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Promozioni auto febbraio 2021: le occasioni del mese

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Le promozioni auto di febbraio 2021 sono particolarmente interessanti. I motivi sono due: un mercato in crisi e incentivi corposi.

Le offerte più ricche del mese riguardano soprattutto modelli giapponesi e vetture appartenenti al segmento delle SUV compatte, anche se non mancano proposte di altre nazioni e di altre categorie. Scopriamole insieme.

Promozioni auto febbraio 2021: le occasioni del mese

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Audi A6 Avant

L’Audi A6 Avant 40 2.0 TDI quattro Business Sport costa ufficialmente 66.995 euro ma grazie alle promozioni di febbraio 2021 della Casa tedesca bastano 59.403,51 euro per acquistarla. L’offerta – che comprende l’estensione di garanzia Audi Extended Warranty di 1 anno/60.000 km – va abbinata obbligatoriamente al finanziamento Audi Financial Services (TAN fisso 3,49%, TAEG 4,06%): anticipo di 20.667,43 euro, 35 rate da 379 euro e una maxirata finale di 29.355,32 euro.

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Cupra Formentor

Grazie alle promozioni Cupra di febbraio 2021 sono sufficienti 28.503,78 euro (anziché 31.250) per portarsi a casa la Formentor “base” (la 1.5 TSI). Il finanziamento abbinato (TAN fisso 3,99%, TAEG 4,88%) comprende un anticipo di 5.300 euro, 35 rate da 265 euro e una maxirata finale da 16.635,62 euro.

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Dacia Duster

febbraio 2021 la Dacia DusterGPL più economica in commercio – la 1.0 TCe ECO-G Essential – costa 13.750 euro invece di 15.000. Il finanziamento Simply Dacia abbinato (TAN fisso 5,25%, TAEG 7,23%) comprende: anticipo di 3.400 euro, 36 rate da 150,07 euro e una maxirata finale di 7.500 euro.

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DR dr 5.0

1.500 euro: è questo lo sconto previsto dalle promozioni DR di febbraio 2021 sulla dr 5.0 “entry level” – la 1.5 (da 18.900 a 17.400 euro) – in caso di rottamazione di qualsiasi usato, indipendentemente da chi ne sia il proprietario e a prescindere dall’anzianità e dalla classe omologativa. L’offerta è valida esclusivamente per modelli in stock disponibili in rete.

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DS 7 Crossback

Grazie alle promozioni DS di febbraio 2021 e agli incentivi è possibile beneficiare di 8.000 euro di vantaggi sulla DS 7 Crossback E-Tense Grand Chic (da 55.200 a 47.200 euro). L’0fferta è valida in caso di rottamazione di un veicolo con più di 10 anni.

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Honda Jazz

Lo sconto di 4.600 euro previsto dalle promozioni Honda di febbraio 2021 sulla Jazz consente di acquistare la versione più economica – la Comfort – con 17.900 euro anziché 22.500. Il finanziamento abbinato (TAN fisso 4,96%, TAEG 6,31%) comprende: anticipo di 3.050 euro, prima rata a 30 giorni, 47 rate da 179 euro e una maxirata finale da 9.225 euro ulteriormente rifinanziabile entro 45 giorni dalla scadenza (TAEG massimo 6,60%).

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Kia Picanto

La Kia più economica del listino – la Picanto 1.0 City – costa ufficialmente 12.350 euro ma grazie alle promozioni di febbraio 2021 della Casa coreana bastano 8.400 euro per acquistarla in caso di permuta o rottamazione di un veicolo di proprietà del Cliente da almeno tre mesi. L’offerta può diventare ancora più vantaggiosa (7.400 euro) se si aderisce al finanziamento Scelta Kia Special (TAN fisso 6,01%, TAEG fisso 9,56%): anticipo di 400 euro, 35 rate mensili da 129 euro e una maxirata finale di 4.446 euro.

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Lexus NX

8.000 euro (da 53.000 a 45.000 euro): è questo lo sconto previsto dalle promozioni Lexus di febbraio 2021 sulla NX “entry level” (la Premium) in stock in caso di rottamazione o permuta.

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Mahindra KUV100

Le promozioni Mahindra di febbraio 2021 consentono di acquistare la KUV100 “base” – la K6+ – con 2.000 euro di sconto (da 11.990 a 9.990 euro). L’0fferta è valida solo per veicoli in stock Euro 6d-temp ed esclusivamente se si aderisce al finanziamento Formula Vantaggi Mahindra (TAN fisso 6,45%, TAEG 8,94%): anticipo zero, prima rata a 30 giorni e 84 rate mensili da 167 euro.

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Nissan Juke

febbraio 2021 la Nissan Juke N-Connecta costa 19.100 euro invece di 24.000 euro in caso di rottamazione di un veicolo di classe inferiore a Euro 6 immatricolato prima dell’1 gennaio 2011: merito delle promozioni della Casa giapponese e degli incentivi statali. L’offerta può diventare ancora più vantaggiosa – 17.900 euro – se si aderisce al finanziamento Intelligent Buy (TAN fisso 5,49%, TAEG 6,81%): anticipo di 1.988 euro, 36 rate da 199 euro e una maxirata finale di 12.960 euro.

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Come pulire il tettuccio di un’auto in maniera accurata e precisa

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I tessuti del cielo dell’auto col tempo si possono ingiallire e ingrigire, ma basta sapere utilizzare i detergenti giusti per fare una pulizia accurata senza rovinare il materiale. Anche il rivestimento del tetto della macchina risente della presenza della polvere che si appoggia su ogni superficie, ma a volte non ci si pensa.

Eppure si possono formare dei fastidiosi aloni sia sul tettuccio in tessuto che sul tetto panoramico in vetro. Quello che per molti è noto anche come cielo e che si trova sopra le teste dei passeggeri, deve ricevere le stesse attenzioni di ogni altra componente interna dell’auto. Come abbiamo già visto infatti, oltre alla carrozzeria e agli esterni di ogni veicolo, meritano la dovuta pulizia anche i sedili, il volante, il cruscotto e molto altro, come vetri e cristalli

Le cause del tettuccio rovinato e macchiato

Il vizio del fumo in macchina è una delle principali cause della formazione di macchie sul tettuccio e non solo; un’abitudine malsana sia per la propria salute che per quella degli interni dell’auto. Il fumo della sigaretta può ingiallire e ingrigire ogni componente interna, oltre a impregnare la tappezzeria di un cattivissimo odore e a riempire l’abitacolo di cenere. Sarebbe meglio quindi evitare di fumare in auto, già lo smog e l’inquinamento atmosferico in generale sono cause di deterioramento, cattivi odori e ingiallimento dei tessuti.

Come eliminare aloni e polvere dal tettuccio dell’auto

Le macchie dovute alla polvere e al fumo in auto possono essere eliminate facilmente, basta utilizzare i detergenti appositi che si trovano in commercio e seguire le indicazioni che vengono riportate sulle confezioni.

Questi prodotti in genere devono essere spruzzati sulle superfici da trattare, lasciando poi loro il tempo di agire (qualche secondo), poi è necessario strofinare in maniera energica, evitando di provocare dei danni. Sarebbe preferibile utilizzare un panno in microfibra pulito (asciutto oppure leggermente umido). È importante procedere trattando una piccola zona per volta.

Anche le macchie causate dall’umidità possono essere eliminate dal tettuccio dell’auto o dal tessuto dei sedili. Bisogna avere molta pazienza e, anche in questo caso, comprare i detergenti giusti. I tessuti trattati e curati a dovere, senza prodotti aggressivi, possono davvero riacquisire una nuova luce.

Attenzione: c’è una cosa molto importante da sapere, un’operazione assolutamente necessaria da fare prima di procedere con la pulizia. Bisogna conoscere lo stato di salute del padiglione, picchiettando delicatamente il tetto con le dita per essere sicuri che il telaio dell’auto sia ancora ben solido e che la spugna eventualmente secca non cada come “pioggia di polvere” in microscopiche particelle nell’auto. Per la pulizia del tetto, se non vi fidate a eseguirla autonomamente, fate fare il lavoro ad un esperto.

Pulizia del tettuccio dell’auto: il vapore

Spesso si vuole utilizzare il getto del vapore, come quando si fanno le pulizie di fino in casa, per igienizzare e pulire al meglio anche la macchina. Attenzione però, perché un getto di vapore potrebbe anche intaccare la compattezza del rivestimento in tessuto-spugna-cartone del tettuccio dell’auto, che richiede molta attenzione e delicatezza. Il distaccamento o deterioramento del padiglione del tetto infatti spesso è causato proprio (oltre che dall’esposizione prolungata dell’auto al sole) da pulizie incaute, con prodotti e tecniche aggressivi, che portano allo sgretolamento della spugna, andando a formare delle bolle e dei rigonfiamenti antiestetici.

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Mazda MX, la storia

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MX è una sigla importante per Mazda. Queste due lettere vengono assegnate dalla Casa giapponese solo a modelli innovativi e originali, vetture che rappresentano una sfida a creare e fornire nuovi valori senza essere limitate dalle convenzioni.

Di seguito troverete la storia completa di tutte le Mazda MX: auto di serie, da corsa e concept car che hanno saputo distinguersi in un panorama automotive spesso troppo omologato.

Mazda MX: l’evoluzione
Le prime concept dal 1981
Mazda MX-6 prima generazione 1987
Mazda MX-5 NA 1989
Mazda MX-3 1991
Mazda MX-6 seconda generazione 1991
La MX da corsa 1992
Mazda MX-5 NB 1998
Le concept del Terzo Millennio dal 2001
Mazda MX-5 NC 2005
Mazda MX-5 ND 2015
Mazda MX-30 2020

Mazda MX: le prime concept (1981)

Negli anni ’80 del XX secolo Mazda usa la sigla MX per battezzare diverse concept dotate di contenuti tecnologici innovativi.

La prima Mazda MX di sempre è il prototipo MX-81 Aria del 1981: una berlina progettata da Bertone sulla base della 323 con un design esterno caratterizzato da gruppi ottici anteriori a scomparsa e da fanali posteriori montati in alto. Nell’abitacolo spiccano invece il volante rettangolare incassato, il cockpit a schermo TV e i sedili anteriori oscillanti.

La concept Mazda MX-02 del 1983 presenta fiancate pulite, grandi finestrini, specchietti retrovisori esterni svasati e copriruota posteriori aerodinamici. Per quanto riguarda le innovazioni sotto la pelle troviamo invece le ruote posteriori sterzanti e l’head-up display sul parabrezza.

Nel 1985 è la volta del terzo prototipo MX di Mazda, la MX-03: una sportiva Wankel a trazione integrale con tre rotori (potenza di 315 CV), quattro ruote sterzanti, un’aerodinamica curatissima (Cx di 0,25) e un’originale cloche da aereo al posto del volante.

Due anni più tardi tocca alla concept Mazda MX-04motore Wankel anteriore, trazione posteriore e due set di pannelli di fibra di vetro rimovibili che permettono di trasformare la vettura (coupé con parte superiore interamente vetrata o roadster con fiancate aperte in stile buggy).

Mazda MX-6 prima generazione (1987)

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In breve
Anno di debutto 1987
Durata generazione 5 anni
Numero restyling 0

La prima Mazda MX di serie – la prima generazione della MX-6 – vede la luce nel 1987 ma non viene commercializzata in Italia: una coupétrazione anteriore con una gamma motori composta da unità da 1,8 a 2,2 litri.

Mazda MX-5 NA (1989)

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In breve
Anno di debutto 1989
Durata generazione 8 anni
Numero restyling 0

Mentre l’industria automobilistica sta abbandonando le auto sportive economiche Mazda sfida le convenzioni e lancia nel 1989 una classica spidertrazione posteriore: un modello che diventerà la sportiva a due posti più venduta di sempre. La prima generazione della Mazda MX-5 (nota anche con la sigla NA) debutta con un motore 1.6 da 116 CV, affiancato nel 1994 da un 1.8 da 131 CV. L’anno seguente la potenza del 1.6 scende a 90 cavalli.

Mazda MX-3 (1991)

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In breve
Anno di debutto 1991
Durata 7 anni
Numero restyling 0

La Mazda MX-3 – nata nel 1991 – è una coupé hatchback a trazione anteriore a quattro posti spinta da un piccolissimo motore V6 (1.8 da 133 CV). La potenza scende a quota 129 nel 1994, anno in cui questo propulsore viene affiancato da un più tradizionale 1.6 da 107 CV.

Mazda MX-6 seconda generazione (1991)

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In breve
Anno di debutto 1991
Durata generazione 6 anni
Numero restyling 0

La seconda (nonché ultima) generazione della Mazda MX-6 si distingue dall’antenata per un design più sinuoso. I motori? Quattro cilindri e V6 da 2 a 2,5 litri.

La MX da corsa

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Nel 1992 Mazda, dopo aver vinto la 24 Ore di Le Mans l’anno prima, si ritrova senza la possibilità di schierare una vettura dotata di motore rotativo (messo al bando dalla FIA). La Casa di Hiroshima per rimediare acquista una Jaguar XJR-14 (campionessa del mondo sportprototipi in carica) e un motore Judd 3.5 V10, li unisce e ribattezza la vettura Mazda MXR-01. Il mix non si rivela vincente: zero vittorie e un secondo posto alla 500 km di Silverstone ottenuto dal brasiliano Maurizio Sandro Sala e dal britannico Johnny Herbert come miglior risultato.

Mazda MX-5 NB (1998)

In breve
Anno di debutto 1998
Durata generazione 7 anni
Numero restyling 1

La seconda generazione della Mazda MX-5 (nota anche come NB) vede la luce nel 1998: leggermente più grande dell’antenata e con fari anteriori tradizionali al posto di quelli a scomparsa, ha una gamma motori composta da un 1.6 da 110 CV e da un 1.8 da 140 CV. In occasione del restyling del 2001 (nuovi gruppi ottici, paraurti ridisegnato con fendinebbia inediti, sedili modificati, consolle centrale rivista e interventi al tunnel, al volante e alla strumentazione) la potenza dell’unità più grintosa sale fino a 146 CV.

Le concept del Terzo Millennio

Agli inizi del Terzo Millennio Mazda torna a usare la sigla MX per battezzare alcune concept che anticipano le forme di diversi modelli di serie. Nel 2001 nasce la MX-Sport Tourer (monovolume con porte freestyle e linee sinuose) mentre l’anno seguente è la volta della MX-Sport Runabout (“mamma” della Mazda2).

Il prototipo MX-Sportif del 2003 è un’anticipazione della Mazda3 e l’anno successivo debuttano la MX-Flexa con porte posteriori scorrevoli (da cui vedrà la luce la Mazda5) e la MX-Microsport (una concept di hatchback destinata agli USA). La svolta arriva però con la MX-Crossport del 2005: una SUV ispirata alla RX-8 con passaruota scolpiti, fari sottili e linee di cintura audaci. Un design che verrà usato come base da tutte le crossover del marchio nipponico della seconda metà degli anni ’00 del XXI secolo.

Mazda MX-5 NC (2005)

In breve
Anno di debutto 2005
Durata generazione 10 anni
Numero restyling 2

La terza generazione della Mazda MX-5 (chiamata anche NC) viene svelata nel 2005 e rappresenta una rivoluzione stilistica rispetto al passato. Più grande fuori e dentro (e anche più pesante), può vantare una gamma motori composta da un 1.8 da 126 CV e da un  2.0 da 160 CV. Nel 2006 esordisce l’inedita variante Roadster Coupé con tetto apribile rigido in metallo mentre due anni più tardi è la volta di un restyling che porta interni più curati e un frontale più incisivo. Risale al 2013 il secondo lifting, più leggero del primo.

Mazda MX-5 ND (2015)

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In breve
Anno di debutto 2015
Durata in corso
Numero restyling 1

La quarta generazione della Mazda MX-5 (sigla ND) – quella attualmente in commercio – nasce nel 2015 e può essere considerata un “ritorno al passato”: dimensioni compatte e peso ridotto. Il tutto vestito con linee spigolose che nascondono una gamma motori composta da un 1.5 da 131 CV e un 2.0 da 160 CV. Nel 2017 arriva la variante RF con tetto apribile rigido in metallo mentre l’anno successivo è la volta di un Model Year che porta propulsori più potenti – 1.5 da 132 CV e 2.0 da 184 CV – e lievi cambiamenti estetici.

Mazda MX-30 (2020)

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In breve
Anno di debutto 2020
Durata in corso
Numero restyling 0

La MX-30 del 2020 – la prima Mazda elettrica della storia – è una SUV compatta a emissioni zero spinta da un motore da 145 CV e dotata di una piccola batteria da 35,5 kWh che permette di percorrere solo 200 km con un “pieno” di energia. La crossover giapponese si riscatta con un design originale (niente montante centrale e piccole portiere posteriori con apertura controvento) e con un abitacolo curatissimo realizzato con materiali ecocompatibili: fibre ottenute con bottiglie di plastica riciclata utilizzate per i rivestimenti delle porte, tessuti per i sedili con fino al 20% di filo riciclato, similpelle prodotta con acqua anziché con solventi organici e sughero proveniente dalla produzione di tappi per bottiglie impiegato nella consolle centrale e sulle impugnature delle porte.

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Fonte:

Husqvarna Svartpilen 125: le foto, i dati e il prezzo

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Husqvarna ha svelato le foto e i dati della Svartpilen 125: la variante della “freccia nera” rivolta ai giovani è già in vendita al prezzo di 5.510 euro.

Di seguito troverete tutto quello che c’è da sapere sulla Husqvarna Svartpilen 125, spinta da un motore Euro 5 da 15 CV e guidabile con la patente A1.

Husqvarna Svartpilen 125: la tecnica

La dotazione tecnica della Husqvarna Svartpilen 125 – caratterizzata da un peso di 146 kg senza benzina – comprende freni ByBre (pinza anteriore radiale a quattro pistoncini ad azionamento idraulico, pinza posteriore flottante a pistoncino singolo, dischi forati da 320 mm anteriore e 230 mm posteriore), ABS Bosch disattivabile al posteriore, forcella WP Apex a cartuccia aperta da 43 mm e mono WP Apex.

Senza dimenticare le ruote a raggi anteriore e posteriore da 17” con pneumatici Pirelli Scorpion Rally STR e le pedane lavorate CNC.

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Husqvarna Svartpilen 125: il design

Lo stile originale e sexy della Husqvarna Svartpilen 125 è impreziosito dal telaio a traliccio verniciato in nero, dal carter motore color bronzo e dalla componentistica anodizzata.

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Husqvarna Svartpilen 125: il prezzo

Husqvarna Svartpilen 125 5.510 euro

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Fonte:

Nuova DS 4: le foto e i dati

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DS ha svelato le foto e i dati della nuova DS 4: la seconda generazione della compatta premium francese arriverà in Italia nel quarto trimestre del 2021.

Nuova DS 4: i motori

La gamma motori della seconda generazione della DS 4 sarà composta da cinque unità sovralimentate, tutte abbinate a un cambio automatico (convertitore di coppia) a otto rapporti:

  • un 1.2 turbo tre cilindri PureTech a benzina da 130 CV
  • un 1.6 turbo benzina PureTech da 180 CV
  • un 1.6 turbo benzina PureTech da 225 CV
  • un 1.6 turbo ibrido plug-in benzina E-Tense da 225 CV
  • un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 130 CV

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DS 4: le dimensioni

La DS 4 è lunga e larga come una Ford Focus – rispettivamente 4,40 e 1,83 metri – ed è alta come un’Alfa Romeo Giulietta: 1,47 metri.

Il bagagliaio ha una capienza di 430 litri ed è impreziosito da un portellone ad apertura motorizzata.

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DS 4: il design

Nel frontale della nuova DS 4 spiccano i fari DS Matrix LED Vision che combinano luci a matrice di LED e direzionali accompagnati da nuove luci diurne estese composte da un totale di 98 LED mentre nel profilo della compatta premium transalpina troviamo le maniglie a scomparsa – soluzione già vista su DS 9 e DS 3 Crossback – e le ruote di grande diametro (cerchi in lega da 19” o 20”).

La coda abbassata si protende su un lunotto molto inclinato arricchito da una serigrafia smaltata.

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DS 4: gli interni

L’abitacolo della nuova DS 4 presenta tante soluzioni eleganti e originali. Un esempio? Le bocchette d’aerazione: quelle al centro sono celate tra i comandi del climatizzatore mentre quelle laterali sono integrate nelle portiere.

Vicino al cambio svetta invece il DS Smart Touch, un piccolo touchscreen da 5 pollici che consente di gestire le funzioni dell’auto senza passare dall’ampio display a centro plancia.

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Nuova DS 4: le versioni

La seconda serie della DS 4 sarà disponibile in tre versioni: “normale”, Cross e Performance Line.

La DS 4 Cross, ispirata al mondo delle SUV, si distingue esteticamente per la parte inferiore del paraurti avvolta da una protezione e da una vernice nera opaca, per il contorno superiore dei finestrini nero lucido, per la griglia della calandra nera brillante, per le barre sul tetto e per i cerchi specifici. Per quanto riguarda la tecnica segnaliamo il sistema Advanced Traction Control per una motricità rinforzata (con modalità di guida sabbia, neve e fango) e il controllo della velocità in discesa Hill Assist Descent Control.

La DS 4 Performance Line, rivolta a chi cerca la sportività, risponde invece con numerosi dettagli esterni neri (DS Wings, barra tra i fanali posteriori, griglia anteriore, cornici dei finestrini laterali e cerchi in lega) e interni esclusivi. Dentro troviamo il cruscotto, le portiere e l’intera consolle centrale in Alcantara, sedili adornati con tessuto in Basalto con Alcantara rifiniti con ricami e speciali cuciture oro e carbonio e inserti in carbonio sul volante.

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Assistenza alla guida

Il DS Extended Head Up Display proietta le informazioni essenziali per la guida quattro metri davanti al parabrezza per accompagnare lo sguardo del guidatore su una diagonale di 21” mentre la sospensione controllata DS Active Scan Suspension si adatta in base alle condizioni della strada (visualizzate in anticipo da una telecamera posta nella parte superiore del parabrezza).

Per quanto riguarda gli altri sistemi di assistenza alla guida segnaliamo il DS Drive Assist 2.0 con nuove funzionalità come il sorpasso semiautomatico, la regolazione della velocità in curva e la raccomandazione anticipata della velocità presente nei segnali stradali.

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Che cos’è l’ESP e come può essere decisivo in caso di incidente

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Le auto di nuova generazione sono certamente molto più sicure rispetto a quelle che utilizzavamo anni fa. Sono complete infatti di ogni tipologia di dispositivo di sicurezza, sia passivo, come gli airbag, i seggiolini per i bambini, le cinture di sicurezza e i poggia testa, sia attivo, come il TCS, l’ABS e l’ESP.

Ma che cos’è in particolare l’ESP? È un sistema in grado di intervenire in caso di sbandata. Vediamo come funziona quello che si chiama “controllo elettronico della stabilità”, dispositivo che aiuta a mantenere una guida più sicura.

Che cos’è l’ESP in auto?

È il dispositivo di controllo elettronico della stabilità, indicato appunto con la sigla ESP (Electronic Stability Program). In realtà comunque, è giusto saperlo, esistono anche altre sigle con le quali viene indicato questo sistema di sicurezza. A volte viene chiamato VDC (Vehicle Dynamic Control), altre VSC (Vehicle Stability Control) e ancora DSC (Dynamic Stability Control) e ESC (Electronic Stability Control). Il concetto è comunque sempre lo stesso, si tratta di un insieme di componenti che vengono messi a punto per migliorare la stabilità dell’auto. L’obiettivo è correggere la traiettoria del mezzo, mantenendolo su strada, cercando di evitare il più alto numero di sbandate e eventuali incidenti. Quando si attiva l’ESP? Ogni volta che le ruote sembrano non reagire più prontamente alle impostazioni del volante.

Come funziona l’ESP?

Le situazioni che si possono creare generalmente sono due:

  • sottosterzo, accade quando l’auto, solitamente in curva, tende a portarsi all’esterno della traiettoria comandata dal conducente. Un esempio? Affrontando una curva verso destra, il veicolo si allarga verso sinistra. Per recuperarlo bisogna assolutamente decelerare per tornare a far aderire perfettamente le ruote anteriori, e quindi girare lo sterzo nella direzione della sbandata. Non è sicuramente una manovra semplice, e potrebbe anche portare a una situazione di sovrasterzo;
  • sovrasterzo è invece il contrario di quanto appena descritto: il mezzo tende a chiudere eccessivamente una curva. Un esempio? Un sovrasterzo con perdita totale dell’aderenza del posteriore degenera in un testacoda. Per correggere il sovrasterzo si deve indurre il controsterzo, girando lo sterzo in direzione opposta e accelerando. Anche in questo caso non è facile controllare l’auto.

Quando il mezzo quindi perde aderenza, come in queste situazioni, entra in gioco l’ESP.

Da cosa è composto l’ESP?

L’ESP quindi interviene nel momento in cui l’auto perde stabilità uscendo dalla traiettoria comandata; agisce sulla singola ruota o sulle ruote che hanno perso aderenza. Funziona grazie alle componenti che formano il sistema. Possiamo semplificare il discorso dicendo che ci sono tre classi di sensori e una centralina di controllo. I primi sensori si trovano sulle ruote, e monitorano i giri che danno. L’altro sensore invece considera la rotazione dell’auto rispetto al proprio asse, e così trasmette alla centralina la direzione in cui si sposta l’auto. Il terzo e ultimo è il sensore di sterzata, che indica in che direzione sta girando il volante il guidatore. Chi raccoglie tutti questi dati? La centralina, che così riesce a captare se delle ruote stanno girando più o meno velocemente delle altre e se l’auto risponde ai comandi che il conducente dà tramite il volante.

Come funziona?

Dopo aver spiegato quindi di cosa si tratta, è più facile capire come funziona l’ESP: è in grado di percepire autonomamente quando è il caso di intervenire, riconoscendo una sbandata. Quando individua la ruota che perde aderenza, agisce sulla potenza del motore e eventualmente sui freni, diminuisce quindi i giri delle ruote coinvolte, ristabilisce l’aderenza, e riporta l’auto in asse, correggendo la sbandata (se possibile).

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Blocco camion 2021: il calendario e le date

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L’elenco dei giorni del 2021 nei quali i camion e i mezzi pesanti oltre le 7,5 tonnellate non potranno circolare (salvo deroghe) fuori dai centri abitati è stato stabilito da un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Di seguito troverete il calendario completo del divieto di circolazione per i mezzi pesanti disposto dal Ministero e relativo al 2021.

2021: i giorni di divieto per i TIR

Gennaio 2021

Venerdì 1 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 3 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Mercoledì 6 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 10 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 17 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 24 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 31 gennaio 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Febbraio 2021

Domenica 7 febbraio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 14 febbraio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 21 febbraio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 28 febbraio 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Marzo 2021

Domenica 7 marzo 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 14 marzo 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 21 marzo 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 28 marzo 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Aprile 2021

Venerdì 2 aprile 2021 dalle 14:00 alle 22:00
Sabato 3 aprile 2021 dalle 09:00 alle 16:00
Domenica 4 aprile 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Lunedì 5 aprile 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Martedì 6 aprile 2021 dalle 09:00 alle 14:00
Domenica 11 aprile 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 18 aprile 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 25 aprile 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Maggio 2021

Sabato 1 maggio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 2 maggio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 9 maggio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 16 maggio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 23 maggio 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 30 maggio 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Giugno 2021

Mercoledì 2 giugno 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 6 giugno 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 13 giugno 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 20 giugno 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 27 giugno 2021 dalle 07:00 alle 22:00

Luglio 2021

Sabato 3 luglio 2021 dalle 08:00 alle 16:00
Domenica 4 luglio 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Sabato 10 luglio 2021 dalle 08:00 alle 16:00
Domenica 11 luglio 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Sabato 17 luglio 2021 dalle 08:00 alle 16:00
Domenica 18 luglio 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Venerdì 23 luglio 2021 dalle 16:00 alle 22:00
Sabato 24 luglio 2021 dalle 08:00 alle 16:00
Domenica 25 luglio 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Venerdì 30 luglio 2021 dalle 16:00 alle 22:00
Sabato 31 luglio 2021 dalle 08:00 alle 16:00

Agosto 2021

Domenica 1 agosto 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Venerdì 6 agosto 2021 dalle 16:00 alle 22:00
Sabato 7 agosto 2021 dalle 08:00 alle 22:00
Domenica 8 agosto 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Venerdì 13 agosto 2021 dalle 16:00 alle 22:00
Sabato 14 agosto 2021 dalle 08:00 alle 22:00
Domenica 15 agosto 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Sabato 21 agosto 2021 dalle 08:00 alle 16:00
Domenica 22 agosto 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Sabato 28 agosto 2021 dalle 08:00 alle 16:00
Domenica 29 agosto 2021 dalle 07:00 alle 22:00

Settembre 2021

Domenica 5 settembre 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 12 settembre 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 19 settembre 2021 dalle 07:00 alle 22:00
Domenica 26 settembre 2021 dalle 07:00 alle 22:00

Ottobre 2021

Domenica 3 ottobre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 10 ottobre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 17 ottobre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 24 ottobre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 31 ottobre 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Novembre 2021

Lunedì 1 novembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 7 novembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 14 novembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 21 novembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 28 novembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00

Dicembre 2021

Domenica 5 dicembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Mercoledì 8 dicembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 12 dicembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 19 dicembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Sabato 25 dicembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00
Domenica 26 dicembre 2021 dalle 09:00 alle 22:00

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Auto ferma in autostrada: cosa bisogna fare e chi bisogna chiamare

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Ogni automobilista vorrebbe evitare la pessima esperienza di trovarsi con l’auto ferma in autostrada, anche se purtroppo può capitare. In questi casi bisogna sapere cosa fare, senza andare nel panico. Oltre ad avere il problema meccanico infatti è necessario gestire l’emergenza e evitare situazioni di pericolo, quindi bisogna chiedere soccorso immediatamente a chi di dovere.

Chiaramente rimanere fermi in autostrada è più pericoloso per via dell’alta velocità a cui viaggiano tutti i veicoli e per il traffico, condizioni differenti rispetto alla viabilità sulle strade normali. La prima cosa da fare in caso di guasto all’auto in autostrada è senza dubbio accostare e segnalare la presenza della vettura ferma su strada, mettendo il triangolo e indossando il giubbetto. Contattate immediatamente i soccorsi stradali.

Se l’auto è ferma, non tentate di riparazioni improvvisate, potrebbe essere davvero pericoloso, a causa dell’esposizione al traffico autostradale. Sarebbe importante riuscire a raggiungere una piazzola di sosta, che rimane sicuramente più protetta e che offre più spazio per le manovre al soccorritore.

Cosa fare se l’auto si ferma in autostrada

Come abbiamo detto, se l’auto lo consente ed è possibile guidare lentamente, senza creare pericoli per la circolazione, sarebbe bene raggiungere una piazzola di sosta. Altrimenti bisogna fermarsi sulla corsia d’emergenza, accostando il più possibile a destra. Cercate sempre di evitare pericolose posizioni in curva e segnalate la vostra presenza accendendo le quattro frecce. Indossate immediatamente il gilet catarifrangente prima di scendere dal mezzo.

Una volta scesi dall’auto, correte sul lato del guardrail, posizionate il triangolo che, secondo il Codice delle Strada, deve essere collocato ad almeno 100 m dal veicolo. Ricordate che la sosta sulle corsie dell’autostrada è chiaramente vietata (oltre che molto pericolosa) e che l’auto deve quindi essere rimossa quanto prima.

Chiamate il soccorso stradale autorizzato, che ha tutto ciò che serve per gli interventi in autostrada. Se il mezzo ingombra la carreggiata o si possono verificare sinistri o situazioni di pericolo, per esempio per la perdita di pezzi o di olio e simili, allora bisogna avvisare anche la Polizia Stradale, chiamando il 112 o usando le colonnine SOS.

Auto ferma in autostrada per un guasto: cosa fare

Ecco riassunti tutti i passaggi da seguire:

  • accendere le lucidi emergenza (le quattro frecce);
  • spostare l’auto nella corsia d’emergenza o nelle piazzole;
  • indossare il giubbotto catarifrangente;
  • posizionare il triangolo a 100 m dall’auto;
  • se non si può spostare l’auto, allora scendere e spostarsi in un luogo sicuro, facendo attenzione alle altre auto;
  • chiamare il soccorso stradale comunicando la posizione e attendere il suo arrivo.

Chi chiamare in caso di auto in panne in autostrada

Se la vostra auto si ferma in autostrada, è necessario chiamare il pronto intervento meccanico, che manda il carro attrezzi. Attenzione: verificate subito se l’assicurazione comprende anche il servizio di traino, in questo caso il contratto assicurativo indica le istruzioni per ottenere soccorso e i numeri telefonici da chiamare.

Altrimenti si può contattare il soccorso stradale ACI all’803 116. Non fate errori e non fatevi prendere dall’ansia, comunicate la posizione esatta in cui vi trovate fermi in autostrada con un guasto alla macchina. Fate affidamento sui segnali di progressiva ettometrica che potete trovare sul lato sinistro della carreggiata oppure usate il vostro smartphone, inviando le coordinate con il GPS.

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SUV per neopatentati: dieci proposte nuove

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Le SUV sono sempre più numerose in listino ma non è facile trovare in commercio modelli adatti ai neopatentati.

In questa guida all’acquisto troverete dieci proposte benzina, metano, diesel ed elettriche. Queste ultime, spesso, possono essere guidate da chi ha conseguito la licenza di guida da meno di un anno anche se hanno una potenza superiore a 95 CV. Il motivo? La voce P2 della carta di circolazione, che sulle vetture a emissioni zero non indica la potenza totale ma quella erogabilemantenibile per almeno 30 minuti.

L’elenco delle dieci SUV per neopatentati più interessanti in commercio comprende soprattutto piccole Sport Utility e modelli provenienti da Germania e Francia, anche se non mancano crossover medie e proposte di altre nazioni.

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Dacia Duster 1.5 Blue dCi – 15.750 euro

La Dacia Duster 1.5 Blue dCi è la variante diesel “base” della seconda generazione della SUV compatta low-cost rumena. Il motore è lo stesso 1.5 turbodiesel Blue dCi da 95 CV montato dalla Renault Captur presente in questa guida all’acquisto.

Ingombrante fuori e spaziosissima dentro (l’abitacolo – che presenta finiture poco curate – offre un mare di centimetri ai passeggeri posteriori e il bagagliaio è molto sfruttabile quando si abbattono i sedili dietro), può vantare un prezzo bassissimo e una dotazione di serie molto personalizzabile. Va detto, però, che il climatizzatore è optional (510 euro).

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Fiat 500X 1.3 MultiJet Cult – 22.900 euro

.La Fiat 500X 1.3 MultiJet Cult è la variante diesel “entry level” della piccola SUV torinese.

Realizzata sullo stesso pianale della Jeep Renegade, ospita sotto il cofano un motore 1.3 turbodiesel MultiJet da 95 CV.

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Ford Puma 1.0 EcoBoost 95 CV – 21.000 euro

La Ford Puma 1.0 EcoBoost 95 CV è la variante più accessibile della piccola SUV statunitense e non brilla alla voce “dotazione di serie“.

Il silenzioso motore 1.0 turbo tre cilindri EcoBoost a benzina da 95 CV potrebbe offrire una spinta più corposa ai bassi regimi.

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Hyundai Kona Electric 39 kWh – 38.400 euro

La Hyundai Kona Electric 39 kWh – variante elettrica più economica della piccola SUV coreana – è, secondo noi, una delle Sport Utilty per neopatentati più interessanti in circolazione.

Il motore elettrico da 136 CV regala una coppia poderosa.

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Opel Crossland 1.2 Edition – 20.850 euro

La Opel Crossland 1.2 Edition – versione “base” della piccola SUV tedesca – condivide il pianale con le Citroën C4 CactusC3 Aircross.

Agile nelle curve grazie al peso contenuto, monta un motore 1.2 tre cilindri a benzina carente di cavalli (83) e di coppia, poco brioso ai bassi regimi e tutt’altro che scattante (“0-100” in 14,5 secondi).

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Peugeot e-2008 Active – 38.750 euro

La Peugeot e-2008 Active – versione più accessibile della variante elettrica della seconda generazione della piccola SUV francese 2008 – è la proposta più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.

Poco coinvolgente nel misto a causa del peso elevato dovuto alle batterie e con qualche fruscio aerodinamico di troppo alle alte velocità, si riscatta con un motore elettrico da 136 CV molto vivace: solo 8,5 secondi per scattare da 0 a 100 chilometri orari.

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Renault Captur Blue dCi 95 CV Life – 20.900 euro

La Renault Captur Blue dCi 95 CV Life – versione diesel d’accesso della seconda generazione della piccola SUV francese – monta lo stesso motore 1.5 turbodiesel Blue dCi da 95 CV presente sotto il cofano della Dacia Duster analizzata in questa guida all’acquisto.

Realizzata sullo stesso pianale della Nissan Juke, offre un bagagliaio molto ampio.

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Seat Arona 1.0 TGI Reference – 19.900 euro

La Seat Arona 1.0 TGI Reference è la versione “base” a metano della piccola SUV spagnola e ha un bagagliaio poco sfruttabile a causa della presenza delle bombole di gas.

Realizzata sullo stesso pianale dell’Audi A1 Sportback, ospita sotto il cofano un motore 1.0 turbo tre cilindri TGI a metano da 90 CV (lo stesso montato dalla Skoda Kamiq presente in questa guida all’acquisto).

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Skoda Kamiq 1.0 G-Tec Ambition – 23.140 euro

La Skoda Kamiq 1.0 G-Tec Ambition è la versione a metano più accessibile della piccola SUV ceca.

Bagagliaio piccolo (colpa delle bombole di gas) e, sotto il cofano, lo stesso motore della Seat Arona presente in questa guida all’acquisto: un 1.0 turbo TGI tre cilindri a metano da 90 CV.

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Volkswagen T-Cross 1.6 TDI Urban – 23.650 euro

La Volkswagen T-Cross 1.6 TDI Urban è la versione diesel più accessibile della piccola SUV tedesca sviluppata sullo stesso pianale della Polo.

Piccola fuori – solo 4,11 metri di lunghezza – e anche dentro (i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione delle spalle e delle gambe), monta un motore 1.6 turbodiesel TDI da 95 CV.

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Auto importate dalla Germania: tutte le informazioni

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Gli italiani che decidono di acquistare auto importate dalla Germania sono parecchi: la maggioranza degli automobilisti lo fa per risparmiare (dalle parti di Berlino e Monaco i prezzi delle vetture tedesche nuove e usate sono tendenzialmente più bassi che da noi) ma c’è anche una minoranza composta da persone che optano per questa soluzione per frodare il fisco, per pagare un’assicurazione RC Auto più bassa e per evitare le multe.

Di seguito troverete tutte le informazioni necessarie – norme, documenti, garanzie e costi – per chi intende acquistare regolarmente una vettura in terra teutonica e utilizzarla senza problemi nel nostro Paese. In fondo all’articolo, invece, analizzeremo il fenomeno dei residenti in Italia che, credendosi più “furbi” degli altri, circolano con targa tedesca: esiste un articolo del Codice della Strada, infatti, che prevede sanzioni a riguardo.

Auto importate dalla Germania: come fare

Per trasferire in Italia un’auto importata dalla Germania occorre immatricolarla all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile e iscriverla al PRA (Pubblico Registro Automobilistico).

Le pratiche burocratiche e amministrative vengono generalmente effettuate da rivenditori specializzati nel mercato parallelo ma per risparmiare qualche euro è possibile provvedere personalmente. Innanzitutto bisogna rivolgersi alla Motorizzazione per le verifiche sull’idoneità della documentazione tecnica e sulla regolarità degli adempimenti fiscali (soprattutto gli obblighi IVA). Dopo le verifiche preliminari presso la Motorizzazione si può richiedere l’immatricolazione e l’iscrizione del veicolo in Italia al PRA per il rilascio dei documenti di circolazione in relazione al tipo di veicolo.

In caso di veicoli nuovi mai immatricolati o immatricolati in Germania con meno di 6.000 km ceduti entro sei mesi dalla data di prima immatricolazione l’imposta sul valore aggiunto va versata in Italia (e quindi non dev’essere presente sulla fattura emessa dal venditore tedesco) mentre per le auto usate la tassa – del 19% – va versata in terra teutonica ed è compresa nel prezzo di acquisto.

Auto importate dalla Germania: i documenti

Per immatricolare alla Motorizzazione e iscrivere al PRA un’auto importata dalla Germania è sufficiente rivolgersi allo Sportello Telematico dell’Automobilista (STA). Qualora non sia possibile utilizzare questo servizio bisogna prima provvedere all’immatricolazione presso la Motorizzazione e poi, entro sessanta giorni dalla data di rilascio della carta di circolazione, iscrivere il mezzo al PRA. Per i veicoli importati dall’Unione Europea dal 15 giugno 2020 viene rilasciato il Documento Unico di circolazione e di proprietà.

I documenti da portare allo STA se il veicolo è nuovo

  • istanza unificata per l’immatricolazione all’Ufficio della Motorizzazione Civile e l’iscrizione al PRA (l’istanza unificata, nelle casistiche previste dallo STA, è anche istanza dell’acquirente al posto del tradizionale atto di vendita
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana – tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali – certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale)
  • codice fiscale dell’intestatario
  • dichiarazione di conformità o certificato di conformità europeo con omologazione italiana o certificato di conformità europeo accompagnato dalla dichiarazione di immatricolazione rilasciati dalla Casa costruttrice
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia; copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei nota di richiesta per l’aggiornamento della carta di circolazione

I documenti da portare allo STA se il veicolo è usato

  • istanza unificata per l’immatricolazione all’Ufficio della Motorizzazione Civile e l’iscrizione al PRA. L’istanza unificata, nelle casistiche previste dallo STA, è anche istanza dell’acquirente al posto del tradizionale atto di vendita
  • in alternativa all’istanza dell’acquirente redatta sull’istanza unificata può essere presentata la dichiarazione di vendita autenticata
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali, certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale
  • codice fiscale (se il soggetto è già proprietario all’estero e ciò risulta dalla carta di circolazione estera può essere presentata anche una dichiarazione di proprietà con firma autenticata da un notaio o da un comune o dai titolari o dai dipendenti delegati di un STA
  • carta di circolazione estera e fotocopia della stessa
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia: copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei

Per i veicoli usati provenienti dalla Germania e immatricolati in Germania fino al 31 maggio 2004 deve essere inoltre consegnato l’originale del documento di proprietà (Faharzeugbrief). Per i veicoli usati provenienti della Germania e immatricolati in Germania a partire dall’1 giugno 2004 deve essere consegnata o la copia del Faharzeugbrief o del nuovo documento di proprietà (Zulassungbesheinigungtell II).

I documenti da portare al PRA per richieste di immatricolazione che non possono essere presentate allo STA

  • modello NP2D per l’iscrizione al PRA, su cui indicare il codice fiscale dell’acquirente, con istanza da sottoscrivere a cura dell’intestatario in luogo di titolo di proprietà autenticato (dichiarazione di proprietà dell’interessato o dichiarazione di vendita del veicolo se l’intestatario del veicolo è diverso da quello sulla carta di circolazione estera)
  • fotocopia di un documento d’identità/riconoscimento dell’acquirente (se il documento è redatto in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, tranne i casi in cui esistono esenzioni stabilite da leggi o accordi internazionali, certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale)
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione di residenza dell’acquirente, qualora la residenza non sia riportata sul documento presentato
  • fotocopia della carta di circolazione rilasciata in Italia
  • fotocopia della carta di circolazione estera
  • se l’acquirente è una persona giuridica (società, ente, associazione, etc…): dichiarazione sostitutiva resa dal legale rappresentante per attestare la sede della persona giuridica
  • se l’acquirente è un cittadino extracomunitario residente in Italia: copia del permesso di soggiorno in corso di validità; oppure copia del permesso di soggiorno scaduto con allegata la copia della ricevuta postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo; oppure fotocopia del documento di identità e fotocopia della ricevuta attestante la presentazione dell’istanza di primo rilascio; oppure copia del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
  • se l’acquirente è un familiare extracomunitario di un cittadino dell’Unione Europea residente in Italia: copia della carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione Europea oppure copia della carta di soggiorno permanente per familiari di cittadini europei

Auto importate dalla Germania: i costi

Chi si accinge ad acquistare un’auto importata dalla Germania deve mettere in conto parecchie spese: quella necessaria per entrare in possesso del mezzo, quella per trasportarlo nel nostro Paese e quelle amministrative. L’IPT (imposta provinciale di trascrizione) è variabile a seconda del tipo di veicolo e della provincia di residenza, gli emolumenti ACI costano 27,00 euro, l’imposta di bollo per iscrizione al PRA 32,00 euro (stessa cifra per il rilascio del Documento Unico, a cui vanno aggiunti i costi per i versamenti postali), i diritti DTT 10,20 euro (più versamenti postali) e i costi per il rilascio delle targhe dipendono dal veicolo e dal tipo di targa.

Se ci si rivolge allo STA di una delegazione dell’ACI o ad un’agenzia di pratiche auto oltre alle cifre precedentemente citate bisogna aggiungere la tariffa del servizio di intermediazione.

Auto importate dalla Germania: il trasporto

In base ad un accordo italo-tedesco entrato in vigore nel 1994 è possibile circolare nel nostro Paese con auto importate dalla Germania e munite di targa tedesca provvisoria (Überführungskennzeichen). Altrimenti si può provvedere al trasporto con rimorchio o immatricolare l’auto nel nostro Paese (a patto di essere già in possesso del contratto di acquisto e di tutti i documenti), assicurarla, andarla a ritirare in terra teutonica e rientrare in Italia al volante della vettura.

Auto importate dalla Germania: la garanzia

Prima di acquistare un’auto importata dalla Germania bisogna informarsi sulla possibilità di far valere la garanzia in Italia. La copertura legale di due anni è valida in tutta Europa ma il venditore tedesco non ha l’obbligo di assumersi le spese del veicolo guasto e può addirittura pretendere che il mezzo sia recapitato presso la sua concessionaria.

Auto importate dalla Germania: i “furbi” della targa tedesca

Come abbiamo visto c’è chi compra auto importate dalla Germania in maniera legale ma ci sono anche i “furbi”: quelli, cioè, che una volta in Italia continuano a circolare con la targa tedesca per frodare il fisco, per risparmiare sull’assicurazione RC Auto (meno cara a quelle latitudini) e per non dover pagare le multe. La legge tedesca, infatti, prevede ad esempio come prova di eccesso di velocità la foto che ritrae in viso il guidatore (che da noi, per via della legge sulla privacy, non può essere scattata).

Secondo l’articolo 132 del Codice della Strada – che regolamenta la circolazione dei veicoli immatricolati negli Stati esteri – i mezzi che hanno già adempiuto alle formalità doganali sono ammessi a circolare in Italia per la durata massima di un anno. Il mancato rispetto della norma composta l’interdizione all’accesso sul territorio nazionale e il pagamento di una sanzione amministrativa da euro 711 a euro 2.842. Se entro il termine di 180 giorni, decorrenti dalla data della violazione, il veicolo non è immatricolato in Italia o non è richiesto il rilascio di un foglio di via per condurlo oltre i transiti di confine, si applica la sanzione accessoria della confisca amministrativa.

Peccato che nell’Unione Europea le formalità doganali non esistano più e per questa ragione è impossibile stabilire quando un veicolo è entrato ufficialmente in Italia. Senza contare che numerose società di leasing con sede in Germania offrono contratti di noleggio ad automobilisti italiani.

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