Category Archives: Novita
Honda CR-Z (2012): pregi e difetti della coupé ibrida giapponese

La Honda CR-Z è la prima sportiva ibrida della storia: una coupé giapponese a doppia alimentazione benzina/elettrica impreziosita da un cambio manuale adatta a chi vuole divertirsi rispettando l’ambiente. Oggi analizzeremo i pregi e i difetti di un esemplare del 2012 nell’allestimento Sport, introvabile sul mercato dell’usato e con quotazioni inferiori a 12.000 euro.
I pregi della Honda CR-Z del 2012
Finitura
Materiali di discreta qualità assemblati alla perfezione. Tanta qualità a bordo.
Dotazione di serie
L’allestimento Sport è abbastanza completo: autoradio Aux CD, cerchi in lega da 16”, climatizzatore automatico, fendinebbia e vetri posteriori e lunotto oscurati.
Posto guida
Riuscito: posizione di seduta bassa e tanti comandi a portata di mano.
Climatizzazione
L’impianto è potente e facile da gestire (i pulsanti si trovano a destra del cruscotto).
Motore
Il 1.5 ibrido benzina Euro 5 della Honda CR-Z genera una potenza totale di 124 CV e una coppia di 174 Nm. L’unità elettrica di supporto fornisce una buona risposta ai bassi regimi.
Cambio
La trasmissione manuale a sei marce – una rarità per un modello full hybrid – se la cava molto bene.
Prestazioni
Interessanti: 200 km/h di velocità massima e 9,9 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.
Dotazione di sicurezza
Buona: airbag frontali, laterali e a tendina, assistente per le partenze in salita, attacchi Isofix e controlli di stabilità e trazione. Senza dimenticare le cinque stelle ottenute nei crash test Euro NCAP.
Prezzo
Da nuova nel 2012 la Honda CR-Z Sport costava relativamente poco (23.000 euro). Oggi è introvabile – più semplice rintracciare gli esemplari più anziani – e le quotazioni di un modello ben tenuto recitano 11.900 euro: poco più di una Fiat Panda “base” (1.2 Pop) appena uscita dal concessionario.
Consumo
Da record: 20,0 km/l dichiarati.

I difetti della Honda CR-Z del 2012
Abitabilità
In teoria la Honda CR-Z ha quattro posti, in pratica il divano posteriore va bene solo per due bambini.
Capacità bagagliaio
Il vano ha una capienza di soli 233 litri: le batterie sotto il pianale tolgono spazio.
Sospensioni
Gli ammortizzatori hanno una taratura rigida fastidiosa sulle sconnessioni pronunciate.
Rumorosità
Il motore ha un sound poco sportivo e l’abitacolo potrebbe essere più curato alla voce “insonorizzazione”.
Sterzo
Poco sensibile.
Visibilità
La particolare forma della coda non agevola le manovre. Sulla versione Sport, oltretutto, i sensori di parcheggio erano optional.
Freni
Un impianto da auto normale, non da sportiva.
Tenuta di strada
Aiutata molto (troppo) dal controllo di stabilità.
Tenuta del valore
La Honda CR-Z è un’auto interessante dal punto di vista storico in quanto prima sportiva ibrida di sempre ma non è molto richiesta sul mercato dell’usato.
Garanzie
Tutte scadute: la copertura globale e quella sulla verniciatura nel 2015, la protezione sulla corrosione nel 2018.
L’articolo Honda CR-Z (2012): pregi e difetti della coupé ibrida giapponese proviene da Icon Wheels.
Benzina: guida completa a tutti i marchi

I marchi di benzina presenti in Italia possono essere suddivisi in tre categorie: i “big” (i colossi del settore petrolifero), i brand meno conosciuti e gli “indipendenti” (noti anche come “no-logo” o “pompe bianche”) non affiliati ad alcuna compagnia di distribuzione del carburante.
Di seguito troverete una guida completa a tutti i marchi di benzina in commercio in Italia: un elenco utile per capire meglio da chi stiamo andando a fare il pieno.
A – B – C – D – E – F – G – H– I – J – K – L – M – N – O – P – Q – R – S – T – U – V – W – Y – Z
Al Risparmio (Italia – Veneto)
I distributori di benzina Al Risparmio (marchio creato nel 2012 dall’azienda APSA fondata nel 1934 con sede a Verona) sono attivi in Veneto e offrono prodotti petroliferi provenienti dalle stesse raffinerie di Shell (Porto Marghera) e Eni (Mantova).
Ali Fuel (Italia – Lazio)
Il marchio Ali Fuel – attivo soprattutto nel Centro Sud Italia – appartiene al gruppo Rayburn International Building Tools Trading Establishment con sede a Roma e realizza impianti su tutto il territorio nazionale con formula “chiavi in mano”.
Aquila (Italia – Toscana)
Aquila è un marchio di benzina con sede a Firenze presente con distributori in Toscana e in Umbria.
Benza (Italia – Veneto)
Il marchio Benza è stato creato nel 2009 dall’azienda veneta Bortolamei (fondata nel 2001 con sede a Camisano Vicentino in provincia di Vicenza) ed è presente con distributori in Veneto e in Emilia-Romagna.
B-Petrol (Italia – Veneto)
I distributori di benzina B-Petrol (compagnia veneta attiva dal 1960 con sede a Mozzecane, in provincia di Verona) sono presenti nel Triveneto e in Emilia-Romagna.
Cancellieri (Italia – Lazio)
Cancellieri è una compagnia petrolifera attiva da 60 anni con sede a Cura di Vetralla, in provincia di Viterbo. I suoi distributori sono nel Lazio.
Conad (Italia – Emilia-Romagna)
I distributori a marchio Conad (società cooperativa attiva nella GDO fondata nel 1962 con sede a Bologna) sono presenti in tutta Italia.
CP Oil (Italia – Lazio)
CP Oil è un marchio di C&C Petroli (compagnia petrolifera con sede a Roma). I suoi distributori si trovano nel Centro Italia e in Sardegna.
Dis-Car (Italia – Piemonte)
I distributori di benzina Dis-Car (azienda con sede a Moncalieri, nella città metropolitana di Torino) sono presenti in Piemonte e in Liguria.
Economy (Italia – Piemonte)
Il marchio Economy con sede a Torino è presente con distributori in Piemonte.
Ego (Italia – Emilia-Romagna)
I distributori a marchio Ego (brand nato nel 2008 dall’azienda Scat con sede a Reggio Emilia) sono presenti in Emilia-Romagna.
Enercoop (Italia – Emilia-Romagna)
Enercoop è un marchio creato nel 2010 in seguito all’accordo tra il colosso della grande distribuzione organizzata Coop Italia e la cooperativa reggiana CCPL. Sede a Casalecchio di Reno (città metropolitana di Bologna) e distributori presenti in tutta Italia nelle immediate vicinanze dei punti vendita a marchio Ipercoop.
Eni (Italia – Lazio)
Eni è una delle più grandi compagnie petrolifere mondiali. Fondata nel 1953 e con sede a Roma, si occupa di petrolio, gas naturale, energia elettrica ed energie rinnovabili e ha una ricchissima rete di distributori.
Esso (USA)
Il marchio Esso – nato nel 1912 – è utilizzato in Italia dal colosso statunitense ExxonMobil (nato nel 1999 dalla fusione tra Exxon e Mobil) per commercializzare i suoi prodotti petroliferi. La rete di distributori è una delle più grandi d’Italia.
Europam (Italia – Liguria)
La storia di Europam (compagnia petrolifera con sede a Genova attiva con distributori nel Nord Italia) inizia nel 1971 con la fondazione di Europetrol. L’azienda ligure acquisisce la Black Oils (settore di rete stradale ed extrarete) e viene a sua volta acquisita al 50% dalla Mobil nel 1982. Nel 1999 nasce Opam Oils dalla joint-venture tra Black Oils ed ERG mentre l’anno successivo (in concomitanza con la creazione del brand di logistica e servizi Depositi Genovesi e della Green Oils specializzata in prodotti e servizi ecologici) Q8 Italia acquista Mobil Italia e subentra in società al 50% in Europetrol (quota che viene ceduta nel 2003 a Black Oils). Nel 2006 Black Oils razionalizza il gruppo: Europetrol, Green Oil, Depositi Genovesi e il ramo petrolifero della Black Oils finiscono tutte nella Opam Oils che cambia nome in Europam (fusione dei nomi Europetrol e Opam Oils).
Ewapoint (Italia – Lombardia)
Ewapoint è un marchio della Penta Petroli (compagnia petrolifera con sede a Milano) ed è presente con distributori di benzina in tutta Italia.
Fiamma 2000 (Italia – Lazio)
Fiamma 2000 è un’azienda petrolifera nata nel 1971 con sede ad Ardea (città metropolitana di Roma Capitale) specializzata in GPL e presente con distributori nel Lazio e in Sardegna.
Getoil (Italia – Lombardia)
Getoil è una compagnia petrolifera nata nel 2002 con sede a Milano presente con distributori in Lombardia e in Piemonte.
IP (Italia – Lazio)
IP è un marchio fondato nel 1974 a Genova con sede a Roma. Un colosso presente in tutta Italia con una rete capillare di distributori.
Keropetrol (Italia – Lombardia)
Keropetrol è una compagnia petrolifera nata nel 1961 con sede a Cremona attiva nel Nord Italia, nel Centro Italia e in Sardegna con una rete di distributori di benzina.
Kostner (Italia – Trentino-Alto Adige)
I distributori di benzina Kostner (azienda con sede a Varna, in provincia di Bolzano) sono presenti in Alto Adige.
Noaloil (Italia – Veneto)
Noaloil – azienda nata nel 1971 con sede a Noale (città metropolitana di Venezia) – è presente in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia con distributori di benzina.
Q8 (Kuwait)
Q8 è il marchio usato dalla Kuwait Petroleum Corporation (nata nel 1980) per commercializzare in Italia i propri prodotti petroliferi. La rete di distributori di benzina copre tutto il nostro Paese.
Repsol (Spagna)
Repsol è una compagnia petrolifera spagnola fondata nel 1987 e presente in Italia con una rete di distributori di benzina attiva nel Nord Italia, nel Centro Italia e in Campania.
Retitalia (Italia – Lombardia)
Retitalia è una compagnia petrolifera con sede a Milano fondata nel 2005 presente con distributori in tutta Italia.
Tamoil (Paesi Bassi)
Tamoil è una compagnia petrolifera con sede nei Paesi Bassi di proprietà del governo libico. La rete di distributori di benzina copre tutta Italia.
L’articolo Benzina: guida completa a tutti i marchi proviene da Icon Wheels.
Auto ferma, è possibile non pagare l’assicurazione?

Hai un’auto ferma e la tieni in cortile, l’hai ereditata oppure ne hai comprata una nuova in attesa di vendere quella più datata. Hai messo l’annuncio in internet, senza darla alla concessionaria e pagare le commissioni. Chiaramente vuoi sapere se devi rinnovare l’assicurazione anche se tieni la vettura ferma e non la usi. Vuoi vederci chiaro perché ovviamente, non circolando, la Polizia non potrà fermarti al posto di blocco a bordo di quell’auto e multarti perché non hai rinnovato il contratto di Rc Auto. Allo stesso tempo però non vuoi che magari i tuoi vicini ti facciano dei problemi o denuncino la cosa o avere qualsiasi altro tipo di problema.
Vediamo cosa prevede la Legge riguardo le automobili non utilizzate e l’assicurazione.
Auto ferma, pagare l’assicurazione rimane un obbligo
Secondo quanto dichiara la Legge italiana, la Rc Auto deve essere pagata anche per le vetture che non circolano e rimangono ferme nel proprio posto auto. Il motivo è che, anche nel caso in cui il proprietario della macchina non abbia intenzione di guidare la propria vettura per un determinato periodo di tempo e per differenti ragioni (ad esempio malattia o un lungo viaggio), rimane comunque obbligato a regolarizzare la polizza assicurativa, che non può essere sospesa.
Questo tutela anche il proprietario stesso dell’auto da soggetti differenti che potrebbero utilizzarla anche contro la sua volontà, con il rischio di provocare incidenti. Detto ciò quindi abbiamo risposto alla domanda: chi lascia l’auto in cortile deve pagare l’assicurazione? Assolutamente sì. L’obbligo infatti non dipende dalla decisione di usare il veicolo, ma dalla sua idoneità a circolare.
Secondo la Corte dell’Unione Europea, l’intenzione soggettiva del proprietario, che non vuole più guidare la macchina in oggetto, non è ritenuta pertinente e quindi non cambia in alcun modo l’obbligo assicurativo e la responsabilità del proprietario per il danno provocato dal veicolo.
Esistono dei casi in cui è possibile non pagare l’assicurazione per un’auto ferma?
In realtà, in qualche modo, è possibile non pagare più la polizza Rc Auto per una vettura non circolante. Ci sono degli obblighi da rispettare per poter godere di questa possibilità:
- richiedere la radiazione dell’auto dal PRA e quindi ritirarla dalla circolazione. In questo caso l’auto non può più sostare su uno spazio pubblico o privato aperto al pubblico;
- lasciare l’auto in un’area aperta privata alla quale non abbia accesso il pubblico o un garage. Il cortile condominiale non può essere usato come deposito per auto a cui viene sospesa l’assicurazione. Lo scopo della Rc Auto per vetture parcheggiate o non circolanti rimane comunque quello di evitare che queste possano costituire un pericolo per soggetti terzi, provocando danni anche gravi, che magari derivano dalla modalità scorretta in cui si è parcheggiata la vettura.
Tra gli spazi privati considerati aperti al pubblico ci sono:
- l’area antistante un rifornimento di benzina;
- il parcheggio di un centro commerciale;
- un’area comunale adibita alla sosta dei mezzi;
- il margine del marciapiede anche se di una strada cieca o chiusa al traffico.
È possibile invece lasciare la macchina (senza pagare l’assicurazione) in un proprio spazio privato, anche se non vi è alcuna staccionata a delimitarne i confini, e nel proprio box auto.
Un’ultima cosa da sapere e chiarita dalla Corte di Giustizia è che se l’auto senza copertura assicurativa viene lasciata in un garage o un cortile privato e un soggetto terzo la prende contro il volere del proprietario, questi ne è comunque responsabile.
L’articolo Auto ferma, è possibile non pagare l’assicurazione? proviene da Icon Wheels.
Pneumatici, a cosa serve il controllo della profondità del battistrada

Una delle cose più importanti per una buona manutenzione dell’auto è controllare costantemente lo stato di usura delle gomme. È necessario infatti fare attenzione agli pneumatici, che devono sempre essere ben tenuti, ne va della sicurezza della vettura ed è fondamentale rispettare quanto dice la Legge, per non rischiare di andare incontro a multe anche molto salate. Oltretutto, viaggiare con gomme troppo usurate aumenta i consumi, quindi controllare il battistrada permette anche di avere sempre sulla propria macchina pneumatici che consentono un risparmio nella spesa del carburante. Vediamo a cosa serve il controllo della profondità del battistrada e come è possibile farlo autonomamente.
Controllo del battistrada delle gomme auto: la profondità ideale
Controllare il battistrada degli pneumatici della propria vettura è fondamentale perché la sua profondità influisce sul movimento dell’auto e crea aderenza con il manto stradale. Maggiore è la profondità del battistrada, più alto il livello di aderenza. Le gomme di un’auto nuova hanno una profondità del battistrada che parte solitamente dagli 8/9 mm circa.
La Legge permette di guidare con le stesse gomme auto fino al momento in cui queste raggiungono una profondità del battistrada di circa 1.6 mm, distribuita sul 75% della larghezza dello pneumatico e lungo tutta la circonferenza. Il consiglio comunque è quello si cambiare le gomme estive e All Season nel momento in cui la profondità del battistrada raggiunge i 3 mm, per gli pneumatici invernali invece al raggiungimento dei 4 mm. Il problema infatti è che, raggiunti questi valori, l’usura delle gomme è molto più rapida e pericolosa.
Controllo degli indicatori di usura del battistrada degli pneumatici auto
La prima cosa da fare è controllare gli indicatori del battistrada che si trovano all’interno delle scanalature delle gomme della vettura. Si tratta nello specifico di barre orizzontali di piccole dimensioni che potrebbero anche trovarsi intorno alla circonferenza dello pneumatico. Come si effettua il controllo? È molto semplice, basta sapere che quando il livello di usura raggiunge il livello delle barre, cioè l’indicatore di profondità minima, allora è arrivato il momento di andare a sostituire le gomme.
Una cosa fondamentale da tenere presente però è che gli indicatori mostrano il momento in cui si raggiungono 1.6 mm di profondità, il minimo consentito dalla Legge, ma di molto inferiore a quello che in genere un buon gommista consiglia per una maggiore sicurezza in auto.
Per controllare autonomamente la profondità del battistrada delle gomme auto, parcheggiatela innanzitutto in piano, con freno a mano tirato e girando un po’ lo sterzo, per vedere meglio. Oltre agli indicatori, per una misurazione ancora più precisa, si possono usare anche altri strumenti. Nei negozi di accessori auto potete infatti trovare il calibro di profondità, attrezzo di piccole dimensioni e dal prezzo contenuto, che permette di misurare la profondità della scanalatura delle gomme.
Esiste anche un altro metodo casereccio ma molto usato, quello della moneta, che chiaramente non potrà mai essere così preciso come quelli che abbiamo descritto finora, ma utile sicuramente per tutti coloro che sono meno abili ed esperti con questa tipologia di lavori. Se l’auto monta pneumatici estivi, usate una moneta da 1 euro e mettetela nella scanalatura centrale, se sono visibili le stelle sul bordo, allora la gomma deve essere cambiata perché troppo usurata. Fate la stessa cosa anche per gli pneumatici invernali, ma usate la moneta da 2 euro, il bordo esterno argentato deve essere più basso della scanalatura, altrimenti le gomme vanno sostituite.
L’articolo Pneumatici, a cosa serve il controllo della profondità del battistrada proviene da Icon Wheels.
Booster, avviatori d’emergenza, jump starter: la guida completa

Il booster per auto (noto anche come avviatore d’emergenza o jump starter) è un dispositivo che permette di far ripartire una vettura con la batteria scarica senza bisogno di un altro veicolo di suppporto.
Attenzione, però: il booster non basta per avviare mezzi con una batteria in cattivo stato in quanto l’accumulatore inutilizzato per lungo tempo può essere solfatizzato o difettoso.
Di seguito troverete una guida completa ai booster: come funzionano e quali differenze ci sono tra quelli con batteria al litio e quelli con batteria al piombo.
Booster con batteria al piombo
I booster con batteria al piombo sono più ingombranti, più costosi e più pesanti di quelli con batteria al litio e si scaricano più rapidamente: vanno ricaricati completamente dopo l’acquisto e dopo ogni utilizzo e non vanno mai lasciati in stato di scarico totale. Sono dispositivi che vanno ricaricati ogni due mesi in inverno e ogni mese in estate e alcuni di questi integrano anche un compressore che consente di gonfiare gli pneumatici.
Booster con batteria al litio
I booster con batteria al litio sono delle powerbank pesanti circa mezzo chilo in grado di avviare il motore ma anche di caricare accessori elettronici come computer portatili e smartphone.
I più comuni avviatori d’emergenza con batteria al litio possono – come quelli al piombo – avviare veicoli con batteria da 12V (autovetture con una cilindrata fino a 5 litri se benzina e fino a 3 litri se diesel) ma si scaricano più lentamente: la carica va controllata almeno ogni tre mesi.
Il booster con batteria al litio viene generalmente venduto insieme alle pinze, a due cavi (USB-C e micro USB) e a un adattatore per l’accendisigari dell’auto e comprende luci indicatrici di carica, una torcia per illuminare in caso di condizioni di scarsa visibilità e un indicatore LED che mostra lo stato della pinza quando è collegata alla batteria. Esistono inoltre avviatori waterproof con certificazione IP67 (utilizzabili senza problemi anche in caso di pioggia), antishock (resistenti agli urti) e antipolvere.
L’articolo Booster, avviatori d’emergenza, jump starter: la guida completa proviene da Icon Wheels.
Auto storica, come iscriverla all’ASI e che cosa ne deriva

Per chi possiede un’auto storica, fare l’iscrizione all’ASI, Automotoclub Storico Italiano, è molto vantaggioso, anche se non è obbligatorio. Registrando però la vettura storica, con più di 20 anni di vita, è possibile beneficiare di differenti vantaggi fiscali sull’assicurazione e sul bollo. C’è una determinata procedura da seguire per l’iscrizione dell’auto all’ASI, per accertare il valore storico del veicolo vengono presi in esame differenti dati tecnici.
Iscrizione dell’auto storica all’ASI: i requisiti
Per essere iscritta all’ASI un’auto deve avere già compiuto 20 anni dalla data di costruzione o dalla prima immatricolazione. Il possessore di una vettura storica iscritta all’albo ottiene le certificazioni che attestano l’autenticità e la rilevanza di un veicolo in quanto storico in maniera ufficiale. Le auto che hanno più di 20 anni vengono radiate d’ufficio dal PRA, lo stabilisce il Codice della Strada all’art. 60, ma per riconoscere la loro rilevanza storica devono possedere questa iscrizione e le relative certificazioni.
Come si fa l’iscrizione dell’auto storica all’ASI?
Per poter iscrivere il proprio veicolo bisogna rivolgersi a un Club Federato ASI, sono presenti in tutta Italia. Vengono richiesti determinati documenti, quindi è necessario presentare:
- il certificato di proprietà o il foglio complementare;
- le targhe dell’auto in originale;
- il libretto di circolazione;
- la copia del documento di riconoscimento del proprietario dell’auto;
- i moduli di iscrizione all’ASI, necessari solo per alcune sedi del Club.
Vengono poi richieste alcune foto dell’auto, da differenti angolature. È importante fotografare il telaio dell’auto, il numero infatti è uno degli elementi identificativi più importanti per un’auto storica, uno dei primi fattori che vengono controllati in fase di iscrizione all’ASI, in modo da scongiurare contraffazioni e truffe.
Il Club Federato, una volta ricevuta tutta la documentazione richiesta, valuta le caratteristiche della vettura. La Commissione Tecnica tiene in considerazione fattori differenti, come la somiglianza della carrozzeria e del telaio alla forma originaria dell’auto e l’autenticità delle parti del motore. Se l’esito è positivo allora l’ASI rilascia:
- Carta FIVA;
- Certificato di Rilevanza Storica;
- Certificato di Identità.
Sono tutte attestazioni conformi al Codice Tecnico Internazionale FIVA, la Federazione Internazionale dei Veicoli d’epoca.
Iscrizione di un’auto storica all’ASI: quanto costa?
Ci sono dei costi da sostenere ogni anno per l’iscrizione della vettura storica all’ASI, si tratta di:
- una quota associativa all’ASI;
- una quota associativa al Club Federato.
L’importo da pagare all’ASI varia ogni anno, ma solitamente è attorno ai 42 euro circa; il tesseramento ai Club federati invece vede una cifra da versare che varia, ma per delibera del Consiglio Federale ASI, la somma delle spese di iscrizione al Club e all’ASI non può essere di oltre 100 euro.
Iscrizione di un’auto storica all’ASI: quali sono i vantaggi?
L’iscrizione all’ASI non è obbligatoria per legge e ha dei costi da sostenere ogni anno, ma in realtà prevede una serie di agevolazioni che altrimenti vengono negate:
- tariffa agevolata dell’assicurazione per auto storiche, le vetture iscritte all’ASI beneficiano di una copertura speciale, pagando un premio vantaggioso;
- bollo auto ridotto, l’importo è dimezzato se l’auto ha un’età compresa tra i 20 e i 29 anni dalla data di immatricolazione;
- l’auto iscritta all’ASI viene quotata maggiormente, riconosciuta nella sua importanza culturale e storica;
- può partecipare a gare d’epoca e competizioni selezionate solo un’auto storica iscritta all’ASI.
L’articolo Auto storica, come iscriverla all’ASI e che cosa ne deriva proviene da Icon Wheels.
Auto a trazione integrale economiche: 10 proposte nuove sotto i 25.000 euro

Le auto a trazione integrale sono molto amate da chi cerca mezzi in grado di affrontare percorsi in fuoristrada. Il listino è ricco di proposte economiche adatte a tutti i gusti e tutte le tasche.
In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte 4×4 che costano meno di 25.000 euro.
L’elenco delle dieci auto a trazione integrale più economiche in commercio comprende soprattutto vetture giapponesi e modelli appartenenti al segmento delle piccole SUV, anche se non mancano veicoli di altre categorie provenienti da altre nazioni.

Dacia Duster 1.5 Blue dCi 4×4 Essential – 17.800 euro
La Dacia Duster 1.5 Blue dCi 4×4 Essential è, secondo noi, la migliore proposta per chi cerca un’auto a trazione integrale economica.
La vivace piccola SUV rumena ha una dotazione di serie da integrare: il climatizzatore, infatti, è optional (500 euro).

Fiat Panda 0.9 TwinAir Turbo 4×4 – 17.100 euro
La Fiat Panda 0.9 TwinAir Turbo 4×4 è l’auto a trazione integrale più economica del listino.
La variante a quattro ruote motrici della citycar torinese, realizzata sullo stesso pianale della 500, può vantare dimensioni esterne contenute (meno di 3,70 metri di lunghezza) ma è un po’ rumorosetta.

Fiat Panda Cross – 19.100 euro
La Fiat Panda Cross è una variante della Panda 4×4 caratterizzata da un look ancora più off-road e da una dotazione di serie ricchissima. Non eccezionale, come sulla “cugina”, lo spazio a disposizione delle spalle di chi si accomoda dietro.
Questa versione particolare della citycar piemontese costruita sulla stessa piattaforma della 500 è l’unica auto a trazione integrale economica guidabile dai neopatentati.

Mahindra XUV500 AWD W6 – 23.900 euro
La Mahindra XUV500 AWD W6 è una SUV media indiana economica a trazione integrale rivolta a chi ha bisogno di spazio: sette posti, un abitacolo immenso e un bagagliaio molto sfruttabile. Migliorabili i costi di gestione: il motore 2.2 turbodiesel – ricco di coppia (330 Nm) e pronto ai bassi regimi – ha una cilindrata elevata che non aiuta chi vuole risparmiare sull’assicurazione RC Auto, consuma parecchio e obbliga a pagare l’Ecotassa a causa delle emissioni elevate di CO2.
Le dimensioni esterne ingombranti (quasi 4,60 metri di lunghezza) e il peso eccessivo penalizzano inoltre l’agilità nelle curve.

Subaru Impreza Pure – 22.750 euro
La Subaru Impreza Pure è una compatta giapponese a trazione integrale dotata di un buon bagagliaio.
I passeggeri posteriori più alti, però, non hanno molti centimetri a disposizione nella zona della testa.

Subaru XV 1.6i Pure – 24.500 euro
La Subaru XV 1.6i Pure è una SUV media giapponese a trazione integrale.
Variante in salsa crossover della Impreza, può vantare – come la “cugina” – finiture molto curate.

Suzuki Swift 4WD – 19.490 euro
La Suzuki Swift 4WD è la variante a trazione integrale della piccola giapponese.
Il motore mild hybrid benzina si accontenta di poco carburante ma non è molto pimpante ai bassi regimi.

Suzuki Ignis 4WD – 19.250 euro
La Suzuki Ignis 4WD è una piccola SUV mild hybrid benzina a trazione integrale rivolta a chi cerca una 4×4 ecologica e poco assetata.
Agile nelle curve grazie al peso contenuto ma poco pratica (il bagagliaio è piccino), monta un motore povero di cavalli (83) e di coppia (107 Nm) tutt’altro che vivace.

Suzuki Vitara 1.0 Boosterjet 4WD Cool – 23.980 euro
La Suzuki Vitara 1.0 Boosterjet 4WD Cool è una piccola SUV giapponese a trazione integrale.
Il motore è un 1.0 turbo benzina tre cilindri da 111 CV.

Suzuki S-Cross 1.4 Boosterjet 4WD Cool – 24.990 euro
La Suzuki S-Cross 1.4 Boosterjet 4WD Cool è l’auto a trazione integrale più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.
Una crossover 4×4 comoda e silenziosa spinta da un propulsore pronto ai bassi regimi.
L’articolo Auto a trazione integrale economiche: 10 proposte nuove sotto i 25.000 euro proviene da Icon Wheels.
Porsche Cayman GTS (2014): pregi e difetti della supercar tedesca

La Porsche Cayman GTS era, nel 2014 (anno di debutto sul mercato), la versione più potente della seconda generazione della supercar di Zuffenhausen (anche nota con la sigla 981).
I primi esemplari della coupé tedesca – dotata dello stesso motore depotenziato della 911 Carrera “base” 991 – sono introvabili sul mercato dell’usato (più semplice rintracciare le meno potenti S) e hanno quotazioni che si aggirano intorno ai 55.000 euro. Scopriamo insieme i pregi e i difetti della sportiva teutonica.
I pregi della Porsche Cayman GTS del 2014
Abitabilità
I sedili sono solo due ma l’abitacolo è spazioso.
Finitura
Materiali di qualità assemblati alla perfezione: difficile trovare di meglio nel segmento delle supercar.
Dotazione di serie
Quanto basta: antifurto, autoradio Aux CD Mp3, cerchi in lega, climatizzatore, fari bixeno a orientamento automatico, interni in pelle, luci posteriori scure, nome modello sulle porte, scarico sportivo, sedili sportivi regolabili elettricamente, soffitto in Alcantara, sospensioni attive PASM e volante SportDesign in Alcantara.
Capacità bagagliaio
Difficile trovare supercar più versatili. La Porsche Cayman GTS ha due vani – uno davanti e uno dietro (merito del motore posteriore/centrale) – che soddisfano le esigenze di una coppia.
Posto guida
Posizione di seduta bassa, sedile avvolgente, volante verticale e tante regolazioni a disposizione. Non molto ergonomici i comandi del climatizzatore.
Climatizzazione
Impianto potente, bocchette grandi, pulsanti un po’ scomodi.
Sospensioni
Ovviamente rigide ma mai fastidiose.
Rumorosità
Il propulsore ha un sound eccezionale ma sa essere garbato quando serve.
Motore
Il 3.4 aspirato Euro 6 a benzina a sei cilindri contrapposti della Porsche Cayman GTS è un gioiello da 340 CV e 380 Nm di coppia che regala le cose migliori sopra i 5.000 giri.
Cambio
La trasmissione manuale a sei marce è valida ma introvabile: la maggioranza dei clienti all’epoca optò per l’automatico PDK (doppia frizione) a sette rapporti.
Sterzo
Un comando semplicemente perfetto.
Prestazioni
Decisamente convincenti: 285 km/h di velocità massima e 4,9 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.
Dotazione di sicurezza
Completa: airbag frontali, laterali e a tendina e controlli di stabilità e trazione.
Visibilità
Buona quella anteriore, migliorabile quella posteriore: acquistate esemplari dotati di sensori di parcheggio (erano optional all’epoca).
Freni
Da dieci e lode: potenti e mai in affanno neanche dopo un uso prolungato in pista.
Tenuta di strada
La Porsche Cayman GTS è una delle sportive migliori per chi vuole divertirsi: agile nelle curve, coinvolgente e adatta anche a piloti non esperti (a patto di non esagerare).
Prezzo
Da nuova nel 2014 la Porsche Cayman GTS costava 79.290 euro: una cifra alta ma adeguata ai contenuti offerti. Oggi è introvabile – più semplice rintracciare le meno potenti S – e le sue quotazioni recitano 55.000 euro: poco meno di una Toyota Supra 2.0 “base” appena uscita dal concessionario.
Consumo
Non esagerato: 11,1 km/l dichiarati.

I difetti della Porsche Cayman GTS del 2014
Tenuta del valore
Buona ma sensibilmente inferiore a quella di una 911.
Garanzie
La copertura globale è scaduta nel 2016 mentre quella sulla verniciatura nel 2017. Ancora valida – fino al 2024 – la protezione sulla corrosione.
L’articolo Porsche Cayman GTS (2014): pregi e difetti della supercar tedesca proviene da Icon Wheels.
Conversione pneumatici auto d’epoca: cosa bisogna sapere

In Italia sono molti i possessori di auto d’epoca e di interesse storico, che tengono le loro vetture in collezioni private, come se fossero dei veri e propri gioielli. Sono veicoli affascinanti, che provengono da epoche lontane, hanno caratteristiche uniche e richiedono una cura meticolosa e precisa. Devono essere pulite, lavate e lucidate con determinati prodotti e strumenti, con interventi precisi e una grande attenzione per i dettagli.
Le auto storiche e di interesse collezionistico sono differenti dalle auto d’epoca, la Legge le tratta diversamente e quindi non devono essere confuse. Il Codice della Strada, all’art. 60, definisce i criteri per identificare auto d’epoca e storiche. Le prime sono state cancellate dal PRA per essere conservate in locali o musei, salvaguardandone le caratteristiche tecniche originarie. Per essere auto d’epoca quindi non devono subire alcuna modifica e non possono circolare sempre liberamente su strada, ma solo in occasione di raduni o manifestazioni. I veicoli che rientrano in questa categoria devono essere iscritti in un elenco specifico presso il Centro Storico del Dipartimento per i Trasporti Terrestri.
Le auto di interesse storico e collezionistico non vengono radiate dal PRA, devono aver superato i 20 anni di età. Possono circolare sempre liberamente su strada, l’importante è che abbiano i requisiti previsti dalla Legge: devono essere iscritte ad un registro storico tra cui ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI, e possedere il CRS, Certificato di Rilevanza Storico collezionistica. Ogni collezionista segue con attenzione la propria auto, la fa pulire e lucidare a dovere e la cura in ogni piccolo particolare e dettaglio. Una delle informazioni più importanti da sapere è quella che riguarda gli pneumatici delle auto d’epoca, molti dei quali non sono più reperibili in commercio.
Pneumatici auto d’epoca, cosa bisogna sapere
Il problema delle gomme delle auto d’epoca è che appunto, nella maggior parte dei casi, non si trovano più sul mercato, perché si tratta di modelli antichi e ormai ovviamente superati. La soluzione è sostituire quegli pneumatici con altri equivalenti a quelli indicati sulla carta di circolazione, secondo le disposizioni del Ministero dei Trasporti, che predispone delle tabelle di conversione in cui possiamo leggere tutti i sostituti reperibili in commercio, corrispondenti alle gomme a marcatura obsoleta.
Ci sono dei rivenditori specializzati nella vendita di pneumatici per auto d’epoca molto convenienti, per trovare le gomme giuste per la propria vettura è necessario controllare il numero indicato sulla carta di circolazione e cercare quindi questi venditori. Se non si trovano, appunto, perché le gomme della vostra auto d’epoca sono obsolete e non vengono più prodotte, allora è necessario consultare le tabelle predisposte dal Ministero dei Trasporti. Si tratta di un elenco in cui compaiono tutti gli pneumatici obsoleti per automobili e autoveicoli fino a 3,5 tonnellate e loro rimorchi, e quelli equivalenti, oggi reperibili in commercio. Una volta trovato il numero dello pneumatico corrispondente e quindi adatto per il montaggio sulla vostra auto d’epoca, basta comprare le gomme da un rivenditore specializzato e farle montare dal vostro gommista di fiducia, per essere pronti a circolare su strada.
A proposito di questo, ricordiamo che le auto d’epoca possono circolare liberamente su strada per partecipare a manifestazioni. L’assicurazione quindi serve solo per percorrere il tracciato determinato dall’evento. Il proprietario del veicolo deve chiedere all’Ufficio Provinciale del Dipartimento per i Trasporti Terrestri il foglio di via e la targa provvisoria per la circolazione temporanea. Le auto di interesse storico, se iscritte all’ASI, possono circolare su strada e sono già in possesso di quel che serve per la copertura assicurativa.
L’articolo Conversione pneumatici auto d’epoca: cosa bisogna sapere proviene da Icon Wheels.
Kia Sportage: modelli, prezzi, dotazioni e foto

La quarta generazione della Kia Sportage – nata nel 2016 e sottoposta a un restyling nel 2018 – è una SUV compatta coreana disponibile a trazione anteriore o integrale.
In questa guida all’acquisto della Kia Sportage analizzeremo nel dettaglio tutte le versioni presenti in listino della Sport Utility asiatica: prezzi, motori, accessori, prestazioni, pregi, difetti e chi più ne ha più ne metta.
Le foto della Kia Sportage
Kia Sportage: le caratteristiche principali
La quarta serie della Kia Sportage è una delle SUV compatte più ingombranti in commercio (quattro metri e mezzo di lunghezza) ma anche una delle più spaziose per i passeggeri.
L’abitacolo presenta qualche imprecisione di troppo nelle finiture delle zone più nascoste e il bagagliaio potrebbe essere più capiente.

Gli allestimenti della Kia Sportage
Gli allestimenti della Kia Sportage sono cinque: Urban, Business Class, Style, GT Line e GT Line Plus.
Kia Sportage Urban
La dotazione di serie della Kia Sportage Urban – accessibile ma povera – comprende:
- 7 anni di garanzia/150.000 km (secondo disposizioni della Casa)
Esterni
- Cerchi in lega da 17″
- Fari alogeni con proiettori bi funzione
- Luci diurne e di posizione a LED
- Fari fendinebbia
- Sensore crepuscolare
- Barre longitudinali al tetto
- Linea di cintura cromata
- Maniglie esterne in tinta con la carrozzeria
- Griglia anteriore verniciata in nero
- Specchietti retrovisori in tinta con la carrozzeria, regolabili elettricamente
Interni
- Volante a tre razze rivestito in pelle
- Pomello del cambio rivestito in pelle
- Climatizzatore manuale
- Bocchette di ventilazione posteriore
- Bracciolo anteriore con vano portaoggetti
- Console superiore con vano porta occhiali
- Maniglie interne in metal look
- Poggiatesta anteriori regolabili in 4 direzioni
- Sedili posteriori ripiegabili 60:40
- Alzacristalli elettrici anteriori e posteriori – funzione auto down lato guida
Tecnologia
- Radio DAB con schermo touchscreen da 8″ con Apple CarPlay/Android Auto
- Bluetooth con riconoscimento vocale e comandi audio al volante
- Cruise Control con Speed Limiter
- ISG Stop&Go
- Retrocamera con linee guida dinamiche
- Sensori di parcheggio posteriori
- Presa USB anteriore
Sicurezza
- ABS, ESC, DBC, HAC, TSA (Trailer Stability Assist)
- Airbag frontali, laterali e a tendina
- Sistema antifurto con immobilizer
- Sistema Isofix a doppio ancoraggio su sedute posteriori
- Tire Mobility Kit
- Sistema di monitoraggio pressione pneumatici (TPMS)
Kia Sportage Business Class
La Kia Sportage Business Class – la versione che ci sentiamo di consigliare – è caratterizzata da un prezzo interessante e da una dotazione di serie povera. Costa 1.500 euro più della Urban a parità di motore e aggiunge:
Esterni
- Specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente, riscaldati e con indicatori di direzione LED integrati
Interni
- Climatizzatore automatico bi-zona
- Sedile passeggero regolabile in altezza
- Supporto lombare elettrico lato guida
Tecnologia
- Kia Navigation System DAB con schermo touchscreen da 8″, Apple CarPlay/Android Auto
- Kia UVO Connect con 7 anni di traffico dati e aggiornamento mappe
- Sensore pioggia
- Freno di stazionamento elettronico (EPB, solo con cambio DCT)
- Drive Mode Select – Selettore modalità di guida (solo con cambio DCT)
Sicurezza
- Sistema di avviso e correzione superamento della carreggiata (LKA)
- Sistema di riconoscimento dei limiti di velocità (ISLW)
- Sistema di rilevamento stanchezza conducente (DAW)
Kia Sportage Style
La Kia Sportage Style – conveniente ma povera – costa 1.500 euro più della Business Class a parità di motore e aggiunge:
Esterni
- Cerchi in lega da 19″
- Fari anteriori Full LED
- Vetri posteriori e lunotto oscurati
- Protezioni sottoscocca anteriori e posteriori in vernice silver
- Griglia anteriore in vernice high glossy
- Maniglie esterne semicromate
- Modanatura laterale cromata
Interni
- Fascia centrale in high glossy
- Maniglie interne in vernice satin chrome
- Alzacristalli anteriori elettrici con funzione auto up&down e safety
Tecnologia
- Sensori di parcheggio anteriori
Kia Sportage GT Line
La Kia Sportage GT Line – cara e povera – costa 2.250 euro più della Style a parità di motore e aggiunge:
Esterni
- Cerchi in lega da 19″ con disegno dedicato GT Line
- Fari fendinebbia anteriori a LED “Ice Cubes”
- Fari posteriori a LED
- Griglia anteriore high glossy con trama dedicata
- Modanatura laterale dark chrome
- Protezioni sottoscocca posteriori in vernice silver con doppio terminale integrato
Interni
- Sedili rivestiti in tessuto misto pelle
- Volante sportivo a D a tre razze rivestito in pelle
- Paddles al volante (solo con cambio DCT)
- Pedaliera in alluminio
- Soglia battitacco GT Line
Tecnologia
- Supervision Cluster da 4,2″
- Smart Key con Start Button
- Presa USB posteriore
- Retrovisore interno elettrocromatico (ECM)
Sicurezza
- Sistema di assistenza alla frenata d’emergenza con riconoscimento vetture e pedoni (FCA)
- Sistema di monitoraggio angolo cieco (BCW)
Kia Sportage GT Line Plus
La Kia Sportage GT Line Plus – ricca ma cara – costa 2.750 euro più della GT Line a parità di motore e aggiunge:
Esterni
- Tetto panoramico apribile elettricamente
Interni
- Sedili anteriori regolabili elettricamente
- Illuminazione interna e bagagliaio a LED
Tecnologia
- Portellone posteriore ad apertura intelligente (Smart Power Tailgate)
- Sistema audio premium JBL con tweeters ed amplificatore
- Telecamera con visuale 360° (Around View Monitor)
- Wireless Phone Charger
Sicurezza
- Cruise control adattivo con funzione Stop&Go (SCC)

Kia Sportage: modelli e prezzi di listino
Di seguito troverete tutte le caratteristiche delle versioni della quarta generazione della Kia Sportage. La gamma motori della SUV compatta coreana è composta da quattro unità:
- un 1.6 a GPL da 126 CV
- un 1.6 turbodiesel mild hybrid CRDI da 136 CV
- un 2.0 turbodiesel mild hybrid CRDI da 185 CV
- un 1.6 turbodiesel CRDI da 115 CV
Kia Sportage 1.6 ECOGPL (da 26.750 euro)
La Kia Sportage 1.6 ECOGPL (prezzi fino a 29.750 euro) – variante a GPL della crossover asiatica – ospita sotto il cofano un motore silenzioso, abbastanza parco nei consumi e con una cilindrata contenuta che consente di risparmiare sull’assicurazione RC Auto. Una Sport Utility che punta più sul comfort che sul piacere di guida poco briosa (“0-100” in 11,5 secondi), non molto brillante ai bassi regimi e povera di cavalli (126) e di coppia (145 Nm).
Kia Sportage 1.6 CRDI 136 CV Mild Hybrid (da 28.250 euro)
La Kia Sportage 1.6 CRDI 136 CV Mild Hybrid (prezzi fino a 40.000 euro) è la versione ibrida della SUV coreana che ci sentiamo di consigliare. Agile nelle curve ma povera di cavalli, regala consumi bassi in città (un po’ altini, però, quando si preme più a fondo il pedale dell’acceleratore).
Kia Sportage 2.0 CRDI Mild Hybrid (41.500 euro)
La Kia Sportage 2.0 CRDI Mild Hybrid è la versione più grintosa della Sport Utility coreana e ospita sotto il cofano un motore 2.0 turbodiesel CRDI mild hybrid da 185 CV e 400 Nm di coppia.
Kia Sportage 1.6 CRDI (da 26.750 euro)
La Kia Sportage 1.6 CRDI (prezzi fino a 29.750 euro), variante diesel della SUV coreana, monta un motore povero di cavalli (115) e un po’ rumorosetto che si riscatta con una spinta interessante ai bassi regimi. Nel misto stretto esistono rivali più coinvolgenti.

Kia Sportage: gli optional
La dotazione di serie della Kia Sportage andrebbe a nostro avviso arricchita con la vernice metallizzata (750 euro). Sulla versione Urban aggiungeremmo il Comfort Pack (500 euro: climatizzatore automatico bi-zona, sensore pioggia, sedile passeggero regolabile in altezza e specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente, riscaldati e con indicatori di direzione LED integrati) mentre sulla Style ci vorrebbe il Techno & Safety Pack (1.250 euro: sistema di assistenza alla frenata d’emergenza con riconoscimento vetture e pedoni FCA, Smart Key con Start Button e retrovisore interno elettrocromatico ECM).
Il Panorama Sunroof Pack (1.000 euro: tetto panoramico apribile elettricamente e illuminazione interna e bagagliaio a LED) starebbe bene sulla GT Line mentre sulla GT Line Plus ci vorrebbe il Lounge Pack (1.500 euro: sedili anteriori e posteriori riscaldabili, sedili anteriori ventilati, sedili in pelle nera con cuciture rosse e volante in pelle riscaldabile).
Kia Sportage usata
La quarta generazione della Kia Sportage è molto richiesta sul mercato dell’usato: per i primi esemplari del 2016 a trazione anteriore della SUV coreana dotati del motore 1.7 turbodiesel CRDI da 115 CV bastano meno di 13.000 euro.
L’articolo Kia Sportage: modelli, prezzi, dotazioni e foto proviene da Icon Wheels.















