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Telecamere retromarcia: come funzionano e quando è bene installarle

Le telecamere di retromarcia dell’auto sono sistemi che aiutano l’automobilista a parcheggiare e muoversi in sicurezza, senza andare contro a ostacoli poco visibili dall’interno del veicolo. Sono dispositivi essenziali per la sicurezza del guidatore e degli altri utenti, danno un grande supporto nelle manovre. I sensori di parcheggio sono altri elementi che supportano l’azione delle telecamere di retromarcia, emettendo dei suoni che avvertono della presenza di un ostacolo.
Telecamere di retromarcia: diversi modelli
Chiaramente i modelli di telecamere sulle auto possono essere differenti, con caratteristiche particolari come la grandezza dello schermo, la tecnologia di utilizzo, la praticità del sistema stesso. Ci sono vetture che le hanno integrate, in altre invece vengono installate successivamente e sotto certi punti di vista è meglio, perché in questo modo la sostituzione o la riparazione in caso di danneggiamento è più semplice e costa meno rispetto a quella dei sistemi già integrati in auto.
Come funzionano le telecamere di retromarcia?
Le telecamere danno la possibilità di combinare differenti immagini per dare al guidatore una panoramica degli ostacoli che ci sono attorno all’auto durante le manovre. Si attivano automaticamente quando si inserisce la retromarcia, insieme ai sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Sul display si vede l’immagine video che aiuta nelle manovre. I sensori invece emettono sempre i suoni in presenza di ostacoli.
Come scegliere la telecamera di retromarcia per auto
Prima di fare una scelta, è importante capire i punti di forza e di debolezza di ogni modello. Ci sono comunque delle caratteristiche comuni da valutare prima dell’acquisto:
- facilità d’installazione e di utilizzo. Ricordate che è un dispositivo che deve migliorare la vita del conducente, non complicarla. Con il manuale di istruzioni solitamente è facile per tutti montare la telecamera rapidamente;
- schermo, tante auto ne hanno uno integrato che supporta la telecamera, ma a volte non sono compatibili con tutti i prodotti, quindi è meglio comprarne uno apposito tra i 4 i 7 pollici di grandezza;
- anche il budget è fondamentale, capire e valutare personalmente quanto si può spendere, ci aiuta a orientarci nella scelta del prodotto ideale.
Vantaggi e svantaggi delle telecamere di retromarcia
Le telecamere di retromarcia sono molto utili nelle manovre perché le rendono più confortevoli e sicure. Raccomandiamo comunque di prestare sempre molta attenzione, soprattutto ai pedoni. Ogni dispositivo infatti ha un angolo cieco che non può essere ripreso dall’obiettivo. La copertura ottimale di rilevamento degli ostacoli è garantita solo grazie alla combinazione tra la telecamera e i sensori di parcheggio.
Le telecamere e i sensori di parcheggio sono disponibili su tanti modelli di auto e aiutano davvero a evitare un gran numero di incidenti. Ci sono anche dei sistemi in grado di proiettare l’immagine dell’auto a 360° dall’alto, offrendo così una percezione migliore degli ostacoli che ci sono intorno alla vettura durante le manovre. Chiaramente il funzionamento è ottimale se le telecamere sono abbinate ai sensori di parcheggio.
Il sistema di frenata automatica d’emergenza, anche in retromarcia, disponibile su alcune vetture, rende l’efficacia di questi sistemi ancora più elevata nell’evitare sinistri e danni anche gravi.
Telecamere di retromarcia: quanto costano
I prezzi di questi dispositivi variano molto in base al modello, possono costare da un minimo di 300 euro fino a superare i 1000 euro. Accade sempre più spesso che questi sistemi vengano inseriti in pacchetti di equipaggiamenti o di allestimenti particolari, che includono differenti tecnologie. Il costo comunque varia a seconda di quanto il sistema è sofisticato e preciso.
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Catene da neve ragno, che cosa sono e per chi sono indicate?

Durante la stagione invernale, nei mesi più freddi dell’anno, caratterizzati da maltempo e forti precipitazioni, molti automobilisti devono fare i conti con le preoccupazioni legate alle condizioni climatiche avverse. Neve, grandine e strade ghiacciate sono disagi all’ordine del giorno nel corso dell’inverno.
Il Codice della strada è molto specifico al riguardo: ogni automobilista è tenuto ad avere a bordo del proprio veicolo le catene da neve o, in alternativa, le gomme termiche. Pur rappresentando una soluzione comoda, le gomme termiche non hanno la stessa efficacia delle catene da neve che sono ideali soprattutto nei tratti in cui le condizioni del manto stradale sono più problematiche.
Sono in molti a preferire le catene alle gomme termiche. Esistono principalmente due tipi di catene da neve: quelle classiche, caratterizzate dalla forma a rombo, e quelle più recenti e più facili da installare, dette a ragno. Vediamo nel dettaglio a cosa servono e come si montano le catene da neve a ragno.
Cosa sono le catene da neve a ragno
Le catene da neve a ragno sono un tipo di catene caratterizzate da una maggiore facilità di montaggio rispetto a quelle tradizionali. Esistono diversi modelli di catene da neve a ragno che presentano alcune differenza da un produttore all’altro, ma il concetto di base resta lo stesso.
Nelle catene da neve a ragno si possono distinguere due parti principali: il sistema di ancoraggio e la catena vera e proprio. Il sistema di ancoraggio si fissa al cerchio e alcuni modelli vengono venduti direttamente con un disco da fissare sul lato esterno dei cerchioni, mentre altri fanno presa sui bulloni. In generale i modelli a ragno delle catene da neve sono dotata di un particolare meccanismo che consente di agganciarsi al sistema di ancoraggio in modo rapido e sicuro.
Come si montano le catene da neve a ragno
A differenza delle catene da neve tradizionali, quelle a ragno non hanno bisogno di essere fissate sul lato interno della ruota, ma si montano direttamente all’esterno. Il sistema di ancoraggio si fissa sulla parte esterna della ruota, mentre la catena vera e propria va fissata al sistema di ancoraggio. Le operazioni per montare le catene da neve a ragno sulle ruote della propria vettura risultano più semplici e più rapide rispetto a quelle delle catene tradizionali.
Per prima cosa si fissa il sistema di ancoraggio alla parte esterna della ruota tramite un adattatore che si va a fissare direttamente sul bullone della ruota. Successivamente si estrae il bullone al quale vanno applicati gli adattatori che mantengono il sistema di ancoraggio: una volta applicati, bisogna reinserire il bullone nella sua posizione originale.
Svolta questa operazione, il bullone e il sistema di ancoraggio resteranno in posizione per tutta la durata dell’inverno, senza bisogno di montare e smontare il tutto. Una volta inseriti i sistemi di ancoraggio, al momento di necessità, non resta che fissare la catena alla base facendo combaciare i punti contrassegnati.
I vantaggi delle catene da neve a ragno
Le catene da neve a ragno presentano anche una lunga serie di vantaggi: il primo è rappresentato dalla praticità di utilizzo, in quanto prevedono un sistema di montaggio semplice, comodo, rapido ed efficace. Il processo di montaggio delle catene, inoltre, fa in modo che la maggior parte dei modelli vada a sistemarsi in maniera quasi automatica, fissando le diverse parti seguendo le istruzioni.
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MotoGP 2020 – Ancora Quartararo, tripletta Yamaha in Andalusia

Ancora Fabio Quartararo: il pilota francese ha vinto (anzi, ha dominato) anche il GP dell’Andalusia a Jerez e ha consolidato la leadership nella MotoGP 2020.
Un weekend da ricordare per la Yamaha: la Casa di Iwata – grazie al secondo posto di Maverick Viñales e alla terza piazza di Valentino Rossi – ha portato a casa una tripletta che mancava da ben sei anni (Australia 2014).
MotoGP 2020 – GP Andalusia: le pagelle

Fabio Quartararo (Yamaha)
Un inizio di stagione strepitoso per Fabio Quartararo, capace di conquistare due vittorie nei primi due appuntamenti della MotoGP 2020 e di ottenere tre podi consecutivi se consideriamo l’ultima corsa del 2019.
Il centauro francese ha dominato – a differenza di domenica scorsa – la gara lasciando le briciole agli avversari e solo nei primi giri ha dovuto difendersi dagli attacchi di Viñales.

Maverick Viñales (Yamaha)
Maverick Viñales ha commesso qualche errore di troppo nella prima parte del GP d’Andalusia ma si è riscattato nel finale superando Rossi.
Il bilancio dopo le prime due corse della MotoGP 2020 può apparire positivo – due secondi posti – ma non è così se si considera il fatto che ha perso due volte su due contro il futuro compagno di squadra Quartararo.

Takaaki Nakagami (Honda)
Il quarto posto nel GP d’Andalusia di Takaaki Nakagami è passato un po’ sotto silenzio ma il pilota giapponese ha ottenuto il miglior piazzamento in carriera nella classe regina.
Una grande prova a Jerez fatta di concretezza e velocità.

Valentino Rossi (Yamaha)
Valentino Rossi è tornato sul podio (evento che non si verificava da aprile 2019) dopo una corsa eccezionale giocata in difesa e caratterizzata da staccate al limite.
Va detto, però, che senza il ritiro di Bagnaia difficilmente sarebbe riuscito a conquistare la “top 3″…

Yamaha
A Jerez abbiamo assistito alla grande festa Yamaha.
La Casa giapponese ha approfittato dell’assenza di Márquez per portare a casa una tripletta che mancava dal lontano 2014. Punti importantissimi per la lotta al titolo iridato.
MotoGP 2020 – I risultati del GP d’Andalusia
Prove libere 1
1 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.063
2 Valentino Rossi (Yamaha) 1:37.205
3 Brad Binder (KTM) 1:37.370
4 Franco Morbidelli (Yamaha) 1:37.416
5 Pol Espargaró (KTM) 1:37.442
Prove libere 2
1 Takaaki Nakagami (Honda) 1:37.715
2 Johann Zarco (Ducati) 1:37.870
3 Pol Espargaró (KTM) 1:37.889
4 Franco Morbidelli (Yamaha) 1:38.010
5 Maverick Viñales (Yamaha) 1:38.107
Prove libere 3
1 Maverick Viñales (Yamaha) 1:36.584
2 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:36.643
3 Jack Miller (Ducati) 1:36.710
4 Takaaki Nakagami (Honda) 1:36.842
5 Francesco Bagnaia (Ducati) 1:36.847
Prove libere 4
1 Takaaki Nakagami (Honda) 1:37.514
2 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:37.679
3 Pol Espargaró (KTM) 1:37.812
4 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.873
5 Franco Morbidelli (Yamaha) 1:38.040
Qualifiche
1 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:37.007
2 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.102
3 Francesco Bagnaia (Ducati) 1:37.176
4 Valentino Rossi (Yamaha) 1:37.342
5 Miguel Oliveira (KTM) 1:37.344
Warm up
1 Fabio Quartararo (Yamaha) 1:37.710
2 Andrea Dovizioso (Ducati) 1:37.824
3 Maverick Viñales (Yamaha) 1:37.848
4 Francesco Bagnaia (Ducati) 1:37.862
5 Takaaki Nakagami (Honda) 1:37.902
Le classifiche
La classifica del GP d’Andalusia 2020
| Fabio Quartararo (Yamaha) | 41:22.666 |
| Maverick Viñales (Yamaha) | + 4,5 s |
| Valentino Rossi (Yamaha) | + 5,5 s |
| Takaaki Nakagami (Honda) | + 6,1 s |
| Joan Mir (Suzuki) | + 7,7 s |
Classifica Mondiale Piloti
| Fabio Quartararo (Yamaha) | 50 punti |
| Maverick Viñales (Yamaha) | 40 punti |
| Andrea Dovizioso (Ducati) | 26 punti |
| Takaaki Nakagami (Honda) | 19 punti |
| Pol Espargaró (KTM) | 19 punti |
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Spedire la propria auto: quali sono le opzioni e le scelte migliori

Spedire un’automobile è una pratica molto più comune di quanto si possa pensare. I motivi per farlo possono essere molteplici: l’acquisto di una vettura in un luogo molto lontano da quello di residenza, il trasferimento definitivo in un’altra città o in un altro Paese, il recupero di una vettura rimasta in panne, la consegna di un’automobile d’epoca o anche la necessità di farsi recapitare un veicolo il prima possibile da parte di un concessionario che deve soddisfare un cliente importante o molto esigente.
Gli esempi non mancano e anche le modalità di spedizione di un’auto sono molteplici. Il mezzo più utilizzato è la bisarca, l’autocarro a due piani specifico proprio per il trasporto delle automobili. In alternativa si può spedire anche con una nave e con un aereo. Una volta il trasporto poteva avvenire addirittura via treno. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla spedizione di un’automobile: opzioni, scelte migliori, modalità e costi.
Spedire la propria automobile con la bisarca
La bisarca è in assoluto il mezzo più utilizzato per il trasporto di automobili. L’autocarro a due piani, concepito appositamente per trasportare le vetture, rappresenta una soluzione immediata, semplice e con un costo relativamente basso, vista la nascita di diversi servizi online low cost che gestiscono il trasporto dei veicoli. Il prezzo, ovviamente, può variare in base a tutta una serie di fattori. Il chilometraggio incide molto sui costi, così come il luogo di ritiro e di consegna, insieme alla flessibilità delle date. Molto dipende anche dalle condizioni dell’automobile da spedire: trasportare un’auto non funzionante, infatti, porta a costi maggiori.
Spedire un’auto tramite nave
La nave è una valida alternativa al trasporto di veicoli su bisarca, anche se potrebbe avere dei costi leggermente superiori, soprattutto se la destinazione da raggiungere è molto distante dal punto di partenza. Se in molti hanno già provato l’esperienza di imbarcarsi con la propria vettura a bordo di una nave o di un traghetto per raggiungere una località di vacanza, non tutti sanno che è possibile farlo anche senza essere presenti. Il trasporto navale di un’automobile è un’operazione che prevede una gestione burocratica più complessa e impegnativa rispetto a quello con a bordo il proprietario della vettura, in quanto il veicolo viene considerato come una merce. Tante compagnie marittime mettono a disposizione il servizio cargo: in Italia ce ne sono diverse con rotte verso i principali porti del Mediterraneo.
Come spedire l’automobile con l’aereo
Spedire un’auto con l’aereo diventa un’operazione necessaria se la destinazione da raggiungere si trova all’estero, in un Paese lontano o in un altro continente. In termini di tempo, ovviamente, il trasporto via aereo risulta molto vantaggioso. Il costo, per forza di cose, è maggiore rispetto a quello del trasporto stradale o via mare. Spedire l’automobile con l’aereo è consigliato, di norma, solo a chi necessita il trasporto in tempi rapidi senza badare troppo al risparmio. In Italia ci sono diverse compagnie che mettono a disposizione il servizio. Sui costi incidono diversi fattori come il modello, l’anno di fabbricazione, il motore della vettura e anche le dimensioni che servono a calcolare la sporgenza.
Spedizione di un’auto in treno
Al giorno d’oggi non è più possibile spedire un’automobile con il treno, o almeno non in Italia. In passato Trenitalia offriva il trasporto delle vetture ma il servizio non è più disponibile dal 2011. Esistono comunque delle eccezioni. La società svizzera SBB CFF FFS, per esempio, effettua il servizio auto sul treno andata e ritorno da Iselle a Briga, al traforo del Sempione. La compagnia ferroviaria austriaca OBB-Personenverkehr AG, invece, consente di caricare auto e moto alla partenza del treno che percorre la tratta Livorno Centrale-Vienna e ritorno.
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Accessori auto per le vacanze: gli indispensabili per partire sicuri

Nonostante le nostre abitudini di viaggio siano notevolmente cambiate nel corso degli ultimi anni, il “road trip” in auto resta ancora una delle opzioni preferite per le vacanze estive degli italiani. I vantaggi di questa opzione, d’altronde, sono indubbi: ci si può fermare quando e dove si vuole, si può viaggiare “slow” ed è possibile organizzare soste lungo la strada in città o borghi che si vorrebbero visitare. E, se ben organizzate, le vacanze in auto consentono anche di risparmiare rispetto ai viaggi in aereo.
Per viaggiare al meglio, però, è necessario attrezzarsi a dovere, acquistando degli accessori da viaggio che possano tornare utili in macchina. Oggetti che hanno un costo di qualche decina di euro al massimo, ma che renderanno di gran lunga più confortevole il road trip che stiamo per affrontare.
Compressore digitale portatile
Anche se per alcuni potrebbe sembrare una precauzione eccessiva, avere a bordo dell’auto un compressore portatile può essere di grande aiuto nel caso in cui uno degli pneumatici inizi a perdere pressione e non siamo nelle vicinanze di un’area di servizio. Negli ultimi anni, poi, sono stati rilasciati sul mercato dei cosiddetti “compressori digitali” che, grazie alla batteria di cui sono dotati e alla taratura elettronica, consentono di gonfiare lo pneumatico – non solo dell’auto ovviamente, ma anche della bici o della moto – alla pressione preferita.
Adattatore accendisigari-USB
Restano in ambito tecnologico, se così possiamo dire, un accessorio da viaggio che potrebbe tornare utile a noi e a chi si trova con noi in auto è un caricabatterie USB da auto. Questo piccolo dongle si infila nell’accendisigari e, sfruttando l’alimentazione, consente di ricaricare smartphone, tablet, fotocamere digitali e ogni altro dispositivo dotato di batteria (compreso il compressore digitale, ad esempio). Esistono modelli, poi, dotati di due, tre o addirittura quattro ingressi, in modo che sia possibile caricare più dispositivi contemporaneamente senza alcun problema.
Mini kit pronto soccorso
Acqua ossigenata e soluzione fisiologica, garza, termometro, pinze e cerotti. Questi alcuni dei prodotti che è utile avere all’interno di un mini kit di pronto soccorso da tenere sempre in auto con sé, e non solo quando si sta affrontando un viaggio lunghe diverse centinaia di chilometri.
Dash cam
Tornando in ambito hi-tech, una dash cam può essere un accessorio molto utile per una lunga serie di motivi. Questa telecamerina da montare sul parabrezza, infatti, permette di registrare tutto il viaggio in auto, così da poterlo poi scaricare su PC e realizzare un breve video della nostra vacanza. La Dash cam, però, può tornare utile anche nel malaugurato caso rimanessimo coinvolti in un incidente stradale. Le immagini registrate, infatti, potranno essere utilizzate per ricostruire la dinamica e scoprire cosa sia esattamente successo.
Set attrezzi
Quando si sta per affrontare un lungo viaggio in auto è sempre meglio dotarsi di un set di attrezzi, da lasciare nel portabagagli o dove si ritiene più opportuno. In questo modo, se dovessimo fare una piccola riparazione volante o avessimo la necessità di smontare qualcosa non ci troveremo in difficoltà.
Tendine parasole
Chi ha fatto molti viaggi in auto sa quanto possa essere fastidiosa la luce del sole che passa attraverso il finestrino e ci costringe a chiudere gli occhi. Per questo motivo potrebbero tornare molto utili delle tendine parasole che non solo permettono di viaggiare evitando fastidiosi riflessi, ma aiutano anche a mantenere bassa la temperatura interna dell’abitacolo, senza che ci sia bisogno di utilizzare il climatizzatore a temperatura troppo bassa.
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Come funziona un motore diesel

Il motore diesel – nonostante i blocchi del traffico – resta il secondo propulsore più amato dagli italiani dopo quello a benzina (nei primi sei mesi del 2020 oltre un terzo degli automobilisti del Bel Paese ha optato per l’alimentazione a gasolio).
Di seguito scopriremo come funziona un motore diesel a 4 tempi, una guida completa alle quattro fasi di questo ciclo termodinamico.
Come funziona un motore diesel: aspirazione
Il pistone si muove verso il punto morto inferiore. Attraverso le valvole di aspirazione viene aspirata l’aria.
Come funziona un motore diesel: compressione
Il pistone inverte la sua corsa comprimendo l’aria nel cilindro e facendole raggiungere una temperatura altissima.
Come funziona un motore diesel: espansione
La temperatura all’interno della camera di combustione aumenta, gli iniettori immettono nel cilindro il gasolio che a contatto con l’aria incandescente si “accende”. Il pistone viene spinto verso il punto morto inferiore.
Come funziona un motore diesel: scarico
Il pistone inverte nuovamente la sua corsa spostandosi verso il punto morto superiore spinto dalla miscela di gasolio e aria. Inizia la fase di scarico dei gas combusti attraverso le valvole.
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Auto di cortesia: che cos’è, quanto costa e come funziona

Se vi è capitato di lasciare l’auto per più giorni dal meccanico, allora già avrete avuto un’esperienza a riguardo. Se, invece, prevedete di lasciarla per una riparazione più complessa del solito allora magari vorreste sapere che cos’è l’auto di cortesia, come funziona e se l’officina cui vi siete rivolti è tenuta a mettervi a disposizione una macchina sostitutiva con la quale continuare a circolare mentre la vostra è “sotto i ferri”.
Domande a cui non è affatto semplice dare una risposta chiara e univoca. A differenza di quanto si possa pensare, infatti, la concessione dell’auto di cortesia, il più delle volte, è legata alla volontà del titolare dell’officina di riparazioni o dell’autocarrozzeria, che deve dotare la propria attività di un veicolo adatto allo scopo. Ma procediamo con ordine.
Che cos’è l’auto di cortesia
L’auto sostitutiva, o di cortesia, è un veicolo che l’officina o la carrozzeria mette a disposizione dei clienti che attendono che la riparazione della propria macchia. Ovviamente, come vedremo in dettaglio tra poco, non tutte le riparazioni danno diritto all’auto di cortesia: solo i lavori più lunghi e complessi, che potrebbero procurare dei disagi al cliente, danno “diritto” al mezzo sostitutivo.
Come funziona l’auto di cortesia
Come detto, deve essere i titolare dell’officina o dell’autocarrozzeria a decidere se dotare la propria attività di un veicolo da adibire ad auto di cortesia. Infatti, non esiste alcuna norma o legge che imponga ai meccanici o ai carrozzieri di mettere a disposizione dei loro clienti un’auto sostitutiva nel caso in cui la riparazione del veicolo richieda più tempo del normale.
Certo, sempre la legge prevede che se la riparazione dovesse richiedere più di 6 ore il cliente può richiedere l’auto sostitutiva, ma non c’è alcun obbligo per il meccanico o carrozziere a metterne una a disposizione dei propri clienti.
Il consiglio, dunque, è quello di informarsi in precedenza, chiamando l’officina meccanica o l’autocarrozzeria di fiducia e chiedendo al titolare (o al responsabile) se può fornirci un veicolo da utilizzare mentre il nostro viene riparato.
Quanto costa l’auto di cortesia
Resta ora da capire chi paga l’auto sostitutiva che l’officina ci mette a disposizione nel caso in cui le riparazioni dovessero protrarsi per diversi giorni. Anche in questo caso, infatti, non c’è una risposta che valga una volta per tutte.
L’auto sostitutiva, ad esempio, potrebbe essere pagata dal produttore del proprio mezzo nel caso in cui la dovessimo portare a riparare nel periodo di garanzia. Alcuni costruttori, infatti, prevedono particolari clausole nel caso in cui il veicolo dovesse guastarsi nei primi due o tre anni di vita. Tutto quello che si deve fare è verificare tra le clausole del contratto d’acquisto e, nel caso fosse previsto, richiedere l’auto di cortesia all’officina autorizzata.
Potrebbe poi darsi che l’auto di cortesia venga messa a disposizione dalla compagnia assicurativa. Per particolari casistiche. Ad esempio, siamo rimasti coinvolti in un incidente stradale e la colpa del sinistro non è nostra. Così, rivolgendoci a un’officina o una carrozzeria autorizzata, potremmo usufruire gratuitamente del servizio di auto di cortesia.
Nella stragrande maggioranza dei casi, però, l’auto sostitutiva viene pagata direttamente dal cliente in base all’utilizzo che ne fa. Così, se dovesse utilizzarla per due giorni, si pagano due giorni di “affitto”; se la si utilizza per cinque, si pagano cinque giorni, e così via. A questi costi, vanno poi aggiunti quelli del carburante. Insomma, si tratta a tutti gli effetti un’auto a noleggio.
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Qual è la giusta temperatura da mantenere in automobile?

Né troppo alta, né troppo bassa. Quando si parla della giusta temperatura da tenere in auto, vale l’antico detto latino “In media stat virtus”. La virtù sta nel mezzo. E nel caso dell’abitacolo della vettura, questo proverbio vale più che mai: tanto una temperatura troppo bassa quanto una troppo alta incide negativamente sul comfort di guida e sul benessere di chi si trova all’interno del veicolo.
Resta da capire, a questo punto, qual è la giusta temperatura da tenere in automobile e quali sono i fattori esterni (ma anche interni) che possono influenzarla. Ad esempio, cambia qualcosa se ci troviamo in inverno o in estate? Il numero di occupanti del veicolo incide sul benessere all’interno dell’abitacolo (in termini di temperatura, ovviamente)?
Domande cui potrebbe non essere facile dare una risposta, dal momento che scegliere la migliore temperatura dipende da diversi fattori. E non tutti analizzabili in maniera “scientifica”. Ad esempio, una persona potrebbe prediligere una temperatura più fredda, mentre altri potrebbero volere il termostato impostato a una temperatura più elevata. Insomma, trovare la “media” di latina memoria è tutt’altro che semplice.
Temperatura in auto: i fattori che incidono
Quando si cerca la temperatura ottimale da impostare nell’abitacolo dell’automobile si devono fare prima i conti con i vari fattori che influenzano questa scelta. I più comuni, solitamente, sono:
- la temperatura esterna al veicolo;
- il livello di comfort personale legato al fatto che si soffra maggiormente le temperature elevate o le temperature basse;
- la potenza del climatizzatore dell’auto;
- il carico e i consumi del motore;
- il numero di persone che sono all’interno del veicolo.
Tra questi, i due che finiranno con l’incidere maggiormente sulla scelta della temperatura nell’automobile sono la situazione esterna al veicolo e il livello di comfort personale. Quando fuori fa molto caldo, ad esempio, potremmo trovare più confortevole impostare il climatizzatore su temperature estremamente basse; al contrario, con temperature polari si vorrebbe impostare il termostato oltre i 26 gradi centigradi. Va sottolineato, però, che non bisogna mai esagerare troppo, né in un senso né in un altro. Il rischio è quello di subire un fortissimo choc termico non appena usciti dall’abitacolo, con tutto ciò che ne consegue.
Solitamente, impostare il climatizzatore tra i 22 e i 24 gradi centigradi dovrebbe consentire di raggiungere un comfort ottimale all’interno del veicolo, tanto d’estate quanto d’inverno. Un ruolo di primaria importanza, però, verrà giocato dai gusti personali. Come già accennato, alcune persone potrebbero avere un maggior livello di sopportazione del freddo; altre, invece, potrebbero non soffrire il caldo.
Stabilire con precisione quale sia la temperatura giusta da mettere in auto, dunque, è un compito meno semplice di quello che potrebbe sembrare. Anzi, molto probabilmente non esiste una temperatura perfetta quanto, piuttosto, un range che può variare da situazione a situazione.
Perché è importante mettere la giusta temperatura in automobile
Ora che abbiamo visto quale sia la temperatura migliore da tenere all’interno del veicolo, vale la pena anche tentare di capire perché non debba essere troppo bassa ma, soprattutto, troppo alta. Se ci dovessimo mettere alla guida con un abitacolo rovente o quasi, infatti, sarebbe come guidare dopo aver bevuto qualche drink di troppo.
Il caldo, infatti, “annebbia” i riflessi e rallenta le risposte agli stimoli che arrivano dall’esterno, trasformandoci così in un pericolo ambulante. Il rischio che si corre, in casi come questi, è quello di causare degli incidenti, mettendo così a rischio la nostra incolumità e quella delle altre persone che si trovano in strada.
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Autonomia auto elettriche: stima realistica per partire in sicurezza

State progettando di acquistare un’auto elettrica ma, come moltissime altre persone nella vostra situazione, avete paura che l’autonomia del veicolo potrebbe essere un fattore fortemente limitante per i vostri lunghi spostamenti. Anche se negli ultimi anni si sono registrati diversi miglioramenti sotto questo punto di vista, le auto elettriche hanno ancora diverse decine (se non centinaia) di chilometri di autonomia in meno rispetto a un’auto a benzina o un’auto diesel.
Sapere come calcolare l’autonomia delle auto elettriche, dunque, potrebbe tornare utile sia per sapere quanti chilometri è possibile fare con la batteria completamente carica, sia quando la batteria è a metà carica. Quest’ultima informazione può essere di particolare interesse nel caso in cui ci stiamo per mettere in viaggio e dobbiamo valutare quale colonnina di ricarica raggiungere.
Fortunatamente, il calcolo dell’autonomia di un’auto elettrica non è affatto complicato. Basta conoscere un paio di dati e saper fare le operazioni a due cifre. E, nel caso in cui quest’ultima passaggio risultasse complicato, la calcolatrice dello smartphone andrà più che bene.
Come calcolare l’autonomia delle auto elettriche
Per calcolare quanti chilometri si percorrono con un “pieno” di un’auto elettrica è necessario, come accennato, conoscere due dati: la capacità del battery pack (espressa in kWh) e il consumo medio del veicolo (espresso in kWh ogni 100 chilometri). Per calcolare l’autonomia basta effettuare questa semplice operazione: capacità del battery pack diviso il consumo medio, tutto moltiplicato per 100.
Se, ad esempio, la nostra auto elettrica ha un pacco batterie da 80 kWh e un consumo medio di 16 kWh ogni 100 chilometri, la sua autonomia sarà di 500 chilometri (80:16 e il risultato moltiplicato per 100). Così, nel caso in cui la batteria sia carica al 40% (carica residua di 32 kWh), i chilometri di autonomia saranno 200. Insomma, delle operazioni piuttosto semplice, che potranno essere svolte con l’ausilio della calcolatrice del telefonino o (per i più avvezzi con la matematica) anche a mente.
I dati possono essere facilmente reperiti sul sito web del produttore o attraverso una semplice ricerca web. Tutto quello che si deve fare è aprire un motore di ricerca, digitare “capacità batteria Tesla model S” oppure “capacità batteria Peugeot 208 elettrica” e “consumo medio Tesla model 3” oppure “consumo medio Nissan Leaf” e trascrivere i dati di cui si ha bisogno.
Autonomia auto elettriche: la classifica
Per conoscere l’autonomia delle auto elettriche a piena carica, si può far riferimento anche ai dati diffusi dai vari produttori. In questo caso, i chilometri che il veicolo può percorrere sono calcolati in base alla Worldwide Harmonised Light-Duty Vehicles Test Procedure (più conosciuta con l’abbreviazione WLTP), una procedura standardizzata e utilizzata a livello mondiale da tutti i produttori. Il valore espresso, in questo caso, è frutto di una media tra i dati ottenuti da percorrenza in ciclo urbano, ciclo extraurbano e ciclo misto.
Le auto elettriche con maggiore autonomia oggi sul mercato sono:
- Tesla Model S Long Range: 610 chilometri
- Tesla Model 3 Long Range: 560 chilometri
- Tesla Model X: 510 chilometri
- Hyundai Kona: 490 chilometri
- Jagua I-Pace: 470 chilometri
- Kia eNiro: 455 chilometri
- Audi e-tron Sportback: 444 chilometri
- Mercedes EQC: 429 chilometri
C’è da dire, però, che le prove su ciclo WLTP non tengono conto di fattori secondari che possono incidere sulla durata della batteria (come l’utilizzo del climatizzatore nelle calde giornate estive, ad esempio). Si tratta, quindi, di una stima non esattamente realistica e, solitamente, più elevata degli effettivi chilometri che si potranno percorrere. Dunque, dovranno essere sempre presi con il beneficio del dubbio.
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Pressione pneumatici in viaggio: come fare i controlli

Siamo nel pieno della stagione estiva, molti sono già partiti per le loro vacanze, tanti altri invece stanno aspettando il giorno della partenza. Per chi ha deciso di viaggiare con la propria automobile, è importante ricordare che, prima di mettersi in marcia per molti km, è decisamente consigliato far controllare la macchina ad un meccanico specializzato. È fondamentale infatti verificare i livelli di olio e acqua, la condizione dei freni e anche quella delle gomme, per non avere alcun problema durante il viaggio e soprattutto non compromettere la propria sicurezza su strada.
Ci sono ancora troppi automobilisti che partono semplicemente caricando i bagagli in auto e senza pensieri, mettendo a rischio sé stessi e anche la propria famiglia o i propri amici, le persone che sono in viaggio con loro. Ogni vettura deve essere nelle condizioni ideali per affrontare un lungo percorso e raggiungere le località scelte per le vacanze. Per potersi mettere alla guida, soprattutto nelle calde giornate estive, con tutta la serenità necessaria per affrontare un lungo viaggio prima di godersi le tanto attese ferie, è assolutamente indispensabile che l’auto sia in sicurezza, vediamo quali regole bisogna seguire, soprattutto relative agli pneumatici, troppo spesso dimenticati.
Partenza per le vacanze estive: il controllo delle gomme
La prima cosa da controllare prima di partire per un lungo viaggio (sarebbe buona abitudine farlo sempre) sono gli pneumatici dell’auto, che rappresentano l’unico punto di contatto tra la macchina e il manto stradale e che devono sempre essere efficienti. Il battistrada deve essere in buone condizioni e anche la pressione di gonfiaggio. La prima verifica da fare è che non siano accese delle spie di malfunzionamento o rischio in generale, e in particolare i TPMS (Tyre Pressure Monitoring System), cioè i nuovi sistemi di monitoraggio della pressione dei pneumatici.
Se la vostra auto non è tra le più recenti e quindi non monta alcun sistema di monitoraggio elettronico, è ancora più importante andare dal gommista, anche se effettivamente noi lo consigliamo in ogni caso. In questo modo sarà l’esperto a verificare la pressione degli pneumatici con tutti gli strumenti adatti e affidabili, tarati regolarmente: uno specialista è in grado di effettuare subito la corretta manutenzione. Una raccomandazione da fare: la pressione delle gomme va sempre misurata a freddo e quindi evitate di farlo durante le brevi soste dal benzinaio lungo il viaggio per le vacanze.
Pneumatici sgonfi in estate: quali sono i rischi
Cosa succede se uno pneumatico è gonfiato ad una pressione inferiore rispetto a quella consigliata dal costruttore? Tende a surriscaldarsi più del dovuto, soprattutto in estate, e a usurarsi più in fretta, facendo consumare più carburante. Una gomma sgonfia si usura più rapidamente, troppo gonfia invece non garantisce una tenuta di strada ottimale.
Attenzione anche al livello di usura degli pneumatici, forature e diversi inconvenienti infatti si presentano maggiormente quando le gomme sono eccessivamente consumate. Per verificare l’usura del battistrada, basta sapere che quando raggiunge le piccole “barrette” in rilievo che si trovano sul fondo degli intagli, significa che le gomme sono arrivate al limite legale di 1,6 mm. Sarebbe comunque meglio sostituirle prima, non c’è un kilometraggio fisso, dipende dall’utilizzo dell’auto. Tenete conto che, anche se si percorrono pochi km ogni anno, gli pneumatici invecchiano, quindi è meglio far controllare comunque al gommista lo stato dell’auto.
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