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Audi Q3 Sportback: la nuova coupé a ruote alte di Ingolstadt

La marca dei Quattro Anelli ha presentato la nuova ‘coupé’ della famiglia a ruote alte: la Q3 Sportback, che arriva come sesta proposta tra le SUV di Ingolstadt. Essenzialmente si tratta di una variante di carrozzeria, dal taglio più sportivo, dell’Audi Q3, con cui condivide tutto, eccetto il tetto spiovente all’indietro che le da un look più dinamico ed esclusivo.
La nuova Audi Q3 Sportback avrebbe potuto chiamarsi tranquillamente Q4, ma sembra che questa denominazione verrà riservata ad un’altra futura SUV 100% elettrica. D’altra parte le Sportback sono ormai note da decenni nella gamma Audi e, per i modelli SUV della marca tedesca, corrisponderanno alle Coupé di Mercedes come la GLC, la GLE e le altre.
Dimensioni, look e interni
La nuova Audi Q3 Sportback misura 4,5 metri in lunghezza, 2 cm in più rispetto alla Q3 convenzionale, rispetto alla quale è però 3 cm più bassa. La larghezza e la distanza tra gli assi rimangono identiche, con rispettivamente 1,84 e 2,68 metri.
Trattandosi di una variante della Q3, gli interni della Sportback risultano praticamente identici a quelli della SUV media tradizionale di Ingolstadt. Il protagonista della plancia è lo schermo del sistema multimediale compatibile con Apple CarPlay e Android Auto, oltre al secondo display del quadro strumenti da 10,25 pollici. Tra i vari optional si potranno richiedere i sedili sportivi, i rivestimenti in Alcantara o pelle, con diverse tonalità cromatiche e il volante sportivo con la parte inferiore appiattita. Il sedile posteriore offre spazio per tre passeggeri e scorre longitudinalmente di 130 mm, variando la capacità di carico del bagagliaio da 530 litri fino 1400 litri con i sedili reclinati (stessi dati della Q3).
Chassis
Audi ha anche annunciato che la Q3 Sportback offrirà di serie lo sterzo progressivo, che offre un feeling di guida più diretto man mano che il guidatore aumenta l’angolo di sterzo, e le modalità di guida Audi Drive Select che permetterà di scegliere tra sei diversi setup. tra questi è inclusa la modalità off-road che, insieme al sistema (optional) dic controllo della velocità in discesa, da non poche garanzie di sicurezza e agilità al momento di avventurarsi su terreni più complicati. Secondo il profilo scelto, il sistema Audi Drive Select permette di impostare diversi parametri che hanno a che vedere con l’erogazione del motore, il cambio e gli ammortizzatori.
Motorizzazioni, arriva anche la nuova mild-hybrid 35TFSI
La nuova Audi Q3 Sportback porterà all’esordio – i un secondo momento – un nuovo motore mild-hybrid con il 1.5 litri da 150 CV con tecnologia a 48 V (35 TFSI). Al lancio, la gamma debutta con le versioni a benzina 45 TFSI, spinta da un 2.0 litri sovralimentato con 230 CV, e turbodiesel 35 e 40 TDI, spinte dal 2.0 litri con potenze di 150 e 190 CV. Le motorizzazioni meno potenti saranno offerte con il cambio manuale e la trazione anteriore, le altre varianti con la trasmissione a doppia frizione S tronic e la trazione integrale quattro (disponibile anche sulla 35 TDI).
Anteprime
Audi Q3 2018: la nuova generazione
La Casa dei Quattro Anelli svela le prime fotografie e informazioni della rinnovata SUV media della famiglia
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Glossario della guida sportiva: la deportanza

Avete presente le monoposto di Formula 1 che imboccano le curve a 300 km/h e rimangono incollate all’asfalto? Bene. Quello che le impedisce di volare via non è il grip generato dalle gomme (non solo almeno), ma sono gli alettoni, gli spoiler e le appendici aerodinamiche che la schiacciano al suolo. In poche parole: l’aria che le schiaccia a terra.
Com’è possibile? Pensate ad un aereo di linea, un Boeing 737, ad esempio, quello “medio” di gamma: pesa circa 50.000 kg e, al momento del decollo (a circa 250 km/h) la portanza aerodinamica lo solleva da terra. Una Formula 1 pesa solo 600 kg, circa 80 volte meno di aereo, quindi immaginate quanto poco basterebbe per farla decollare, se solo le sue “ali” fossero state progettate per quello.

La deportanza
Ma per fortuna non lo sono. Sono state progettate per creare “DE-portanza”, appunto, ovvero la forza aerodinamica che spinge il veicolo verso il suolo, non verso il cielo (come nel caso della portanza).
Una monoposto di Formula 1 sarebbe in grado di percorrere una galleria a testa in giù facilmente, grazie al suo carico aerodinamico. L’effetto è quello di una grossa mano che vi schiaccia a terra man mano che aumenta la velocità.

In circuito
Le macchina da corsa, soprattutto le monoposto e i prototipi, sfruttano il carico aerodinamico per avere extra-grip nelle curve veloci; non solo, maggior carico aerodinamico significa anche un frenata più potente.
Come cambia questo nel modo di guidare? Parecchio. Le auto che vantano molto carico aerodinamico, per sfruttarlo come si deve, devono entrare in curva a velocità molto più alte rispetto alle auto “scariche” di deportanza.
È un modo innaturale di guidare, che va quasi contro il proprio istinto: più forte si entra in curva, più l’auto sarà incollata a terra. Naturalmente c’è un limite fisico oltre cui non si può andare, ma è un limite incredibilmente alto. Di contro, nelle curve lente (dove la velocità non è abbastanza alta da generare deportanza), le auto come le monoposto saranno più nervose e scorbutiche da guidare.
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Moto Guzzi V85 TT: la travel enduro che strizza l’occhio alle avventure del passato

Le migliori tecnologie, il saper fare italiano.
La nuova Moto Guzzi V85 TT è al crocevia di queste due strade, e strizza l’occhio sia al futuro (con tecnologie produttive e dotazioni tecniche ultramoderne) che al passato (con uno stile che richiama grandi competizioni che hanno fatto la storia come la Parigi-Dakar).
Insomma, una travel enduro pensata per il guzzista che non vuole rinunciare all’italianità neanche quando va alla ricerca di viaggi e avventura.
Con tre parole d’ordine: praticità, leggerezza e essenzialità.
“Classic travel enduro”: la Moto Guzzi pensata per il viaggio
Essenzialità che, secondo Moto Guzzi, permetterà alla Moto Guzzi V85 TT di durare nel tempo, grazie alla ricerca di una semplicità timeless nelle forme tipica delle enduro del passato, pensate per essere – prima di tutto – compagne di viaggio.
Sono state messe da parte quindi qualsiasi tipo di carenatura, per lasciare i riflettori alle linee del serbatoio, dei fianchetti e del parafango anteriore.

Due le versioni a disposizione per la Moto Guzzi V85 TT. O forse dovremmo parlare di varianti grafiche:
- Una variante grafica pensata per la città, disponibile in grigio, blu e rosso e proposta con pneumatici Metzeler Tourance Next
- Una variante grafica dalle aspirazioni più iconiche, in due colorazioni forti come il giallo (Sahara) e il rosso (Kalahari), con telaio verniciato in rosso (vedete la foto qui sopra) e proposta con pneumatici Michelin Anakee Advenutre, pensati proprio per l’off-road
Entrambe le varianti grafiche hanno accesso a una nutrita lista di accessori, divisi in tre pacchetti: Pack Touring, Pack Sport Adventure e Pack Urban.

Moto Guzzi V85 TT: innovazione motore
Sulla V85 TT di Moto Guzzi ha debuttato anche il nuovo motore bicilindrico a V trasversale di 90° sviluppato dalla casa di Mandello del Lario: un’unità moderna, di nuova progettazione e con materiali come il titanio che di solito sono riservati alle moto da competizione.
È un’unità propulsiva in grado di esprimere fino a 80CV di potenza massima, con una coppia di 80Nm a 5.000 giri al minuto. Con una cilindrata di 853cc, è un motore small block in grado di raggiungere gli 8000 giri/min, ma capace di offrire il 90% della coppia disponibile già a 3750.
Sempre sulla V85 TT, Moto Guzzi ha introdotto anche tre differenti modalità di guida: Strada, Pioggia e Off-Road. Ognuna di queste offre una diversa mappa del motore e una differente taratura del MGCT (il Controllo Trazione di Moto Guzzi). L’Off-Road limita l’ABS alla sola ruota anteriore, con la possibilità di disattivazione, per chi vuole avere il massimo grip anche nelle condizioni più difficili.
Moto Guzzi V85 TT: la scheda tecnica
Dimensioni
| Lunghezza | 2,24 metri |
| Larghezza | 0,95 metri |
| Interasse | 1,53 metri |
| Altezza sella | 0,83 metri |
| Peso a secco | 208 Kg |
| Capacità serbatoio | 23 litri |
Motore
| Tipo | Bicilindrico |
| Cilindrata | 853 cc |
| Potenza massima | 80 CV |
| Coppia | 80 Nm (a 5000 giri/min) |
| Omologazione | Euro 4 |
Prestazioni
| Consumi | 4,9 litri / 100 Km |
| Emissioni CO2 | 118 g/Km |
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BMW Motorrad: motociclisti sempre connessi

BMW Motorrad ha presentato un nuovo sistema per la comunicazione wireless tra motociclisti che si articola attorno due nuovi prodotti. Il nuovo sistema di comunicazione Fit-for-All che può essere integrato in qualsiasi casco e la nuova funzione Bike-to-Bike che consente la comunicazione di gruppo con altri motociclisti.
Il nuovo sistema di comunicazione Fit-for-All di BMW Motorrad – offerto anche in aggiunta ai sistemi di comunicazione BMW Motorrad già disponibili – consente ai motociclisti di rimanere in contatto tra loro, ascoltare la loro musica preferita, telefonare e guidare con il supporto di BMW Motorrad Navigator.
Si adatta inoltre a tutti i caschi moto BMW (ad eccezione della gamma Bowler) e può anche essere integrato in una serie di caschi di altri marchi.
Il sistema di comunicazione indipendente dal casco è stato concepito come un sistema di comunicazione pilota-passeggero, ma può anche creare una rete di comunicazione con fino a sei motociclisti in modalità privata utilizzando la funzione Bike-to-Bike.
La funzione Bike-to-Bike tra due moto può essere utilizzata fino a una distanza di 300 metri. In gruppo invece, sono coperte distanze fino a due chilometri. I piloti possono scegliere tra modalità privata e pubblica utilizzando un app gratuita e in modalità pubblica è possibile collegare più di sei moto.
Il sistema di comunicazione Fit-for-All può essere gestito comodamente utilizzando tre pulsanti. Diverse combinazioni di pulsanti consentono la connessione veloce con il sistema di interfono, con le funzioni di controllo del volume, accensione e spegnimento e con il menù di configurazione. L’unità operativa si trova sul lato sinistro del casco ed è resistente ai raggi UV e agli agenti atmosferici.
Oltre alla connessione vocale wireless tra pilota e passeggero, il sistema Fit-for-All consente anche la comunicazione con altri dispositivi compatibili Bluetooth. Ciò significa che è possibile ricevere le indicazioni di guida del BMW Motorrad Navigator e anche telefonare con uno smartphone.
Lo stesso vale per la riproduzione di musica tramite il sistema audio BMW o dispositivi compatibili, anche per il passeggero. Il funzionamento è possibile fino a 8 ore senza ricarica (560 mAh).
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Renault Turbo Experience: Renault Mégane RS Trophy e le sportive storiche

Un circuito libero e tanti giocattoli, tutti turbo. Raramente ho visto un tale ben di Dio: davanti a me ci sono parcheggiate le sportive Renault più iconiche di tutti i tempi; anzi, mi correggo, le sportive turbo.
“Turbo” negli anni ’80 non indicava solo una sovralimentazione, era uno stile di vita. La Renault 5 davanti a me sfoggia la scritta “turbo” a caratteri cubitali sul vetro posteriore, come Superman con la “esse” sul suo vestito. Il turbo ha segnato un’era, sia per le sportive stradali sia per il motorsport, da sempre banco di prova per le tecnologie. Ma il turbo, in quegli anni, era qualcosa di galvanizzante: una botta di potenza, di energia. Le auto da corsa erano difficili, impegnative. Pericolose.

Ed è per questo che strabuzzo ancora di più gli occhi quando vedo le Renault F1 RE20 Di René Arnoux , il protagonista di una delle battaglie più belle della F1, e Jean-Pierre Jabouille, vincitore del GP di Francia con questa vettura. Jean-Pierre è qui con noi, e più tardi risveglierà il mostro turbo per fare qualche giro sul circuito La Ferté Gaucher.
Ma non è l’unico pilota “star” della giornata, perché nel nostro gruppo divertimenti è presente anche Jean Ragnotti, una vera e propria leggenda dei rally (e mio idolo personale). Ha guidato tra le vetture più incredibili che hanno fatto storia delle competizioni rallystiche; la Renault 5 MaxiTurbo Gruppo B e la Renault 11 Turbo Gruppo A; e noi più tardi faremo un giro da passeggeri.
Questa è il programma della prima parte della giornata, nel pomeriggio guideremo alcune vetture stradali turbo di Casa Renault, Renault Turbo Alpine e Turbo 2 incluse. Non male come inizio.


Le auto da corsa
Si respira odore di benzina sulla Renault 5 Turbo Maxi da rally. È da quando ero ragazzino che sogno di salire su una vettura del Gruppo B, una classe che è durata pochi anni per via della pericolosità delle sue vetture. Nello specifico, la Maxi turbo ha un motore 1.4 turbo con sovralimentazione, iniezione e parti del motore utilizzate dal team di Formula 1. Con un peso di 905 kg, la sola trazione posteriore, e 350 Cv da gestire, è un vero mostro.
Sono seduto sul sedile del passeggero, e non è Jean Ragnotti a guidare, ma un pilota d’esperienza della squadra Renault. E così dev’essere, perché sta piovigginando, e la Maxi non è esattamente un auto docile. Invece, inaspettatamente, ha un sacco di trazione. La spinta del turbo arriva con tanto ritardo ma poi spinge i 900 kg della “Cinque” comE se fosse una piuma.
Probabilmente non ci tutti i 350 Cv all’appello (anche per salvaguardare il motore), ma salire sulla Maxi è comunque emozionante e ti fa mostrare cento denti.
Il passo corto dà parecchio da fare al pilota, che in uscita di curva deve correggere rapidamente ogni improvviso sovrasterzo di potenza. Ah, i vecchi turbo!
Ma è quando accendono la Formula RE20 di Jabouille che comincio a tremare davvero. Il motore 1.5 turbo sei cilindri produce un suono infernale. Un latrato secco, rauco, e tanti di quei decibel da farti sanguinare le orecchie. Vedere Jean-Pierre calarsi nell’abitacolo così avanzato mi fa venire i brividi, i piedi sono così avanti che sembra di guidare seduti sulla punta di una freccia. Follia.
L’auto parte, senza nemmeno sobbalzare, e comincia a passeggiare per la pista, squarciando l’aria con la voce del suo V6. Fa veramente paura.
Jean-Pierre ha una certa età, come del resto ce l’ha la macchina, la porta a spasso con rispetto e giudizio.
Guidando le turbo
La parte interattiva è senza dubbio meno spaventosa e più divertente. Nella corsia dei box ci sono tra le vetture turbo Renault più splendide che abbia mai visto.
Non solo le Renault 5 Turbo, ma anche la Fuego, la Safran, la 11 Turbo e la 5 Turbo Alpine.
Comincio dalla Safrane biturbo del 1993, la più moderna del lotto e l’unica dotata di ABS. I sedili in pelle sono alti e cicciotti, con il volante piuttosto orizzontale a quattro razze (terribile) e un cambio così molle che non si capisce in quale marcia siete, almeno da fermi.
La buona notizia è che il suo motore 3.0 V6 biturbo eroga 260 CV (e c’è la trazione integrale a tenerli a bada); la cattiva notizia è che le marce sono terribilmente lunghe. I vecchi motori turbo, poi, facevano il suono di un aspirapolvere: solo aria, nessuna melodia. Lo sterzo è leggero ma estremamente demoltiplicato, mentre la potenza non è sufficiente a causare perdite di trazione.
Però è così facile, così morbida e sincera, così anni ’90! Ha un suo fascino, senza dubbio, ma non credo che sarà la più divertente del lotto.
Salire sulla Fuego Turbo è come lasciarsi cadere su una nuvola. Si sprofonda in quei sedili in tela dall’aspetto pulcioso e tremendamente inadatto alla guida sportiva. Non riesco a trattenere le risate. La Fuego è del 1984 e monta un 1.6 turbo da 132 CV, ma soprattutto ha delle ruote minuscole e un assetto che sfiora la consistenza di un crème caramel. In pista è davvero esilarante: quando il turbo (finalmente) si carica di aria ed entra in azione, la macchina s’impenna e la ruota interna pattina; quando poi si appoggia appena il piede sul freno, bisogna controsterzare come piloti del mondiale rally per compensare il sovrasterzo in rilascio, mentre le ruote si bloccano (sia quelle anteriori che posteriori, a turni) causando nuvole di fumo. È l’oggetto più divertente che abbia mai provato.
La Renault 11 Turbo del 1986 sembra più nuova di parecchia anni, e capisco perché l’abbiano utilizzata per correre nel mondiale rally: è una bomba. Il suo 1.4 da 105 CV non è un mostro di potenza, ma l’auto è bilanciata, precisa e sincera; per essere degli anni ’80, almeno. Premessa: con ognuna di queste auto bisogna sbracciare come dei matti, remare con lo sterzo ed essere gentili – a dir poco – con il cambio. I freni servono a rallentare più che a fermarsi, e in curva c’è così tanto rollio che occorrono i farmaci per il mal di mare. Ma la spinta del turbo ritardata e il poco grip sono il loro bello.
Salgo finalmente sul mio sogno d’infanzia, la Renault 5 Turbo 2. Motore centrale, trazione posteriore e un 1.4 da 160 CV: la turbona è davvero un oggetto esotico. La posizione di guida è innaturale come sulle altre, ma qui è addirittura più raccolta e angusta.
Il cambio è di una precisione insospettabile, ma ci vogliono punta-tacco giusti in scalata e tempismo e delicatezza in salita. Lo sterzo è fisico e tremendamente demoltiplicato, ma cavolo se è veloce. Il “calcio nella schiena” si sente davvero, ma mai manda in crisi il telaio, anzi, la Turbo 2 è ricca di grip e molto composta. Non me l’aspettavo davvero.
Dopo la Turbo 2, la Renault 5 Alpine sembra una bicicletta. La trazione sulla 5 Alpine è anteriore, la carreggiata è molto più stretta e la potenza è appena di 110 CV. Lo sterzo è demoltiplicato ma leggero, e il posteriore aiuta nell’inserimento scivolando dolcemente quando si rilascia l’acceleratore in ingresso di curva. Ha un carattere simile a quello delle compatte moderne, per certi versi. Non è veloce come dovrebbe (nonostante il peso piuma), ma è quella che più mi è piaciuta, insieme alla mollissima ed esilarante Fuego.

La Renault Mégane RS Trophy
Non posso tornare a casa senza aver fatto un giro sulla Mégane RS Trophy, la punta di diamante delle sportive turbo Renault, quella che si fa carico dell’eredità di tutte queste vecchie signore. 1.8 turbo, 300 Cv e asse posteriore sterzante: si va.
Paragonarla alle altre sarebbe come paragonare un Concorde a una carriola; quindi la paragonerò alle vetture moderne. Veloce è veloce, ma dove la RS fa i miracoli, mi dispiace dirlo, è nell’asse posteriore sterzante. Dico mi spiace perché, in realtà non sono un fan di questo sistema. Non solo perché falsa leggermente le informazioni che provengono dal vostro fondoschiena, ma vi tolgono il bello di far “scivolare” il posteriore dell’auto in ingresso di curva, che poi è la guida che mi piace nelle trazioni anteriori sportive.
Sulla Trophy basta scegliere il momento giusto e sterzare, e lei si fionderà in curva con una rapidità e una precisione mostruose, inarrivabili per le altre sportive con asse posteriore “passivo”.
Ruota attorno a se stessa, sfidando addirittura la fisica nelle curve più strette.
Sul veloce la risposta allo sterzo è così rapida che occorrono attenzione e mano ferma per non eccitare il posteriore; così nella “esse” veloce del tracciato sono costretto a centellinare i gradi dello sterzo con accuratezza. È veramente un’arma.
Anni luce più veloce, sicura e sfruttabile delle sue antenate. Ma mai così lontana dall’impegno e dalla fatica che si fa per guidarle, anche lentamente. Però è la ciliegina sulla torta di un’esperienza meravigliosa: quella di guidare delle auto sportive turbo.
Altre prove su strada
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Lamborghini Huracán Performante

La Lamborghini Huracán Performante – nata nel 2017 – è una supercar a trazione integrale dotata di un motore V10.
Lamborghini Huracán Performante: gli esterni
La Lamborghini Huracán Performante si differenzia dalle varianti “normali” per il look più cattivo e per l’innovativo sistema di aerodinamica attiva ALA.

Lamborghini Huracán Performante: gli interni
La Lamborghini Huracán Performante è una delle supercar meglio costruite in commercio: sedili in carbonio, interni in Forged Composites e rivestimenti in Alcantara.

Lamborghini Huracán Performante: il motore
Il motore della Lamborghini Huracán Performante è un V10 aspirato a benzina:
- un 5.2 V10 aspirato a benzina da 640 CV

Lamborghini Huracán Performante: il prezzo
Motore a benzina
- Lamborghini Huracán Performante 239.949 euro
Passione Lamborghini
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Uomo sulla Luna: il contributo di Ford

Non tutti sanno che 50 anni fa Ford contribuì in modo determinante alla missione Apollo 11, quella che il 20 luglio 1969 permise a Neil Armstrong e a Buzz Aldrin di mettere piede sulla Luna.
Scopriamo insieme la storia di quando l’azienda dell’Ovale Blu collaborò insieme alla NASA per una delle imprese più grandiose di tutti i tempi.
Uomo sulla Luna: il contributo Ford
La storia del rapporto tra la Ford e la NASA per portare l’uomo sulla Luna nasce nel 1963 quando la Philco-Ford (società nata tre anni prima in seguito all’acquisto della Philco – azienda leader nel settore delle batterie, delle radio e delle televisioni già attiva in campo aerospaziale dopo aver inventato nel 1953 il primo transistor ad alta frequenza, fondamentale per lo sviluppo di computer ad alta velocità – da parte della Casa di Detroit) ottiene il contratto di fornitore principale per implementare il Mission Control Center presso il Manned Space Center di Houston.
I compiti di Philco-Ford – così fu ribattezzata la divisione Aeronutronic della Philco dopo l’acquisizione da parte del marchio dell’Ovale Blu – sono molteplici: progettazione di sistemi hardware e software, produzione, installazione, avviamento e test del Mission Control Center inclusi i collegamenti dati e di controllo tra la NASA e i siti di localizzazione remota.
Il Mission Control Center viene completato giusto in tempo per monitorare la missione Gemini 3 nel marzo 1965. Un complesso in grado di gestire simultaneamente più di 1.500 diversi parametri di telemetria (dalla salute dell’astronauta ai risultati dei test sui dati di volo) che ospita il più grande gruppo di apparecchiature di commutazione televisiva al mondo, quasi 100.000 chilometri di cavi e cinque computer mainframe IBM 360/75 per monitorare i parametri di volo durante la missione.
Lo sbarco sulla Luna e le altre missioni
Philco-Ford segue la missione Apollo 8 (la prima con esseri umani a orbitare attorno alla Luna e a tornare sulla Terra): gli astronauti riescono ad effettuare diverse trasmissioni dallo spazio, compreso un messaggio di auguri per la vigilia di Natale del 1968.
Durante la missione Apollo 11 Philco-Ford realizza, tra le altre cose, il sistema di trasmissione che permette alla voce di Neil Armstrong di essere ascoltata a Houston e nel resto del mondo.
Dopo lo sbarco sulla Luna Philco-Ford (ribattezzata nel 1976 Ford Aerospace and Communications Corporation) continua a lavorare con le missioni SkyLab, Apollo-Soyuz e Space Shuttle e a fornire servizi di comunicazione satellitare. Un colosso del settore: nei primi anni ’80 più della metà dei satelliti per le comunicazioni in orbita è costruito da Ford.
Nel 1990 l’avventura aerospaziale di Ford termina dopo la cessione della sezione Aerospace alla Loral.
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Chevrolet Corvette C8 Stingray: rivoluzione sportiva

La Chevrolet Corvette C8 Stingray segna una rivoluzione per la sportiva statunitense: l’ottava generazione della supercar “yankee” ha infatti abbandonato dopo 66 anni la tradizionale configurazione a motore anteriore per adottare un propulsore montato in posizione centrale.
Una scelta che ha permesso alla coupé americana (anche se sarebbe meglio chiamarla targa visto che possiede un tettuccio removibile) di avere un comportamento stradale ancora più coinvolgente. La distribuzione dei pesi? Sempre 50:50.
Chevrolet Corvette C8 Stingray: il motore
Il motore della Chevrolet Corvette C8 Stingray è un 6.2 V8 aspirato a benzina abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a 8 rapporti. La variante dotata del pacchetto Performance Z51 (sospensioni sportive, dischi freni più grandi, scarico sportivo, pneumatici Michelin Pilot Sport 4S – 245/35 ZR19 all’anteriore e 305/30 ZR20 al posteriore – e la possibilità di acquistare le sospensioni magnetiche) genera una potenza di 502 CV, una coppia di 637 Nm e può accelerare da 0 a 60 miglia orarie, quasi 97 km/h, in meno di tre secondi.

Chevrolet Corvette C8 Stingray: le dimensioni
La Chevrolet Corvette C8 Stingray è lunga 4,63 metri, larga 1,93 metri e alta 1,23 metri.

Chevrolet Corvette C8 Stingray: gli interni
La configurazione a motore centrale della nuova Chevrolet Corvette C8 Stingray ha rivoluzionato anche la struttura interna della supercar statunitense: due bagagliai (uno davanti e uno dietro) con un volume totale di 357 litri e un abitacolo avanzato di 42 cm rispetto alla serie precedente.
Il pilota è “avvolto” dalla plancia e comanda lo sterzo con un volante piuttosto piccolo che permette di vedere meglio il cruscotto. Tre le tipologie di sedili tra cui scegliere: GT1, GT2 (look ispirato alle corse ed elementi in fibra di carbonio e pelle Nappa) e Competition Sport (per chi frequenta spesso i circuiti).

Chevrolet Corvette C8 Stingray: la tecnologia
Per quanto riguarda gli accessori più importanti presenti a bordo della Chevrolet Corvette C8 Stingray segnaliamo il sistema di infotainment rinnovato, la ricarica wireless per smartphone, il volante riscaldato e l’impianto audio Bose con 10 o 14 altoparlanti.
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Jeep Grand Cherokee

La quarta generazione della Jeep Grand Cherokee – nata nel 2010 e sottoposta a un restyling nel 2016 – è una grande SUV premium statunitense a trazione integrale.
Jeep Grand Cherokee: gli esterni
Il design maestoso della Jeep Grand Cherokee nasconde bene i nove anni di età: il frontale massiccio con l’iconica griglia a sette feritoie è l’elemento più riuscito.

Jeep Grand Cherokee: gli interni
Il restyling ha portato qualche modifica all’abitacolo della quarta generazione della Jeep Grand Cherokee: una nuova fascia con sistema Uconnect Nav radio da 8,4”, cornici e inserti rinnovati.

Jeep Grand Cherokee: i motori
La gamma motori della Jeep Grand Cherokee è composta da quattro unità:
- un 6.4 V8 HEMI a benzina da 468 CV
- un 6.2 V8 HEMI a benzina con compressore volumetrico da 710 CV
- un 3.0 V6 turbodiesel CRD da 190 CV
- un 3.0 V6 turbodiesel CRD da 250 CV

Jeep Grand Cherokee: gli allestimenti
Gli allestimenti della Jeep Grand Cherokee sono otto: Laredo, Limited, Trailhawk, Overland, S, Summit, SRT e Trackhawk.
Jeep Grand Cherokee Laredo
La dotazione di serie della Jeep Grand Cherokee Laredo comprende: airbag frontali multistadio next generation, airbag laterali a tendina, airbag laterali anteriori, airbag per le ginocchia del guidatore, antifurto Immobilizer Sentry Key e antifurto perimetrale, fendinebbia a LED, Hill Start Assist, poggiatesta anteriori attivi, TPMS (monitoraggio pressione pneumatici), Blind Spot Monitoring & Cross Path Detection, fari anteriori bi-xeno HiD con luci diurne a LED e lavafari, retrovisore interno elettrocromatico, rifornimento carburante senza tappo, climatizzatore automatico bi-zona, sistema di ausilio al parcheggio anteriore e posteriore Parksense (con funzione stop sui sensori posteriori), tergicristalli con sensore pioggia, cruise control, keyless enter-n-go, sistema Start&Stop (ESS), differenziale anteriore e posteriore BTCS (Brake Traction Control System), sistema di gestione della trazione Selec-Terrain, sistema di trazione integrale Quadra Trac II, doppio terminale di scarico cromato, retrovisori esterni autoanabbaglianti riscaldabili, regolabili e ripiegabili elettricamente, Shark fin antenna in tinta carrozzeria, spoiler posteriore in tinta carrozzeria, retrovisore interno elettrocromatico, sedili rivestiti in tessuto, sedili anteriori regolabili elettricamente in 8 posizioni per conducente e 6 posizioni per passeggero, volante in pelle a tre razze con comandi e paddle shift per cambio marcia integrati, lettore CD singolo, quadro strumenti multifunzione con display 7” (completamente configurabile dal guidatore), sistema Uconnect 7” Smartouch System con radio DAB, porta USB, lettore SD Card, ingresso Aux, compatibilità Apple CarPlay e Android Auto, sistema vivavoce Bluetooth UConnect Phone, computer di bordo EVIC (Electronic Vehicle Information Center), 6 altoparlanti, cerchi in lega a 5 doppie razze da 18” e ruota di scorta full size.
Jeep Grand Cherokee Limited
La Jeep Grand Cherokee Limited costa 9.000 euro più della Laredo e aggiunge: pacchetto Memory (sedile del guidatore, impostazioni radio e retrovisori esterni), portellone posteriore ad apertura e chiusura elettrica, rete fermabagagli, telecamera posteriore con visualizzazione dinamica, funzione smartbeam per anabbaglianti, 9 altoparlanti con subwoofer e amplificatore da 506 W, sistema Uconnect 8,4” Smartouch System con radio DAB, porta USB, lettore SD Card e Aux, navigatore satellitare Smartouch, cristalli posteriori e lunotto posteriore oscurati, maniglie cromate, retrovisori esterni con luci di cortesia, sedili rivestiti in pelle, sedili anteriori riscaldabili, sedili anteriori regolabili elettricamente in 8 posizioni per conducente e passeggero, volante riscaldato, 60 CV di potenza aggiuntiva e Active Noise Cancellation.
Jeep Grand Cherokee Trailhawk
La Jeep Grand Cherokee Trailhawk costa 4.300 euro più della Trailhawk a parità di motore e aggiunge: differenziale posteriore elettrico a slittamento limitato ELSD, sistema di trazione integrale Quadra Drive II, sospensioni pneumatiche Quadra Lift, antifurto Immobilizer Sentry Key e antifurto volumetrico, sedili anteriori ventilati e sedili posteriori riscaldabili.
In esclusiva sulla Trailhawk troviamo inoltre: cerchi in lega da 18” Trailhawk con pneumatici rinforzati, sedili sportivi rivestiti in pelle con inserti scamosciati, impunture rosse e logo Trailhawk, adesivo nero antiriflesso sul cofano, badge Trailhawk, barre al tetto Neutral Grey, maniglie in tinta carrozzeria, protezioni sottoscocca, specchietti retrovisori esterni Neutral Grey e inserti Neutral Grey nella griglia frontale e nel paraurti.
Jeep Grand Cherokee Overland
La Jeep Grand Cherokee Overland costa 4.000 euro più della Trailhawk a parità di motore e aggiunge: Advanced Technology Group (Brake Assist, Full Speed Forward Collision Warning Plus, Adaptive Cruise Control con funzione Stop, Rear Cross Path Detection, Lane Departure Warning Plus, Smart Parking Assist perpendicolare e parallelo, cerchi in lega a 5 razze da 20” Technical Grey, tetto panoramico Commandview apribile elettricamente, maniglie cromate, parte superiore della plancia rivestita in pelle con cuciture a vista, sedili rivestiti in pelle Nappa e volante in pelle a tre razze con inserti in legno.
Jeep Grand Cherokee S
La Jeep Grand Cherokee S costa 500 euro più della Overland a parità di motore, non ha le sospensioni pneumatiche Quadra Lift e offre in esclusiva: cerchi in lega Granite Crystal da 20”, interni con inserti Gun Metal e legno nero, pedaliera sportiva lucida e inserti in alluminio, sedili rivestiti in pelle Nappa con inserto scamosciato, cornici scure per DLO, fari anteriori e posteriori, inserti carrozzeria e finiture Granite Crystal, paraurti frontale Summit, terminale di scarico sdoppiato Black Chrome, volante rivestito in pelle, maniglie in tinta carrozzeria e cofano motore con doppi estrattori d’aria.
Jeep Grand Cherokee Summit
La Jeep Grand Cherokee Summit costa 4.000 euro più della Overland a parità di motore e aggiunge: cerchi in lega da 20” con design Summit Gloss, sistema audio Harman Kardon con 19 altoparlanti e amplificatore da 825W, fari bi-xeno adattativi, paraurti e griglia cromata Summit, maniglie cromate, battitacco illuminato, sedili rivestiti in pelle Natura Plus, rivestimenti in simil camoscio su cielo vettura e montanti anteriori e Interior Metal Package.
Jeep Grand Cherokee SRT
La dotazione della Jeep Grand Cherokee SRT (priva di barre al tetto) comprende: cofano motore con doppi estrattori d’aria, fascione frontale inferiore in tinta con inserto nero lucido, griglia anteriore Gloss Black, fendinebbia a LED, volante sportivo in pelle traforata a tre razze con comandi e paddle shift per cambi marcia integrati, Metal Interior Package, cerchi in lega da 20” Black Satin, airbag frontali multistadio next generation, airbag laterali a tendina, airbag laterali anteriori, airbag per le ginocchia del guidatore, Hill Start Assist, poggiatesta anteriori attivi, TPMS (monitoraggio pressione pneumatici), antifurto Immobilizer Sentry Key e antifurto volumetrico, Advanced Technology Group, Brake Assist, Full Speed Forward Collision Warning Plus, Adaptive Cruise Control con funzione Stop, Blind Spot Monitoring, Rear Cross Path Detection, Lane Departure Warning Plus, Smart Parking Assist perpendicolare e parallelo, fari anteriori bi-xeno HiD con luci diurne a LED e lavafari, retrovisore interno elettrocromatico, rifornimento carburante senza tappo, climatizzatore automatico bi-zona, pacchetto Memory (sedile del guidatore, impostazioni radio e retrovisori esterni), portellone posteriore ad apertura e chiusura elettrica, rete fermabagagli, sistema di ausilio al parcheggio anteriore e posteriore Parksense (con funzione stop sui sensori posteriori), telecamera posteriore con visualizzazione dinamica, funzione Smartbeam per anabbaglianti, sedili anteriori ventilati, sistema Start&Stop (ESS), differenziale anteriore e posteriore BTCS (Brake Traction Control System), sistema di gestione della trazione Selec-Track, sistema di trazione integrale Quadra Active on Demand, Active Noise Cancellation, Launch Control, sospensioni Active Damping, impianto frenante high-performance Brembo, doppio terminale di scarico cromato, retrovisori esterni autoanabbaglianti e riscaldabili, regolabili e ripiegabili elettricamente, Shark fin antenna in tinta carrozzeria, spoiler posteriore in tinta carrozzeria, cristalli posteriori e lunotto posteriore oscurati, maniglie in tinta carrozzeria, tetto panoramico Commandview apribile elettricamente, retrovisore interno elettrocromatico, sedili anteriori e posteriori riscaldabili, sedili anteriori regolabili elettricamente in 8 posizioni per conducente e passeggero, volante in pelle a tre razze con comandi, paddle shift e con corona riscaldabile, inserti interni in fibra di carbonio, sedili in pelle nera traforata con inserti scamosciati, sedili ventilati, lettore CD singolo, sistema audio Harman Kardon con 19 altoparlanti e amplificatore da 825W, porta USB, lettore SD Card, ingresso Aux, compatibilità Apple CarPlay e Android Auto, sistema vivavoce Bluetooth Uconnect Phone, computer di bordo EVIC (Electronic Vehicle Information Center), sistema Uconnect 8,4” Smartouch System con radio DAB, porta USB, lettore SD Card, Performance Pages, navigatore satellitare Smartouch, ruota di scorta di dimensioni ridotte e pneumatici Pirelli Runflat 295/45 ZR20.
Jeep Grand Cherokee Trackhawk
La Jeep Grand Cherokee Trackhawk – priva di barre al tetto – offre in esclusiva: volante in pelle a tre razze con comandi, paddle shift e corona riscaldabile, logo Trackhawk integrato nel volante, Entertainment Group con schermi ai sedili posteriori e lettore DVD/Blu-ray, 710 CV, 0-100 km/h in 3,7 s, 289 km/h di velocità massima, cerchi in lega da 20” con dettagli Gloss, impianto frenante maggiorato Brembo High Performance, sospensioni Bilstein a smorzamento adattivo, Hill Descent Control, retrovisori esterni con luci di cortesia e quadruplo terminale di scarico.

Jeep Grand Cherokee: gli optional
La dotazione di serie della Jeep Grand Cherokee andrebbe a nostro avviso arricchita con la vernice metallizzata (1.150 euro). Sulla Laredo aggiungeremmo il navigatore (1.700 euro) mentre sulla Limited e sulla Trailhawk ci vorrebbe il pacchetto Advanced Safety Technology Group (1.500 euro: Advanced Brake Assist, tergicristalli con sensori pioggia, Lane Departure Warning Plus, Full Speed Forward Collision Warning Plus, Adaptive Cruise Control con funzione Stop e Smart Parking Assist).

Jeep Grand Cherokee: i prezzi
Motori a benzina
- Jeep Grand Cherokee SRT 93.000 euro
- Jeep Grand Cherokee Trackhawk 128.000 euro
Motori diesel
- Jeep Grand Cherokee Laredo 58.500 euro
- Jeep Grand Cherokee Limited 67.500 euro
- Jeep Grand Cherokee Trailhawk 71.800 euro
- Jeep Grand Cherokee Overland 75.800 euro
- Jeep Grand Cherokee S 76.300 euro
- Jeep Grand Cherokee Summit 79.800 euro
L’articolo Jeep Grand Cherokee proviene da Icon Wheels.
Mini: i modelli sportivi in listino

Il marchio MINI appartiene a BMW da ben più di un decennio, ma il suo stile e il suo appeal rimangono ancora inconfondibilmente british. A partire dalla più piccola MINI One, per finire con la SUV più grande (la Countryman), ogni MINI ha carattere da vendere e una personalità sbarazzina.
Ma soprattutto, un animo sportivo. Già, da quando spopolava nei negli anni ’60, la MINI ha sempre avuto un cuore sportivo, e continua ad averlo.
Nella gamma ci sono svariati modelli pepati e “cavallati”, per tutti i gusti. Vediamoli insieme.

MINI Mini Cooper S, SD e MINI John Cooper Works
La più iconica delle MINI, la più compatta, la più bilanciata. La MINI Cooper S è un’ottima sportiva per tutti i giorni: agile, potente il giusto, ma estremamente ricca nell’equipaggiamento e rifinita come un’auto premium di categoria superiore, senza esagerare.
Ha la trazione anteriore e il cambio manuale (l’automatico è optional) e un motore 2.0 litri quattro cilindri turbo da 192 CV e 300 Nm di coppia. È un motore pieno fin dai bassi regimi, elastico e adatto anche alle andature tranquille. Lo sterzo iper-diretto e il telaio agile e reattivo rendono la MINI Cooper S un giocattolo divertentissimo, ma le sospensioni non sono così rigide da compromettere il comfort, come invece erano sui modelli di vecchia generazione. I numeri? 0-100 km/h in 6,8 secondi e 235 km/h di velocità massima.
La MINI John Cooper Works è la versione più estrema della Cooper S. È più potente, è più rigida e focalizzata (di serie ha il differenziale elettronico e l’assetto ribassato) e ha un look ancora più hot.
Con 231 CV di potenza è in grado di abbassare lo 0-100 km/h in 6,3 secondi e di raggiungere la velocità massima di 242 km/h.
La Cooper SD è la versione diesel della MINI Cooper S, che garantisce bassi costi di percorrenza e un buon livello di prestazioni. Il quattro cilindri “duemila” diesel non avrà la voce di quello a benzina, ma ha coppia da vendere (ben 360 Nm) e quasi la stessa potenza della Cooper S: 170 CV.
Scatta da 0 a 100 km/h in 7,2 secondi e tocca i 225 km/h di velocità di punta, con un consumo dichiarato di soli 4,2 litri/100 km.

MINI Clubman S, Clubman JCW e SD
La MINI Clubman è la versione giardinetta della MINI, più lunga, più larga, e con un bagagliaio capiente con apertura “ad anta” di armadio. È un’auto molto particolare e stilosa, ma anche più razionale, per molti aspetti, della sorellina piccola. La versione S ha un assetto più sportivo e il motore 2.0 litri turbo da 192 CV, ma la vera bestia è la JCW.
La versione firmata John Cooper Works, infatti, monta una versione potenziata del 2,0 litri turbo che eroga ben 300 CV di potenza. La Clubman è disponibile sia con la trazione anteriore, sia con la integrale ALL4.
La versione sportiva diesel della MINI Clubman monta il “solito” 2.0 litri BMW, ma invece di avere 170 CV (come nella MINI Mini) eroga 190 CV di potenza. Scatta da 0 a 100 km/h in 7,6 secondi e raggiunge i 225 km/h, disponibile, come la Clubman S benzina, anche con la trazione integrale.

MINI Countryman S, SE, SD e JCW
La MINI Countryman è la SUV compatta di MINI. L’ultima generazione è più grande e spaziosa, ma mantiene l’agilità che caratterizzava il primo modello.
È disponibile in tutte le declinazioni sportive (S da 192 CV, SD da 190 CV e JCW da 300 CV), ma rispetto agli modelli della gamma, vanta anche una versione SE ibrida plug-in da 224 CV di potenza.
Il suo motore 1,5 litri tre cilindri turbo, abbinato ad un motore elettrico, garantisce 220 Nm di coppia ed è in grado di simulare una trazione integrale.
È anche in grado di percorrere qualche km in modalità esclusivamente elettrica. Ma soprattutto è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 6,8 secondi e percorrere 100 km con 2,1 litri (se si sfrutta bene il motore elettrico).
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