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Polestar, la storia

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La storia della Polestar, fino a oggi, è stata simile a quella della AMG: un team attivo nel motorsport diventato il reparto sportivo ufficiale di una Casa automobilistica (in questo caso la Volvo).

Dal 2020, però, la Polestar affronterà un nuovo capitolo della sua breve vita e sarà un costruttore specializzato nella produzione di vetture “premium” ecologiche. Scopriamo insieme l’evoluzione di questa azienda svedese.

Polestar: la storia

Le radici della Polestar risalgono al 1996, anno in cui il pilota Jan Nilsson crea il team Flash Engineering per correre con le Volvo 850 nel campionato turismo svedese STCC. Il driver scandinavo si aggiudica il titolo e bissa il trionfo nel 1997.

Tra il 1998 e il 2002 la scuderia corre con le S40 (anche in qualche gara del campionato francese e di quello europeo) mentre nel 2003 passa alle S60.

Cambio di proprietà (e di nome)

Nel 2004 la Flash Engineering viene venduta all’imprenditore Christian Dahl, l’anno seguente la squadra cambia nome (Polestar) e nel 2006 inizia a pensare in grande: spostamento della sede da Karlstad a Göteborg e sviluppo diretto delle vetture da corsa.

L’anima ecologica della Polestar inizia a vedersi nel 2007 quando viene creato un motore destinato alle gare alimentato a bioetanolo mentre risale all’anno successivo il primo progetto rilevante: lo sviluppo della Volvo C30 da turismo.

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Ritorno alla vittoria

Il 2009 è una grande annata per la Polestar: il norvegese Tommy Rustad riporta il campionato turismo svedese alla Volvo dopo 12 anni e la Casa scandinava nomina Polestar partner Performance ufficiale (in poche parole Polestar diventa l’unico “elaboratore” approvato dalla Casa madre).

Nel 2010 lo svedese Robert Dahlgren conquista con la C30 la prima edizione del campionato scandinavo turismo e nello stesso anno vede la luce la C30 Polestar Concept: un prototipo che è in pratica una versione stradale della C30 da gara. Risale invece al 2011 il debutto in pianta stabile di Polestar nel Mondiale Turismo WTCC (dalla quinta gara le C30 passano dai motori 2.0 ai nuovi propulsori 1.6 turbo benzina DRIVe).

Polestar schiera la nuova Volvo S60 nel campionato Racing Elite League (una specie di “best of” della serie turismo svedese) e consente a Fredrik Ekblom di aggiudicarsi il titolo.

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I primi modelli di serie

La Volvo S60 Polestar del 2013 (anno in cui lo svedese Thed Björk porta a casa il campionato STCC) è la prima auto di serie progettata dall’azienda scandinava. Inizialmente commercializzata in soli 100 esemplari (tutti destinati al mercato australiano), viene venduta in otto Paesi a partire dal 2014 in concomitanza con il lancio della station wagon V60 Polestar.

Risale sempre al 2014 la vittoria nel campionato STCC di Björk e l’impegno nella serie turismo australiana con due S60.

In mano a Volvo

Nel 2015 Volvo acquista la divisione di Polestar che si occupa dello sviluppo delle vetture stradali e la trasforma in quello che è oggi AMG per Mercedes. Il reparto corse (sempre in mano a Dahl) viene ribattezzato Cyan Racing e vince ancora una volta l’STCC con Björk.

L’anno seguente il team Polestar Cyan Racing torna nel WTCC mentre lo svedese Richard Göransson si aggiudica il titolo scandinavo. Björk vince l’ultima edizione di sempre del Mondiale turismo nel 2017.

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Presente e futuro

Oggi il listino Volvo comprende tre modelli – S60, V60 e XC60Polestar Engineered caratterizzati da prestazioni migliori, da una risposta più pronta dell’acceleratore, da un cambio più sportivo e – sulle versioni AWD a trazione integrale – da più coppia distribuita alle ruote posteriori.

Presto, però, Polestar diventerà una casa costruttrice a tutti gli effetti e sbarcherà in listino con due modelli “premium” ecologici.

La Polestar 1 è una coupé ibrida plug-in (ossia ricaricabile attraverso una presa di corrente) dotata di un motore 2.0 a doppia sovralimentazione (turbo + compressore volumetrico) abbinato a due unità elettriche in grado di generare una potenza totale di 600 CV e una coppia di 1.000 Nm. Il tutto con un’autonomia incredibile a emissioni zero: 150 km.

La Polestar 2 è invece una berlina elettrica a cinque porte a trazione integrale dotata di due motori  e creata per sfidare la Tesla Model 3. La potenza? 408 CV.

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Monte Carlo: la tradizione sportiva di Skoda

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Per Skoda Montecarlo è sinonimo di sportività. La storia della Casa ceca si lega da oltre cent’anni al principato.

La prima Monte Carlo

 

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Nel lontano 1912, alla seconda edizione della competizione, le auto di Mladá Boleslav erano già in gara e nel 1936 arrivò il primo risultato importante, con il secondo posto di categoria per Skoda Popular. Per celebrare questo successo, Skoda presentò un’edizione del modello limitata a 70 esemplari, derivata direttamente dall’auto da corsa. Iniziava così la storia delle versioni Monte Carlo.

Skoda Fabia Monte Carlo

 

Nel 1977, Skoda ottenne di nuovo la vittoria di categoria al famoso Rally con il modello 130 RS, ripetuta nel 2017 e 2018 in categoria WRC 2 con la FABIA R5. 
Esattamente 75 anni dopo quella prima variante “speciale”, nel 2011 ŠKODA ha svelato la seconda generazione della piccola Fabia in versione Monte Carlo, caratterizzata da un design dinamico e da interni specifici. Anche dopo il passaggio alla terza generazione, la Fabia Monte Carlo ancora oggi è la versione al top della gamma commerciale del modello.

Le prossime Monte Carlo: Scala e Kamiq

Questo legame con Monte Carlo proseguirà presto con la presentazione delle versioni dinamiche della berlina Scala, da pochi mesi sul mercato e del SUV compatto Skoda Kamiq, atteso al lancio sul mercato italiano in autunno. A caratterizzarne l’estetica in chiave sportiva saranno numerosi dettagli in colore nero, studiati per rendere il design ancora più dinamico e coinvolgente. La nuova Skoda Scala Monte Carlo, per esempio, sfoggerà specifici elementi aerodinamici neri nel frontale, mentre la Kamiq Monte Carlo sarà proposta esclusivamente con barre al tetto in colore nero. Le due versioni saranno immediatamente identificabili anche grazie al badge sulla carrozzeria. 
La Skoda Scala Monte Carlo e la Kamiq Monte Carlo saranno presentati ufficialmente al prossimo Salone dell’automobile di Francoforte, in programma dal 10 al 22 settembre 2019.

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La nuova Land Rover Defender con la Croce Rossa sulle dune di Dubai

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Dopo oltre 70 anni sul mercato la più iconica delle fuoristrada purosangue è pronta al salto generazionale più importante della sua lunga storia. Quest’anno Land Rover presenterà l’attesissima nuova Defender. La 4×4 inglese pura è stata riprogettata da cima a fondo e arriva con un nuovo look, una nuova piattaforma e con tutte le ultime tecnologie Land Rover. La scorsa settimana è apparsa in uno spettacolare shooting nel mezzo del deserto attorno a Dubai, ripresa durante gli ultimi test realizzati dalla Casa inglese in partnership con gli esperti della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC).

Gli ingegneri Land Rover hanno dimostrato ai colleghi dell’IFRC la gamma di capacità del veicolo su strada ed in off-road, prima di cedere il volante ai loro esperti che hanno messo alla prova il veicolo nel deserto e sulle dune di sabbia della regione e sulla tortuosa autostrada di Jebel Jais, sperimentandone la maneggevolezza ed il comfort sulle curve che salgono sul monte più alto degli Emirati Arabi Uniti. Finora i prototipi della nuova Land Rover Defender hanno percorso oltre 1,2 milioni di chilometri di prova, inclusa la settimana in Kenya con l’organizzazione ambientalista Tusk, ed un’apparizione dinamica al Goodwood Festival of Speed.

 

Il test a Dubai è coinciso con il rinnovo della partnership globale di Land Rover con l’IFRC – un rapporto che dura da oltre 65 anni, dal 1954, quando le prime Land Rover entrarono in servizio nella regione come dispensari mobili. Quest’anno ricorre il centenario dell’organizzazione, che celebra “100 anni di speranza”. Per i prossimi tre anni Land Rover sosterrà le iniziative di preparazione e risposta alle calamità in Paesi come India, Messico e Australia.

Ilir Causha, Team Lead for Global Fleets and Logistics dell’IFRC, ha dichiarato:

“La Croce Rossa aiuta ogni anno milioni di persone in difficoltà, in quasi tutti i Paesi del mondo. Operiamo nei luoghi più inaccessibili della Terra, spesso su terreni molto difficili; per questo le nostre squadre devono poter affrontare qualsiasi situazione. Siamo orgogliosi di essere partner Land Rover dal 1954, e di mettere alla prova la nuova #defender, poiché insieme riusciremo a raggiungere le comunità più vulnerabili del mondo, ovunque esse siano.”

Nick Rogers, Executive Director of Product Engineering di Jaguar Land Rover, ha aggiunto:

 “Jaguar Land Rover è fiera di sostenere l’opera dell’IFRC. Dal 1954 i nostri veicoli hanno consentito di raggiungere le comunità più lontane e vulnerabili, aiutandole a diventare più resilienti, e contiamo che la nuova #defender saprà tenere alta questa tradizione. Le dune del Dubai sono il luogo ideale per confermare che questa è la più capace Land Rover mai prodotta. Monta pneumatici che arrivano a 815 mm di diametro, con larga superficie di contatto. Inoltre, l’esclusivo sistema di controllo della trazione monitora il terreno e modifica le regolazioni del veicolo di conseguenza; questa combinazione rende la nuova #defender fantastica sulla sabbia, e altrettanto godibile su strada.”

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Abarth 595 Competizione (2015): pregi e difetti della citycar sportiva dello Scorpione

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La Abarth 595 più cattiva di sempre? La Competizione. Oggi analizzeremo un esemplare del 2015 della variante più sportiva della citycar dello Scorpione, facile da trovare a meno di 15.000 euro: scopriamo insieme i suoi pregi e difetti.

I pregi della Abarth 595 Competizione del 2015

Abitabilità

Buona davanti, migliorabile dietro.

Finiture

Dentro è abbastanza curata mentre fuori gli assemblaggi dei pannelli della carrozzeria potrebbero essere più precisi.

Dotazione di serie

Completa: adesivi laterali, autoradio Bluetooth CD Mp3 USB, cerchi in lega, climatizzatore, fari allo xeno, fendinebbia, regolazione risposta motore e sterzo, scarico Record Monza, sedili anteriori Sabelt e sospensioni Koni.

Capacità bagagliaio

185 litri: un vano piccolo ma con una capienza in linea con quella delle rivali.

Posto guida

Ottimi i sedili avvolgenti, poco convincenti la posizione di seduta rialzata e il volante troppo inclinato.

Climatizzazione

Impianto potente e comandi ergonomici.

Motore

Il propulsore 1.4 turbo benzina Euro 6 T-Jet della Abarth 595 Competizione è un piccolo mostro in grado di generare una potenza di 180 CV e una coppia di 250 Nm. Un’unità che, nonostante la sovralimentazione, ama molto gli alti regimi.

Cambio

La trasmissione manuale a cinque marce si comporta bene nell’uso normale. Qualche impuntamento di troppo della leva quando si guida in modo sportivo (niente di preoccupante, comunque).

Sterzo

Comando preciso e sensibile, volante troppo inclinato.

Prestazioni

Da sportiva DOC: 225 km/h di velocità massima e 6,7 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.

Dotazione di sicurezza

Adeguata: airbag frontali, laterali, a tendina e per le ginocchia del guidatore, controlli di stabilità e trazione e hill holder.

Visibilità

La Abarth 595 Competizione si parcheggia in un fazzoletto: è lunga solo 3,66 metri.

Freni

Potenti ed efficaci.

Tenuta di strada

Coinvolgente nelle curve: con un baricentro più basso sarebbe perfetta.

Tenuta del valore

Le Abarth sono molto richieste sul mercato dell’usato e si svalutano poco.

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I difetti della Abarth 595 Competizione del 2015

Sospensioni

Troppo rigide nell’uso normale.

Rumorosità

Esistono piccole sportive altrettanto godibili ma più garbate nei modi.

Prezzo

Da nuova nel 2015 la Abarth 595 Competizione costava 25.350 euro. Oggi si trova facilmente a 14.800 euro: poco più di una Fiat 500 “base” (la 1.2 Pop) appena uscita dal concessionario.

Consumo

Migliorabile: 16,7 km/l dichiarati.

Garanzie

La copertura globale è scaduta nel 2017 mentre quella sulla verniciatura nel 2018. Ancora valida, fino al 2023, la protezione sulla corrosione.

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Jeep Compass: guida all’acquisto

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La seconda generazione della Jeep Compass – nata nel 2017 – è una SUV compatta statunitense disponibile a trazione anteriore o integrale.

In questa guida all’acquisto della Jeep Compass vi mostreremo tutte le versioni presenti in listino della SUV americana: prezzi, motori, accessori, prestazioni, pregi, difetti e chi più ne ha più ne metta.

Jeep Compass: guida all’acquisto

La Jeep Compass è una crossover non molto ingombrante (4,39 metri di lunghezza) caratterizzata da finiture curate.

La praticità non è il suo punto di forza: il bagagliaio è piccolo (438 litri) e l’abitacolo potrebbe essere più spazioso per le gambe e le spalle dei passeggeri posteriori.

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Gli allestimenti della Jeep Compass

Gli allestimenti della Jeep Compass sono sei: Longitude, Business, Night Eagle, Limited, S e Trailhawk.

Jeep Compass Longitude

La Jeep Compass Longitude ha una dotazione di serie un po’ povera: controllo elettronico della stabilità, 6 airbag (frontali, laterali e a tendina), controllo di trazione, Electronic roll mitigation, Full Speed Forward Collision Warning, sistema di ausilio alla partenza in salita (Hill Start Assist), Immobilizer, Lane Keep Assist (funzione Warning e Lane Keeping), poggiatesta anteriori attivi, retronebbia, sistema di frenata antibloccaggio (ABS), TPMS (sensore pressione gomme), fari fendinebbia con funzione cornering, cerchi in lega da 17” con pneumatici 225/60 R17, kit riparazione pneumatici, sensore crepuscolare, chiave con radiocomando a distanza, climatizzatore automatico a 2 zone, comandi al volante, cruise control, freno di stazionamento elettrico, presa ausiliaria da 12V, sensori di parcheggio posteriori, specchietti retrovisori con regolazione elettrica, barre portatutto, gruppo ottico posteriore con LED signature, luci diurne, maniglie esterne in tinta carrozzeria, specchietti retrovisori esterni riscaldati con indicatore di direzione integrato, specchietti retrovisori esterni in tinta carrozzeria, modanatura cromata profilo cristalli anteriore, piano di carico regolabile in altezza, sedile del guidatore regolabile in altezza, sedili posteriori reclinabili 60/40, sedili rivestiti in tessuto, tappetini anteriori e posteriori, volante rivestito in pelle, Bluetooth streaming audio, presa AUX e USB, impianto audio con 6 speakers, quadro strumenti monocromatico da 3,5”, radio DAB, Apple CarPlay, Android Auto e sistema Uconnect con display touch da 7”.

Jeep Compass Business

La Jeep Compass Business – un po’ povera di accessori – costa 1.500 euro più della Longitude a parità di motore e aggiunge: retrocamera Parkview, sistema Uconnect con display touch e navigatore da 8,4”, supporto lombare elettrico e sedili rivestiti in tessuto e tecno-pelle.

Jeep Compass Night Eagle

La Jeep Compass Night Eagle – non molto ricca di accessori – costa 500 euro più della Business a parità di motore e aggiunge: cerchi in lega da 18” Gloss Black, badge Night Eagle, cornice fendinebbia Gloss Black, badge Jeep Gloss Black, badge Compass Gloss Black e modanatura nera profilo cristalli anteriore e posteriori (DLO).

Jeep Compass Limited

La Jeep Compass Limited – la versione che ci sentiamo di consigliare – costa 3.250 euro più della Longitude a parità di motore e aggiunge: barre portatutto con inserto cromato, cornice fendinebbia cromata, cristalli posteriori e lunotto posteriore oscurati, gruppo ottico con fari bi-Xenon HID e LED signature, inserti cromati nel paraurti anteriore, specchietti retrovisori esterni con luci di cortesia, specchietti retrovisori esterni ripiegabili elettricamente, terminale di scarico cromato, fari Smartbeam (abbaglianti automatici), sensore pioggia, specchietto retrovisore interno elettrocromatico, antifurto, TPMS Plus con display (sensore pressione gomme), cerchi in lega da 18” con pneumatici 225/55 R18, sedili posteriori reclinabili 40/20/40, sedili rivestiti in tessuto e pelle, supporto lombare elettrico, quadro strumenti a colori TFT da 7”, sistema Uconnect con display touch e navigatore da 8,4”, Smart Key e Start Button.

Jeep Compass S

La Jeep Compass S costa 3.000 euro più della Longitude a parità di motore e aggiunge: cerchi in lega da 19” Granite Crystal, interni in pelle, portellone posteriore ad apertura e chiusura automatica, badge S, badge Jeep Granite Crystal, badge Compass Granite Crystal, tetto in tinta bicolore, Beats Premium Audio System e Adaptive Cruise Control.

Jeep Compass Trailhawk

La Jeep Compass Trailhawk offre: trazione integrale 4WD Active Drive Low, barre portatutto con inserto grigio satinato, cornice fendinebbia grigio satinato, cristalli posteriori e lunotto posteriore oscurati, gruppo ottico con fari bi-Xenon HID e LED signature, inserti grigio satinati nel paraurti anteriore, specchietti retrovisori esterni con luci di cortesia, specchietti retrovisori esterni ripiegabili elettricamente, sticker cofano nero, fari Smartbeam (abbaglianti automatici), sensore pioggia, specchietto retrovisore interno elettrocromatico, antifurto, TPMS Plus con display (sensore pressione gomme, cerchi in lega da 17” con pneumatici all season 225/60 R17, sedili posteriori reclinabili 40/20/40, sedili rivestiti in tessuto e pelle, supporto lombare elettrico, quadro strumenti a colori TFT da 7”, sistema Uconnect con display touch e navigatore da 8,4”, Smart Key e Start Button.

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Jeep Compass: tutti i modelli in listino

Di seguito troverete tutte le caratteristiche delle versioni della Jeep Compass: la gamma motori della Sport Utility “yankee” è composta da cinque unità sovralimentate (un po’ troppo assetate di carburante):

  • un 1.4 turbo benzina MultiAir da 140 CV
  • un 1.4 turbo benzina MultiAir da 170 CV
  • un 1.6 turbodiesel Multijet II da 120 CV
  • un 2.0 turbodiesel Multijet II da 140 CV
  • un 2.0 turbodiesel Multijet II da 170 CV

Jeep Compass 1.4 MultiAir (da 28.250 euro)

La Jeep Compass 1.4 MultiAir (prezzi fino a 34.500 euro) – la versione a benzina che ci sentiamo di consigliare – monta un motore 1.4 turbo benzina da 140 CV e 230 Nm di coppia.

Jeep Compass 1.4 MultiAir 170 CV (37.750 euro)

La Jeep Compass 1.4 MultiAir 170 CV è una SUV divertente da guidare caratterizzata da un buon comportamento stradale, da un eccellente cambio automatico (convertitore di coppia) a 9 rapporti e da un motore contraddistinto da una cilindrata contenuta che consente di risparmiare sull’assicurazione RC Auto. Un propulsore povero di cavalli e di coppia (250 Nm) non particolarmente silenzioso e poco corposo ai bassi regimi.

Jeep Compass 1.6 Multijet II (da 29.250 euro)

La Jeep Compass 1.6 Multijet II (prezzi fino a 35.500 euro) monta un motore ricco di coppia (320 Nm).

Jeep Compass 2.0 Multijet II (da 33.750 euro)

La Jeep Compass 2.0 Multijet II (prezzi fino a 42.000 euro) è, secondo noi, la versione migliore della SUV statunitense (specialmente se abbinata alla trazione integrale). Motore ricco di coppia (350 Nm), comportamento agile nelle curve ed eccellente in off-road (nel caso della 4WD). Il nostro consiglio è di spendere 2.000 euro in più per l’ottimo cambio automatico.

Jeep Compass 2.0 Multijet II 170 CV (da 41.000 euro)

La Jeep Compass 2.0 Multijet II 170 CV (prezzi fino a 41.500 euro) è una SUV divertente su asfalto ed efficace in fuoristrada dotata di un eccellente cambio automatico. Il motore – un po’ rumorosetto – consuma parecchio (14,5 km/l dichiarati per la variante Trailhawk più adatta all’off-road) ed emette troppa CO2. Il risultato? Al momento dell’acquisto bisogna pagare 1.100 euro di ecotassa (1.600 euro per la Trailhawk).

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Jeep Compass: gli optional

La dotazione di serie delle Jeep Compass Limited e Trailhawk andrebbe a nostro avviso arricchita con due optional fondamentali: il Parking Pack (850 euro: retrocamera, sensori di parcheggio anteriori, Blind Spot Detection, Rear Cross Path Detection e park assist automatico perpendicolare e parallelo) e il Premium Pack (750 euro, portellone posteriore ad apertura e chiusura automatica e cruise control adattivo).

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Peugeot: gli orologi per lui e per lei disegnati dal Peugeot Design Lab

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Il marchio francese Peugeot continua la sua strategia a 360°, puntando su prodotti che vanno anche al di là delle automobili, ma che sono comunque legati ai suoi modelli più iconici. La Casa del Leone ha recentemente introdotto in gamma una collezione di orologi da uomo e da donna ispirati alla nuova ammiraglia 508 e creati dal Laboratorio di Global Brand design del Marchio, il Peugeot Design Lab.

Gli orologi Peugeot per Lui…

 

Per l’uomo, il Peugeot Design Lab ha disegnato tre diversi orologi, dal più sportivo al più elegante. Il primo, il Chrono Peugeot Serie Limitata, è un cronografo numerato con data e con quadrante e cassa in acciaio nero opaco, indici in rilievo, lancette forate, vetro in cristallo minerale e una corona incisa con la tecnica del “guilloché”. È subacqueo fino a 10 ATM e ha un diametro di 43 mm. Il prezzo è 149 euro.

Il secondo, il cronografo con bracciale in pelle nera Peugeot, segue i codici del classicismo senza tempo e dell’eleganza maschile. Con linee sobrie e raffinate e una cassa di 43 mm di diametro, sfoggia un cinturino in pelle nera con impunture a vista, vetro in cristallo minerale, la cassa e la corona in acciaio, indici luminescenti in rilievo e il pionieristico movimento giapponese Seiko SII VD53. Il suo prezzo è di 119 euro.

Il terzo è forse il più significativo. Elegante e moderno, con una cassa di 41 mm, l’orologio con tre lancette in acciaio e carbonio firmato Peugeot ha un bracciale in maglia flessibile e regolabile in acciaio nero. È a tenuta stagna fino a 3 ATM. I suoi indici incisi in rilievo gli conferiscono uno stile unico. Prezzo: 89 euro.

… e per lei

 

Per la donna, il Peugeot Design Lab si è concentrato di più sull’orologio-gioiello per creare la sua collezione, disegnando un oggetto esteticamente molto pulito e al contempo pratico e funzionale. Grazie a queste caratteristiche, il Doppio Braccialetto di Peugeot è adatto a occasioni di grande eleganza, all’uso quotidiano ed è pensato anche per le appassionate della moda più chic.

Quest’orologio ha un duplice cinturino in pelle, vetro in cristallo minerale e lancette forate. La cassa è in metallo e acciaio e misura 38mm di diametro. Esiste in tre diverse combinazioni: cassa dorata, sfera e cinturino nero, cassa metallizzata, sfera e cinturino bianco, cassa metallizzata, sfera grigio argento e cinturino marrone. Il prezzo è contenuto in poco meno di 43 euro.

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Smart: la Fortwo in serie limitata Pureblack

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Mercedes-Benz ha svelato la nuova serie speciale Smart Pureblack. Questa inedita variante della piccola citycar a due posti del brand di Hambach è destinata a diventare un pezzo da collezione per gli appassionati e si caratterizza per il look total black, rimarcato dai dettagli a contrasto in Devil Red.

Viene proposta sia in versione benzina da 90 CV, in soli 150 esemplari, che 100% elettrica, in appena 50 unità.

 

Nello specifico la nuova Smart Fortwo Pureblack è caratterizzata da una livrea total look nero opaco con elementi neri lucidi con dettagli in ‘devil red’ sulla griglia frontale, sui cerchi BRABUS da 16’, sul paraurti anteriore e sul diffusore posteriore.

Lo stesso leitmotive cromatico continua negli interni, con sedili in pelle nera e cuciture rosse a contrasto, volante in pelle sportivo a tre razze e un’esclusiva dotazione di equipaggiamenti che comprende i pacchetti Cool & Media, Led & Sensor e il Comfort Pack con telecamera posteriore. Sulla versione con motore elettrico è di serie anche il caricatore di bordo da 22 kW.

La nuova serie limitata Smart pureblack è disponibile a 24.195 euro nella la versione con motore benzina e 28.695 euro per la EQ fortwo.

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Quando la Porsche correva nei rally

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La Porsche non ha una grande tradizione nei rally ma è riuscita comunque a togliersi qualche soddisfazione con la 911 negli anni ’60 e nei primi anni del Mondiale WRC grazie a team privati. Scopriamo insieme la storia della Casa di Zuffenhausen in questa disciplina.

Porsche e i rally: la storia

Le Porsche iniziano a correre nei rally all’inizio degli anni ’50 e ottengono il primo risultato importante al Rallye del Sestriere del 1953 quando due 356 guidate dai tedeschi Philipp Graf von Berckheim e Heinrich von der Mühle conquistano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Nello stesso anno a Travemunde un altro pilota teutonico – Helmut Polensky – arriva terzo.

La prima vittoria assoluta arriva il 6 agosto in Jugoslavia al Rally Adriatico grazie a Jakob Schlissmayer (pilota proveniente dal protettorato della Saar, all’epoca territorio tedesco sotto il controllo francese).

Campione d’Europa

Polensky conquista nel 1953 il primo campionato europeo rally della storia grazie anche ai risultati ottenuti con la Porsche 356 (vittoria al Rallye des Alpes in Francia). La sportiva di Zuffenhausen trionfa anche in Svezia (con Sture Nottorp) e a Lisbona (con Joaquim Filipe Nogueira) con piloti locali.

Gli anni ’50

La Porsche 356 continua a inanellare vittorie nel corso degli anni ’50: nel 1954 lo svedese Carl-Gunnar Hammarlund si aggiudica il Rally di Svezia mentre Polensky sale sul gradino più alto del podio della Liegi-Roma-Liegi, l’anno seguente arriva un altro trionfo in Svezia con il driver locale Allan Borgefors e nel 1956 il tedesco Paul Ernest Strähle conquista il Rally Adriatico.

Il decennio si chiude con due successi alla Liegi-Roma-Liegi conquistati da due piloti francesi: Claude Storez nel 1957 con una 356 Speedster e Robert Buchet due anni dopo.

Le ultime vittorie della 356

Il pilota teutonico Hans-Joachim Walter si aggiudica il titolo europeo 1961 con la Porsche 356 grazie alla vittoria al Rally di Baden-Baden e l’anno seguente porta a casa il Rally di Ginevra. L’ultimo successo importante per la sportiva germanica risale al 1963 quando lo svedese Berndt Jansson vince il Rally di Svezia.

L’intervallo 904

Tra la fine della carriera sportiva della 356 e l’inizio dell’attività della 911 segnaliamo un’altra vittoria importante firmata Porsche: quella ottenuta dallo spagnolo Juan Fernández García al Rally di Spagna con una 904 Carrera GTS.

La 911 inizia a vincere

Nel 1966 la Porsche 911 inizia a farsi notare nei rally: il tedesco Günter Klass regala alla coupé di Zuffenhausen il primo podio grazie al secondo posto al Rally dei Fiori (risultato ripetuto da un altro pilota teutonico – Günther Wallrabenstein – in Austria), la prima vittoria (al Rally della Renania Settentrionale-Vestfalia) e si aggiudica il campionato europeo nella classe G3.

L’anno seguente arriva un doppio titolo continentale: il britannico Vic Elford nella classe G3 con tre successi (Lione-Charbonnieres-Stoccarda, Tulpenrallye nei Paesi Bassi e il Rally di Ginevra) e il polacco Sobiesław Zasada nella classe G1 con due vittorie (in Austria con la 911 e in Polonia con la 912).

Tris a Monte Carlo (e non solo)

Tra il 1968 e il 1970 la Porsche 911 porta a casa tre edizioni consecutive del Rally di Monte Carlo: una con Elford (che nel 1968 – anno in cui il finlandese Pauli Toivonen si laurea campione europeo – conquista altre quattro corse: Germania Est, Wiesbaden, Rally del Danubio in Romania e Ginevra) e due con lo svedese Björn Waldegård.

Il driver scandinavo trionfa anche in Svezia nel 1969 (nello stesso anno Zasada porta a casa il Rally di Polonia) e nel 1970 insieme al Rally d’Austria.

Arriva il Mondiale Rally

Nel 1973 nasce il Mondiale Rally e la Porsche conquista il primo podio iridato grazie al terzo posto del finlandese Leo Kinnunen al 1000 Laghi. L’anno seguente Waldegård arriva secondo al Safari.

Addio ufficiali, benvenuti privati

Intorno alla metà degli anni ’70 Porsche decide di abbandonare i rally per concentrarsi sulle gare endurance ma le sportive di Zuffenhausen riescono comunque a ottenere risultati di un certo peso grazie ai team privati.

Nel 1978 il francese Jean-Pierre Nicolas si aggiudica senza il supporto di una squadra ufficiale nientepopodimeno che il Rally di Monte Carlo, il keniota Vic Preston Jr. termina il Safari in seconda posizione mentre il transalpino Francis Vincent arriva terzo a Sanremo. L’anno successivo il francese Pierre-Louis Moreau termina il Tour de Corse in terza posizione.

Gli anni ’80

Il pilota transalpino Jean-Luc Thérier regala alla Porsche la seconda (e per il momento ultima) vittoria di sempre nel WRC trionfando nel 1980 al Tour de Corse (una corsa che vede in terza posizione un’altra vettura di Zuffenhausen guidata da un altro francese: Alain Coppier). Nello stesso anno lo spagnolo Antonio Zanini si laurea campione europeo grazie anche ai risultati ottenuti con la 911.

Nel 1982 arrivano altri due podi iridati con Thérier (terzo a Monte Carlo) e il francese Bernard Béguin (terzo al Tour de Corse). Quest’ultimo ottiene anche l’ultimo podio di sempre nel WRC del marchio di Stoccarda conquistando la terza piazza al Tour de Corse con la 911 SC RS, tentativo di Gruppo B firmato Porsche.

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Pneumatici lisci: italiani più virtuosi (ma non basta)

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Il rapporto tra gli automobilisti italiani e gli pneumatici è molto burrascoso: diversi nostri connazionali sottovalutano lo stato delle gomme delle loro vetture e partono per le vacanze estive con coperture lisce o non conformi.

Questo è emerso dagli oltre 10.500 controlli effettuati nei mesi di maggio e giugno 2019 dagli agenti della Polizia Stradale e dai dati della campagna Vacanze Sicure di Assogomma e Federpneus. Dove i controlli sono stati ripetuti a distanza di un anno si è registrata una percentuale più bassa di pneumatici lisci ma c’è ancora molto da fare.

“Rispetto al 2011 le non conformità relative ai soli pneumatici dei veicoli controllati sono aumentate sensibilmente. Infatti, a fronte di un veicolo trovato non conforme nel 2011, oggi se ne trovano due e mezzo.”, ha dichiarato Fabio Bertolotti, Direttore di Assogomma. “Il parco auto invecchia ogni anno mentre la corretta manutenzione diminuisce, con il risultato che dai controlli emerge che 1 auto su 5 ha problemi alle gomme. È necessario continuare a diffondere la cultura del pneumatico e questo compete a noi Associazioni della filiera, ma occorre anche effettuare contemporaneamente controlli sulle strade e agevolare le spese di manutenzione dei veicoli, come pure intervenire per il rinnovamento del parco circolante”.

Auto vecchie, pneumatici non conformi

I dati mostrano una correlazione diretta tra l’anzianità del veicolo e il montaggio di pneumatici non conformi: i mezzi controllati con più di dieci anni di età hanno infatti mostrato non conformità complessive quasi doppie rispetto alle vetture con meno di dieci anni di vita.

Gomme sbagliate

Le auto con un equipaggiamento non omogeneo – pneumatici di marche o modelli diversi sullo stesso asse (comportamento sanzionabile), gomme estive sull’asse posteriore e invernali su quello anteriore (comportamento non sanzionabile ma pericoloso per la circolazione e fortemente sconsigliato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) – sono state il 4,5% del totale di quelle analizzate nella campagna Vacanze Sicure.

Ma non è tutto: il 2,7% dei veicoli controllati aveva pneumatici non conformi alla carta di circolazione, il 3,3% è risultato con gomme non omologate e il 4,4% presentava coperture danneggiate visibilmente.

Senza dimenticare l’utilizzo di pneumatici invernali nei mesi estivi: un fenomeno che ha riguardato il 36% dei veicoli fermati (metà di questi con sola marcatura M+S, l’altra metà anche con il pittogramma alpino).

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Maserati GranTurismo

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La Maserati GranTurismo è una supercar a trazione posteriore nata nel 2007 e sottoposta a un restyling nel 2017.

Maserati GranTurismo: gli esterni

Nonostante l’età avanzata la Maserati GranTurismo conserva ancora tanto fascino: merito del design senza tempo firmato Pininfarina.

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Maserati GranTurismo: gli interni

L’abitacolo della Maserati GranTurismo – realizzato con materiali pregiati – può accogliere due (MC) o quattro persone (Sport) a seconda della versione.

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Maserati GranTurismo: il motore

Il motore della Maserati GranTurismo è un V8 aspirato a benzina:

  • un 4.7 V8 a benzina da 460 CV

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Maserati GranTurismo: gli allestimenti

Gli allestimenti della Maserati GranTurismo sono due: Sport e MC.

Maserati GranTurismo Sport

La Maserati GranTurismo Sport offre, tra le altre cose, fari Bi-Xeno con Adaptive Light Control, cerchi in lega Astro Design da 20” e pinze freni Brembo.

Maserati GranTurismo MC

La Maserati GranTurismo MC costa 23.800 euro più della Sport e aggiunge: cofano in fibra di carbonio, splitter anteriore, cornice dei fari personalizzata, minigonne laterali, cerchi in lega Trofeo da 20” e sedili anteriori sportivi in pelle Poltrona Frau e Alcantara.

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Maserati GranTurismo: gli optional

La dotazione di serie della Maserati GranTurismo andrebbe a nostro avviso arricchita con la vernice metallizzata (1.208 euro). Sulla Sport aggiungeremmo le sospensioni attive (2.562 euro).

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Maserati GranTurismo: i prezzi

Motore a benzina

  • Maserati GranTurismo Sport 130.900 euro
  • Maserati GranTurismo MC 154.700 euro

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