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Auto importate dalla Germania: tutte le informazioni

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Gli italiani che decidono di acquistare auto importate dalla Germania sono parecchi: la maggioranza degli automobilisti lo fa per risparmiare (dalle parti di Berlino e Monaco i prezzi delle vetture tedesche nuove e usate sono tendenzialmente più bassi che da noi) ma c’è anche una minoranza composta da persone che optano per questa soluzione per frodare il fisco, per pagare un’assicurazione RC Auto più bassa e per evitare le multe.

Di seguito troverete tutte le informazioni necessarie – norme, documenti, garanzie e costi – per chi intende acquistare regolarmente una vettura in terra teutonica e utilizzarla senza problemi nel nostro Paese. In fondo all’articolo, invece, analizzeremo il fenomeno dei residenti in Italia che, credendosi più “furbi” degli altri, circolano con targa tedesca: esiste un articolo del Codice della Strada, infatti, che prevede sanzioni a riguardo.

Auto importate dalla Germania: come fare

Per trasferire in Italia un’auto importata dalla Germania occorre immatricolarla all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile e iscriverla al PRA (Pubblico Registro Automobilistico).

Le pratiche burocratiche e amministrative vengono generalmente effettuate da rivenditori specializzati nel mercato parallelo ma per risparmiare qualche euro è possibile provvedere personalmente. Innanzitutto bisogna rivolgersi alla Motorizzazione per le verifiche sull’idoneità della documentazione tecnica e sulla regolarità degli adempimenti fiscali (soprattutto gli obblighi IVA). Dopo le verifiche preliminari presso la Motorizzazione si può richiedere l’immatricolazione e l’iscrizione del veicolo in Italia al PRA per il rilascio dei documenti di circolazione in relazione al tipo di veicolo.

In caso di veicoli nuovi mai immatricolati o immatricolati in Germania con meno di 6.000 km ceduti entro sei mesi dalla data di prima immatricolazione l’imposta sul valore aggiunto va versata in Italia (e quindi non dev’essere presente sulla fattura emessa dal venditore tedesco) mentre per le auto usate la tassa – del 19% – va versata in terra teutonica ed è compresa nel prezzo di acquisto.

Auto importate dalla Germania: i documenti

Per immatricolare alla Motorizzazione e iscrivere al PRA un’auto importata dalla Germania è sufficiente rivolgersi allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA). Qualora non sia possibile utilizzare questo servizio bisogna prima provvedere all’immatricolazione presso la Motorizzazione e poi, entro sessanta giorni dalla data di rilascio della carta di circolazione, iscrivere il mezzo al PRA. Per i veicoli importati dall’Unione Europea dal 15 giugno 2020 viene rilasciato il Documento Unico di circolazione e di proprietà.

I documenti da portare allo STA se il veicolo è nuovo

  • istanza unificata per l’immatricolazione all’Ufficio della Motorizzazione Civile e l’iscrizione al PRA (l’istanza unificata, nelle casistiche previste dallo STA, è anche istanza dell’acquirente al posto del tradizionale atto di vendita
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana – tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali – certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale)
  • codice fiscale dell’intestatario
  • dichiarazione di conformità o certificato di conformità europeo con omologazione italiana o certificato di conformità europeo accompagnato dalla dichiarazione di immatricolazione rilasciati dalla Casa costruttrice
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia; copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei nota di richiesta per l’aggiornamento della carta di circolazione

I documenti da portare allo STA se il veicolo è usato

  • istanza unificata per l’immatricolazione all’Ufficio della Motorizzazione Civile e l’iscrizione al PRA. L’istanza unificata, nelle casistiche previste dallo STA, è anche istanza dell’acquirente al posto del tradizionale atto di vendita
  • in alternativa all’istanza dell’acquirente redatta sull’istanza unificata può essere presentata la dichiarazione di vendita autenticata
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali, certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale
  • codice fiscale (se il soggetto è già proprietario all’estero e ciò risulta dalla carta di circolazione estera può essere presentata anche una dichiarazione di proprietà con firma autenticata da un notaio o da un comune o dai titolari o dai dipendenti delegati di un STA
  • carta di circolazione estera e fotocopia della stessa
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia: copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei

Per i veicoli usati provenienti dalla Germania e immatricolati in Germania fino al 31 maggio 2004 deve essere inoltre consegnato l’originale del documento di proprietà (Faharzeugbrief). Per i veicoli usati provenienti della Germania e immatricolati in Germania a partire dall’1 giugno 2004 deve essere consegnata o la copia del Faharzeugbrief o del nuovo documento di proprietà (Zulassungbesheinigungtell II).

I documenti da portare al PRA per richieste di immatricolazione che non possono essere presentate allo STA

  • modello NP2D per l’iscrizione al PRA, su cui indicare il codice fiscale dell’acquirente, con istanza da sottoscrivere a cura dell’intestatario in luogo di titolo di proprietà autenticato (dichiarazione di proprietà dell’interessato o dichiarazione di vendita del veicolo se l’intestatario del veicolo è diverso da quello sulla carta di circolazione estera)
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali, certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale)
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza dell’acquirente, qualora la residenza non sia riportata sul documento presentato
  • fotocopia della carta di circolazione rilasciata in Italia
  • fotocopia della carta di circolazione estera
  • se l’acquirente è una persona giuridica (società, ente, associazione, etc…): dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante per attestare la sede della persona giuridica
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia: copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei

Auto importate dalla Germania: i costi

Chi si accinge ad acquistare un’auto importata dalla Germania deve mettere in conto parecchie spese: quella necessaria per entrare in possesso del mezzo, quella per trasportarlo nel nostro Paese e quelle amministrative. L’IPT (imposta provinciale di trascrizione) è variabile a seconda del tipo di veicolo e della provincia di residenza, gli emolumenti ACI costano 27,00 euro, l’imposta di bollo per iscrizione al PRA 32,00 euro (stessa cifra per il rilascio del Documento Unico, a cui vanno aggiunti i costi per i versamenti postali), i diritti DTT 10,20 euro (più versamenti postali) e i costi per il rilascio delle targhe dipendono dal veicolo e dal tipo di targa.

Se ci si rivolge allo STA di una delegazione dell’ACI o ad un’agenzia di pratiche auto oltre alle cifre precedentemente citate bisogna aggiungere la tariffa del servizio di intermediazione.

Auto importate dalla Germania: il trasporto

In base ad un accordo italo-tedesco entrato in vigore nel 1994 è possibile circolare nel nostro Paese con auto importate dalla Germania e munite di targa tedesca provvisoria (Überführungskennzeichen). Altrimenti si può provvedere al trasporto con rimorchio o immatricolare l’auto nel nostro Paese (a patto di essere già in possesso del contratto di acquisto e di tutti i documenti), assicurarla, andarla a ritirare in terra teutonica e rientrare in Italia al volante della vettura.

Auto importate dalla Germania: la garanzia

Prima di acquistare un’auto importata dalla Germania bisogna informarsi sulla possibilità di far valere la garanzia in Italia. La copertura legale di due anni è valida in tutta Europa ma il venditore tedesco non ha l’obbligo di assumersi le spese del veicolo guasto e può addirittura pretendere che il mezzo sia recapitato presso la sua concessionaria.

Auto importate dalla Germania: i “furbi” della targa tedesca

Come abbiamo visto c’è chi compra auto importate dalla Germania in maniera legale ma ci sono anche i “furbi”: quelli, cioè, che una volta in Italia continuano a circolare con la targa tedesca per frodare il fisco, per risparmiare sull’assicurazione RC Auto (meno cara a quelle latitudini) e per non dover pagare le multe. La legge tedesca, infatti, prevede ad esempio come prova di eccesso di velocità la foto che ritrae in viso il guidatore (che da noi, per via della legge sulla privacy, non può essere scattata).

Secondo l’articolo 132 del Codice della Strada – che regolamenta la circolazione dei veicoli immatricolati negli Stati esteri – i mezzi che hanno già adempiuto alle formalità doganali sono ammessi a circolare in Italia per la durata massima di un anno. Il mancato rispetto della norma composta l’interdizione all’accesso sul territorio nazionale e il pagamento di una sanzione amministrativa da euro 711 a euro 2.842. Se entro il termine di 180 giorni, decorrenti dalla data della violazione, il veicolo non è immatricolato in Italia o non è richiesto il rilascio di un foglio di via per condurlo oltre i transiti di confine, si applica la sanzione accessoria della confisca amministrativa.

Peccato che nell’Unione Europea le formalità doganali non esistano più e per questa ragione è impossibile stabilire quando un veicolo è entrato ufficialmente in Italia. Senza contare che numerose società di leasing con sede in Germania offrono contratti di noleggio ad automobilisti italiani.

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Multa per sosta con motore acceso: quando avviene e a quanto ammonta

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Lasciare l’auto in sosta con il motore acceso è uno dei comportamenti vietati e quindi puniti dalla Legge italiana. Comporta infatti una multa fino a 432 euro. Forse non tutti lo sanno, ma vediamone insieme tutti i dettagli.

Cosa rischia chi lascia l’auto in sosta con motore acceso?

Si tratta di una delle sanzioni meno conosciute dagli automobilisti, eppure la Legge vieta questo comportamento. A volte capita di sostare all’interno della propria macchina, lasciando acceso il motore, sia perché abbiamo messo in funzione l’aria condizionata e quindi vogliamo scaldare o raffreddare l’abitacolo, sia per altri motivi, come l’attesa di qualcuno che ci raggiunga, un amico o un parente che esce di casa per salire in auto con noi.

Ebbene, forse non tutti lo sapete, ma questo comportamento in auto è vietato. Sostare con il motore acceso infatti comporta una multa che varia dai 216 ai 432 euro. È anche vero che spesso la Polizia Municipale, i Vigili Urbani e la Polizia tendono a ignorare questo tipo di comportamento, purtroppo abbastanza frequente. Questo non significa però che possiamo infischiarcene, pensando di passarla sempre liscia. È bene quindi sapere cosa comporta lasciare l’auto in sosta con il motore acceso.

Quando è vietato tenere il motore dell’auto acceso

Il Codice della Strada, all’articolo 157 comma 7-bis, parla dell’infrazione del motore acceso durante la sosta dell’auto. Secondo quanto prescritto dalla Legge infatti è vietato “tenere il motore acceso durante la sosta del veicolo allo scopo di mantenere l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo”. Con le parole “impianto di condizionamento” il Codice indica il sistema che consente scaldare o raffreddare l’abitacolo, a seconda della stagione. Bisogna capire quindi quando si rischia la multa per sosta con motore acceso, la “fermata” è infatti possibile.

La differenza tra sosta e fermata auto

C’è una differenza importante tra la sosta e la fermata dell’auto, saperla consente (in alcuni casi) di evitare di prendere la multa per sosta con motore acceso. Il Codice della Strada, per fermata intende la sospensione temporanea della marcia anche in area dove non è permessa la sosta, per consente alle persone di salire o scendere dal veicolo e per esigenze di brevissima durata.

È importante comunque che la fermata non arrechi alcun intralcio alla circolazione; il conducente deve essere presente e pronto a riprendere la marcia. La sosta invece è differente, perché comporta la sospensione della marcia per più tempo, con possibilità che il conducente si allontani anche dal veicolo (è la chiara situazione di parcheggio). Il conducente dell’auto non può sostare per lunghi periodi di tempo col motore acceso, se non vuole andare incontro alla sanzione prevista dalla Legge.

Sosta con motore acceso: i motivi della multa

Penso sia facile per tutti capire i motivi per cui chi sosta per lungo tempo con il motore dell’auto accesa viene punito dalla Legge. Si tratta di una decisione intelligente e essenziale, volta a proteggere l’ambiente e la qualità dell’aria che respiriamo, una tematica molto importante di questi tempi.

La multa è stata ideata per evitare che le vetture emettano sostanze nocive superflue, in momenti in cui si potrebbe evitare. La sanzione è stata introdotta nel lontano 2007 dal Governo Prodi, l’obiettivo principale è semplice quindi, e riguarda senza alcun dubbio l’inquinamento atmosferico. È una delle tante norme che negli ultimi decenni sono state introdotte nel nostro ordinamento per ridurre l’inquinamento generato dal traffico stradale.

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Tutte le auto Renault elettriche e ibride

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Quando si parla di elettrificazione è impossibile non parlare di Renault: la Casa francese può infatti vantare nei propri listini l’auto elettrica più venduta in Italia (la Zoe) e l’ibrida plug-in più amata nel nostro Paese (la Captur Plug-in Hybrid). Senza dimenticare la Kangoo Z.E., leader tra i veicoli commerciali a emissioni zero.

Di seguito troverete una guida completa a tutte le auto Renault elettriche e ibride in commercio da noi: motori, autonomie e prezzi.

Le auto elettriche Renault

  • Renault Twingo Electric
  • Renault Zoe
  • Renault Kangoo Z.E.

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Renault Twingo Electric – da 22.950 euro

La Renault Twingo Electric – variante elettrica della terza generazione della citycar francese a trazione posteriore – monta un motore elettrico (montato posteriormente) da 82 CV e ha un’autonomia di 190 km.

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Renault Zoe – da 34.450 euro

La Renault Zoe è una piccola elettricatrazione anteriore disponibile in due varianti: R110 (109 CV e un’autonomia di 395 km) e R135 (136 CV e un’autonomia di 386 km).

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Renault Kangoo Z.E. – da 32.300 euro

La Renault Kangoo Z.E. – variante elettrica della seconda generazione della multispazio della Régie a trazione anteriore – ospita sotto il cofano un motore elettrico da 60 CV e ha un’autonomia di 230 km.

Le auto ibride plug-in Renault

  • Renault Mégane Sporter Plug-in Hybrid
  • Renault Captur Plug-in Hybrid

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Renault Mégane Sporter Plug-in Hybrid – da 37.250 euro

La Renault Mégane Sporter Plug-in Hybrid è la variante ibrida plug-in benzina della station wagon compatta della Régie a trazione anteriore (arrivata alla quarta generazione). Motore 1.6 ibrido plug-in benzina in grado di generare una potenza complessiva di 158 CV e un’autonomia in modalità elettrica di 50 km.

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Renault Captur Plug-in Hybrid – da 33.250 euro

La Renault Captur Plug-in Hybrid – variante ibrida plug-in benzina della seconda generazione della piccola SUV transalpina a trazione anteriore – monta un motore 1.6 ibrido plug-in benzina in grado di generare una potenza totale di 158 CV e può percorrere 50 km a emissioni zero.

Le auto ibride Renault

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  • Renault Clio Hybrid

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Renault Clio Hybrid – da 21.950 euro

La Renault Clio Hybrid è la variante ibrida benzina della quinta generazione della piccola d’Oltralpe a trazione anteriore. Il motore è un 1.6 ibrido benzina in grado di generare una potenza complessiva di 140 CV.

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Sorpasso a destra: quando si può fare e quando è vietato?

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È capitato a tutti gli automobilisti, almeno una volta, di vedere la scena di una vettura che sorpassa sulla corsia di destra, soprattutto in autostrada. Succede, anche se non dovrebbe, purtroppo; vediamo cosa dice il Codice della Strada sull’argomento e tutto ciò che è necessario sapere.

Sorpasso auto a destra: Codice della Strada

All’articolo 148 del Codice della Strada possiamo leggere: “Il sorpasso è la manovra mediante la quale un veicolo supera un altro veicolo, un animale o un pedone in movimento o fermi sulla corsia o sulla parte della carreggiata destinata normalmente alla circolazione”. Il sorpasso a destra è proibito in autostrada, chi lo effettua rischia una sanzione che va da 81 a 326 euro.

Infatti in questo caso è l’articolo 143 del Codice della Strada che indica che, in presenza di differenti corsie, è obbligatorio circolare sulla corsia libera più a destra. Chi non rispetta la legge viene punito con una multa di 38 euro e con la decurtazione di 4 punti dalla patente. Il sorpasso sulla destra in autostrada non è mai consentito; l’art. 148 in lo descrive comunque in questo modo: “controllo della strada, indicatore di direzione e passaggio rapido a fianco del veicolo davanti, rientrare immediatamente”.

Il superamento invece è possibile anche sulla corsia di destra, ma è importante comprendere la differenza. Se in autostrada un mezzo più lento continua a procedere sulla corsia centrale (comportamento tra l’altro vietato dal Codice della Strada) allora possiamo passarlo a destra, senza superare i limiti di velocità consentiti.

Si può superare un veicolo a destra solo se quest’ultimo non manifesta l’intenzione di spostarsi a destra e se la manovra non prevede il cambio di corsia. Non è chiarissimo però capire per quanto tempo (o per quanti km) bisogna restare nella stessa corsia dopo il superamento, visto che rimettersi in quella centrale in effetti vorrebbe dire aver commesso un sorpasso a destra, evidentemente vietato. Il Codice della Strada comunque ammette il sorpasso anche nella corsia di destra in alcune situazioni particolari.

Sorpasso a destra: quando è possibile per Legge

Troviamo la risposta completa all’articolo 148, comma 7 e 8: “Il sorpasso deve essere effettuato a destra quando il conducente del veicolo che si vuole sorpassare abbia segnalato che intende svoltare a sinistra ovvero, in una carreggiata a senso unico, che intende arrestarsi a sinistra, e abbia iniziato dette manovre”. E ancora: “Il sorpasso dei tram, qualora gli stessi non circolino in sede stradale riservata, deve effettuarsi a destra quando la larghezza della carreggiata a destra del binario lo consenta; se si tratta di carreggiata a senso unico di circolazione il sorpasso si può effettuare su ambo i lati”. Al comma 9 troviamo anche scritto: “Qualora il tram o il filobus siano fermi in mezzo alla carreggiata per la salita e la discesa dei viaggiatori e non esista un salvagente, il sorpasso a destra è vietato”.

Riassumendo, possiamo sorpassare a destra senza il rischio di prendere la multa:

  • in strade a senso unico, quando l’auto davanti ha intenzione di parcheggiare sul lato sinistro della strada;
  • se l’auto da sorpassare ha segnalato con le frecce che intende effettuare la svolta a sinistra;
  • se il tram non circola in una corsia riservata, ma deve assolutamente esserci lo spazio necessario per una manovra in sicurezza.

Attenzione: se il tram è fermo per la salita/discesa dei passeggeri e non c’è un salvagente, il sorpasso a destra è vietato.

Sorpasso a destra: le sanzioni

Quali sono i rischi per chi commette questa infrazione, vediamo le sanzioni previste dal Codice della Strada:

  • chi non occupa la carreggiata libera più a destra rischia una multa da 38 euro a 168 euro e la decurtazione di 4 punti dalla patente;
  • chi sorpassa a destra quando non consentito, rischia da 81 a 326 euro di multa e la decurtazione da 2 a 5 punti. Se l’automobilista è recidivo, quindi commette la stessa infrazione due volte in due anni, allora rischia anche la sospensione della patente da 1 a 3 mesi.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: le foto, i dati, il prezzo e le rivali

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Triumph ha mostrato le foto e i dati della Speed Triple 1200 RS: l’erede della 1050 (prezzo di 17.600 euro) arriverà nelle concessionarie della Casa britannica a marzo 2021.

Di seguito troverete tutto quello che c’è da sapere (comprese le rivali) sulla naked Triumph Speed Triple 1200 RS, l’ultima evoluzione della sportiva a tre cilindri inglese.

Triumph Speed Triple 1200 RS: il motore

Il nuovo motore a 3 cilindri della Triumph Speed Triple 1200 RS è un 1.160 cc che raggiunge una potenza di 180 CV (30 in più della 1050) a 10.750 giri e una coppia di 125 Nm (+8) a 9.000 giri.

Un propulsore completamente riprogettato più leggero di 7 kg nonostante la cubatura maggiorata e con un sound rivisto grazie agli interventi sul sistema di aspirazione e scarico.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: l’equipaggiamento

La dotazione della Triumph Speed Triple 1200 RS comprende – tra le altre cose – freni Brembo Stylema con leva MCS regolabile, pneumatici Metzeler Racetec RR e sospensioni Öhlins dal setting sportivo completamente regolabili (forcelle USD NIX30 all’anteriore e monoammortizzatore posteriore TTX36).

Per quanto riguarda la tecnologia segnaliamo invece la nuova strumentazione TFT da 5” a colori con funzione Lap Timer e due differenti temi per ottimizzare la lettura dei dati in ogni condizione di luce, il cambio elettronico Triumph Shift Assist up-and-down, l’Optimised Cornering ABS, l’Optimised Cornering Traction Control (disattivabile e con piattaforma inerziale IMU), 5 riding modes (compreso Track Mode), nuovi fanali full-LED, l’interfaccia completamente keyless e la connettività My Triumph Connectivity System.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: il peso

La Triumph Speed Triple 1200 RS pesa 198 kg in ordine di marcia, 10 in meno rispetto alla 1050 RS nonostante il motore più grosso. Il merito va soprattutto al telaio in alluminio completamente nuovo.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: cambio e frizione

La Triumph Speed Triple 1200 RS può vantare una nuova frizione multidisco antisaltellamento più leggera caratterizzata da un numero minore di dischi e da materiali compound.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: il design

Lo stile della Triumph Speed Triple 1200 RS è contraddistinto da linee tese e aggressive. La naked britannica – disponibile con due livree (Sapphire Black con accenti rossi e silver o Matt Silver Ice con grafiche nere, silver e gialle) – monta cerchi da 17” in alluminio con disegno a V.

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Triumph Speed Triple 1200 RS: il prezzo e le rivali

Triumph Speed Triple 1200 RS 17.600 euro
Aprilia Tuono V4 RR 16.140 euro
KTM 1290 Super Duke R 18.820 euro

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Cos’è il rapporto di compressione?


Il rapporto di compressione è un indice molto importante in quanto permette di valutare l’efficienza di un motore: più il valore è alto, più il rendimento è superiore.

Cos’è il rapporto di compressione?

Il rapporto di compressione è il rapporto tra il volume totale del cilindro quando il pistone è al punto morto inferiore dopo la fase di aspirazione e il volume che rimane nel cilindro quando il pistone è al punto morto superiore dopo la compressione.

In parole povere?

Si tratta del rapporto tra la cilindrata unitaria sommata al volume della camera di combustione e il volume della sola camera di combustione.

Come si calcola?

Per calcolare la cilindrata unitaria basta dividere la cilindrata per il numero dei cilindri del motore (o moltiplicare l’alesaggio per la corsa). Più complicato conoscere il volume della camera di combustione.

Perché i motori diesel hanno un rapporto di compressione più alto di quelli a benzina?

Il rapporto di compressione alto serve ad favorire l’accensione del gasolio nei motori diesel mentre su quelli a benzina rischierebbe di provocare detonazioni.

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Usato premium: SUV diesel

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Le SUV premium diesel sono molto richieste sul mercato dell’usato e mantengono prezzi elevati nonostante un’alimentazione poco amata dalle amministrazioni locali. Nella “top five” di questo mese, vinta dalla Mercedes GLC, abbiamo analizzato cinque proposte del 2018 con quotazioni che non superano i 50.000 euro.

La raffinata Sport Utility tedesca ha superato con grande facilità tre connazionali (BMW X3Mercedes GLC CoupéPorsche Macan) e la britannica Jaguar E-Pace. Scopriamo insieme la classifica, che prende in considerazione modelli a trazione integrale con potenze comprese tra 240 e 260 CV.

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8.6
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1° Mercedes GLC 350 d Premium

La Mercedes GLC 350 d Premium è una delle migliori SUV premium mai costruite e questo spiega il voto alto ottenuto in questa “top five”.

La Sport Utility della Stella – agile nelle curve e in grado di offrire consumi bassi (16,9 km/l dichiarati) – da nuova aveva un prezzo interessante (65.425 euro) e oggi si trova con facilità a 42.800 euro.

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7.0
/10

2° Mercedes GLC Coupé 350 d Sport

La Mercedes GLC Coupé 350 d Sport è una variante della GLC caratterizzata da un design più sexy che penalizza la praticità: i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione della testa.

L’ingombrante (4,73 metri di lunghezza) crossover teutonica è introvabile – più semplice rintracciare gli esemplari più vecchi – e le sue quotazioni sono inferiori a 35.000 euro.

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6.9
/10

3° BMW X3 xDrive30d 249 CV Msport

La BMW X3 xDrive30d 249 CV Msport è una SUV premium comoda spinta da un raffinato motore a sei cilindri in linea scattante (6 secondi sullo “0-100”) ma non molto pronto ai bassi regimi.

Facile da trovare usata a 42.000 euro, offre tanto spazio alle spalle e alla testa di chi si accomoda dietro.

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5.6
/10

4° Jaguar E-Pace 2.0D 240 CV R-Dynamic HSE

La Jaguar E-Pace 2.0D 240 CV R-Dynamic HSE è una SUV premium britannica costruita con grande cura. Piccola fuori (solo 4,40 metri di lunghezza) e con un abitacolo poco spazioso per le gambe dei passeggeri posteriori, può vantare un ampio bagagliaio non molto sfruttabile quando si abbattono i sedili dietro.

Introvabile di seconda mano (più semplice rintracciare le più economiche HSE) e con quotazioni che sfiorano i 40.000 euro, monta un motore 2.0 – una cilindrata contenuta che consente di risparmiare sull’assicurazione RC Auto – pronto ai bassi regimi ma poco scattante (“0-100” in 7,4 secondi), non molto potente (241 CV) e un po’ troppo assetato di gasolio (14,5 km/l dichiarati). Senza dimenticare il sound non eccelso dei quattro cilindri…

 

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4.9
/10

5° Porsche Macan S Diesel

La Porsche Macan S Diesel da nuova costava parecchio (66.800 euro) e oggi si trova senza problemi a 47.000 euro. Il tutto con una dotazione di serie povera: accessori fondamentali come i fari a LED, gli interni in pelle, il navigatore e i sensori di parcheggio all’epoca erano optional.

Il peso elevato incide negativamente sul piacere di guida nelle curve e sui consumi di gasolio e il cambio automatico (doppia frizione) a sette rapporti è poco fluido se paragonato alle trasmissioni della concorrenza.

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Noleggio auto, cosa sapere per una riconsegna senza costi aggiuntivi

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Noleggiare un’auto a breve termine è una possibilità interessante per chi viaggia e non ha sempre la possibilità di portarsi la propria vettura. Si tratta di una scelta molto comoda e utile per differenti motivi e necessità. È differente dal noleggio a lungo termine, perché è una formula che può essere richiesta anche solo per alcuni giorni (o meno).

Quando è consigliato il noleggio a breve termine

Può essere utile:

  • se si ha la patente, ma non un’auto propria con cui viaggiare;
  • dopo un viaggio in pullman, treno o aereo;
  • quando la propria auto non è utilizzabile per differenti motivi.

Vediamo come riconsegnare la macchina senza che si presentino imprevisti snervanti.

Noleggio auto: controllare il contratto

La prima cosa da fare è verificare ogni clausola del contratto, si tratta infatti di un documento molto importante, da rispettare in ogni sua voce, se non si vuole rischiare di incorrere in costi aggiuntivi alla riconsegna del veicolo. Leggete attentamente il contratto di noleggio auto e evitate qualsiasi inconveniente. Non dimenticate che la società indica anche la data, l’ora e il luogo in cui restituire la vettura al termine del periodo concordato.

Riconsegnare in tempo l’auto a noleggio

Altra cosa da non dimenticare, anche se sembra scontato, è non riconsegnare mai la vettura alla società di noleggio oltre l’orario previsto nel contratto. Questo infatti consente di risparmiarsi eventuali costi aggiuntivi, oltre che evitare un problema al noleggiatore e ai successivi clienti, che contano sulla puntualità per poter consegnare (e ricevere) il proprio veicolo quando previsto. Il cliente che viene dopo di voi, infatti, se consegnate l’auto in ritardo, deve aspettare prima di poterla ricevere.

Come evitare spese aggiuntive nel noleggio auto: cercare la stazione di servizio più vicina

Prima di riconsegnare l’auto presa a noleggio a breve termine, bisogna fare rifornimento di carburante. Per questo motivo potrebbe essere molto utile cercare la stazione di servizio più vicina al punto di consegna. Nel caso di noleggio a breve termine infatti ogni vettura deve obbligatoriamente essere consegnata rifornita al massimo (dovrebbe sempre essere previsto da contratto). Chi consegna l’auto alla società di noleggio senza prima provvedere a fare il pieno potrebbe dover pagare molto di più di un rifornimento completo alla pompa di benzina. Le società di noleggio infatti possono applicare una tassa per litro, sicuramente superiore al reale prezzo del carburante.

Prima di consegnare l’auto a noleggio, controllala minuziosamente

Evita di lasciare i tuoi oggetti personali in macchina, ricorda infatti che la vettura verrà consegnata ad altri clienti dopo di te (in alcuni casi immediatamente) e quindi potresti perdere i tuoi oggetti per sempre. Altro controllo da fare è senza dubbio quello sull’eventuale presenza di danni esterni o interni. Nel caso in cui ci siano dei “problemi”, graffi, ammaccature, malfunzionamenti, prendi nota per segnalarle alla società di noleggio (se necessario scatta delle foto) in modo da evitare addebiti illeciti.

Per qualsiasi dubbio, contatta la società di noleggio

Nel caso di incertezze sulle modalità di riconsegna del mezzo, il consiglio è senza alcun dubbio contattare la compagnia di noleggio auto a breve termine, che può rispondere a qualsiasi domanda. Abbiamo cercato di riassumere i consigli più utili per risparmiare tempo e denaro durante la riconsegna di un veicolo noleggiato per un breve periodo, senza avere alcuna preoccupazione e evitando imprevisti.

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Dash Cam per l’auto: che cos’è e a chi potrebbe servire

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La Dash Cam è quella che possiamo altrimenti chiamare “telecamera da cruscotto”, dispositivo elettronico che serve per l’acquisizione di immagini e che si può applicare sul parabrezza per registrare gli eventi che accadono all’esterno dell’auto o per riprendere la cabina interna. Si tratta di un accessorio molto diffuso negli ultimi anni, che videoregistra interno e esterno del veicolo, tutelando l’automobilista in caso di tentativi di truffa e/o sinistri.

Come funziona la Dash Cam?

È una telecamera che, una volta installata, non deve essere azionata manualmente ma continua la sua registrazione. Si tratta di una tecnologia legale, i file possono essere mostrati alle autorità.

Come è fatta

Si tratta di una fotocamera digitale piccola, a doppia lente e un angolo visuale ampio. Riesce a effettuare riprese di alta qualità, fino a 30 fotogrammi al secondo, anche in situazioni di scarsa luminosità. È facile installarla in auto e permette di registrare quello che succede dentro e fuori dall’abitacolo, sia mentre si è in viaggio, che durante la sosta in un parcheggio. Registra immagini di alta qualità in movimento, anche ad alta velocità.

In genere la Dash Cam si fissa con la ventosa sul parabrezza e si ricarica con la presa accendisigari. La scheda memoria interna può avere capienza differente a seconda del modello, il requisito minimo è di 64 GB. Chi usa una Dash Cam deve effettuare un download periodico dei video, salvando quelli eventualmente utili. Alcune telecamere sovrascrivono in automatico i nuovi filmati sui file più vecchi, non interrompendo mai la ripresa.

Per chi e quando può essere utile la Dash Cam?

Si tratta di un dispositivo utile in caso di sinistro stradale, tentativi di truffa e contenziosi, grazie al video che mostra quanto accaduto con immagini non alterate; si tratta di un rilevamento in tempo reale, una sorta di testimonianza diretta, che può essere mostrata sia alle Forze di Polizia che alla compagnia assicuratrice, per ricostruire la dinamica dei fatti.

La presenza della Dash Cam può essere molto utile anche in caso di atti di vandalismo, quando il veicolo è in sosta, oppure per casi di collisione e tamponamento. Si tratta di un dispositivo che può registrare anche ciò che accade all’interno dell’abitacolo, utile soprattutto per i tassisti notturni. C’è da considerare anche la variante “piacevole” della Dash Cam, che può registrare viaggi con amici e familiari.

Dash Cam, la Legge italiana

I filmati registrati dalla Dash Cam hanno efficacia di prova solo se non contestati da parte avversa. Secondo una sentenza della Corte di Cassazione “l’eventuale disconoscimento della parte avversa deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendo concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta” (Cassazione Civile, Sez. Lav., 21/09/2016, n. 18507).

Questo significa che i video si possono utilizzare come prova se non sono contestati dalle parti. In ogni caso la contestazione non può essere meramente generica, ma basarsi su fatti convincenti. In ogni caso, se necessario, il Giudice deve valutare se il video può essere usato per risolvere il contenzioso.

Il Garante per la tutela dei dati personali ha emanato il Provvedimento sulla videosorveglianza per stabilire quando è necessario avere il consenso per la rivelazione delle immagini e la diffusione di dati privati a enti pubblici. La Dash Cam può essere usata solo da una persona fisica per attività personali.

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Nuova Opel Crossland: una vettura fedele al proprio DNA

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Credits: Opel

La sostanza non è cambiata: la Crossland rimane fedele al proprio DNA. Suv dalle dimensioni compatte con abitabilità e spazi interni degni di una vettura di categoria superiore.

Questa generazione di Crossland si rifà agli stilemi delle Opel di ultima generazione. Tutta nuova la parte frontale dove spicca il rinnovato logo della Casa tedesca, incorniciato da un motivo allungato di colore nero che arriva a inglobare anche i fari anteriori adattivi full LED. Elemento ripreso anche nella parte posteriore dove spiccano i fari fumé. Inedite anche le protezioni sottoscocca anteriori e posteriori e, la nostra versione in prova, è impreziosita dalla modanatura cromata della portiera.

All’interno lo spazio non manca a tutto vantaggio del confort degli occupanti. Degni di nota i sedili posteriori scorrevoli e reclinabili, disponibili con la suddivisione 60/40. Ottima anche la capacità di carico del bagaglio che arriva – con i sedili posteriori totalmente ripiegati – alla capacità di 1.255 litri.

Tutti gli occupanti possono inoltre beneficiare di sistemi infotainment che arrivano a comprendere la Radio Multimedia IntelliLink con schermo touch a colori da 7 pollici ed il top di gamma Multimedia Navi IntelliLink con schermo touch a colori da 8 pollici, entrambe con accesso USB, comandi al volante e connettività bluetooth. Le unità multimediali sono compatibili anche con Apple CarPlay e Android Auto, offrendo gli esclusivi servizi ‘OpelConnect’ e LIVE Navigation.

Ampia la gamma di motorizzazioni disponibili, sia benzina, sia diesel, tutti con cilindrate comprese fra 1.200 e 1.500 cc. Sia i motori benzina (83 e 130 CV), sia i propulsori diesel (110 e 120 CV) sono Euro 6d. L’esemplare della nostra versione in prova è il 1.500 diesel da 110 CV, abbinato al cambio manuale a 6 marce.

La nuova Opel Crossland può essere richiesta anche con l’allestimento GS Line, che si contraddistingue per nuove molle e ammortizzatori per le sospensioni anteriori McPherson e l’asse posteriore con barra di torsione.

Il tutto a vantaggio di una motricità che può contare sul supporto del sistema adattivo di controllo della trazione Opel IntelliGrip. Anche in presenza della trazione su 2 ruote, il sistema consente motricità ottimale e stabilità su differenti tipi di superfici insidiose, come neve, fango e sabbia.

Non mancano, naturalmente, gli ADAS di ultima generazione, fra cui la frenata automatica d’emergenza con rilevamento vetture e pedoni, il riconoscimento dei segnali stradali e il segnale per il mantenimento della corsia.

La nuova Opel Crossland è già disponibile nelle concessionarie con un prezzo di listino che parte da 20.850 Euro.

Opel Crossland

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