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Pulizia del volante in pelle, metodi e passaggi utili

Tenere ben pulita la propria auto non deve essere solo il pensiero degli appassionati di motori, che tengono appunto le proprie vetture perennemente immacolate, come dei veri gioielli. Dovrebbe essere l’abitudine di tutti gli automobilisti, perché è sinonimo di igiene e importante dal punto di vista salutare. Sono le nostre parti del corpo infatti a stare a stretto contatto con tutti gli elementi dell’auto, che è bene che siano quindi ben puliti e igienizzati, primo di tutti il volante, insieme al cambio e al freno a mano.
Volante sporco, come tenerlo pulito
Spesso purtroppo, come abbiamo detto, non si presta la giusta attenzione al volante della macchina, a mantenerlo ben pulito e igienizzato; è uno degli elementi che viene maggiormente trascurato, nonostante sia quello che tocchiamo più spesso e che più viene a contatto con lo sporco e con i microbi. Dal finestrino dell’auto aperto infatti entra lo smog, le nostre mani toccano tantissime superfici prima di finire sul volante, e via dicendo.
È importante tenere sempre ben pulita l’auto, soprattutto l’abitacolo, e non dimenticare alcun elemento che trovate all’interno. Non è difficile mantenere igienizzato e ben deterso il volante, la prima cosa da fare ad esempio è tenere la buona abitudine di lavare spesso le mani che appoggiamo su di esso. In questo modo il volante rimane sicuramente pulito più a lungo.
Potrebbe essere molto utile avere sempre con sé anche un panno umido in microfibra, da passare solo sul volante per eliminare la sporcizia e la polvere e evitare anche che le nostre mani siano sempre a contatto con batteri che potremmo portare poi sul resto del corpo, ad esempio toccandoci il viso, la bocca o gli occhi e quindi rischiando delle infezioni.
Volante in pelle, come pulirlo in maniera delicata ma efficace
Se il volante della propria auto è in pelle, allora è importante prestare particolare attenzione e utilizzare dei prodotti specifici. Per i normali volanti in plastica infatti basta un detergente universale, da usare con un panno in microfibra; il volante in pelle è più delicato, rischia di opacizzarsi, perdere la sua naturale lucentezza e soprattutto di danneggiarsi in maniera irreversibile.
È bene quindi passare il panno in microfibra umido e un prodotto specifico, ripassare il panno per risciacquare e infine usare una soluzione apposita protettiva per la pelle. Non usate mai detergenti aggressivi e abrasivi, perché potrebbero andare a creare delle macchie sulla pelle, che poi diventano praticamente impossibili da togliere.
Il volante in pelle è un elemento molto elegante e di pregio in un’automobile, non per questo non deve essere lavato per paura di rovinarlo anzi. Pulirlo costantemente e con i prodotti giusti aiuta a mantenerlo sempre bello e lucido, a non alterarne il colore e ovviamente a eliminare lo sporco, la polvere e eventuali batteri che vi si depositano, pericolosi per la nostra salute. Nel caso in cui dobbiate pulire il vostro volante in pelle e non sapete quali prodotti usare o se semplicemente avete paura di rovinarlo, allora affidatevi ad un professionista esperto del settore che può occuparsene o darvi dei consigli per un’ottima manutenzione.
Tutti gli interni dell’auto devono essere mantenuti sempre ben puliti e igienizzati, per i sedili in pelle valgono le stesse regole del volante: non usate prodotti e strumenti che possano rovinarli, siate delicati.
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Autoscuole e coronavirus: tutte le novità

Le autoscuole hanno riaperto ufficialmente dopo un lungo periodo di chiusura dovuto al lockdown.
Di seguito troverete tutto quello che c’è da sapere su cosa è cambiato nel mondo delle scuole guida dopo la riapertura: lezioni ed esami di teoria e di pratica durante l’emergenza Covid-19.
Autoscuole e coronavirus: gli esami di teoria
Oltre al rispetto dei generali principi di pulizia, DPI e regole di comportamento sarà necessario provvedere a:
- Limitare il coefficiente di riempimento delle aule esami prevedendo l’accesso di candidati per ciascun turno in numero tale da garantire un rapporto superficie aula /n. candidati + 1 (esaminatore) non inferiore a 4 mq/occupante
- Installare, ove possibile, schermi parafiato in plexiglass su tre lati delle postazioni d’esame di altezza pari almeno, indicativamente, a 60 cm dal livello della scrivania (in caso di disponibilità di detti schermi il rapporto minimo di cui al punto precedente è ridotto a 3 mq/occupante)
- Organizzare sessioni di igienizzazione straordinaria tra ciascun turno d’esame per la disinfezione di monitor, scrivanie, eventuali schermi parafiato, maniglie, bagni
- Differenziare i percorsi di ingresso ed uscita dall’aula e dall’edificio esami
- Per gli uffici dotati di più di un’aula esami, articolare l’avvio dei turni d’esame in orari sfalsati al fine di evitare l’assembramento esterno dei candidati in attesa
- Rilasciare, fino a conclusione dell’emergenza sanitaria in corso, tutte le regole tese al mescolamento dei candidati sulle aule d’esame e sui turni, privilegiando invece l’aggregazione, in unico turno (e possibilmente anche unica aula), dei candidati conferiti dalla stessa autoscuola o dallo stesso gruppo di autoscuole. Detta metodologia è atta a limitare il più possibile la promiscuità dei “nuovi” contatti e lo stazionamento, nei pressi delle aule, di candidati in attesa del proprio turno d’esame o di candidati che, avendo già sostenuto la propria prova, aspettano, per essere ricondotti al proprio domicilio, i colleghi della stessa autoscuola inseriti in turni successivi
- Poiché, in ragione della intervenuta necessità di distanziamento, soltanto una parte delle postazioni d’esame potrà essere utilizzata, ampliare – con la flessibilità eventualmente offerta da nuove, mirate e contingenti modalità di articolazione della prestazione lavorativa – le finestre temporali di fruizione delle aule al fine di incrementare la “produttività” delle postazioni stesse e soddisfare, il più possibile, la domanda dell’utenza. Le regole di distanziamento, sanificazione delle superfici, dei locali e degli impianti di climatizzazione, nonché le regole di accesso alle aule e gli obblighi di utilizzo di DPI e strumenti di igienizzazione delle mani sono le medesime adottate presso gli uffici della Motorizzazione. L’esaminatore incaricato avrà l’obbligo tassativo di sospendere o non avviare la prova d’esame qualora anche uno soltanto degli obblighi o delle regole sopra richiamate non fossero pienamente rispettare
- Trasferire l’esito d’esame, corredato dalla scheda compilata e da quella corretta, solamente tramite comunicazione telematica alle autoscuole che hanno conferito il candidato e, nel caso di candidati privatisti, all’indirizzo mail comunicato allo scopo in fase di prenotazione
- Rendere accessibile esclusivamente su Internet (in home page del Portale dell’Automobilista) il video di “autoistruzione” oggi proiettato prima dell’inizio della prova d’esame. I candidati saranno tenuti a prenderne visione presso l’autoscuola o autonomamente sul web (per i candidati privatisti). Ciò è finalizzato a ridurre la permanenza dei candidati in aula al solo tempo necessario per l’esecuzione della prova d’esame
Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti A e D
La non presenza del candidato a bordo, nel caso degli esami per la patente A, e le dimensioni dell’abitacolo (nel caso degli esami per la patente D) rendono sufficiente prevedere il rigoroso e continuativo utilizzo dei DPI nel corso dell’esame da parte di tutti gli attori coinvolti.
Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti B
Il Comitato Tecnico Scientifico del Dipartimento della Protezione Civile rileva la criticità delle fasi d’esame che prevedono la presenza contemporanea di tre persone (candidato, istruttore/accompagnatore, esaminatore) all’interno del veicolo e raccomanda che, fermo restando l’uso obbligatorio dei DPI (mascherina protettiva e guanti monouso) per tutti gli occupanti, la contemporanea occupazione non possa superare i 15 minuti scaduti i quali sarà necessario procedere al completo ricambio dell’aria e alla igienizzazione dello stesso prima di continuare la prova,
Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti C
Qualora i veicoli utilizzati per l’esame siano del tipo con “cabina allungata” e doppia fila di posti a sedere, gli accorgimenti da seguire saranno gli stessi indicati per gli esami per le patenti B. Qualora, invece, i veicoli adibiti alla prova di guida fossero del tipo a “cabina corta” con singola fila di posti a sedere, sarà necessario operare in modalità “esami per patente A”. L’esaminatore dovrà seguire con un’autovettura messa a disposizione dall’autoscuola o dal consorzio, oppure con la propria autovettura, il veicolo condotto dal candidato accompagnato dal solo istruttore. Le indicazioni sulle manovre da effettuarsi saranno impartite dall’esaminatore mediante sistema di ricetrasmittenti Walkie Talkie ad attivazione vocale operanti su frequenza civile.
Autoscuole e coronavirus: gli esami di guida per le patenti E
La modalità d’esame segue le modalità definite per la categoria del veicolo trattore. Le prove di valutazione delle capacità e dei comportamenti per il conseguimento delle patenti di guida si svolgeranno nelle suddette modalità, salvo che non intervengano fattori diversi che ne comportino la necessità di aggiornamento, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria in corso.
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Com’è fatto uno pneumatico

Lo pneumatico è uno degli elementi più importanti dell’auto ma anche uno dei meno conosciuti.
Per far conoscere al grande pubblico il complesso mondo degli pneumatici Continental ha pubblicato una guida con la spiegazione di ogni singolo componente della gomma e del ruolo che svolge. Scopriamo insieme tutti i dettagli.
Battistrada
Il battistrada – realizzato in gomma naturale o sintetica – è il punto di contatto con il fondo stradale ed è suddiviso in tre aree: lo strato di copertura (quello che viene maggiormente a contatto con l’asfalto, garantisce aderenza, resistenza all’usura e stabilità direzionale), la base (si trova al di sotto dello strato di copertura e riduce la resistenza al rotolamento e i danni alla carcassa, cioè la struttura interna del pneumatico) e la spalla (situata in corrispondenza dei bordi esterni, garantisce una transazione ottimale tra il battistrada e il fianco del pneumatico).
Tela
La tela di copertura in tessuto continuo è uno strato situato direttamente sotto il battistrada che consente di viaggiare a velocità elevate ed è formata da un unico robusto filo di nylon rivestito di gomma che si arrotola a spirale attorno alla circonferenza del pneumatico da un lato all’altro senza sovrapporsi.
Strati di tela in cavo d’acciaio
I lunghi cavi di acciaio conferiscono al pneumatico la rigidità necessaria e garantiscono un miglioramento della tenuta della forma e della stabilità direzionale, una riduzione della resistenza al rotolamento e un aumento della resa chilometrica.
Carcassa
La carcassa è il cuore del pneumatico: contiene aria e funge da ammortizzatore per la gomma.
Strato in tessuto cord
Lo strato di tessuto cord – in rayon o poliestere gommato – controlla la pressione interna del pneumatico e impedisce la deformazione.
Rivestimento interno
Il rivestimento interno è composto da un leggerissimo strato di gomma butilica che sigilla la camera d’aria interna controllando la pressione e funge da camera d’aria nei pneumatici moderni (privi di camera d’aria).
Fianco
Il fianco è la parete esterna del pneumatico ed è collegato al battistrada tramite la spalla. Realizzato in gomma naturale, protegge la carcassa dai danni esterni e dagli agenti atmosferici.
Tallone
Il tallone è la parte perimetrale della carcassa e ha il compito di mantenere il pneumatico in posizione sulla scanalatura della ruota ancorandolo ermeticamente al cerchio.
Rinforzo
Il rinforzo – in nylon o aramide (una fibra sintetica molto robusta e resistente al calore) – è formato da cavi sottili: ha il compito di favorire la stabilità direzionale e di migliorare l’accuratezza della risposta in sterzata.
Punta del tallone
La punta del tallone è un piccolo cuneo stabilizzatore in gomma sintetica che svolge le stesse funzioni del rinforzo garantendo un maggior comfort durante la fase di sterzata.
Cerchietto
Il cerchietto, il nucleo del tallone, è composto da cavi di acciaio gommati e garantisce il perfetto accoppiamento tra lo pneumatico e il cerchio della ruota.
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Rc Auto, cos’è la clausola di ripensamento e come funziona

L’Rc Auto è il contratto assicurativo obbligatorio per ogni automobilista in Italia, stipulato per il proprio veicolo immatricolato che circola su strada. Sottoscrivendo questo contratto, la compagnia assicurativa copre i danni causati dall’assicurato a seguito dell’utilizzo della propria macchina. In questo modo l’assicurato stesso, verso il pagamento di un premio, si tutela a livello economico da eventuali rischi a cui può andare incontro mentre si trova alla guida della sua auto. Gli episodi che rientrano nella copertura devono essere riconducibili alla responsabilità dell’assicurato e deve trattarsi di incidenti che provocano lesioni a terzi o danni materiali.
Esiste una somma limite entro la quale l’assicurato è coperto, il massimale, che viene concordata dalle parti, nel momento della stipula del contratto. Se il danno dovesse superare la somma stabilita, l’assicurato dovrà coprire il danno da solo. Il diritto di ripensamento è una possibilità che viene concessa all’assicurato di recedere dalla polizza, vediamo di cosa si tratta.
Cosa dice la normativa sul diritto di ripensamento
Il D. Lgs. n. 385 del 1993, e in particolare dall’art. 125 ter, e il Decreto 21 del 2014, più recente, in virtù del quale il termine utile per l’esercizio del diritto è stato prolungato, sono i riferimenti normativi che abbiamo in materia di diritto di ripensamento, sia per quanto riguarda la polizza assicurativa auto che per ogni altro ambito finanziario. In particolare sappiamo che può essere esercitato solo entro 14 giorni dalla data di stipula del contratto, oppure entro i 14 giorni dalla data in cui il cliente riceve il set informativo sulla polizza, se non viene consegnato quando si sottoscrive l’accordo.
Questo significa che l’assicurato può decidere di recedere dal contratto anche entro un anno dalla sottoscrizione dello stesso, se manca l’informativa adeguata, soprattutto se al cliente non vengono consegnate tutte le informazioni che dovrebbe sapere riguardo la possibilità di usufruire del diritto di recesso.
Rc Auto, la clausola di ripensamento per le polizze brevi
Se si stipula una polizza breve, che dura meno di sei mesi, allora non può essere fatta valere la clausola di ripensamento, non è prevista nemmeno per i prodotti assicurativi acquistati direttamente in agenzia, ma solo per le polizze che vengono sottoscritte a distanza, mediante accordo telefonico o in internet.
A cosa serve la clausola di ripensamento?
La clausola di ripensamento potrebbe servire in differenti occasioni all’assicurato che vuole far valere le sue ragioni, ad esempio:
- se si accorge che sono stati inseriti dei dati non corretti, dopo aver firmato;
- se non sono state previste delle coperture accordate;
- se sono state previste invece delle coperture particolari a cui non si era interessati;
- se si trova una proposta più conveniente sul mercato dal punto di vista economico, in questo caso devono essere rispettati i tempi stabiliti.
Esercizio del diritto di ripensamento, obblighi dell’assicurato e motivazioni
Se un cliente assicurato decide di esercitare il proprio diritto di ripensamento nel suo contratto di Rc Auto, non è obbligato a fornire alcuna spiegazione e giustificazione specifica in merito. L’importante è che lo stesso si attenga alle indicazioni che sono contenute nel contratto, messe per iscritto. Solitamente la compagnia assicurativa chiede che la domanda di recesso venga inoltrata con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e insieme al contrassegno, al certificato e all’originale su carta verde. Per i contratti stipulati presso agenzie di assicurazione online, spesso in internet si trovano dei moduli specifici da compilare.
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Auto elettriche economiche: 10 proposte nuove sotto i 35.000 euro

Le auto elettriche hanno fatto registrare un considerevole aumento delle vendite in Italia (quota di mercato dell’1,7% nei primi quattro mesi del 2020 contro lo 0,5% del 2019). Un successo dovuto principalmente a due fattori: l’emergenza coronavirus che ha premiato le Case più abituate alle vendite on-line come Tesla e l’aumento di modelli a emissioni zero “accessibili”.
In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte elettriche che costano meno di 35.000 euro.
L’elenco delle dieci auto elettriche più economiche del listino comprende soprattutto vetture tedesche e modelli appartenenti al segmento delle citycar, anche se non mancano mezzi di altre categorie provenienti da altre nazioni.

Opel Corsa-e e-Edition – 30.800 euro
La Opel Corsa-e e-Edition – variante elettrica della piccola tedesca – è, secondo noi, la migliore proposta per chi cerca una vettura economica a emissioni zero.
L’ecologica “segmento B” teutonica condivide il pianale e il motore con la Peugeot e-208.

Peugeot e-208 Active – 33.600 euro
La Peugeot e-208 Active – variante elettrica della 208 – è la vettura più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.
La piccola ecologica francese condivide la piattaforma e il motore con la Opel Corsa-e.

Renault Zoe R110 Flex Life – 25.900 euro
La Renault Zoe R110 Flex Life è una piccola elettrica francese adatta a chi percorre molti chilometri: grazie alla batteria capiente (52 kWh) si possono infatti percorrere quasi 400 km con un “pieno” di energia.
Attenzione al prezzo: sulle versioni Flex la batteria è a noleggio (costo del canone mensile variabile a seconda del chilometraggio, sostituzione gratuita in caso di bassa performance e assistenza stradale 24/7). Per le varianti con batteria di proprietà (coperta da una garanzia di 8 anni o 160.000 km) le cifre partono da 34.100 euro.

Seat Mii electric – 23.250 euro
La Seat Mii electric è una citycar elettrica spagnola gemella della Volkswagen e-up! e della Skoda Citigoe iV.
La dotazione di serie è poco personalizzabile.

Skoda Citigoe iV Ambition – 22.300 euro
La Skoda Citigoe iV Ambition è l’auto elettrica meno cara in commercio in Italia.
La citycar ceca a batteria – come le gemelle Volkswagen e-up! e Seat Mii electric – presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture delle zone più nascoste.

Smart EQ fortwo Pure – 25.027 euro
La Smart EQ fortwo Pure è una citycar elettrica tedesca.
Una cittadina a emissioni zero piacevole da guidare: merito della formula “tutto dietro” (motore e trazione posteriore) e del peso contenuto.

Smart EQ fortwo cabrio Pure – 28.394 euro
La Smart EQ fortwo cabrio Pure è una citycar elettrica tedesca rivolta a chi ama distinguersi.
Una “scoperta” in miniatura caratterizzata da una sfiziosa capote in tela.

Smart EQ forfour Pure – 25.649 euro
La Smart EQ forfour Pure è una citycar elettrica tedesca non particolarmente vivace: 12,7 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.
L’autonomia delude, così come il bagagliaio (185 litri).

Volkswagen e-up! – 23.350 euro
La Volkswagen e-up! è la variante elettrica della up!.
La citycar teutonica a batteria condivide tutto (motore, pianale, esterni e interni) con le gemelle Skoda Citigoe iV e Seat Mii electric.

Volkswagen e-Golf – 32.950 euro
La Volkswagen e-Golf è la variante elettrica della vecchia Golf. L’unica proposta presente in questa guida all’acquisto non utilizzabile dai neopatentati è molto più ingombrante delle altre vetture analizzate in questo elenco (4,28 metri di lunghezza) ed è anche meno agile nelle curve per via del peso elevato.
La compatta di Wolfsburg a emissioni zero – costruita con grande cura e con una dotazione di serie ricca – si riscatta alla voce “versatilità”: i passeggeri posteriori hanno tanti centimetri a disposizione delle spalle e delle gambe e il bagagliaio è ampio. Senza dimenticare il motore ricco di coppia (290 Nm).
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Revisione dell’impianto frenante: come si svolge

La revisione auto in Italia è obbligatoria per ogni veicolo, anche quando pare che tutto sia in ottime condizioni, è necessario farla per Legge. La mancanza di revisione infatti comporta una multa molto cara, che va da circa 170 euro a circa 8.000 euro, a seconda dei casi. La revisione auto è un controllo periodico necessario per verificare che l’auto sia in sicurezza, quanto rispetta l’ambiente e quanto consuma.
Durante la revisione le auto vengono sottoposte a differenti test che servono a verificare determinati parametri delle vetture e le condizioni generali in termini di emissioni e di sicurezza per sè stessi e gli altri utenti della strada. Si tratta di controlli che servono per accertare che il veicolo mantenga le condizioni di omologazione negli anni, come appena uscito dal concessionario. Tra i vari controlli che vengono effettuati dal meccanico nel centro autorizzato, anche l’impianto frenante viene testato, per verificarne il funzionamento e quindi ovviamente la sicurezza.
Revisione auto: i controlli all’impianto frenante
Come tutti i componenti che vengono sottoposti a sollecitazione, anche i freni di ogni veicolo sono chiaramente soggetti a usura e con il tempo la loro efficienza diminuisce man mano. È fondamentale che tutti i freni invece funzionino sempre alla perfezione, per la sicurezza di conducente, passeggeri e altri utenti della strada. L’automobilista deve prestare particolare attenzione allo stato dell’impianto frenante della sua auto, in ogni momento, non solo in occasione della revisione, anche durante l’utilizzo.
Ma come avvengono i controlli durante la revisione? Il freno di stazionamento, quello che comunemente chiamiamo freno a mano, e il freno di servizio sono i primi ad essere testati e collaudati dal personale qualificato che si occupa delle verifiche periodiche. Durante la revisione, l’auto viene posta su una piastra di frenatura o un particolare rullo in grado di rilevare eventuali problemi a qualsiasi parte dell’impianto frenante.
Si procede quindi con la misurazione dell’azione frenante, che deve sempre essere omogenea e equilibrata, del grado di frenata delle quattro ruote e dello squilibrio dinamico, che potrebbe essere molto pericoloso e portare a degli sbandamenti dell’auto durante la frenata su strada. In seguito si verifica che il freno a mano si inserisca correttamente e sia pienamente efficiente.
I segnali di possibile malfunzionamento dell’impianto frenante
Oltre alla revisione periodica, in cui il meccanico ovviamente va a verificare il perfetto funzionamento dei freni, ogni automobilista deve prestare attenzione all’efficienza dell’impianto frenante della sua auto. Ci sono ad esempio dei segnali che non vanno sottovalutati, tra questi:
- rumori in fase di frenata, che potrebbero dipendere da differenti fattori. L’attrito tra le pastiglie e i dischi, se molto usurati o se invece uno dei due componenti è stato appena sostituito, è uno dei maggiori segnali;
- allungamento dello spazio di frenata, questo ovviamente è un segnale molto chiaro di malfunzionamento dei freni. Potrebbero essere usurate le ganasce, danneggiate le pastiglie dei freni o ancora potrebbe essere esaurito il liquido;
- il freno a mano che si blocca o che non resta inserito, assolutamente da far controllare. La causa solitamente è l’usura del meccanismo perché datato.
Ricordate comunque sempre che qualsiasi veicolo è dotato di differenti spie luminose che segnalano i problemi che eventualmente insorgono. Nel caso in cui quindi una di queste lucine si accende, non sottovalutatela mai e rivolgetevi al vostro meccanico di fiducia.
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Fari auto d’epoca: come farli tornare splendenti

Le auto d’epoca sono veicoli da collezione e di grande valore, spesso si tratta di pezzi unici o molto rari, e tutte vantano una grande storia alle loro spalle. I collezionisti e gli appassionati le considerano dei veri e propri gioielli preziosi, da mantenere intatti, sempre splendidi e lucenti. Il Codice della Strada le distingue dalle auto storiche, anche se spesso si fa confusione tra queste due categorie simili. La distinzione è importante solo ai fini della Legge. Le auto d’epoca sono quelle cancellate dal PRA, quindi non più registrate, che mantengono le caratteristiche tecniche originarie della Casa produttrice. Non devono subire nessuna modifica per essere in questa categoria e non possono circolare sempre liberamente su strada, ma solo in occasione di raduni o manifestazioni.
I collezionisti di auto d’epoca possono avere differenti interessi legati alle loro vetture, quindi tenerle per hobby, per business o altro, si tratta di vetture che spesso valgono moltissimo. La pulizia dell’auto d’epoca deve essere fatta in maniera molto meticolosa e prestando ovviamente la massima attenzione, visto che i materiali usati in passato non sono sicuramente quelli di oggi ed è necessario quindi avere una determinata cura per non rischiare di rovinare l’auto. È importante un corretto lavaggio della carrozzeria, dei cerchioni, della capote, del motore e delle componenti meccaniche, degli interni (in stoffa, pelle o Alcantara) e dei fari. Vediamo come procedere alla pulizia di questi ultimi.
Pulizia fari auto d’epoca, come procedere
La prima cosa da fare è pulire tutto lo sporco superficiale, quindi polvere e insetti che si possono essere accumulati sulla parte esterna dei fari dell’auto d’epoca. Per questo primo passaggio usate un panno morbido e un pulitore per i vetri, eliminate ogni minimo residuo. Per far tornare a splendere i fari dell’auto d’epoca è necessario usare della carta abrasiva, per questo motivo deve essere ben protetta la vernice del cofano e dei parafanghi da eventuali graffi.
Come protezione si può usare un nastro adesivo da carrozziere e quindi andare a sagomare bene i contorni dei fari, è importante fare attenzione alle guarnizioni e ai bordi interni; questa tipologia di nastro non lascia alcun residuo. A questo punto potete iniziare a carteggiare con la carta più abrasiva, la superficie del faro deve essere umida, meglio quindi tenerla costantemente lubrificata con il pulitore per i vetri. È bene fare movimenti longitudinali e evitare assolutamente di procedere con movimenti circolari.
Una volta rimossi i difetti più superficiali, allora si può asciugare e quindi verificare che la superficie sia ben omogenea. Chiaramente sarà ancora opaca, non importa, anzi è normale che sia così. Usate successivamente della carta abrasiva a grana intermedia, bagnando sempre la superficie, e carteggiate con movimenti opposti rispetto a quelli di prima. Potete asciugare e eventualmente procedere per l’ultimo passaggio con carta più fine.
Come lucidare i fari di un’auto d’epoca
Una volta terminata tutta la procedura con la carta abrasiva, potete applicare il lucidante per fari. Per farlo usate un panno in microfibra e stendete il prodotto, questa volta con movimenti circolari, esercitando poca pressione e rimuovendo infine gli eccessi. Ripetete questa operazione fino al momento in cui vedete la superficie dei fari uniforme e ben lucida e trasparente.
L’ultimo passaggio riguarda il sigillante, serve per far durare più possibile il lavoro effettuato. Senza passare questo prodotto infatti i fari tornerebbero ad ingiallirsi in poco tempo. Quindi conviene pulire molto bene i fari con un pulitore per i vetri e spruzzare il sigillante in maniera omogenea, stendendolo poi con movimenti longitudinali. Una volta asciugato, verificate se ripetere eventualmente l’operazione.
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Alpina XB7: foto, dati e prezzo

Si chiama XB7 la Alpina più potente di sempre: la grande SUV tedesca deriva dalla BMW X7 M50i ma è più sportiva (621 CV anziché 530), più elegante, più costosa e… più bella.
Di seguito troverete le foto, i dati e il prezzo della Alpina XB7, una versatile Sport Utility rivolta a chi vorrebbe una X7 M ma non ama il design delle ultime creazioni BMW.
Alpina XB7: più bella della BMW X7 M50i
Gli uomini della Alpina non sono riusciti solo a rendere la BMW X7 M50i più cattiva ma anche più bella. Il segreto? Adottare paraurti più sobri simili a quelli usati dalle versioni “normali” della grande Sport Utility bavarese.
I cerchi in lega da 21” (montati su pneumatici 285/45 R21) sono di serie: per chi vuole il massimo ci sono i giganteschi cerchi da 23” abbinati a gomme Pirelli 285/35 ZR23 anteriori e 325/30 ZR23 posteriori.

Alpina XB7: gli interni
L’abitacolo della Alpina XB7 punta tutto sulla raffinatezza: sedili (sei o sette) in pelle Lavalina, tetto in vetro panoramico e un esclusivo controller iDrive in cristallo con logo Alpina inciso al laser.

Alpina XB7: motore e prestazioni
Il motore della Alpina XB7 è lo stesso 4.4 V8 biturbo benzina (abbinato a un cambio automatico – convertitore di coppia – a 8 rapporti) della BMW X7 xDrive M50i ma con 621 CV (anziché 530) e una coppia di 800 Nm (contro 750).
Un propulsore che permette alla cattivissima grande SUV teutonica di raggiungere una velocità massima (limitata) di 290 km/h e di accelerare da 0 a 100 chilometri orari in 4,2 secondi.

Alpina XB7: le sospensioni
Le sospensioni pneumatiche della Alpina XB7 si adattano a seconda della situazione: in modalità Sport o quando si superano i 160 km/h l’assetto si abbassa di 2 cm e di altri due centimetri in modalità Sport+ o quando si superano i 250 chilometri orari.

Alpina XB7: il prezzo
Il prezzo in Svizzera della Alpina XB7 è di 178.900 franchi: poco più di 168.000 euro.
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Usato 4×4: SUV premium diesel Euro 5

Le SUV premium diesel Euro 5 del 2013 sono auto perfette per chi cerca una vettura elegante e non vuole spendere cifre esagerate. Nella “top five” di questo mese – vinta dalla BMW X3 – abbiamo analizzato cinque proposte 4×4 con quotazioni che non superano i 23.000 euro.
La Sport Utility tedesca ha superato abbastanza agevolmente le connazionali Audi Q5 e Mercedes GLK, la giapponese Infiniti EX e la britannica Land Rover Range Rover Sport. Scopriamo insieme la classifica, che prende in considerazione modelli con potenze comprese tra 235 e 265 CV.

1° BMW X3 xDrive30dA Futura
La BMW X3 xDrive30dA Futura è una SUV premium affidabile e divertente nelle curve spinta da un raffinato motore a sei cilindri in linea vivace (“0-100” in 6,2 secondi), pronto ai bassi regimi e poco assetato di gasolio (16,7 km/l).
Introvabile sul mercato dell’usato (più semplice rintracciare le versioni più economiche Eletta) e con quotazioni inferiori a 20.000 euro, presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture delle zone più nascoste dell’abitacolo.

2° Mercedes GLK 350 CDI Premium
La Mercedes GLK 350 CDI Premium è una SUV premium compatta fuori (poco più di quattro metri e mezzo di lunghezza) e dentro (i passeggeri posteriori hanno pochi centimetri a disposizione delle gambe). Si trova senza problemi di seconda mano a 23.000 euro.
Caratterizzata da finiture molto curate (gli assemblaggi dei pannelli della carrozzeria rasentano la perfezione) e da una ricca dotazione di serie, ospita sotto il cofano un motore silenzioso ricco di cavalli (265) e di coppia (620 Nm).

3° Audi Q5 3.0 V6 TDI Advanced Plus
L’Audi Q5 3.0 V6 TDI Advanced Plus aveva nel 2013 un prezzo interessante (56.070 euro).
Oggi si trova facilmente sul mercato dell’usato a cifre che si aggirano intorno ai 22.000 euro.

4° Land Rover Range Rover Sport 3.0 TDV6 SE
La Land Rover Range Rover Sport 3.0 TDV6 SE è una SUV premium rivolta a chi affronta spesso percorsi in fuoristrada (il cambio – ottimo – è impreziosito dalle ridotte) e ha bisogno di spazio per i passeggeri e i bagagli. Stiamo d’altronde parlando di una Sport Utility piuttosto ingombrante che supera i 4,80 metri di lunghezza.
Rumorosetta e con un motore carente di brio ai bassi regimi, ha un peso elevato che incide negativamente sull’agilità nelle curve. Da nuova costava molto (67.560 euro) nonostante assemblaggi esterni tutt’altro che perfetti, oggi è introvabile (più semplici da rintracciare le più ricche HSE) e le sue quotazioni superano quota 21.000 euro.

5° Infiniti EX30d GT Premium
La Infiniti EX30d GT Premium è una SUV premium costruita con cura ma poco versatile: il bagagliaio è piccolo e chi si accomoda dietro non ha molto spazio a disposizione delle spalle e della testa. Introvabile usata (più comuni i modelli più vecchi), ha quotazioni inferiori a 15.000 euro.
Il motore offre una spinta corposa ai bassi regimi ma è povero di cavalli (238) e di coppia (550 Nm), non molto brioso (7,9 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari) e molto assetato di gasolio (11,8 km/l dichiarati). La dotazione di serie, poi, era poco personalizzabile.
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Passaggio tra le patenti, tutte le informazioni utili

Vediamo quali sono i passaggi da effettuare per poter conseguire una categoria di patente differente rispetto a quella di cui si è già in possesso. Una cosa da sottolineare oggi è che tutti coloro che si preparano sugli esami teorici informatizzati studiano anche la teoria inerente ai rimorchi, che servirà per poter eventualmente conseguire l’estensione E affrontando semplicemente l’esame pratico, senza dover rifare nuovamente quella teorico.
Le persone che hanno sostenuto l’esame per la patente B dopo il 1/1/2013, oggi possono richiedere di conseguire la BE e devono superare solo un esame pratico. Anche i candidati che hanno sostenuto l’esame per la patente C o D dopo il 2/3/2015, se decidono di voler conseguire rispettivamente la CE o la DE, devono affrontare solo l’esame pratico. Cambia invece per tutti coloro che hanno preso la patente prima delle date che abbiamo specificato. Questi soggetti, per ottenere l’estensione E della propria patente, devono fare il solito esame pratico, ma anche un esame teorico integrativo orale.
Altra cosa da sapere è che, in base all’articolo 125, chi possiede la patente CE e la D in automatico può avere già la DE. Chi invece è già in possesso della patente DE e della C, per ottenere la CE deve comunque sostenete un esame pratico.
Patente A, come funzionano i passaggi alle altre categorie
Per chi è in possesso della patente AM e vuole prendere la patente A1, A2, A o B, allora è necessario sostenere esame pratico e teorico. Per chi ha la patente A1 e vuole la patente A2, c’è solo un esame pratico da fare, lo stesso per chi ha lapatente A1, A2, A o B1 e vuole la patente B. Coloro che sono in possesso delle patenti A1, A2 e A e vogliono la patente BE, devono ovviamente prima conseguire la patente B, chi ha la patente A1, A2 o A e decide di conseguire la patente C1, C, D1 o D, deve prima prendere la patente B.
Patente B, come funzionano i passaggi alle altre categorie
Vediamo invece come si deve comportare chi ha già la patente B. Per prendere la patente A, A1 o A2 serve l’esame pratico, per la patente C1, C, D1 o D sono necessari invece sia l’esame teorico che l’esame pratico. Chi ha la patente B e vuole conseguire l’estensione E, deve fare un esame teorico integrativo orale e un esame pratico; se ha sostenuto l’esame della patente posseduta dopo il 1/12/2013, allora basta solo l’esame pratico. Per conseguire la patente C1E o CE, il possessore di patente B deve prima conseguire la C o la C1, lo stesso principio per chi vuole la patente D1E o DE.
Patente C e D, come funzionano i passaggi alle altre categorie di patente
Ultima categoria di cui parliamo è quella dei possessori di patente di categorie C e D. Partiamo da chi ha la patente C1 e per conseguire la C deve fare esame teorico e pratico, come anche chi ha la patente D1 e vuole prendere la patente D. I soggetti che sono in possesso di patente C devono sostenere un esame teorico orale integrativo e un esame pratico per conseguire la CE, se hanno fatto l’esame della patente posseduta dopo il 2/3/2015, allora basta solo l’esame pratico.
Chi ha la patente CE, per ottenere la patente D deve fare esame pratico e teorico, ma ottiene in automatico anche la DE. Coloro che posseggono invece la patente CE o D, non debbono sostenere alcun esame per l’ottenimento della patente DE. Chi ha già la patente D e vuole la patente DE, deve sostenere un esame teorico orale integrativo e un esame pratico, se ha fatto il suo esame della patente posseduta dopo il 2/3/2015 invece deve fare solo l’esame pratico. Infine, i soggetti con patente C, prima di prendere la patente DE, devono fare la patente D, e chi invece ha la patente C o DE e vuole la patente CE, deve fare solo l’esame pratico.
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