Category Archives: Novita

Batteria auto nuova, quanto costa e quanto dura

title

Per il funzionamento corretto dell’auto ci sono differenti elementi che vanno tenuti sotto controllo, tra questi anche la batteria, uno dei principali, perché permette l’accensione del motore e anche il funzionamento di vari servizi di bordo e dell’illuminazione dell’abitacolo ad auto ferma.

Batteria auto, come funziona

La batteria dell’auto è un dispositivo che permette di accumulare energia elettrica attraverso un importante processo chimico. La carica si mantiene andando a sfruttare la potenza in eccesso del motore, una scarica di potenza molto breve, che dura alcuni secondi, permette l’accensione del motorino di avviamento. Quando si deve ricaricare la batteria dell’auto, è necessario sapere prima il modello che viene adottato per il proprio veicolo. Per farlo basta controllare la batteria stessa o il sito internet della Casa d’auto.

Per poter ricaricare la batteria dell’auto quando è scarica, è fondamentale avere i cavi che servono per collegarla ad una batteria funzionante. Come si procede? Si deve collegare il cavetto rosso, con i morsetti sui poli positivi, prima alla batteria scarica e poi a quella carica; in seguito si può collegare il cavetto nero, relativo ai poli negativi, sempre prima alla batteria scarica e dopo a quella carica. La batteria auto carica, in questo modo, può trasmettere energia a quella scarica e permette di mettere in moto l’auto.

Infatti, quando la batteria della tua auto è scarica, ovviamente non è possibile accendere il motore andando solo a girare la chiave, come di consueto. I tentativi che si possono fare sono appunto usare questo metodo appena descritto, caricando la batteria con i cavetti, oppure provare ad accendere la macchina con la partenza a spinta. Ricorda comunque che, nel caso in cui la macchina non si accenda, il problema potrebbe non essere la batteria scarica.

Quanto dura la batteria di un’auto nuova?

Quando acquisti la macchina nuova, la batteria generalmente ha una durata più lunga, perché è appena uscita dalla fabbrica. Per quanto riguarda invece la durata media di una batteria, parliamo di circa 4 o 5 anni; è necessario procedere alla sostituzione prima, nel caso si avvertano i primi segnali di malfunzionamento.

Quali sono i prezzi di una batteria auto e la garanzia?

Non possiamo dare una cifra fissa, perché non esiste un prezzo che accomuna tutte le batterie auto che ci sono in commercio. Infatti questo dipende dalla portata e dalle prestazioni. La spesa minima che si può sostenere per un buon prodotto è di circa 40 euro, si può arrivare fino a un massimo di 200 euro.

Esiste una garanzia della batteria auto: se dovesse risultare difettosa, allora è possibile farla sostituire gratuitamente entro i due anni di garanzia previsti dal D.lgs n.24 del 2004 secondo cui: “Tutti i prodotti godono di 24 mesi di garanzia legale, sia si tratti di vizi o di difetti di conformità o mancanza di qualità promesse”. (Ne abbiamo parlato anche nel caso di garanzia auto nuova).

Come si sostituisce la batteria dell’auto?

Per sostituire la batteria della macchina senza sbagliare, è fondamentale seguire alla lettera ogni passaggio:

  • spegnere il motore dell’auto e disinserire la chiave;
  • togliere le coperture e allentare il morsetto negativo nero, fare poi lo stesso con il morsetto positivo rosso;
  • svitare le due viti del supporto della batteria e rimuoverlo;
  • eliminare poi la batteria scarica e sostituirla con quella nuova;
  • collegare i morsetti, prima quello positivo, poi quello negativo
  • riposizionare le coperture e avvitare il supporto della batteria auto.

L’articolo Batteria auto nuova, quanto costa e quanto dura proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Dieci SUV medie premium a benzina

title

Le SUV medie premium a benzina sono una razza in via d’estinzione: la maggior parte delle Sport Utility a ciclo Otto si sta infatti convertendo alla filosofia ibrida (mild, full o plug-in).

In questa guida all’acquisto troverete dieci SUV medie premium a benzina: un’offerta variegata di proposte a trazione anteriore o integrale con potenze e prezzi molto diversi. L’elenco è composto soprattutto da vetture tedesche, anche se non mancano auto provenienti da altre nazioni.

title

Alfa Romeo Stelvio 2.0 Turbo 280 CV Veloce – 65.200 euro

L’Alfa Romeo Stelvio 2.0 Turbo 280 CV Veloce è la variante più grintosa (dopo la Quadrifoglio) della SUV media del Biscione.

Il motore è un 2.0 turbo benzina da 280 CV.

title

BMW X3 xDrive30i Luxury – 65.550 euro

La BMW X3 xDrive30i Luxury è la variante quattro cilindri a benzina più cattiva della terza generazione della SUV media bavarese.

Sviluppata sullo stesso pianale della X4, ospita sotto il cofano un motore 2.0 turbo benzina da 252 CV.

title

BMW X4 xDrive30i – 62.050 euro

La BMW X4 xDrive30i è la variante a quattro cilindri più potente della seconda generazione della SUV media tedesca.

Il motore 2.0 turbo da 252 CV e il pianale sono gli stessi della X3.

title

DS 7 Crossback PureTech 180 Prestige – 48.150 euro

La DS 7 Crossback PureTech 180 Prestige è l’unica proposta a trazione anteriore in questa guida all’acquisto. La SUV media premium francese è agile nelle curve e può inoltre vantare una dotazione di serie molto ricca.

Il motore 1.6 turbo benzina ha una cilindrata contenuta che consente di risparmiare sull’assicurazione RC Auto e consuma poco ma è povero di cavalli (181) e di coppia (250 Nm).

title

Jaguar F-Pace 2.0 300 CV Prestige – 64.800 euro

La Jaguar F-Pace 2.0 300 CV è una delle SUV medie premium a benzina più interessanti in circolazione: una Sport Utility britannica versatile che offre tanto spazio nella zona delle spalle dei passeggeri posteriori.

Sviluppata sullo stesso pianale della Land Rover Range Rover Velar, monta un motore 2.0 turbo da 300 CV.

title

Land Rover Range Rover Velar 2.0 Si4 300 CV R-Dynamic – 66.500 euro

La Land Rover Range Rover Velar 2.0 Si4 300 CV è un’ingombrante (4,80 metri di lunghezza non sono pochi da gestire in manovra) SUV media premium britannica che condivide il pianale e il motore 2.0 turbo benzina da 300 CV con la Jaguar F-Pace precedentemente analizzata.

L’abitacolo offre un mare di spazio alla testa di chi si accomoda dietro (ma in tre sul divano si sta stretti) e il bagagliaio è immenso (673 litri).

title

Mazda CX-5 2.5L Signature – 44.650 euro

La Mazda CX-5 2.5L Signature è la versione a benzina più potente e costosa della seconda generazione della SUV media premium giapponese. La proposta più economica tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto – nonché la più compatta (solo 4,55 metri di lunghezza) – monta un motore 2.5 aspirato a benzina da 194 CV poco pronto ai bassi regimi, rumorosetto e non molto vivace (“0-100” in 9,2 secondi).

L’abitacolo della crossover asiatica è costruito con grande cura ma poco spazioso per le gambe di chi si accomoda dietro. Non molto reattivo, infine, il cambio automatico (convertitore di coppia) a sei rapporti.

title

Mercedes GLC 43 AMG – 83.752 euro

La Mercedes GLC 43 AMG è la SUV media premium a benzina più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.

La Sport Utility della Stella monta un motore 3.0 V6 biturbo da 390 CV piuttosto assetato di carburante.

title

Mercedes GLC Coupé 43 AMG – 82.794 euro

La Mercedes GLC Coupé 43 AMG è la versione filante della GLC: una SUV media premium sportiva poco spaziosa per la testa di chi si accomoda dietro.

Il motore è lo stesso 3.0 V6 biturbo benzina da 390 CV montato dalla “cugina” più versatile.

title

Porsche Macan 2.0 – 64.894 euro

La Porsche Macan 2.0 è la versione “base” della SUV media premium tedesca a benzina.

Poco agile nel misto stretto per via del peso elevato, monta un motore 2.0 turbo da 245 CV in grado di offrire una spinta corposa ai bassi regimi.

L’articolo Dieci SUV medie premium a benzina proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Quei temerari delle strade bianche: una mostra a Cuneo

title

Sarà aperta fino al 29 settembre 2020 la mostraQuei temerari delle strade bianche. Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo-Colle della Maddalena” al Complesso Monumentale San Francesco di Cuneo. Un viaggio fotografico – e non solo – patrocinato da Eberhard & Co., MAUTO (Museo dell’Automobile di Torino) e Comune di Cuneo attraverso il mondo delle corse degli anni ‘20 e ‘30 del XX secolo.

Il percorso espositivo racconta attraverso 80 foto (selezionate da un archivio di circa 40.000 lastre e pellicole realizzate dal fotografo piemontese Adriano Scoffone) le edizioni 1925, 1926, 1927 e 1930 – quest’ultima presente nel calendario della prima edizione di sempre del campionato europeo della montagna – della corsa in salita Cuneo-Colle della Maddalena.

Piloti entrati nella leggenda come il tedesco Rudolf Caracciola e i nostri Achille Varzi, Tazio Nuvolari e Giuseppe Campari, controsterzi, fughe nei rettilinei e sbandate: questo e tanto altro in un evento imperdibile per gli appassionati di motori.

Foto e non solo. Nella mostraQuei temerari delle strade bianche” è infatti anche possibile ammirare tre auto d’epoca – l’Alfa Romeo 1500 MM S guidata nel 1930 da Emilio Gola, un’Alfa Romeo P2 identica a quella con cui vinse Nuvolari nel 1930 e una Bugatti 35 B come quella di Scagliotti-Avattaneo – e un orologio Eberhard & Co. da tasca degli anni ‘30 con funzione di sveglia identico a quello appartenuto al “Nivola”, del quale fu ritrovata solo la custodia.

“Il contributo di Eberhard & Co. a sostegno della mostra dedicata al Fondo Scoffone rispecchia la vocazione della Maison a favore di iniziative di grande spessore culturale, che riportino alla luce un patrimonio ancora celato e lo rendano fruibile a tutto il pubblico. Inoltre il nostro legame di lunga data con Nuvolari ci rende sempre coinvolti in eventi che ne celebrino la figura”, ha dichiarato Mario Peserico, amministratore delegato di Eberhard Italia.

C’è un legame molto stretto tra la Eberhard & Co. e Tazio Nuvolari: un rapporto iniziato un secolo fa rafforzatosi nel 1992 quando il marchio di orologeria svizzero è diventato Cronometro e Official Partner del Gran Premio Nuvolari e ha creato una speciale collezione dedicata al “Mantovano Volante”.

Mostra Quei temerari delle strade bianche a Cuneo: date e orari di apertura

La mostraQuei temerari delle strade bianche” presso lo Spazio Museale di San Francesco a Cuneo è aperta dal martedì alla domenica dalle 15:30 alle 18:30.

Mostra Quei temerari delle strade bianche a Cuneo: i prezzi dei biglietti

3 euro: intero
2 euro: ridotto over 65, visitatori di età compresa tra i 6 e i 18 anni, studenti universitari entro i 26 anni di età, gruppi di visitatori in numero fra 15 e 20 unità al massimo, adulti che accompagnano un minore, soci delle associazioni culturali operanti sul territorio di Cuneo, dipendenti del Comune di Cuneo
Gratis: possessori di carta abbonamento Musei Torino Piemonte, minori di anni 6, disabili e accompagnatori, giornalisti, guide turistiche, gruppi (fino a un massimo di 20 unità, compresi gli accompagnatori, di tutte le classi scolastiche di qualsiasi ordine e grado, comprese tutte le facoltà universitarie, Accademie di Belle Arti e Conservatori di musica, se in visita scolastica), amministratori in carica del Comune di Cuneo, della Provincia di Cuneo, della Regione Piemonte, direttori e conservatori di musei italiani e stranieri e personale MIBACT, forze dell’ordine)

L’articolo Quei temerari delle strade bianche: una mostra a Cuneo proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Deducibilità dei costi auto, tutto quello che bisogna sapere

title

Quando si deve comprare una nuova auto, ci sono due grandi temi che possono influenzare la scelta da parte dell’acquirente, parliamo in particolare della detrazione dell’IVA e della deducibilità dei costi delle vetture. Ci si chiede infatti spesso se è possibile detrarre l’IVA pagata come azienda o come professionista o ancora come ci si deve comportare con i costi di mantenimento dell’auto. Vediamo tutti gli approfondimenti utili.

Le regole generali per la detrazione dell’IVA per le auto nel 2020

L’art. 19-bis1 del D.P.R. 633/72 (testo unico IVA) stabilisce la detraibilità dell’IVA sugli acquisiti di veicoli stradali e sulle relative spese. È in vigore dal 2018 e ritiene che la limitazione della detrazione IVA al 40% riguardi “tutti i veicoli a motore, diversi dai trattori agricoli o forestali, normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni la cui massa massima autorizzata non supera 3.500 kg e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non è superiore a otto” che non sono usati solo nell’esercizio dell’attività di impresa o della professione.

Questo cosa significa? Che si può detrarre il 40% dell’IVA sostenuta congiuntamente all’acquisto dell’auto. Questo limite vige in quanto c’è la presunzione che l’autovettura risponda ad un utilizzo promiscuo più che esclusivo, infatti molto spesso l’auto viene impiegata sia ai fini esclusivamente aziendali, che ai fini personali. Per quanto riguarda l’IVA relativa alle prestazioni di servizi, alla manutenzione, alla riparazione, alla custodia e all’acquisto di lubrificanti e carburanti, è ammessa in detrazione nella stessa misura in cui è ammessa anche l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione della vettura stessa.

Auto e spese connesse: la detrazione dell’IVA

La detraibilità dell’IVA è:

  • detrazione 100% per veicoli stradali a motore per trasporto di persone o cose (almeno 35 quintali o otto posti oltre al conducente), trattori, veicoli oggetto di produzione o commercio da parte del contribuente o senza i quali non può svolgere l’attività;
  • detrazione 40% per veicoli stradali a motore per trasporto di persone o cose (meno di 35 quintali e con otto posti al massimo).

Esiste anche un caso di indetraibilità totale dell’IVA, per le moto di cilindrata superiore a 350 cc.

Deducibilità dei costi auto: di cosa si tratta

Le regole di deducibilità dei costi auto per imprese e professionisti, variano a seconda del tipo di veicolo e dell’uso che viene fatto per l’esercizio dell’attività.

La Legge di stabilità 2017 ha modificato i limiti di deducibilità, oggi il limite di rilevanza fiscale del noleggio a lungo termine a favore degli agenti di commercio passa da € 3.615,20 a € 5.164,57. Questo significa che gli agenti o rappresentanti di commercio possono dedurre dal proprio reddito il costo dell’acquisto di autovetture e autocaravan fino a 25.822,84 euro al massimo, soglia del 43% più alta di quella che viene riconosciuta a chi usa la stessa tipologia di bene nell’esercizio di imprese, arti e professioni.

Con questa percentuale di beneficio si alza anche il limite di deducibilità dei costi di locazione e di noleggio per autovetture e autocaravan di 1.549,37 euro. Gli agenti o rappresentanti di commercio quindi possono dedurre questi costi fino a 5.164,57 euro. Per quanto riguarda l’esclusione delle auto dal super ammortamento, sono esclusi dall’applicazione dell’agevolazione gli investimenti in:

  • veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti ex lett. b-bis;
  • veicoli strumentali all’attività d’impresa e di uso pubblico di cui alla lett. a);
  • veicoli a deducibilità limitata di cui ex art. 164, comma 1, lett. b), TUIR,

Per i mezzi a deducibilità limitata, art. 164 comma 1 lettera b), che sono quelli non esclusivamente strumentali, esiste un doppio limite di deducibilità, uno percentuale (20% in generale e 80% per agenti e rappresentanti) e un limite al valore riconosciuto fiscalmente.

L’articolo Deducibilità dei costi auto, tutto quello che bisogna sapere proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Auto elettrica, qual è il costo di una ricarica completa?

title

Dai dati che vengono forniti dai costruttori di auto elettriche, è possibile sapere che il veicolo a zero emissioni usa e quindi consuma una quantità di elettricità ridotta, sia per le elettriche pure che per le auto ibride plug-in, si parla di circa 0,1-0,2 kWh/km. Quindi, se vogliamo sapere quanto costa percorrere 100 km con questa tipologie di vetture, basta fare i calcoli.

Se ricarichiamo l’auto a casa da una fonte da 220 V, in genere il costo potrebbe essere stimato in circa 0,25 euro/kWh, significa che per ogni km si spendono 0,045 euro e quindi per un tragitto di 100 km la spesa totale potrebbe essere di circa 4,50 euro.

Consumi auto elettrica: confronto con una vettura a benzina

Se possediamo un’auto elettrica dal prezzo di listino di 25.000 euro circa con un’autonomia dichiarata di 160 km, la cui ricarica dura 8 ore e assorbe 16 ampere e vogliamo fare un paragone con una vettura con motorizzazione tradizionale e alimentata a benzina, allora prendiamo ad esempio un modello dal listino di 20.000 euro circa e un consumo medio di 20 km/litro e facciamo un paragone. Se in un anno percorriamo 20.000 km, considerando i costi di oggi della benzina e dell’elettricità, allora possiamo calcolare un risparmio di circa il 45% da parte dell’auto elettrica rispetto a quella a benzina, quindi i 5.000 euro pagati in più per comprare la vettura si ammortizzano in cinque anni circa. Se invece in un anno viaggiamo per soli 10.000 km, allora servirebbero circa 10 anni o poco più per ammortizzare il prezzo di acquisto.

Auto elettrica, quanto si risparmia

Possedere un’auto elettrica non significa risparmiare soltanto nei costi del carburante rispetto a una vettura con motorizzazione a combustione, ma si traduce anche in:

  • motore elettrico quasi quattro volte più efficiente di uno classico, l’efficienza energetica di un propulsore diesel infatti è di circa il 40%, di un motore a benzina meno del 30%, un elettrico invece arriva al 90% di efficienza;
  • l’elettrico può recuperare energia viva durante decelerazioni e frenate, portando ad un risparmio in termini economici che arriva anche al 30%;
  • il motore elettrico inoltre non consuma mai ai semafori o nei momenti di stop e ripartenza nel traffico;
  • infine l’energia elettrica non è soggetta a tasse e accise pesanti come i carburanti.

Auto elettriche, le performance dei veicoli a zero emissioni

Tante auto elettriche oggi, oltre a non produrre emissioni e far risparmiare il denaro del carburante, sono in grado di fornire accelerazioni superiori anche rispetto ai modelli a benzina, oltre a vantare velocità massime elevate. Negli ultimi anni sono state inserite le batterie al piombo-acido con quelle di nuova generazione agli ioni di litio, che hanno una potenza ed una densità di energia maggiori e sono anche di dimensioni minori, oltre che più leggere. Ecco perché le vetture elettriche di oggi vantano accelerazioni più elevate, migliori performance e una maggiore autonomia.

Inoltre, in poche ore i pacchi batterie si ricaricano completamente, le vetture a zero emissioni possono essere tranquillamente lasciate in carica tutta la notte (al pari di uno smartphone) ricaricandosi perfettamente e consumando poca energia. Tanti sono i motivi per cui le auto elettriche oggi sono un settore in grande espansione, insieme ai modelli ibridi. In futuro molto probabilmente inonderanno il mercato, ci aspettiamo di vedere un ampliamento della rete di colonnine di ricarica, oggi ormai strettamente necessario in Italia.

L’articolo Auto elettrica, qual è il costo di una ricarica completa? proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Omologazione auto modificata, come farla e che cosa serve

title

Se sei un amante delle auto speciali, devi sapere che le eventuali modifiche devono essere omologate, se non si vogliono rischiare sequestri o multe salate. Nel caso in cui quindi si ha intenzione di trasformare la propria vettura in maniera profonda, è importante sapere che per la Legge italiana si può fare, basta sapere come muoversi.

Omologazione auto modificata, come fare

La Legge e il Codice della Strada definiscono con questo termine l’omologazione per uso stradale di una vettura molto diversa dall’originale, che presenta delle parti senza il certificato di omologazione, perché trasformate in officina o autonomamente. Quindi non si tratta solo di componenti differenti come cerchi in lega o marmitte certificate da un fabbricante.

Esiste una procedura che permette di omologare anche queste parti, è necessario rivolgersi ad un Centro Tecnico accreditato dal Ministero dei Trasporti, che deve controllare l’auto e le varie trasformazioni, verificando che sia sicura e che tutte le parti possono essere ritenute conformi alla Legge. In seguito è necessario rivolgersi alla Motorizzazione Civile che provvede ai controlli e alla prova pratica della vettura modificata, prima di aggiornare il libretto. Oltre alla certificazione ad unico esemplare, c’è anche una norma che fa parte del Decreto Bersani, secondo la quale, per modificare le caratteristiche di una vettura e aggiungere delle componenti non originali, oggi non serve più l’autorizzazione del costruttore (impossibile da ricevere, tra l’altro).

I tecnici del Ministero hanno la facoltà di chiedere molte prove e carte firmate da specialisti, difficili da ottenere e soprattutto molto costose. Alla fine potrebbero anche decidere di non aggiornare il libretto di circolazione, succede purtroppo molto spesso. L’unica cosa da fare quindi è appoggiarsi alle Leggi della Comunità Europea in ambito di omologazione auto.

È possibile richiedere l’omologazione al TUV , società privata tedesca che fa omologazioni in accordo con il Ministero dei Trasporti. Se i pezzi sostituiti non sono molti, allora la procedura non dovrebbe essere complessa. Se i nuovi elementi sono omologati in Europa, funziona tutto in automatico, senza nuovi collaudi. Questo succede spesso con gli impianti di scarico, gli ammortizzatori, i cerchi in lega. Se invece le modifiche sono tante e soprattutto artigianali, allora la procedura è più complessa, servono anche delle analisi di laboratori tecnici esterni e prove in pista.

Terminati tutti gli esami e i test di valutazione, viene scritta una relazione descrittiva e l’auto viene immatricolata in maniera provvisoria presso un’agenzia specializzata in Germania, inserendo tutte le modifiche autorizzate dal TUV. Il proprietario del mezzo deve quindi pagare il costo della pratica e le tasse, oltre ad avere un’assicurazione che copre il veicolo per poche settimane.

Attraverso il “principio di reciprocità” poi si può fare valere il fatto che, se un’auto può liberamente circolare in un paese membro, allora deve poterlo fare anche in tutti gli altri, e quindi anche in Italia. Per questo è fondamentale procedere ad una nuova immatricolazione della vettura anche nel nostro Paese, per non avere poi nessun tipo di problema. Ci rendiamo conto che non è una delle procedure più semplici, ma dipende dalla passione e dal valore di tutte le modifiche apportate all’auto. Per essere in regola con il Codice della Strada in Italia si possono spendere circa 3.000 euro di tasse e assicurazioni,a cui si devono sommare anche i costi delle prove del TUV o altri laboratori. Effettivamente, in alcuni casi esagerati, si può arrivare ad una spesa totale di 10.000 euro.

L’articolo Omologazione auto modificata, come farla e che cosa serve proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Willy T. Ribbs, la vera storia di Uppity

title

Credits: Afro American Newspapers/Gado/Getty Images

Secondo il documentario Uppity – piuttosto agiografico – di Netflix Willy T. Ribbs (primo afroamericano ad aver guidato una monoposto di F1 e ad aver corso la 500 Miglia di Indianapolis) è stato un pilota fortissimo con una carriera frenata esclusivamente dalla sfortuna e dal razzismo.

In realtà Ribbs – soprannominato “presuntuoso” (“uppity” in inglese) dai rivali – è stato un driver come tanti, lontano dall’essere il Jackie Robinson (primo afroamericano a giocare nella Major League Baseball moderna) o il Muhammad Ali delle corse: scopriamo insieme la sua storia.

Willy T. Ribbs: la vera storia di Uppity

Willy T. Ribbs nasce il 3 gennaio 1955 a San Jose (USA): dopo aver frequentato una scuola di guida sportiva si trasferisce in Europa e inizia a farsi conoscere nelle categorie minori.

Il ritorno in America

Nel 1978 Ribbs torna in America, debutta in Formula Atlantic e viene invitato a correre per ragioni promozionali nella tappa di Charlotte del campionato NASCAR ma non prende parte alla gara perché viene arrestato dopo essere stato pizzicato contromano su una strada pubblica a senso unico.

Nel biennio 1981/1982 Willy T. Ribbs disputa altre corse in Formula Atlantic senza però brillare particolarmente.

Gli anni d’oro in Trans-Am

Ribbs esordisce nel campionato Trans-Am con la Chevrolet Camaro nel 1983, si aggiudica cinque gare (Portland, Mid-Ohio, Brainerd, Sears Point e Caesars Palace) e chiude la serie in seconda posizione assoluta portando a casa il premio Rookie of the Year riservato al miglior debuttante.

La stagione seguente – iniziata con la Chevrolet Corvette prima del passaggio alla Mercury Capri – termina con una terza piazza in classifica generale e con quattro successi.

Indianapolis e F1

Willy T. Ribbs – grazie al supporto del noto manager di boxe Don King – prova a qualificarsi, senza successo, alla 500 Miglia di Indianapolis del 1985.

L’anno successivo “Uppity” riesce addirittura a ottenere un test con la Brabham diventando il primo afroamericano di sempre alla guida di una monoposto di F1.

Secondo il documentario di Netflix Bernie Ecclestone (all’epoca responsabile della scuderia britannica) avrebbe voluto ingaggiare Willy T. Ribbs per il Mondiale F1 1986 ma la trattativa sarebbe saltata perché lo sponsor principale Olivetti voleva un pilota italiano (Elio De Angelis).

Una versione, a nostro avviso, un po’ dubbia visto che chiunque avrebbe preferito un driver d’esperienza come il nostro De Angelis (reduce da due campionati del mondo terminati in terza e in quinta posizione) a uno sconosciuto portato da Don King. Senza contare che durante il test i tempi di Ribbs furono sensibilmente più alti di quelli di De Angelis e Riccardo Patrese.

NASCAR e IMSA

Nella seconda metà degli anni ‘80 Willy T. Ribbs tenta l’avventura in NASCAR (nel 1986) e arriva terzo nel campionato IMSA GTO con due vittorie – Sears Point e Del Mar – ottenute al volante di una Toyota Celica.

La fine del documentario

Il documentario “Uppity” di Netflix termina con il racconto della carriera di Ribbs nei primi anni ‘90: un periodo caratterizzato dal debutto in IndyCar nel 1990 con una scuderia finanziata anche da Bill Cosby e dalla qualificazione alla 500 Miglia di Indianapolis ottenuta nel 1991 (primo driver afroamericano di sempre a conquistare questo importante traguardo).

Un racconto incompleto nel quale non viene citata la morte di un commissario di gara a Vancouver nel 1990 investito – senza colpe, sia chiaro – da Ribbs e l’esito della corsa di Indy al volante di una Lola motorizzata Buick, terminata con un ritiro dopo soli cinque giri a causa di un problema al propulsore.

Fine carriera

Willy T. Ribbs riesce a terminare la 500 Miglia di Indianapolis nel 1993 in occasione della seconda e ultima partecipazione (21°). L’anno successivo disputa l’ultima stagione in Indy Car e torna in pista solo nel 1999 in una gara della Indy Racing League.

Dopo alcune brevi esperienze a cavallo tra il Secondo e il Terzo Millennio in Trans-Am e nella NASCAR Truck Series il pilota americano crea nel 2011 il team Willy T. Ribbs Racing e disputa una gara nel campionato Indy Lights.

Willy T. Ribbs appende il casco al chiodo dopo questa corsa e si cimenta nello sport del tiro a volo praticato dal figlio Theodore.

L’articolo Willy T. Ribbs, la vera storia di Uppity proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Ruggine dell’aria, come combattere il deterioramento quotidiano dell’auto

title

Sarà capitato a molti di voi di vedere dei piccoli puntini di ruggine apparire pian piano sulla carrozzeria della propria auto, rovinandola. Pare infatti che il veicolo si arrugginisca e la cosa sembra inspiegabile, ma una motivazione c’è, nonostante la vernice originaria rimanga intatta. Il problema è la ruggine dell’aria, vediamo di che cosa si tratta e come risolverlo.

Ruggine dell’aria: che cos’è esattamente e da dove proviene

La ruggine dell’aria, chiamata anche ruggine impropria, purtroppo è un fenomeno che colpisce differenti auto ed è diffuso soprattutto nelle grandi città. L’effetto negativo è che può rovinare la carrozzeria dei veicoli anche in modo definitivo e irreversibile, quindi è bene porvi rimedio, prima di trovarsi inutilmente disperati perché la macchina che era lucente ha perso la compattezza e lo splendore che aveva appena uscita dalla concessionaria. Oltre a rovinarsi la carrozzeria, a causa della ruggine dell’aria, si può danneggiare anche l’aspetto dei vetri.

Per moltissimo tempo la ruggine impropria è rimasta praticamente sconosciuta, non si sapeva nulla circa la sua esistenza, fino al momento in cui tanti proprietari di auto hanno iniziato a notare che questo fenomeno è in grado di provocare danni all’espetto esteriore della propria vettura, più o meno nuova. La scocca esterna di automobili e anche di altre tipologie di veicoli, a causa della ruggine dell’aria, inizia man mano a presentare degli strani e piccoli puntini di ruggine cosparsi ovunque e di colore arancione. Un altro effetto negativo è che la carrozzeria inizia ad avere un aspetto opaco e quasi permeabile.

Come abbiamo già detto, a risentirne non è solo la vernice esterna ma anche gli specchi e i vetri della macchina, che iniziano a perdere la loro brillantezza e trasparenza. Ci sono differenti fattori che determinano la presenza di ruggine dell’aria sulla propria auto:

  • la vicinanza del parcheggio auto ai binari del tram o a quelli ferroviari: la ruggine è causata dalla polvere che si forma dall’attrito tra le ruote dei mezzi e le rotaie e da quella che proviene dall’impianto frenante. La polvere vola e si deposita sulle auto e, a contatto con l’aria e l’umidità, si trasforma in ruggine;
  • si lascia la vettura nel parcheggio di un’industria che produce queste polveri metalliche, come le centrali termiche e le fabbriche siderurgiche.

 Ruggine dell’aria: come si combatte questo fastidioso fenomeno

Dopo aver chiarito cosa sono quei fastidiosi puntini arancioni sulla vostra auto, come si forma la ruggine dell’aria e da dove proviene, proviamo anche a spiegare come è possibile eliminare questo fastidioso effetto antiestetico dalle vetture. In realtà, esistono degli accorgimenti particolari da tener presenti per evitare che la macchina si rovini in maniera molto veloce e soprattutto in maniera irreversibile.

La prima cosa da fare, ovviamente se possibile, è cercare di evitare di parcheggiare vicino a zone in cui passano treni o tram, in questo modo si può limitare la corrosione determinata dalla polvere che proviene da queste fonti. Un altro consiglio è quello di lasciare la propria macchina sempre coperta con un apposito telo per auto, soprattutto se si lascia per molto tempo ferma, aiuta a proteggerne la carrozzeria e l’aspetto dei vetri.

E infine, altra buona cosa, sarebbe quella di tenere sempre ben pulita la vostra auto, oltre a lavarla però iniziate ad utilizzare con costanza dei prodotti che siano in grado di proteggere la carrozzeria, come i Polish e altri a base di cere, che nutrono la vernice e evitano che la ruggine dell’aria vi penetri.

L’articolo Ruggine dell’aria, come combattere il deterioramento quotidiano dell’auto proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Cruise control, cos’è e come funziona il controllo della velocità

title

Il cruise control in auto è uno degli optional moderni di cui sono equipaggiate le nostre vetture ed è uno di quelli che rendono più sicura e agevole la vita a bordo. Si tratta infatti della tecnologia di ultima generazione in grado di regolare la velocità dell’auto su un valore predefinito, in questo modo, facilita la percorrenza sui percorsi più lunghi e lineari. Viene usato spesso infatti quando si viaggia in autostrada, dà la possibilità al conducente di riposare il piede destro, non è infatti necessario premere sull’acceleratore, se abbiamo impostato la velocità di percorrenza.

Come funziona il cruise control in auto?

Il cruise control è un dispositivo elettronico che permette all’automobilista, come abbiamo detto, di impostare la velocità di crociera da mantenere (da qui il suo nome). Ogni Casa auto ha realizzato un proprio sistema di comandi ad hoc, che di solito si trovano sul volante o su una leva al piantone dello sterzo. Premendo il tasto “SET” generalmente si accende il cruise control e così l’auto prosegue alla velocità alla quale si sta viaggiando. Con i pulsanti + o – invece si può accelerare o rallentare senza dover premere con il piede sull’acceleratore. Premendo il freno o l’acceleratore, si torna a prendere il comando dell’auto.

Che cos’è il cruise control adattivo?

Le origini del cruise control risalgono a molto tempo fa, la prima volta che venne montato su un’auto infatti fu circa sessant’anni fa, sulla Chrysler Imperial, che dal 1958 offriva a tutti i clienti interessati quello che noi oggi chiamiamo Auto Pilot, bastava richiederlo esplicitamente alla Casa. Il cruise control si è poi evoluto, soprattutto in questi ultimi anni in cui le vetture sono dotate sempre più di telecamere e sensori, e oggi viene chiamata tecnicamente Adaptive Cruise Control.

La differenza tra i classici sistemi di regolazione della velocità e l’Adaptive è che oggi quest’ultimo è in grado di adattare l’andatura anche in base alle condizioni di traffico, la nuova tecnologia è quindi decisamente più sofisticata rispetto a prima e permette alle auto di accelerare o frenare in maniera automatica e autonoma, senza che il guidatore faccia nulla. Il cruise control adattivo quindi, oltre all’impostazione della velocità di crociera desiderata prevista dal sistema classico, permette anche di inserire la misura della distanza di sicurezza che si vuole mantenere dal veicolo che precede.

La sicurezza del cruise control

Con il passare degli anni, ogni sistema di cruise control è stato man mano modificato e ammodernato, prestando molta attenzione alle migliorie da apportare. Quelli che vediamo oggi sulle moderne auto in commercio prevedono ad esempio reazione meno brusche, modificando la velocità in modo naturale e più morbido rispetto al passato. Addirittura alcuni modelli si adattano anche ai limiti di velocità previsti sui vari tratti di strada attraversata, perché l’auto è in grado di leggere e interpretare la segnaletica verticale grazie alla telecamera che si trova dietro il parabrezza.

Il rapporto tra il cruise control e la guida autonoma

Il cruise control è una nuova tecnologia di ultima generazione adatta a tutti, oggi la troviamo spesso offerta all’interno dei pacchetti di assistenza alla guida delle nuove auto, che sfruttano dei sistemi tecnologici all’avanguardia. La maggior parte dei veicoli moderni è dotata di sensori, radar, telecamere e differenti dispositivi di monitoraggio, oltre a un alto numero di centraline elettroniche a bordo, che rendono i mezzi stessi capaci di viaggiare praticamente da soli, in maniera autonoma.

L’articolo Cruise control, cos’è e come funziona il controllo della velocità proviene da Icon Wheels.

Fonte:

Citroën C4, le prime foto

title

Citroën ha mostrato le prime foto della nuova C4: maggiori dettagli sulla terza generazione della compatta francese saranno comunicati durante la presentazione ufficiale prevista il prossimo 30 giugno.

Nuova Citroën C4: il pianale

La terza serie della C4 sarà molto probabilmente la prima Citroën di sempre sviluppata sul pianale CMP, lo stesso della Peugeot 2008.

title

Citroën C4: benzina, diesel o elettrica

La nuova Citroën C4 sarà disponibile con tre alimentazioni: benzina, diesel ed elettrica. Quest’ultima si chiamerà Citroën ë-C4.

La gamma motori non è stata ancora comunicata ufficialmente ma dovrebbe comprendere le stesse unità montate dalla Peugeot 2008:

  • un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 102 CV
  • un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 131 CV
  • un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 155 CV
  • un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 102 CV
  • un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 131 CV
  • un motore elettrico da 136 CV

title

Citroën C4: compatta o SUV?

La terza generazione della Citroën C4 è – come l’antenata C4 Cactus – una compatta che strizza l’occhio al mondo delle SUV: una “segmento C” che punta a rubare clienti alla Fiat Tipo e che si distingue per l’assetto rialzato e per un look off-road.

title

Nuova Citroën C4: il comfort

La Citroën C4 offrirà tutti i vantaggi del programma Citroën Advanced Comfortsospensioni con Progressive Hydraulic Cushions e sedili Advanced Comfort – con in più, sulla ë-C4, la silenziosità del motore elettrico.

L’articolo Citroën C4, le prime foto proviene da Icon Wheels.

Fonte: