alcantara) e dei fari. Vediamo come procedere alla pulizia di questi ultimi.

Pulizia fari auto d’epoca, come procedere

La prima cosa da fare è pulire tutto lo sporco superficiale, quindi polvere e insetti che si possono essere accumulati sulla parte esterna dei fari dell’auto d’epoca. Per questo primo passaggio usate un panno morbido e un pulitore per i vetri, eliminate ogni minimo residuo. Per far tornare a splendere i fari dell’auto d’epoca è necessario usare della carta abrasiva, per questo motivo deve essere ben protetta la vernice del cofano e dei parafanghi da eventuali graffi.

Come protezione si può usare un nastro adesivo da carrozziere e quindi andare a sagomare bene i contorni dei fari, è importante fare attenzione alle guarnizioni e ai bordi interni; questa tipologia di nastro non lascia alcun residuo. A questo punto potete iniziare a carteggiare con la carta più abrasiva, la superficie del faro deve essere umida, meglio quindi tenerla costantemente lubrificata con il pulitore per i vetri. È bene fare movimenti longitudinali e evitare assolutamente di procedere con movimenti circolari.

Una volta rimossi i difetti più superficiali, allora si può asciugare e quindi verificare che la superficie sia ben omogenea. Chiaramente sarà ancora opaca, non importa, anzi è normale che sia così. Usate successivamente della carta abrasiva a grana intermedia, bagnando sempre la superficie, e carteggiate con movimenti opposti rispetto a quelli di prima. Potete asciugare e eventualmente procedere per l’ultimo passaggio con carta più fine.

Come lucidare i fari di un’auto d’epoca

Una volta terminata tutta la procedura con la carta abrasiva, potete applicare il lucidante per fari. Per farlo usate un panno in microfibra e stendete il prodotto, questa volta con movimenti circolari, esercitando poca pressione e rimuovendo infine gli eccessi. Ripetete questa operazione fino al momento in cui vedete la superficie dei fari uniforme e ben lucida e trasparente.

L’ultimo passaggio riguarda il sigillante, serve per far durare più possibile il lavoro effettuato. Senza passare questo prodotto infatti i fari tornerebbero ad ingiallirsi in poco tempo. Quindi conviene pulire molto bene i fari con un pulitore per i vetri e spruzzare il sigillante in maniera omogenea, stendendolo poi con movimenti longitudinali. Una volta asciugato, verificate se ripetere eventualmente l’operazione.

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Alpina XB7: foto, dati e prezzo

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Si chiama XB7 la Alpina più potente di sempre: la grande SUV tedesca deriva dalla BMW X7 M50i ma è più sportiva (621 CV anziché 530), più elegante, più costosa e… più bella.

Di seguito troverete le foto, i dati e il prezzo della Alpina XB7, una versatile Sport Utility rivolta a chi vorrebbe una X7 M ma non ama il design delle ultime creazioni BMW.

Alpina XB7: più bella della BMW X7 M50i

Gli uomini della Alpina non sono riusciti solo a rendere la BMW X7 M50i più cattiva ma anche più bella. Il segreto? Adottare paraurti più sobri simili a quelli usati dalle versioni “normali” della grande Sport Utility bavarese.

I cerchi in lega da 21” (montati su pneumatici 285/45 R21) sono di serie: per chi vuole il massimo ci sono i giganteschi cerchi da 23” abbinati a gomme Pirelli 285/35 ZR23 anteriori e 325/30 ZR23 posteriori.

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Alpina XB7: gli interni

L’abitacolo della Alpina XB7 punta tutto sulla raffinatezza: sedili (sei o sette) in pelle Lavalina, tetto in vetro panoramico e un esclusivo controller iDrive in cristallo con logo Alpina inciso al laser.

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Alpina XB7: motore e prestazioni

Il motore della Alpina XB7 è lo stesso 4.4 V8 biturbo benzina (abbinato a un cambio automaticoconvertitore di coppia – a 8 rapporti) della BMW X7 xDrive M50i ma con 621 CV (anziché 530) e una coppia di 800 Nm (contro 750).

Un propulsore che permette alla cattivissima grande SUV teutonica di raggiungere una velocità massima (limitata) di 290 km/h e di accelerare da 0 a 100 chilometri orari in 4,2 secondi.

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Alpina XB7: le sospensioni

Le sospensioni pneumatiche della Alpina XB7 si adattano a seconda della situazione: in modalità Sport o quando si superano i 160 km/h l’assetto si abbassa di 2 cm e di altri due centimetri in modalità Sport+ o quando si superano i 250 chilometri orari.

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Alpina XB7: il prezzo

Il prezzo in Svizzera della Alpina XB7 è di 178.900 franchi: poco più di 168.000 euro.

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Usato 4×4: SUV premium diesel Euro 5

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Le SUV premium diesel Euro 5 del 2013 sono auto perfette per chi cerca una vettura elegante e non vuole spendere cifre esagerate. Nella “top five” di questo mese – vinta dalla BMW X3 – abbiamo analizzato cinque proposte 4×4 con quotazioni che non superano i 23.000 euro.

La Sport Utility tedesca ha superato abbastanza agevolmente le connazionali Audi Q5 e Mercedes GLK, la giapponese Infiniti EX e la britannica Land Rover Range Rover Sport. Scopriamo insieme la classifica, che prende in considerazione modelli con potenze comprese tra 235 e 265 CV.

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7.8
/10

1° BMW X3 xDrive30dA Futura

La BMW X3 xDrive30dA Futura è una SUV premium affidabile e divertente nelle curve spinta da un raffinato motore a sei cilindri in linea vivace (“0-100” in 6,2 secondi), pronto ai bassi regimi e poco assetato di gasolio (16,7 km/l).

Introvabile sul mercato dell’usato (più semplice rintracciare le versioni più economiche Eletta) e con quotazioni inferiori a 20.000 euro, presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture delle zone più nascoste dell’abitacolo.

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7.0
/10

2° Mercedes GLK 350 CDI Premium

La Mercedes GLK 350 CDI Premium è una SUV premium compatta fuori (poco più di quattro metri e mezzo di lunghezza) e dentro (i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione delle gambe). Si trova senza problemi di seconda mano a 23.000 euro.

Caratterizzata da finiture molto curate (gli assemblaggi dei pannelli della carrozzeria rasentano la perfezione) e da una ricca dotazione di serie, ospita sotto il cofano un motore silenzioso ricco di cavalli (265) e di coppia (620 Nm).

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6.7
/10

3° Audi Q5 3.0 V6 TDI Advanced Plus

L’Audi Q5 3.0 V6 TDI Advanced Plus aveva nel 2013 un prezzo interessante (56.070 euro).

Oggi si trova facilmente sul mercato dell’usato a cifre che si aggirano intorno ai 22.000 euro.

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5.8
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4° Land Rover Range Rover Sport 3.0 TDV6 SE

La Land Rover Range Rover Sport 3.0 TDV6 SE è una SUV premium rivolta a chi affronta spesso percorsi in fuoristrada (il cambio – ottimo – è impreziosito dalle ridotte) e ha bisogno di spazio per i passeggeri e i bagagli. Stiamo d’altronde parlando di una Sport Utility piuttosto ingombrante che supera i 4,80 metri di lunghezza.

Rumorosetta e con un motore carente di brio ai bassi regimi, ha un peso elevato che incide negativamente sull’agilità nelle curve. Da nuova costava molto (67.560 euro) nonostante assemblaggi esterni tutt’altro che perfetti, oggi è introvabile (più semplici da rintracciare le più ricche HSE) e le sue quotazioni superano quota 21.000 euro.

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4.6
/10

5° Infiniti EX30d GT Premium

La Infiniti EX30d GT Premium è una SUV premium costruita con cura ma poco versatile: il bagagliaio è piccolo e chi si accomoda dietro non ha molto spazio a disposizione delle spalle e della testa. Introvabile usata (più comuni i modelli più vecchi), ha quotazioni inferiori a 15.000 euro.

Il motore offre una spinta corposa ai bassi regimi ma è povero di cavalli (238) e di coppia (550 Nm), non molto brioso (7,9 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari) e molto assetato di gasolio (11,8 km/l dichiarati). La dotazione di serie, poi, era poco personalizzabile.

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Pompa dell’acqua, come capire se è malfunzionante e cosa fare

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Credits: Car mechanic replacing water pump of modern engine

Nella grande maggioranza delle auto è presente la pompa dell’acqua. Si tratta infatti di una componente essenziale per il corretto funzionamento dei motori e concorre al mantenimento delle temperature di esercizio entro i livelli corretti. Per questo motivo chiaramente, nel caso in cui si rompe o dà segnali di malfunzionamento, tutto il sistema propulsore ne risente. La circolazione del liquido di raffreddamento infatti subisce delle variazioni e con essa anche la regolare attività di scambio del calore fra esterno e motore.

Le conseguenze del malfunzionamento della pompa dell’acqua

Quando la pompa dell’acqua non funziona, le conseguenze possono essere anche molto gravi:

  • rischio di grippaggio;
  • brucia la guarnizione della testata;
  • si usurano precocemente le parti meccaniche dell’auto.

Vediamo quindi come è necessario comportarsi nel caso in cui la pompa non funzioni e come captare il malfunzionamento.

L’importanza della pompa dell’acqua nell’auto

Partiamo con il definire l’impianto di raffreddamento nelle auto, che è di tipo “sigillato” oggi, infatti il liquido di raffreddamento, che serve per mantenere la corretta temperatura di esercizio (abbassa infatti il punto di congelamento e innalza quello di ebollizione, oltre a combattere la corrosione), cattura il calore in eccesso e lo invia all’esterno attraverso il radiatore. Il liquido refrigerante circola grazie alla pompa dell’acqua, per questo è fondamentale per il gruppo propulsore.

Somiglia molto a una turbina e si compone di una flangia, un alberino, per il trasferimento della potenza dalla flangia a una girante. Il liquido di raffreddamento arriva nella pompa dal radiatore, e viene a sua volta inviato verso il motore, tornando poi nuovamente al radiatore, a ciclo continuo.

Il giusto funzionamento della pompa dell’acqua è importantissimo per la salute del motore. La rottura o il malfunzionamento della stessa infatti può provocare gravi danni al motore e anche ad altre parti che compongono l’impianto di raffreddamento, come il radiatore, i condotti, i raccordi e il termostato.

Pompa dell’acqua: i segnali di malfunzionamento

Come ogni elemento, anche la pompa dell’acqua non si rompe improvvisamente, senza dare prima alcun segnale, l’importante è saperli riconoscere. Vediamo i principali:

  • innalzamento frequente dell’indicatore della temperatura del motore;
  • presenza di liquido di raffreddamento all’esterno della pompa;
  • suono acuto e stridulo che proviene dal vano motore, è assolutamente necessario controllare la tensione della cinghia, che può essersi allentata, e della pompa, infatti potrebbero essere usurati i cuscinetti.

Sostituzione della pompa dell’acqua: quanto costa

Nel caso in cui la pompa sia usurata, conviene immediatamente sostituirla. Quest’operazione può costare dai 300 ai 700 euro circa, a volte anche di più. Il prezzo dipende dalla marca e dal tipo di auto. La pompa stessa infatti può costare mediamente dai 50 ai 100 euro, la manodopera almeno 200 euro, in base alla semplicità di accesso alla pompa e alla complessità dell’operazione.

Il funzionamento della pompa dell’acqua nelle auto è determinato dalla cinghia o catena di distribuzione e dalla cinghia dei servizi, o cinghia dell’alternatore. Nel primo caso potrebbe essere necessario anche sostituire la cinghia stessa, a meno che non sia stata appena cambiata, sarà il meccanico a provvedervi e a capire ovviamente cosa sia indispensabile fare. Nel secondo caso invece in officina viene semplicemente sostituita la pompa e ripristinata la cinghia dei servizi. Prestate comunque sempre molta attenzione perché rompere la cinghia di distribuzione purtroppo, nella maggior parte dei casi, provoca danni anche molto gravi al motore dell’auto.

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