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Mercedes EQC: nuove foto della SUV elettrica






















La nuova Mercedes-Benz EQC sarà la prossima diretta concorrente delle Audi e-tron e BMW iX3. La SUV elettrica della Stella, basata sulla Generation EQ concept del 2016, dovrebbe farsi vedere nella sua versione definitiva entro la fine di quest’anno. Intanto da Stoccarda fanno sapere che proseguono i test finali in condizioni estreme. Michael Kelz, Chief Engineer EQC, ha dichiarato:
“Dopo aver completato con successo i test di resistenza invernali a -35°C, siamo fiduciosi che anche le prove in presenza di caldo torrido confermeranno che siamo perfettamente in linea con il programma previsto per l’avvio della produzione in serie”.
Le ultime prove in cui è stata immortalata la nuova Mercedes EQC si sono svolte nel Sud della Spagna, nel torrido deserto di Almeria e particolare attenzione è stata prestata al circuito di raffreddamento della batteria. Altro oggetto dei test è stato rappresentato dalla climatizzazione sia in viaggio sia prima di salire a bordo in quanto, la pre- climatizzazione, rappresenta un importante fattore di comfort della nuova EQC.
Mercedes EQC: test finali per la prima elettrica della Stella
Il primo modello a zero emissioni di Stoccarda arriverà sul mercato il prossimo anno
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BMW C 400 X, il test del nuovo scooter medio tedesco


















C 400 X è il nuovo scooter di fascia media di BMW Motorrad, pensato per offrire il massimo nel contesto urbano senza trascurare le gite fuori porta. È il fratello minore dei già noti C 650 Sport e GT e arriva sul mercato con una dotazione tecnologica mai vista prima d’ora su uno scooter. Mette nel mirino lo Yamaha XMAX 400 (6.780 euro) e il Kymco Xciting (6.490 euro), debuttando sul mercato con un prezzo di partenza di 6.950 euro. Ha uno stile moderno, con forti richiami al mondo moto del marchio tedesco. L’ho provato per voi tra le strade a Nord di Milano per scoprirne pregi e difetti.


BMW C 400 X: come è fatto
Il nuovo C 400 X diventa oggi lo scooter d’ingresso di BMW. Ha un motore da 350 cc capace di erogare una potenza di 34 CV a 7.500 giri/min e 35 Nm a 6.000 giri/min che lo spinge fino a una velocità massima di 139 km/h. Il monocilindrico è abbinato al cambio a variazione continua, al sistema di smorzamento delle vibrazioni e al controllo automatico della stabilità (ASC). Il telaio in acciaio tubolare è associato a una forcella telescopica e a due molle al posteriore, dove spicca un braccio oscillante in alluminio. Lo stile combina sportività e dinamicità. Il parabrezza offre una discreta protezione aerodinamica (non è regolabile ma in opzione lo si può scegliere più alto).
Buona la capacità di carico offerta dal vano sottosella “flexcase”: c’è uno sportello interno che può essere “aperto” a soffietto per aumentare (solo se lo scooter è e resta fermo) lo spazio riservato a caschi o borse. Le ruote sono da 15” davanti e da 14” dietro, mentre l’impianto frenante prevede un doppio disco all’anteriore da 270 mm e un monodisco al posteriore, con ABS di serie. Uno degli aspetti più innovativi del nuovo C 400 X riguarda il nuovo quadro strumenti multifunzione con display a colori TFT da 6,5” (optional).
Viene fornito al prezzo di 650 euro ed è abbinato all’avanzato Multi-Controller BMW posizionato sul manubrio sinistro. Ampio infine il catalogo accessori: dal pacchetto comfort (manopole e sella riscaldabile) al Keyless Ride, passando per Bauletto, sella bassa e luci a LED. Il nuovo BMW C 400 X viene proposto nelle colorazioni Zenith Blue e Alpine White.


BMW C 400 X: come va
È uno scooter molto comodo, offre una posizione di guida ottimale, con tanto spazio per le gambe. Si sta con il busto eretto senza però avvertire mai la sensazione di stare “in poltrona”. Il manubrio è vicino ma non troppo alto. I pesi sono ben bilanciati e ci si muove con estrema agilità anche alle bassissime andature: in sella lo scooter sembra ancora più compatto di quanto sia realmente. Il motore è fluido, ha carattere e spinge bene. Anche la frenata è abbastanza efficace; peccato non ci sia un freno di stazionamento.
Per quanto riguarda l’assetto è stato raggiunto un buon compromesso, morbido il giusto per la guida in città e sostenuto quanto basta per poter andar su tra i colli con andatura svelta. Anche in autostrada si viaggia stabili, con un buon comfort percepito; certo, se pensate di fare tanti km oltre i 100 km/h il cupolino più alto può essere un ottimo accessorio da prendere in considerazione. Ma il vero valore aggiunto del C 400 X, dal mio punto di vista, è rappresentato dal pacchetto tecnologico ed in particolare dal sistema di infotainment con schermo multifunzione da 6,5” a colori. Realizzato in collaborazione con Bosch, è in grado di fare da interfaccia allo smartphone (collegato via bluetooth al veicolo) offrendo funzioni di navigazione, gestione del telefono e della musica.
Non è indispensabile, chiariamolo, ma è un plus non da poco. In particolare, durante la navigazione non si visualizza una mappa, come sulle auto, ma ci sono delle frecce che guidano passo passo, in maniera chiara ed intuitiva, il motociclista verso la destinazione impostata. Per godere di tutte le funzionalità del sistema, ovviamente, bisogna però disporre anche di un casco con dispositivo bluetooth integrato; in alternativa si può scegliere, in optional, il casco realizzato da BMW.
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Audi A1 Sportback, svelata la seconda generazione




























Dopo 8 anni sul mercato, la piccola di Casa Audi si rinnova completamente. La Casa dei Quattro Anelli ha svelato ieri sera le prime fotografie e informazioni ufficiali della nuova Audi A1 Sportback 2018. Arriverà nelle concessionarie a fine autunno.
Più grande e più aggressiva
Più grande rispetto al passato, la nuova Audi A1 – basata sullo stesso pianale della Volkswagen Polo – supera i 4 metri di lunghezza (403 cm), offre più spazio per i passeggeri e vanta un bagagliaio più spazioso, con 335 litri di volume di carico.
Esteticamente compie un grande passo in avanti con linee più affilate e un frontale aggressivo con la griglia più bassa e grandi prese d’aria nella parte inferiore. Le fessure sotto alla linea del cofano si ispirano alla regina del mondiale Rally del 1984, la Sport quattro.
Nuovi anche i gruppi ottici e non mancherà la possibilità di personalizzazione con la finitura a contrasto per il tetto, gli specchietti e le appendici aerodinamiche posteriori.
L’allestimento più sportivo sarà l’S Line che sfoggerà prese d’aria ancora più grandi, spoiler posteriore più accentuato e longanime sottoporta supplementari.
Abitacolo
Gli elementi principali che caratterizzano l’abitacolo dell’Audi A1 Sportback sono il quadro strumenti digitale con schermo da 10,25 pollici, la console centrale e lo schermo MMI touch da 8,8 pollici tutti rivolti verso il guidatore e offerti di serie. L’Audi Virtual Cockpit e lo schermo più ampio da 10,1” sono optional.
Motori e sicurezza
La gamma motori della nuova Audi A1 Sportback 2018 comprenderà propulsori diesel e a benzina, tutti con filtro anti particolato, con potenze comprese tra i 95 e i 200 CV.
Tra i sistemi di sicurezza della nuova Audi A1 Sportback troviamo il mantenimento della corsia, il limitatore di velocità, l’Audi pre sense front che riconosce veicoli, pedoni e ciclisti e frena automaticamente la vettura in caso di pericolo di collisione, e il cruise control adattivo.
Audi A1, primo teaser della nuova generazione
Nuovo sistema di infotainment, nuova piattaforma (MQB) e nuovi motori per la piccola di Ingolstadt
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Kia Ceed: questione di feeling


































“Per la Comunità Europea e con un Design Europeo” (Community of Europe, with European Design): è questo, per chi non lo sapesse, il significato che si nasconde dietro la (nuova) denominazione Ceed.
La compatta coreana di Casa Kia, disegnata a Francoforte e prodotta in Repubblica Ceca negli stessi stabilimenti da cui esce anche la Hyundai i30, si rinnova con la terza generazione.
Pensata di sana pianta per noi europei, proverà a farsi strada nel segmento C con un look più maturo e sportivo, nuovi sistemi di assistenza alla guida e nuove motorizzazioni. Ma soprattutto migliorano molto le sensazioni al volante, con un feeling di guida più dinamico e divertente.

DIMENSIONI E LOOK: DNA STINGER
Per quanto riguarda le dimensioni la Kia Ceed 2018 – che si basa sulla nuova piattaforma K2 di Kia – è più larga (+2 cm), più bassa (-2cm) e con lo sbalzo posteriore più lungo rispetto alla versione uscente. Rimangono inalterate la lunghezza e il passo. Sfoggia proporzioni più dinamiche, insomma, anche se si riveste con un design pulito e abbastanza sobrio. Un restyling estetico profondo, ma prudente.
Le linee rette sostituiscono i bordi arrotondati e quell’impostazione inclinata in avanti della vecchia Cee’d, mentre il frontale si evolve con la griglia “tiger nose” più grande, con nuove luci a LED e con una presa d’aria più bassa. Guardandola frontalmente, ricorda la nuova sportiva a trazione posteriore della gamma Kia, la Stinger, alla quale si inspira dichiaratamente.
La nuova Kia Ceed sarà proposta con 12 tonalità cromatiche per la carrozzeria e con varie alternative per le ruote, con cerchi in acciaio da 15 pollici, in alluminio o acciaio da 16 pollici o in lega, bitono, da 17 pollici.


DENTRO, PIU’ SPAZIO E QUALITA’
Dentro la nuova Kia Ceed 2018 è più ergonomica che mai, assemblata con materiali di maggiore qualità e più spazio per i passeggeri. Il tetto più inclinato toglie però un po’ di spazio per la testa di chi siede dietro, a svantaggio dei più alti.
La console centrale, leggermente inclinata verso il guidatore, si suddivide ordinatamente in due sezioni, quella superiore con il touch screen flottante e quella inferiore con i comandi del clima e della radio.
Guadagna spazio anche il portabagagli, ora da 395 litri (+15 litri), con una soglia di carico più bassa di 87 mm, che agevola al momento di inserire o estrarre i bagagli.
Il sistema di infotainment della nuova Kia Ceed si interfaccia con il guidatore attraverso un ampio schermo touch flottante. Questo è posizionato in bella vista sulla console centrale, con dimensioni da 7 o 8 pollici nel caso dell’allestimento con navigatore TomTom e prevede la compatibilità con Apple Car Play e Android Auto.
Come optional saranno disponibili anche il sistema audio JBL Premium con tecnologia Clari-Fi, il parabrezza riscaldato, la dock station per la ricarica senza fili dello smartphone e i sedili riscattabili e ventilati.


OCCHIO ALL’ECO PACK
I più attenti ai consumi potranno richiedere anche l’Eco Pack che prevede un Active Air Flap che si chiude e si apre a seconda delle esigenze di raffreddamento del motore e ottimizza l’efficienza aerodinamica, una copertura del sottoscocca e pneumatici Michelin a bassa resistenza al rotolamento.


SICUREZZA OK
Tra le novità per il reparto sicurezza la nuova Kia Ceed adotta il sistema Lane Following Assist, una tecnologia di guida autonoma di livello 2 che, ad una velocità compresa tra 0 e 130 km/h, gestisce l’accelerazione, la frenata e lo sterzo, utilizzando sensori radar e in grado di mantenere automaticamente la distanza di sicurezza con gli altri veicoli sulla carreggiata.
In dotazione nel pacchetto sicurezza troviamo anche il sistema cruise control con Stop & Go, l’avviso di collisione imminente per l’angolo cieco, l’avviso di collisione posteriore, il riconoscimento dei pedoni, la frenata d’emergenza e il Vehicle Stability Management (VSM).


LE PROPOSTE MECCANICHE
La gamma motori della Kia Ceed 2018 prevede un’ampia offerta che si adatta a diverse esigenze.
Il T-GDi 1.0 da 120 CV
Le opzioni a benzina prevedono una versione aggiornata del T-GDi da 1,0 litri a iniezione diretta turboalimentato. Questo piccolo tre cilindri, dal sound divertente e piacevole, eroga 120 CV e 172 Nm di coppia, con emissioni di 125g/km (122g/km con il pacchetto Eco). Questa opzione è perfettamente in grado di muovere con disinvoltura e agilità la compatta coreana, pronto e pieno ai bassi regimi, stabile e lineare con la lancetta del contagiri in alto. È un po’ assetato: nella nostra prova non siamo scesi sotto gli 8l/100 km.
Il 1.4 a benzina sostituisce il vecchio 1.6
La novità meccanica più importante per la nuova Kia Ceed è il 1.4 T-GDi della famiglia “Kappa” che sostituisce in gamma il vecchio GDI 1.6 e si affianca al 1.4 MPi da 100 CV. Offre una potenza massima di 140 CV e una coppia di 242 Nm, disponibile tra i 1.500 e i 3.200 giri, con emissioni comprese tra i 125 e i 130g/km di Co2, a seconda della trasmissione manuale o automatica. È un motore che diverte, scattante e vivace soprattutto con l’impostazione Sport inserita, offerta dal cambio a doppia frizione e sette rapporti. Invoglia a schiacciare l’acceleratore, ma in questo caso bisogna far fronte a consumi un po’ elevati. Noi non siamo scesi sotto i 10l/100 km.
Le opzioni a gasolio
Chi vuole consumare meno può optare per il rinnovato 1.6 a gasolio, disponibile nelle due versioni da 115 e 136 CV, con il quale si percorrono tranquillamente 100 km con poco più di 5 litri. Efficiente e più orientato su uno stile di guida comfort; risponde bene ai bassi regimi, è costante e sornione all di sopra dei 4.000 giri.
Il prossimo anno arriverà anche un powertrain Mild-Hybrid con sistema elettrico a 48V.


QUESTIONE DI FEELING… MIGLIORA L’HANDLING
Molto morbida e tutta orientata al comfort; se prima queste erano le caratteristiche, portate all’estremo, della vecchia Ceed, ora la terza generazione offre un feeling più sportivo e dinamico al volante. È il risultato di un grosso lavoro al telaio, eseguito dagli ingegneri coreani che hanno optato per un sistema di sospensioni completamente indipendente che rende la nuova Ceed molto più reattiva e agile.
All’anteriore le molle sono più rigide del 40% e la rigidità torsionale della barra stabilizzatrice si riduce del 22%. La sospensione monta un sistema con valvole che permette di assorbire anche le vibrazioni più leggere.
La nuova barra stabilizzatrice, i nuovi bracci oscillanti e gli ammortizzatori ottimizzati al posteriore, completano il quadro tecnico e rendono la compatta asiatica divertente sui percorsi misti, senza però compromettere i desiderabili livelli di comfort che ci si aspetta da questo segmento. Insomma, sembra che in Kia abbiano trovato un ottimo equilibrio per la berlina compatta Ceed che ora si adatta a tutti.

Kia a Ginevra 2018: la Ceed berlina e “wagon”
Debuttano la nuova Ceed e la Rio GT Line
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Fiat Panda Waze: le foto e i dati














La Fiat Panda Waze è una versione speciale della citycar torinese (l’auto più amata dagli italiani) caratterizzata dall’app Waze integrata nell’app “Panda Uconnect”.
L’app di navigazione Waze (che presenta altre funzioni: evita il traffico, ti guida al distributore e ti ricorda dove hai parcheggiato) è utilizzabile insieme all’app “Panda Uconnect”: quando “Panda Uconnect” è in primo piano sullo smartphone la navigazione di Waze è visibile in un riquadro sullo schermo e viceversa.
In caso di riserva o di bassa pressione degli pneumatici sul display dello smartphone apparirà la segnalazione e l’utente potrà scegliere una tra le stazioni di rifornimento più convenienti o tra le officine di assistenza più vicine proposte attraverso l’app Waze mentre grazie ad una nuova funzione dell’app “Panda Uconnect” si potranno scattare foto e video che verranno salvati nella galleria del proprio smartphone.
Fiat Panda Waze: cosa cambia nello stile
La Fiat Panda Waze si distingue dalle versioni “standard” della citycar piemontese per lo stile esterno Cross, per il logo Waze sui parafanghi anteriori, per la finitura brunita dei cerchi da 15” e per numerosi dettagli neri (modanature laterali, calotte degli specchietti, barre longitudinali sul tetto e maniglie delle portiere). Dentro spiccano invece la plancia grigio titanio e il nuovo rivestimento dei sedili.
Fiat Panda Waze: il motore
L’unico motore disponibile sulla Fiat Panda Waze è il 1.2 a benzina da 69 CV.
Fiat Panda Waze: la dotazione di serie
La dotazione di serie della Fiat Panda Waze comprende, tra le altre cose, la radio Bluetooth con supporto in plancia per lo smartphone, il climatizzatore, 4 airbag, l’ESC con Hill Holder, il sensore pressione pneumatici e il volante regolabile in altezza.
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Alonso, Buemi e Nakajima: chi sono i vincitori della 24 Ore di Le Mans 2018


Credits: epa06815927 Fernando Alonso of Spain (R), Kazuki Nakajima of Japan (C) and Sebastien Buemi of Switzerland (L) celebrate after winning the 24h Le Mans race with a Toyota Gazoo Racing in a Toyota TS050 Hybrid, Le Mans, France 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06815854 Fernando Alonso (C) of Spain , Kazuki Nakajima (L) of Japan and Sebastien Buemi (R) of Switzerland celebrate after winning the 24h Le Mans race with a Toyota Gazoo Racing (starting n.8) in a Toyota TS050 Hybrid in Le Mans, France, 17 June 2018. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06815928 Fernando Alonso of Spain (C), Kazuki Nakajima of Japan (L) and Sebastien Buemi of Switzerland (R) celebrate on the podium after winning the 24h Le Mans race with a Toyota Gazoo Racing in a Toyota TS050 Hybrid, Le Mans, France 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06815934 Fernando Alonso of Spain celebrates on the podium after winning the 24h Le Mans race with a Toyota Gazoo Racing in a Toyota TS050 Hybrid, Le Mans, France 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06812571 Formula One driver Fernando Alonso of Spain, driver of Toyota Gazoo Racing (starting n.8) in a Toyota TS050 Hybrid, reacts before the start of the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06815948 Fernando Alonso of Spain celebrates after winning the 24h Le Mans race with a Toyota Gazoo Racing in a Toyota TS050 Hybrid, Le Mans, France 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE








Credits: epa05321680 Swiss driver Sebastien Buemi of Team Renault e.dams celebrates after winning the FIA Formula E Berlin ePrix race in Berlin, Germany, 21 May 2016. The Formula E championship is the first all-electric racing series in the world and was inaugurated in September 2014. Ten teams with a total of 20 drivers take part in ten races around the world. EPA/JENS BUETTNER


Credits: epa05321633 Swiss driver Sebastien Buemi of Team Renault e.dams celebrates after winning the FIA Formula E Berlin ePrix race in Berlin, Germany, 21 May 2016. The Formula E championship is the first all-electric racing series in the world and was inaugurated in September 2014. Ten teams with a total of 20 drivers get in ten races world against each other. EPA/JENS BUETTNER


Credits: epa06798338 Swiss driver Sebastien Buemi, Renault e.dams, during the motor racing Zurich E-Prix, the tenth stage of the ABB FIA Formula E championship, in Zurich, Switzerland, 10 June 2018 EPA/CYRIL ZINGARO
Fernando Alonso, Sébastien Buemi e Kazuki Nakajima hanno conquistato la 24 Ore di Le Mans 2018 al volante della Toyota.
Per tutti i tre membri dell’equipaggio (il primo interamente composto da piloti con esperienza di F1 a trionfare sulla Sarthe dopo 9 anni) si è trattato del primo successo nella gara endurance più famosa del mondo. Scopriamo insieme la loro storia.


Credits: epa06812571 Formula One driver Fernando Alonso of Spain, driver of Toyota Gazoo Racing (starting n.8) in a Toyota TS050 Hybrid, reacts before the start of the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. EPA/EDDY LEMAISTRE
Fernando Alonso, la storia del vincitore della 24 Ore di Le Mans 2018
Fernando Alonso – nato il 29 luglio 1981 a Oviedo (Spagna) – è il pilota più anziano tra quelli che hanno vinto la 24 Ore di Le Mans 2018 con la Toyota.
Dopo aver conquistato tre campionati spagnoli Junior consecutivi con i kart tra il 1993 e il 1995 e la Coppa dei 5 Continenti Junior nel 1996 passa alle monoposto e nel 1999 porta a casa il campionato Euro Open by Nissan.
Fernando Alonso passa in F1 con la Minardi nel 2001 e dopo un anno come test driver in Renault diventa pilota titolare della Régie nel 2003. Corre con la scuderia francese fino al 2009 (fatta eccezione per un anno in McLaren nel 2007) e nel 2010 passa alla Ferrari.
Dal 2015 Alonso gareggia in Formula 1 con la McLaren ma non trascura le altre categorie: nel 2017 partecipa alla 500 Miglia di Indianapolis e viene chiamato dalla Toyota per correre nel Mondiale Endurance WEC 2018/2019. Si aggiudica la 24 Ore di Le Mans 2018 al primo tentativo insieme allo svizzero Sébastien Buemi e al giapponese Kazuki Nakajima.


Credits: epa06798338 Swiss driver Sebastien Buemi, Renault e.dams, during the motor racing Zurich E-Prix, the tenth stage of the ABB FIA Formula E championship, in Zurich, Switzerland, 10 June 2018 EPA/CYRIL ZINGARO
Sébastien Buemi, la storia del vincitore della 24 Ore di Le Mans 2018
Sébastien Buemi – nato il 31 ottobre 1988 a Aigle (Svizzera) – è il pilota più giovane tra quelli che hanno vinto la 24 Ore di Le Mans 2018.
Dopo aver ottenuto numerosi successi con i kart (tra cui un titolo europeo ICA nel 2002 e l’Italian Open Masters ICA Junior del 2003), debutta con le monoposto in Formula BMW ADAC nel 2004 con un terzo posto assoluto (in un’edizione vinta da un certo Sebastian Vettel). L’anno seguente si laurea vicecampione tedesco (dietro a Nico Hülkenberg) e mondiale (davanti a Hülkenberg).
Nel 2006 Sébastien Buemi passa in F3 e arriva terzo ai Masters (dietro a Paul di Resta e Giedo van der Garde) mentre l’anno successivo diventa vicecampione europeo dietro a Romain Grosjean e davanti a Hülkenberg. Il 2008 è invece l’anno del secondo posto nel campionato GP2 Asia Series dietro a Grosjean e davanti a Vitaly Petrov.
Dopo tre anni in F1 – dal 2009 al 2011 – con la Toro Rosso (miglior risultato nel Mondiale: 15° nel 2011) viene chiamato nel 2012 dalla Toyota per correre nel Mondiale WEC e si laurea campione iridato endurance nel 2014. Nel 2016 diventa campione Formula E con la Renault mentre nel 2018 si aggiudica per la prima volta (dopo sette tentativi) la 24 Ore di Le Mans insieme allo spagnolo Fernando Alonso e al giapponese Kazuki Nakajima.


Kazuki Nakajima, la storia del vincitore della 24 Ore di Le Mans 2018
Kazuki Nakajima – nato l’11 gennaio 1985 a Okazaki (Giappone) – è il terzo pilota nipponico della storia ad aver vinto la 24 Ore di Le Mans nonché il primo al volante di una vettura giapponese.
Figlio dell’ex pilota Satoru Nakajima (attivo in F1 dal 1987 al 1991), inizia a farsi notare nel mondo delle corse quando conquista nel 2003 il campionato Formula Toyota e quando due anni più tardi diventa vicecampione giapponese F3.
Kazuki Nakajima corre tre anni in F1 – dal 2007 al 2009 – con la Williams (miglior risultato nel Mondiale: 15° nel 2008) ma trova maggior fortuna in patria: secondo nel campionato Formula Nippon 2011 dietro a André Lotterer e primo l’anno seguente.
Sempre nel 2012 viene chiamato dalla Toyota per correre nel Mondiale Endurance WEC ma non trascura le altre categorie: terzo nel campionato Super GT 2013, primo in Super Formula nel 2014 (in un’edizione che vede in terza piazza Lotterer) e secondo nel 2015 (sempre davanti a Lotterer).
Le prime soddisfazioni per Kazuki Nakajima nell’endurance arrivano nel 2017 con il secondo posto nel WEC e nel 2018 con la prima vittoria (dopo sette tentativi) alla 24 Ore di Le Mans insieme allo spagnolo Fernando Alonso e allo svizzero Sébastien Buemi.
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MOIA, dal car sharing al ride pooling: il futuro dell’auto è condiviso


Dovete andare alla stazione: il treno parte a breve.
Uscite di casa con la vostra valigia, fate cento metri a piedi e nel frattempo con il vostro cellulare chiamate un van che arriverà in pochi minuti, salite e vi sedete su un posto comodo e spazioso, e il van vi porterà a circa 100 metri dalla stazione nel minore tempo possibile.
E il vostro mezzo di trasporto, magari, non avrà neppure un guidatore.
È questo il futuro che MOIA – brand lanciato a gennaio 2017 dal Gruppo Volkswagen e dedicato alla mobilità che verrà – ha immaginato. “Easy peasy”, direbbero gli inglesi: “liscio liscio”, potremmo definirlo noi.
Da Hannover al resto d’Europa, una realtà in evoluzione
Per essere più precisi, in realtà, dovremmo parlare di presente.
Perché con MOIA ci troviamo davanti a una realtà già su strada, in sperimentazione ad Hannover già da ottobre del 2017. Con successo, visto che sono state più di 20.000 le richieste di iscrizione al programma di test, e visto che i 3.500 tester selezionati hanno proceduto in questi mesi a effettuare oltre 200.000 richieste di trasporto dei 35 van presenti sui 95 Km² coperti dal servizio.
Una sperimentazione che si estenderà – a partire dalla prima metà del 2019 – ad Amburgo, con una flotta di 200 van elettrici destinati a diventare un migliaio entro i prossimi 3 anni e a coprire quasi tutta l’estensione della città.
Numeri, numeri, numeri. Che però ci danno un quadro preciso di quanto il progetto di mobilità di MOIA sia attraente, e non solo sulla carta. E non solo in Germania.
MOIA, social movement: il video (in inglese)
Ride pooling: ispirazione americana, necessità europea
Ci troviamo davanti a un servizio che si piazza a metà strada fra auto privata/taxi e i mezzi pubblici. Sia dal punto di vista del costo d’esercizio, che da quello dei pro e dei contro.
Per un prezzo di poco superiore a quello di un viaggio in autobus o metropolitana, l’utente può così avere la flessibilità di un’auto che segue le sue necessità e il percorso che deve sostenere (in parte: il van di MOIA è raggiungibile in fermate prefissate a un massimo di 250 metri dal punto di chiamata e dal punto di arriva). Si rinuncia all’isolamento e all’esclusività di un mezzo privato, ma non ci si ritrova in pullman affollati di gente che spinge e si fa largo a gomitate. Ogni van ha infatti un massimo di 6 posti, con spazio personale in abbondanza e possibilità di riposare o lavorare.
È un concetto moderno, ispirato al car-pooling americano – che negli Stati Uniti è promosso con iniziative come corsie riservate e altre agevolazioni – un sistema per condividere con più persone la propria auto (in percorsi ripetuti, come quelli casa-lavoro).
In Italia questo stile di commuting non ha ancora preso piede, anche se abbiamo visto qualcosa di simile con servizi 2.0 come quelli di BlaBlaCar, che hanno avuto un certo seguito. Come un buon successo – di pubblico, più che economico – hanno avuto anche altri esperimenti di mobilità social come il car sharing di Enjoy e Car2Go.
Insomma, il modo di viaggiare del pubblico sta cambiando, e MOIA di Volkswagen Group si muove su questa falsa riga: proponendo un servizio che, in più, libera anche dalla necessità di dover guidare. Ridare tempo e spazio ai cittadini, disingolfando le metropoli dal traffico in eccesso, con obiettivi anche di miglioramento dell’impatto ambientale.
Dopotutto, il claim di MOIA è “social movement”. Che potremmo tradurre sia come “mobilità condivisa” che come “movimento sociale”. Perché viaggiare insieme è bello, ma bisogna anche scegliere una buona destinazione.
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Skoda Octavia Wagon 1.8 TFSI DSG (2010): pregi e difetti della station wagon ceca










La seconda generazione della Skoda Octavia Wagon è una delle station usate più interessanti in circolazione. Negli annunci ci sono solo modelli diesel ma noi oggi analizzeremo l’introvabile 1.8 TFSI DSG del 2010 (restyling e con quotazioni inferiori a 6.000 euro), all’epoca la variante a benzina più potente (RS esclusa) della familiare ceca.
Scopriamo insieme i pregi e i difetti di questa familiare esteuropea realizzata sullo stesso pianale della Volkswagen Golf VI perfetta per chi ha bisogno di spazio ma non percorre molti chilometri.


I pregi della Skoda Octavia Wagon 1.8 TFSI DSG del 2010
Capacità bagagliaio
Il vano è immenso: 605 litri che diventano 1.655 quando si abbattono i sedili posteriori.
Posto guida
Semplicemente perfetto: sedile comodo (e ampiamente regolabile), strumentazione chiara e comandi ergonomici.
Climatizzazione
L’impianto automatico bizona se la cava egregiamente.
Sospensioni
La taratura tendente al morbido degli ammortizzatori regala un buon comfort nei lunghi viaggi.
Rumorosità
Motore silenzioso e abitacolo ben insonorizzato.
Motore
Il 1.8 TFSI turbo benzina Euro 5 montato dalla Skoda Octavia Wagon è un piccolo gioiello pronto ai bassi regimi e ricco di cavalli (160) e di coppia (250 Nm) montato all’epoca anche dall’Audi A4.
Cambio
La trasmissione automatica DSG a doppia frizione (7 rapporti) è una garanzia: passaggi marcia rapidi e fluidi.
Sterzo
Comando adeguato al tipo di vettura: non nasce per fare le corse.
Prestazioni
La Skoda Octavia Wagon 1.8 TFSI DSG è una familiare brillante: 222 km/h di velocità massima e 7,9 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.
Visibilità
Le forme razionali, le ampie superfici vetrate e le dimensioni esterne non esagerate non creano problemi in fase di manovra. I sensori di parcheggio erano optional.
Freni
Molto potenti.
Tenuta di strada
Più rassicurante che divertente: sempre incollata all’asfalto.
Prezzo
Da nuova nel 2010 la Skoda Octavia Wagon 1.8 TFSI costava poco (26.861 euro): oggi è introvabile (i clienti della familiare ceca all’epoca si fiondarono in massa sulle diesel) e le sue quotazioni recitano 5.700 euro.
Tenuta del valore
La Skoda Octavia Wagon è una station molto richiesta sul mercato dell’usato. Anche se non con i motori a benzina…
Consumo
Relativamente contenuto (considerando i cavalli e il tipo di alimentazione): 15,2 km/l.


I difetti della Skoda Octavia Wagon 1.8 TFSI DSG del 2010
Abitabilità
La Skoda Octavia Wagon è una delle station medie più corte in circolazione (4,57 metri di lunghezza) ma anche una di quelle con il bagagliaio più grosso. Di conseguenza lo spazio per i passeggeri è stato sacrificato.
Finitura
Qualche imprecisione di troppo nelle zone più nascoste.
Dotazione di serie
L’allestimento Elegance – l’unico disponibile sulla Skoda Octavia Wagon 1.8 TFSI DSG – non era molto ricco: autoradio CD MP3, cerchi in lega, cruise control, climatizzatore automatico bizona, fendinebbia, retrovisore interno antiabbagliante, sensore pioggia e vetri posteriori oscurati.
Dotazione di sicurezza
Senza infamia e senza lode: airbag frontali, laterali e a tendina, assistente partenze in salita, attacchi Isofix, controlli di stabilità e trazione e poggiatesta anteriori attivi. Senza dimenticare le quattro stelle ottenute nei crash test Euro NCAP.
Garanzie
La copertura globale è scaduta nel 2012 mentre quella sulla verniciatura nel 2013. Ancora valida, fino al 2022, la protezione sulla corrosione.
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Nuova Suzuki Jimny: le prime foto














Suzuki ha mostrato le prime foto della nuova Jimny: tutti i dettagli tecnici della seconda generazione della piccola fuoristrada giapponese (quarta se si considerano anche le prime due serie note con i nomi LJ e SJ/Samurai) verranno comunicati più avanti.
La “baby” 4×4 a tre porte nipponica (non chiamatela SUV, potrebbe offendersi) ha uno stile ancora più squadrato di quello della serie precedente (che ha avuto una carriera ventennale) e ancora più “fashion” visto che sarà acquistabile anche con la carrozzeria bicolore. Negli interni spiccano il volante e il sistema di infotainment presi in prestito da altri modelli di Casa Suzuki.
La nuova Suzuki Jimny promette – come le antenate – un comportamento eccezionale in “off-road”: telaio a longheroni, trazione integrale inseribile e marce ridotte. Ancora ignote le cilindrate e le potenze dei motori: si sa solo che saranno montati in posizione longitudinale.
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24 Ore di Le Mans 2018: dominio Toyota con Alonso, Buemi e Nakajima


Credits: epa06814516 Toyota Gazoo Racing in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina in action at nightfall during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06814023 Toyota Gazoo Racing (starting no.8) in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain leaves the pitlane during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813966 The Toyota Gazoo Racing (starting no.7) in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina leaves the pitlane after mechanics worked on it during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813961 Mechanics work on the noose of the Toyota Gazoo Racing (starting no.7) in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813865 Toyota Gazoo Racing (starting no.8) in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813864 Toyota Gazoo Racing (starting no.7) in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina leads in front of Toyota Gazoo Racing (starting no.8) in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813863 Toyota Gazoo Racing (starting no.7) in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813862 Toyota Gazoo Racing (starting no.8) in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813855 Toyota Gazoo Racing (starting no.7) in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813854 Toyota Gazoo Racing (starting no.7) in a Toyota TS050 Hybrid with Michael Conway of Great Britain, Kamui Kobayashi of Japan and Jose Maria Lopez of Argentina leads in front of Toyota Gazoo Racing (starting no.8) in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06813836 Toyota Gazoo Racing (starting no.8) in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. The race is scheduled to finish at 3pm on the 17 June. EPA/EDDY LEMAISTRE


Credits: epa06814520 Toyota Gazoo Racing in a Toyota TS050 Hybrid with Sebastien Buemi of Switzerland, Kazuki Nakajima of Japan and Fernando Alonso of Spain in action at nightfall during the Le Mans 24 Hours race in Le Mans, France, 16 June 2018. EPA/EDDY LEMAISTRE
Dopo tanti tentativi (5 secondi posti e sei podi totali) e tanta sfortuna (un successo sfumato due anni fa a cinque minuti dalla fine) la Toyota ha vinto la 24 Ore di Le Mans 2018: l’equipaggio composto dallo spagnolo Fernando Alonso, dallo svizzero Sébastien Buemi e dal giapponese Kazuki Nakajima ha riportato sul gradino più alto del podio della più famosa corsa endurance del mondo una Casa automobilistica non europea dopo 27 anni.
La TS050 Hybrid ha dominato la gara francese (anche perché quest’anno la Toyota è stata l’unica Casa ufficiale presente nella classe regina LMP1) restando in testa per tutta la corsa e realizzando una doppietta grazie alla seconda piazza ottenuta dal britannico Mike Conway, dal nipponico Kamui Kobayashi e dall’argentino José María López. In terza posizione la Oreca del team Rebellion guidata dall’elvetico Mathias Beche, dal francese Thomas Laurent e dallo statunitense Gustavo Menezes.
Dopo nove anni un equipaggio composto interamente da piloti con un passato in F1 si è aggiudicato la 24 Ore di Le Mans mentre era dal 1972 (Graham Hill) che un campione del mondo di Formula 1 non trionfava sul circuito della Sarthe.
Per quanto riguarda le categorie minori segnaliamo il facile successo in LMP2 della Oreca del team G-Drive (quinta assoluta con i francesi Andrea Pizzitola e Jean-Éric Vergne e il russo Roman Rusinov) e la supremazia della Porsche 911 RSR tra le GT. Primo posto in GTE Pro con la vettura ufficiale in livrea rosa guidata dal danese Michael Christensen, dal francese Kevin Estre e dal belga Laurens Vanthoor e successo in GTE Am per la scuderia Dempsey-Proton e l’equipaggio formato dal francese Julien Andlauer, dall’australiano Matt Campbell e dal tedesco Christian Ried.
24 Ore di Le Mans 2018: la classifica
1 Toyota (Toyota TS050 Hybrid) – Fernando Alonso (SPA), Sébastien Buemi (SWI), Kazuki Nakajima (JPN) – 388 giri
2 Toyota (Toyota TS050 Hybrid) – Mike Conway (GBR), Kamui Kobayashi (JPN), José María López (ARG) – + 2 giri
3 Rebellion (Rebellion R13-Gibson) – Mathias Beche (SWI), Thomas Laurent (FRA), Gustavo Menezes (USA) – + 12 giri
4 Rebellion (Rebellion R13-Gibson) – Neel Jani (SWI), André Lotterer (GER), Bruno Senna (BRA) – + 13 giri
5 G-Drive (Oreca 07-Gibson) – Andrea Pizzitola (FRA), Roman Rusinov (RUS) – Jean-Éric Vergne (FRA) – + 19 giri
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